Puja di Pasqua, Perdono

(Inghilterra)


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(traduzione verificata 06/2019)

S H R I   M A T A J I   N I R M A L A   D E V I

Puja di Pasqua

“Perdono”

“Tempio di tutte le fedi”, Londra (GB), 22 Aprile 1984


È molto gratificante vedere così tanti di voi stabilizzati in Sahaja Yoga e sprizzanti gioia.

Che Dio vi benedica tutti.

[Conversazione con uno yogi per sistemare il microfono:

Shri Mataji: Puoi avvicinarlo un po’? Penso si sentano delle voci. Un po’ più vicino. Un po’ alto il volume, perché tutti devono sentire.

Yogi: Potete alzare il volume?

Shri Mataji: Dovreste – non stanno registrando il video? È lì.

Yogi: Sì.

Shri Mataji: Ma perché non alzarne il volume? Va bene?

Yogi: Sì…

Yogi 2: Sì, però Madre ha detto che tutti dovrebbero sentire.

Shri Mataji: Va bene. Ora.

Bene. Tienilo tu, io lo prenderò fra un po’. Grazie. Dovrebbe stare così? O così?]

Oggi celebriamo la resurrezione di Cristo. Con essa dobbiamo celebrare anche la resurrezione degli esseri umani, dei sahaja yogi che sono stati fatti risorgere come anime realizzate.

Con questo, dobbiamo comprendere che entriamo in una nuova consapevolezza. Cristo non aveva bisogno di entrare in nessuna nuova consapevolezza; Egli è dovuto venire per mostrare a questo mondo, ancora una volta, che voi siete la vita eterna, che conducete una vita spirituale ed essa non muore mai.

Dovete ascendere a questo nuovo regno che è il regno di Dio Onnipotente, quello che chiamate il Regno di Dio. Ed Egli disse molto chiaramente a Nicodemo: “Si deve nascere di nuovo”. Allora questi chiese: “Devo rientrare nel grembo di mia madre per rinascere?”.

Eppure lo disse con tanta chiarezza! È così chiaro! Chi non vuole vedere può restare cieco. Ma Lui lo ha detto in modo molto, molto esplicito: “No, ciò che nasce dalla carne è carne, ma tutto ciò che nasce dallo Spirito è Spirito”.

Insomma, nulla potrebbe essere più chiaro di questo, ossia che si deve nascere dallo Spirito.

Certo, gli esseri umani hanno una particolare capacità di distorcere ogni cosa. Per loro lo Spirito potrebbe essere un libro, potrebbero essere delle parole, potrebbe essere un’organizzazione, una chiesa, o qualcosa del genere creato da loro. Ma qualunque cosa fatta dall’uomo non è lo Spirito: questa è la chiara affermazione di Cristo che si è voluta eludere formando proprie organizzazioni, proprie idee e creando qualcosa di assolutamente immaginario in Suo nome. Ma ora è venuto il tempo che tutto questo sia spazzato via.

È andato avanti per migliaia di anni, catturando moltissime persone innocenti e la gente vi è coinvolta.

Ma quando risorgete, quando diventate anime realizzate, si deve comprendere che ormai il movimento è verso l’interno, che vi state muovendo verso le vostre radici e non verso l’esterno. Quindi, qualunque tentativo precedente la realizzazione deve essere cambiato; la direzione deve essere cambiata; ed è soprattutto questo il punto che non cogliamo.

È questo che sto cercando di spiegarvi oggi: finora, per la mente umana è stato importante il divertimento, lo svago. Per la mente, non per lo Spirito. Il diletto dello Spirito è completamente all’opposto del diletto della mente.

Ad esempio, una persona l’altro giorno mi ha telefonato dicendomi: “Madre, non c’è nessuna eccitazione in Sahaja Yoga” (risate, Shri Mataji ride). Eccitazione è troppo. Noi andiamo contro questo. Noi andiamo verso la pace, non verso l’esaltazione e questa sorta di elettroshock di cui abbiamo bisogno continuamente.

Prendete un ubriacone: la mattina sta bene, ma la sera va in tilt, ha bisogno di uno shock, di una specie di iniezione nel corpo.

Tutte le imprese umane sono state così: per stimolare il corpo. Infatti, se si ha a che fare con ciò che è morto, occorre stimolarlo.

Ma di qualcosa che è vivente, eterno, si deve gioire senza eccitazione.

Pertanto, la direzione deve essere completamente invertita, ma è qui che molti sahaja yogi non riescono a capire.

Il punto è: come si fa? Come portare la nostra attenzione a muoversi verso l’interno invece che verso l’esterno?

Se cominciate dal momento della rinascita è molto più facile, perché è una nuova impresa nella quale vi avventurate. È la pace, la pace del vostro Spirito, la gioia del vostro Spirito. Ed essa è permanente, non dovete riceverne alcuna eccitazione; è permanente, è eterna.

La prima cosa che ci diventa chiara è che non dobbiamo fare tutto ciò che facevamo prima della realizzazione. La cosa fondamentale è che la realizzazione vi arriva senza sforzo.

Vi ho già parlato di come lo sforzo che si crea continuamente nel vostro corpo, l’energia dello sforzo – “Devo fare questo, devo fare quello; mi tocca fare questo, mi tocca fare quello” – crei tensione. Come comportarci, allora?

Noi non cerchiamo di competere con gli altri, non cerchiamo di fissare certi tempi, date, orari. E neppure mettiamo la nostra attenzione su qualche iniziativa che ci metta nella condizione di sforzo, bensì rilassiamo questa attitudine allo sforzo. In sanscrito si chiama prayatna shaithilya.

Per una mente occidentale è molto difficile afferrare questo concetto, perciò cercate di comprendere. Non significa letargia, non significa letargia. Non si dovrebbe mai confondere l’Energia di ciò che è vivente con ciò che è morto.

Adesso stiamo cercando di trasformare le nostre energie in energia dello Spirito, quindi dovete permettere allo Spirito di prendere il sopravvento. Gli sforzi della mente dovrebbero essere ridotti e l’energia dello Spirito dovrebbe operare attraverso di voi. Ora, come farlo?

La prima cosa è il distacco. Distacco. Il distacco incomincia col pensiero; vediamo (allora) il pensiero. Si chiama vichara shaithilya: rilassamento del pensiero.

Per esempio, arriva alla vostra mente un pensiero, un pensiero come: “Oggi c’è il Puja di Madre, andiamo, dobbiamo sbrigarci. Devi prendere questo, non hai preso i fiori, vai in capo al mondo a procurarti i fiori; tu devi prendere questo e tu quest’altro”.

Il secondo pensiero sarà: “No, distaccati. Sii testimone. Affida tutto allo Spirito, osserva”. Allora otterrete tutto. Molti di voi lo hanno notato.

Ma ancora questa mente, che è molto sciocca, cerca di convincervi che dovete usare il vecchio strumento senza valore che è la mente, e afferma che è meglio usarla. E quando voi cominciate ad utilizzarla, subentra l’ego: voi vi ci attaccate, così ciò che perdete è il vostro progresso e allora la gioia si riduce al minimo.

Come raggiungere il distacco? Per una persona assolutamente distaccata è molto difficile spiegare come distaccarsi, non è forse così? (Risate, Shri Mataji ride) Ci proverò! (Risate)

Ora. Io non posso avere attaccamenti, questo è il problema; e trovo difficile spiegarvelo con parole umane, tuttavia adesso ci proverò.

Sapete, ho provato a fare qualcosa come fanno gli esseri umani, all’inizio, proprio per vedere come funzionano le cose; infatti dovevo sperimentare.

Per esempio, quando dovevo presenziare ad un Puja o altro, solitamente chiedevo: “Qual è il momento più propizio?”. E mi rispondevano indicando un certo periodo. Poi qualcun altro telefonava per dire: “No, il momento propizio è quest’altro”.

Allora dicevo: “Com’è possibile che ci siano due periodi favorevoli?”; vedete, è un grosso problema con gli esseri umani. Allora mi spiegarono che in India ci sono cinque Panchanga, cioè cinque libri per consultare il periodo favorevole. Ecco cosa hanno fatto gli esseri umani. Ho chiesto: “Ma allora, perché consultarli? (Shri Mataji ride, risate). Meglio non avere cinque periodi favorevoli, no?”.

Inoltre, il periodo favorevole deve essere al di là del tempo. Invece, per come hanno fatto gli esseri umani, è legato al tempo, è vincolato al tempo.

In India, ad esempio, è un certo momento o un altro, mentre qui (in Inghilterra) è diverso. Allora fate i calcoli, avete gli orologi.

Vedete, per superare tutti questi ostacoli gli esseri umani creano anche certi dispositivi.

Così li consultate: “Allora, qual è l’ora favorevole qui?”. Partiamo a quell’ora. Poi (però) è un bel rompicapo perché ci sono cinque libri da consultare, gli orologi potrebbero essere guasti, qualcosa potrebbe essere sbagliato, qualcos’altro potrebbe essere in un altro modo.

Ma se voi siete lo Spirito, lo Spirito realizza il buon auspicio. È lo Spirito che crea il buon auspicio. E quando pensate così, immaginate quanta tensione scompare.

Prima di tutto vi ritrovate ad essere schiavi dell’orologio; poi schiavi dei libri, poi del mercato, della stanza, del posto che dovete affittare.

Ma se permettete allo Spirito di agire, tutto funzionerà e centrerete il momento più favorevole.

E come accettarlo? Semplicemente accettando.

Se voi adesso abbandonate il vostro satta, il vostro dominio, entrate nel dominio del vostro Spirito. Abbandonate il vostro dominio, ossia il dominio del vostro ego o magari del vostro superego. Rinunciate ad esso e cercate di osservare come tutto funzioni.

Ora, qual è la prova di questo? Come lo verificate? Funziona, è questa la prova. Funziona.

Permettetegli di funzionare. Non metteteci la vostra attenzione. La (parola) attenzione è composta nella seconda parte da “tensione” (in inglese: “attention” e “tension”, ndt). E non provate a dire: “Perché non oggi? Sarebbe dovuto accadere oggi, ci aspettavamo che avvenisse; perché non in questo momento?”. Questo è il vostro ego.

(Invece dovete dire:) “Sia fatta la Tua volontà”.

Pertanto, il pensiero che si agita di continuo nella nostra mente, che crea tensioni, non è il pensiero dello Spirito. Allora ciò che dovreste dire è: “Non questo pensiero, non questo pensiero – Ya neti neti vachane nigamo avochus – non questo pensiero, non questo pensiero, non questo pensiero”; e osservate come vi rilasserete.

Ora vi state rilassando: “Non questo pensiero, non questo pensiero”. Continuate a rifiutare di accettare qualsiasi pensiero. Entrerete così in Nirvichara. In quello stato sentirete lo Spirito.

Cristo ha svolto il più grande lavoro su questo aspetto, direi, ma noi non lo comprendiamo perché la sua vita (pubblica, ndt) è stata molto limitata: tre anni. Pertanto dobbiamo spiegarla un po’ e osservare ciò che ha fatto.

Egli ci ha dato l’arma più grande: il perdono. Quando perdonate qualcuno, che cosa fate? Prima di tutto accettate la situazione e, in secondo luogo, perdonate il torto che pensate vi sia stato fatto. Ma dato che nessun torto può essere fatto al vostro Spirito, voi perdonate, poiché siete lo Spirito!

E quando perdonate, vi siete accorti che la tensione scompare. Quindi, anche ai vostri pensieri dite: “Va bene, perdona questo pensiero, perdona questo pensiero”, perché un pensiero non deve nemmeno essere punito.

“Perdona questo pensiero, perdona questo pensiero, perdona tutto”. Non dimenticare, (ma) perdonare: perché altrimenti vi dimenticherete anche di essere lo Spirito! (Risate)

Ma: “Perdona tutti i pensieri che mi arrivano”.  Continuate a dirlo, è un mantra.

Che cosa è un mantra? È il potere della parola che esprime lo Spirito.

Questo è dunque un elemento fondamentale che Cristo ci ha dato: l’arma del perdono.

Tutti hanno quest’arma; tutti possono usare quest’arma. Non dovete compiere alcuno sforzo, non dovete pagare per questo, dovete semplicemente dire: “Io perdono”.

Vi stupirete di come i vostri nervi si calmeranno; la tensione, la pressione delle cose moderne diminuirà, se continuate a ripetere: “Io perdono, io perdono”.

(Se) ad esempio, andate a vedere qualche… insomma, supponiamo vi accada improvvisamente di vedere qualcosa di molto ripugnante, secondo lo Spirito. Magari sarà molto eccitante secondo gli esseri umani normali, ma noi siamo gente “anormale”; e se lo troviamo molto sgradevole, la miglior cosa da fare per superarlo è dire: “Io perdono perché sono ignoranti, sono ciechi, non sono ancora lì dove sono io. Io mi trovo alla Sorgente della gioia, alla Sorgente della pace, mentre loro no; quindi perdono”. E vi stupirete di come questo perdono che Cristo vi concede, crei vichara shaithilya, il rilassamento dei pensieri.

Questo movimento opposto che dovete compiere, oggi dovrebbe innanzitutto partire da questo punto, dal perdonare gli altri.

Ora, che cosa accade quando perdonate qualcuno? Significa che non reagite. Il potere di reagire alle ingiurie, agli insulti altrui si esaurisce. E quando si esaurisce divenite persone potenti, poiché nessuno ormai può schiacciarvi, nessuno può uccidervi, nessuno può ferirvi, nessuno può farvi nulla.

Ma ciò non è, ripeto, sfrontatezza.

La gente può pensare che sia sfrontatezza.

Il fatto è che, se qualcuno vi dice qualcosa di duro e sbagliato, voi non lo accettate.

Però, se sono io a sgridare qualcuno, i bhut scappano via. Avete visto tante volte che devo sgridare la gente, così i bhut scappano via poiché reagiscono; allora si dileguano, mentre lo Spirito risplende.

Si deve dunque comprendere che in Sahaja Yoga la cosa importante è soltanto il canale centrale, l’aspetto che dà equilibrio, e non gli estremi.

Per esempio, quando diciamo che si deve perdonare tutti, questo non significa andare a quell’estremo per cui, se avete fatto qualcosa di sbagliato e qualcuno ve lo dice, voi non lo accettate. Non significa questo. Ancora una volta il discernimento è il motore del vostro movimento. Quindi, se qualcuno vi ha detto qualcosa del genere, dovete valutare: “È forse così? Sono andato contro lo Spirito?”.

Altrimenti, se io vi dico qualcosa, direte: “Va bene, perdona Madre” – capite il punto? – “Perdonala per averlo detto”. No, non potete dire questo a me!

Quello è il punto in cui (invece) cominciate a pensare: “Perché Madre ha detto così? Cosa ho fatto?”. Adesso pensate in questi termini e così ricomincerete ad avanzare.

È una via molto stretta quella che dovete percorrere. Da un lato c’è la grande, enorme Gibilterra, la rocca di Gibilterra del vostro ego; dall’altro il superego. Nel mezzo c’è un piccolo sentiero del discernimento dal quale dovete osservare i due lati. Sia che urtiate contro la rocca di Gibilterra, sia che sprofondiate nella valle del superego, dovreste fare in modo di usare il vostro discernimento.

L’altra cosa di cui ricordarsi è che tutto ciò che facevate prima della realizzazione, era andare agli estremi.

Per esempio, si fonda una specie di movimento, diciamo, sostenendo di volere cose classiche. Bene. Poi (però) si diventa così classici che diventa tutto meccanico. Allora si dirà: “Basta, ci daremo alla controcultura”. Così si va all’eccesso opposto e si diventa primitivi. Finché non sarete giunti al limite e avrete appreso la lezione della vostra vita, non tornerete indietro.

Ma in Sahaja Yoga camminiamo su una strada estremamente sdrucciolevole, dove dovete fare in modo che non ci sia l’ego né il superego.

In questo movimento, occorre dunque utilizzare moltissimo il discernimento e l’equilibrio, (requisiti) che diversamente non abbiamo bisogno di usare: prima della realizzazione possiamo andare avanti con (certi comportamenti) fino a distruggerci completamente.

Ma in Sahaja Yoga, non appena perdete il discernimento, cadete da un lato o dall’altro. Ebbene, quelli che sono sahaja yogi di alta qualità, usano prima il discernimento e si chiedono fin dove spingersi.

Quanto a questo, non occorre che Madre vi dica nulla, perché voi siete lo Spirito. Voi, voi stessi siete lo Spirito. In primo luogo assumete la vostra posizione in quanto Spirito e poi muovetevi in base ad essa, in modo da capire, con discernimento, fin dove arrivare e fin dove non spingersi.

Ora, un aspetto è che dovete divenire senza pensieri, diventando persone pronte a perdonare. La maggior parte dei vostri pensieri cesserà una volta che diventiate capaci di perdonare. Ma ci sono alcune persone che non potete perdonare, ad esempio non potete perdonare Dio, non potete perdonare Madre.

Ci sono certe cose che non potete fare, dunque occorre osservare le maryada. Ora, se voi camminate correttamente entro questi limiti, potete andare avanti. Questo è ciò che vi porta vichara shaithilya, nel quale la mente diventa rilassata.

Poi dovete avere vishayatha shaithilya: i vostri organi, gli organi di senso, reagiscono sempre alle cose perché siete esseri umani e siete nati così. Così, qualunque cosa accada, voi reagite. Se, ad esempio, vedete un bel fiore voi reagite, nasce in voi una specie di pensiero.

Adesso dovete esercitarvi a guardare qualcosa senza permettere che nasca alcun pensiero. A quel punto cominciate ad assorbire, attraverso il vostro Spirito, la bellezza, la gloria e la fragranza di un fiore.

Ogni fiore è una poesia, ma nel momento in cui cominciate a pensarci diventa una cosa morta. Cercate invece semplicemente di gioire. Voi siete su questa terra per gioire di voi stessi, non per preoccuparvi di qualcosa.

Gioite.

Ma se avete ancora l’abitudine (di pensare): “Devo fare qualcosa di speciale, sono un sahaja yogi speciale, sono un sahaja yogi molto evoluto”, siete finiti.

Diciamo che stiamo tutti viaggiando su una barca: ci godiamo la barca ed anche le onde. Ma se qualcuno dice: “Io sono molto speciale, proverò a saltare giù” (risate, Shri Mataji ride), allora tornate alla condizione iniziale.

Occorre dunque avere un’attitudine ad osservare le cose. Provate a sviluppare questa abitudine di osservare le cose senza pensarci. Cercate di sviluppare la vostra mente su questa linea di non reagire.

Ora, tutta questa faccenda dell’eccitazione, del sensazionalismo che è la mania del giorno d’oggi, viene dallo stesso punto, (ossia) dal fatto che i vostri organi di senso richiedono una sorta di sensazione poiché reagiscono.

Invece noi dobbiamo avere organi di senso che non reagiscano, in quanto devono reagire soltanto allo Spirito! Pertanto dobbiamo sviluppare organi di senso di un nuovo tipo o di una nuova qualità che non reagiscano ad una sollecitazione esterna.

Se desiderate che Sahaja Yoga sia eccitante, come potete praticarlo? Insomma, è proprio l’opposto.

Dunque, quel che dovete fare è far sì che i vostri organi di senso… per esempio, gli occhi vedono qualcosa e reagiscono; le orecchie odono qualcosa e reagiscono; qualcuno vuole parlare e vedere la reazione. Ci sono delle aspettative. Ma poiché lo Spirito è di per sé attivo, agisce di per sé – avete constatato che le vibrazioni non parlano, (ma) agiscono – esso ha il potere di agire, (pertanto) voi non avete bisogno di reagire.

Se riuscirete a ridurre il potere della reazione, ascenderete molto più in alto.

Questa è una cosa di cui dobbiamo renderci conto mentre celebriamo adesso la Sua resurrezione, perché è tapah, è la penitenza di Cristo.

Cristo è venuto su questa terra per una penitenza. Sapete che nel mantra Gayatri sono menzionati sette aspetti e al livello di Cristo è tapah, la penitenza. Pertanto, dovete affrontare la cosiddetta penitenza per ottenere la gioia.

La penitenza consiste nel ritrarre gli organi di senso dentro di voi. Come ha detto Krishna, dovete ritrarre tutte le propaggini dei vostri organi di senso, come fa una tartaruga.

Dunque non è più necessaria quella eccitazione che richiedevate per i vostri organi di senso, poiché adesso gli stessi organi di senso sono l’origine dello stimolo, nel senso che neutralizzano ogni stimolo. Risalite al punto da cui nasce (l’eccitazione).

Un fiume inizia con una piccola, piccolissima goccia per poi espandersi, espandersi, espandersi, espandersi. (Se) andate alla sorgente, proprio nel punto centrale, troverete che vi cadrà addosso a malapena una goccia.

Un altro esempio appropriato potrebbe essere quello di una ruota. Essa ha un fulcro. E la ruota si muove continuamente, ma il punto centrale deve essere fisso; altrimenti, se anch’esso si muovesse con la ruota, il carro non potrebbe muoversi, si rovescerebbe. Pertanto il fulcro deve essere fisso, diversamente la ruota non può muoversi.

Voi dunque andate verso quel punto centrale; e il movimento è sul punto centrale dove, in un certo senso, non c’è movimento perché c’è solo ascesa. Non c’è rotazione, non gira più, c’è solo ascesa sul punto centrale.

Spero che cercherete di capire che tutti i movimenti derivano dall’ignoranza. Tutti i movimenti esteriori avvengono perché noi non siamo ancora nel punto centrale. Ma questa conquista non è difficile, perché voi siete (già) balzati su di esso. Però ne uscite di nuovo, verso la periferia, verso la ruota.

Come restare lì e ascendere su quella linea? Diciamo per esempio che ci siano delle ruote così, ruote dopo ruote; ma il punto centrale è fisso. Ora, ogni volta che ne uscite, come fate a ritornare al centro? Attraverso il distacco, attraverso tapah, la penitenza.

Penitenza significa rifiutare. Non indica un ascetismo esteriore, bensì un ascetismo interiore.

In primo luogo dobbiamo imparare a dare, a dare agli altri. Ho visto che a volte la gente trova difficile anche questo. Hanno detto che alcuni trovano difficoltoso persino dare una sterlina per Sahaja Yoga. Ne sono rimasta stupefatta! Allora dare agli altri sarà ancora più difficile! Cercate di dare agli altri. Distacco.

Quindi, un modo è il perdono, il secondo è la generosità.

Se lavorate per Sahaja Yoga (dite): “Io non ho fatto niente finora”. Non reagite, qualsiasi lavoro abbiate fatto. “Oh, è stato un piacere farlo, l’ho fatto per mio piacere, solo per mio piacere”. Non fate calcoli: “Ho portato quattro fiori, lei ha portato due fiori. Devo avere i soldi per un fiore e mezzo”. (Risate)

Tutti questi calcoli sono alla periferia, all’esterno, quando non eravate anime realizzate. Adesso non contate nient’altro che le vostre benedizioni. Quindi siate generosi.

Ho visto che ora si hanno degli attaccamenti diversi, più sottili. Ho visto, ad esempio, persone attaccate ai propri figli.

Una volta che i sahaja yogi abbiano figli, i loro bambini diventano il mondo intero: (così) rovinate loro e rovinate voi stessi.

Voi siete semplicemente i loro tutori. Ma per voi il fatto di aver messo al mondo un bambino diventa qualcosa di straordinario.

Chiunque può procreare, anche un cane partorisce dei cuccioli. Che c’è di tanto straordinario? Intendo dire la cagna (risate). È una parola strana da dire (risate).

Mettere al mondo un bambino non è qualcosa di straordinario, ma (lo è il fatto) che voi abbiate la responsabilità di un bimbo che deve lavorare per Dio. Voi ne siete semplicemente responsabili. Ma classificare questo bambino come straordinario, una grandissima anima realizzata e cose del genere, vi farà scoppiare completamente la testa, perché è un’esplosione più sottile.

È come una bomba a idrogeno. Le bombe normali possono distruggere parzialmente, ma queste bombe più sottili sono persino peggiori.

E questo rovinerà il bambino e rovinerà moltissimo anche voi nella vostra ascesa.

Quindi, se avete un figlio, quel che dovete fare è capire che ne siete semplicemente responsabili, così come siete responsabili di tutti i bambini dei sahaja yogi, non (solo) del vostro.

Siate generosi! “Udaara charitraanam Vasudhaiva Kutumbakam”: per chi è generoso, tutto il mondo è la sua famiglia. Quindi espandetevi.

“Questa è la mia famiglia; questa è mia moglie; come posso vivere senza mia moglie, mio marito, mio figlio?”. Questo non vi aiuterà, vi tratterrà completamente in basso.

E con questo date inizio ad un processo molto più sottile, perché adesso state tornando indietro.

Prima trascuravate la famiglia, i figli, tutto, siete andati a questo estremo; adesso state tornando indietro.

Per quanto riguarda gli indiani, loro capiscono di essere già troppo coinvolti in questo; quindi sanno che distaccarsi dai propri figli è molto importante, perché loro vi sono già coinvolti. Sono troppo attaccati ai loro figli.

All’inizio mi diranno sempre: “Mio figlio è così; mia madre è così; mio padre è così; mio fratello è così; migliori il mio…”; e questi saranno tutti bhut, uno “meglio” dell’altro.

Mi si impongono tutti questi parenti senza alcun discernimento ed io mi sento veramente male. Porteranno persino una lontana parente di un parente di un parente di un parente: “Sa, si tratta di una mia parente”.

In India è molto importante essere parente di qualcuno. Magari non si ha niente a che fare con quella persona, tuttavia è un parente, quindi: “È mio parente”.

Quindi ciò che si comprende è che le nostre parentele e le nostre identificazioni devono essere completamente abbandonate.

Ormai siamo esseri universali. Pertanto, se vostro figlio è per voi una fonte di gioia, dovrebbe esserlo anche ogni (altro) bambino, ogni (altro) bimbo. Sotto questo aspetto gli scapoli, le persone non ancora sposate, sono migliori, riescono a gioire dei figli di tutti (risate, Shri Mataji ride).

Ma se gioite (degli altri bambini) senza essere una madre e un padre, cosa c’è di tanto meritevole? È quando diventate genitori, e gioite degli altri bambini tanto quanto gioite di vostro figlio, che la vostra generosità ha inizio. Quindi: la generosità di amare gli altri, la generosità attraverso la compassione.

Compassione non significa che si dovrebbe avere pietà di qualcuno, bensì significa condivisione della personalità, condivisione di una personalità di amore. Ed è su questo punto che sbagliamo, (se pensiamo) che compassione significhi dover aiutare qualcuno.

In Sahaja Yoga compassione non è questo: compassione in Sahaja Yoga significa condividere.

Ora dovete ricordare una quarta cosa. Cos’altro vi ho detto? La prima cosa è il perdono. La prima! Secondo me la prima è il perdono.

La seconda è la compassione, o meglio, il distacco che porta alla compassione.

Si può dunque dire che il primo è il perdono, (il secondo) il distacco e la terza è la compassione.

Queste sono le ruote del vostro carro che vi fa muovere. Queste sono le ruote di cui dovreste ricordarvi.

Ora, se progredite con il distacco ed esso agisce in voi, diventate anche compassionevoli; subentra anche quello.

Ma qual è il modo per stabilirlo? Come fate a sapere se siete a posto? Come lo valutate? Come capite che siete a posto?

Mi riferisco a, come dite voi, prendere il timone della nave. Come lo capite?

Dovete avere la pace. Dovreste essere persone pacifiche. L’agitazione dovrebbe essere fuori, mentre voi dovreste essere assolutamente in pace. Se non siete persone pacifiche, siate certi che non siete ancora lì dove dovreste essere.

Ora potete obiettare: “Anche Cristo si adirò tanto da prendere la frusta e picchiare la gente; quindi possiamo farlo anche noi”.

Voi non siete Cristo. Dovete rendervi conto che voi non siete incarnazioni, siete anime realizzate. Quindi non dovete prendere in mano una frusta e picchiare gli altri. Non potete. Questo è l’errore che hanno fatto i discepoli di Maometto: essi non hanno mai pensato che Lui fosse un’incarnazione, vedete.

Tutte le incarnazioni hanno ucciso. Krishna ha ucciso, Rama ha ucciso, la Devi ha ucciso.

Ma voi non siete la Devi! Voi non siete Shri Krishna! Quindi non dovete uccidere nessuno. Non dovete mostrare collera.

Se andate ancora in collera, sappiate che la vostra crescita è molto lenta. Dovete essere persone pacifiche. Immaginate i sahaja yogi che facciano una Jihad[1]: che cosa ne direste, se andassero a colpire gli altri con la spada in una mano e una lancia nell’altra?

Su questo punto voglio essere molto chiara, perché quando sono presente naturalmente lo dirò a ciascuno di voi, ma quando non ci sono non voglio che prendiate in mano la spada o altro e lottiate.

Ciò che ha scritto William Blake riguarda le incarnazioni. Sono le incarnazioni a dire: “Datemi il mio…”[2]. Non è che adesso voi dovreste dire: “Datemi le armi (ayudha) di Rama”: non potete usarle. Voi non siete incarnazioni.

Infatti, il discernimento di queste è efficace, (mentre) le vostre non lo sono. Dunque non dovete prendere nessuna arma in mano e neanche andare in collera. Essa non si addice ad un sahaja yogi, in nessun caso, a meno che non sia io a dirvi di adirarvi.

Questo è dunque il criterio: dovete essere persone pacifiche, non aggressive.

Ora, persone diverse hanno tipi diversi di aggressività. Per esempio gli uomini non discutono, sapete, vi danno semplicemente uno schiaffo. Chiuso. Loro non discutono, non amano discutere, arriveranno ad un certo punto e poi vi picchieranno e chiuso.

Le donne invece sono molto brave a discutere e molto aggressive, sono polemiche in modo molto aggressivo.

Il secondo punto è dunque quello di non discutere. Se siete polemici, sappiate che non siete ancora lì dove dovete essere. Una persona pacifica arriva fino ad un certo punto e poi discute. Se siete polemici, il vostro sviluppo non è a posto.

Dunque una persona deve essere assolutamente pacifica e questa pace è la cosa più efficace. Noi aspiriamo alla pace dell’universo: essa non si può raggiungere attraverso nessuna di queste bombe, (bensì) la si può conseguire soltanto mediante lo Spirito, che è la fonte di tutta la pace. Pertanto chiederei a tutti voi di eliminare la collera, l’ira.

La pace è la cosa più potente sulla terra.

A questo proposito c’è una storia cinese interessante. C’erano due galli da combattimento molto forti, noti per essere i più forti di tutti. In Cina hanno sempre questa eccitazione per la lotta dei galli, sapete. Voglio dire che in questo mondo la si può avere per qualsiasi cosa, tutte assurdità come il rugby, il calcio e via dicendo; insomma, non c’è fine a questo.

Ebbene, questi due galli dovevano partecipare ad una specie di incontro internazionale di lotta, penso (risate, Shri Mataji ride).

Così qualcuno disse: “Qui vive un grande santo che rende chiunque molto potente”. Allora il proprietario dei galli si recò da lui e gli chiese: “Farà diventare questi miei due galli molto potenti, tanto che possano combattere e vincere?”. Questi rispose: “Va bene, è molto semplice. Lasciali da me”. Un mese dopo, quando (il proprietario) si presentò a riprendersi i galli, questi non reagivano a nulla, se ne stavano impettiti così, osservando tutto (risate generali).

Lui si spaventò tantissimo e disse: “Come faranno a combattere?”. (Il santo) rispose: “Prendili e vedrai”.

Allora lui li prese e li portò nell’arena. Lì tutti i galli si attaccavano a vicenda, lottavano, (mentre) questi stavano a guardare, questi due stavano a osservare (risate). E tutti gli altri galli ebbero talmente paura di questi due che scapparono tutti via; e loro vinsero!

(Risate)

Dunque la persona pacifica è potente; chi non reagisce a nulla è il più potente.

Occorre perciò comprendere che la pace è il criterio per rendersi conto che si è proprio al punto in cui si deve essere.

Ma pace non significa in nessun caso codardia. Infatti, sapete, conosco la mancanza di discernimento degli esseri umani. Confondono (la pace con) la vigliaccheria. No. La vostra posizione è così (eretta), non così (sottomessa). La differenza tra una persona pacifica ed una codarda è che il vigliacco si conforma alle forze negative, mentre la persona pacifica crea forze positive, costruttive: le genera.

Voi dunque non dovete essere codardi, ma pacifici. E una persona che è in pace è come un magnete, vedete, è molto rasserenante.

Così, potete notare come adesso ci stiamo muovendo verso le qualità calmanti dello Spirito. Noi dobbiamo dare serenità agli altri: non eccitarli, ma calmarli.

E questa dote calmante noi la paragoniamo al ghee: quando il corpo è bruciato e del tutto bollente, ci si spalma una sorta di ghee, per levigarlo, come un lubrificante, un lubrificante.

Una personalità così è lubrificante. Non entra in frizione, bensì riduce le frizioni. È un temperamento lubrificante.

Pertanto dovreste giudicare voi stessi: “Sono io una personalità lubrificante?”. (Se) per esempio vedete due persone che litigano, c’è chi interviene in veste di pacificatore e chi va ad eccitarle maggiormente, sapete, unendosi a loro.

Ora, il portatore di pace è benedetto, è colui che si muove verso Dio, perché porta pace: “Benedetti sono coloro che portano la pace”.

Se ci fate caso, tutte le cose che sto dicendo oggi sono le stesse che ha detto Cristo, ma con un linguaggio diverso, tutto qui.

Per comprendere Cristo, dovete approfondirlo maggiormente poiché Egli ha usato parole molto semplici dai significati molto profondi, e soltanto un sahaja yogi può comprenderlo.

Voi dovete dunque portare pace. Ho visto persone che non hanno alcuna pace dentro di sé ricevere il premio Nobel per la Pace.

Sono di temperamento collerico, persone orribili, ed è stato conferito loro il premio Nobel per la Pace! Bene. (Risate)

E (costoro sono) la collera in persona, assolutamente irascibili: e voi la chiamate pace! Come si può avere la pace con una persona così collerica? Ma questo è possibile! In questo contesto umano tutto è possibile, sapete. Talvolta è così assurdo.

Ad esempio io ho visto certe persone conseguire una laurea, un dottorato di ricerca, senza che avessero nemmeno frequentato una scuola, senza che sapessero leggere un libro! Tutto è possibile, perché si tratta solo di una manovra di ogni cosa. È molto artificioso.

Dunque, la lubrificazione del vostro amore, l’amore. L’amore di cui gioite non è quello che viene dato a voi, ma quello che voi date agli altri.

Anche l’idea di amore è strana. È proprio l’opposto di ciò che avete visto finora. Scriveranno: “Ti amo” e la frase successiva sarà: “Voglio divorziare da te” (risate).

È questa la moda del giorno d’oggi: “Ti amo: voglio divorziare da te perché ti amo troppo (risate). Perché voglio risparmiarti (forse delle sofferenze, ndt)”. È molto moderno, molto sofisticato.

L’amore che ferisce gli altri, l’amore che tormenta gli altri, l’amore che ha aspettative, non è amore. L’amore che semplicemente fluisce, che perdona, che è compassione, è la cosa di cui si gioisce di più. È splendente proprio come la luce del sole; come Cristo, che perdonò persino coloro che lo crocifissero! Immaginate! Immaginate!

Infatti Egli sapeva che Dio non avrebbe perdonato. Neppure Dio li avrebbe perdonati, (ma) Egli cercò di perdonarli. Invece, noi – che siamo coloro che si definiscono cristiani, che si suppone siano cristiani – siamo esattamente l’opposto di Cristo. Esattamente l’opposto in tutto, se ci fate caso. Proprio l’opposto.

Arrivate così al punto in cui vi rendete conto che diventate l’amore. E quando si tratta di relazioni di puro amore, non esiste lussuria né avidità né altro, ma soltanto amore e purezza dell’amore. Non volete amare una persona per lussuria. Vedete, è proprio l’opposto.

Qui una ragazza viene definita “molto attraente”. Ma che cosa c’è di così attraente? Ai miei occhi sembrano zanzare (risate), orribili! Talvolta sembrano streghe, sapete. Le loro unghie e tutto il resto mi sembrano da streghe, così artificiose. A volte sono proprio come macchine. Che cosa c’è di così attraente in queste donne? O in questi uomini? Certe volte mi sembrano degli scheletri, altre volte Frankenstein (risate); non so proprio a cosa assomiglino, orribili. Il modo in cui camminano, il modo in cui cercano di fare colpo, insomma, fanno solo paura.

Invece, ciò che voi emettete con il vostro amore per gli altri è un senso di sicurezza, un oceano di sicurezza, diciamo. Tutti si sentono rassicurati, sicuri con voi. E quella sicurezza sarà percepita da voi. Abbiate fiducia, abbiate fiducia negli altri; dovete avere fiducia.

Questo è molto importante. Abbiate fiducia per ogni cosa. Ho notato che alcuni sono molto seri riguardo al denaro, altri riguardo ai possedimenti, altri riguardo a qualcos’altro. So che a volte sono individui deboli.

Potrebbero avere una debolezza per il denaro, per le proprietà, potrebbero persino essere offensivi nei confronti di qualcosa verso cui non dovrebbero; voi però non adiratevi, perdonateli e fate sì che si sentano rassicurati, assolutamente sicuri. Abbiate fiducia.

Come sapete, io non chiedo mai agli amministratori nessun rendiconto. Non chiedo di darmi – come li chiamate – i resoconti o cose del genere.

Io stessa non ne capisco nulla, sapete. Perciò non guardo mai i conti, quanti denari avete; oppure, se ad esempio Gavin dice: “Madre, Le sto inviando ora del denaro”, qualsiasi somma io riceva va bene; è tutto.

Non so se lui vi rilasci ricevute o no, niente. Se lui dice così, va bene. Lascio fare a lui.

Lui deve crescere, qualunque cosa sia. È una sua responsabilità. Se non è cresciuto abbastanza, crescerà. Dunque, fidatevi degli altri, perché in Sahaja Yoga dovete sapere che stiamo tutti crescendo, ci stiamo tutti trasformando.

Dunque dobbiamo crescere, dobbiamo crescere e, per la crescita, la sicurezza è la cosa più importante. Se non ci sono condizioni di sicurezza, un albero non crescerà mai. Dunque tutti dovrebbero sentirsi rassicurati in compagnia dei sahaja yogi.

Se esiste qualche insicurezza (provocata) da qualcuno, dovrebbe essere riferita alla collettività e si dovrebbe fare in modo che tutti questi casi che creano insicurezza, che causano problemi, siano tenuti fuori per un po’ di tempo. Questo perché dovrebbe esserci una crescita sana. Ma la crescita deve avvenire e per questo dovete avere fiducia.

Qualcuno potrebbe commettere degli errori, va bene, non importa. Qualcuno potrebbe essere disonesto, non importa; ma date loro sicurezza.

Invece ciò che si fa è dare sicurezza ai bhut, l’ho notato, è una cosa molto comune. La gente avrà interesse soltanto per gente piena di bhut. Si fiderà più di una persona piena di bhut che di una un po’ disonesta. Non importa. Vediamo, che cos’è la disonestà?

Se qualcuno non paga le imposte sul reddito, non ha importanza; si tratta di un governo o di un altro, a noi che cosa importa? Fintanto che questa persona è onesta verso Dio, è sufficiente. La nostra onestà è di un livello diverso.

Noi andiamo in collera con una certa persona, ci inquietiamo con quella persona; non c’è motivo di irritarci.

In realtà, come sapete, il mio sistema è tale che io so anche chi ha amministrato male il denaro, chi non è stato corretto; in qualche modo lo so, anche senza conoscere i conti. Però dico: “Perdonate, perdonate, perdonate”. Io so tutto, ma dico: “Perdonate, non importa”.

Allora voi, razionalmente, potreste ribattere: “Madre, questo individuo continuerà a comportarsi in questo modo”.

No, non lo farà! Provate a fidarvi. Perché? Perché queste persone stanno crescendo, stanno giungendo alla luce e, più luce vedranno, meglio diventeranno. Deve esserci questa fiducia, confidare che Dio mostrerà a quella persona il giusto sentiero.

Dunque questa comprensione riguardo alla vostra crescita è dentro di voi e potete vederla.

E il punto più alto di tutti è la collettività. Non la fraternità di bhut, ma la collettività. Di nuovo occorre usare il discernimento riguardo a quanto si è collettivi.

Se qualcuno pensa di essere una persona molto importante e di poter correggere chiunque, di poter punire chiunque e fare come gli pare, non è collettivo.

Ma talvolta dovete anche capire che persino con le persone piene di bhut io devo essere accondiscendente per conquistarle, per elevarle.

Non diventate come loro, cercate di elevarle piuttosto che scendere al loro livello. E se sarete in grado di fare questo, avrete raggiunto ciò che volevate fare attraverso la vostra collettività.

Una persona deve essere collettiva. Se non lo è, occorre rendersi conto che c’è sicuramente qualcosa di sbagliato in questa persona.

Poi, ciò che dovete fare dopo esservi distaccati dalle cose è la penitenza. Per questo dobbiamo fare qualche penitenza. Per esempio, se siete troppo attaccati a qualcosa, diciamo che siate attratti dal cibo – molti lo sono, lo so.

La lingua è la cosa peggiore in assoluto. Se saprete controllare la lingua, avrete dominato almeno il cinquanta per cento dei vostri organi di senso. Se siete attaccati (ai piaceri della) lingua… In questo periodo sto per affrontare una grande penitenza: mangerò solo cibo bollito senza sale, senza niente, semplicemente bollito. È una penitenza. Devo farlo, per nove mesi.

Per me non ha importanza, non è una penitenza per me perché io non ho una lingua, non ho papille gustative, (quindi) posso riuscirci.

Pertanto, qualunque cosa vi piaccia troppo: “Ah! Mi piacerebbe una certa cosa”… Ho notato che, specialmente qui, se vedete del buon cibo o qualsiasi cosa (fate subito): “Mmmm!”. (Risate)

[Uno yogi porta del tè freddo a Shri Mataji]

È freddo come il ghiaccio, dovrei berlo? Se volete posso berlo, ma è piuttosto freddo, penso che vorreste offrirmelo caldo. Va bene. Non è un problema per me berlo. Va bene.

Quindi, adesso, ciò che dovete fare è adottare una specie di autodisciplina, rivolta a se stessi – non agli altri – rivolta a se stessi: “Medito al mattino? No. Che cos’è dunque che non va in me? Si suppone che io sia un sahaja yogi”.

Nessuno deve dirvelo. Dovreste essere voi a farlo a voi stessi. Siete amanti del cibo? “Va bene, non importa, digiunerò per due giorni”. In Sahaja Yoga il digiuno non è consentito, è vero, ma digiunare per il distacco va bene. Non è per Dio, ma per voi stessi che lo fate. “Mi piace un tipo particolare di torta: ebbene, non la prenderò, non la mangerò per un anno”.

Invece no, se la gente deve rinunciare a qualcosa, rinuncerà a cose come il rabarbaro (risate, Shri Mataji ride). Non si dovrebbe fare i furbi in questo, non dovreste fare i furbi con voi stessi.

Dunque quello che dovete fare è capire dove si dirige la mente, qual è l’attrazione.

Insomma, anche adesso trovo che alcune persone sono come Romeo e Giulietta, sapete, vivono ancora in una dimensione da Romeo e Giulietta. Uscitene! È assurdo. Uscite da questo genere di cose.

Questo non significa diventare personalità aride: l’altro estremo può essere quello di diventare simili a stecchi, non è questo il punto. Però non dovreste indulgere in queste cose. Sono tutte cose artificiose.

Dunque occorre instaurare un tapah interiore. Autodisciplina. Ora chi parla troppo dovrebbe smettere di parlare: il mauna (silenzio) è l’ilaj (cura, ndt), nel modo più assoluto. Mauna è il trattamento per queste persone. Non parlate!

Chi non parla… La gran parte degli uomini inglesi non parla, (mentre) le donne parlano troppo. È un fatto. Ho visto che in ogni intervista si veda, le donne parleranno per prime. È morta una agente di polizia, e sua madre parlava. In India la madre non sarebbe in condizione di parlare, sapete. (Invece) il padre se ne stava in silenzio (risate). È impensabile. In India, se un figlio morisse così, la madre singhiozzerebbe, sarebbe distrutta, non parlerebbe. Qui era la donna a parlare e noi eravamo veramente sorpresi!

Vedete, le donne parlano troppo, gli uomini non parlano affatto. Si suppone che non debbano parlare, credo (risate); se ne stanno in silenzio. Tutt’al più potrebbero dare uno schiaffo, non so cosa facciano (risate).

Quindi, ciò che dobbiamo fare è insegnare a noi stessi che, se la nostra lingua parla troppo, allora è meglio stare zitti. Se (invece) non parliamo, è meglio parlare. Dovremmo insegnare a noi stessi il modo in cui parlare.

Andate a parlare al mare, andate a parlare a qualche albero, andare a parlare a qualcosa del genere (risate). Anzi, la cosa migliore è parlare a me, alla mia fotografia. Questo è il modo per ottenere un certo controllo sulla vostra lingua, per parlare con dolcezza. Alcuni devono affrontare una penitenza per questo: per loro parlare con dolcezza equivale di nuovo a mangiare del rabarbaro (risate).

Sono incapaci di parlare con dolcezza, non ci riescono proprio. Sarcasmo: da questo sarcasmo, vedete, traggono un piacere speciale. Cercate di parlare con dolcezza. Potete essere spiritosi senza essere sarcastici. L’umorismo è il modo migliore. Che bisogno c’è di essere sarcastici? Non vi è alcuna necessità. Ritengo il sarcasmo un segno di vigliaccheria; è un segno che volete ferire qualcuno, ma non siete diretti. Cercate dunque di evitare il linguaggio sarcastico. Se siete sarcastici, è meglio che diciate alla vostra lingua di comportarsi bene.

Per questo (è necessaria) un po’ di disciplina verso voi stessi: una punizione, come dite voi, o tapah, la penitenza, deve agire.

Ora, la gente ha molti modi di guardare le cose. Alcuni uomini vogliono continuamente vedere le donne, alcune donne non fanno che guardare gli uomini, i vestiti o qualsiasi cosa.

La differenza fra il vostro modo di guardare ed il mio è che, quando voi vedete qualche cosa, voi reagite; mentre quando sono io a guardare qualche cosa, è questa che reagisce. (Risate)

Quando io vi guardo, la vostra Kundalini reagisce; quando guardo questo, diventa vibrato. Kataksha, kataksha: ogni sguardo – Kataksha, come (si traduce? Ndt) – ogni sguardo, ogni sguardo fa reagire l’oggetto (su cui si posa, ndt). E nirikshana significa: “Io so che cos’è. Io so che cos’è”. Semplicemente guardando una persona io so com’è. Posando lo sguardo su qualcosa, so che cos’è. Nirikshana. E l’intera situazione viene registrata nella memoria.

Una volta stavamo viaggiando e ci dissero che lì si trovavano soltanto pietre nere. Al che io risposi: “No, ne avete anche rosse”. Qualcuno chiese: “Sa dove?”. Allora indicai il punto esatto dove trovare le pietre rosse. E mi chiesero: “Come fa a saperlo, Madre?”. Io risposi: “Siamo passati da lì circa otto giorni fa, e so che ci sono delle pietre rosse”.

Dunque, tutto ciò che io vedo diventa vibrato; inoltre noto quello che c’è, ed è tutto lì pronto per essere usato al momento opportuno.

Ma io cosa faccio? Cosa faccio? Non faccio niente, non faccio niente. Non penso, non pianifico. Non faccio nessuna delle cose che fate voi.

Quando avrete un temperamento del genere, sarete stupefatti del dinamismo che agirà. Non avete bisogno di creare una dinamo, essa si trova dentro di voi. Lasciate che sia lei ad operare.

Oggi avevo detto a Gavin che il Puja non sarebbe stato tanto lungo, ma che avrei parlato. Infatti il Puja va bene, parla da solo; però volevo parlarvi perché ormai è giunto per noi il momento di andare oltre.

Come risultato di tutto questo, quando fate tutto questo, voi diventate la verità. Diventate la verità.

Quindi concentratevi su ogni chakra ed usate quel chakra per distaccarvi dalla qualità specifica del chakra stesso.

Per esempio, il Nabhi chakra attua la digestione. Ora non preoccupatevi di ciò che dovreste mangiare per digerire. Distaccatevi da questo: se con le vibrazioni osserverete e mangerete quello che c’è, lo digerirete.

E allora diventate la verità. La verità che è amore, che è Dio.

Che Dio vi benedica tutti.

[Conversazione a lato:

Shri Mataji: Sì. Gavin, avete avuto tutto sistemato dalla compagnia… tutto quello che piace a me.

Gavin: Tutto ciò che Lei desidera.]

Naturalmente adesso vi ho parlato dell’uovo, (ma) ormai siete già diventati pulcini.

Dovete solo crescere, tutto qui.

Si rompono tante uova ogni giorno, non è così?

La Pasqua è qualcosa di simile alla celebrazione del nostro compleanno, di quando siamo diventati uccelli usciti dalla gabbia, dal guscio. La Pasqua è dunque la celebrazione del nostro compleanno, della nostra realizzazione, ed ogni giorno del nostro compleanno noi dobbiamo crescere.

Mentre, a livello umano, vi scalate gli anni quando cade il vostro compleanno, in questo caso aumentate l’età e siete fieri di crescere.

A livello umano vi sentite scontenti di crescere, (mentre) qui vi sentite orgogliosi di crescere. Se provate a fare il contrario di ciò che fate, sarà bello.

Intendo dire ancora una volta che non significa mancanza di discernimento, sapete? Sono piuttosto preoccupata su questo punto (Shri Mataji ride, risate).

Il discernimento è il primo aspetto che dovreste tenere presente.

Se adesso avete domande, potete rivolgermele per circa cinque, dieci minuti mentre bevo il mio tè e poi celebreremo un breve puja.

[Interruzione del video]… fate le domande prima del puja, e poi… oppure dopo il puja, è meglio (risate), come è meglio.

Yogi: Dopo, Madre.

Shri Mataji: Come? Dopo.

Yogi: Sì.

Shri Mataji: Bene.

[Conversazione con gli yogi, poi il puja ha inizio]


[1] Nel mondo occidentale però il termine jihad è stato prevalentemente interpretato come la guerra santa contro gli infedeli, lo strumento armato per la diffusione dell’Islam.

[2] Probabile riferimento ad una strofa dell’inno “Jerusalem” di William Blake: “Portatemi il mio arco d’oro ardente: portatemi le mie frecce di desiderio: portatemi la mia lancia: Oh nuvole, apritevi! Portatemi il mio carro di fuoco!”