Puja del 60° Compleanno, Vincere i sei nemici

Sydney (Australia)

1983-03-21 Birthday Puja Talk: Overcoming The Six Enemies, Sydney, Australia, DP, 55' Download subtitles: EN,FI,IT,JA,LT,PL,PT,RO,ZH-HANS,ZH-HANTView subtitles: Add subtitles:
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(03/2019 SOTTOTITOLI)

S H R I   M A T A J I   N I R M A L A   D E V I

 Puja del 60° Compleanno

 Vincere i sei nemici

 Sydney (Australia), 21 Marzo 1983


Oggi, in questo giorno propizio, è davvero meraviglioso essere con gli australiani, che si sono dimostrati ottimi sahaja yogi, e sono progrediti molto velocemente nella loro vita spirituale. È un grandissimo piacere essere qui con i miei figli. Come sapete, ho moltissimi figli in tutto il mondo, oltre a quelli che ho dato proprio fisicamente alla luce. Oggi dobbiamo pensare a tutti quelli che sono lontani da noi migliaia di miglia, e pregare Dio Onnipotente per la loro ascesa spirituale. Si deve pregare soltanto per l’ascesa spirituale, poiché crescendo (spiritualmente) si riceve anche tutto il resto; se non si ascende, non si ottiene ciò di cui si ha bisogno. Ecco perché ci sono problemi. Anche oggi, ho dovuto risolvere alcuni problemi, prima di poter venire al puja. Ma se decidete di dover ascendere spiritualmente dentro di voi, allora (otterrete) tutto ciò che dovete ricevere, tutte le benedizioni che Dio vuole accordarvi: rendervi cittadini del Suo grande Regno, dove non siete più giudicati, non siete più castigati, non siete più messi alla prova, ma dove risiedete nell’amore eterno di Dio e nella Sua gloria.

Circa dieci anni fa non avrei potuto credere che, nel giro di dieci anni, sarei riuscita a conseguire questo risultato. Non dovremmo valutare il progresso di Sahaja Yoga rapportandolo agli altri guru di plastica. Creare anche un solo santo richiede migliaia di vite; mentre così tanti sono divenuti profeti (riferito ai sahaja yogi, ndt), e questo per voi è qualcosa di davvero grandioso.

Dimentichiamoci delle nostre imperfezioni interiori: dobbiamo renderci conto che siamo profeti.

Questa consapevolezza deve essere consolidata: noi siamo profeti. Se poteste soltanto prendere atto di ciò che siete, di ciò che siete diventati, emettereste la gloria di Dio!

Come un fiore quando sboccia: esso possiede una fragranza che emana automaticamente, ma solo gli esseri umani hanno anche la libertà di rifiutare di prendere atto di ciò che sono e recitare un ruolo, oppure di prenderne atto. Anche se sono diventati profeti, con l’immaginazione continuano a considerarsi ciò che non sono più, e sono ancora pieni di paure, sono ancora pieni di ego. Tutto questo è falsità, non è la vostra vera natura. È come recitare in una commedia, diventandone gli attori. Qualcuno, ad esempio, recita la parte di Shivaji e diventa Shivaji. Tutto lo stile di vita, ogni cosa muta: egli diviene Shivaji. La stessa persona, però, se recita la parte di Hitler, diventa Hitler. In entrambi i casi si tratta di qualcosa di artificiale, la loro trasformazione è artificiale.

Ora che siete davvero profeti, vi è difficile essere ciò che siete realmente; ma ciò che è artificiale è scomparso, se n’è andato, è tutto finito. Sono scomparsi i peccatori, non vi sono più egoisti, sono spariti per sempre i paurosi: voi siete profeti. Innalzatevi nella gloria di questa personalità. Quelli che non sono profeti, che non sono divini, che svolgono attività anti-Dio riescono a fingersi profeti, mentre quelli che sono veramente profeti non vogliono prendere atto della situazione, e cioè che sono così.

Non appena ne prendete atto, diventate così. Oggi dobbiamo superare questa sorta di gioco che la nostra mente ha fatto finora: ogni falsità deve scomparire. Certo, come ho detto, non mi sarei mai sognata di raggiungere simili risultati nel giro di dieci anni, con tutti questi demoni in giro a tentarvi. E, nonostante tutti gli ostacoli ed i problemi che avete incontrato, vi si deve riconoscere il merito di essere cresciuti, di esservi elevati fin qui, e di essere divenuti meravigliosi profeti. Vi siete talmente trasformati che semplicemente un po’ di consapevolezza in più di ciò che siete, vi darà un senso di grande dolcezza.

Parlavo con mia nipote, la maggiore, che è una ragazzina di soli undici anni, ma lei poi ha detto a sua madre: “Ora non posso più parlare con Nani (nonna, ndt), perché è una Dea. Come posso parlare con Lei? Mi sento intimidita”. A questa età! E dicono che è la prima della classe ed è redattrice della rivista scolastica. È straordinaria. Ed è così umile che ha detto a sua madre: “Mi sento troppo timida per parlare con la nonna, Lei è una Dea, come posso parlare con Lei?” E Rustom mi ha detto che da lei emanano le vibrazioni.

È così che dovete crescere. Innanzitutto, dovete comprendere che siete profeti e dovete capire che io sono lo Spirito Santo. Io sono l’Adi Shakti. Io sono colei che è venuta su questa terra, per la prima volta in questa forma, per svolgere questo compito immane. Meglio lo capirete, meglio sarà.

Cambierete enormemente. Sapevo che un giorno avrei dovuto svelarlo apertamente, e l’abbiamo detto. Ma adesso siete voi a dover dimostrare che io sono questo. Cristo aveva discepoli che non erano nemmeno anime realizzate ed hanno diffuso il Cristianesimo, qualsiasi cosa sia. E le circostanze erano che Cristo era stato crocifisso e loro erano rimasti soli e abbandonati, solo dodici persone a lottare, ma ce l’hanno fatta. Erano persone molto umili, la loro qualità era un’estrema umiltà, e conoscevano la differenza fra loro, e Cristo e la Madre. Conoscevano anche la differenza fra loro e gli altri e condussero vite pure, illuminate dal nome di Cristo. Non erano anime realizzate. Si purificarono e condussero vite bellissime.

I sahaja yogi non possono permettersi di avere questi sei nemici. Innanzitutto la collera, che davvero non si addice loro. Compassione! Sostituite la compassione alla collera. Oggi è il sessantesimo compleanno, e dobbiamo proprio combattere soltanto i sei nemici dentro di noi. La seconda cosa che dovete fare, che la maggior parte di voi ha già fatto, è distogliere l’attenzione da ciò che è perverso. La maggior parte di voi ci è riuscita.

Adesso i vostri occhi sono migliorati, sono stabili. Però siete ancora egoisti. C’è vanità. La gente è ancora gelosa, competitiva. Avete ancora del materialismo latente. Una nuova cosa che sta accadendo è che vi attaccate alle famiglie. Ora dobbiamo quindi cambiare le cose, secondo un uso diverso. Le stesse cose (i sei nemici, ndt) possono essere utilizzate per il lavoro di Dio. Possono essere usate come le sei mani dei sahaja yogi.

La prima è la collera: dovete essere adirati con voi stessi quando fate qualcosa di sbagliato. Non dovete sentirvi in colpa, ma adirarvi con voi stessi per aver fatto cose sbagliate. Il senso di colpa è il modo migliore per non liberarsi mai di qualcosa. È come un magazzino, un archivio personale chiuso a chiave. Io ho sofferto moltissimo a causa dei vostri sensi di colpa. E vengono fuori uno dopo l’altro.

Quando vi sentite in colpa, quindi, dovete essere in collera con voi stessi: “Ma come posso sentirmi colpevole? Perché ho fatto una cosa del genere? Non la farò più”. Indirizzate la vostra ira contro voi stessi e non contro gli altri. E la collera potete conservarla per il giorno della guerra. Diversamente, quando la guerra scoppierà, tutti gli Arjuna deporranno le armi e si dirà: “Arjuna era un grande guerriero, finché non è cominciata la guerra”. Quindi, non sprecheremo la nostra energia nel combattere cose che sono proprio come ombre. Non combattete le ombre!

Il sesso, l’attrazione sessuale, deve essere esplicato nell’ambito della famiglia, con la propria moglie, e voi adesso dovete rispettare la vostra castità; tutto diventa nient’altro che castità, voi conducete una vita casta, non vivete come cani, ma da esseri umani. Tutta questa attenzione deve trasformarsi in castità, che è il vostro potere, la vostra protezione, la vostra connessione con il Divino. Non è una castità imposta, ma è basata sull’equilibrio e la comprensione. Potete vivere in maniera molto casta con la vostra famiglia, con vostra moglie. Lo stesso vale per le donne, anzi, direi maggiormente per le donne. Esse non dovrebbero appoggiare gli uomini che parlano male dei loro mariti, o che le aizzano contro i mariti. Tutti gli uomini che tentano di parlare male alle donne dei mariti, dovrebbero essere buttati fuori da Sahaja Yoga. Questo luogo è un assoluto sanctum sanctorum, nel quale non dovreste intromettervi contro il marito. Nessuno ne ha il diritto. Se c’è qualche problema, dovreste farmelo sapere. (Comportarsi così) è segno di stupidità.

Poi, la vanità dovrebbe trasformarsi in fierezza. Dovreste essere orgogliosi di essere sahaja yogi, assolutamente orgogliosi. Sollevate la testa con l’orgoglio di essere sahaja yogi. L’orgoglio non è mai opprimente, è qualcosa di glorioso essere orgogliosi. Invece la vanità lo è. In realtà, l’orgoglio non è altro che l’espressione della stima di sé. Mendicare, prendere le cose in prestito, imitare, tutte queste cose provengono da una scarsissima comprensione di voi stessi. La vanità dovrebbe essere orgoglio, e l’orgoglio dovrebbe essere l’espressione della stima di sé. L’autostima è molto diversa dall’ego. L’una è la realtà, mentre l’altro è completa artificiosità. Ora gli uomini dovrebbero comportarsi da uomini e non da donne: docili come mucche da legare con una corda ogni volta che le loro donne vogliono. Essi devono guidare la società. In India, le donne non hanno mai lottato per rivendicare i loro diritti: sono stati gli uomini a farlo. Esse non hanno mai combattuto, lo hanno fatto gli uomini perché essi sono anche i padri, i fratelli, i quali si preoccupano del benessere delle donne.

Lì, le donne raramente lottavano, poiché sapevano che, una volta avviata la politica della guerra contro gli uomini, non vi sarebbe stata fine. Fondamentalmente sapevano di dover vivere con gli uomini, e per questo non potevano combatterli. Ma gli uomini stessi hanno lottato per questo. Anche in America fu Abramo Lincoln a battersi per l’emancipazione femminile, non le donne.

Quindi non dovete essere egoisti, ma orgogliosi. Orgogliosi di essere sahaja yogi; orgogliosi di essere nati in un tempo nel quale dovete adempiere i doveri del lavoro di Dio; (orgogliosi) che Dio vi abbia scelti per giungere a questo livello!

Ad esempio, trovo che alcuni, in Sahaja Yoga, improvvisamente diventano dei cupi eremiti. Non saranno mai perdonati, perché Dio vi ha dato moltissimo. Se qualcuno vi dà un diamante voi ne siete orgogliosi, lo indossate e lo mettete in mostra. E quando vi è stato dato il vostro Spirito, dovreste esserne fieri e non comportarvi da reclusi. Alcuni pensano: “Adesso non dovrei più accettare alcun lavoro. Non uscirò più, me ne starò seduto in casa a meditare”. Non c’è posto per gente simile in Sahaja Yoga. “Non posso farlo”: l’espressione “non posso” dovrebbe scomparire dal dizionario di quanti sono ritenuti sahaja yogi. Non potete proprio dire: “Non posso farlo”.

L’autostima vi darà dunque il dinamismo necessario a Sahaja Yoga, un dinamismo saggio, colmo di discernimento. Io non dovrò più risolvere i vostri problemi.

I difetti della competizione e della gelosia dovrebbero essere corretti. La competizione dovrebbe esistere dentro di voi, fra la persona che eravate prima e quella che siete adesso. Chi vince? Il passato o il presente? Il vostro presente dovrebbe correre veloce, sempre più veloce, per lasciarsi il passato alle spalle, il più possibile.

I sahaja yogi non dovrebbero competere nelle acquisizioni. A volte ho anche visto competizione nel gridare, strillare e nell’essere duri con gli altri; c’è grande competizione. Cerchiamo di gareggiare, invece, in compassione, mitezza, dolcezza, in comportamento meraviglioso. Facciamo a gara a chi è più erudito, più signorile, più profondo; prefiggetevi come ideale qualcuno che considerate molto signorile, od una signora che sia veramente una signora. Se invece avete come ideale una donna che si comporta come un uomo non va bene. Neanche un uomo che si comporta da donna, è ideale. E nemmeno il contrario. Una donna che tenti di dimostrare che le donne sono diverse dagli uomini e che devono ottenere una cosa o l’altra…

In Sahaja Yoga non esiste distinzione fra uomini e donne, (non ha senso) che le donne debbano ottenere qualcosa e gli uomini qualcos’altro, poiché voi siete lo Spirito. Ma l’involucro che avete, il corpo che avete, la vostra luce, la vostra lampada, è una cosa diversa; e per mantenere accesa la luce, una donna deve essere una donna ed un uomo deve essere un uomo.

Come vi ho detto ieri, una mela non dovrebbe tentare di essere un mango, ed un mango non dovrebbe cercare di essere una mela. È bello essere la migliore delle mele ed il migliore fra i mango. Quindi, coloro che stanno in disparte, coloro che dicono che occorre allontanarsi, non si comportano davvero da esseri umani, ma credo più come… non so quali animali si comportino in questo modo. Come quando ricevete i sussidi di disoccupazione: voi non potete diventare pigri, non potete. Per quanto possibile, non mi piace che la gente riceva sussidi di disoccupazione, non è il segno di un buon sahaja yogi. Dovreste tutti essere lavoratori instancabili, dovreste essere qualificati, dovreste essere persone valide, ai vertici in tutto. Bravi studenti, bravi cuochi, brave madri, bravi padri, bravi amministratori. Da dove prenderemo queste persone? Noi non possiamo essere dei lavapiatti, non è così?

La competizione fra uomini e donne deve dunque finire. Le donne devono avere il loro posto e gli uomini devono occupare il loro ruolo. E le donne devono comprendere che gli uomini sono le loro mani. Se voi siete le shakti, loro sono le macchine: non uccidete le vostre macchine strillando, sgridandoli e mortificandoli, rendendoli diffidenti. In questo modo non avremo alcun ruolo. Noi dobbiamo incoraggiarli a svolgere il lavoro di Dio. Voi dovete sostenerli, prendervi cura di loro, poiché essi sono le macchine, sono le mani, e voi siete l’energia. Ovviamente, se queste mani si oppongono all’energia, soffriranno. Quindi, non dovrebbe esservi competizione fra voi riguardo ai figli: “mio figlio, suo figlio…”, non dovrebbe esservi nessuna competizione del genere, toglietevelo dalla testa.

Dovrebbe esserci una condivisione totale, così che la competizione si trasformi, alla fine, in una completa condivisione. Quanto condividiamo? Quanto riusciamo a condividere? Vedete, gli ubriachi non possono starsene seduti da soli a bere, devono avere qualcuno con cui condividerlo. I ladri devono avere altre dieci persone per rubare. Ma quando si tratta del nettare dell’amore divino, come possiamo riceverlo soltanto noi? È impossibile gioirne! Non c’è alcuna gioia in questo. Cerchiamo quindi di essere gentili e cortesi gli uni con gli altri. Coloro che desiderano gioire del nettare, dovrebbero gareggiare nella condivisione del nettare, poiché in questo modo, se ne ottiene sempre di più. Chi condivide di più? Chi è il più generoso? Il materialismo dovrebbe essere utilizzato per esprimere bellezza. Potete fare qualcosa con le vostre mani; è molto più bello che inseguire il denaro, contare il denaro:così diventerete pazzi, davvero. Quelli che contano i propri soldi dalla mattina alla sera sono davvero pazzi. Perdono sempre denaro, c’è qualcosa che non va nella loro testa.

Contate le vostre benedizioni. Sappiate vedere la vita, la bellezza nella materia. Osservate come la vita ha lavorato. Guardate un bosco: io vedo il disegno che la vita gli ha dato. Non è cupo, non è morto, non è insipido: è vivace. Potete vedere nell’arte, potete vedere in tutto ciò che è bello, il riflesso del potere creativo di Dio e la gioia che Egli ha voluto trasmettere, per la vostra felicità. Invece, voi divenite schiavi della materia, mentre Lui non ha mai voluto che lo diventaste. Voi siete i maestri.

L’ultima cosa è l’attaccamento ai vostri figli, a vostra moglie, vostro, vostro, vostro… Tutto ciò che è mio non sono ‘io’. La mia casa non sono ‘io’. Questo mio, mio, mio, mio, deve essere abbandonato. Mamatva[1] deve essere distrutto. Al suo posto dovreste dire ‘noi.’ ‘Noi’ è un termine corretto. Io lo uso moltissime volte. Allora la gente inizia a chiedersi… Un giorno qualcuno mi ha chiesto: “Madre, quando Lei dice ‘noi,’ che cosa intende? Dicendo ‘noi,’ come può farci sentire così, cioè che siamo tutti una cosa sola?” Ho risposto: “Perché no? Voi siete parte integrante del mio corpo. Non siamo forse ‘noi’?” Separo io forse il mio dito dal mio cuore? Se siete parte integrante del mio corpo, devo parlare usando il ‘noi’, poiché io sono consapevole di questo essere collettivo seduto qui. Quindi, dobbiamo parlare usando il ‘noi’ e non ‘io, mio.’ E quando dovete parlare di voi stessi, fatelo in terza persona.

Ad esempio potete dire: “Nirmala ora andrà a Londra”. È davvero così, perché questo corpo andrà lì ma il mio cuore rimarrà qui. Per questo, dire che sto per andarmene non è vero; se io sono l’Adi Shakti, dove vado? Non vado da nessuna parte, io sono ovunque. Dove posso andare? Non c’è luogo nel quale io non risieda, e se devo andare da qualche parte, è solo all’inferno che non desidero andare (risate).

 Quindi, dico: “Nirmala sta per andarsene, sta per lasciare l’Australia”. Domani partirò. Allora, che succede? È solo questo corpo che deve spostarsi, tutto qui. Anche voi iniziate a parlare così del vostro corpo: “Questa mia mente, la mente del signor Tal dei Tali.” È meglio rivolgersi a se stessi usando i termini signore, signora o signorina: “Allora signorina, per favore, vuole alzarsi adesso?” È meglio fare così. I bambini parlano in questo modo, in terza persona. Vi stupirete di come vedrete il divertimento dietro ogni cosa; imparerete a ridere di voi stessi. “Oh, signor…, forza, guardi come si sta comportando ora”. E diventerete davvero maestri di voi stessi, perché saprete come gestire questo bambino (risate).

Ciò vi darà questo senso di maturità. Quindi, dire: “Questo è mio figlio, questa è mia moglie”… ovviamente dovete prendervi cura di vostra moglie e dei figli, poiché sono sotto la vostra responsabilità, ma fate per i figli degli altri più di quanto vorreste fare per i vostri.

(È arrivato qualcuno)

Questa identificazione totale con i figli, questo eccesso di protezione, vi darà dei problemi. Dovete convincervi che la vostra famiglia è la famiglia di vostro Padre, e vostra Madre se ne sta prendendo cura. Se pensate di potervi curare della vostra famiglia da soli, fate pure! Quindi, non siate troppo protettivi, non siate troppo preoccupati né troppo turbati per la vostra famiglia.

E mantenete un temperamento molto socievole, affinché i vostri figli non diventino anch’essi come voi. Insegnate loro a condividere. Se un bambino cade, chiedete agli altri bambini di aiutarlo. Organizzate recite nelle quali mostrare ai bambini come trovare metodi per aiutare un altro bambino che arriva e non sa camminare bene. Insegnate loro, attraverso delle recite, storie e cose varie, che cos’è la rettitudine. Dovete dare aiuto ma senza pensare che state aiutando. È un piacere, è un privilegio. È un grande onore poterlo fare.

Dobbiamo cambiare completamente il nostro modo di pensare. Molti hanno l’abitudine di servire per primi i propri figli: è qualcosa di assolutamente volgare, sintomo di cattiva educazione. Occorre prima servire gli altri e, dopo, la vostra famiglia. Tenere qualcosa da parte per i propri bambini, nascondere del cibo per loro, sono tutti segni di un individuo simile ad un kupamanduka, vale a dire una rana che vive in un pozzo angusto.

Andate oltre. Voi uomini, cercate di formare il vostro gruppo di uomini, e le donne dovrebbero formare il loro gruppo di donne. E gli uomini non dovrebbero dare troppe istruzioni alle donne, non va bene. Ho scoperto moltissime cose strane, non riesco a capire come funzionino. Da un lato sentite che la vostra famiglia è tutto, vostro marito è tutto, dovete separarvi totalmente dal resto; dall’altro lato, abbandonate completamente il marito – poiché è un buono a nulla, il matrimonio è un fallimento – e vi attaccate a qualcos’altro, che è considerato uno scopo più elevato, (ma che in realtà vi porta alla) distruzione. Entrambe le cose non vanno bene.

Dovete sostenere vostro marito o vostra moglie o i vostri figli, al momento giusto. Ma non dovreste farlo in maniera troppo evidente. Dite a vostro figlio: “Va bene, capisco, ma non voglio mostrarlo in pubblico”. La gente non dovrebbe nemmeno accorgersi che quello è vostro figlio, per come socializza con gli altri, per come sta insieme agli altri, per come condivide tutto con gli altri; è così che dovrebbe essere un sahaja yogi.

Sapete, per quanto mi riguarda, finora non ho neanche dato la realizzazione alle mie figlie. Ci credereste? Tanto meno la conoscenza della Kundalini. Potete insegnargliela voi. Io so di poterlo fare quando voglio. Non ho dedicato loro neanche un po’ di tempo, assolutamente. A ben guardare, quanto tempo trascorro con le mie figlie? Pochissimo. Durante tutto quest’anno, ho trascorso con loro solo tre giorni.

In questo momento, la relazione più importante è quella con Sahaja Yoga e i sahaja yogi. Ho visto che alcuni sahaja yogi scrivono ai genitori, alle madri, ai fratelli, molto di più di quanto scrivano agli altri sahaja yogi. È davvero stupefacente. Scrivono ai padri, ma non agli altri sahaja yogi.

Dovete iniziare a scrivere agli altri sahaja yogi. Quanti di quelli che hanno vissuto a Londra scrivono ai sahaja yogi di Londra? Hanno stretto delle amicizie o no? Niente del genere. Sono troppo impegnati con i loro problemi; non si curano di creare questo legame di amore. Come se non avessero alcun interesse per Sahaja Yoga. Hanno abitato all’ashram, a Londra. Quanti di voi scrivono loro delle lettere? Ai sahaja yogi di Londra? Quante lettere scrivete? Ora li avete incontrati in questo programma: quanti di voi scriveranno loro delle lettere e si terranno in contatto? Quanto ci vuole per scrivere una lettera? Niente. Spero che oggi, appena tornerete a casa, scriverete tutti delle lettere a proposito del compleanno di oggi, di come sia stato celebrato meravigliosamente. Non alla vostra famiglia, non alla vostra gente, ma agli altri. (I sahaja yogi) sono ovunque, sapete come sono.

Scrivete loro, poiché sapete che sono responsabili di tutto quanto. Ad esempio, potete scrivere a Gregoire, oppure a Ruth in Italia, oppure a Genevieve a Ginevra. Li avete conosciuti tutti, dovreste scrivere loro! Le donne devono scrivere alle donne e gli uomini agli uomini. Arneau è a Losanna: perché non scrivergli? È lì: sapevate che sua moglie deve andare in America a partorire? Dovremmo conoscerci fra noi in maniera molto intima. Di quanta gente io conosco moltissime cose, ogni dettaglio! Così si fa; dovete inondarvi di questo amore. Domani andrete in America o in uno qualsiasi di questi luoghi, e lì avete i vostri fratelli e sorelle già stabilizzati. Scrivete loro di vostra Madre, di ciò che pensate. A volte scrivete soltanto a me, ma mai fra di voi. Soprattutto, non scrivete a me lettere troppo lunghe; ma lettere dolci, amorevoli, poetiche (ad altri sahaja yogi, ndt): si sentiranno felici, è come inviare dei fiori. Prendere da lì le ispirazioni sarà un’ottima idea. (Che cosa c’è?)

Ciò sconfiggerà questi sei nemici e li renderà vostri schiavi, così li potrete usare per i vostri scopi. Allora diventeranno grandi qualità, saranno vostri aiutanti, saranno i comandanti del vostro esercito, saranno i vostri ornamenti. È tutto nelle vostre mani. Dovete farlo usando saggezza. In questo momento, all’età che ho raggiunto… – io ci sono sempre stata, con la stessa età; sono sempre stata così matura e così bambina, come una ragazzina ed una signora anziana, tutto insieme, in ogni anno, in ogni tempo. Ma sono certamente maturata nella comprensione degli esseri umani. Ho sicuramente acquisito una maggiore comprensione e maturità per quanto riguarda la mia conoscenza degli esseri umani, perché loro sono… Quando sono nata mi erano estranei, soltanto estranei. Pensate un po’ all’Adi Shakti che deve dire queste cose, ma è vero! Nonostante io vi abbia creati, ero una completa estranea. Ma ora sono cresciuta, vi ho compresi benissimo, so che siete i miei figli, so quanto voi mi amiate e quanto mi siete vicini.

[Shri Mataji: Perché (quel bambino) piange così?

Yogi: Vuole andare in bagno, Madre.

Shri Mataji: Lascialo andare.

Yogi: Vuole che io vada con lui ma sto cercando di dirgli che può andare da solo, ma…

Shri Mataji: Lascialo andare, è questo il problema, vedete, personalmente penso che questi bambini siano molto ostinati.

Yogi: Sì. Vuole che vada con lui, è questo il fatto, ecco perché.

Shri Mataji: Ecco. È un atteggiamento bhutish, non è così?

Yogi: Sì, è quello che dico.

Shri Mataji: Possiamo pensarlo. Lascialo andare. Non vuole dare ascolto. Meglio andare. Guardate. D’accordo, portacelo.

Che fare, vedete, sono molto ostinati. Sono i bhut. Un bambino così grande non può andare al bagno da solo?

Yogi: Sì…

Shri Mataji: È solo per disturbarlo, e basta.

Che Dio vi benedica.

Adesso devi davvero schiaffeggiarlo: se ora gli dai due schiaffi, il suo bhut andrà via. Servono due schiaffi; La prossima volta non lo farà più. Vedi, in questo momento devi schiaffeggiarlo, non troppo forte, ma fagli capire che non ti piace.

A volte i bhut possono andare via soltanto con le sberle. Ho visto che accade soprattutto con i bambini. Due schiaffi sul viso e tornano normali. Sono bhut e devono andarsene].

Ora, riguardo a tutto quello che vi ho detto ieri sui bambini, state attenti. Dovete rendere i vostri figli delle risorse, e non dei pesi, per Sahaja Yoga. Cercate di educarli nel modo giusto. Occorre trattarli con fermezza.

All’inizio dovete essere molto severi e punirli se fanno qualcosa di sbagliato, così che imparino ciò che è giusto e ciò che è errato. E quando saranno grandi, vi stupirete di quale patrimonio rappresentino. Alcuni sono bambini bravissimi, ma se l’influenza dei bambini cattivi è troppo forte, ciò potrebbe rovinare anche quelli buoni. Quindi è meglio incoraggiare i bambini bravi, che siano stati molto dolci.

Sto pensando alla mia giovinezza, alla mia infanzia, a come il mio sogno sia divenuto realtà. Qualsiasi cosa io abbia sognato, va al di là della mia immaginazione. Adesso è tutto fatto, per quanto mi riguarda, non avete più molto bisogno di me. Io vi ho dato ogni consiglio di cui avevate bisogno. Vi ho insegnato i metodi per redimere gli altri, per confortarli. Sapete ogni cosa. Adesso diventate maestri in questa arte, e dimenticate il passato. Siete tutti grandi personalità, tutti. Così, fin dal prossimo anno, io potrò vedervi seduti su questo seggio, e non sulle mie ginocchia (risate). Educate da soli i vostri figli. Che venga avanti la seconda generazione! La prima generazione è pronta, ora deve emergere la seconda e voi dovete prendervene cura. Io voglio essere la vera nonna di nipoti assolutamente nobili: è un privilegio speciale ed un vero avanzamento e segno di maturità. Guardate questa (la pioggia che cade, ndt): farà straripare il vostro (fiume) Parramatta[2] (risate).

Poiché ora ho dichiarato che io sono lo Spirito Santo, tutti sembrano colmi di gioia e felicità. Grazie molte per avermi invitato qui; pensate a tutti i sahaja yogi in tutto il mondo, tutti quanti. Oggi credo che dovremmo inviare dei telegrammi, circa una dozzina, se possibile, a tutti i centri, dicendo che il sessantesimo compleanno di Madre è stato celebrato con grande gioia, e che Lei dona le Sue benedizioni, o qualcosa del genere. Saranno molto felici. Ma, secondo il metodo indiano, è il sessantunesimo, perché anche il giorno in cui sono nata è un compleanno. È stato un vero compleanno. Quindi per loro è il sessantunesimo, e avremo un grande programma (di festeggiamenti, ndt) anche in India.

Voi siete persone particolarmente privilegiate, e spero che farete anche a me un regalo speciale: mi auguro che quest’anno assumerete tutti un nuovo ruolo ed un nuovo stile di vita, grazie al quale diverrete persone dolci: non uomini docili, bensì persone gentili, e donne miti. Le donne devono essere più remissive, dedite alla vita domestica. Saranno più belle, diventeranno gentili, sorrideranno di più e daranno molta gioia. Noi siamo qui per suscitare gioia; non per godere di alcuni diritti artificiali, ma per creare gioia. Quanta gioia creiamo? Quanta ne diamo agli altri? Oggi, in questa grande occasione, dobbiamo sentire la gioia nel nostro cuore. Dentro di noi, molto profondamente, risiede la sorgente della gioia. Quindi, dobbiamo andare molto in profondità dentro di noi e percepire la gioia di questa vostra Madre sessantenne, che io ho dentro di me. Andate in profondità, è lì, assaporatela e poi datela agli altri. Dovreste elargirla come una fontana di gioia.

Che Dio vi benedica.

Dichiarate ora, a tutte le nazioni, che io sono lo Spirito Santo e che sono venuta per questo momento speciale che è il tempo della resurrezione.


[1] Il senso del ‘mio.’

[2] Fiume di Sydney.