Intervista durante il programma Lebensbilder

Meli Ashram, Vienna (Austria)

1986-07-09 ORF Radio Interview, Vienna, Austria, 50' Add subtitles:
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Intervista durante il programma ‘Lebensbilder’. Vienna (Austria), 9 Luglio 1986.

Shri Mataji: Dunque vuole che parli della mia vita. È un’ottima cosa perché dovrò recarmi in Italia per un’intervista, quindi è una buona preparazione, perché non so proprio cosa dire a proposito della mia vita.

Intervistatore: Può parlare di tutta la sua vita?

Shri Mataji: Sono una narratrice (Shri Mataji ride). È qualcosa di simile ad un’autobiografia.

Intervistatore: Può descrivere gli avvenimenti che hanno caratterizzato la sua infanzia?

Shri Mataji: Provengo da una famiglia di persone molto illuminate. Mio padre era un linguista e parlava perfettamente quattordici lingue. Ne conosceva circa ventisei ed ha persino tradotto il Corano in hindi. A quell’epoca mia madre si era laureata con lode in matematica. Erano entrambi molto colti e illuminati.

Poco prima della mia nascita, mia madre fece un sogno che non riuscì a spiegarsi. Dopo, però, le venne il forte desiderio di andare nei campi, all’aperto, per vedere una tigre. Mio padre era un grande cacciatore, perché nella nostra zona le tigri costituivano una minaccia. Era una stazione climatica collinare chiamata Chindwara.

C’era un re che stimava molto mio padre. Per qualche motivo ricevemmo una lettera che diceva che c’era un’enorme tigre e si temeva che potesse essere una mangiatrice di uomini. Mio padre allora si recò laggiù (dov’era la tigre, ndt) con mia madre. Si appostarono su quella che noi chiamiamo machan, una piattaforma costruita sugli alberi da cui si può sparare facilmente. Mia madre mi raccontò in seguito che una grossa tigre, di enormi dimensioni, comparve maestosamente sul prato e lei provò un sentimento fortissimo nei confronti della tigre.

Era una notte di luna piena e lei una sentì grandissima compassione per la tigre e, quando mio padre puntò il fucile per sparare, lei lo bloccò e glielo impedì. La tigre se ne andò e non tornò mai più in quella foresta.

Ciò però spinse mio padre, che era un’anima realizzata, a pensare che mia madre avrebbe dato alla luce colei che noi chiamiamo Dea Durga, colei che ama la tigre, perché era un sintomo alquanto strano che lei volesse vedere una tigre. Quindi disse a mia madre: “Ora sei soddisfatta?” Infatti stavano lottando per il fucile. Poi le chiese: “Per caso porti in grembo la Dea Durga, visto che tenti di proteggere una tigre?” Lei rispose: “Sì, sì, ora fermati, non te lo permetterò!”

Vi sono molti episodi analoghi nella mia vita. Io sono nata in una famiglia di estrazione cristiana protestante; al momento del parto mia madre non sentì il dolore delle doglie, ma non capiva perché, e sul mio corpo non c’era traccia di sangue, niente. Ero completamente pulita, ecco perché mi chiamarono Nirmala. Invece, mia nonna diceva che mi sarei dovuta chiamare Nishkalanka, cioè senza macchia. Ma essendo questo un nome da uomo, decisero di chiamarmi Nirmala che ha lo stesso significato, Immacolata.

Vi sono stati tutti questi episodi. Poi mio padre, che era un’anima realizzata, sentì emanare da me vibrazioni fortissime e capì che la sua bambina era importante e che avrebbe fatto cose eccelse nella vita. Non so perché, non so se l’abbia sognato o capito, ma mi ricordo che ogniqualvolta parlava con me, diceva: “Devi trovare il modo di dare la realizzazione a livello di massa”.

Come le ho detto, era un grande studioso di molte materie, era un uomo molto colto, e mi trasmise un’ottima conoscenza della religione, delle diverse religioni, ed anche una conoscenza profonda degli esseri umani. Quali sono i loro problemi? Perché si sono comportati così? Perché non si dedicano a Dio? Perché sono ipocriti? Mi ha spiegato tutte queste cose.

Sapeva anche della Kundalini, ma non molto. Io, ovviamente, sapevo tutto della Kundalini, fin dalla nascita, fin dalla prima infanzia. Ero una persona molto consapevole, estremamente consapevole. Non sapevo come parlarne, perché la gente non aveva questa consapevolezza; non se ne può parlare a chiunque.

Ero considerata molto gioiosa e allo stesso tempo molto seria e profonda. Poi iniziai ad andare a scuola, lo studio non mi interessava granché, anche se ottenevo ottimi risultati. Leggevo però la vita dei grandi uomini e cose del genere.

Quando ero ancora molto piccola, lessi Bernard Shaw. Mentre gli altri ancora leggevano ciò che ci si aspetta, io leggevo Bernard Shaw. Certi libri di testo non mi interessavano, li trovavo infantili e pensavo che non valesse la pena leggerli. Poi dissi a mio padre che dovevo studiare medicina. Lui mi chiese il perché e io risposi: “Perché devo parlare ai medici.” E lui: “Tu devi parlare ai medici?” “Sì!”

Ma questo accadeva durante la mia infanzia, quando avevo circa sette anni.

Mio padre era membro del Congresso; vi aveva aderito quando io avevo quattro anni. Prima il suo stile di vita era molto occidentalizzato; poi abbandonò tutto ciò diventando un vero indiano ed iniziò a condurre una vita militaresca. Ci fece studiare le nostre lingue, ci fece studiare il sanscrito in una scuola indiana e non in un istituto di missionari, perché i missionari sono molto, molto duri. Quando mio padre entrò al Congresso ci cacciarono da scuola, erano assolutamente contro di noi. Poi, all’età di sette anni, mi trovai ad andare con mio padre dal Mahatma Gandhi. Egli viveva a circa settanta miglia da noi e, la prima volta che mi portò da lui, gli piacqui molto. Disse: “Lascia qui la bambina!”.

Non avevo portato abiti né altro per rimanere lì e mio padre mi mandò tutto. Lui (Gandhi) mi voleva molto bene e, sebbene fossi una bambina, aveva capito che avevo qualcosa di speciale. Sorprendentemente, talvolta si consultava con me su problemi molto gravi. Ad esempio, una volta voleva che io sistemassi un libro di preghiere e mi chiese: “Come dovrei riordinare questa serie e tutto il resto?” Gli dissi come fare e lui lo fece.

Rientravo a casa all’inizio della scuola e alla fine tornavo da Gandhiji. Era così ogni anno. Lui mi chiamava Nepali, mi aveva dato questo nome. A quell’epoca tutti mi chiamavano Nepali. Crebbi insieme a lui, ci legava un’amicizia molto intima, era gentilissimo con i bambini. Diversamente era un uomo molto severo con se stesso e con gli altri, molto rigido, davvero disciplinato. Voleva che tutti si alzassero alle quattro, facessero il bagno e fossero pronti alle cinque per le preghiere del mattino. Camminava molto veloce, con lui ho imparato a camminare svelta. In sua compagnia dovevo camminare svelta.

Era molto amorevole e gentile. Mi ascoltava perché ero una bambina. Se gli avessi imposto di mangiare di più o qualcosa del genere, avrebbe accettato ridendo. Una persona molto garbata.

Con gli altri invece era molto severo ed io gli chiedevo: “Perché sei tanto rigido con loro?” E lui: “Tu che sei piccola ti sei alzata presto stamattina, perché non possono farlo anche loro?” Io risposi: “Sono piccola, ecco perché riesco ad alzarmi, ma loro sono grossi, perciò non ce la fanno”. Così, sapete, (ed ero) una bambina piccola.

Poi mio padre fu arrestato ed anche mia madre fu incarcerata cinque volte. Mio padre finì in carcere due volte, una volta per circa due anni e mezzo, ed era l’unico sostegno della famiglia. Noi tra l’altro discendiamo da un’antichissima famiglia reale, gli Shalivahana. In India hanno anche un calendario.

Quando arrestarono mio padre, dovemmo lasciare la nostra casa per vivere in capanne, con problemi di ogni genere. Tormentarono parecchio anche me perché laggiù aiutavo molte persone. Aderii ad un movimento di giovani di cui diventai una leader molto responsabile. Ma eravamo un gruppo di giovani. Pensai che finché non avessi preso una posizione molto precisa, con loro non avrebbe potuto funzionare.

Non è piacevole raccontare come mi torturarono, ciò che mi fecero, ma mi torturarono davvero. All’epoca ero una ragazza di diciannove anni, adesso è tutto finito. In seguito mio padre venne di nuovo incarcerato e, al suo ritorno, fu eletto membro dell’assemblea centrale e, successivamente, fondatore dell’assemblea e poi del parlamento. Più tardi, anche mio fratello divenne membro del parlamento, di recente è stato ministro del consiglio. Un altro fratello è giudice all’Alta Corte di Bombay. Hanno tutti un’ottima posizione malgrado i nostri genitori, avendo votato la loro vita alla patria, in un certo senso ci abbiano trascurato; ciò però non ci ha mai impedito di proseguire gli studi e siamo cresciuti molto bene.

Quando, nel 1942, aderii a due movimenti, il mio college mi espulse e dovetti recarmi in un altro, molto lontano da casa mia, dove studiai scienze per due anni e poi medicina. Non completai gli studi perché, poco dopo, nel 1947, scoppiarono i tumulti. Il college fu chiuso e a me non interessava continuare perché sentivo di aver imparato ciò che volevo sapere, quindi non mi serviva, e mi sposai.

Lei avrà sentito dire che mio marito adesso lavora come segretario generale dell’Organizzazione Marittima Internazionale (dell’ONU, ndt). Ha occupato posizioni molto elevate, è stato anche segretario di Shastri[1], che è stato nostro Primo Ministro; un altro grande uomo che però non è vissuto a lungo. Se così fosse stato, penso che le cose sarebbero andate diversamente per il nostro Paese, perché lui era gandhiano, un vero gandhiano.

Intendo dire che la sua vita rispecchiava una personalità gandhiana ideale. La mia vita si svolgeva così, ma il mio essere interiore stava ancora cercando il modo e il metodo per dare la realizzazione alle masse.

Mio padre mi diceva: “Finché non svilupperai una tecnica per dare la realizzazione a livello di massa, non parlare di religione. Non rivelare a nessuno che ne sai qualcosa, altrimenti ti crocifiggeranno” – era molto preoccupato che la gente non avrebbe capito, o che si potesse scrivere un’altra Bibbia o un’altra Gita, senza alcuna utilità – “Prima di tutto devi dar loro la realizzazione; se la ottengono si renderanno conto che questa consapevolezza umana ha qualcosa di particolare”.

Come esempio mi raccontava sempre questa metafora: supponiamo di essere nati al decimo piano e che tutti si trovino al pianterreno. Occorre farli salire almeno di due piani, così sapranno che sopra c’è qualcosa. Diversamente non ha senso parlarne.

Diceva anche: “L’errore dei santi e delle incarnazioni è stato di non essersi mai resi conto che la gente si trova ancora al pianterreno. Che deve ancora arrivare ai piani intermedi. Devi stare molto attenta a dar loro per prima cosa la realizzazione”. Cercavo quindi modi e metodi, elaborandoli dentro di me con il mio stile di meditazione, nel senso che elaboravo tutte le permutazioni e combinazioni e, quando incontravo una persona, vedevo quali erano i suoi problemi e come poteva superarli, così cercavo di studiarla interiormente.

Mi recai da molte persone per saperne di più, ma scoprii che erano solo dei grandi ipocriti. Vidi molti di questi guru, la maggior parte e, incontrandoli, mi accorsi con sorpresa che erano tutti ipocriti, interessati ai soldi. Andai a vedere anche Rajneesh e lui mi invitò a partecipare ad un suo programma. Non sapevo che genere di uomo fosse. Poiché parlava della Gita, pensavo che ne sapesse qualcosa.

Ci andai, sebbene mio marito avesse detto: “No, non ti permetterò di partecipare a quel programma” (…). Laggiù potei vedere tutto ciò che accadeva. Quel giorno mi dissi che in un modo o nell’altro dovevo aprire l’ultimo chakra! Così avvenne, e vidi la Kundalini, l’energia primordiale dentro di noi, lo Spirito Santo in noi, salire ed aprirsi come un telescopio. Vidi aprirsi tutto quanto ed una copiosa pioggia torrenziale di raggi luminosi iniziò a fluire dalla mia testa in ogni direzione.

Mi sentii persa, come se non esistessi più; c’era solo la Grazia, solo questo. Vidi accadermi tutto questo. E quando poi andai da Rajneesh – che si era dimenticato persino di salutare – mi stupii che non si fosse neanche accorto di quanto era successo. Me ne sorpresi e dissi: “Quest’uomo non sa niente di Dio!” A quel punto mi resi conto che sono tutti ipocriti e bugiardi.

Questo accadde il 5 maggio 1970, e poco dopo organizzammo una grande conferenza a Carnagy Hall[2], che è una sala enorme, a cui parteciparono migliaia di persone. Dissi loro con molta franchezza che (questi guru) erano tutti criminali ed ipocriti, alcuni erano persone demoniache, altri dei malvagi. Feci i loro nomi, tutto. Li esortai a non avvicinarsi a questi individui. Erano presenti anche alcuni stranieri.

Dissi queste cose molto chiaramente a molte altre persone che si spaventarono. Mi dissero: “Non dovresti dire queste cose. Verranno ad ucciderti”. Nessuno però ha fatto niente, né mi ha querelato, ma tentarono di infangare il mio nome. Pagarono i giornali perché pubblicassero notizie contro di me, poiché avevo affermato che non si può pagare (per la spiritualità, ndt).

Costoro pensavano che stessi cercando di danneggiarli, sostenendo che non si può guadagnare denaro in nome di Dio.

Se si tratta di un lavoro potete farlo (guadagnare denaro, ndt), ma l’opera di Dio non è un lavoro. La lotta è iniziata il giorno in cui ho iniziato a dare la realizzazione. Iniziai con una signora, poi circa dodici persone ricevettero la realizzazione. In due anni la ottennero circa quattordici persone soltanto. Poi, gradualmente, dopo che l’ebbero ricevuta queste quattordici, anche molte altre ottennero la realizzazione. Ma iniziai anche a curare le persone, perché ciò era di grande aiuto. Poi mio marito fu investito di questa carica e dovemmo trasferirci a Londra. Quando venni a Londra tenemmo un programma. Gli indiani che vivono all’estero non si interessano molto a Dio, preferiscono il denaro. Quindi non rimase nessun indiano, fuggirono tutti e rimasero solo gli stranieri; erano circa sette hippy e dovetti lavorare su tutti loro. Per quattro anni lavorai su di loro, questi sette hippy, per dar loro la realizzazione. Erano difficili, avevano il fegato in cattivo stato, erano mezzi matti, fu un periodo terribile. Di quando in quando, però, ritornavo in India.

Il lavoro fu svolto anche in India; mi sono sempre fermata tre mesi in India. Iniziammo il lavoro nei villaggi, soprattutto in una zona dove – sorprendentemente – avevano governato i miei antenati. Lì iniziammo a muoverci in modo molto consistente e poi iniziammo a far trasferire alcune persone dall’India. Alcuni si spostarono dall’Australia all’India, e così il lavoro iniziò a spostarsi in queste direzioni. Ci fu un progresso graduale e la gente scoprì che questo è il metodo per potersi trasformare. Molti facevano uso di droghe o alcool, altri erano pazzi, c’erano persone di ogni tipo. Migliorarono e furono curati. Si consolidò la certezza che Sahaja Yoga era qualcosa di molto importante.

Per i miei viaggi in tutto il mondo, prima pagava tutto mio marito; ovunque mi recassi, doveva occuparsi lui di tutto, affrontava ogni spesa per me. Ora queste persone mi pagano i viaggi; oltre a questo non devono pagare per nient’altro. Fu così che iniziammo il nostro lavoro. Ci fu molta opposizione e gli addetti ai media non capivano assolutamente, perché non è niente che si possa definire sensazionale, niente di eccitante, ma per altri versi è una cosa davvero grande, perché è la soluzione a tutti i problemi del mondo. Si dovrebbe sperimentare.

Poi entrarono a far parte di Sahaja Yoga persone molto importanti, fra le quali il primo giudice della corte suprema del Nicaragua – ora presidente – che ha emesso alcune sentenze, nonché molti avvocati e legali. Abbiamo un avvocato algerino e dei medici che poi se ne sono assunti la responsabilità e mi hanno aiutata nella diffusione di Sahaja Yoga.

Invece in Occidente è stato difficile. Ovviamente in India si sta diffondendo molto rapidamente nei villaggi, ma anche nelle città indiane la gente è occidentalizzata e si mette subito ad analizzare. Non sanno molto del nostro passato, non sanno niente della nostra tradizionale conoscenza della Kundalini.

Alcuni, tuttavia, sanno cos’è la realizzazione del Sé. I (falsi) guru non hanno potuto restare in India perché nessuno li avrebbe accettati, quindi sono fuggiti tutti all’estero. Per me è stata una benedizione, perché laggiù (in India) non ho dovuto combatterli. Ed ha iniziato a funzionare, la gente ha scoperto che è utile in ogni senso, ha visto verificarsi molti miracoli e così Sahaja Yoga si è molto stabilizzato.

Devo dire, tuttavia, che finora non abbiamo ancora toccato certi Paesi e in Occidente c’è ancora molto da fare, perché non appena si inizia un lavoro da qualche parte, prima di tutto vogliono che io curi la gente, che li aiuti curandoli. Se però dedico più attenzione a questo, il lavoro principale di trasformare ognuno in un medico viene trascurato; però (se non si cura la gente, ndt), si diventa impopolari, la gente pensa: “Oh, non ha compassione”, cose del genere.

Ma poiché ora tutti possono curare tutti, adesso io non curo nessuno direttamente. Ma a loro non piace perché vogliono che io sia lì a lusingare il loro ego, ci sono tutte queste cose ed è alquanto difficile. Non stiamo tenendo conferenze su come compiacere la gente, non si tratta di questo ma di tutto ciò che è realtà. Se una persona è dotata di intelligenza, intelligenza pura, riesce a rendersi conto che si tratta di qualcosa di molto diverso.

E per questo occorre comprendere che non si può imporre a nessuno la realizzazione del Sé, così come non potete imporre a me di darvi la realizzazione, poiché se non funziona, non funziona, è una forza vivente. E ciò li infastidisce subito. Sento che a causa dell’avvento della rivoluzione industriale in Occidente, le persone hanno perso la loro accortezza, forse sono molto confuse a causa di tutti questi guru che vengono qua a disorientarli e di tutte le cose nuove che stanno emergendo. Non sanno dove guardare.

Finché la vostra evoluzione non sarà completa, finché non raggiungerete questo stato assoluto di comprensione, il caos persisterà. Occorre quindi cercare di raggiungerla. Ma si deve comprendere che non si può pagare. Non vi è sforzo; dopo aver ottenuto la realizzazione, ci si sente così soddisfatti che ci si dimentica di tutto, ma dopo dovete sapere come trasmetterla agli altri. Come disse Cristo: “Non mettete la fiaccola sotto il moggio!”

Ecco perché accade che malgrado Io dia la realizzazione ad alcune centinaia di persone, soltanto cinque o sei fra queste si faranno avanti per aiutarci. Eppure devo dire che molto lavoro è stato svolto, soprattutto in Austria. Sono molto fiera dell’Austria, del fatto che non mi abbiano mai dato problemi; mai. In Austria sono emerse ottime persone, molto equilibrate, assennate, molto sensate.

Non sono estremiste, non vanno agli estremi, non c’è fanatismo in loro. Sono persone piene di buon senso. È stata una vera fortuna aver scoperto l’Austria. Non mi aspettavo che in Austria ci sarebbero state così tante persone (in Sahaja Yoga, ndt). Ma in qualche modo, così come l’acqua trova da sola il suo livello, anche Sahaja Yoga lo trova. Siamo venuti solo in Austria, non siamo stati in Norvegia, in Svezia, in Danimarca, in Finlandia. Ho visitato quei posti, per il lavoro di mio marito, ma non ho….

Adesso abbiamo sedici centri in Australia. In Australia, Sahaja Yoga ha fatto progressi enormi. Adesso laggiù abbiamo delle scuole, loro le gestiscono e gli insegnanti sono molto garbati e idealisti, e si prendono cura dei bambini ottimamente. Il governo ha inviato degli ispettori ed essi hanno notato che tutto ciò che si proclama viene anche messo in pratica. Ci hanno rilasciato quindi delle buone certificazioni.

Ma il più grande successo, agli occhi del mondo esterno, è che l’università di Cambridge abbia accettato con rispetto Sahaja Yoga per svolgere delle ricerche. Un certo Lee sta effettuando la ricerca su Sahaja Yoga presso l’Università di Cambridge, lui è già dottore. Un’altra cosa grandiosa avvenuta all’università di Delhi, è che hanno approvato che soltanto i medici possono accedere al dottorato in Sahaja Yoga e ottenere la laurea più alta, il dottorato in medicina. Forse fra un po’ di tempo permetteranno a tutti di farlo. Questo per quanto riguarda la medicina.

In agricoltura abbiamo svolto molte ricerche. Qui abbiamo un esperto di agricoltura; anche lui ha svolto molte ricerche e ha scoperto che, una volta ottenuta la realizzazione, se si vibra l’acqua – usando le vibrazioni – e con essa si innaffiano le piante, si potrebbe ottenere una produzione dieci volte superiore; lo hanno fatto in India, in una delle facoltà universitarie di agricoltura. Lì hanno anche scoperto che c’è un’enorme differenza rispetto alla crescita di una pianta qualsiasi.

Un’altra cosa che ho scoperto in agricoltura è che se si danno vibrazioni, persino una mucca qualunque può dare molto latte. Ma se avete mucche ibride non fa bene al cervello, perché chi beve latte ibrido diventa anche lui ibrido, il suo cervello inizia un po’ a vacillare. Quindi è meglio avere latte puro proveniente da mucche che non siano state sottoposte a questo genere di sperimentazione.

Inoltre, per quanto riguarda il cibo, mangiare cibo ibrido non ci fa molto bene, ritengo che rovini i nervi. Non potete usare semi qualsiasi, perché sono deboli e non possono riprodursi, ma quando li vibriamo, danno un’ottima produzione, talvolta persino meglio delle cose ibride, ed il cibo ha un ottimo sapore e non crea queste complicazioni.

Ciò può essere di aiuto all’agricoltura, in India, e il governo ci ha assegnato molto terreno dove adesso effettueremo degli esperimenti e inizieremo una sperimentazione per dimostrare in che modo si può utilizzare. Molti Sahaja yogi agricoltori hanno svolto molto lavoro ed hanno scoperto che anche gli animali, l’agricoltura e tutto il resto sono molto aiutati dalle vibrazioni. Ciò migliora la vita della gente. Per quanto riguarda l’altro aspetto, l’aspetto sociale, posso dirle che noi celebriamo matrimoni internazionali. Organizziamo matrimoni internazionali: poiché le persone devono conoscersi, stanno insieme; all’inizio stanno insieme per un mese e mezzo con noi durante il tour. Possono vedersi, si combinano i matrimoni che, come abbiamo visto, riescono perfettamente. Il 99% dei matrimoni ha successo. Forse una volta ogni tanto può esserci un inconveniente, ma in generale non avvengono divorzi. Di quando in quando, se l’esito non è buono, non abbiamo obiezioni al divorzio. Ma per lo più riescono e queste persone hanno bambini molto intelligenti che generalmente nascono realizzati. I problemi quindi diminuiscono sensibilmente e la vita familiare migliora. La qualità della vita è mille volte migliore. Le persone sono molto gioiose, felici, non si lamentano, hanno una vita gioiosa e la donano agli altri. Condividono la gioia che provano.

Intervistatore: Quali sono, secondo Lei, i punti importanti nell’educazione dei bambini? Che cos’è importante dare loro?

Shri Mataji: Innanzitutto ricevere la realizzazione. Se nascono già realizzati non c’è problema, ma se si dà loro la realizzazione inizieranno a vedere le cose da un livello diverso. Diventano lo Spirito. Si risveglia in loro il rispetto di sé. Questi bambini si comportano in modo molto dignitoso. Parlano come adulti. Vedono le soluzioni ad ogni cosa e sono creature incredibili. Dobbiamo però guidarli nel modo corretto con il nostro comportamento. Come ci comportiamo: la cosa più importante è il nostro comportamento, da questo dipende come saranno i bambini. Sottoponiamoli a qualche test per vedere come stanno. Scopriamo se hanno problemi fisici e curiamoli. Se hanno problemi mentali, curiamoli. Se hanno difficoltà di altro genere, sociale o quant’altro, cerchiamo di aiutarli. Fondamentalmente, se un essere umano è a posto durante l’infanzia, le sue basi sono solide.

Se si gettano le fondamenta, non è difficile formare bambini di buona qualità. Adesso vediamo che vi sono grandi artisti, grandi musicisti. Hanno iniziato a suonare il violino fin da piccoli. Improvvisamente sono diventati anche molto dinamici e molto umili. Sono molto umili, dignitosi e molto ben educati. È sorprendente l’atmosfera e come tutto funzioni. L’altro giorno una signora mi ha rivolto delle domande a proposito delle donne. Le ho spiegato che il potere di una donna, in quanto madre, è enorme. Lei si è sentita ferita, ma io non intendevo dire che dovreste essere soltanto delle madri. Essere madre significa essere compassionevole, gentile, non aggressiva come gli uomini. Questa è una grandissima qualità, è un enorme potere in una donna; è questo che intendevo. È questo che dobbiamo avere, non competere con gli uomini. È una follia competere con gli uomini e comportarsi così.

Dobbiamo comprendere che la vita deve essere piacevole. La vita dovrebbe essere una benedizione, non un tormento. Ci creiamo da soli le nostre sofferenze con queste false idee, con i conflitti che abbiamo nella mente, con le proiezioni mentali, o con la nostra ostinazione, qualsiasi cosa. Tutto questo può essere curato se ci si dedica a Sahaja Yoga, perché si diventa persone equilibrate, assennate, gentili e si diventa testimoni. Tutto diventa come uno spettacolo, una commedia, si diventa coraggiosi e si inizia a vedere tutto come una rappresentazione teatrale. Ecco che cosa deve ottenere l’essere umano.

Parliamo di pace, diciamo no alla guerra, parliamo di molte cose di questo genere, della bomba atomica, di questo e di quello. Tutto ciò non funzionerà. L’unica cosa che funzionerà è la trasformazione degli esseri umani. Se essi vengono trasformati, le cose funzioneranno a meraviglia. Non solo, ma gioiranno della beatitudine della vita. Stiamo mancando completamente il punto. È molto importante che gli esseri umani si chiedano: “Che cosa abbiamo ottenuto da tutto questo?” Fermarsi a riflettere solo per un minuto.

Intervistatore: Quali sono le cause della malattie?

Shri Mataji: Le malattie fisiche, mentali, emozionali e di ogni altro tipo sono provocate dagli squilibri che abbiamo dentro di noi, dai nostri comportamenti estremi. Prendiamo come esempio il cancro: esso è causato dall’eccesso di attività del sistema nervoso simpatico. Supponiamo che una persona sia molto triste, che pianga, si lamenti, si senta sempre colpevole e pensi di essere la peggiore mai esistita; che pensi di aver commesso molti peccati e tutte queste assurdità. Allora si sposta verso il lato sinistro, come diciamo noi, e attraversa la zona del subconscio collettivo dove si trovano le proteine 58 e 52.

I medici si esprimono così, ma noi le chiamiamo anime morte. Si trovano lì, vi afferrano e scatenano il cancro. Supponiamo che per caso spostiate completamente l’attenzione da lì verso il centro: potete essere curati. Vi sono in noi dei centri sottili; i principali sono sette. Ve ne sono molti altri, ma quelli fondamentali sono sette. Se riuscite a metterli a posto, non potete contrarre disturbi o malattie di alcun genere.

Intervistatore: Può spiegarsi? Lei ha detto che i suoi genitori l’hanno molto appoggiata nell’istruzione e negli studi. È vero?

Shri Mataji: Sì, certamente!

Intervistatore: È normale che i genitori sostengano i figli in questo modo?

Shri Mataji: In India tutti i genitori sostengono i loro figli.

Intervistatore: E si può imparare tutto ciò che si vuole?

Shri Mataji: Sì, sì, è vero. Ma la cosa fondamentale è che i genitori desiderano il bene dei figli, sono molto gentili con loro. Per loro, l’istruzione, l’educazione e la vita del bambino sono molto importanti. È questo il motivo; noi sappiamo che (i genitori, ndt) sono così quindi dipendiamo da loro, essi si prendono cura di noi e sono persone molto sagge. Sacrificano tutto per noi. Qualsiasi cosa dicano, noi pensiamo che sia giusta e così facendo, finora non abbiamo perso niente. Se osservate i bambini indiani, in India sono molto obbedienti e si comportano molto bene, quando si recano all’estero invece smettono sempre. Noi non abbiamo così tanti problemi, disagio adolescenziale, omosessualità, non li conosciamo nemmeno, perché stiamo sempre vicini ai genitori. Loro ci controllano in continuazione e noi non abbiamo problemi di tossicodipendenze. Non abbiamo niente di tutto ciò; si verifica un po’ soltanto nelle città ma poi scompare. Il motivo è che i genitori stanno continuamente con i propri figli. Vivono insieme, tutta la famiglia vive unita.

Non soltanto con i genitori, ma con tutti i parenti e gli abitanti del villaggio e della città; si conoscono tutti. Abbiamo un sistema talmente gioioso che normalmente non cadiamo, non ci avventuriamo su strade e percorsi sbagliati, né diventiamo ostinati.

Intervistatore: Lei però è cresciuta in una famiglia cristiana! Non è usuale che gli indiani siano cristiani…

Shri Mataji: Sì, lo so, ho scelto deliberatamente di nascere in una famiglia cristiana perché personalmente considero i protestanti i peggiori fanatici. Sono molto sofisticati, hanno il fanatismo nel cervello. Nessuno si accorge che sono fanatici, fanatici tremendi, i peggiori di tutti. All’epoca, invece, (i miei genitori) erano persone molto illuminate che comprendevano Cristo molto bene.

Mi hanno parlato di Paolo quando ero (..). La prima volta che presi in mano la Bibbia chiesi a mio padre: “Chi è questo Paolo?”. Lui mi rispose: “È un impostore, lascia stare, non credergli assolutamente.” Comprendevano molto bene queste cose, perché mio padre era un’anima realizzata come Khalil Gibran.

Se leggete Khalil Gibran, lui dice la stessa cosa a proposito di Paolo. Se siete illuminati vedete l’essenza di ogni cosa. In qualsiasi religione siate nati non ignorate tutte le altre, tentate di apprendere gli aspetti delle altre religioni e poi scoprite che l’essenza è la stessa in ogni religione. Che cosa c’è da combattere? Voi non appartenete a nessuna religione ed appartenete a tutte; accade questo. Ma devo ammettere che i miei genitori erano persone molto illuminate, e sono stata molto fortunata a sceglierli come miei genitori.

Intervistatore: Lei era una bambina illuminata, giusto?

Shri Mataji: Sì, sono nata illuminata.

Intervistatore: Non si sente molto sola, qualche volta, visto che tutti gli altri sono diversi da Lei?

Shri Mataji: No, no, se si sanno condividere le cose con gli altri. In realtà, fin dalla prima infanzia sono stata come una madre per loro. Quando mio padre e mia madre furono incarcerati, io avevo circa cinque anni e mezzo, e dovetti occuparmi di tutte le mansioni di casa con il mio grembiulino e badavo a tutto come una nonna. Non mi sono mai sentita persa. Nel complesso, la mia vita è molto collettiva, per carattere io sono molto collettiva. Posso vivere ovunque, dormire ovunque e vivere nella giungla; non ho problemi, sono estremamente collettiva.

Fin dalla primissima infanzia ho espresso il mio carattere. Ero molto amichevole con tutte le persone della zona in cui vivevo, e mia madre era conosciuta come la mamma di Nirmala; mio padre era conosciuto come il papà di Nirmala. Loro dicevano: “Abbiamo perso la nostra identità a causa sua”.

Ero una persona molto amichevole. Non mi sono mai sentita sola, anche quando sono da sola non mi sento mai sola. Sto benissimo.

Intervistatore: Quando è stata all’ashram di Gandhi, quali impressioni ricorda di aver avuto di lui?

Shri Mataji: Oh, Gandhiji era un uomo incredibile ed io ho imparato molto da lui. Per prima cosa non era assolutamente ipocrita. Non era come i politici, che dicono una cosa e ne fanno un’altra sbagliata. Parlava molto apertamente e si metteva sempre alla prova. Se commetteva degli errori li ammetteva subito. Mi ricordo un episodio molto particolare di quando ero piccola. Stavano tenendo una riunione e noi ragazze stavamo lì sedute per servire acqua e quant’altro a tutti. C’erano personalità come Jawaharlal Nehru e Maulana Azad[3]. Erano tutti lì seduti.

Stavano discutendo di qualcosa quando, all’improvviso, Mahatmaji Gandhiji disse: “Ho fatto molto tardi, pranzeremo qui”. Tutti acconsentirono: “Sì, pranzeremo qui.”

Sarebbero dovuti andare ad una pensione lontana da lì. Allora Mahatmaji Gandhiji chiese di ‘Ba[4]’ ma era uscita. Allora si alzò lui, aveva sempre con sé una chiave della dispensa, la aprì e chiese ai responsabili della cucina di preparare tutto in base al numero dei presenti, ogni cosa con grande cura. Così fecero e tutto fu preparato.

Egli rimise a posto la chiave e tornò a sedersi tranquillo. Gli altri dissero: “Bapu[5], non sapevamo che devi gravarti di così tante seccature”- sapete, per andare a cercarla non ci avrebbe messo molto tempo, circa quindici minuti, eppure… – Lui rispose: “Cosa credete? Si tratta del sangue del mio Paese, non posso permettere che vada sprecato”.


[1] Lal Bahadur Shastri (1904-1966). Politico dotato di grande patriottismo, nel 1964 divenne il secondo Primo Ministro dell’India indipendente dopo Jawaharlal Nehru.

[2] A New York.

[3] Esponenti di spicco del movimento di liberazione dell’India dal dominio inglese. Jawaharlal Nehru fu il 1° Primo Ministro dell’India indipendente.

[4] Soprannome di Kasturba, la moglie di Gandhi.

[5] Soprannome di Gandhi che significa ‘padre.’