Preparazione al divenire, Discorso serale

Old Arlesford Place, Arlesford (Inghilterra)

1980-05-17 Preparation for Becoming, Evening Seminar, 88' Download subtitles: ITView subtitles: Add subtitles: Transcribe/Translate oTranscribe


(05/2020 SOTTOTITOLI, traduzione inedita)

S H R I   M A T A J I   N I R M A L A   D E V I

 Preparazione al divenire

 Seminario di Old Arlesford – discorso serale

 Old Arlesford Place, Arlesford (Inghilterra), 17 Maggio 1980[1]


Affrontate voi stessi per divenire. Allora si attua la preparazione per diventare qualcosa e, in generale, quando vi rendete conto che ad opprimervi sono l’ego ed il super-ego, dovete analizzarli con la consapevolezza vibratoria.

Ora, sono due i tipi di attenzione che dobbiamo avere: la prima è una attenzione costante, che è di routine per un sahaja yogi, mentre la seconda è un’attenzione che scaturisce da un’emergenza.

Vi ho già detto che tutti i sahaja yogi devono cominciare a scrivere i loro diari: uno con le esperienze quotidiane – se sapete di dover scrivere un diario, manterrete la mente vigile – ed un altro dove annotare, ogniqualvolta vi si presentino, idee particolari sul passato o sul futuro. Pertanto, dovreste tenere due diari.

Per la vostra attenzione costante è necessario fissare la vostra mente su taluni fatti. Il primo è che se, come ho detto, tenete un diario, saprete di dovervi ricordare gli avvenimenti importanti che sono accaduti. Così la vostra attenzione sarà vigile e voi farete attenzione a quei particolari, a cosa vedete e dove.

E, se renderete vigile la vostra attenzione, vi stupirete di quali nuove cose vi si presentino: idee molto brillanti, miracoli della vita, miracoli della bellezza di Dio, del Suo buon auspicio, della Sua grandezza, della Sua gentilezza, delle Sue benedizioni e di come tutte queste cose funzionino, se comincerete a scrivere quotidianamente anche solo due righe al riguardo. Ciò renderà la vostra mente costantemente coinvolta in tutto ciò. Questo è un modo umano di fare le cose.

Nel diario potete inoltre riportare quanto è accaduto: siete riusciti a meditare? Avete trovato tempo per la meditazione o no?

Un po’ come se doveste presentarvi ad un esame o qualcosa del genere, allora scrivete un piccolo appunto così: mi sono alzato in tempo stamattina? L’ho fatto?

Inoltre si dovrebbe anche annotare qualsiasi particolare spostamento o movimento verso il centro o verso sinistra o verso destra, in modo da sorvegliare la vostra mente. Tenere un diario è un’ottima cosa. Progressivamente noterete anche come stiano cambiando le vostre idee, come si stabiliscano nuove priorità, come diate maggiore importanza alle cose reali e pochissima a quelle irreali.

Ritengo che sia un aspetto molto, molto pratico degli esseri umani, quello di tenere un diario. Quegli stessi diari, trascorso del tempo, diventeranno documenti storici e le persone vorranno vedere quello che tutti voi avete scritto. Non siate ipocriti o ingannevoli al riguardo, ma molto sinceri e dotati di capacità di comprensione. Dovreste buttar giù qualche riga appena prima di coricarvi.

Adesso dobbiamo considerare il fatto che abbiamo problemi di super-ego e di ego.

Il super-ego è il lato sinistro, è l’oscurità, il tamo guna e il nostro passato. Chi ha problemi di lato sinistro dovrebbe pensare al futuro: pensare al futuro gli dà equilibrio. Per esempio, una persona letargica dovrebbe mettersi a lavorare. Rivolgete la mente al lavoro, per pianificare il futuro: cosa fare, dove andare, come fare. Questo vi allontanerà dal carico del lato sinistro e allora, gradualmente, sarete anche in grado di equilibrarvi.

Invece, quando il lato destro di una persona è molto attivo, occorre bilanciarlo non attraverso il lato sinistro, bensì attraverso il centro. Ciò significa che una persona che lavora instancabilmente deve sviluppare uno stato di testimonianza. Cercate di fare un lavoro, un qualsiasi lavoro, svolgendolo in consapevolezza senza pensieri, da testimoni.

Qualunque sia il lavoro che state facendo, dite: “Non sono io che lo faccio”. Questo potete farlo dopo la realizzazione: entrate in consapevolezza senza pensieri e cominciate a svolgere il vostro lavoro.

Quindi, la compensazione del lato sinistro si fa spostandosi verso destra, mentre quella del lato destro si attua andando verso il centro.

Il lato sinistro è il tamo guna, il lato destro è il rajo guna e il canale centrale è il sattwa guna.

Tuttavia questi sono tre guna (qualità, ndt), non sono lo stato che dovete raggiungere. Di come procedere oltre in questo, vi parlerò ancora domani.

Dopo aver rilevato quale lato sia debole, dovreste pianificare il vostro stile di vita.

Ad esempio: se si è estremamente letargici, non si riesce ad alzarsi la mattina, ci si sente molto assonnati la sera, non ci si sente vigili, allora mettetevi a pianificare cosa farete, come farete ad alzarvi. Anche un puja è una buona idea, anche un homa (havan) è una buona idea.

Fate qualcosa del genere, in modo da dover fare qualcosa; ciò che si chiama kriya, è l’azione, entrate in azione. Se intraprendete qualche tipo di azione, sia in Sahaja Yoga sia nella vostra vita quotidiana, sarete in grado di modificare questa tendenza (guna, in questo caso tamo guna, ndt) e di andare sul lato destro. E poi il vostro movimento dovrebbe spostarsi verso il sattwa guna, vale a dire osservare tutto.

Ora, nel sattwa guna, dove siete al centro, dovete rendervi conto di quanto siano errate le vostre identificazioni.

Supponiamo che vi troviate al primo stadio del lato sinistro, non farete altro che rimuginare: “Oh! Questa persona è così identificata, quell’altra è così identificata (con qualcosa, ndt)”, come se voi foste i migliori.

Sapete, è proprio tipico della natura umana: “Oh, quella persona è così, quell’altra è cosà… Nella società questo è molto sbagliato, quello sta andando male. È meglio…”. E possiamo anche arrivare fino a questo limite: “Quel guru è pessimo e quell’altro è un folle”. Si va avanti così a rimuginare, sapete.

Ma questo modo di fare non è qualcosa che abbia su di voi un impatto che vi fa migliorare. È soltanto un pensare, analizzare. Vedete, è un atteggiamento pigro; starsene seduti ad analizzare è un comportamento da pigri.

La seconda cosa potrebbe essere… quando ci si sposta sull’altro lato è kriya (azione). Allora, quel che succede, quando cominciate ad agire, è che perlomeno la vostra attenzione è su quello che state facendo. Non le è permesso divagare verso qualcosa che conduca a qualche sciocchezza e possa… insomma, in quel caso non sapete nemmeno da dove arrivino certi pensieri strani.

Quindi, cominciate a fare qualcosa. Potete andare a piantare degli alberi o dei fiori oppure, se volete, potete cucinare qualcosa, potete svolgere qualche lavoro. Dedicatevi ad un lavoro – vi aiuterà – un lavoro qualsiasi. Ma, nello svolgere un lavoro, insorgerà il problema che svilupperete l’ego.

Ecco perché quando si sviluppa l’ego si deve dire a se stessi: “Non lo sta facendo lei, signore. Non sta facendo questo, non sta facendo quello, lei non sta facendo nulla”. Se continuerete a ripetere queste cose a voi stessi, il signor Ego non si presenterà. E allora (non si presenteranno) molte cose che, normalmente, creano problemi a voi e agli altri. Ad esempio, avete pulito una stanza; bene. Poi arriva qualcuno che la sporca e voi vi irritate con quella persona.

È naturale, perché pensate che siete voi ad averla pulita. Innanzitutto, non siete voi che pulite la stanza. Se la pulite, preparatevi: si sporcherà, altrimenti perché la si dovrebbe pulire? Insomma, se non si è sporcata (dopo averla pulita, ndt) va bene; se si è risporcata, va bene lo stesso.

Dovreste adottare questo tipo di atteggiamento per arrivare a sattwa guna. In sattwa guna iniziate ad accettare. Diventate estremamente dolci; si diventa personalità miti.

A quel punto non discutete: “Oh, questo non mi piace, questo è stato un errore, questo non sarebbe dovuto accadere”. In sattwa guna non vi vengono tutti questi pensieri.

Cominciate ad osservare. Allora capite che: “Va bene, non importa. Basta, chiuso”.

Se, invece, siete un sattwa guni, soffrirete se con qualche vostro intervento avrete espresso il vostro ego. Riuscite a seguirmi?

Intendo dire che, se siete un sattwa guni, vi vergognate del vostro ego.

Per esempio, vi sentirete timidi anche a dire: “Questa è la mia auto”. È questo lo stile di un sattwa guni. O anche a dire: “Perché hai rovinato il mio tappeto?”. Insomma, in India non lo dirà nessuno, Posso assicurarvelo. È considerata maleducazione, maleducazione assoluta.

Se qualcuno viene a casa vostra ed il tappeto si rovina, diranno: “Lascia stare, non importa”. Anche se si brucia, “Non so, lascia stare, ti sei bruciato?”. Non diranno mai: “Hai bruciato il mio tappeto, hai fatto qualcosa al mio…”. È considerata maleducazione.

Come, ad esempio, se qui c’è qualcuno che dorme e un altro fa rumore, la persona che stava dormendo non dirà mai: “Stai facendo rumore, lasciami in pace”. (Al contrario) si alzerà e chiederà: “Hai bisogno di qualcosa?”.

Questo è difficile da capire per le persone di qui poiché l’ego le domina; invece lì è maleducazione.

Ve ne accorgerete, quando andrete in India, ve ne accorgerete. Parlare così è maleducazione, o anche: “Oh, sto davvero comodo”. Insomma, dire: “Io sto comodo” è scortesia. Loro non dicono mai: “Mi piace”. E allora? Tutte queste sono frasi da non dire.

Se siete un sattwa guni non le dite proprio. Chiederete invece: “Ti piace? Stai comodo? Ti andrebbe questo?”. Tutta l’attenzione si sposta da voi, lo capite?

Questo è lo stile che occorre sviluppare. Allora siete un sattwa guni. Diversamente, siete ancora egoisti.

Qualsiasi cosa possiate dire: “Non mi piace quella cosa, io non…”. “Io”: chi siete voi? Prima di tutto, domandatevi: chi siete voi?

Se è Dio a dire: “Non mi piaci” posso capirlo, ne ha un motivo. Ma che voi diciate: “Non mi piace”… Dopotutto, come siete venuti su questa terra? Come avete ottenuto una nascita umana? Come avete ottenuto tutte queste cose? Adesso pensate così: “Chi sono io? Non sono niente”.

Chiunque pensi: “Io sono qualcosa (di speciale)”, dovrebbe rendersi conto di non essere niente; per Dio non fa alcuna differenza se costui esiste o non esiste. Non è niente, è solo una goccia.

Quindi, cercate di capire questo punto: che anche se fate qualcosa, un lavoro o qualsiasi altra cosa, lo fate solamente perché siete voi a volerlo fare. È così che arrivate a sattwa guna. Ma di solito questo non accade, accade il contrario.

Diciamo, per esempio, che una persona stia facendo qualcosa e, per qualche motivo, si senta ferita o si metta a pensare che tutto ciò che ha fatto non vada bene, che la gente non l’apprezzi, o magari possa pensare: “Oh, non ne sono all’altezza”, o qualsiasi cosa sia. Ebbene, la sua reazione non sarà di provare ad elevarsi al sattwa guna, ma di tornare al tamo guna: “D’accordo, non lo farò, ci dormirò sopra. Che lo facciano loro, perché dovrei farlo io?”.

In questo modo, la formazione che dovete acquisire attraverso il vostro rajo guna va sprecata. Essere nel rajo guna – ossia fare qualcosa – è soltanto un periodo di formazione.

Ora, in questo periodo di formazione, quel che dovete imparare è soltanto come arrivare al centro.

Ad esempio, per nuotare occorre l’acqua, senza acqua non si può nuotare. D’accordo? Allo stesso modo, rajo guna vi serve per diventare sattwa guni.

Se non svolgete alcuna attività non potete raggiungere sattwa guna; pertanto voi lavorate proprio per allenarvi ad essere testimoni.

Riuscite a capire il punto, ora? Non lo fate perché vi piace una certa cosa, perché siete abituati ad una certa cosa, perché volete essere un certo modo. Non è così. Lo fate semplicemente per imparare ad essere pazienti, a praticare la pazienza, per vedere quanto siete pazienti.

Una volta che vi mettiate a farlo, sarete stupiti di come non sentirete mai il peso del lavoro. Ma questo non avviene mai: la maggior parte delle persone, quando trova che il proprio lavoro non è efficace, tornerà al tamo guna.

Ci sono tanti atteggiamenti. Per esempio, se qualcuno sta lavorando penserà: “Perché dovrei svolgere tutto questo lavoro? Gli altri non lo fanno”. Così tornerà al loro livello. Ma quelli che non lavorano non penseranno: “Questa persona sta lavorando, lo faccio anch’io”.

Sapete, è il contrario. L’atteggiamento di alcune persone può essere: “Se lui vuole lavorare, lo faccia”.

Evitare (di fare qualcosa) è un comportamento ancora più squallido. Se si va al ristorante, qualcuno tira fuori il portafogli e gli altri si girano dall’altra parte. È molto meschino, è una cosa molto meschina da fare. Tutti dovrebbero farsi avanti e, una volta che abbiate pagato, avete pagato, basta. A quel punto non vi mettete a calcolare: “Perché ho pagato?”.

Provate, una volta. Oppure, qualsiasi lavoro debba essere fatto, portatelo avanti, fatelo con il cuore. Non preoccupatevi se gli altri non l’hanno fatto.

Fatelo per il piacere di farlo, piacere che otterrete solo quando lo farete con la consapevolezza che è un periodo di formazione. Voi siete più allenati degli altri, siete in una classe superiore rispetto agli altri. Dobbiamo dunque essere in una classe più avanzata. A tal fine, questa è proprio una formazione, ed è così che possiamo mettere davvero in pratica in tutti i dettagli la nostra preparazione, per vedere come gestiamo il nostro ego e il super-ego.

Questa mattina vi ho detto che il vostro intelletto deve assorbire tutto questo dentro di sé; d’accordo? Ed ora vi sto dicendo che le vostre azioni, le azioni che eseguite, devono essere ogni volta considerate da voi proprio come un vostro addestramento; ogni azione che eseguite.

Se, per ipotesi, dovete guidare per chilometri e chilometri, state mettendo alla prova la vostra pazienza. Sapete, ci si comporterà così in ogni circostanza. Per esempio, diciamo che si debba prendere un elicottero, oppure che ci si debba lanciare con – come si chiamano quelli che si lanciano giù?

Alcuni yogi: Paracadute.

Shri Mataji: Come?

Alcuni yogi: Paracadute.

Shri Mataji: Paracadutisti. Oppure prendere un elicottero o qualunque cosa sia: si prova e si riprova, non è così? Ci si esercita continuamente. E ci si lancia molte volte, ci si rompono le gambe, le mani, si fa di tutto (risate), finché non si diventa maestri. Capite ciò che intendo dire?

Per guidare è la stessa cosa, si continua finché non si diventa maestri. Allo stesso modo, voi svolgete questo lavoro proprio per padroneggiare la vostra pazienza.

E poi il vostro amore: si tratta del vostro amore, di quanto amate realmente. Se amate veramente qualcuno, non sarete mai stanchi di lavorare, non ne sarete mai disturbati. Se però non amate, vi mettete a fare calcoli: “Quanto denaro, quanto lavoro, quante ore, quanto c’è da pagare?”. Tutta questa artificiosità nasce perché non c’è amore nel vostro lavoro.

Tanto per cominciare, qualunque cosa non vogliate fare, non fatela. Tanto per cominciare, non fate quello che non vi piace. Questo per cominciare. Ma una volta che siate diventati maestri di questo, dovete esserne maestri al punto di riuscire a fare anche qualcosa che non vi piace, come, ad esempio, incontrare persone piene di bhut.

Voi non volete incontrarle, volete scappar via (Shri Mataji ride). Avvicinatevi invece un poco a loro. Allora svilupperete un’immunità nei confronti di questi bhut.

Dopo qualche tempo non prenderete più blocchi da loro. È necessario sviluppare questa immunità, non è forse così? Altrimenti, se un individuo (pieno di bhut) entra qui, voi perderete tutti la testa (risate). Invece di far migliorare lui, impazzirete tutti.

Tutto questo, tutti questi accadimenti servono quindi per il vostro addestramento, per la vostra immunità. La vostra immunità deve essere allenata e, quando è così, dovremmo prendere il nostro addestramento come un lavoro.

L’atteggiamento, però, dovrebbe essere estremamente positivo, estremamente positivo e tutto ciò dovrebbe essere annotato nel vostro diario: che vi siate sentiti avviliti, o vi siate sentiti turbati o disgustati o che vogliate scappar via, ogni cosa. È proprio un allenamento per la mente. Qualunque sia la situazione, ovunque si debba vivere, qualsiasi cosa si debba fare, andrebbe fatta.

Vi meraviglierete che, in qualsiasi circostanza e condizione, non saprete nemmeno quello che avete mangiato la mattina, quello che avete mangiato la sera; non saprete se avete mangiato oppure no. Non farete storie per questo, non ve ne preoccuperete, non ci penserete.

Ma poiché lo scopo è raggiungere sattwa guna, ogni altra cosa diventa zero.

Ho notato che il più grande ostacolo, per i sahaja yogi, nasce quando si mettono ad organizzare. Quando iniziano ad organizzare qualcosa, qualcuno farà una richiesta, e allora correranno di qua e di là per accontentarlo.

Proprio adesso vi ho detto che dovete prendervi cura delle necessità altrui. Ma se io sono seduta qui a parlare, allora fareste meglio ad ascoltarmi. Vedete, c’è anche questo: come stabilire le priorità. In questo momento in cui qualcosa sta lavorando su di voi, questa è la cosa principale che dovete fare. Non è che in questo momento ve ne andrete a cucinare.

Conoscete l’episodio delle due sorelle che si occupavano di Cristo[2]. Capito? Ebbene, in questo momento, il vostro primo compito è quello di cercare di essere maggiormente a contatto con me, così che, automaticamente, entrerete nel vostro sattwa guna. Questa è la cosa migliore.

Ma se io non sono qui, quando siete soli o con gli altri sahaja yogi, adesso dovete fare a gara nel salire sempre più in alto, da tamo guna a rajo guna e da rajo guna a sattwa guna.

In realtà, però, con la realizzazione siete andati oltre questi tre guna, li avete trascesi; questo è ciò che è accaduto realmente.

Essi però vi ricoprono continuamente come nuvole e, quando il cielo è offuscato da queste nubi, non potete vedere il sole né la luna né le stelle.

Dobbiamo dunque renderci conto di come queste nuvole si formino in noi, ed è così che affrontiamo la nostra analisi completa: (per capire) come ci arrivino queste nuvole, esaminiamo i nostri diversi chakra, quali sono i chakra in cui abbiamo dei blocchi.

Qui entra in gioco l’altra attenzione costante, quella sui nostri chakra. Le nostre vibrazioni sono a posto o no? Riceviamo le vibrazioni? Se non (le riceviamo), qual è il chakra bloccato? Quale deve essere il blocco? Devo alzarmi la Kundalini e capire da solo dov’è il blocco.

Medito o no? Se lo faccio, sto semplicemente sonnecchiando oppure sono veramente in meditazione? Riesco davvero a sentire (le vibrazioni, l’energia, ndt), o no? Sono vigile o no? Tutto questo dovrebbe essere fatto con assiduità, con sincerità, lo si dovrebbe far funzionare con assoluta sincerità, perché è un processo tra voi e il vostro Sé, Atmanyeva Atmana Tushta[3].

Vedete, è molto singolare, è una relazione molto singolare, per cui l’Atma è soddisfatto dell’Atma! Dovete essere soddisfatti del vostro Sé. Non esiste nessuno (altro); non riguarda Mataji, non riguarda nessuno.

Riguarda soltanto voi e il vostro Sé.

Ad esempio, si chiede qualcosa a qualcuno che risponde: “Io sono così, Madre”.

Adesso pensate di essere due personalità, e che una delle due vostre personalità sia Madre (ossia il vero Sé) e l’altra (l’ego) sia, diciamo, il signor Don, o Kingsley o qualcun altro, un certo X.

Quindi, quando dite al vostro ego: “Io non sono a posto”, a quel punto il vostro ego cercherà di reagire dicendo: “Che vuoi dire, perché dici così, che cosa c’è che non va?”.

Se quindi vi rivolgete al vostro sé esteriore (per correggerlo), allora significa che la vostra attenzione si sta identificando con il Sé interiore e voi vi state osservando attraverso l’Atma.

Dunque, il vostro Atma deve essere soddisfatto soltanto del vostro Atma. Non c’è niente in mezzo. Siete solamente voi, attraverso questa doppia personalità, a dover soddisfare il vostro Sé. Una (personalità) è nell’ignoranza, l’altra nella conoscenza.

Adesso provate ad identificarvi con quella (che è la personalità) Mataji, o chiamatela XYZ, chiamatela come volete, Atma; proprio come in una commedia.

Immaginate di essere il Sé, lo Spirito: come vi rivolgerete al vostro Sé? Vediamo.

Supponiamo che dobbiate sedervi al mio posto -immaginate di assumere questa posizione – e di essere anche seduti di fronte a me, d’accordo? Quindi siete seduti sia qui che lì; immaginate una situazione del genere.

Adesso inserite il vostro Sé in questa commedia e cominciate a rivolgervi a voi stessi  “Allora Bala, come stai?”. E Bala risponde (parla con voce esitante, ndt): “Meglio…” (risate).

Ebbene, se ora siete identificati con Mataji (con il vostro vero Sé, ndt), gradualmente Bala si ridurrà, d’accordo? Ma se siete ancora identificati con Bala, allora lui crescerà, mentre l’altro (il Sé, Mataji, ndt) diminuirà.

Dovete cercare di rivolgervi a voi stessi come se foste Mataji (ossia il Sé, lo Spirito, ndt). È una commedia. Sedetevi davanti allo specchio e nello specchio guardate questa vostra immagine esteriore, mentre voi, chiunque voi siate – il signor Don, per esempio – siete seduti qui.

Ebbene, il signor Don si rivolge all’altro Don, che è lì (riflesso nello specchio, ndt). Facciamogli assumere il ruolo di: “Io sono lo Spirito”. Dirà: “Io sono lo Spirito e sono eterno. È questo che sono. Nessuno può distruggermi. Io sono al di sopra di tutto”.

L’immagine riflessa allora perderà forza. (Poi Don continuerà:) “Io sono un’anima realizzata. Conosco lo Spirito. Di che cosa stai parlando tu?”. L’immagine riflessa si indebolirà. È così che cominciate a muovervi.

Ma questo è possibile solamente se prima diventate sattwa guni. Se non siete un sattwa guni, con l’ego direte: “Io sono questo”. Allora diventate un “guru” che comincia a far soldi.

Innanzitutto occorre sistemare l’ego. Se c’è ancora ego, invece di diventare l’Atma potete diventare un ego. Quindi questo viaggio dovrebbe innanzitutto essere diretto verso il centro del sattwa guna.

Ecco perché vi dico che, quando parlate o fate qualsiasi cosa, dovete rendervi conto che è il vostro Spirito a farlo. In questo modo affidate il controllo al vostro Spirito o, diciamo, lo ponete sul piedistallo: questo è il primo stadio.

Allora, quando ci sarà lo Spirito, quando sarete passati da questo a quel livello, direte: “Adesso io sono lo Spirito”.

Supponiamo ad esempio di avere un primo ministro, un vice primo ministro ed un ministro: tre persone, d’accordo? Ora, se il primo ministro è il vostro Sé e il ministro deve diventare primo ministro, per farlo dovrà prima diventare vice primo ministro. Dopo esser diventato vice-primo ministro potrà diventare primo ministro; ma prima sarà vice primo ministro e poi primo ministro. Se però costui cerca di saltare quest’ordine, affermerà: “Sono io il primo ministro!” (Senza in realtà esserlo, ndt).

Questo è ciò che si chiama E-G-O.

Mi seguite? Non potete saltare i passaggi. Dovete gradualmente sostituire lo Spirito all’ego. Il movimento deve essere così; ma se cercate di diventare subito il Sé, in realtà diventerete l’ego e non il Sé, perché non potete diventare il Sé istantaneamente. Seguite il mio ragionamento?

Così, anche quando fate l’esercizio di sedervi davanti allo specchio dicendo a voi stessi di essere lo Spirito, di essere parte del Virata, di essere l’oceano poiché la vostra goccia è caduta nell’oceano, dovete rendervi conto che la vostra goccia è caduta (davvero) nell’oceano. È per questo che siete diventati oceano.

Se manca questo stadio, è assolutamente un’enfasi retorica dire che siete un oceano. Ed è per questo che occorre essere molto stabili e attenti. (Occorre essere) completamente stabili quando si ha a che fare con se stessi; sapete infatti quanto l’intelligenza possa ingannarvi.

Siate dunque attentissimi e, nel trattare con voi stessi, dovete rendervi conto che occorre innanzitutto vincere l’ego.

La maniera migliore per vincere l’ego è quella di modificare il proprio modo di parlare, parlando in terza persona. È un ottimo metodo.

Quando si parla di se stessi, si deve dire, ad esempio (Shri Mataji fa l’esempio con se stessa, ndt): “Questa Mataji non mi darà retta. Questa Mataji non farà questo”. In questo modo si prendono le distanze dal proprio ego. Capite? Una volta che questa Mataji inizierà a separarsi dal proprio ego, l’ego-Mataji svanirà. Capite?

Ad esempio potete dire: “Questo Bala è fatto così, non ascolterà”. Così, qualunque parte del vero Bala sia rimasto in voi, è sistemata. Ecco come vi liberate dell’ego. E conoscendo i vostri centri, sapendo quali e dove sono i blocchi, come li prendete, sarà semplicissimo liberarvi dei vostri problemi.

Osservate adesso come si comportano i sahaja yogi.

Immaginiamo che vi siano cinque sahaja yogi. Voi sapete che io so tutto di tutti, che non ho bisogno di chiedere dove qualcuno ha un blocco. Dunque, perché lo domando?

Mostro una completa ignoranza. Forse anche perché, in tutta franchezza, non mi prendo mai dei blocchi. Ma se voglio sapere dove ho un blocco posso farlo; però non voglio (farlo).

Quindi, quel che dico è: “Va bene, Chaya, dimmi dov’è il blocco in questa persona”. A quel punto un atteggiamento potrebbe essere: “Devo dirlo, altrimenti Mataji non lo saprà”. Questo è davvero divertente! (Risate)

Mentre l’altro potrebbe essere: “So dove questa persona ha il blocco e devo dirlo. Ed anche Mataji lo sa, ma vuole mettermi alla prova. Devo fare attenzione”. A questo punto le persone commettono errori (perché, per timore di sbagliare, non dicono quello che sentono veramente, ndt).

Se chiedo loro: “Dov’è il blocco?”.

“Lo sento sul cuore sinistro, ma molto leggermente” – è finita. In questo modo prendete un voto più basso (risate), molto più basso. Ditemi dunque ciò che sentite veramente, perché così almeno sarete onesti. Ditemi quello che sentite.

Supponiamo che quella persona non abbia un blocco al cuore, ma voi sentiate il cuore e diciate: “Cuore!”. Questo è essere onesti. Allora io vi dirò chi ha il blocco al cuore. Ma se dite: “Forse sì, Mataji… No, Mataji”, allora prendete un voto più basso, non è una gran bella risposta.

“Non so, non sono a posto”, non è una buona risposta. Dovete dirmi chi ha il blocco e dove. Così presterete maggiore attenzione in quanto dovete superare il test. Questo è proprio un test. Perché? Perché domani dovrete dare voi la realizzazione, dovrete diventare guru, (quindi) dovete sapere tutte queste cose.

Questo è dunque tutto un periodo di formazione. Io vi sto allenando chiedendovi di dirmelo (dove sono i blocchi, ndt). Ma a volte, sorprendentemente, ho visto gente farsi crescere l’ego persino per questo. Anche il fatto che io dica: “Bene, dimmi dove lui ha il blocco”, in qualcuno genera ego. “Ho risposto bene!”. È finita! Siete proprio sul filo del rasoio, posso dire, dove occorre vedere con chiarezza.

Siate dunque semplici come i bambini: loro arrivano, indicano questo o quello (dito corrispondente al chakra bloccato, ndt) e basta. Poi vanno a sedersi: “Ora sono stanco, vado a sedermi”. Loro non si preoccupano di dover dire qualcosa o fare sfoggio di qualcosa. Niente del genere, qualunque cosa sentano, la dicono.

Solamente gli adulti diranno: “Forse ho un blocco io o forse è il suo, non lo so”. Gli adulti si comportano così perché, nonostante abbiano la sensibilità, non sono sicuri di se stessi. I bambini, al contrario, sono molto sicuri, sicurissimi su tutto. Chiedete loro qualcosa e vi diranno: “Sì, questo è così, quello è cosà”.

Ma se domandate a qualche adulto: “Di che colore è questo?”, risponderà: “Forse è verde, forse è rosso” (Risate).

C’era un anziano signore, non molto anziano, della mia stessa età, che doveva venire a casa mia e mi telefonò. Disse: “Vorrei venire a trovarla, come devo fare?”.

Risposi: “Questo posto si chiama Oxted, può venire fin qui, ma se non prende un taxi sarà molto difficile. Meglio scendere a Hurst Green. Lui chiese: “Dove?”.

Risposi: “Hurst Green[4]”.

E lui: “Hurst Blue?”. Come sia passato dal verde al blu, non lo so. (Risate)

Replicai: “No, è Hurst Green”. (Risate)

E lui: “Che cosa ha detto?”.

Risposi: “Hurst Green”.

Ma lui non riusciva a capire: “Qual è la seconda parola?”.

Gli chiesi: “Qual è il colore delle foglie?”. Rispose: “Blu”. (Risate generali, Shri Mataji ride)

Mi rivolsi a Gregoire: “Ora ascolta tu, che cosa sta dicendo? Che il colore delle foglie è blu?!”.

Allora Gregoire prese il telefono e disse: “Va bene, venga a Hurst Blue”. (Risate generali, Shri Mataji ride)

E aggiunse: “Ora almeno…”

Chiesi: “Ma cosa gli hai detto?”.

E Gregoire: “Ora almeno non verrà, Madre. Questa seccatura è scongiurata”.

Una personalità talmente confusa da scambiare il blu con il verde! Il fatto è che voi combattete e l’attenzione va alla deriva. Quindi cercate di capire che, se siete confusi, se vi è confusione (dovete) eliminarla purificando i vostri chakra.

Ogni chakra, dunque… facciamo un piccolo test, d’accordo? Vediamo. Uno ad uno. Allora, chi risponderà alle domande? Vediamo. Domande semplici, non è un Mastermind[5], domande semplicissime.

Se, diciamo, l’Hamsa Chakra è bloccato, cosa dovremmo fare? Chi risponde alla domanda? Hamsa chakra bloccato: che cosa si dovrebbe fare? Vediamo, uno per uno.

Yogi: Si deve dire “Hamsa”.

Shri Mataji: Questo è il nome del chakra.

Yogi: Qualcuno mi ha detto che si deve dire “Hamsa”.

Shri Mataji: No. Vedete, questo è l’Hamsa chakra, quindi dovete dire: “Twameva Sakshat, Hamsa Chakra Swamini Sakshat, Shri Mataji Nirmala Devi Namoh Namah”.

Vedete, si è aperto. Ora ditelo tutti, perché proprio ora è bloccato. Mettete il dito così (forse sull’Hamsa, ndt) e ditelo. [Gli yogi dicono il mantra: “Aum twameva Sakshat, Shri Hamsa Chakra Swamini Sakshat, Shri Mataji, Shri Nirmala Devi Namoh Namah”].

Ditelo ancora. Ditelo tre volte.

[Gli yogi: “Aum twameva Sakshat, Shri Hamsa Chakra Swamini Sakshat, Shri Mataji, Shri Nirmala Devi Namoh Namah”].

Ditelo ancora.

[Gli yogi dicono il mantra: “Aum twameva Sakshat, Shri Hamsa Chakra Swamini Sakshat, Shri Mataji, Shri Nirmala Devi Namoh Namah”]. [Durante la recitazione del mantra Shri Mataji dice:] Sì, guardate, osservate (parole non chiare e indistinte). Vedete? Va meglio?

Ora, ciò che accade in questo centro è che entrambe le NadiHa e Tha, Ida e Pingala – si incontrano incrociandosi. Quindi, la nadi del canale destro va a formare l’Hamsa sinistro, mentre la nadi sinistra va a formare l’Hamsa destro.

Questi due centri, le due nadi voglio dire, in realtà si incontrano qui, sotto l’Agnya. Vedete, è a livello dell’Hamsa, al di sotto dell’Agnya. E i problemi vi arrivano da destra o da sinistra.

La maggior parte di voi ha un blocco qui all’Hamsa, a causa del raffreddore o altri motivi.

Vi ho indicato numerosi metodi con i quali controllare il raffreddore. Ma se è causato dal lato sinistro, se c’è un blocco al lato sinistro, che cosa dovreste fare per il blocco all’Hamsa dovuto al lato sinistro? Ditemelo.

Yogi: Tenere gli occhi rivolti verso terra.

Shri Mataji: Come?

Yogi: Tenere gli occhi rivolti verso terra.

Shri Mataji: Cosa?

Yogi: Tenere gli occhi rivolti verso terra, sul verde.

Shri Mataji: Questo è un modo. Ma intendevo un’altra cosa: per quanto riguarda i mantra, quale mantra direte? [Hindi]

Yogini: Shri Ekadasha Rudra.

Shri Mataji: Come?

Yogi: Shri Ekadasha Rudra.

Shri Mataji: No, quello è molto più in alto, è persino sopra l’Agnya.

Altro yogi: Mahakali?

Shri Mataji: Mahakali, esatto. Ma si può dire Ida, Ida Nadi. Vedete, proprio adesso vi ho spiegato che l’Ida Nadi proviene dalla sinistra e passa a destra; pertanto dovete dire Mahakali o Ida Nadi, Ida Nadi Swamini. Ditelo ora; proprio adesso avete un blocco al lato sinistro.

[I sahaja yogi recitano il mantra: “Om twameva Sakshat, Shri Ida Nadi Swamini Sakshat, Shri Mataji, Shri Nirmala Devi Namoh Namah”].

Shri Mataji: Ancora.

[I sahaja yogi recitano il mantra: “Om twameva Sakshat, Shri Ida Nadi Swamini Sakshat, Shri Mataji, Shri Nirmala Devi Namoh Namah”].

Shri Mataji: Ancora.

[I sahaja yogi recitano il mantra: “Om twameva Sakshat, Shri Ida Nadi Swamini Sakshat, Shri Mataji, Shri Nirmala Devi Namoh Namah”].

Ora un’altra cosa: immaginiamo che il vostro lato destro sia bloccato, o che abbiate problemi al fegato. Cosa dovremmo usare quindi? La luce, i raggi del sole o l’acqua?

Yogi: L’acqua… (indistinto).

Shri Mataji: Vedete, il lato destro è il calore, è Surya Nadi. Quindi, se avete un problema di Surya (sole) Nadi, è il lato destro, e per neutralizzarlo occorre usare qualcos’altro.

Quindi, in quel caso, quello che dovete dire, che potete dire, è il nome di Chandra (luna): vi rinfrescherete. Se c’è calore sul lato destro, si dovrebbe usare il nome di Chandra. Se è il lato sinistro ad essere bloccato, dovete dire il nome di Surya (sole).

Se, ad esempio, siete posseduti, andate a sedervi al sole e tutti i bhut fuggiranno: loro rifuggono dal sole. Se invece siete persone egoiste, andate a sedervi al chiaro di luna.

Magari diventerete un po’ lunatici (risate). (Lunatico) deriva dalla parola ‘luna’, capite? Se invece siete tipi lamentosi e sempre ultra-romantici, è meglio guardare il sole invece della luna. Notate la compensazione.

Questo deve essere assolutamente compreso, perché molti, se hanno problemi di fegato, ci mettono questa (la candela, ndt). Ma che cosa può fare il fuoco? Qui c’è già il fuoco. (Se fate così) aggiungete altro fuoco al fuoco. Al contrario, ciò che si può fare è prendere questo fuoco e darlo a questo. E come potete farlo?

Yogi: Con il limone.

Shri Mataji: Come?

Yogi: Con il limone?

Shri Mataji: No, no, no. Con il fuoco. Immaginiamo che io voglia trattare il mio fegato con il fuoco: come faccio?

Yogi: Mettendo il dito verso la fiamma in modo che bruci il problema.

Shri Mataji: Hm, hm, bene.

Yogi: Dicendo il mantra della Luna. (Risate)

Shri Mataji: È corretto, ma c’è qualcosa, qualche scienza al riguardo. Pensateci allora. Pensateci. Pensateci. Dovete estrarre il vostro calore (presumibilmente dal Nabhi destro) e dare calore a questo (presumibilmente al Nabhi sinistro). Come fate? Pensateci.

Vi dirò una semplice cosa: questa mano sinistra è il meno, questa (la mano destra) è il più. Potete metterla così, d’accordo?

Dunque, qualsiasi cosa facciate con la mano sinistra, assorbite e, ad esempio, qualsiasi cosa facciate con la mano destra, emettete. D’accordo?

Così ora, se volete espellere, ciò che fate è mettere la mano sinistra qui sul vostro (fegato, presumibilmente, ndt) e la mano destra verso l’esterno (forse anche verso la candela di cui parlava prima, ndt).

Così qui in realtà si rinfresca, e il calore va lì (esce dall’altra mano rivolta verso l’esterno, forse verso la candela, ndt). Se invece fate il contrario, assorbirete il calore.[6]

Sahaja Yogi: Hm.

Shri Mataji: Per il lato sinistro invece fate in questo modo. Sono principi dell’elettronica.

Va bene, allora? Ora, bruciare (lavorare con il fuoco) qui (Nabhi sinistro) è una buona idea; è un’ottima idea per il Nabhi sinistro, così il Nabhi sinistro si riscalda. Questo lato (sinistro) ha bisogno di calore, mentre questo lato (destro) ha bisogno di fresco: queste sono le basi.

Se qualcosa non va in questo lato (destro) occorre dargli il fresco; se qualcosa non va in questo lato (sinistro), occorre dargli calore.

Alcune persone hanno vibrazioni troppo fresche, sudano e si raffreddano: ciò significa che il lato sinistro è danneggiato. Ora, per quanto riguarda il fuoco, che cosa dovrebbero fare? Vediamo.

Yogini: Devono mettere la mano destra qui e la sinistra…

Shri Mataji: Sì, esatto. Mano destra sul cuore, mano sinistra qui (verso la candela, ndt).

Se si suda vuol dire che il cuore è debole, allora in quel momento mettete la mano destra sul cuore ed entrerà il calore. Conoscete l’elettronica, anzi i principi dell’elettricità?

Yogi: Sì, Shri Mataji.

Shri Mataji: Allora, se conoscete le basi, il lato sinistro è il lato freddo, mentre il lato destro è il lato caldo. E, sulle mani, questo lato (mano sinistra) corrisponde al meno (polarità negativa) e questo lato (mano destra) corrisponde al più (polarità positiva). Potete fare anche in questo modo (di nuovo è una ipotesi in mancanza di video, ma potrebbe significare unire le mani sinistra e destra per fare namasté, ndt), e vi equilibrate.

Ecco perché in India lo facciamo, specialmente se si vede qualcuno che è un grande ricettacolo di bhut, farete così, assolutamente (Shri Mataji ride, risate). Vedete?

Dunque, di questi due lati uno è il lato caldo, uno è il lato freddo, mentre il sattwa guna, che è il punto d’incontro, è tiepido. Il sattwa guna determina la vostra temperatura, d’accordo? Mentre questi due vi provocano o molto freddo o molto caldo.

Adesso torniamo alla sinusite. È un problema di quale lato?

Gli yogi: Di lato sinistro.

Shri Mataji: Esatto, di lato sinistro, perché vi sono tre cose nel nostro corpo. Una è – come si chiama? – bulgam[7], un’altra è la bile e la terza è il gas, o vayu. D’accordo?

Bene, il lato sinistro è Kapha: i raffreddori e tutti questi malanni sono dovuti al lato sinistro, mentre il lato destro è la bile. Il grasso è creato dal bulgam, ma questo i medici non lo sanno. Lo sapete? Quando il grasso viene riscaldato dal lato destro, allora si dissolve. E il movimento gassoso è al centro. Quando i cinque tipi di gas che sono dentro di noi si combinano tutti insieme e vengono illuminati dallo Spirito, sentite fuoriuscire la brezza fresca.

Dunque, il sentiero centrale è il prana.

Quando (il lato sinistro) è completamente surriscaldato, possono insorgere malattie come la tubercolosi e tutti questi malanni. Quando è surriscaldato, sul lato sinistro insorgono la tubercolosi e tutte queste malattie dovute ad un eccesso di calore.

Quando si surriscalda troppo (cioè quando il calore diventa più grossolano, ndt), (il calore) passa al lato destro e si contraggono malattie al fegato e tutti questi disturbi dovuti al calore sul lato destro.

Pertanto, anche il lato sinistro, pur essendo freddo, se è surriscaldato provoca malattie.

Per scoprire fino in fondo qual è la radice delle malattie all’interno del nostro corpo, a volte dobbiamo entrare nei dettagli. Dovremmo sapere di che malattia soffriamo. A volte, anche un comune raffreddore, secondo Sahaja Yoga è una malattia. Dovreste essere persone normali.

Supponiamo dunque di soffrire della malattia “terribile”, il più grande fastidio e la “benedizione” di Londra e dell’Inghilterra messe insieme: il raffreddore. Chiamatela rinite allergica, febbre giornaliera o come vi pare. (Risate)

A cosa è dovuta? Fondamentalmente è dovuta ad una minore resistenza dentro di noi, ad un deficit immunitario. La mancanza di calcio ci rende meno resistenti. Coloro che siano stati accuditi correttamente durante l’infanzia, che abbiano assunto le vitamine A e D e ricevuto buoni massaggi con olio di fegato di merluzzo o olio d’oliva e simili, e il cui corpo sia stato esposto al sole adeguatamente, soffrono meno di raffreddore.

È soprattutto un problema di Vishuddhi chakra.

La malattia si radica in coloro che non hanno fatto attenzione al proprio Vishuddhi chakra. Ma, una volta insediata, che cosa avviene realmente? Qual è la causa? Come abbiamo detto, è un problema di lato sinistro; il raffreddore è un problema di lato sinistro.

Ciò significa che il raffreddore ha qualcosa a che fare con il vostro lato emotivo; significa che c’è qualcosa che non va in voi anche da un punto di vista emotivo. Quindi indica che avete qualche problema emotivo.

Secondo Sahaja Yoga, per superare il raffreddore occorrerebbe esaminare la propria vita emotiva. Come gestite le vostre emozioni? Per esempio, non appena siete colpiti dalle emozioni vi metterete a piangere o a starnutire. [Risate, Shri Mataji ride]

Vedete, questo è un fatto! Se si tratta di ragazze si metteranno a piangere, se si tratta di uomini inizieranno a tossire o starnutire. Tossiranno senza motivo. Vedete [Shri Mataji fa finta di tossire], faranno così. [Risate, Shri Mataji ride]

Non è forse vero? Lo faranno senza necessità.

È un comportamento emotivo, forse per attrarre l’attenzione o comunque sia, per far vedere quanto siano da commiserare, sapete. È un modo per esibire la nostra penosa condizione, un modo con il quale ci mettiamo nella condizione di cercare di suscitare la pietà negli altri. Il raffreddore è dovuto, quindi, ad un nostro problema emotivo.

Dovremmo dunque capire qual è il nostro problema emotivo. Dovremmo scoprire in quale misura siamo dei “Romeo” (Shri Mataji scoppia a ridere), e quanta gioia della vita perdiamo con questo. Quando cominciate a comprendere che voi siete il vostro Romeo e siete la vostra Giulietta, la maggior parte di voi si libererà del raffreddore. Credetemi.

Si tratta di un problema di tipo emotivo, potrebbe essere relativo a vostro padre. Potrebbe trattarsi di una persona molto attaccata al proprio padre – ‘attaccata’ è il termine più appropriato – e allora si attacca anche al raffreddore.

L’attaccamento alla madre è ancora peggiore. Se qualcuno è molto attaccato alla madre, tutta la sua capacità di ragionare viene meno; se poi la madre si comporta male o fa qualcosa e il bambino si sente molto afflitto, lui piange, prende il raffreddore.

Intendo dire che per sbarazzarsi del raffreddore andrebbe abbandonato qualsiasi attaccamento del genere che vi renda sciocchi. Qualsiasi cosa vi renda stupidi, sciocchi o con un forte desiderio di qualcuno, crea problemi come il raffreddore. Specialmente per i Romeo. Poi per i bambini molto amati, i padri molto amati, le madri molto amate e, vedete, coloro per i quali la propria figlia è importante, il proprio figlio è importante. Alcuni invece, proprio non amano i figli e altri, anche se li amano, li scaricano su chiunque altro.

Quindi ci sono due tipi di persone.

Dovete rendervi conto che per i vostri figli siete semplicemente dei tutori; e per quanto riguarda i vostri atteggiamenti da Romeo, dovete semplicemente osservare la commedia del vostro Romeo, tutto qui. A questo punto subentrerà il distacco e una semplice malattia come il raffreddore, che sembra così terribile, incurabile, potrà essere curata.

Anche se io non ho sentimenti romantici, fintanto che voi avrete il raffreddore, lo avrò anch’io. Quindi vi chiedo (Shri Mataji ride) di elevarvi oltre queste cose e diventare più assennati. E il vostro atteggiamento dovrebbe essere quello di rafforzare la comprensione reciproca, l’amore reciproco e non i sentimenti romantici.

Ma peggio ancora sono i sentimenti aridi, vi spostate sul lato destro. Se in quel caso avete la gola secca, non potete neanche parlare. Improvvisamente vi accorgete… [Shri Mataji fa qualcosa che fa ridere gli yogi, forse fa finta di non riuscire a parlare] … fine. Non potete proprio parlare, perché siete disseccati.

L’altro aspetto è quando qualcuno ricorre a qualche trucco psicologico con la moglie o con il marito, come il non voler più parlare.

Vi sto parlando di un aspetto emotivo della vita: “Non le rivolgerò la parola. Non parlerò, ecco cosa farò”. Aridità. Anche questo uccide la gioia. O si esagera, o non si fa niente.

Vedete, voi o mettete una tonnellata di zucchero nel bicchiere o non lo mettete affatto. Non prenderete (a causa della tendenza ad andare agli estremi, ndt) un solo cucchiaino di zucchero, né più, né meno, per avere il piacere di un ottimo tè.

Allo stesso modo, anche nella vita non si dovrebbe prendere troppo di qualcosa e troppo poco di un’altra.

Ora, per chi è sposata, per quella persona, in particolare per le donne indiane, il marito diventa la cosa più importante, tutto il resto è zero. Donne di questo tipo sono inutili. Qui, invece ho visto uomini pazzi per le loro donne; anche per loro la vita è inutile.

Adottate dunque un atteggiamento equilibrato riguardo a tutto ciò, nel senso che in voi coesistono la persona che ama vostra moglie (ossia voi) e vostra moglie. Voi siete vostra moglie, voi siete vostro marito.

Ora, se vostra moglie, la vostra moglie terrena, non coincide esattamente con quella che avete in mente, ciò non dovrebbe turbarvi poiché quella moglie (ideale) è sempre con voi.

Una volta sviluppata questa consapevolezza, la vostra relazione – [si rivolge a qualcuno:”A proposito, ho trovato la tua lettera”] – la relazione tra marito e moglie potrà essere assolutamente perfetta. Ora, riguardo ai bambini, come ho detto …

(Arrivano dei sahaja yogi) Salve, con quale treno siete arrivati?

Yogi: Con l’ultimo (tutti ridono).

Shri Mataji: Era davvero l’ultimo! Avete mangiato?

Yogi: Qualcosa, entrambi.

Shri Mataji: Davvero? Dove?

Yogi: A Winchester.

Shri Mataji: Tu però stavi dicendo qualcos’altro. Dove? Insomma, se stavate dicendo la verità, direte la stessa cosa! (Risate, Shri Mataji ride)

Yogi: Abbiamo mangiato del pollo al negozio di Fish & chips.

Shri Mataji: Bene, c’è del cibo se volete. Prego, mangiate. Andate. Prendete qualcosa, è tardissimo, che mangino qualcosa, su, che mangino. Tu lo sai? Chi lo sa? È un’idea migliore. Buona idea, allora offriteglielo, per favore. Quando ho detto che potevate venire, stavamo proprio sentendo la vostra mancanza.

Sì, benissimo, molto fresco e buono. Vediamo. Andate a mangiare, tutti e due. Marcus (?) è bravissimo. Dio vi benedica.

Andate a mangiare e poi venite qui.

Sto trattando l’argomento in modo così leggero per farvi capire che il matrimonio non è un problema serio (risate), a patto che teniate per voi il vostro ideale (di coniuge, ndt) e non cerchiate di imporlo a vostra moglie, o la moglie al marito.

Lasciate che la moglie sia una moglie e il marito un marito. La moglie non dovrebbe diventare il marito ed il marito non dovrebbe diventare la moglie. Se ciò avverrà non saprò come correggerlo, perché se accadrà sarà qualcosa di assurdo.

Ora, la cosa principale da sapere in merito è che vi siete sposati per avere figli, e non per essere ancora dei Romeo e Giulietta.

È meglio che abbiate figli, e i bambini che nasceranno ai sahaja yogi saranno anime realizzate, una straordinaria fonte di energia. Ecco perché vi sposate, ecco perché avrete figli. Poi prendetevi cura dei vostri bambini con rispetto, con riguardo, non viziateli e fate in modo che sviluppino l’amore di Sahaja Yoga.

Bene, abbiamo iniziato questo (argomento) con il nostro Hamsa chakra.

Ora, vedete, l’Hamsa chakra rappresenta il lato sinistro e il lato destro in voi. Il lato sinistro è la donna, il lato destro l’uomo, ed essi si incontrano a livello dell’Hamsa. Questo è dunque il luogo dell’unione dei vostri (canali) sinistro e destro. Se non vi è equilibrio tra i due, nasce un problema. Essi devono essere paritari, ma non sono simili: la sinistra è la sinistra e la destra è la destra.

La destra deve stare sul lato destro e la sinistra su quello sinistro. E quando giungono qui si uniscono, e in questo punto si deve comprendere che, qualunque sia la funzione di una moglie, lei dovrebbe svolgere prima di tutto quella, e qualunque sia la funzione del marito, lui dovrebbe svolgere per prima cosa quella.

In quel caso le funzioni secondarie della vita possono essere comprese e condivise. Non è però possibile che la moglie vada a lavorare ed il marito si metta a fare figli, non si può (risate); è il contrario.

Quindi, qualunque sia il lavoro, è molto importante. Credo che essere una madre sia il lavoro più importante. Se oggi non aveste avuto una Madre, quale Padre avrebbe svolto questo compito? Ditemi quale. Riuscite a pensare a qualcuno?

Potrà anche esserci il Padre nei cieli; ma un Padre su questa terra, a lavorare con tutti i sahaja yogi, fatemi vedere dov’è. Chiamate uno qualsiasi di questi Padri seduti comodamente in cielo a guardare l’intero spettacolo.

Ma chi farà il lavoro? (Risate)

Lavare i panni sporchi e tutti i pannolini ed altro, lo fa la madre; lei lo fa con amore, attenzione e cura. È lei che sa come allevare i figli: è compito della madre.

Pertanto, il compito di una madre può svolgerlo la Madre, mentre il Padre può starsene tranquillamente seduto nei cieli. Tutti i ringraziamenti vanno al Padre, mentre la Madre (Shri Mataji ride) è qui a svolgere un lavoro ingrato.

Va bene, non importa. È così, pertanto andrebbe accettato, qualunque possa essere la situazione, qualunque possa essere la condizione.

Ora, a livello dell’Hamsa chakra, occorre comprendere che vanno equilibrate entrambe le nadi, la sinistra e la destra.

Per equilibrarle, il modo migliore è fare qualche respirazione, inspirando con una narice, trattenendo l’aria per un po’ e poi espirando dall’altra narice.

Poi inspirate di nuovo da questa narice, trattenete il respiro per un po’ ed espirate. Ma va fatto molto lentamente, senza fretta, senza esagerare. Solo tre volte.

La miglior cosa, come vi ho detto, è il “neti[8]”.

Se non avete un neti, ho visto che anche quegli inalatori che adoperate voi, sono molto buoni.

Si riempie d’acqua il “neti” che vi ho dato fin sotto il beccuccio, si mettono due, tre gocce di una di quelle sostanze che utilizzate per le inalazioni, si inserisce il beccuccio in una sola narice mentre con l’altra narice si inspira e l’acqua sale. Allora potete far arrivare l’acqua qui [all’Hamsa, ndt], essa sale e lo libera.

È un’ottima cosa. Se lo farete ogni sera prima di coricarvi, nel giro di tre, quattro giorni vi libererete completamente.

Comunque la cosa principale è che (il raffreddore) viene a causa degli squilibri del nostro temperamento. Un uomo è un uomo, una donna è una donna. Bene. Se la donna si mette a dominare l’uomo, o l’uomo a dominare la donna, l’equilibrio è infranto. Quando capirete che la donna è molto importante…

Senza una donna non avreste potuto essere qui. Capito? Senza una Donna non potreste essere realizzati.

L’uomo è molto importante perché la donna non avrebbe significato senza l’uomo. La Shakti non ha significato senza Dio: per chi sta lavorando Lei? Per chi sta facendo tutto questo? Perché Dio sia soddisfatto. Se non ci fosse nessuno ad osservare il lavoro, perché dovrebbe farlo?

Entrambi hanno quindi un grande significato. E, se comprendete che entrambe le personalità (maschile e femminile) dentro di noi sono equilibrate, comprese, rispettate in base ai propri ruoli corretti, condivise e coordinate in base ad una comprensione corretta, al rispetto e all’amore, il vostro Hamsa si sistemerà. Vi sentirete meglio.

Dovete dunque correggere le idee che avete sul matrimonio, sulle donne, sugli uomini, su voi stessi.

Questo è fondamentale in quanto è una cosa molto significativa a livello emotivo; e se il lato sinistro è debole, tutti coloro che hanno il lato sinistro debole prendono il raffreddore.

E tutto questo ha a che fare con il vostro… – si dice bulgam, vero? Come si chiama?

Gli yogi: Flemma.

Shri Mataji: Flemma, con il flemma, il flemma. Ha a che fare con il vostro flemma[9].

Il lato emotivo deve dunque essere adeguatamente nutrito e curato, e ci si deve rendere conto che la propria dignità è la cosa più importante. Tutto ciò che è privo di dignità non è amore, (poiché) l’amore è molto dignitoso. E se manterrete la vostra dignità, sarete stupefatti di come sarete in grado di risolvere certi problemi.

Ora, vi farò ancora una domanda. Vediamo, in quanti avete risposto alle domande? Avete risposto molto bene alla maggior parte di esse.

Adesso vi farò un’altra domanda, molto semplice, non così difficile.

Qual è la differenza tra un badha (lett. ostacolo) ed un bhut? Come fate a riconoscere un ostacolo e un bhut?

Yogi: Un bhut si sposta.

Shri Mataji: Hm?

Yogi: Un bhut si sposta.

Shri Mataji: Hm. E un badha?

Yogi: Sta fermo. Il badha è circoscritto, è un blocco in un punto.

Shri Mataji: È giusto, quello che hai detto è corretto, ma non del tutto preciso. È così, vi dico, è corretto. Intendo che lui ha dato la risposta corretta ma non del tutto precisa.

Anche il badha si muove e vi spiego come.

Il badha si trova sempre nei centri o negli organi. Per esempio, se si trova nel fegato, questo badha può spostarsi al centro (del Nabhi, ndt) per poi cominciare a spostarsi da qui a lì non appena la Kundalini si muoverà; d’accordo?

Il badha, però, non si muove in modo arbitrario: si muove a seconda di come voi fate muovere la Kundalini. Badha significa ostacolo, capite?

Un bhut invece si muove in modo arbitrario: un momento sarà qui, un momento sarà lì. Si muoverà su questo lato, si muoverà su quel lato. Andrà nel cuore destro, poi nel cuore sinistro. Se si tratta di un comportamento arbitrario, ossia non controllato dal movimento delle vostre dita reso efficace dal risveglio della Kundalini, dovete sapere che è un bhut; chiaro?

Ora cercate di capire ciò che vi sto dicendo in modo inconfutabile: uno è arbitrario, agisce da solo, mentre l’altro è sotto il vostro controllo, siete voi che lo rimuovete.

Si può dire, ad esempio, che se c’è un grumo nell’organismo potrà cominciare a spostarsi con il flusso sanguigno, diciamo, o grazie ad una pressione che agisce su di esso, ma non può farlo da solo. Se invece, c’è un verme, un verme vivo, allora esso si muoverà da solo.

Quindi, l’ultima domanda è: come fate a gestire badha e bhut? Come neutralizzerete i bhut di altre persone senza restarne coinvolti? Altrimenti, chi deve essere liberato dai bhut introdurrà tre bhut dentro di voi e cinque dentro gli altri (risate, Shri Mataji ride).

Ho visto spesso che vengono a dirmi: “Madre, quella persona è posseduta”. Bene. Però lo sono anche loro! (Risate generali). E come ve ne liberate? Forza.

Yogi: Si può lanciare il bhut in una candela.

Shri Mataji: Come?

Yogi: Si può lanciare il bhut in una candela.

Shri Mataji: Come?

Sahaja Yogini: …bandhan…

Shri Mataji: Bandhan? No.

Yogini: No, come prima cosa, e poi un limone?

Shri Mataji: No, prima, prima ovviamente, voi siete… ma…

Yogini: E poi un limone?

Yogi: Si può gettare il bhut in una candela.

Shri Mataji: Come?

Yogi: Gettarlo nella luce di una candela.

Shri Mataji: Ma io parlo di uno vero. Uno così non teme nemmeno la candela.

Yogini: Un limone. Un limone?

Shri Mataji: Come?

Yogini 2: Dire il mantra a Mukti Devi.

Shri Mataji: Come?

Yogi: … (Non chiaro).

Yogini 2: No, Mukti Devi.

Yogini 3: Il “Padre Nostro”.

Shri Mataji: Non esiste un unico metodo valido per tutti i casi. Capito? Tutte le risposte sono corrette, ma non sono complete. Ci sono modi e modalità a seconda dei diversi bhut [Shri Mataji parla con una yogini in marathi, poi riprende in inglese]. Anch’io. Stanno cercando di risolvere i problemi, ma lei ha detto che è piuttosto difficile.

Yogini: Sparargli (risate).

Shri Mataji: Ebbene, come prima cosa, osservate una persona posseduta. Se siete sicuri che sia posseduta, allora farete così, sapete (risate). Assumete un aspetto – dovete assumere un aspetto poiché dovete combattere il bhut – assumete un aspetto aggressivo.

Yogi: Karate.

Shri Mataji: Come?

Yogi: Karate.

Shri Mataji: Che cosa?

Yogi: Il karate di Tony (sahaja yogi, soprannominato Cooly).

Shri Mataji: Sì, il karate, qualcosa di simile. Insomma, così interiormente diventate superiori a quella entità. In caso contrario, se la affrontate così… (forse in tono remissivo, ndt; risate, Shri Mataji ride), dopo qualche tempo… (forse mima un atteggiamento ancora più remissivo; altre risate).

Affrontate dunque con grande forza quella persona. Fate un bandhan e poi dite: “Adesso siediti”. Parlatele in questo modo, non andate a dirle: “Prego, accomodati”, perché il bhut verrà ad accomodarsi dentro di voi (risate). Dite proprio (in modo perentorio): “Ora siediti”. Bene. Dovete parlare mostrando di non transigere su questo. Nessun compromesso.

Poi, dopo esservi dati un bandhan, rivolgete a quella persona varie domande per verificare che tipo di bhut potrebbe essere. Questo è il modo migliore. Innanzitutto domandate a quella persona se è stata da qualche guru. Ormai ne conoscete almeno sedici, e sapete anche come rimuoverli. Quindi scoprite da quale bhut è stata.

Se si tratta di un guru, chiedetele se ancora crede in quel guru. Se è così, non abbiate nessun rapporto con quella persona. Non ne avete motivo. Dite: “Mi dispiace, signore”. Anzi, nemmeno “mi dispiace”, dite invece: “La prego di andarsene”. Se dite “mi dispiace”, il bhut entrerà (in voi). Non dovreste usare nessuna parola invitante (Shri Mataji ride): Dite semplicemente: “Va bene, basta” e allontanatevi da quella persona.

Ma nel caso in cui vi dica: “Sono posseduto, so di essere nei guai, ho questo problema” e via dicendo, allora domandategli: “Qual è il nome del tuo guru? Qual è il mantra che hai ricevuto (dal guru)? Per quanti anni ci sei stato?”.

Fate queste domande. Se la persona è sincera e ve lo dirà, saprete esattamente dov’è il mantra (qual è il chakra danneggiato dal mantra negativo, ndt), ciò che le è successo, qual è il centro (bloccato).

Se si tratta di un (problema dovuto ad un falso) guru, allora (il bhut) deve essere nel Void. Se è nel Void, dite alla persona di recitare il mantra dell’Adi Guru. Oppure ditele di chiedere alla fotografia: “Madre, sei Tu il vero… [Guru, ndt]?”. Tenete la fotografia davanti al vostro viso come una maschera, se possibile. Evitate di esporvi voi, ma date a quella persona la mia fotografia. Dite: “Adesso rivolgi la domanda a questa fotografia”.

Se la persona fa la domanda, la Kundalini inizierà a fare così [Shri Mataji emette un suono simile a “gragal, gragal”], anche lei la sentirà lì mentre sale gorgogliando. Poi, dopo che avrà fatto la domanda dovreste chiederle di dire: “Tu sei il Guru”.

Se la persona è posseduta da un guru e conoscete il nome del guru, allora saprete il mantra (da dire in quel caso). Mentre lui fa tutte queste cose, voi ripetete continuamente Narakasura Mardini o Mahishasura Mardini o qualsiasi cosa dobbiate recitare. Oppure Sarva-asura Mardini.

Per i (problemi provocati dai falsi) guru la cosa migliore è il sale, il sale vibrato: date da bere a quella persona dell’acqua con un po’ di sale vibrato. Non è facile liberarsi del guru, quindi ditele molto fermamente che quello è uno dei più orribili che abbiate mai conosciuto e che pertanto deve lavorare con grandissimo impegno per liberarsene.

Datele il sale, datele tutto questo, fateglielo fare. E non abbiate fretta. Ditele che ci vorrà del tempo, che andrà tutto bene; spiegatele quali problemi ha avuto la gente a causa di questo, e che dovrà lavorare sodo.

Questo è uno dei tipi di bhut in cui vi imbatterete. Vedrete che i bhut dei guru richiedono tempo, sono difficilissimi e possono attaccarvi; può essere molto pericoloso.

Ma mettiamo che qualcuno diventi cieco a causa di un bhut: gli occhi sono aperti ma costui è cieco. È assolutamente certo che è cieco a causa di un bhut. Sono possibili due tipi di cecità.

Lo Swadishthan sinistro è bloccato e noterete che è dovuto ad un bhut. Ma potrebbe anche trattarsi di un blocco allo Swadishthan sinistro, e che la cecità sia dovuta al diabete. Potrebbe essere una combinazione di entrambe le cose, quindi chiedete alla persona se ha il diabete o no. Se non ha il diabete, allora si tratta senza dubbio di un bhut.

Ora, che cosa fate per eliminare questo tipo di bhut?

Yogi: Utilizzare una candela accesa.

Shri Mataji: Non solo la candela, non funzionerà. Prendete le mie mani, una fotografia solo delle mani – avete fotografie delle mie mani – e poneteci davanti una candela.

Tutte queste fotografie (di parti) separate (del corpo di Shri Mataji) che avete, hanno un significato. Quindi prendete la candela e dietro metteteci le mie mani, e domandate alla persona di guardare la fiamma, se riesce a vederne la luce. Poco a poco, vi stupirete, inizierà a vederla. Questo è il metodo da usare.

Vedete, in Sahaja Yoga è necessario anche essere precisi, proprio come le leggi inglesi. Se siete perfettamente precisi, funzionerà, ma se non lo siete proverete questo e quello, e non funzionerà. Ma se avete una fotografia delle mie mani, dovreste chiedere alla persona di guardarla.

Guardando la luce, a poco a poco inizierà a vedere le mani e poi, gradualmente, guarirà.

Ho visto una persona riacquistare la vista nel giro di dieci minuti.

Ma in circostanze del genere, se lo Swadishthana sinistro è bloccato, se non c’è diabete e gli occhi sono aperti, allora si tratta sicuramente di un bhut, nient’altro.

Alcune persone potrebbero anche dire: “Questa ragazza ha perso la vista perché c’è stato un incendio nella sua casa”. Ma lei si è spaventata e i bhut si sono installati qui facendola diventare cieca. Le due cose sono collegate. In realtà gli occhi non possono rimanere aperti se sono bruciati.

Quindi, se gli occhi sono aperti e, a guardarli, assolutamente normali, ma la persona non riesce a vedere, non c’è la luce (negli occhi), significa che c’è un bhut. Queste cose si possono dunque fare molto facilmente.

Yogini: (in hindi) Come si fa? (Segue una breve conversazione in hindi).

Shri Mataji: Una fotografia come questa, e la candela di fronte. Migliorerà anche la vostra vista. Andrebbero usate le mie mani, sono ottime per gli occhi. Le mie mani vanno molto bene per i vostri occhi: se potete guardarle attraverso una candela, faranno molto bene ai vostri occhi.

E a cosa fanno bene i miei piedi? La fotografia dei Piedi, a cosa fa bene?

Yogi: All’Agnya.

Altro Yogi: Al Sahasrara?

Yogi: No.

Shri Mataji: Come?

Yogi: All’Agnya.

Shri Mataji: Va molto bene per l’ego; ed anche per il super-ego. I miei piedi vanno molto bene per le persone affette da problemi di ego o super-ego, perché sono molto grossolane e i piedi risolvono questo problema. Dunque, usate i miei piedi.

Se vedono il mio volto, l’ego entra in azione: “Questo volto è così ma dovrebbe essere cosà”, e via dicendo. Il super-ego potrebbe dare problemi, anche il sopra-conscio vi darà problemi; ma i (miei) piedi, anche se siete nel sopra-conscio, li correggeranno.

I (miei) piedi non sono soltanto molto potenti, ma arrivano al vostro livello più grossolano. Vale per qualsiasi tipo di persona.

Prendiamo un ubriacone e tutte le brutture di cui si parla, un criminale, individui del genere: semplicemente guardando i miei piedi, si correggerà. Con lui il (mio) viso non funzionerà.

Il (mio) viso è per i ricercatori. Ma per tutti coloro che sono proprio incorreggibili, i piedi sono la cosa migliore. Per coloro che hanno un ego esagerato, un super-ego esagerato, eccessivo, i piedi sono fondamentali.

Anche voi ogni tanto guardate i miei piedi, è un ottimo metodo, un ottimo esercizio. Guardate i miei piedi per liberarvi della vostra grossolanità. Voi guardate solo con gli occhi. Come farete a guardare con il Sahasrara? (Shri Mataji ride, risate)

Ma si può vedere anche con il Sahasrara[10]. Guardate, guardate semplicemente. Guardate.

Gavin: Madre, pensa che se usassimo i Suoi piedi nella foto della pubblicità sui giornali, avremmo più gente?

Shri Mataji: Oh, sarebbe un’idea migliore.

Gavin: Ci proveremo.

Shri Mataji: Ma, vedete, non lo so… [Risate] Provate, è un’ottima idea. Abbiamo provato a mettere (la foto dei) miei piedi sui miei libri e tutto il resto; abbiamo provato a metterli su tante cose. Gli indiani lo capiscono.

Yogi: Crede che capirebbero negli Stati Uniti?

Shri Mataji: Come?

Yogi: Crede che capirebbero negli Stati Uniti?

Shri Mataji: Che cosa?

Gavin: Non occorre citare il Suo nome nello stesso (annuncio).

Shri Mataji: Mettete solo i miei piedi.

Gavin: Lasceremo semplicemente che agiscano. Diremo che è per Sahaja Yoga, non diremo di Chi sono i Piedi.

Shri Mataji: Provateci, è un’ottima cosa, sono straordinari. Osservate come reagiscono tutte le candele. Vedete?

[Shri Mataji parla in hindi]

[Alcuni yogi iniziano a massaggiare i piedi di Shri Mataji]

Ha! Vedi? Adesso massaggialo tutto.  Così è poco. Massaggialo. Senti. Massaggia forte. Bala? Vediamo.

[Shri Mataji parla in hindi]

Vedete? Da mettere sui piedi. Sì, vieni a portarlo qui. Vorrei darlo a lui lì, bene, daglielo lì così potrà farlo meglio.

[Shri Mataji parla in hindi]

Hm! Guardate il suo viso (risate). Adesso dai la possibilità anche gli altri.

Dio ti benedica.

Vieni.

Anche tu massaggia il secondo (piede).

Per favore, Ray, fallo.

[Fine della registrazione audio]


[1] Alcuni punti di questo interessantissimo discorso sono di difficile comprensione perché ne esiste solo la versione audio, mentre Shri Mataji spiega alcuni passaggi con gesti e indicazioni.

[2] Nei Vangeli secondo Luca e Giovanni, le due sorelle Marta e Maria (sorelle di Lazzaro) di Betania, villaggio vicino a Gerusalemme, accolgono Gesù in casa, ma mentre Marta si occupa delle faccende domestiche, Maria si siede ad ascoltare la parola di Gesù. Marta se ne lamenta con Gesù, ma questi le risponde: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è quella necessaria. Maria si è scelta la parte migliore, e questa non le sarà tolta».

[3] Verso della Bhagavad Gita il cui significato è all’incirca: “Il Sé è soddisfatto soltanto del Sé”.

[4] Green significa verde.

[5] Mastermind o Master Mind è un gioco da tavolo astratto di crittoanalisi per due giocatori, in cui un giocatore, il “decodificatore”, deve indovinare il codice segreto composto dal suo avversario, detto “codificatore”.

Inoltre Mastermind è anche il titolo di un gioco a quiz televisivo inglese. Il suo ideatore, Bill Wright, ha tratto ispirazione dalla propria esperienza personale degli interrogatori subiti dalla Gestapo durante la Seconda Guerra Mondiale. Il gioco, celebre soprattutto negli anni Settanta e Ottanta, aveva una ambientazione sinistra e prevedeva ardue domande.

[6] Una interessante interpretazione delle tecniche da parte di un sahaja yogi: “Il lato sinistro soffre il freddo, ma a volte vi si installa della negatività, per così dire, a basso voltaggio: è il calore del lato sinistro. Così, se si lavora il lato sinistro solo per compensare il freddo, bisogna inviargli del calore, e si fa con la mano destra (sinistra verso la candela a prendere calore, destra sul chakra). Se invece bisogna liberarlo dal calore della negatività, allora teoricamente occorrerebbe poggiare la mano sinistra sulla parte, in modo che risucchi il calore a basso voltaggio, e indirizzare la destra verso il fuoco o altrove (ad es. fuori dalla finestra). Questo però Madre non lo specifica. Il lato destro invece soffre per il caldo, quindi, se bisogna semplicemente compensarlo, si poggerà la mano sinistra sul chakra (ad es. il fegato). Se invece c’è della negatività, allora questa produrrà un calore, diciamo così, ad alto voltaggio. Per eliminare questo calore, dovrebbe essere ancora la sinistra che viene poggiata sulla parte, in modo da risucchiarlo, mentre la destra va indirizzata o fuori dalla finestra, o anche verso il fuoco. In questo caso il fuoco viene usato per pulire il lato destro, ma non direttamente sulla parte. Invece per il lato sinistro la fiamma della candela si può avvicinare direttamente al chakra”.

[7] Significa flemma, come dirà più avanti Shri Mataji. Negli antichi trattati di medicina, uno dei quattro umori fondamentali del corpo, considerato causa della debolezza e della pigrizia.

[8] Jala Neti (lavaggio del naso) efficace tecnica yogica per eliminare in breve tempo impurità e tossine, liberando e pulendo completamente le vie respiratorie. Un aiuto contro raffreddori, sinusiti, nevralgie, cefalee e riniti allergiche. Per praticare il Jala Neti servono poche cose: acqua potabile, sale e una Lota Neti, un recipiente simile a una teiera. Si riempie con acqua tiepida e salata (acqua a 37°, soluzione idrosalina all’1%). Si introduce il beccuccio in una narice, piegando la testa lateralmente. L’acqua scorre all’interno della narice e fuoriesce dall’altra per forza di gravità, mentre si respira con la bocca. Tale procedimento deve essere ripetuto anche per l’altra narice.

[9] Flegma in medicina è il muco denso che viene prodotto dalle mucose all’interno delle vie respiratorie. Chiamato anche flemma, è uno dei costituenti fondamentali degli organismi secondo la concezione ippocratica della Teoria umorale: l’umore freddo proveniente dal cervello; la sua preponderanza sugli altri tre umori (sangue, bile gialla e bile nera) avrebbe causato il temperamento flemmatico.

[10] Nel 1985 a Vienna, il giorno precedente l’Anniversario dell’apertura del Sahasrara, Shri Mataji è tornata a parlare della possibilità di ‘vedere’ attraverso il Sahasrara, proponendo anche un esercizio. Vedi il discorso intitolato “Stabilizzare lo stato di Nirvikalpa”, 4 maggio 1985.