Discorso ai sahaja yogi, Dedizione e Devozione

London (Inghilterra)

1982-08-06 Importance of Dedication and Devotion, Nightingale Lane ashram, London, DP-RAW, 119' Download subtitles: EN,ES,FR,PL,PT,TRView subtitles: Add subtitles:
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S H R I   M A T A J I   N I R M A L A   D E V I

Dedizione e Devozione

Discorso ai sahaja yogi

Nirmala Palace, Londra (G.B.), 6 Agosto 1982


L’altro giorno vi ho parlato dell’importanza della dedizione in Sahaja Yoga e della devozione che si dovrebbe avere.

In realtà, quando siamo vicini ad una montagna, non possiamo vederla nella sua interezza. Perciò non ci rendiamo conto della grandezza, dell’imponenza di ciò che ci sta di fronte. Questa è una delle illusioni che agiscono su coloro che, a livello mentale, non capiscono cosa stiano facendo, dove si trovino, che cosa abbiano trovato, che cosa sia la realizzazione del sé e quale sia la sua importanza; quanto debbano crescere, perché siano stati scelti, quale sia lo scopo della loro vita; quanto siano già cresciuti, e fino a che punto riescano a capire. Tutte queste cose sono oltre la comprensione, e si resta sbalorditi. In realtà, non ci si rende conto di che cosa è accaduto quando si è ottenuta la realizzazione.

Ecco perché comprendere ciò è possibile soltanto se riuscite a capire come mettere in pratica la dedizione e la devozione. Se volete analizzare tutto in base alla vostra razionalità, rimanete completamente esterrefatti. È troppo oltre la vostra capacità di comprendere, è fantastico, è troppo. È realmente oltre la vostra comprensione. Adesso pensate: avete ottenuto la realizzazione. Avreste mai immaginato di poter ottenere, nel corso della vostra vita, la realizzazione del sé? Se qualcuno ve lo avesse detto, non ci avreste mai creduto, perché come è possibile ottenere la realizzazione su questa Terra? Ovviamente eravate ricercatori, perché vi dicevano che occorre ricercare e anche voi ne sentivate la necessità; però non avreste mai pensato che potesse concretizzarsi così, che avreste ottenuto la realizzazione. Dopo aver ricevuto la realizzazione, poi, non riuscivate ad avere la percezione di cosa fosse. È come se vi avessero lasciato cadere nell’oceano senza che vi rendeste conto delle sue dimensioni, fino a che punto vi foste spinti, di cosa fosse, dove ci trovassimo, quale fosse il nostro scopo. In aggiunta a tutto questo caos, si diventa senza pensieri! Quindi non si può nemmeno scoprire razionalmente di che cosa si tratti.

L’immensità di questa esperienza, la gloria dell’avvento di vostra Madre, il prezioso dono della realizzazione del sé, niente di tutto ciò può essere compreso a livello razionale. Cercate di pensarci: che cosa avete ottenuto? Potete misurarlo con il vostro intelletto? Riuscite a capire che cosa è avvenuto? No, non ci riuscite, perché la razionalità non può darvi l’idea della dimensione in cui siete entrati. Anzi, la razionalità va in crisi. Ora non resta più razionalità nemmeno per esprimere cosa stavate cercando e dove siete arrivati.

Il solo metodo che avete adesso, l’unica possibilità che vi resta, in quanto gocce che sono diventate l’oceano, è dissolvervi maggiormente in esso, così da sentire quanto meno questo oceano, e comunicare con le altre gocce in modo tale da conoscere il tutto attraverso tutte loro.

La prima cosa quindi è la completa devozione. È molto importante. Soltanto in questa vita è così importante, perché avete ricevuto la realizzazione. Se non l’aveste avuta, potevate essere anime mormoranti, va bene; persone immature, passi; che non si comportano molto bene, d’accordo. Questo può essere perdonato, quest’altro può essere perdonato, ogni cosa viene perdonata.

A ben guardare, tutti pensano: “Madre ci perdona”. Ma non è questo il punto. Io perdono perché è nella mia natura. Ma voi non datelo per scontato. Accettando questo perdono, danneggiate voi stessi. Se pensate sempre: “Oh, Madre, tu sei così clemente, per favore, perdonami”… Voi siete già perdonati; nel momento stesso in cui mi chiamate Madre, siete perdonati. Ma qual è il vantaggio? Non ne ricavate nessun vantaggio, siete voi a rimetterci. Se riuscite a capirlo almeno razionalmente, comprenderete cos’è la devozione. Nella devozione di Sahaja Yoga occorre, innanzitutto, capire che le cose che avvengono in Sahaja Yoga, che avete visto in Sahaja Yoga, trascendono la vostra mente. Sono assolutamente oltre la concezione umana; perciò non discutetene a livello umano, non parlatene. Potete però parlarne a livello collettivo.

E quando raggiungete il livello collettivo, dovete capire che il vostro rapporto con me si stabilizza maggiormente, si stabilizza meglio,  se voi instaurate rapporti con gli altri in modo molto collettivo ed omogeneo.

Come vi ho già detto, la goccia diventa l’oceano, e deve diventarlo dissolvendo la sua identità di goccia insieme a tutte le altre. E tutte le gocce, abbandonando la loro identità separata, infine diventano l’oceano. Notiamo quindi che la devozione ha due aspetti: quello reciproco fra voi e quello verso vostra Madre.

In Sahaja Yoga, tutto quello che io posso vedere, voi non potete vederlo. Vi è stato dimostrato, o no? Volete forse altre prove? È assodato che Madre vede molto oltre noi, e tutto ciò che Lei vede, accade. Chiunque provi a giocare dei trucchi a Madre, in realtà, li sta giocando a se stesso. Qualunque trucco cerchiate di giocarmi, o se pensate che poiché Madre è molto indulgente ci perdonerà, in realtà state facendo del male a voi stessi, è dannoso per voi.

Molte persone diranno: “È il mio Swadishthan sinistro”. Qualcuno dirà: “Ero posseduto, avevo un bhut”. Qualcuno addosserà la colpa a qualcos’altro. A chiunque addossiate la colpa, chi vi sta chiedendo una spiegazione? Siete solo voi che ve lo chiedete. Non state affrontando voi stessi.

Avere devozione per me significa, in realtà, affrontare voi stessi. Prima di tutto, affrontate voi stessi e osservate da soli cosa state facendo. Siete voi il vostro nemico; nessun altro lo è, di sicuro non vostra Madre. Lei non è vostra nemica, in nessun modo. Nemmeno i bhut sono vostri nemici, perché se non glielo permettete non possono esistere. Nessuna persona malvagia è vostra nemica, perché non può avere nessuna efficacia se siete persone spirituali. Ora è dunque assodato che siete voi il vostro nemico. L’unico modo per sbarazzarvi di questo nemico, è avere dedizione.

Supponiamo che diciate di avere fede in Madre o in Dio: vi aggrappate a questo, giusto? State quindi rifiutando qualcos’altro. Ma questa presa deve essere molto salda. Nel momento in cui state per annegare, vi metterete forse a razionalizzare se sia giusto o meno afferrare la mano della persona che vuole salvarvi? No, l’afferrerete molto forte. L’afferrerete fortissimo, con tutta la vostra forza, con piena fiducia, pensando: “In un modo o nell’altro, salvami!”. Analogamente, dentro di noi dovremmo sentire: “Io sto andando giù a causa di me stesso. E se devo essere salvato, devo immergermi assolutamente e completamente in Sahaja Yoga, devo assolutamente divenire uno con esso, solo allora sarò salvato”.

Perché a questo livello, quando siete anime realizzate di più alto calibro, il passo successivo, come vi stavo dicendo, è la devozione. Tutto il resto deve essere secondario, in queste circostanze. Se la vostra priorità e la vostra attenzione sono ancora sulle altre cose, non potete spiccare il secondo salto. Il primo salto lo avete già fatto, avete ricevuto la realizzazione. Ma per passare dal primo al secondo – avete lavorato sodo, siete arrivati al secondo passo – al momento del secondo passo dovete affrontarvi. Non dovreste sentirvi disgustati da voi stessi, né scoraggiati, niente di tutto questo; ma trattatevi come un’entità separata.

In realtà la dedizione si sta rivolgendo verso voi stessi e attende con ansia che emerga la personalità divina in voi. Nel momento in cui si manifesterà in voi la personalità divina, non ci saranno problemi di devozione. Diverrete semplicemente uno con essa e comincerete a gioirne.

Ma la cosa peggiore è la razionalità, che vi gioca dei trucchi, che vi impedisce di comprendere che, qualsiasi tipo di vita abbiate condotto finora, è stata una vita a livello molto materiale, grossolano. Ne siete usciti, siete cresciuti, vi siete innalzati. Adesso, per sbocciare, per divenire fragranti, dovete abbandonare la razionalità. È un obbligo.

Cercate di evitare la razionalità, cercate di evitare discussioni e dare spiegazioni. Ancora adesso a volte noto che i sahaja yogi danno spiegazioni psicologiche: “(Questa donna) potrebbe sentirsi insicura, Madre”. Questa è una cosa tipica che si legge nei libri: “Qualcuno fa certe cose a causa dell’insicurezza”. Ma ora in Sahaja Yoga abbiamo visto che la maggior parte dei cosiddetti insicuri sono, in realtà, le persone più aggressive. Giocano trucchi agli altri, rovinano loro la vita e ne gioiscono. Sono le persone più sadiche in assoluto. Abbiamo visto queste persone, è così che ingannano se stessi.

Prima di tutto dovete comprendere che non dovete giocare trucchi a voi stessi. Perché volete ingannarvi? Dovete essere il vostro Sé, tutto qui. Non dovremmo essere i nostri nemici. Lo siamo forse?

Quando comincerete ad affrontare voi stessi, vi piacerete. Non vi sentirete disgustati. Perché è del vostro Sé che sto parlando, che è glorioso, splendido, senza macchia (kalanka), assolutamente distaccato. Ma prima di tutto la vostra attenzione deve accettare che: “Questo distacco è la mia vita. Io sono una personalità diversa. Il distacco è il mio nutrimento”. Distaccatevi.

Un signore venne a trovarmi a casa. Io avevo una bellissima lampada che gli piaceva. Gli dissi che poteva prenderla. Ne fu molto sorpreso. Sua moglie mi telefonò: “Come è possibile? Come ha potuto dar via una lampada così bella?”. Ed io dissi: “Che c’è di strano? La porterò forse con me quando morirò? Verrà con me? Pensaci razionalmente: se a lui piace, che se la prenda. Io ho tante lampade in casa, se anche ne prende una, che importa?”. Lei rispose: “Ma vede, io ho chiesto a mio marito: se tu avessi avuto una lampada così, l’avresti donata a lei? E lui ha detto di no, che non l’avrebbe fatto assolutamente.” È stato molto onesto, ha detto che non l’avrebbe fatto. Ma ancora non riesco a capire, perché no?. Dunque, sappiate che fino alla fine ci attacchiamo a cose molto piccole.

Sapete che anche una piccola spilla riesce a tenere su tutto il sari. Si riesce a tenere su tutto il sari anche con una piccola spilla. Si può tenere su tutto con una spillina. Tutte queste piccole spille, che rappresentano gli attaccamenti, devono essere rifiutate, occorre liberarsene.

Osservate voi stessi: “Ah, è il mio signor ego! Bene, adesso retrocedi: fammi vedere come te ne torni indietro”. Osservate tutte queste cose. Dovreste osservare voi stessi come in un gioco e, poi, giocare scherzi al vostro ego e superego. In realtà sono loro che fanno dei trucchi con voi, ma una volta che diventate maestri, siete voi a giocare loro degli scherzi.

L’ho notato molte volte: parlo di tante cose e, dopo un po’ di tempo, anche la gente comincia a parlarne. Dopo un mese o due, viene fuori sulla base di prove scientifiche o cose del genere. Avete visto che è successo molte volte. Quando io dico qualcosa, sono sicura di ciò che dico. Non dico mai nulla che non sia la verità. So di dire solo la verità.

Ma non mi pongo domande per scoprire se sia o meno la verità. Non leggo un libro per scoprirlo. Non chiedo a voi. Ho fiducia in me stessa, piena fiducia. Qualsiasi cosa io dica è la verità, so per certo che tutto ciò che dico si rivela essere la verità. Ma non è il vostro caso. Non è il vostro caso, che qualunque cosa diciate sia la verità. Quindi, prima di tutto dovete stabilizzare quello stato in cui tutto ciò che dite sarà la verità. Ma come fare? La vostra lingua dovrebbe essere tale che qualunque cosa diciate sia la verità, che alla fine si riveli essere la verità. Ecco perché dovreste avere dedizione.

Ma che tipo di dedizione? Perché dovrei dire bugie? Non c’è nessun bisogno di dire bugie. Anche se io le dico, nel mio caso diventeranno la verità, sono bugie per modo di dire, non sono mai bugie. Se dico a qualcuno che una persona è cattiva, magari a voi appare in modo diverso: “Oh Madre, è un uomo così buono! Come può dire una cosa del genere su di lui?”. Abbiamo avuto un certo signor Michael così. “Oh, Madre, è una persona così amorevole”. Qualcuno mi chiese: “Madre, non sarà mica gelosa di lui?”. Fino a questo punto, immaginate! Ma quando mostrò la sua vera faccia, la gente capì.

Per sviluppare questa capacità di comprendere la verità, prima di tutto dovreste fondarvi assolutamente sulla verità. E la verità è che siete lo strumento di Dio, che avete ricevuto la realizzazione, che avete una consapevolezza speciale che gli altri non hanno. Basatevi su di essa e proclamatela. Non dovete averne paura. Avete avuto la realizzazione, non c’è dubbio, l’avete sentita. Dite: “Io ho ottenuto la realizzazione. Non c’è niente da fare, so di essere un’anima realizzata”. Siate saldi in questo.

In questa asserzione della verità, dovete essere come la luce. La luce afferma; e non solo, ma mostra anche agli altri il suo splendore, mostra agli altri di essere la luce, (e dice): “Cammina nella mia luce; se non ci proverai, potrei bruciarti”. Queste persone hanno ciò è chiamato tejasvita; tejas, l’intensità della luce. È presente questa ‘tejasvita’, questa intensità della luce, ed è la prova che siete nella verità. Non temete nessun Primo Ministro o qualsiasi altro ministro, nessun re, nessuno. (Ma pensate): “Questa è la realtà, questa è la verità. So di essere un’anima realizzata, sono la verità”. Se dite: “Sono la verità”, tutto ciò che direte sarà la verità, senza dubbio. Tutto ciò che farete, sarà la verità; ma affermate: “Io sono la verità”!

Per farlo, però, è necessaria una reale purificazione, affrontando totalmente voi stessi, nella dedizione; ciò significa che vi aggrappate a vostra Madre, vi aggrappate a Sahaja Yoga, vi aggrappate alla verità che avete scoperto. E da qui, affrontate gli altri. Senza questo, non potete farlo, è quella la vostra sorgente. Siete saldi nella verità. Ed è un tale potere, una tale forza.

Se guardate tutti loro, Cristo aveva questo potere, Maometto aveva questo potere. Tutte queste grandi personalità avevano il potere di dire la verità, con assoluto coraggio e con la sicurezza che la gente l’avrebbe accettata. E soffrivano anche per questo, ma non se ne curavano. Tutto ciò che è vero, deve essere proclamato.

Questo è il primo punto che occorre capire a proposito della dedizione: se siete completamente dedicati, non avete paura di nessuno. Non vi preoccupate di cosa perdete.

Alcuni sono stati decapitati, sono stati torturati. Ad altri hanno portato via tutto il denaro, sono stati torturati in tutti i modi, ma essi pensavano di essere nella verità ed hanno perseverato. Alcuni erano degli stupidi pazzi, che affermavano qualcosa che non era la verità, è vero. Ma adesso voi sapete di essere nella verità e per questo dovreste essere pronti a sacrificare qualsiasi cosa, che è un sacrificio per modo di dire, perché non state sacrificando la verità. State sacrificando la falsità.

Per questo occorrono persone forti e coraggiose, non queste persone immature che chiedono perdono a Madre dalla mattina alla sera. Che cos’è? Che bisogno c’è di chiedere perdono, dato che vi perdono in ogni momento? Ma voi, cosa state facendo a voi stessi? Che tipo di persone siete?

Pensateci, dovete sostenere la verità. Per farlo dovete essere forti, coraggiosi, con quella intensità, quella tejasvita dentro di voi come la luce di un faro. Ma, allo stesso tempo, dovete avere completa dedizione.

Supponiamo che non vi sia olio in questa lampada: si spegnerà tutto. Deve avere l’olio o si spegnerà. L’aspetto della dedizione è l’olio dentro di voi, è l’attaccamento, il completo attaccamento alla vostra sorgente. È questa la dedizione. Ma la dedizione non dovrebbe darvi nessun’altra idea se non quella di una luce che brilla, che corregge gli altri, che guida il percorso degli altri. Se non è così, la sorgente a cui attingete non fluisce interamente verso di voi e la vostra luce non risplende nel modo giusto.

Quando vi addentrate nella dedizione, non dovete pensare che si tratti di una resa, della cosiddetta resa, che vi fa diventare come cavoli. Questa è l’idea che ha la gente, che si diventa come cavoli. Anzi, diventate dinamici! Diventate il vero potere; non distruttivo, ma costruttivo. Voglio dire che per distruggere non occorre molto potere. Solo per costruire occorre potere. Per distruggere quanto potere vi occorre? Pochissimo. Potete distruggere tutto in pochissimo tempo. Ma per costruire, occorre davvero un grande potere. Deve esserci questo potere intenso, che fluisce. Per questo è necessaria la dedizione. Aggrappandovi alla sorgente del vostro potere, dovete restare fermi, coraggiosamente, senza paura. Questa è la verità, la verità che dovete raggiungere. È molto importante.

Ma questo è solo un aspetto della questione, non è sufficiente. Essere la verità è solo un aspetto. L’altro è che, quando la sorgente giunge a voi, diventate la compassione. Verità e  compassione sono un’unica cosa. Non ci crederete, ma è così. Così come lo stoppino e l’olio si uniscono per creare la luce – l’olio bruciando vi dà la luce – allo stesso modo la compassione vi dà la verità. Non c’è differenza, solo lo stato è diverso, poiché non potete distinguere la luce che proviene dall’olio, e l’olio che sta bruciando.

La compassione è sia la sorgente, sia la vostra riserva. Dalla sorgente della compassione voi attingete compassione. Ho visto persone che vogliono ricevere compassione da me, vogliono che io li ami. Ma la riflettono? Amano gli altri nello stesso modo? Ho conosciuto, per esempio, qualcuno che dice cose crudeli agli altri e poi viene da me a dirmi: “Madre, perdonami”; oppure fa qualcosa di crudele solo per un capriccio mentale e poi dice: “Madre, perdonami”. Ma quando me lo chiedete, vorrei sapere: avete dato compassione agli altri? Anche dopo avere ottenuto il perdono da me, (che sono) la sorgente del perdono, la sorgente della compassione, avete dato compassione agli altri? Siete stati compassionevoli con loro? Vedete, non dovrebbe essere a senso unico. Se traete vantaggio dalla mia compassione, non dovrebbe essere unilaterale, per essere usata a vostro beneficio e poi dimenticarvene. Perché così non crescerete mai, non crescerete mai.

Se dovete crescere, dovete accumulare questa compassione dentro di voi. Tutto l’amore e la compassione che io vi ho dato, dovete accumularli dentro di voi e darli agli altri. Altrimenti sarete finiti, sarete ad un punto morto. La crescita si sostiene non solo assorbendo da una parte, ma dando anche agli altri. Altrimenti ristagnerete. Deve esserci uno sbocco.

Ma questo è molto difficile, perché la gente è molto brava a ricevere compassione da Madre; oppure, se anche sono compassionevoli, lo saranno maggiormente con chi abita, ad esempio, in Vietnam, e non con chi vive nell’ashram. Si preoccupano più dei vietnamiti, sapete: “Oh Madre! Siamo preoccupati per i vietnamiti, stiamo raccogliendo dei soldi per loro e stiamo provando a mandare del denaro in Vietnam”. E qui, fra gli abitanti dell’ashram, si litiga. Questa non è assolutamente compassione.

I sahaja yogi sono una razza diversa, devono sempre sostenersi l’uno con l’altro e prendersi cura gli uni degli altri. Quando scopro che dei sahaja yogi criticano altri sahaja yogi rimango sorpresa! Davvero sorpresa! Perché voi siete parte integrante dello stesso (corpo). Come potete criticare? (È come) un occhio che critica l’altro occhio, non riesco proprio a capire. Io posso criticare, va bene, ma perché dovreste farlo voi? Perché dovreste criticarvi a vicenda? L’unica cosa che dovete fare è amarvi.

Cristo lo ha detto tre volte, io devo averlo già detto centootto volte: dovete amarvi, è questo l’unico modo in cui esprimete la compassione. Se io vi ho dato amore in qualsiasi momento, voi dovete avere pazienza e amore nei confronti degli altri. A volte io provo a fare dei complimenti a qualcuno, e poi scopro che immediatamente comincia a criticare gli altri, o cose del genere. La cosa fondamentale, adesso, è che soltanto se la nostra compassione fluisce, possiamo ricevere compassione da Madre. Adesso non c’è più spazio, ho dato troppa compassione; e ora trovo che, finché non la farete fluire, come potrò darvi compassione? Ora non c’è più spazio in voi! È meglio quindi che ne cediate un po’, che vi svuotiate un po’, allora potrò darvene di più. È semplice. A questo riguardo occorre comprendere che la sorgente non può fluire finché il suo flusso non si espande.

È come il fiume Tamigi. Siamo andati a vedere il luogo da cui ha origine. È un ruscello molto piccolo che ha origine da sette piccoli, piccolissimi ruscelli gocciolanti, si può dire, e poi diventa il fiume Tamigi. Supponiamo che esso non si allarghi: si interromperà subito all’inizio, non potrà crescere, non potrà scorrere. Non perché sia arrabbiato o contrariato o qualcosa del genere, ma per la natura stessa del suo flusso non riuscirà a scorrere. Che farci?

È così, occorre dare compassione agli altri. Non dovrebbe essere una compassione formale o artificiale, ma naturale, un sentimento molto naturale e spontaneo che viene da dentro. Non è un’espressione del vostro ego, superego o sentimentalismo, ma è la comprensione che quest’altra persona è un sahaja yogi, voi siete sahaja yogi, siete fratelli. Non il legame tra fratelli come lo conoscevate prima, ma un tipo diverso di fratellanza, tra fratelli spirituali. Voi siete persone spirituali.

Deve esserci compassione, dunque, e finché non svilupperete sentimenti di compassione paterna o materna nei confronti degli altri… voglio dire che io sono la Madre (anche) di una persona che ha circa centootto anni. Dovete davvero essere materni e avere questo sentimento di compassione e amore per gli altri. Non dovete pensare alle vostre comodità, ai vostri vantaggi, ma alle comodità degli altri. Dovete pensare a cosa potete fare per mettere gli altri a loro agio, non a cosa metterà a vostro agio voi.

Quando questa compassione comincia a fluire, la dedizione è completa, perché (pensate): “Tutto ciò che abbiamo ricevuto da te, Madre, lo stiamo dando agli altri”. È questa la dedizione. Il flusso della dedizione, quindi, non è a senso unico, è a doppio senso. Vi attaccate, vi connettete con una certa cosa per ricavarne qualcosa, e la donate agli altri. Ed infine esso  raggiunge l’essere collettivo, ovvero la sorgente. È in questa luce che dobbiamo comprenderlo.

I rapporti esclusivi, del tipo: “Adesso siamo sposati, dovremmo avere un posto per conto nostro, dovremmo vivere per conto nostro”…. certo, dovete avere un po’ di intimità come coppie sposate, non dico di no; ma per quanto riguarda la compassione, voi che siete sposati, dovete essere molto più compassionevoli. Invece vi preoccuperete soltanto dei vostri bambini, delle vostre comodità, di vostro marito, di vostra moglie. In Sahaja Yoga non c’è posto per persone del genere. È tutto collettivo. Quando portate dei dolcetti per vostro figlio, portatene anche agli altri bambini dell’ashram. Siete un’unica famiglia e tutta la famiglia deve muoversi sulla stessa onda. Vi ho già detto che non potete prepararvi il cibo separatamente, o fare separatamente questo e quello. Allo stesso modo, non possiamo avere standard di vita separati per persone differenti.

Dobbiamo tutti gioire delle stesse cose di cui gioiscono gli altri. Dovrebbe essere così. Questo, a livello materiale. A livello emozionale, qualunque matrimonio assurdo o che renda tutti infelici, non è di nessuna utilità. I matrimoni sono fatti per rendere tutti felici. Quindi, prima di decidere di sposarvi, pensate a non fare trucchi. Giocare trucchi in Sahaja Yoga è molto, molto pericoloso. Non scherzate con i vostri matrimoni. Non cercate di coinvolgere qualcun altro, pensando che Madre vi perdonerà, e tutto il resto. Io vi perdonerò, ma la vostra ascesa è difficile. Quindi, non cercate di fare scherzi come eravate soliti fare prima, ma cambiate voi stessi completamente, trasformatevi completamente.

Adesso cambiate la vostra attitudine verso la vita. Potete farlo, perché è già cambiata. Se provate ad essere un’altra persona, non ci riuscirete. Adesso siete diventati fiori e non potete improvvisamente diventare foglie. Ora siete fiori e dovete vivere come fiori. È questo che dovete tenere a mente: la compassione è un flusso verso l’esterno, una cosa molto naturale per un sahaja yogi. Non lo è per nessun altro. Tutti gli altri che parlano di compassione ed altro, in realtà non sono per niente compassionevoli. Lo fanno per denaro, lo fanno per avere una posizione, lo fanno per soddisfare il proprio ego. Ma voi avete compassione perché dovete averla veramente. La compassione scorre perché deve scorrere. E voi elargite compassione per compassione. Non vi sono secondi fini. Solo questo vi darà qualcosa che è di natura permanente, di natura ‘sthayi’.

Ho visto persone – come vi dicevo stamattina – che sono entrate in un’organizzazione, e l’hanno resa un’organizzazione stupenda. Ma quando la lasceranno, l’organizzazione sarà finita. Questo perché non danno nulla di sostanziale a questa organizzazione. Mentre ciò che occorre dare è un cuore grande, colmo di compassione. Se non lo fate, nel momento in cui li lasciate, gli altri ridiventano sterili. Questa non è crescita. Se piantate qualcosa e portate acqua, innaffiate quella zona, la pianta diventa molto bella e potete dire che ha una crescita davvero rigogliosa. Ma appena si toglie la sorgente d’acqua, (la pianta) si secca.

Sahaja Yoga è diverso. In Sahaja Yoga non solo crescete come la pianta, ma anche come la sorgente che nutre la pianta. Se questa pianta viene rimossa da qui e messa da qualche altra parte, darà nutrimento ad altre piante. Avete idea di quale nuova dimensione abbiate dentro di voi? Una volta che la pianta venga sradicata da qui e spostata, non morirà, affatto! Crescerà e farà crescere altre piante. Questo è un altro tipo di crescita che abbiamo.

E siamo in una posizione molto diversa, e ciò che voglio adesso è che tutti voi, anche se venite sradicati e messi in qualsiasi altro posto…. Ho notato che quando dico a qualcuno che sarebbe meglio si spostasse da qui a lì, si spaventa. “È meglio che andiate là a fare questo”, ma loro si spaventano.

Non solo siete piante che possono andare e prosperare ovunque; ma darete anche il nutrimento necessario ad altre piante. Ecco cosa siete! Non attaccatevi quindi a nessun posto. Se vi attaccate, pensate che deve esserci qualcosa che non va in quel posto. Se vi attaccate a qualche posto come la colla, è molto pericoloso. State certi che dovete fuggire dal posto che vi tiene legati. Questo non significa fare come le persone di qui, che non stanno mai in casa e corrono sempre fuori. Non voglio dire questo. Devo di nuovo sottolineare questo punto, altrimenti le persone che sono qui, fuggiranno via dalle loro case continuamente. Non è questo il punto. Il punto è che non dovreste essere attaccati a niente, non dovreste aver paura di lasciare nessun posto, perché adesso siete sahaja yogi. Siete entrati nell’oceano, e l’oceano può portarvi ovunque; quindi preparatevi ad andare in qualunque posto, perché voi dovete portare questa compassione ovunque e far prosperare il Regno di Dio, dovete servirlo. E servirlo è possibile solo se vi rendete conto che siete qui per un grandissimo compito universale. Non è solo per l’Inghilterra, per l’India o per l’America; siete qui per un lavoro globale che è l’epitome della nostra evoluzione. Questa è la cosa suprema che dobbiamo fare per la nostra creazione e per il nostro Creatore, e voi siete stati scelti per questo. Quindi non disperdete la vostra attenzione su qualsiasi cosa che non realizzi la vostra manifestazione. Scartate tutto ciò, non sprecate la vostra energia. La vostra manifestazione è la vostra compassione, il vostro amore.

Ma non dovrebbe rimanere a livello razionale. Qualunque cosa io vi abbia detto è solo per mettervi nella condizione di cominciare ad assorbire e dare le vibrazioni. È un’azione, è un avvenimento che dovrebbe aver luogo dentro di voi. Non è qualcosa di razionale, qualcosa a cui pensare. Solo dicendo queste cose, posso davvero far tacere i vostri pensieri. Dovreste permettere che ciò vi accada. Dovreste giudicare voi stessi soltanto con la consapevolezza vibratoria: “Sto dando vibrazioni agli altri? Ho immagazzinato queste vibrazioni, oppure mi sto rovinando?”.

Tutto ciò vi darà grande rilievo e, come vi ho già detto, il lavoro di “impiegati di Dio”.

Se avete domande, fatemele.

Domanda: Quando ci adiriamo, la nostra collera è semplicemente la nostra tendenza a reagire così?

Shri Mataji: Vedete, se vi adirate interiormente e siete certi che non state facendo niente di sbagliato, per un sahaja yogi non è necessario mostrare la propria collera all’esterno. Non c’è necessità. Quella stessa collera è un potere. E dovreste fare i vostri bandhan e tutto quello che volete, ma non dovreste mostrare la vostra ira. Dovreste essere assolutamente silenziosi, poiché potete farlo, siete sull’asse, non alla periferia. In realtà, essere in collera significa proprio osservare da testimoni la vostra collera e ad usarla per uno scopo. E quando inizierete a farlo, la collera stessa agirà; l’ira stessa metterà a posto la persona. E vi stupirete di come… Ma dovete imparare ad osservare la vostra collera in azione. Tutte queste cose sono importanti.

Avete visto che a volte i bhut se ne vanno solo gridandogli contro, e molti matti sono stati curati così. Ma voi non fate tutto questo, lasciatelo a me. Voi dovete essere sempre decenti, decorosi e così via.

Se però l’ira è dovuta alla vostra natura o ad una tendenza incontrollabile, allora è una cosa negativa. Se è fuori controllo, è una cosa negativa. Se vi arrabbiate perché non vi controllate, non va bene. Io posso adirarmi molto, ma sono completamente sotto controllo: so perché mi arrabbio, dov’è il bhut, come scappa via, riesco a vederlo. Ma voi non potete vedere il bhut, non potete vedere nulla. Per questo non c’è alcuna necessità che voi andiate in collera, che mostriate la vostra ira.

Ma se ad esempio provate una collera che vi fa perdere il controllo, c’è un mantra per questo: Shanti (pace, ndt). “Ya Devi sarva bhuteshu, Shanti rupena samsthita.” Dovete chiedere quella beatitudine, quella pace. Questo è un mantra per voi. Per controllare la vostra ira, dovete dirvi: “Ya Devi sarva bhuteshu, Shanti rupena samsthita.” Shanti è il punto, il punto dell’asse dal quale voi testimoniate tutto. Voi siete in Shanti, siete in pace assoluta. Non siete in tumulto, neppure se siete in collera, non siete in tumulto: ciò che è in collera è il potere, e questo potere si sta occupando di tutto.

Ma finché non si raggiunge questo livello, ciò che dovete fare è mettervi nella posizione nella quale siete in pace. Quindi credo che questo sia un ottimo mantra da recitare: “Ya Devi sarva bhuteshu, Shanti rupena samsthita.” Potete dirlo?

(I presenti recitano il mantra)

Shanti è la vostra fortezza. Ma un attitudine pacifica non significa mai codardia. Mai definire pace la codardia. Chi è pacifico non è mai pavido, perché niente può prevaricarlo, niente può dominarlo. Non è mai, mai possibile che viltà e pace vadano insieme.

Ma il vostro potere è interiore, non esteriore. Quindi, voi non mostrate il potere della vostra collera all’esterno. Ma vedrete che un poco di collera contro qualcuno funzionerà; prima però stabilizzate la posizione interiore nella quale siete l’asse, nella quale non permettete alla collera di dominarvi. Questa è la crescita. Questa è la crescita, grazie alla quale siete in pace.

Altre domande? Va bene? Soddisfatto ora?

Dovreste riconoscerne entrambi gli aspetti: la collera distaccata va perfettamente bene. La rabbia che vi coinvolge, correggetela. Perciò giudicate voi stessi, di quale tipo si tratta.

Buona domanda.

Chiedete pure; qui seduti ci sono dei tali intellettuali, ponetemi delle domande.

Domanda: Quali sono i Suoi progetti per diffondere… (parole non udibili)?

Shri Mataji: Quali sono i miei progetti? Io non pianifico. Vedete, io non faccio piani, perché non so fino a che punto i miei strumenti sono pronti. Per ora, i miei unici progetti, se ne ho, sono innanzitutto di preparare davvero bene le mie armi. Una volta fatto questo, definiremo i progetti.

Vedete, finché non sapete a quale distanza può cadere la vostra bomba, come potete fare progetti? Quindi, per prima cosa devo verificare qual è il potere dei miei figli, quanto sono potenti. È quello che sto cercando di fare ora: renderli consapevoli dei loro poteri, per usarli.

Come quando nacque Hanumana; una volta cresciuto, si dimenticò di quel periodo, dei suoi poteri. Fu necessario ricordarglielo: “Tu sei una personalità molto potente, non conosci i tuoi poteri. Hai ingoiato completamente Surya (il sole, ndt), l’hai fatto quando eri piccolo. Sei nato con questi poteri, ma ora che sei cresciuto, te ne sei un po’ dimenticato, ed hai avuto anche un po’ di timore ad usarli, poiché, in un certo senso, sembra di occupare una posizione dominante. Ma esistono; e se cercherai di ricordartene, emergeranno.”

Queste persone hanno poteri straordinari, poteri incredibili. Ma devono assumerli e fondarsi su di essi. Se non lo fanno…

Vedete, se io dico: “Ora andate in questa casa.”

“Oh Madre, potrebbe esserci un bhut lì seduto” (risate).

Se una persona posseduta arriva all’ashram, tutti sbarrano le porte: “Oh Dio, è arrivato questo bhut” o qualcosa del genere; allora, a che serve?

Domanda: Certi sahaja yogi usano la loro devozione verso di Lei per dominare gli altri.

Shri Mataji: Quelli devoti a me?

(Il sahaja yogi spiega ulteriormente  la domanda)

Shri Mataji: È ancora la stessa cosa, Jamil. La stessa cosa. Vedete, dovete pensarci voi. Lo faccio notare a chiunque si comporti così. Se, ad esempio, usate la vostra devozione verso di me per dominare gli altri, sta a voi capirlo. Nessuno può essere sottomesso, perché il vostro Spirito non può essere dominato.

Ad esempio ci sono X e Y, ed Y è una persona che sta cercando di dominare X: che cosa dominerà? Non può dominare il suo Spirito, vero? Questo è il primo punto, ed è chiaro.

Se questa persona deve essere attaccata a me, nessuno potrà fermarla. Tutti voi avete un rapporto diretto con me, senza intermediari. Se volete accettare l’intercessione di qualcuno, allora io non posso aiutarvi. Diversamente avete tutti accesso diretto a me. Tutti voi potete far crescere il vostro Spirito, nessuno può dominarvi. Tutti hanno assoluta libertà di far crescere, anzi, intendevo dire di conoscere il proprio Spirito. E lo Spirito è qualcosa che non può essere dominato da nessuno.

Ora, supponiamo che qualcuno cerchi di opprimervi: in che modo lo farà? Dirà: “Bene, non vogliamo questo tappeto, vogliamo quello”. Prendetelo! Qualcuno dirà: “Mi butterò in mare”. Prego! Saltaci ora! In che modo vi domineranno? Pensateci, capite questo. Non nella vostra crescita spirituale: possono, forse?

Ed è così che inizia il problema. Dal punto di vista delle cose materiali, ad esempio, ora qualcuno in un ashram dirà: “Bene, vorremmo mettere lì una fotografia di Madre.” Un altro ribatterà: “No, la metteremo di là.”

Che la mettiate qua o là non fa differenza, la mia fotografia agirà lo stesso.

Persino riguardo al Puja ho notato che la gente dirà: “No, Madre è seduta qui, non rivolgere i piedi verso di lei”. È una cosa comune, tutti sanno che non si dovrebbe fare. Eppure ribatteranno: “No, vogliamo metterceli.”

Va bene, lasciateli fare. La prossima volta non lo faranno, perché sapranno che è sbagliato; impareranno.

Vedete, nessuno può dominare qualcun altro. Io sono qui per correggere. Una volta che avrete compreso che non siete perfetti, che gli altri non sono perfetti e ci stiamo tutti perfezionando, che stiamo tutti crescendo e che Madre è qui per prendersi cura di noi, non la penseremo mai così.

Ora, ho visto anche che la gente dirà che magari ci sono due sahaja yogi che parlano ad altri sahaja yogi. Di questi due, uno è molto dominante, e l’altro è turbato nel vedere che quello è oppressivo. In questo caso, se siete tranquilli, silenziosi, sarete sempre voi a dominare. La gente darà retta a voi, non all’altro. Ma se anche voi vi mettete a ribattere: “Non dire così e così”, penseranno che siete galli da combattimento. Quindi, in quel frangente, il vostro atteggiamento più saggio darà anche all’altro una possibilità di capire.

Invece ciò che accade è che uno domina e l’altro cerca di prevalere a sua volta con espedienti esteriori, e l’intero spettacolo è finito. Non c’è nessun bisogno di dominare un altro con metodi esteriori; si calmerà da solo, se mostrerete la dignità del vostro silenzio e della vostra comprensione di Sahaja Yoga. Non c’è necessità di dire: “Taci, siediti, non fare così!” È assolutamente sbagliato. Ma lo fanno, l’ho visto. L’ho visto, in mia presenza.

È perché ancora viviamo per metà di qua e per metà di là. Il modo in cui risolviamo i problemi… se ad esempio, dovete condurre degli affari, se due persone gestiscono un’attività, una dirà qualcosa e l’altra ribatterà: “Perché hai detto così? Non dovresti”. E l’altra, di rimando: “Tu non dovresti correggermi”. E così la lite continua. Ma questo non aiuta in nessun caso, nemmeno lì (nella vita di chi non è un sahaja yogi, ndt).

In Sahaja Yoga, poi, non sarà mai di aiuto. Si può prevalere soltanto grazie alla propria dignità, ai modi calmi, rivolgendosi agli altri in modo corretto. È così che emergeranno i leader; non sparando a qualcun altro, proprio per niente. Non è possibile, non è una buona leadership. Un buon leader si giudica dal modo in cui gestisce una situazione, non da come reprime gli altri.

Avete notato come io spesso mi limiti a rimanere tranquilla. E funziona. In quel momento non è necessario gridare, non serve. Dà una pessima impressione e crea una pessima leadership.

Innanzitutto, voi non potete essere dominati, è un dato di fatto, è la verità. Voi potete crescere nella vostra spiritualità, anche se la gente può tentare di dominarvi dal punto di vista delle cose terrene.

Grazie a Dio noi non abbiamo un’organizzazione. Grazie a Dio non abbiamo segretari, assistenti dei segretari, sotto-segretari, vice-segretari, segretari superiori, segretari inferiori; non abbiamo queste assurdità. Diversamente, sarebbe equivalso a dominare le persone, ed esse l’avrebbero combattuto. Così non abbiamo questo problema. Non abbiamo problemi di denaro, perché non abbiamo tutte queste idee insensate. Ho risolto questi problemi evitando di creare istituzioni e posizioni. Ognuno ha una posizione.

Ma la posizione più importante è la stabilizzazione del vostro Spirito. (Invece) l’attenzione non è lì: è più orientata all’ego. Tutto è orientato all’ego. Voi non potete combattere l’ego con l’ego, non potete. Potete combattere ego e superego solo con lo Spirito.

Quanto vi domino io? Io assorbo anche tutta la vostra aggressività: e quanto vi domino? Se devo correggervi, vado avanti e lo faccio, e vi dico che vi sto correggendo, che vi piaccia o no. E ne vedete il risultato, va tutto bene. Ma se voi avete questa capacità, fatelo pure; ma ciò che manca in voi è che non siete capaci di farlo in questo modo, quindi siate almeno preparati a non rovinare l’immagine di Sahaja Yoga.

Se una persona parla troppo, bene, gli altri diranno: “Lui è un buono a nulla, invece l’altro (la persona silenziosa e tranquilla, ndt) è saggio”. Ma se tutti e due litigate, allora non lo so. Ciò non dimostra alcuna saggezza o crescita, no? Non è forse così? Quelli che pensano di ottenere qualcosa prevalendo in piccole cose insignificanti, si sbagliano. In realtà ho visto che i miei nipoti, che sono anime realizzate, non si interessano di queste cose, non le fanno. Non litigano su cosa fare, su dove tenere le cose; non lo fanno. Niente del genere. Al massimo potrebbero contendersi un cioccolatino o qualcosa del genere; al massimo. Ma non litigano mai per questioni spirituali. Non discutono mai per questioni spirituali. Su questo argomento non si dovrebbe essere in contrasto, non si dovrebbe discutere. Su questo punto non c’è da discutere, perché la verità è una. Che c’è da contestare?

Avete visto tutti questi santi che hanno parlato di me: che cosa dicono? Dicono tutti la stessa cosa di me. Non possono esservi lotte fra santi, non è così? Se la verità è una, come possono esservi contrasti?

Ma poiché uno è inadeguato e l’altro è dominante, entrambi devono acquisire questo stato. Ma la cosa migliore è comportarsi nel modo più dignitoso, più maturo, più protettivo. La gente sicuramente seguirà voi, poiché diverrete leader.

Le discussioni non vi porteranno da nessuna parte, posso dirvelo con certezza. Non ha senso litigare fra voi. Se dovete discutere, dovete farlo con gli altri, non fra voi.

Cos’altro c’è? Altre domande?

Domanda: Come combattiamo l’ego con lo Spirito?

Shri Mataji: Come combattiamo l’ego? (Sahaja yogini: “Sì”) Vedete, non dovreste mai combattere l’ego. Se ci provate, vi dominerà ancora di più. Non è quello il modo. Se c’è l’ego e voi lo combattete: “Oh, ti prenderò a pugni,” crescerà ancora di più. Più lo aggredite, più crescerà. Non combattetelo mai: l’unico modo è quello di osservarlo da testimoni.

La vostra attenzione è molto importante. La vostra attenzione ora è illuminata. Tutto ciò che osservate, torna alle sue giuste dimensioni. Riacquista le sue giuste dimensioni. Se il vostro ego è troppo sviluppato, limitatevi ad osservarlo. La cosa migliore è guardarsi allo specchio e dire: “Oh signor ego, come sta?” (risate) Allora si abbasserà. Ma non combattetelo, è solo da osservare.

Può esserci ogni genere di ego: se siete molto colti, avete ego. Se non siete affatto istruiti, avete ego perché dovete cercare di dimostrare che siete qualcuno. Esiste ogni sorta di ego.

La cosa migliore, quindi, è capirlo da soli, per questo dico: “Affrontate il vostro sé”. Il vostro sé, ossia il vostro Spirito.

Domanda: Madre, è lo stesso per il superego?

Shri Mataji: Sì, praticamente sì. Inoltre, per il superego, non bisogna avere paure. Dovreste semplicemente dire: “Vattene! Ti vedo molto chiaramente, sei lì. Vattene da qui. Come osi spaventarmi, io sono lo Spirito, io sono lo Spirito. Come osi fare una cosa del genere?” Si fa così.

Vedete, l’ego vi rende assolutamente idioti. L’ego vi rende idioti, fa di voi degli stupidi, assolutamente. E il superego vi rende codardi. Vi rende pavidi. Come combattere ciò? Se dite: “Non sarò un idiota”, l’ego si dileguerà. Se invece volete essere idioti, allora lui sarà lì per aiutarvi. Se volete essere idioti, bene, chiamate il signor ego: lo diventerete immediatamente, è il modo più semplice. Il modo più facile, se volete diventare idioti, è chiamare l’ego: “Vieni, signor ego, e accomodati dentro di me,” e subito… È un accordo molto semplice.

E riguardo al superego, se siete codardi vi domina. Dite: “Io non lo sarò”. Ham, Ksham, come vi ho detto, è il mantra dell’Agnya. Dovete dire ‘Io sono’, oppure “Io perdono tutti.”

Domanda: (Uno yogi dice a Shri Mataji che la sua attenzione è assorbita dal cibo e teme di diventare grasso.)

Shri Mataji: Bene, ora fai una cosa: metti la mano sinistra verso di me e la mano destra verso l’esterno. Ha un blocco qui, all’Hamsa. Lì si vede l’Hamsa. (Shri Mataji saluta alcune persone appena arrivate e le invita a venire avanti).

Scusa, metti (il dito sull’) Hamsa, si vede chiaramente.

Vi ho detto che il rapporto con voi stessi dovrebbe essere tirannico. Dovreste spronarvi. Dovreste dire con assoluta chiarezza a voi stessi: “Devo perfezionarmi, se devo far dono di questo mio essere a Dio. Deve essere perfetto.”

In secondo luogo, se dovete avere dei rapporti con gli altri, devono essere ideali. La relazione di un sahaja yogi con un altro sahaja yogi è qualcosa di grandioso. È la relazione più importante. E il rapporto con vostra sorella o vostro fratello dovrebbe essere ideale. E in collettività, dobbiamo essere concreti. In collettività possiamo cambiare direzione, adottare i modi che preferiamo, seguire l’andamento delle cose e gestirle di conseguenza. Ma diversamente…

Prendiamo l’esempio di un aereo: è la stessa cosa. Quando è in volo, può andare ovunque voglia. Ma le viti di un aereo sono fissate, fissate in modo ideale, non possono staccarsi. Così come il sedile del pilota non si sposta indietro, e la parte posteriore non si sposta in avanti. Vedete, il rapporto viene mantenuto. Capito?

E le viti fabbricate, o qualsiasi altra cosa, sono perfette; ma l’aereo non è fisso. Può dirigersi a sud, a nord, ovunque voglia. Ma le sue componenti sono intercorrelate in proporzioni tali che non possono scostarsi dalle loro posizioni ideali.

Faccio questo esempio perché tu sei qui (indica qualcuno, ndt). Adesso capirai meglio. E tutte queste cose (componenti dell’aereo, ndt) che avete prodotto, sono in sé perfette. Se sono imperfette, ci saranno problemi; è così. Se capite questa cosa semplicissima anche riguardo ai rapporti e agli atteggiamenti, non avrete mai problemi.

La vostra relazione con i sahaja yogi deve essere assolutamente ideale; diversamente qualche vite è allentata. Cercate di renderla ideale. Se trovate che una persona è troppo egoista o altro, per prima cosa cercate di vedere ciò che non va in voi: “Ma io sono perfetto? Sono a posto o sono forse altrettanto dominante? Sono altrettanto egoista? Se sì, è meglio che io mi corregga. Ma se non lo sono, se sono una brava persona, se non sono dominante, allora dovrei cercare di abbassarle l’ego con gesti dolci nei suoi confronti, instaurando con lei un bel rapporto”. Cercate di essere gentili con questa persona, così il suo ego si abbasserà. Fate in modo, in una maniera o in un’altra, di instaurare un rapporto ideale. È assolutamente semplice. Insomma, non capisco che cosa io debba dirvi a questo proposito, voi sapete tutto sul fatto che deve essere (un rapporto) corretto.

Vedete, la relazione fra me e quella (fiamma) deve essere corretta, affinché essa non mi bruci, no? Anche nella vita dobbiamo assolutamente fare lo stesso. I rapporti reciproci devono essere ideali per creare i migliori risultati. È una cosa molto pratica, non so cosa ci sia da dire su questo. E voi dovete essere perfetti, perché siete le unità. E solo allora la totalità potrà essere attiva. Ma qui è l’esatto contrario. Le viti sono attive, i rapporti sono imperfetti, e la collettività è assolutamente statica. Non si muove, la collettività. Dopo tutto siamo collettivi, legati gli uni agli altri: “Come possiamo muoverci, Madre? Ora siamo statici. Siamo legati reciprocamente, sa, non riusciamo a muoverci”. Proprio come la Rocca di Gibilterra.

Ora, essendo tu (indica la stessa persona di prima, ndt) ingegnere aeronautico, dovresti capire questo esempio meglio di chiunque altro.

Altre domande? Come stai? Tutto bene? Lo sto chiedendo a…Altre domande?

Domanda: Shri Mataji, potrebbe parlarci di come mantenere la nostra attenzione affinché stia dove dovrebbe, senza essere sviata verso cose senza importanza?

Shri Mataji: Rustom ha posto una domanda molto pratica; è vero che si dovrebbe “tenere l’attenzione dove dovrebbe stare.”

Vedete, per ogni cosa dovete fare un po’ di esercizio, abbhyas; non prima della realizzazione, ma dopo.

La cosa migliore è imparare ad osservarsi. Proprio ora, seduti qui, mettetevi proprio in una posizione dalla quale guardate voi stessi: “Che cosa sto facendo ora?” Questo è l’abbhyas, lo studio. A parte i mantra e tutto il resto, abbhyas è la pratica, l’esercizio per diventare testimoni. E il testimone è lo stato dello Spirito. Lì l’attenzione non divagherà; voi vedrete tutto quello che c’è, ma l’attenzione sarà all’interno. Provate ad esercitarvi: “Sono io un testimone?”

Ora, alcuni dicono: “Oh, Dio! Madre, ho avuto un periodo orribile. È accaduto questo e quest’altro”. Vedete, non siete testimoni. Come potete avere momenti orribili se siete lo Spirito? Potete averne solo quando non siete lo Spirito. Se riuscite ad osservare tutto come la rappresentazione di una commedia, non avrete periodi orribili, ma li avrà solo la vostra parte esteriore, e voi state a guardare.

È così che l’attenzione può diventare ben salda se voi praticate abbhyas, se vi esercitate in continuazione ad essere testimoni. Se ad esempio uscite e vedete qualcosa, cercate solo di osservare, senza pensarci. Siate testimoni dell’intero fatto. La gioia sarà completa e voi diventerete anche assolutamente pacifici. La vostra attenzione sarà completamente illuminata, e l’ispirazione che otterrete sarà straordinaria.

(Dopo una lunga pausa) Vedete, funziona. Sta funzionando. Cercate di osservare.

E se si è capaci di osservare, si ottiene una memoria formidabile. Se io vedo qualcosa, per me è proprio come un film nella mia mente. Se vedo questa stanza, conosco tutto della sua struttura, ne conosco ogni aspetto: come voi state seduti, la posa che avete assunto, come siete, che cosa c’è, tutto come un disegno. Vedete, mi si presenta proprio come un quadro, assolutamente. E non solo di questa vita, ma di tutte le vite (passate, ndt).

Perché è il sistema di registrazione che funziona meglio. Se ci sono pensieri, è come qualcosa che si frappone. Vedete, ora lui cerca di registrarmi su video, e se in mezzo c’è qualcosa che si muove, non si vedrà nulla. Ma quando non c’è niente in mezzo e voi vedete in trasparenza, registrate tutto ciò che è importante.

Inoltre, vi stupirete di non registrare le cose insignificanti. Se ora qualcuno va in un villaggio o da qualche parte, per esempio registrerà: “Oh Dio, era sporchissimo, è successo questo e quando siamo arrivati lì abbiamo dormito sul cemento… Poi siamo entrati e non c’era neanche una sedia come si deve per sedersi; ed era così dura che ha cominciato a dolermi la schiena” – si ricorderanno tutte queste cose – “E poi che cos’è successo?” “Oh Dio! Non sono riuscito a ricevere la realizzazione”. Tutte le cose negative, sapete, proprio come i giornali; tutte le cattive notizie.

Ma una persona che sia un’anima realizzata nel vero senso della parola, non sente cattivi odori. Sente sempre buoni profumi. Non sentite mai, non pensate a niente di sporco. Ovunque andiate, tutto è bellissimo. Anche se vedete soltanto sabbia, ne notate il disegno. Persino se vedete una collina arida…

Ho detto ad altre persone che erano venute con me: “Ammirate la bellezza di queste colline del Maharashtra”. E loro: “Madre, che cosa c’è di bello? Non sono coperte da alberi”. Ho risposto: “È quella la bellezza, osservatene i disegni”. Ma loro non riuscivano a vedere i motivi che vedevo io. Ma se mi chiedete: “Che cos’è questa collina?”, io so anche questo, perché conosco i disegni di tutte, come si sono spostate, come si sono create queste forme e tutto il resto.

Ma loro non riescono a vedere questo, sapete, non riescono a vedere la bellezza perché cercano di individuare i difetti. Oppure relativizzano: “Gli alberi inglesi sono migliori degli alberi X, Y o Z. Quindi questi non sono i migliori.” Iniziano a relativizzare. Ma voi siete al punto dell’assoluto, raggiungete l’essenza assoluta di ogni cosa. Ogni cosa vi appartiene. Che cosa c’è da giudicare?

Commento: Madre, forse Lei può vedere la bellezza perché è l’artista.

Shri Mataji: Io sono l’artista e sono l’arte. Ma voi? Chi siete voi? Voi siete stati creati e potete creare, e potete diventare gli artisti.

È questo che sto dicendo: voi non siete solo la luce, bensì la luce che illuminerà gli altri. E voi darete anche sostegno alla luce che avete illuminato. È questa ora la differenza fra voi e gli altri: non solo sarete artisti, ma gioirete dell’arte dell’artista. È questo che avete ottenuto ma non ve ne rendete conto, non siete consapevoli dei vostri poteri. È una cosa dinamica quella che vi è accaduta, e alla quale dovreste dedicarvi. Invece la nostra attenzione è sulla sporcizia, da dove proviene e dove arriva, dove si trova lo squallore. Se la vostra attenzione è sullo squallore…

Qualcuno mi dice: “Lì era così brutto…”

Io ho risposto: “Non l’ho notato. Ho solo visto l’elefante in piedi, sapete, il modo in cui ha alzato la zampa e sollevato la proboscide. Non mi sono mai accorta della sporcizia. Dov’era?” “Sul retro”. Ed io: “Non sono mai andata sul retro”.

Se la vostra attenzione è su… Persino nella descrizione delle persone, se chiedo a qualcuno: “Com’è lui?”, “È così…” Vi verranno in mente tutte le sue piccole stranezze. L’ho visto anche nei fotografi: vi scatteranno delle foto solo quando siete in una posa strana, ad esempio quando il vostro viso è un po’ sghembo. Insomma, è una ricerca della bruttezza, una ricerca degli errori, una ricerca dei difetti. Se fate così in continuazione, se cercate sempre difetti, mancanze, errori, sporcizia e squallore, non potete essere felici. Anzi, vi caccerete nei guai. Ve li andate a cercare.

Ad esempio qualcuno mi ha detto: “In questo posto ci sono tre o quattro fossi”. Ed io: “Sei saltato dentro uno di loro? È meglio se lo fai, così, una volta per tutte, non vedrai nessun altro fosso. Non vedi i prati pianeggianti, vedi solo i fossi. Ma perché?”

La stessa cosa può apparire brutta ad una persona che abbia la propensione a voler vedere tutto brutto.

Verificate le vostre attitudini. Cercate di vedere il buono negli altri, cercate di vederlo: non parlo delle altre persone, per loro magari non è così; ma dico che almeno i sahaja yogi possono farcela. Cercate di vedere il buono negli altri, ciò che hanno fatto di buono per Sahaja Yoga; ciò che voi dovete loro; in che modo andarci d’accordo. Perché non vedere che cosa hanno di buono? Incoraggiandoli e mostrando loro gentilezza, aiutate Sahaja Yoga. Invece voi volete aiutare il vostro ego, perché “siete molto saggi”. Ma solo quando apprezzate un’altra persona, instaurate un rapporto migliore. Questo è un semplicissimo dato di fatto.

In qualsiasi film si guardi, due persone parlano tra loro come se si abbaiassero. Che cosa ci vuole ad essere gentili, cortesi e dire cose gradevoli? Non appena vedono qualcuno (diranno): “Oh Dio! Come sei diventato brutto!”.

Questo è il miglior complimento. Fa parte della natura umana vedere i difetti degli altri, notare ciò che non va negli altri. Sapete, li scopriranno in tutto: se qualcuno è molto ordinato, allora è cattivo; se un altro è molto disordinato, allora è cattivo; cose di ogni genere. Ma perché non fate qualcosa riguardo a voi stessi, visto che in voi c’è qualcosa che non è in ordine? Ed è dentro di voi: è questo che è davvero sconvolgente.

Per me non fa differenza, l’avete notato, non fa differenza. Se mi dite di dormire qui, lo farò; se mi dite di dormire lì sull’erba, lo farò. Per me non fa differenza in che bagno vado, neppure mi ricordo di queste cose. Che c’è da ricordare di un bagno e tutto il resto? Sono tutte assurdità. Non ho memoria per tutte queste cose. E anche se volete che io me ne renda conto, non me ne ricorderò.

Se mi chiedete: “Come ha fatto ad entrare in quel bagno?” (Risponderò): “Quale?”. “Quello”. “È a posto, ci sono stata.”

Poi, il cibo: che sapore aveva, che cibo era e tutte le cose alle quali la gente pensa in continuazione. Che senso ha? Tutto il cibo sarà digerito nello stesso stomaco. Che c’è da preoccuparsene tanto? Stiamo sprecando la nostra energia.

Io non spreco la mia energia. Non ho energia da sprecare. Allo stesso modo, perché voi la sprecate? Perché non vedere l’aspetto migliore dell’uomo? Vedendo il lato negativo, se sapete curarlo, benissimo; ma se non sapete curarlo, diventerete voi stessi negativi. Se sapete curarlo, non c’è niente di meglio; ma voi non ne siete capaci.

Inoltre si dice sempre: “Io non farei mai questo”. Però sareste capaci di fare qualche altra cosa che un altro non farebbe mai.

Nel giudicare gli altri, occorre rendersi conto che si dovrebbe innanzitutto giudicare se stessi. Perché, voi, su che basi giudicate? Sulla base del vostro ego e superego. Ho notato che è un difetto molto comune che non dovrebbe più esistere. Ora siete anime realizzate, siete santi. E i santi…anche se i santi dei tempi antichi hanno fatto tutto quel che hanno fatto. Lasciateli perdere. Ma voi non dovete vedere i difetti reciproci, bensì le qualità di ognuno.

Ho notato una semplice cosa: se qualcuno dice una parola sbagliata in inglese o in sanscrito o altro, subito la coglierete. Ma se costui tiene una grande conferenza, beh, nessuno l’ascolterà (perché) la vostra mente è in azione: “Che cosa dirà di sbagliato?” L’attenzione dovrebbe essere su quanto ha detto di bello. E così svilupperete un atteggiamento come il mio: non baderete mai ai difetti degli altri, mai. Mai notati. E voi non avrete occhi per vederli.

La mia condizione è questa, vi dico. E sarà così (anche per voi, ndt). È molto difficile. Se qualcuno ad esempio dice: “Vieni a fare una puntata a carte”, le dimentico sempre. Perderò sempre, quindi rispondo: “Che senso ha giocare? Non me le ricordo”.

Tutti mi dicono: “Di solito hai una memoria formidabile, com’è possibile che tu non riesca a tenere a mente queste tre carte?”

Non ci riesco, non ci riesco. La mia mente si blocca proprio, le dimentico tutte (le carte), non lo so. Quando faccio quel gioco non sembro molto intelligente; perché dunque dovrei giocarci? Per tutte queste cose sono assolutamente negata. Allora ormai lo sanno tutti: “Oh, è negata, lasciatela stare.”

Ma dovrebbe diventare automatico anche per voi. A quel punto, dà molta gioia vedere quanto siamo meravigliosi, che tutto intorno a noi è così bello, che esiste tutta questa bellezza ma non la vediamo. È una gioia straordinaria. La beatitudine è lì che fluisce in noi, ma non ce ne rendiamo conto, non la notiamo: è una tale felicità, una tale meraviglia.

“Oh Dio! Vicino a me si trovava una tale sorgente di gioia, ma non me ne sono mai accorto. Poi mi sono semplicemente voltato e ho visto questa forza. Mi sono solo girato”. Voltate le spalle a tutti i vostri condizionamenti, alle idee che avete; per prima cosa, non date giudizi. Grandi critici d’arte e quant’altro, per favore, vi chiedo di non fare continuamente osservazioni su niente. È il gioco dell’ego: limitatevi ad osservare come vi fa pensare di essere qualcosa di molto grande. State attenti.

(Dopo una pausa) Alcuni stavano arrivando all’America, sono arrivati?

Non ancora. Quando arriveranno qui, decideremo il da farsi.

(Shri Mataji a questo punto dà consigli ad una yogini a proposito del suo rapporto con la madre. Sono riportate solo le battute di Shri Mataji in quanto la voce della yogini non è udibile.)

 Linda, riguardo al tuo problema, che si deve fare? Vuoi risolvere i tuoi problemi personali o no? Ora sto parlando a Linda.

Io ti suggerirei di rimanere con tua madre. Lei ha bisogno di te. È anziana e ha bisogno di te. Tu devi servirla, non c’è niente di male in questo. No, no, no, sei tu inadeguata, non lei. Sei tu a doverla servire. Dalle amore, affetto. È sola, si comporta in questo modo perché si sente sola. Sei tu inadeguata. Io non le direi niente; lei non ha mai ricevuto amore e tu sei l’unica figlia che ha. Dovresti amarla. Dalle più amore, più affetto, e quello che lei ti dice riguardo a Peter, dovresti farlo. Le darà conforto. Questo la sta facendo impazzire.

(Linda dice qualcosa a proposito del fatto che la madre ha parlato contro Sahaja Yoga)

Lasciala dire! Ciò che dice non ha importanza. Vedi, non è quello il fatto, è solo una scappatoia. Lei la pensa così perché tu sei pazza. Ma dovresti stabilizzarti con più pazienza, più amore e più affetto. Allora ti dirà di fare cento volte Sahaja Yoga. Perché ha cambiato il suo atteggiamento? Perché quando sei andata lì hai perso il controllo. E a volte ho notato che sei piuttosto pazza. Innanzitutto devi essere una persona ordinata, pulita e devi prenderti cura di lei. Devi assumerti la responsabilità di prendertene cura. Lei è una donna anziana che non ha mai ricevuto amore in tutta la sua vita. Quello che vuole è amore e, come figlia, devi darglielo. Comunque lei sia, non puoi lasciarla sola. Se le dai amore, sono certa che puoi curarla.

Prendila come una sfida, si può darle un bandhan. Tutti possono darle un bandhan e rimetterla a posto. Non puoi essere tanto debole da sfuggire ai tuoi doveri nei confronti di tua madre, non te lo permetterò mai.

Puoi andare a Chelsham ed avviare lì un centro, frequentarlo. Fallo, devi farlo.

Linda fa una domanda, che viene poi ripetuta a Shri Mataji da uno yogi: Lei chiede se quindi dovrebbe vivere con la mamma, Madre.

Shri Mataji: Sì, certo, perché no? È tua madre. Non è una donna così crudele, non lo penso. L’ho vista. Ma sei tu a perdere il controllo, lo so, lo so. È così che ti metterai alla prova.

Dovresti vivere con lei, dopo tutto ora è così anziana, quanti anni ha? (Linda: “Sessantatré”) Vedi, ora a sessantatré anni è rimasta sola in quella casa. Che cosa farà? Dille: “Ho deciso di fare quello che mi hai detto riguardo a Peter”. (Linda risponde che la madre non le ha detto direttamente di lasciare Peter).

Bene, comunque sia. Lei starà bene. Vedi, se provi a dirle queste cose, lei starà bene. Dille proprio così: “Ed ora io mi occuperò di te, tu sei molto malata, non stai bene”. Prenditi cura di lei. Le hai mai parlato con gentilezza? No, non l’hai fatto. Non l’hai fatto, ecco cos’è.

Come sahaja yogini, devi essere estremamente gentile e compassionevole nei suoi confronti. È una donna anziana che non ha ricevuto amore dal marito. Ha sempre cercato di fare qualcosa per te, quindi, come figlia, tu hai questo dovere.

 (Linda dice di essere preoccupata per la propria figlia, Bumble.).

Shri Mataji: Che cosa succede a Bumble? (Linda risponde che lei sta spezzando il rapporto fra le due).

Shri Mataji: Ma se tu da parte tua la smetti, lei non farà più così. Vedi, per prima cosa, perché crei un problema fra te e lei (l’anziana madre, ndt)? Non dovrebbero esserci divergenze. Se non ci sono contrasti, non ci saranno problemi. Il problema esiste perché tu sei un problema e lei anche, quindi la bambina soffre. Ma se tu non hai nulla, anzi, se la bambina dice qualcosa contro tua madre, dovresti dire: “Non parlarle così. È mia madre.” (Diversamente) un domani lei ti si rivolterà contro e ti dirà le stesse cose. Credimi.

In questo lei è molto più assennata di te. Non dovresti dirle niente (di male) su tua madre, dovresti dirle solo: “Lei è stata molto buona e gentile con me”. Se poi queste cose le saranno comunicate attraverso Bumble, andrà tutto bene. Vedi, quanto tempo le resta ancora da vivere con la vita che ha fatto? Capito? Dove sperimenterai il tuo Sahaja Yoga se non riesci a metterlo in pratica con tua madre?

No, non è questo il modo, non è esteriore, è interiore. Con lei non devi mostrarlo esteriormente, ma metterlo in pratica interiormente. Sii cortese, gentile, servizievole, al massimo qualche volta ti griderà contro, ma non ha importanza. Perdonala, perdonala.

(Linda dice che sua madre la notte non dorme, ma va in giro parlando da sola).

Sai, va bene, se non dorme, puoi dire alcuni mantra nel tuo cuore, sai che c’è il mantra di Nidra (sonno, ndt) e così via. Alzale il lato sinistro sul destro e si addormenterà. Se fai tutto questo si addormenterà. Se lo dici tre volte ti addormenterai anche tu pesantemente. Anche se ti addormenti mentre parla, lei non ti sveglierà. Appisolati e lei dirà: “Va bene, ora vai a dormire come si deve”. È molto semplice combattere queste cose. Insomma, lei ha molto bisogno di te. Non riesce a dormire: pensate, una madre che non riesce a dormire. Come puoi fuggire da lei? Guarda in che condizioni si trova. È tua madre.

Come puoi lasciarla sola? Non puoi. Non puoi abbandonarla. No, non direi proprio. Non puoi lasciare tua madre.

Sai, Kathy voleva venire con me, ti ricordi Kathy? Ma io le ho detto: “Non puoi lasciare tua madre in ospedale e venire con me in India. No, non puoi.” E lei ha lasciato perdere completamente. Le ho detto: “Rimani con tua madre”. È qui, puoi chiederglielo, gliel’ho detto. Sua madre aveva il cancro, e lei se ne prendeva cura con i metodi di Sahaja Yoga e tutto quanto. Le è rimasta vicina. No, non potete abbandonare così i genitori.

I genitori sono molto importanti. Dopo una certa età, dovete prendervene cura. Comunque siano, dovete occuparvi dei vostri genitori. È molto importante in Sahaja Yoga.

Il tuo cuore destro non potrà essere a posto, Shri Rama non potrà essere a posto se non ti prenderai cura di tua madre. Non è una donna così cattiva, l’ho vista. Se fosse molto crudele, orribile, ti avrei detto di dimenticarti di lei. Ma non è così, e non è nemmeno molto…

Lei beve perché non ha compagnia, non sa cosa fare di se stessa. Sai, sta cercando di fuggire da se stessa. È semplicissimo da capire.

Sii cortese e gentile. Falle sentire la tua considerazione, che lei conta per te, e starà bene. Ho visto che non è una donna cattiva. Inoltre, molto di lei è stato trasmesso dentro di te. La sua bontà.

(Linda dice a Shri Mataji qualcosa a proposito del fratello di sua madre).

Ho già sentito parlare di questo. Conosco questa storia; qualsiasi cosa lei abbia fatto, di qualsiasi cosa si tratti, non ha importanza. Abbandonandola, l’aiuterai forse? Dovresti prendere il posto di quel fratello! Dovresti dirle: “Non importa se tuo fratello è morto, ci sono qui io a prendermi cura di te, mamma”. Perché lei è ancora tanto attaccata a questo fratello? Crede che se lui fosse stato ancora in vita si sarebbe preso cura di un’anziana donna? Figuriamoci se se ne sarebbe occupato: sarebbe scappato anche lui.

Perché non puoi prendere tu il posto del fratello? Puoi farlo. Perché no? Assumiti questa responsabilità. Puoi farcela, lo so, capito? Considera lei così come consideri me. Perché no? Provaci, ne vale la pena, ne vale la pena.

Sii buona e gentile. Dille cose carine, gradevoli. Mostra interesse per la sua vita.

In realtà, sapete, tutto questo proviene anche da questi orribili psicologi. Sostengono sempre che la madre ha fatto qualcosa. Tutti quelli che ho incontrato hanno detto: “Mia madre è così…”. Ed io: “Com’è possibile che tutti abbiano madri tanto crudeli?”. Può essere vero per qualcuno, ma non per tutti. Ed anche se esse hanno deviato dal giusto sentiero è perché non hanno mai ricevuto amore, non hanno mai trovato il loro ruolo nella vita. Magari i mariti le hanno maltrattate, tormentate e oppresse, o forse hanno avuto altri problemi da parte dei genitori o altro.

Tutti hanno avuto una madre che li ha tormentati (ride). Credo che sia una trovata degli psicologi. In questo modo, se guardate vostra madre sempre dall’angolazione sbagliata, vi sembrerà vostra nemica. In Occidente, l’immagine della madre è orribile. Inoltre, quella generazione ha dovuto affrontare guerre ed altro. La gente ha visto distrutti i propri valori. Dovete tutti capire quale tipo di vita può dare questa orribile società occidentale alle donne per bene. In questa società, le donne rette sono davvero tormentate.

Soltanto le donne astute e molto arroganti, e quelle che sanno dominare uomini e donne, possono esistere; è così. Qui c’è regolarmente una lotta. In questa società ogni donna per bene viene torturata. Insomma, se ce n’è una, se ne esiste davvero una, è qualcosa di sorprendente. Chiedete a Maria, lei ve lo dirà. Chiedetele come vengono oppresse, insultate…. Insomma, tutti hanno visto che qui succede così. Ma non accusate sempre le madri. In questa fase, dovete prendervene cura.

Ora cos’altro c’è?

Domanda: Potrebbe sposare me e la mia fidanzata, fra qualche tempo?

Shri Mataji: Chi è la tua fidanzata? Non è una sahaja yogini? Sì, lo è. Volete sposarvi per il Krishna Ashtami? Ci sono alcuni matrimoni da celebrare? Ora, quando è Krishna Ashtami?

(Uno yogi risponde: “Domenica prossima”. Tutti scoppiano a ridere e lo yogi che aveva chiesto a Shri Mataji di celebrare il suo matrimonio dice: “Ma fra qualche tempo, non…”)

Sai, il miglior posto per sposarsi è in India. È molto semplice ed è una sensazione bellissima perché venite a cavallo ecc. ecc. Ma se anche tu vuoi sposarti nel giorno di Krishna Ashtami, non so se puoi trovare qualcuno per farlo…se ci riusciamo, dovremmo farlo. Ci sono persone che vogliono sposarsi, ma sapete, il matrimonio in Sahaja Yoga viene dato per scontato. Ho visto persone che non hanno questa consapevolezza, ed è molto pericoloso giocarci, è molto pericoloso, capito? Credo quindi che se hai preso tempo (per pensarci), ti sposerò sicuramente. Ritengo che la cosa migliore sia lasciare che la gente prenda un po’ di tempo per decidere, perché sapete, è molto strano, ma nessuno se ne sente responsabile. Verranno fuori con una spiegazione: “Oh, io non capivo e non ero nella posizione di farlo, ero ancora posseduto da un bhut e ho sposato un altro bhut…” (risate)

(Lo yogi dice a Shri Mataji che le presenterà la sua fidanzata).

Vedete, ora vi siete dati tempo a sufficienza. Ma sapete, la vita in Occidente è semplice, gente; ma se solo pronunciate la parola ‘matrimonio’ oh Dio, perdono il controllo, danno in escandescenze. Se c’è un matrimonio diranno: “Ahhhhh!” Chiedete a David Prall, ve lo dirà lui (risate).

Vedete, poiché qui la vita è così orribilmente strana (si pensa): “Oh Dio, il matrimonio implica cose terribili. Ci si deve separare. Se si deve divorziare, per prima cosa, per un divorzio è necessario spendere molto denaro. Mia moglie mi porterà via metà dei miei soldi, mi ucciderà.” Mostrano i mariti che uccidono le mogli, le mogli che uccidono i mariti, tutte le cose che accadono in continuazione, come sapete, in questo paese. Vi sono idee folli sul matrimonio.

Credo quindi sia una buona idea, mi piacerebbe se poteste organizzarli, perché Krishna Ashtami è un buon momento per i matrimoni. Dei sedici matrimoni celebrati la volta scorsa, quanti sono falliti? I sedici, i sedici celebrati qui a Londra. Chi erano le sedici coppie, vediamo. Tutte ottime? Tutte di prima qualità, sì? Sì. Bene.

Quindi, per il prossimo gruppo di matrimoni, alcuni resteranno indietro, come Nick; io vorrei che lui si sposasse. Ora, non hai paura, vero? Nick? (Nick risponde “No”…tutti ridono).

Possiamo celebrare i matrimoni anche il giorno di Dassehra[1]. Dassehra è un altro giorno nel quale ci si può sposare. Krishna Ashtami, oppure Dassehra. Ovviamente dopo il Diwali, dopo il periodo matrimoniale di Tulsi[2], solo allora si inizia; ma il giorno di Dassehra va benissimo, è di ottimo auspicio. Celebreremo quindi i matrimoni il giorno di Dassehra. Fino ad allora preparate le persone al matrimonio. Dassehra sarà verso… fine ottobre. Va bene? (Lo yogi che aveva chiesto di essere sposato ringrazia: “Sì, Madre, grazie”). Controlliamo dove sarò io in quel periodo. Tutto qui.

Domanda: (Una persona chiede a proposito di quelli che sono in Sahaja Yoga da un po’ di tempo, ma che ancora non riescono a percepire la brezza fresca o i blocchi, oppure li sentono nel corpo. Chiede a Shri Mataji che cosa possono fare per sentire le vibrazioni).

Shri Mataji: No, no. Vedi, per prima cosa è qualcosa che ha a che fare con il sistema nervoso, capito? Se il sistema nervoso è disturbato, si può non sentirle affatto. Per il sistema nervoso, la cosa migliore è il massaggio. Qualcuno dovrebbe massaggiarvi la schiena, le mani. Ho anche detto molte volte di frizionarsi le mani con molto olio di oliva vibrato, sfregandole così che diventino sensibili. Potrebbe essere dovuto a mancanza di sensibilità, ma se si sentono i blocchi nel corpo significa che va bene, solo il Vishuddhi non è a posto. Massaggiate (con l’olio) il Vishuddhi. Lavorate sul Vishuddhi, purificatelo. E per il Vishuddhi, se potete usare ad esempio il burro per massaggiare questo punto (dietro il collo, ndt) e tutti questi muscoli (tocca i muscoli scendendo da sotto le orecchie lungo i lati del collo fino alla base del collo); tutti questi metodi saranno utili per le vostre mani.

Se invece la brezza fresca non fuoriesce dalla testa, allora la realizzazione non è ancora stabilizzata. Gli altri dovrebbero dire se fuoriesce la brezza fresca, poiché chi non è realizzato potrebbe non sentirla. Se lui non la percepisce ma voi la sentite, allora significa che la persona è realizzata, ma che i suoi chakra devono essere purificati.

Ci sono categorie diverse di persone. Poi ci sono alcuni nei quali la Kundalini non è salita, ci sono ancora sahaja yogi così. Forse, non so se ce ne siano.

Le persone che rimangono molto tempo senza sposarsi sono molto difficili, perché in gran parte non sentono mai la brezza fresca sulle mani. Sapete, sono anime realizzate, ma pur essendo realizzati, potrebbero non percepirla, perché manca quella dolcezza, quella sorta di equilibrio che si sviluppa dopo il matrimonio. Ed è per questo che alcuni non la percepiscono.

Vi sono svariati motivi. Quelli più orientati all’ego, dovrebbero alzare molte volte il (lato) sinistro sul destro; dovrebbero accorgersene dalle mani: se una mano è più grande e l’altra più piccola, ossia se la mano sinistra è più piccola, significa che dovete alzare il (lato) sinistro sul destro. Potete accorgervene dalle dimensioni delle mani. Rivolgere una mano verso la fotografia e l’altra verso l’esterno. Provate in molti modi, perché avete permutazioni e combinazioni di certi difetti. Ma ciò non significa in alcun modo sviluppare il Vishuddhi sinistro, perché è la cosa peggiore che possa succedere. Se sviluppate il Vishuddhi sinistro, è una situazione molto difficile.

Ora, per questo, penso che terrò un discorso di un giorno intero per esaminare quali permutazioni e combinazioni di diversi chakra possono crearsi, d’accordo? Ma i sintomi sono esteriori. I sintomi sono per lo più esteriori. Non è necessario…dal tipo di personalità si può capire quali sono i blocchi della persona, vedete.

È un grosso problema della gente, non riuscire a sentire le vibrazioni. Alcuni proprio non le percepiscono. Quanti sono quelli così, che non sentono mai le vibrazioni, che non le hanno mai, mai sentite? Alzate le mani. Di Kevin lo so.

Tu le hai sentite qualche volta? Bene.

 (Un uomo dice a Shri Mataji che, mentre lavorava nell’ashram, aveva le mani calde).

Quale? Entrambe le mani.

Quale lavoro stavi facendo nell’ashram? Sì, avevi un blocco al lato sinistro. Puoi vedere chiaramente che la tua mano destra è molto lucida. Il problema è nel sinistro. Vedi, queste dita non sono così lucide. Se ricordi, avevi un problema di lato sinistro, capito? Quindi c’è una lotta. Nell’ashram le vibrazioni combattono (il problema, ndt), per questo senti calore. Non c’è niente che non vada in questo. Il problema si correggerà e si sentirà la brezza fresca. Rivolgi sempre verso l’alto la mano destra e la mano sinistra verso di me; così si correggerà.

(Rivolta ad un ragazzo italiano): Quando sei arrivato? (“Mercoledì”) Capisco. Stai qui all’ashram? (“No”). No. E dove alloggi? (“In albergo”). E perché non stai qui a stabilizzare il tuo Sahaja Yoga? Lui da dov’è? (“Uno yogi inglese: Verrà a stare all’ashram da domani”). Buona idea.

Adesso posso andare? (Gli yogi rispondono che vorrebbero offrirle un sari). È di Gavin l’idea di un sari! Di che colore è? (Viene offerto a Madre un regalo dal ragazzo italiano, una foto di Lei costruita su una cornice come un quadro). Che cos’è? Oh, che bella! Dove l’hai scattata? Sembra un dipinto. (Il ragazzo italiano risponde di averla scattata al Sahasrara Puja, a Parigi).

A Parigi? È bellissima! È per me o per l’ashram? (Il ragazzo risponde di averla portata per Madre). Grazie. È davvero meravigliosa. Un bellissimo metallo. Grazie. Dio ti benedica.

Ti tratterrai per un po’ di tempo? (“Una settimana”) Una settimana, va bene, ottimo.

Christine, uno di questi giorni verrò qui ad incontrare tutti voi americani, capito? Discuteremo di che cosa occorre fare per i programmi futuri. C’è qualcos’altro?

(Uno yogi: “Madre, le ho portato un regalo”.) Un regalo? (“Alcune foto”) Ah. Grazie, mi piacerebbe vederle.

(Poi mostra di nuovo la foto incorniciata regalata dal ragazzo italiano): È bellissima, no? È lo stile italiano, vedete, è lo stile italiano. Fanno ogni cosa così bella, molto amorevole e bella. Hai scattato tu questa foto? (“Sì, a Parigi”). E l’hai ingrandita. È bellissima, molto bella e gentile.

(Vede le foto regalate dall’altro yogi: alcune ninfee, loti) Questa è del loro giardino, che non ho visto. Sono bellissimi loti (…) nella contea di Derby. Nella contea di Derby non ho potuto vedere questo, davvero. Ma sono rimasta sorpresa che dicano che qui non crescano fiori di loto (Yogi: “Sì, crescono”) Non so come riescano (Yogini: “Sono chiamati in altro modo”) Deve essere così. Guardate questo! (Mostra una foto incorniciata di un loto bianco). Sono così belli. Così, Sam, sei diventato un grande fotografo.

(Yogi: Madre, crescono anche a Hampstead). Hampstead? Non so come ci riescano con questo freddo, straordinario. Ma crescono anche nel clima freddo, perché (…) ce l’hanno, quindi deve essere così.

Ora Henry, il tuo problema è risolto? (“No”) Perché, che cosa è successo? (Lo yogi dice a Madre che i suoi datori di lavoro gli daranno una risposta la settimana successiva). Quindi vai a dire loro di darti un lavoro, dicendo solo per tre mesi al massimo. Dì soltanto che ti diano un lavoro, che ti ridiano un lavoro. Tutto qui. Qualcos’altro?

 (Gli yogi vogliono offrire un sari): Chi? Darmi un sari, va bene. Questo è il sari da puja che Gavin ha portato. Chi me lo dà? Datemelo ora, venite. Anche lui ha portato un sari per me, che userò pure per Janmashtami. Da Bombay. Dio ti benedica.

(Madre chiede ad una yogini a proposito di un sahaja yogi, Don, che si trova in Spagna). Ha trovato lavoro? (Yogini: “Ha un lavoro, è a capo dei traduttori dell’ambasciata”). Davvero? Bene. Quanto lo pagano? (”Duecentoquaranta sterline al mese”). Duemila?? (“Duecento”) E quaranta. Al mese. Per la Spagna è molto ragionevole. (“E lavora sei ore al giorno”) E dove vive? (“Da Jose Antonio”) È felice lì? (“Sì”). È un bene che abbia ottenuto un lavoro così buono. Benissimo.

 (Ad un’altra yogini che le sta offrendo qualcosa:) Che cos’è questa cosa che hai fatto? Regalamela per Krishna Ashtami.  (“L’ha fatto Michelle, Madre”). Michelle dovrebbe darmelo per Krishna Ashtami, capito? Bellissimo.

(Alle donne riunite ai suoi piedi): Ora aprite il sari ed avvolgetelo intorno a me. (Uno yogi: “Madre, possiamo leggere i suoi 108 nomi?”)

Chi? Tu. Bene, leggiamoli a voce alta.

(Le donne avvolgono il sari attorno a Madre). Grazie. Dio vi benedica.

(Tornando a parlare dello yogi Don in Spagna): È molto dolce da parte sua, Dr. Sing, aver offerto un così bel lavoro a Don. Il Dr. Sing è un uomo grandioso (Parla in hindi). Ma volevamo che ci andasse qualche sahaja yogi inglese (in Spagna, ndt). Lui sa anche lo spagnolo. Ma devo dire che il Dr. Sing se ne sta interessando moltissimo. (Yogini: “Ma è solo per tre mesi”). Va bene. Sì, lui ha detto che è per tre mesi; stiamo a vedere. Potrebbe continuare. (Yogi: “Dopo un lavoro così potrà avere ottime referenze”).

Ora lui può andare anche in altri luoghi. Non è molto attaccato a niente, ho riscontrato questo in lui. Vedete, Don è un sahaja yogi molto profondo, molto profondo. Mi ha detto: “Non ho preferenze per la Spagna. In qualsiasi posto Lei mi manderà, Madre, per me va bene.” Non è molto attaccato, è una persona molto profonda. La sua è stata una buona risposta. Quindi può andare da qualche altra parte, dice di non essere attaccato alla Spagna; stiamo a vedere.

(Rivolta alla stessa yogini:) Ma ora è meglio che tu cresca. Ti ha spiegato qual è il problema? (“Sì”)

Occorre imparare bene l’inglese, capito? È molto importante, perché in Sahaja Yoga io non posso parlare tutte le lingue, quindi è meglio che cerchiate voi di imparare…Qui dentro la gente dovrebbe insegnare l’inglese a quelli che non lo parlano bene. Capito? Non che l’inglese sia la lingua di Dio, ma almeno io lo capisco! (Risate) Altrimenti tutti gli inglesi avranno un grande ego. Ma io non posso imparare tante lingue. Cercate di imparare l’inglese; e anche di capire mentalmente Sahaja Yoga. È importante. Perché voi dovete spiegare, parlare alla gente. Perché voi parlate, ma non avrà senso per gli altri se non lo avrete capito a livello mentale. Quelli che sono attaccati a Sahaja Yoga con il cuore, devono comprenderlo anche con la mente, capire Sahaja Yoga anche con la mente, è molto importante. E quelli che lo capiscono soltanto con la mente devono capirlo con il cuore. D’accordo?

(Una yogini dell’ashram suggerisce che a tal fine potrebbe essere utile leggere l’Avvento). L’Avvento. Sì, va bene. Cercate di leggere l’Avvento, spiegatelo a lei, fate sì che capisca (la yogini dall’estero, ndt).

(Rivolta ad un uomo): Come stai? Non sei mai venuto a…(Lui spiega che ha avuto impegni di lavoro ma cercherà di non perdersi il prossimo meeting). Capisco. Va bene.

Ora il Mangala Sutra. Ne avete due, uno con (…) e l’altro tenetelo per il prossimo puja, il vostro puja. È tutto (…) (Mettono il Mangala Sutra al collo di Shri Mataji).

Dovete averne uno in oro. Quando andrò in India ve ne procurerò uno, da usare per il puja. Così lo si potrà usare ogni volta. Dio vi benedica tutti.

(Yogi: “Madre, per favore, ci perdoni per gli errori commessi durante il suo puja).

Dio vi benedica tutti.

Ora fate una lista e ogni tanto verificatela. Fate una lista completa; così, ogni volta che ci andrete, cercate di ricordarvi di tenerne una pronta. Altrimenti non state a chiedere, perché sembra un po’ strano, no? Non sembra appropriato, perché siete sahaja yogi maturi; sbagliare va bene per i bambini, ma voi siete tutte persone mature, quindi non sembra appropriato. Dio vi benedica tutti.

 (Una yogini chiede suggerimenti su come apprendere il protocollo).

La prossima volta terrò un discorso su questo, d’accordo? È un discorso veramente notevole, Maria.

Bene.

Dio vi benedica tutti.


[1] Decimo giorno successivo alle nove notti di Navaratri.

[2] Tulsi Vivah è considerato l’inizio della stagione dei matrimoni in India, nel mese di Kartik, che cade ogni anno in ottobre/novembre. Tulsi vivah inizia il giorno dopo Kartik Ekadashi (l’undicesimo giorno luminoso della luna nuova, Amavasya). Secondo la mitologia indù, in questo giorno Tulsi si sposa con il Signore Vishnu. Questo festival continua per cinque giorni e si conclude nel giorno della luna piena.