Ritambhara Pragnya, Guru Purnima Seminario I Parte

Lodge Hill Centre, Pulborough (England)

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S H R I  M A T A J I  N I R M A L A  D E V I

Ritambhara Pragnya – I parte

Guru Purnima Seminario di Lodge Hill (GB), 23 Luglio 1983


Per me è un’immensa gioia vedervi tutti qui, provenienti da diverse parti del mondo.

Quando il cuore è così traboccante, le parole sono troppo povere per trasmettere tanta intensità. Mi auguro che possiate comprendere questa intensità attraverso il vostro cuore.

Credo che sia stato tutto predisposto dal Divino che ci incontrassimo tutti qui circondati da una natura così meravigliosa, che qualcosa di grande accadesse a tutti noi, che questa volta raggiungessimo davvero qualcosa di grande. Ora, dato che abbiamo poco tempo, vi parlerò innanzitutto di alcune cose a proposito della meditazione; poi avremo altri due discorsi, spero.

Meditazione è una parola molto generica. Non è una parola che illustra tutti e tre i passi che si devono fare per meditare. In sanscrito, invece, è stato descritto molto chiaramente il percorso che occorre seguire nella vostra meditazione.

Il primo passo è chiamato Dhyana, il secondo Dharana ed il terzo Samadhi. Per fortuna Sahaja Yoga è una cosa così grande che voi ricevete tutto insieme. Avete evitato tutto il resto e ottenuto (direttamente) il Samadhi. Questa è la sua bellezza.

Esaminiamo prima di tutto Dhyana. Al principio, quando iniziate la ricerca, rivolgete l’attenzione verso l’oggetto della vostra venerazione. Ciò è definito Dhyana.

Il Dharana è il passo nel quale compite ogni sforzo, in cui concentrate tutti i vostri sforzi. Ma questa è tutta una rappresentazione teatrale per le persone non realizzate. Per loro è una specie di recitazione, mentre per un’anima realizzata è una realtà.

Dunque, all’inizio occorre praticare Dhyana. Qualcuno lo fa (rivolgendo la propria attenzione) ad una forma, altri al senza-forma. Ma voi siete così fortunati che il senza-forma ha preso forma per voi. Non avete alcun problema; non dovete passare dalla forma al senza-forma e dal senza-forma alla forma: è tutto lì, insieme.

Così, voi vi concentrate o pensate a qualche Deità; o, per quanto riguarda il Nirakar, ossia il senza-forma, a qualche punto, oppure al Nirakar stesso. In realtà è solo una proiezione mentale, finché non siete anime realizzate. Ma una volta che siate realizzati, è sufficiente che pensiate al Dhyana (cioè rivolgiate l’attenzione verso l’oggetto dell’adorazione, ndt) su cui state per concentrarvi o, si può dire, per meditare.

Ma quando cominciate a meditare su una persona, la vostra attenzione comincia a spostarsi. Questo è possibile anche dopo la realizzazione: sebbene arrivi tutto insieme, in un colpo solo, tuttavia alcuni ne ricevono una parte. Quando meditate, perciò, la vostra attenzione può ancora essere disturbata in ogni momento; può accadere, a seconda dell’intensità della vostra concentrazione.

Ho visto che vi sono sahaja yogi che cucinano, mentre altri lì vicino meditano. Allora quello che medita dirà: “Sento odore di bruciato!”. Così non c’è Dharana. Dhar vuol dire flusso, flusso continuo. In quel caso non c’è Dharana. C’è Dhyana, ma non Dharana.

Il secondo aspetto di questo è molto importante: è quello in cui dovete rivolgere la vostra attenzione ininterrottamente alla vostra Deità.

A quel punto sviluppate lo stato detto Dharana, nel quale la vostra attenzione diventa tutt’uno con la Deità. E quando (questi primi due stadi, ndt) maturano, subentra il terzo stadio: il Samadhi.

Ora, io penso che, chi crede di poter raggiungere questo stadio senza la realizzazione, commetta un grosso errore. Ma anche dopo la realizzazione, quando il Dharana è stabilizzato, dovete raggiungere quella posizione in cui diventate Samadhi.

Ora, di quale stato si tratta? Quando questo stato subentra nella vostra mente, allora, qualunque cosa voi facciate, nel vostro lavoro vedete la Deità che adorate. Qualunque cosa guardiate, vedete che è la Deità che si sta manifestando. Possiamo metterla così: qualunque cosa ascoltiate, vi accorgete che la Deità vi sta parlando della verità; in qualunque cosa leggiate, scoprite ciò che la Deità vi direbbe.

Quindi, in questo stato (Samadhi, ndt), qualunque cosa facciate con gli occhi, col naso e con tutti questi organi, diventa tutto automaticamente una manifestazione della Deità che adorate. Non dovete pensare: “Ora debbo concentrarmi, bene, non avrò questi pensieri, ora devo pensare a questo”; avviene automaticamente. Leggete un libro, e immediatamente vi trovate ciò che è buono per Sahaja Yoga. Se è un libro contro Dio, lo scarterete. (…)

Ma se avete un problema, capite: “Questo deve essere una qualche lezione per me; è per insegnarmi qualche esperienza”. È la manifestazione della Deità stessa.

Per esempio, se una signora sente che sta per avere un aborto, può reagire in diverse maniere. Una persona che non è ancora in Samadhi Avasta, nello stato (avasta) di Samadhi, dirà: “Oh Dio, sono una così grande sahaja yogini, ho fatto così tanto per Madre, sono andata fino (forse al programma, ndt) a Pulborough e, nonostante ciò, guarda, ho questo problema”. Ma un’altra dirà: “Bene, proviamo, andrò a dirlo a Madre”; rivolgendosi alla fotografia o per telefono. E scoprirà con sorpresa che tutto è sistemato, è perfettamente a posto. Ciò è possibile solo se siete un’anima realizzata, altrimenti non è possibile.

Quindi, lo stato che è risvegliato dentro di voi è un nuovo stato della mente, ed in sanscrito ha un nome molto bello: Ritambhara Pragnya, che è anche un nome molto difficile. Ritambhara Pragnya. Ritambhara significa intero, Dhaar significa flusso, un flusso continuo. È il nome della natura. E si percepisce da questo che tutta la natura è illuminata.

Farò un esempio: quando sta per nascere un bimbo, la madre comincia ad avere il latte, automaticamente. La natura stessa si adopera per la nascita del bambino.

Allo stesso modo, quando questo Ritambhara Pragnya comincia a manifestarsi – questo accade solo per i sahaja yogi e per nessun altro – vi meravigliate di come le cose all’improvviso funzionino. Ritambhara Pragnya le fa funzionare.

Ora abbiamo pochissimo tempo a disposizione, ma vi farò un esempio. Sono venuta a Brighton e Jason ha detto: “Madre, celebriamo il Guru Puja a Brighton”. Ho risposto: “Va bene, ma trova un posto adatto”. Allora è andato all’Università e ha poi detto: “La gente dell’Università è disponibile, ma c’è una sala piuttosto piccola”. Gli ho detto ancora: “Ma chiedigliela lo stesso”. – “No, è prenotata lo stesso giorno del Guru Puja”. Allora io: “Che si può fare allora?”. E lui: “Che fare, Madre?”. Ho risposto: “Prova subito da qualche altra parte, telefona a qualcun altro”. Così ha cercato sulle pagine gialle o non so cosa, ha telefonato e gli hanno risposto: “Abbiamo un posto, un bellissimo posto; venga (Shri Mataji ride) a pranzo da noi”. Lui ci è andato, e gli hanno anche offerto un piacevolissimo pranzo, quelle persone erano molto contente. E si sono dette disponibili ad offrire ospitalità a tutti, sono state gentilissime, e Jason era meravigliato di come tutto si fosse svolto così bene.

Ritambhara Pragnya ha dunque cominciato a lavorare in vostro favore. Voi tutti mi dite: “È un miracolo ciò che è accaduto, Madre, non sappiamo come sia avvenuto”.

Vi faccio un altro esempio: ieri stavate lavorando con il cemento ed un ragazzo italiano mi ha detto che ne occorrevano altri due sacchi. Ho risposto: “Continua, il cemento non finirà”. Anche prima che io partissi (per venire qui, ndt), stavano ancora lavorando, il cemento non era ancora finito. Immaginate, fra tutte le cose possibili, il cemento!

Questo stato speciale è proprio il vostro, nel quale sentite l’unione con la natura, e la natura percepisce l’unione con voi. Ed il Divino stesso esprime l’amore, la protezione, l’attenzione che il Divino vi dedica, attraverso la natura, attraverso vari avvenimenti, mediante varie coincidenze. E non vi è fine a questo. Accade semplicemente; e la gente non si rende conto di come accada. Ma questo è lo stato di Samadhi.

Ma potrebbero esserci persone che, se chiedo loro di fare qualcosa, risponderanno: “Oh, no Madre, il negozio sarà chiuso…” oppure: “Non lo faranno, questo non va”, e via dicendo. Ma ce ne sono altre che dicono: “Vediamo, se Madre lo ha detto, può essere”.

Vi citerò un altro esempio molto semplice, davvero terra terra. Mr. Srivastava è solito bere un certo tipo di tè, molto inglese! E non ne gradisce altri. Un giorno mi ha detto: “Oh Dio, abbiamo finito il tè, come faremo domattina?”. Gli ho risposto: “Bene, andiamo al negozio del tè”. E lui: “Ma che dici, sono le otto di sera, ci rideranno tutti dietro. Non ci sono negozi aperti alle otto di sera, e neppure il Centro del tè”. Gli ho risposto: “Andiamo, che rischio c’è? Dico solo di andare”. Ma lui: “Che assurdità stai dicendo!”. Ed io: “Va bene, per quanto assurdo sia, andiamo”. Ma lui non voleva darmi ascolto, così ho detto io all’autista: “Bene, andiamo”. Siamo arrivati e le luci erano accese. Ci siamo chiesti: “Perché le luci sono ancora accese? Così siamo entrati piuttosto guardinghi e tutti erano lì in piedi; ci hanno detto: “Oh, vi abbiamo aspettato tanto, sapete, siete gli ultimi arrivati”. Immaginate!

Allora ho chiesto spiegazioni a mio marito, e lui: “Mi sono dimenticato che avevamo un ricevimento qui”. (Shri Mataji ride). E quelle persone: “Siete stati gli ultimi ad arrivare….ma non importa. Prendete gli omaggi per voi”. E ci hanno dato due scatole di tè per ciascuno.

Insomma, ci sono migliaia di esempi così. Oggi, per esempio, alcune persone stavano cercando di spostare un letto. Erano in tre a spingere, ma non si spostava. Allora ho detto: “Va bene, spingerò io”. Ho soltanto appoggiato il mio Nabhi lì, solo questo, non ho spinto per nulla, ma (il letto) si è spostato; ciò a causa di Ritambhara Pragnya. Ma non è Chamatkar (miracolo, ndt), né altro. Esiste nel Divino la capacità di manifestare il proprio amore, di mostrare che voi siete i santi, i prescelti da Dio. Ma, prima di tutto, accettate questa situazione. Se invece vi comportate come la gente normale, dicendo: “Oh Dio, i negozi sono chiusi; quell’uomo è così difficile; non penso che accadrà”, allora non accadrà mai.

Dovete rendervi conto che voi siete santi, siete i prescelti, e siete nati da me: la forma e il senza-forma. Questo Pragnya allora si manifesterà; si manifesterà in ogni momento. Siate preparati. Siate felici. Accoglietelo e accettate di essere lì.  È un livello diverso.

Che ore sono? (un sahaja yogi: “Abbiamo ancora cinque minuti”) Come? Altri cinque minuti. Non dovrei fare nulla a questo proposito (Shri Mataji ride). Bene.

Ora è arrivato il momento che Sahaja Yoga trasformi il proprio livello. Dobbiamo cambiare. Dobbiamo salire più in alto. Il livello deve crescere. Ma Sahaja Yoga è talmente cosmopolita che abbiamo dai peggiori bhut alle persone migliori, tutti sullo stesso piatto.

Alcuni di essi, quelli orientati sull’ego, sono rotondi e rotolano continuamente. Non si sa come sollevare il piatto: se lo si solleva, rotoleranno giù. Quindi si ha paura e li si deve trattenere.

Poi ci sono altri che sono quadrati, e questi di forma quadrata portano sulla testa altre forme quadrate, come i bhut. Pertanto, se li sollevate potrebbero cadere tutti giù, o forse solo i bhut cadrebbero. Dio solo lo sa.

Ma esiste anche una terza categoria di persone che sono prismi o, meglio, piramidi, che sono ben stabilizzate. E a qualunque livello le solleviate, vi rimangono.

I sahaja yogi alla periferia sono davvero un problema per me. Perché, nella mia compassione, non posso buttarli fuori. E noi dobbiamo aiutarli a crescere, dicendo loro veramente, subito, che debbono crescere. Quanto a lungo dobbiamo aspettarli? Ognuno deve fare in modo che la gente alla periferia sia inserita in modo corretto, affinché non abbandoni Sahaja Yoga. La compassione va bene, ma non a costo di abbassare il livello di Sahaja Yoga. Mai!

Dobbiamo innalzare il livello di quelle persone che sono ben stabilizzate in Sahaja Yoga. Ognuno deve dunque cercare di stabilizzarsi e raggiungere almeno uno standard minimo; altrimenti, mi dispiace, molti verranno passati al setaccio. Questo è per i cinque minuti! Più tardi nella giornata, penso di tenere un altro discorso di un’ora, un’ora e mezza.

Molte grazie.

Direi che qualcuno dovrebbe tradurre, se possibile. È possibile tradurre?

Un sahaja yogi: Tradurremo dopo, Madre.

Shri Mataji: Dopo, in francese? Occorre spiegare Ritambhara Pragnya e tutto il resto. Potete tradurre dopo. Allora quelli che devono andare a pranzo adesso dovrebbero essere gli inglesi. Così lui può spiegare la prima parte, come volete. Ma non dovrebbe andare (a mangiare, ndt) chi è di qui, bensì le persone venute da fuori. È sbagliato. Occorre prendersi cura degli ospiti. Insomma, è proprio il contrario. Ora dobbiamo dividerci in due gruppi, ma direi che chi capisce l’inglese dovrebbe andare, perché così Gregoire può parlare di questo argomento (traducendo il discorso per i francesi, ndt) e qualcuno può tradurre anche in italiano.

Gregoire: Shri Madre, mi spiace, ma il gruppo è già stato diviso in due in base al numero, così credo che il primo gruppo debba proprio andare.

Shri Mataji: È già diviso?

Gregoire: Sì, già diviso.

Shri Mataji: Organizzato!

Gregoire: Organizzato (risate e applausi).

Shri Mataji: Oh, capisco. Non sapevo chi non si trova bene qui. Siete venuti tutti e due?

Un sahaja yogi: Madre?

Shri Mataji: Siete venuti soltanto in due?

Il sahaja yogi: Tre.

Shri Mataji: Chi è (il terzo, ndt)?

(risposta non udibile)

Shri Mataji: Chi?

(risposta non udibile)

Shri Mataji: Bene, bene. Più facile, bene. Come stai allora?

Sahaja yogi: Sto già bene.

… un supporto per Sahaja Yoga. Come il dottor Warren che ha portato un ottimo estratto, mi pare. È un estratto? Pensate! (L’autore) era un membro della chiesa cristiana cattolica che ha saputo dire e vedere tutte queste cose così chiaramente. E questo libro, guardate questo libro. Ma ora Rustom mi ha detto che costui (l’autore del libro, ndt) ha trovato nel Corano (…) che la Kundalini risiede nell’osso triangolare ed è chiamata asas. Ed al tempo della resurrezione sarà risvegliata e la gente otterrà la realizzazione. Ci pensate?

La seconda cosa che ha detto è la stessa che ha scritto in questi libri, e cioè che esistono sette cieli e sette poteri. Ci pensate? Tutto questo è descritto nel Corano, e cosa fanno questi musulmani e questi cristiani? Ma anche chi lo sapeva, i cosiddetti indù, che cosa fanno, questi stupidi? Sembrano tutti stupidi. Non si può biasimare chi sapeva e non si può biasimare chi non sapeva. Sono proprio la stessa cosa. È descritto tutto molto chiaramente, i sette chakra e tutto il resto, fin dal tempo di Patanjali. Ma chi sta cercando Dio?

Queste scoperte però stanno venendo alla luce e ci saranno di supporto; e voi parlerete a questa gente di ciò che è stato fatto all’essenza della religione. Ma (queste scoperte come quelle di questo autore, ndt) sono tutte cose autentiche. La gente vuole credere a qualcosa che è accaduto. Questa in un certo senso è una buona cosa, perché così abbiamo qualche certificato.

Nessuno vuole rivolgermi qualche domanda?  Poiché un terzo delle persone è assente, vorrei parlare delle cose generali più tardi. Sì, sì.

Sahaja Yogi: […].

Shri Mataji: Vieni qui, non riesco a sentire.

Sahaja yogi: Alcuni (parlano) di un uomo dall’aspetto di un musulmano con la barba, e nel buddismo parlano di Maitreya come di un uomo grasso. Le religioni parlano dell’avvento di qualcuno che è la loro proiezione. Che dire? Però (le religioni) parlano tutte della Sua (di Shri Mataji) venuta.

Shri Mataji: Vedete, gli argomenti di queste scritture sono mitigati ed anche trasformati. E il Buddha è ovviamente un Buddha che ride, loro pensano ad un Buddha che ride. Poi, poiché c’è stato Maometto, pensano ad un fachiro, perché la vostra mente è simile ad un proiettore, ed il film riproduce ciò che avete già visto. Come Maometto: la mente lo proietta e voi ottenete l’immagine di Maometto. Dipende dal film che proiettate.

Ma tutto ciò che è già avvenuto non si ripete più. Così, come avete visto con i film…se, ad esempio, avete girato un film, esso è fatto una volta per tutte. Non rifate lo stesso film, no? Voglio dire che qui, ad esempio, avete la rappresentazione di “Mouse Trap” (“La trappola per topi”, di Agatha Christie, ndt) per tanti giorni. Ma ogni volta che la vedete, la recitazione cambia, e ogni due, tre anni cambiano anche gli attori.

Così, sebbene l’essenza continui ad essere la stessa, e la stessa rappresentazione sarà ora ripetuta, la vita di Maometto non sarà ripetuta, né egli tornerà da fachiro, come era venuto. No. Non è mai successo nella storia. Perché dovrebbe? Così, ogni volta che deve accadere qualcosa, deve essere nuova, è questo lo stile della natura. Non vuole annoiarvi con le stesse cose (Shri Mataji ride). E quel tipo di vita non è neanche più necessario.

E, terza cosa, man mano che il seme si sviluppa, prima di tutto le radici devono lottare parecchio per impiantare profondamente il seme. E poi il germoglio deve combattere molto. Ma quando c’è l’albero, esso allora supporta, aiuta gli altri. Diventa una forte pianta rigogliosa o un albero rigoglioso. Così tutta la situazione si trasforma in ogni momento e non esiste più il seme. Ma la gente vuole vedere ancora il seme. Perché? Perché voi vi identificate, vi identificate molto sottilmente.

I cristiani sono più identificati con Cristo che con Maometto. Perché? Mentre i musulmani si identificano più con Maometto. Ma perché? Vi è qualche motivo? Sono entrambi identificati allo stesso modo, senza alcun motivo. Nessuno di loro (Cristo e Maometto) ha dato la realizzazione. Hanno detto la stessa cosa. Ma perché tutta questa identificazione con questo?

Ora, se camminando vi viene sete e vedete un fiume – che sia il Gange, lo Yamuna o qualsiasi altro fiume – se siete assetati berrete. Non direte: “No, non berrò perché qui non c’è il Gange”. Ora supponiamo che io mi trovi in Inghilterra e dica: “Berrò soltanto l’acqua del Gange”. L’avrò forse? Ma anche in India ci sono dei pazzi, vi dico. Mi è stato riferito che alcune persone hanno portato l’acqua del Gange e l’argilla da lì, dall’India, per lavarsi le mani qui. Insomma, sono capaci di farlo.

Ciò che i sahaja yogi devono capire è che dovete abbandonare le vostre identificazioni con la vita passata. Se siete nati cristiani, va bene, e con questo? Ora siete sahaja yogi. Se siete nati musulmani, allora? Ora siete sahaja yogi. Vi parlerò della seconda parte, di ciò che vi accade, quando terremo la seconda conferenza. Vi dirò in che modo le cose si dissolvono automaticamente quando siete sahaja yogi. D’accordo?

Queste persone non seguono realmente una religione. Seguono la religione del proprio ego. Tutto qui. Non vi è religione in questo genere di cose. Perciò, quando lo capite, tutte queste identificazioni dovrebbero svanire. Esiste soltanto un modo per convincerli, ed è far capire che tutti loro (i grandi maestri e profeti, ndt), che ormai sono morti, che non sono più qui, hanno predetto l’avvento di Sahaja Yoga. È il solo modo che avete per convincere queste teste dure. È questo il problema.

Ma, sorprendentemente, i musulmani non parlano mai di resurrezione. Non si preoccupano della resurrezione, si preoccupano soltanto del giudizio, sono come i francesi. I francesi ora pensano che arriverà sicuramente il giorno del giudizio. Qualcuno mi ha chiesto: “È sicura che arriverà, o è rimandato?”. Ho risposto: “Rimandato. Per sempre (Shri Mataji ride)”. Molto seriamente, vi dico, gente molto seria mi ha chiesto: “Pensa che il giorno del giudizio arriverà oppure no?”. Ed era piuttosto delusa (della risposta negativa, ndt) perché ci conta (Shri Mataji ride). Potrebbe essere chiunque. Ho detto i francesi semplicemente perché chi me lo ha chiesto era francese, ma potrebbe trattarsi di chiunque. Insomma, non identificatevi un’altra volta.

Come vi stavo dicendo oggi, a volte mostrano pubblicità così orribili in cui sembra che stia per accadere qualche miracolo e, all’improvviso si spacca un blocco di ghiaccio, accade questo, accade quello, e alla fine ne uscirà una birra. Insomma, si va davvero dal sublime al ridicolo, è orribile. Non si riesce proprio a capire. Ma un giorno mi sono proprio messa a ridere, sapete. C’era seduto un signore che ha chiesto: “Perché ride?”. Io ho risposto: “Che senso ha questa caduta dal sublime al ridicolo?”. E lui: “Che cosa intende? A me piace la mia birra”. Io dissi: “Scusi”. È così. L’identificazione è tale, sapete. Persino le cose ridicole iniziano ad apparire bellissime, se vi ci identificate.

Spero che qui siate tutti sahaja yogi. Ma c’è chi ancora dubita. Thomas è qui seduto. Passeranno un brutto momento, devo dire, poiché il seminario è molto potente. Ora non preoccupatevi, non dubitate di voi stessi, va tutto bene. Altre domande? Questa è stata una bella domanda.

Non dipendete dalle loro immagini. Ecco perché al giorno d’oggi quasi tutti i guru tengono diari. È molto facile farsi crescere la barba, io non posso, ma chiunque può farsela crescere, è facile; e ci si rende conto che, se non possono farsela crescere, se la mettono falsa. Per diventare più autorevoli.

 Sahaja yogini: Che cosa accade alle persone che hanno ricevuto la realizzazione da Lei, ai Suoi programmi, ma che poi non entrano in Sahaja Yoga? Che cosa accade loro?

Shri Mataji: Non crescono, ma sono progredite.

Sahaja yogini: Che cosa significa?

Shri Mataji: Anche questo è molto negativo. Sono semi che sono germogliati e vanno sprecati, è un vero spreco. Perché ciò che non è germogliato, un giorno potrà esserlo. È un vero spreco, vi dico. In maggioranza però tornano, dopo un po’ tornano. Vanno, vengono, così, sapete. Non vi è alcuna consapevolezza della gravità di un comportamento superficiale di questo genere.

Non capiscono. Ecco perché si comportano così. Ma poi accade loro qualcosa di orribile e vengono in Sahaja Yoga. Hanno dei problemi e allora vengono, ma il progresso è minimo.. Voglio dire che, magari (venendo in Sahaja Yoga, ndt) avevano portato qualcuno con sé, e quella persona arriva molto più in alto.

Bene, qual è il programma di stasera? Lo farete ora?

Sahaja yogi: È scritto sul programma, Madre.

Shri Mataji: Bene, è tutto organizzato. Se i sahaja yogi organizzano non mi resta che ubbidire (risate).

Sahaja yogi: Nel pomeriggio ci sarà un incontro tra gli scrittori e l’editore.

Shri Mataji: Che incontro?

Sahaja yogi: Degli scrittori, lo hanno fissato prima del Suo arrivo.

Shri Mataji: Che cos’era?

Sahaja yogi: C’è scritto: “Gli scrittori si incontrano con l’editore”. Sapevano che Lei doveva essere annunciata. O forse è la prova generale nella sala conferenze.

Shri Mataji: Ma chi erano gli scrittori?

Sahaja yogi: Non lo dice. Quindi è un evento assolutamente spontaneo e non programmato.

Shri Mataji: Gavin, stai scrivendo una poesia? (Shri Mataji ride).

Gavin: No, Madre, è già scritta.

Shri Mataji: Chi l’ha scritta, tu?

Sahaja yogi: Jason.

Shri Mataji: Ah?

Sahaja yogi : La stanno trascrivendo proprio adesso.

Shri Mataji: Hanno detto “Yuhabu se pare Isata (?)” che Mosè abbia scritto, e che l’autore che conosce Mosè abbia scritto che è soltanto Isa, ossia Gesù Cristo. Ah, quindi che c’è di spontaneo? (frase non chiara, ndt)

Sahaja yogi: Eventi spontanei ed imprevisti in preparazione dell’arrivo di Shri Mataji (risate).

 Shri Mataji: Lui va sul sicuro. Bene, allora.

Sahaja yogi: Allora pressappoco alle quattro del pomeriggio (Shri Mataji ride e dice: “Bene”) l’arrivo di Shri Mataji. Questo è suscettibile di cambiamenti.

Shri Mataji: Bene. Poi?

Sahaja yogi: Poi non c’è niente fino alle sette di sera.

Shri Mataji: Ah, allora niente fino alle sette? È questo il modo. Ora, finché non vi dico qualcosa io, lasciatelo così, spontaneo. Io sono arrivata prima. Così, ciò che dovete fare ora è andare a mangiare e riposare un po’. E poi, circa un’ora dopo pranzo, tornate a riunirvi qui. E formate questa cosa, un “trust di cervelli” (gruppo di esperti, ndt) nel quale parlate fra voi, fate una relazione, fate domande, parlate alla gente, così. È un’ottima cosa, avete designato qualcuno per questo. Continuate così fino all’ora del tè. Poi, dopo il tè, subentrerò io. D’accordo?

Ma ciò non significa che non dovreste arrivare a tutto il resto. Dovreste tutti sedervi a parlare. Aiuta molto. E aiutatevi a vicenda. Fate domande e chiedete le cose apertamente. E poi, ci sarà la cena e dopo cena… a che ora è il tè?

 Sahaja yogi: C’è solo il tè, Madre. Hanno fissato alle sette il barbecue e poi danze, canti e….

Shri Mataji: Va bene. E il tè a che ora è?

Sahaja yogi: Credo che possiamo prenderlo quando vogliamo, non c’è niente di scritto al riguardo.

Shri Mataji: Alle cinque? Alle cinque. Vediamo, alle 4:45. Diciamo che finiamo per le cinque e iniziamo alle 5:30 fino alle sei o alle sette. Poi avremo il barbecue, e dopo il barbecue avremo il programma musicale. Va bene? Allora domani potete fare dhyana, la meditazione al mattino e dovete alzarvi presto. Dopo, potete prendere il tè, non so, quando preferite, non so quale sia l’abitudine. E dopo dhyana potete venire a fare colazione o quel che sia. E poi fate ancora una specie di breve seminario. Questo fino alle 12. Sì?

Sahaja yogi: Ma domani qui manca il personale, non è molto organizzato.

Shri Mataji: Oh, capisco. E allora? Nessun problema. Domani è il giorno del Puja quindi non vi occorre un seminario o altro, niente del genere. Possiamo iniziare il Puja diciamo intorno alle dieci e mangiare dopo. Ecco come faremo, una cosa dopo l’altra. Va bene?

Dio vi benedica.

Ora posso ritirarmi nella mia stanza? Molte grazie.