Consigli su tutti i chakra

Mumbai (India)


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S H R I   M A T A J I   N I R M A L A   D E V I

 Consigli su tutti i chakra

 Mumbai (India), 30 Dicembre 1979


Si dice che Dio è amore. Sappiamo tutti che, molte volte, tante persone hanno spiegato a modo loro che cos’è l’amore. Ma sentire questo amore, è il modo migliore per comprenderlo. Sebbene per tutto questo tempo sia stato spiegato o descritto tante volte, malgrado sia stato descritto, non potete gioire dell’amore senza sperimentarlo. Questa esperienza ci arriva perché Dio stesso ha posto dentro di noi il meccanismo per assorbire questo amore e per manifestarlo. È un meccanismo interiore molto delicato, estremamente delicato.

Questo meccanismo è situato nel nostro cuore e molto spesso, a causa della nostra ignoranza, lo danneggiamo o lo ostacoliamo, o addirittura a volte lo distruggiamo completamente. La luce dell’amore è gioia. Nient’altro può darvi gioia. Soltanto l’amore che sentite nel cuore vi dà gioia.

Questo meccanismo agisce in sette strati dentro di noi. Alla periferia di questi sette strati, nascono le onde di gioia; esse approdano alle rive del nostro cervello e creano la gioia spumeggiante. Ma se il cervello è una roccia molto razionale, questo spumeggiare si dissolve senza produrre alcun effetto sulla roccia. Quindi, una persona amorevole è mille volte migliore di una persona razionale.

Ma la maggioranza della gente percepisce questo amore soltanto alla periferia dello strato più esterno, che è la luce del Muladhara. Come sapete, il Muladhara riveste una importante funzione escretoria e sapete quanto ci si senta sollevati quando le funzioni escretorie sono regolari. È una cosa basilare, ma questo sollievo vi procura una specie di gioia e felicità. È di livello molto grossolano, molto basso, diciamo, ma è molto importante per noi avere questa gioia. Tuttavia, essere innocenti significa far sì che questa gioia (grossolana, ndt) non predomini su tutti gli altri tipi di gioia, quelli cioè più profondamente sottili.

So che non ci si può (sforzare) di essere innocenti; dovete esserlo proprio. E con Sahaja Yoga potete riuscirci, purificando il vostro Muladhara. È dunque fondamentale che i nostri Muladhara siano puri, che la nostra innocenza sia stabilizzata, affinché la gioia di tipo grossolano non ricopra l’intero spettro della nostra vita, rendendoci schiavi di queste gioie grossolane che ci procurano sollievo.

In Sahaja Yoga, però, purificare il Muladhara non significa in alcun modo sviluppare qualche ossessione o blocco, bensì come bambini innocenti dare uno sfogo naturale a queste onde, senza che tornino indietro verso tutti gli altri strati di gioia.

Avrete visto che, quando le onde dell’oceano toccano le sponde, poi tornano indietro. Se le sponde sono costituite da rocce molto dure, questo movimento può essere molto profondo e le onde possono andare molto in profondità. Se il cervello è molto orientato all’ego, se è ricoperto dall’ego, queste gioie (grossolane, ndt) hanno, nella vita, un’importanza molto maggiore del normale. L’innocenza è il solo modo in cui poter neutralizzare queste onde (impedendo loro) di tornare indietro agli altri sei importantissimi strati.

Proseguendo, sapete che nel secondo strato risiede la gioia della creatività. Nella gioia della creatività… quando la gioia della creatività nasce in noi, poi torna nuovamente alla periferia. Per alcune persone è molto importante, esasperante creare qualcosa. Ci diventano matti e ritengono importantissimo creare un pensiero, un libro, qualche espressione artistica od altro. Per alcuni è importantissimo. Così creano; e quando questa creatività tocca una mente razionale, le procura lo stesso tipo di reazione più profonda per cui quella persona inizia a pensare di essere la migliore di tutti e che tutto ciò che fa al resto del mondo sia giusto, poiché lui è un grande creatore di pensieri o di idee. Un individuo così può diventare molto, molto dogmatico, dominante e potrebbe essere… (persino incutere terrore?). Perché secondo lui tutto ciò che fa ottiene risultati, riscuote successo. Razionalizza il tutto, e questo gli torna indietro molto più profondamente, ricoprendo tutti i suoi altri chakra.

Per neutralizzare questo secondo strato, c’è la consapevolezza senza pensieri, Nirvichara. Quando la vostra consapevolezza è illuminata – samadhi – e siete nello stato di Nirvichara, a quel punto qualsiasi cosa creiate, la osservate semplicemente. In consapevolezza senza pensieri gioite veramente di tutto ciò che vedete o create.  Siete in consapevolezza senza pensieri. In tal modo ci si tiene alla periferia. È importante continuare a farla pervenire (la gioia, ndt) al cervello, poiché il cervello è quello che la registra. E se il cervello è così duro da non riuscire a registrare, se non è sensibile, la maggior parte (della gioia, ndt) si perde nella reazione e tutta la gioia svanisce.

Se, ad esempio, eseguite un dipinto, se lo realizzate e lo guardate senza pensare, tutta la gioia del vostro cuore che avete riversato su quella tela vi riempirà completamente, e sentirete traboccare il flusso di gioia. Se l’esecuzione è avvenuta in consapevolezza senza pensieri, è la più semplice. A parte questo, è anche la più bella, la più perfetta, perché un simile dipinto, opera d’arte, creazione, pensiero, libro, idea, emetterà vibrazioni. Il coefficiente per emettere vibrazioni sarà completo, se l’esecuzione avviene in consapevolezza senza pensieri. Per questo motivo, è molto facile scoprire quando è un’anima realizzata a creare o produrre qualcosa; basta sentire se emette vibrazioni o no. È facilissimo.

Si arriva così al terzo importantissimo centro della conoscenza: il Nabhi, o potete chiamarlo chakra dell’ombelico. La gioia che deriva dall’aver mangiato è indescrivibile. In marathi si dice (frase in marathi). Se avete fame, non vi dedicherete neppure a Sahaja Yoga. Non vi dedicherete a Dio; anche se avete Dio davanti a voi, direte: “Prima riempimi lo stomaco, Dio, poi parlerò con te”.

E quando mangiate, la gioia che ne ricavate torna anch’essa verso la periferia. Se si imbatte in una roccia razionale, come ho detto prima, di nuovo l’effetto è più profondo. Se cominciate a rifletterci, pensate: “Io ho mangiato il mio cibo, ma gli altri devono aver mangiato questo e quello”, e così via. Allora pensate: “Devo mangiare ancora di questo e di quello. Devo mangiare ancora qualcosa per riempire, per saziare il mio stomaco”.

Ora, se avete uno stomaco limitato, non potete mangiare montagne di cibo. Taluni possono riuscirci, non so, mentre qualcun altro comincerà a discuterne. Alcuni magari mangiano moltissimo, non lo nego, ma di solito la gente ha uno stomaco molto limitato. Allora, quando il vostro stomaco è limitato, incominciate a pensare: “Oh, il mio stomaco è limitato, ma la gioia del Nabhi chakra non è ancora completa. Fammi pensare a qualcos’altro”. Così magari finite col bere alcool, perché si pensa che l’alcool non occupi spazio nello stomaco. Pensate che nello stomaco occupi uno spazio diverso. Ho visto chi beve birra: mi ha sorpreso vedere che non riuscite a bere tanta acqua quanto bevete birra. Davvero sorprendente. Possono scolarsi pinte su pinte di birra senza mai sentirsi soddisfatti. E a quel punto comincia il movimento verso il (lato) sinistro della gioia.

È l’inizio (dello spostamento sul) lato sinistro. A quel punto, pensate che ubriacandovi entrerete in uno stato d’animo molto romantico o qualche stupidaggine del genere. Poi iniziate a passare tutto il vostro tempo, a sprecare la vostra vita, rifugiandovi nella pigrizia, nell’inerzia, magari nelle droghe. Tutto questo, direi, può raggiungere il cuore di una persona, oppure il fegato. Il fegato diventa sempre più duro; più bevete, peggio diventate.

Così, l’uomo continua a sprecare il suo tempo cercando di ricavare gioia da qualcosa di pericolosissimo per il vostro essere. A chiunque dica che bere fa molto male, la gente subito risponde: “Oh, è proprio un vittoriano[1] o non so (…)”. Allora, come liberarsi delle complicazioni del Nabhi? Perché queste gioie sono assolutamente temporanee, ve ne accorgerete in tutto. Anche la gioia del Nabhi è molto effimera. Voglio dire che non ne gioite neppure molto. Se poteste (trarne una gioia definitiva, ndt), non continuereste a ricaderci. Quindi, il punto di neutralizzazione è la soddisfazione. Dovremmo sentirci soddisfatti. Se avete mangiato due bocconi, bene, siete soddisfatti. Anche con due bocconi sarete molto più felici che se mangiate un bakasur, una montagna di riso. Essere soddisfatti è il solo modo in cui potete neutralizzare il vostro Nabhi. A tutte queste esigenze – esigenze materiali – non c’è fine. Continuate a procurarvi una quantità di cose, e seguiterete a chiederne altre. Ma non avrete goduto di nulla. Avete comprato un pezzo di stoffa, vi ci siete fatti una camicia, ma poi ne volete un’altra perché qualcuno che lavora nel vostro ufficio ha una camicia di un certo tipo. Così correte in capo al mondo alla ricerca di quella camicia. Mentre chi indossa quella camicia corre dappertutto per cercarne una come quella che avete fatto voi. Questa follia aumenta sempre più e il Nabhi chakra rimane in uno stato di forte agitazione.

Quindi, per neutralizzare tutto ciò, uno dei punti più importanti è la soddisfazione del Nabhi. In ogni momento dovremmo cercare di sentirci soddisfatti: “Se non ho quella cosa, bene, sono contento lo stesso”. A quel punto avrete la gioia. “Ho questa cosa, bene, sono soddisfatto”. Avrete la gioia e anche gli altri si sentiranno felici. Pensate ad un uomo amante della compagnia che viva (da solo) in una casa: costui proprio non vi piacerà, sembra molto strano. Così, la soddisfazione è il solo modo in cui poter gioire. Io ad esempio parlo in inglese: assaporate la soddisfazione? Se non fossi stata originaria del Maharashtra, sarei anche potuta nascere giapponese o cinese. Se avessi parlato in cinese – tremila parole ‘ting, tu, tang’ – che cosa avreste capito di ciò che dico? Così a questo punto ritorniamo alla stessa domanda: siamo soddisfatti di qualsiasi cosa che abbiamo?

Coloro i quali cercano l’amrut, l’ambrosia, non fanno caso alle parole. Vogliono semplicemente cogliere l’essenza di ciò che Mataji dice, l’essenza. È così che vi sentirete soddisfatti.

Ora avete visto (scherza Shri Mataji) che io sono stata contenta persino di questa roba cinese! Per esempio, se ora voglio essere scontenta, posso dire: “Perché mi metti davanti questi due colori e questo fazzoletto sporco?”. Oppure posso dire qualcos’altro. Se cominciate con l’insoddisfazione, non c’è fine alla follia. Ma se partite dalla soddisfazione, quello è il punto. Non dovete continuare (a lamentarvi di) questo e quello; andate solo in profondità. In marathi si può anche dire (frase marathi); una persona così è un grosso grattacapo, ve lo assicuro. Appena la vedete, pensate: “Oh Dio, che cosa ho fatto oggi per meritarmi questo?”. Si dovrebbe vivere in questo mondo come i fiori: non si può vedere come sbocciano, in che momento sbocciano, quando sbocciano. Si può soltanto percepirne la fragranza, l’amore.

La soddisfazione non potete conseguirla senza la realizzazione. Prima di questo, se dico che dovreste essere soddisfatti, è soltanto un lavaggio del cervello, non ci riuscite. Ma dopo la realizzazione (ci riuscite), perché avete trovato ciò che vi dà la soddisfazione: lo Spirito. Per questo motivo le vostre priorità cambiano. Traete soddisfazione da ogni più piccola cosa.

Potete lavorare moltissimo per ottenere qualcosa, ed essere assolutamente frustrati e infelici e stare sempre a rimproverare voi stessi. Ma la stessa persona può essere la più felice del mondo.

Alcuni lavorano pochissimo. Voi dite loro: “Vai a prendere un fiore”, allora cominciano: “Oh, Mataji, al giorno d’oggi è molto difficile procurarsi un fiore, sa? Oggi costa molto. Lei non lo sa, prima bastava un pie, adesso ci vogliono almeno due anna[2]; è molto difficile”. “Prendi due anna e vai a comprarlo!”. “Ma come farò? In questi giorni l’autobus è un grosso problema”. Il fiore non arriverà mai, i vostri due anna andranno persi. Perderete il biglietto dell’autobus.

Così, una persona soddisfatta è la persona più efficiente. Il nostro Paese (India, ndt) soffre di (problemi al) Nabhi chakra. È questa la causa della nostra inefficienza. Abbiamo scuse per qualsiasi cosa. Per esempio: “Questo non funziona poiché non funzionava quello”. La nostra inefficienza deriva da un problema al chakra del Nabhi. Se siete persone soddisfatte, anche il vostro lavoro dà molta soddisfazione. Se una donna ha un buon Nabhi, quando è lei a cucinare, con pochissimo cibo vi sentite molto sazi. Qualsiasi cosa faccia, sarà eccellente. Così, per tutti i problemi di Nabhi, un mantra da ricordare è quello della ‘soddisfazione’.

Veniamo ora al Void, sebbene nei sette strati venga un po’ confuso con il Nabhi. Dobbiamo occuparci anche del Void. (Se siete) nel Dharma, nel sostegno, vi sentite felici. Quando cerchiamo di essere gentili con qualcuno ci sentiamo felici.

Ma alcune persone ritenute dharmiche possono essere orribili. Sono così noiose che vorreste scappare lontani da loro per tutta la vita. Sono ritenute persone molto religiose: si alzano alle quattro del mattino, tormentando tutti. Poi fanno l’aarti strofinando il legno di sandalo. Infine fanno il bagno recitando un lungo stotra[3]. Tutti devono svegliarsi, anche se magari la madre ha dormito pochissimo per accudire i bambini o per qualcos’altro. Loro devono disturbare tutti, dicendo che sono dharmici. E sono persone molto irascibili, colleriche. Questo dharma può essere neutralizzato in modo semplicissimo. Il dharma è la vostra concentrazione interiore.

Se ad esempio volete fare un dono a qualcuno, è qualcosa che rimane soltanto fra voi e Dio. Non c’è assolutamente nessuna espressione esteriore. Se siete onesti… Dio mi salvi da tante persone oneste, vi assicuro. Alcune di queste persone cosiddette oneste possono essere così brusche da non potervi avvicinare. Pensano che se sono oneste, hanno il diritto di tagliare la gola a tutti (Shri Mataji parla in marathi). In marathi abbiamo dei bellissimi nomi per queste persone, che sono karmatha[4] e completamente dandeshahi. Noi li chiamiamo dandadhari[5]. Se uno di questi pandit (sapienti, ndt) cammina su questo lato della strada, spostatevi sull’altro, diversamente potrebbe picchiarvi forte. Voi gli chiedete: “Che c’è? Perché mi hai picchiato?” “Perché non devi farti la scriminatura da questa parte della testa. Mataji ha detto che la riga dovrebbe essere al centro”.

Ma io l’ho detto a lui, non a qualcun altro! Dovrebbe essere incentrato su di voi: il dharma è per noi. “Mataji ha detto…”: a volte sono sorpresa di ciò che dico! Moltissime persone hanno questa cattiva abitudine di andare in giro a dire: “Mataji ha detto che si dovrebbe fare questo. Mataji ha detto che si dovrebbe fare quello”. Io non so se l’ho detto o no, ma voi perché lo dite? Dovreste dire: “Io dico”. Perché non dite: “Questo lo dico io, (che sono) un sahaja yogi”? Ma è tutto per voi, nel dharma è importante la vostra purificazione, non quella di qualcun altro.

Esiste una relazione diretta tra voi e il vostro Guru. Supponiamo che veniate a dirmi: “Mataji, questo resti tra Lei e me, quello resti tra Lei e me”. Anche se non sono assolutamente obbligata, e se necessario potrei parlarne apertamente, nel 99% dei casi lo terrò segreto. È il riserbo del vostro dharma. La sua bellezza è questa. Notate la sottigliezza (Shri Mataji parla in marathi). Essere dharmici è molto dolce, sapete? D’improvviso vi accorgete della comparsa di questo splendore simile a quello di un diamante con tutte le sfaccettature. Improvvisamente trovate qualcuno (così) e (dite): “Che persona meravigliosa!”. Ma voi non badate a voi stessi, bensì al dharma di tutti.

Allora accadrà la stessa cosa, ossia la gioia del dharma sarà percepita soltanto se lo limitate a voi stessi. (Il dharma) non può essere condiviso. Le virtù non possono essere condivise. Posso forse condividere con voi le mie virtù? Non posso. Voi potete appoggiarle, se qualcuno è virtuoso potete sostenerlo. Ma la gioia di questo dharma – questo rasa[6] che inonda il vostro cuore – nessun altro può assaporarla. Siete voi a gioire della vostra castità.

Ovviamente è scritto: “Non farai questo, non farai quello”. Sono arrivati tutti questi  comandamenti, ma possono provenire soltanto da Dio, non da voi. Quando vi mettete a imporli agli altri, siete finiti. Avrete perso la gioia del vostro dharma. Qui abbiamo il signor Kulkarni. Il suo dharma è così. Ce ne sono molti, come il signor Patil. Moltissimi. Insomma, non voglio fare altri nomi altrimenti nascerà la gelosia. Ma ci sono moltissime persone che possiedono un dharma interiore, che si mostra proprio all’improvviso. E voi cercate di metterli alla prova, ma loro vi diranno: “Ma, Mataji (Shri Mataji parla in marathi), e se sbagliamo?”

Se siete completamente nel dharma, non lo insegnerete mai agli altri. Predicare la religione è contrario alla religione. Voi non potete predicare; come potete predicare la religione? Non riesco a capire, fino ad oggi non sono ancora riuscita a capirlo. Come possiamo predicare la religione? Possiamo evolvere soltanto per conto nostro, assorbire per conto nostro. Fatta eccezione per le Incarnazioni. Loro possono spiegare cos’è la religione, ma non possono inculcarvela. E quando cominciate a gioire della religione interiore, iniziate ad averla sempre più dentro di voi. A quel punto iniziate a rispettare voi stessi. Nasce così il rispetto di voi stessi.

Oggi, dunque, impariamo che la religione è il rispetto. Per neutralizzare l’uso della religione per scopi sbagliati, c’è il rispetto. Rispettate chiunque; rispettate la sua religione; rispettate i principi dell’altra religione. Sto parlando di religione (Shri Mataji parla in marathi): altrimenti vi metterete a correre dietro ai bhut. Ancora una volta occorre discriminazione. Vi sto dicendo di rispettare la religione che è in voi e la religione negli altri. Magari in segreto una persona è molto religiosa, ma non lo ostenta esteriormente.

Se devo parlare di tutti i centri sarà troppo (Shri Mataji parla in marathi): Devo dire tutto? Ne gioite? Va bene, parlerò per altri dieci minuti. Tutto quello che dite voi. Io non ho desideri.

Veniamo così alla religione, che è parte del Nabhi. La soddisfazione della religione è possibile unicamente quando imparate a rispettare gli altri, la loro religione, il loro stile. Perché in Sahaja Yoga è molto comune – in marathi c’è una parola per questo (khul), in inglese non lo so…“Cosa”, penso che la parola sia “cosa” –: “Lui ha un blocco qui, lei ha un blocco là, quella sua cosa è bloccata, quell’altra è bloccata”. È una crepa che è nella testa. Per i sahaja yogi è molto comune. Ma quali sono i vostri blocchi? Tutti prendono blocchi da voi e voi state lì a dire: “Quella persona ha un blocco qui, quell’altra ha un blocco là; questa ha questo blocco, quell’altra ha quel blocco”. È così che Sahaja Yoga migliorerà o crollerà. Senza dirlo alla persona in questione, senza parlargliene, potete correggere i chakra suoi ed anche i vostri. Perché prendete dei blocchi? Perché avete delle debolezze. Io non assorbo mai blocchi da nessuna parte. Quindi, denunciare qualcuno o umiliarlo non è corretto. Questo dimostra che avete poca forza. Perciò dovreste dire: “Madre, io ho poca forza e, poiché quella persona ha molte vibrazioni di questo tipo, io mi sento un po’ male”. Se tutto il mondo fosse a posto e voi quindi vi sentiste bene, a che cosa servirebbe avere questa luce? Pensateci, noi diciamo: “D’accordo, io sono la luce e devo dare luce, sono un’anima realizzata; ma io starò con tutte le altre luci soltanto quando saranno a posto”. Ma cos’è questa mezza luce, a che serve avere una luce del genere? Dovremmo avere luci tali da poter entrare nelle tenebre e dissolverle.

Questa luce è la luce del dharma in noi. Non dipende da quante volte meditate, da quante volte vi sedete nell’acqua, mettete i piedi nell’acqua o usate la mia fotografia o da ciò che fate, e da tutti questi rituali. Non è questo. Dipende da quanto dharma è in voi.

La madre di Sharayu è un altro grandissimo esempio di dharma. Ce ne sono moltissimi, ma io sto citando tutte le persone più anziane perché di loro non vi sentite troppo gelosi. Cercate quindi di assorbire il dharma dentro di voi. E poi, alla fine, vi accorgerete di diventare persone dal cuore molto generoso, generosissime, perché tollerate chiunque. Generose anche in materia di denaro. È qualcosa di molto grossolano; essere kanjus[7] coi soldi è assolutamente grossolano.

Ma oltre questo, vi è la tolleranza degli altri. Ci sono alcune persone che hanno belle case, ma non vogliono che nessuno vi entri. A Londra è molto comune. Ho visto che in Inghilterra è molto comune. Hanno una bella e grande casa, e stanno continuamente a pulire, spazzare, passare lo strofinaccio, mettere in ordine, lucidare. Neppure un ratto entrerebbe in quella casa. E ci chiedevano: “Ma voi avete una casa aperta o cosa?”. Ed io rispondevo: “Sì. Volete dire che voi ne avete una blindata?”. Io non sapevo cosa fosse una casa blindata. (Rispondevano:) “Le nostre comodità sono solo nostre. Il sabato e la domenica devono essere solo nostri e non possiamo condividerli con nessuno”. Un temperamento di questo genere.

Ma poi voi diventate tolleranti, diventate generosi; vi mettete a dare agli altri, a dare vibrazioni. Sapete che ho detto a molte persone con un blocco al Nabhi o al Void: “Oggi fate un po’ di daan (beneficenza)”. Allora loro andranno a farla a Indira Gandhi perché vogliono un seggio alle elezioni. Questa è la particolarità della gente razionale. La generosità invece fluisce, scorre ed emana da sola. E voi cominciate proprio a mostrarla.

Ora, il chakra più importante è quello di Jagadamba, ossia il cuore, ed è quello che vi dà la gioia. È il punto della relazione con i propri figli: “Udara charitanaam vasudhaiva kutambakam: per chi è generoso, tutto il mondo è suo figlio”. L’amore fluisce verso chiunque. La preoccupazione di uno è la preoccupazione dell’altro. Proviene dal cuore centro, questo sentimento di cercare di essere materni verso ogni persona. Ma le persone che sono contro la gioia dicono: “Questo è mio figlio; questa è mia figlia. Ora il figlio porterà una dote, quindi preparategli del buon cibo, e alla figlia date un po’ di dahi bhaat (riso allo yogurt)”.

Poi va ancora oltre: “Questo è mio figlio e lei è mia figlia. Devo procurarmi tutto il denaro possibile, vivere da taccagno, per spenderlo nel matrimonio dei miei figli”. Allora che cosa vi accade? Venite abbandonati. I figli se ne vanno, non vi degnano più nemmeno di uno sguardo. E poi: “Questo è mio padre, questa è mia madre, questa è mia figlia, questo è mio figlio e, dopo tutto, devo prendermi cura di loro. Così posso guadagnare denaro al mercato nero, in fin dei conti che male c’è? Sapete, io devo badare a loro”. Questa è la razionalità che va contro il cuore. Quelli che vogliamo, per così dire, proteggere, li poniamo in una condizione di peccato.

E ancora: “Questo è mio figlio; questa è mia figlia. Devono diventare primo ministro, o fare un sacco di soldi. Allora che cosa posso fare? È mio figlio, si occuperà di me. È mio figlio, sa tutto ciò che ho fatto per lui. Dopo tutto, anche se tutta la nazione va in malora che importa? Io sono una madre, sono un padre, devo prendermi cura dei miei figli; è questa la mia assoluta priorità”. Così la gioia è completamente uccisa. Perché vedete i vostri figli comportarsi male, li vedete andare in rovina. Li vedete allontanarsi da Dio e finire all’inferno. Molti genitori hanno la responsabilità di avere spedito i propri figli all’inferno, (mentre) si suppone che debbano prendersi cura dei figli.

C’è poi l’altro estremo. Ovviamente sapete che quando si hanno questi esempi, arriva una reazione, come in Occidente dove proprio si disinteressano dei figli, li gettano nella polvere. Queste misure protettive che adottiamo o questi sentimenti genitoriali che abbiamo, dovrebbero essere privi di attaccamento e senza paura, senza alcuna paura.

L’assicurazione: i figli devono avere il denaro dell’assicurazione perché se domani moriamo, che ne sarà di loro? E gli uccelli allora? Loro non si assicurano mai. Così vi assicurate, assicurate tutti. Vi preoccupate continuamente per i vostri figli. (Shri Mataji parla in marathi: tenete questo da parte come dote per vostra figlia). Facciamo sforzi di ogni genere per dare protezione, perché abbiamo paura. Abbiamo paura del futuro, e la paura del futuro potrebbe essere eliminata quando offriremo la nostra tutela al momento del bisogno. Quando non ne hanno bisogno, non daremo loro nessuna protezione. Soltanto allora la nostra gioia della protezione sarà completa. La protezione è data dalla Dea ai propri bhakta (devoti), non agli a-bhakta (non devoti, ndt), non ai rakshasa.

Ma voi non usate la discriminazione nel dare protezione. Se vi è nato un figlio che magari è un rakshasa, non ha importanza dargli protezione. Sono gli altri a dover essere protetti da lui. Ma voi lo difendete. Gli altri hanno paura di vostro figlio ma voi continuerete a tutelarlo, dandogli ogni appoggio ed incoraggiandolo ad uccidere gli altri, togliendo la protezione a loro e causando loro paura.

Qual è dunque l’essenza? L’essenza fondamentale del chakra del cuore è la sicurezza. È sentire voi stessi la vostra sicurezza. Percepire la vostra sicurezza interiormente. Soltanto le anime realizzate possono sentire questa sicurezza, poiché sanno di avere il proprio Atma, il proprio Spirito.

Noi distruggiamo la nostra sicurezza per piccole cose insignificanti. Se, supponiamo, indossate una camicia blu e dei pantaloni neri, è finita, non potete camminare per strada perché si metteranno tutti a criticarvi. Indosserete pantaloni rossi per accordarli con la camicia blu e avrete dei guai. Non potete indossare qualcosa di diverso, perché altrimenti tutti diranno: “Oddio, hai addosso questo e quello!”.

La totale sicurezza interiore consiste nel fatto che voi siete il Sé e queste altre cose non sono importanti. Se siete persone sicure, anche i vostri figli scopriranno che la sicurezza consiste nel trovare la propria sicurezza. Loro stessi diranno: “Non cercare di aiutarci a viziarci. Non darci cose che ci facciano sentire ancora più insicuri”. E questi figli saranno davvero coraggiosi com’era Shivaji[8].

Sua madre gli dava tutta la protezione, certo, ma fece di lui uno Shivaji. Qualsiasi madre si affanni continuamente dietro al proprio figlio o figlia, e pianga e si disperi, deve rendersi conto che deve fare di lui o lei uno Shivaji. Perché lei è una sahaja yogini, e loro devono impugnare le spade della loro Madre. Che cosa faremo con questi bambini piagnucolosi?

Sentite la vostra propria sicurezza, e allora la gioia di questa sicurezza vi porterà in profondità. Perché siete insicuri nella vita? Per il denaro?

La persona che adesso ha ricevuto le benedizioni del Divino, che altro vuole? Perché il vostro Dio è onnipotente. Nessuno ha un potere maggiore di quello di vostro Padre. Nessuno può toccarvi, in nessun caso. Ma la vostra fede è carente; per questo iniziate dalla fede in voi stessi. Fate sì che la fede risieda nel vostro chakra del cuore, e questa fede vi darà la gioia della sicurezza. La fede è la risposta a tutte le insicurezze del mondo. (Shri Mataji parla in marathi: Voi avete fatto stare dinanzi a voi il Parameshwara. Che altro volete?).

Veniamo ora al chakra del Vishuddhi. Il chakra del Vishuddhi può essere suddiviso in due parti: questa qui e l’Hamsa. Sono due chakra. E il Vishuddhi chakra, come sapete, è il chakra del Virata, nel quale dobbiamo cercare noi stessi negli altri. Dobbiamo cercare il nostro Atma nell’altra persona. Dobbiamo percepire il suo Atma. Dobbiamo sentire l’Atma di chiunque.

Dobbiamo sentire tutti; dobbiamo sentirli. E come farlo? Krishna ci ha insegnato madhurya, ossia ciò che è dolce, la dolcezza. Madhurya è l’essenza della dolcezza. Sentite gli altri con questa Sua dolcezza, con la quale sentirete (la fragranza di) un fiore, sentirete la fragranza di un altro fiore. Ha un profumo diverso dal vostro. Percepite quella persona con la stessa dolcezza con la quale sentite il fiore. Nel modo di raccoglierlo, di aspirarne il profumo, di fare attenzione a non romperne neppure una piccola parte per ricavarne tutta la fragranza. La fragranza potete percepirla soltanto se avete questa dolcezza, questa madhurya. E questa vostra dolcezza dà una tale gioia! Con quanta dolcezza parlate? Con quanta dolcezza vi esprimete? Ma in marathi è molto difficile (Shri Mataji parla in marathi). Nel Gujarati sono dolci nel parlare (Shri Mataji parla in marathi –  ma il loro Nabhi è rovinato).

Pensando alla lingua tagliente, alla natura tagliente della lingua, al sarcasmo, alla cosiddetta prontezza di espressione, a volte è meglio stare con un buddhu (folle, stupido), piuttosto che con certi intelligentoni che vi attaccano continuamente, dalla mattina alla sera. Allora dite cose dure e poi sviluppate il senso di colpa. Sviluppate il senso di colpa, e dovete dire altre cose dure. Va avanti così. Questo comportamento deriva dal fatto che, quando parliamo, non abbiamo la sensibilità per percepire l’altro. Mettetevi nella sua stessa situazione: come vi sentireste? Quindi, a livello del Vishuddhi, madhurya è una cosa molto semplice. Sviluppatela. Dovete sviluppare un metodo. Devono svilupparlo specialmente quelli del Maharashtra (Shri Mataji parla in marathi).

La dolcezza della vostra lingua, la delicatezza nel modo di parlare, la dolcezza nell’incontrare gli altri. Sapete, la dolcezza stessa vi procura grande gioia nell’incontrare una persona molto dolce e gentile. (Shri Mataji parla in marathi). Invece, chiunque venga a casa vostra deve indossare un’armatura (Shri Mataji parla in marathi). Quindi, per un sahaja yogi è importante che il linguaggio sia molto dolce.

Vi giudicheranno in base a questo, posso proprio assicurarvelo. Nessuno accetterà gente con la lingua tagliente. Diranno: “Ehi, (quello è un) sahaja yogi!” (Shri Mataji parla in marathi).

L’antitesi di questo si esprime meglio in marathi (Shri Mataji parla in marathi), significa che anche se vi tagliano la gola con un capello, non vi accorgete neppure che vi hanno tagliato la gola perché vi parlano con molta gentilezza. Questi sono due estremi molto pericolosi.

In Sahaja Yoga, e per i sahaja yogi, il centro (fra i due estremi, ndt) è molto facile: quando parlate a qualcuno, fatelo col cuore. Parlate con le benedizioni del vostro cuore (Shri Mataji parla in marathi). A volte si deve dire qualcosa di duro, è importante. Specialmente per me è un compito molto difficile, ma ogni tanto devo usare un linguaggio molto duro perché a volte non vi entra niente in testa. Ma è meglio che voi lo evitiate. Lasciatelo a me, perché io sono molto abile in questo. Infatti, se da un lato dico qualcosa, dall’altro lato so subito come indorarvi la pillola. Voi quindi non cercate di fare questi trucchi.

Vedete, questo è il mio stile, ed è una cosa molto difficile. Io non dico niente che non sia hitakari (per il vostro bene, ndt). Se anche ogni tanto sono dura con voi, se a volte vi sgrido, se talvolta devo essere severa, voi sapete che vi amo moltissimo, che sono stabilizzata dentro di voi. Per prima cosa stabilizzate il vostro amore in un’altra persona, e poi parlate. È così che potete superare questo problema di Vishuddhi. E come fate ad impararlo? Semplicemente testimoniando. Prendete ad esempio due cari amici che parlano fra loro: osservate da testimoni come gioiscono. (Shri Mataji parla in marathi) Osservate da spettatori la rappresentazione. Imparerete all’istante. Semplicemente così. La dolcezza scorrerà in voi. Diverrete molto delicati nel comportamento, nell’espressione del volto, nella vostra fede (Shri Mataji parla in marathi). La gente dovrebbe dire: “Voi siete anime realizzate, posso vederlo”. Dovrebbe essere così evidente! Perciò dimenticate le pratiche e le abitudini passate. Cercate di essere amichevoli.

La bellezza di Shri Krishna consisteva nell’avere amici, gopa. E cos’erano mai i gopa a paragone di Shri Krishna? Ma lui diventò loro amico: è l’amicizia, l’amicizia. Quale tipo di amicizia devo avere? Jivashchha, khanthashchha. Vedete, la lingua marathi dispone di splendide parole che non è possibile rendere in inglese. Ma nell’amicizia troverete questa gioia. Se però non siete testimoni, che cosa vedrete? (Shri Mataji parla in marathi). L’amicizia funziona in modo reciproco: non vi create mai problemi l’un l’altro, ma ogniqualvolta ci sia una difficoltà potete fiutarla. Potete avvertirla.

In Sahaja Yoga sono accaduti questi miracoli. Una signora mi raccontò che una volta si trovava in grande difficoltà e non sapeva cosa fare. Pensò semplicemente ad un sahaja yogi, dicendo fra sé: “Se ora tu potessi venire, il mio problema si risolverebbe”. Allora sentì bussare e, quando aprì la porta, lui era lì. Ne fu sorpresa. E lui risolvette il suo problema. Lei gli chiese: “Come mai sei qui?”. E lui: “Non so perché ma, sai, l’autobus si è fermato qui e mi è venuta voglia di scendere per venire a trovarti”.

Questo samuhik chetana, questa universalità, potete percepirla a livello del Vishuddhi Chakra. Così diventate parte integrante del Virata. Quando ne siete totalmente parte integrante, potete sentirvi tutti l’un l’altro. Ma senza dolcezza non è possibile. Pensate al naso che litighi con gli occhi e alla bocca che litighi con le orecchie: che cosa accadrà ad una persona così?

Qual è la condizione del Virata oggi? Qualche volta si sviluppano le orecchie, altre volte crescono i capelli. Il Virata non sa che fare, perché state tutti a lottare fra voi. Pensate invece a qualcosa di dolce. Ma il punto è questa universalità, non una sola persona (Shri Mataji parla in marathi): che magari è stata con voi all’università, e non è qui (in Sahaja Yoga, ndt).

Perché siamo nati dalla stessa Madre, voi avete la stessa Madre. Siamo nati tutti dal suo Sahastrara. Per questo motivo siamo tutti fratelli e sorelle di pari merito e credito. È questo che occorre sentire. Quindi, per il Vishuddhi chakra, l’universalità attraverso la dolcezza. La dolcezza delle relazioni.

L’Hamsa chakra fa parte del Vishuddhi chakra. Ne ho parlato pochissimo e un giorno, in seguito, vorrei parlarvene ancora, in modo molto, molto più ampio. È la corrente astratta, interiore di tutto l’universo creato. È prana vidya, che è purissima, è la totale purezza in voi, purezza assoluta, niente altro che vibrazioni. Questo è possibile unicamente sviluppando la consapevolezza vibratoria e la discriminazione. Niente altro che vibrazioni. La vostra consapevolezza vibratoria è il solo modo nel quale voi vedete, fiutate, percepite ogni cosa mediante la consapevolezza vibratoria. (Shri Mataji parla in marathi).

Ho visto persone comportarsi in modo strano anche in questo. Ad esempio, per ogni cosa diranno: “Sentiamo le vibrazioni di questo, prendiamo le vibrazioni, fammi verificare le vibrazioni di quello”. Poi diranno: “Le tue vibrazioni non sono buone. Le sue vibrazioni non sono buone”. Non si scherza così con le vibrazioni. Deve subentrare uno stato in cui non dovete verificare le vibrazioni, ma sentirle (istintivamente, ndt). Dovrebbe essere quello lo stato. Dovrebbe essere questo il segno del vostro prana vayu. Io non sento mai niente, né le vibrazioni, né i chakra, niente. Devo chiedere a voi, perché per me niente ha blocchi. Pensate che persona grossolana! Nessun blocco, non riesco a sentire dov’è il problema, devo chiedere a voi: “Dov’è il problema di questo signore?”. Fino a questo punto! Ma ciò che accade è che chiunque venga davanti a me, lo riceve, viene curato. Io non sono altro che vibrazioni. Quando siete davanti a me, semplicemente agiscono. Quando parlo, agiscono. Io non faccio niente, a livello razionale non lo capisco.

Queste stesse vibrazioni, questa energia fluisce, agisce, e questa cosa funziona, quella cosa funziona. Agisce ovunque, in tutto il mondo. Io non la consulto, non chiedo. Agisce da sola. Se mi va chiederò, altrimenti non lo farò. Se non mi va di sentirvi, non vi sentirò. Potrebbe esserci un rakshasa tremante seduto accanto a me, ma non mi accadrà nulla. Io posso fermare il suo tremito se mi va di farlo. Se non voglio, gli chiederò di tremare. Io non me ne preoccupo perché la responsabilità è sulle vibrazioni, che sono la mia luce. Le lascio fare, sono molto ben addestrate. Sanno tutto. Sono assolutamente pure, come lo è il mio nome. Sono totalmente pure. Non ho problemi con loro. Io gioco qua e là; è diverso. Qualche volta cerco di nasconderle. Creo una maya. È diverso, è un altro stile. Ma per quanto concerne le vibrazioni, esse sono assolutamente pure. Ecco perché sono così efficaci. Quindi, mantenete pure le vostre vibrazioni, senza alcuna mira. (Shri Mataji parla in marathi).

Proprio ora, mentre venivo, Modi diceva: “Madre, La preghiamo affinché alle elezioni vengano elette tutte le persone per bene”. Io ho risposto: “Per quanto riguarda le vibrazioni, esse possono arrivare fino al punto di creare un’atmosfera di comprensione, ma purificare le vibrazioni è compito vostro”. Se siete persone negative, se questo Paese è pieno zeppo di persone negative, avranno dei governanti negativi. A quel punto (le persone) esamineranno (la situazione, ndt), la capiranno e li cacceranno. Quindi il punto è: fin dove possono arrivare le vibrazioni? Sapete, esse agiranno, facendo tutto ciò che è nelle loro possibilità. Ma è la vostra libertà che deve decidere come procedere.

Arriviamo poi all’Agnya Chakra, che è la luce stessa. È questo, l’Agnya Chakra, che illumina la vostra attenzione. È la luce mediante la quale, dopo la realizzazione, vedete tutto. E quando vi rendete conto di essere la luce, e di essere la luce eterna che non teme nulla…Nainam chidanti shastrani, nainam dahati pavaka, “le armi non possono trafiggerlo, il fuoco non può bruciarlo”. Quando nel vostro Agnya capite questo, ogni paura e dominazione scompare in un attimo, perché la luce dell’amore non domina e non ha paura, in quanto sa di essere eterna; non teme la crocifissione né niente altro.

Quindi, per permettere alla gioia dell’Agnya di penetrare in voi, dovete stabilizzare la vostra luce. In quella luce gioirete del vostro sacrificio. Come i martiri che si sono immolati con gioia, allo stesso modo, qualsiasi difficoltà dobbiate affrontare per Sahaja Yoga, la affronterete con gioia. Qualsiasi cosa dobbiate fronteggiare, qualsiasi sacrificio.

Ora, i sahaja yogi hanno una grande capacità di comprensione; ne hanno sviluppata tantissima. Ma non immaginate i grattacapi che mi hanno procurato i sahaja yogi che abbiamo avuto all’inizio. Dicevano: “Mataji, siamo andati laggiù a parlare con quel tizio e strada facendo abbiamo dovuto prendere un tè, lo pagherà Lei?” (Shri Mataji parla in marathi). Per prima cosa si calcola quanto pagherà Mataji per questo e per quello, fino a che punto si occuperà di noi e quanto denaro risparmieremo da una o dall’altra sistemazione. Si calcolavano tutte queste cose: se venendo in Sahaja Yoga sarebbe stato possibile diventare leader o essere eletti. Ma voi dovete diventare la luce, la luce che non muore mai, che è al di sopra di ogni gioia.

Il Figlio crocifisse se stesso per amore di Sua Madre; portò la croce alla presenza di una Madre così potente. Voi dovete essere figli di questo calibro per portare la luce.

Sacrificio, la gioia del sacrificio. Diversamente (Shri Mataji parla in marathi) continuerete a disturbare vostra Madre per niente. Fino a che punto potete sacrificare tana, mana, dhana (corpo, mente, ricchezze). (Shri Mataji parla in marathi: io non voglio le vostre ricchezze, ma qualche volta occorre denaro). Sacrificio, per la vostra emancipazione, affinché la vostra luce sia tenuta viva.

Doversi alzare presto al mattino, alle quattro, è troppo per gli inglesi. È il sacrificio più grande. Potete chiedere loro qualsiasi altra cosa. Se gliele chiedete, vi daranno dieci sterline, ma non fateli alzare presto al mattino perché per loro è terribile dover fare dhyana (meditazione) di mattina. Se poi dite loro di fare anche il bagno è anche peggio. Alzarsi al mattino, fare il bagno e poi dhyana è troppo. Invece qui gli indiani (parla in marathi), se dite loro di alzarsi alle quattro, si alzeranno alle tre, faranno il bagno quattro volte, si siederanno in meditazione e faranno tutte queste cose. (Shri Mataji parla in marathi). Sacrificio. Che cosa sacrificherete voi? Quali pietre e quale polvere? Per cosa? Per la luce eterna. (Shri Mataji parla in marathi). È sproporzionato, è fuori misura ciò che otterrete. Questo non è un sacrificio. Non rappresenta neppure una minima parte del valore di ciò che otterrete. È sproporzionato. Non so come dirvelo. È fuori misura. Questa proporzione, però, potete percepirla soltanto quando avete la luce; quando la luce si accende, va verso l’eternità. Analogamente la luce eterna avvolge il mondo intero e voi conoscete tutto il mondo dentro di voi.

L’ultimo chakra è quello del Sahastrara. È un centro importantissimo poiché è nel nucleo del cuore, circonda il vostro cuore e tutti i sette chakra hanno lì il proprio seggio. Questi sono i seggi che ricevono la gioia e la trasmettono al cuore. Se siete nel Sahastrara, avete già ottenuto moltissimo. Avete ricevuto le vibrazioni; avete ricevuto i vostri poteri. È il centro più complesso. È Mahamaya, è Kalki nella forma di Mahamaya. È totale illusione. Nel Sahastrara, la gioia del Sahastrara è la gioia totale, perché lì si trovano tutti i sette seggi. Se riuscite ad ottenere nel vostro Sahastrara il completo riconoscimento di questa Mahamaya – il completo riconoscimento, che è molto difficile poiché la Maya è sempre presente – allora vedrete come il vostro cuore si espanderà. Guardate. Riconoscetela ed osservate l’espansione del vostro cuore. Avvolgerà tutto il vostro essere. Riconoscetela. Ecco perché celebriamo qui il puja. Vi ho permesso di celebrare il mio puja unicamente perché l’unico modo in cui potete riconoscermi è attraverso la percezione delle vibrazioni, dei chakra, sentendoli, riuscendo a sentirli maggiormente e correggendo voi stessi. Ecco perché ho acconsentito a celebrare questo puja. Ma se celebrate il puja senza riconoscimento per voi è inutile, è molto nocivo. Riconoscete. (Shri Mataji parla in marathi).


[1] Sinonimo di moralista.

[2] Anna (indostano, ānā). Moneta emessa per la prima volta sotto il dominio britannico dell’India a partire dal XIX secolo. Inizialmente battuta in argento, successivamente in rame, era suddivisa in 4 paise, o in 12 pie. 16 anna formavano una rupia. L’anna non è più usata perché l’India ha decimalizzato la propria valuta nel 1957.

[3] Uno Stotra è una preghiera indù che elogia aspetti di un dio.

[4] Che è diligentemente e zelantemente impegnato nella celebrazione di rituali sacri.

[5] Chi tiene in mano il bastone.

[6] Termine dai vari significati che nelle Upanishad viene utilizzato per indicare la beatitudine spirituale.

[7] Kanjus Makkhicus (hindi): una persona tanto miserevole che se una mosca cade nella sua tazza di tè, lui la recupera e succhia il tè rimastole addosso prima di buttarla.

[8] Shivaji Bhonslè nacque nell’attuale Maharashtra nel 1627, in un periodo di guerre e carestie. Già a 20 anni, nel 1647, cominciò a sovvertire l’autorità locale di Bijapur, conquistando, con l’astuzia o con la forza, i forti della nobiltà terriera musulmana della zona, creando una zona di lingua marathi indù e indipendente intorno a Pune, sfidando le grandi potenze che all’epoca dominavano la regione: gli Adil Shahi di Bijapur e i Moghul. Fortemente ispirato dagli eroi dell’epica indiana, considerò una missione liberare la sua terra dalla dominazione islamica. Shivaji è così uno tra i più grandi ed amati eroi indiani di tutti i tempi.