Consigli all’Ashram di Armonk

Armonk Ashram, North Castle (United States)

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S H R I   M A T A J I   N I R M A L A   D E V I

Consigli all’Ashram di Armonk

New York (USA), 28 Luglio 1988


È bellissimo arrivare qui ed incontrarvi tutti.  Siete stati molto gentili ad invitarmi nel vostro ashram.

Vi sarete resi conto, dall’esperienza dei programmi di questi due giorni, che, malgrado all’inizio sembri una grande impresa, non è poi così difficile ottenere dei risultati e dare la realizzazione. Trovo che tutti voi siate stati molto assennati e che ci siate riusciti egregiamente. È stato un tale piacere, una tale gioia per me, vedervi dare la realizzazione a così tante persone e riuscire a convincerle riguardo a Sahaja Yoga. È molto difficile in questi tempi moderni, specialmente in un Paese come l’America e in altri simili, dove per la gente è impossibile comprendere che esiste qualcosa oltre (il conosciuto, il materiale,  ndt).

Naturalmente, senza saperlo, stanno ricercando, inconsapevolmente. Non si rendono nemmeno conto che esiste per loro la possibilità di ottenere la realizzazione del Sé. E qui è arrivata così tanta gente falsa, che si pensa che (Sahaja Yoga) sia un’altra forma di mercato dei guru da subire.

Quando venni in America la prima volta… credo che l’America sia il primo Paese in cui sono andata. Prima ero andata in Iran perché mio fratello si trovava lì. E quando venni in America la prima volta, sotto molti punti di vista fu una sorpresa per me che venissero ai miei programmi; ovunque andassi, erano alquanto numerosi.

Ma non capivano ciò che dicevo, ciò che cercavo di comunicare loro. E non gradivano che io li avvertissi di stare attenti alle persone che prendevano soldi da loro.

Non vi furono corsi, ma credo che da qualche parte vi siano i discorsi che tenni in quei giorni. Non parlai di negatività o di cose del genere, sebbene mi fossi resa conto che l’intero luogo era sommerso dalle forze negative.

Tutto ciò che venne fatto in quei giorni (dalle forze negative, ndt) influenzò le menti dei ricercatori. Ed è per questo che molti di loro si smarrirono, si persero. E oggigiorno, vediamo che si smarriscono sempre di più.

In questo momento non possiamo stabilire in quale zona, in quale parte del Paese o con quale gruppo riusciremo a farlo funzionare meglio. In ogni caso, sulla costa occidentale andrà meglio. Penso che lì la gente sia più ragionevole al riguardo. Parlare di Sahaja Yoga è per voi un compito difficile, ma direi che dovreste fare tutto il possibile. Non dovete essere timidi né avere riserve.

Guardate come (i seguaci dei falsi guru, ndt) parlano in continuazione dei loro guru. Incontrate qualcuno, seduto accanto a voi in aereo, e improvvisamente si mette a parlare del suo guru. Vi meravigliate perché non conoscete affatto questa persona, ma si mette a parlare del proprio guru. Quindi, per iniziare l’argomento, la cosa migliore è che vi mettiate un distintivo o qualcosa con la mia fotografia, così, tanto per cominciare, la gente vi domanderà: “Chi è questa persona?”. O potrebbe essere una spilla, se potete portarla, se vi è permesso portarla. Se portate qualcosa del genere, vi faranno domande e voi potrete parlare. Potrete cominciare a spiegare. Dobbiamo parlarne. È l’unico modo in cui possiamo diffondere Sahaja Yoga.

Naturalmente potete fare i programmi, far venire gente, potete dare la realizzazione e via dicendo. Ma parlarne è importante, perché guardate quei guru venuti in questo Paese molto dopo di me, molto più tardi di me: loro sono molto noti dappertutto. Tutti li conoscono.

Ora, naturalmente, il secondo punto – altrettanto vero – è che in Sahaja Yoga voi dovete divenire. Non potete dire semplicemente: “Benissimo, sono diventato un sahaja yogi”. No, non potete. E nemmeno potete dichiarare: “Io sono un discepolo di Shri Mataji.” Non si può affermare neppure questo. E nemmeno: “Bene, abbiamo un’organizzazione”, oppure: “Indosso questo perché Lei è il mio guru”. Non potete dirlo. Dovete diventare. Dovete diventare sahaja yogi.

E se dovete diventare sahaja yogi, occorre farlo funzionare, e ci vuole tempo. Ci vuole tempo per ascendere da Nirvichara[1] a Nirvikalpa[2]. Per alcune persone ci vuole di più, per altre meno. Dipende dalla preparazione del singolo e anche, direi, dalle sue vite precedenti, dalle buone azioni e dalla sua comprensione di questa vita. Ci sono molte cose (da prendere in considerazione), per questo occorre tempo. Ma almeno si può parlare (di Sahaja Yoga) affinché si crei quell’atmosfera.

Potete parlare alla gente, dicendo: “Noi abbiamo trovato la Verità, ed è molto semplice. Non si può pagare per ottenerla; semplicemente funziona ed è tutto spontaneo. È un processo vivente, un processo evolutivo”. Potete parlare così; non di me, ma di Sahaja Yoga, in modo astratto: “È una cosa davvero meravigliosa. Lo si dovrebbe praticare”. Tutti questi discorsi ci saranno di grande aiuto, direi, anche se chi vi ascolta magari non otterrà la realizzazione; ma almeno rimarranno nell’atmosfera, e questo ci aiuterà moltissimo. Se rimane nell’atmosfera, la gente saprà che sta emergendo una cosa come Sahaja Yoga.

Quanto a voi, dovete naturalmente lavorare sodo e diventare sahaja yogi. A volte, divenire è un compito un po’ difficile, per la presenza di quel grande signor ego o magari di certi condizionamenti, sapete, che le persone non riescono ad abbandonare e dai quali trovano difficile uscire. Ma se voi sapete alzare la Kundalini, ci penserà lei, poiché sa come agire e vi concederà quella posizione (di sahaja yogi, ndt).

Ma la cosa principale è meditare e alzarvi la Kundalini. La meditazione è l’unico modo per poter crescere. Non esiste altro modo, perché quando meditate siete nel silenzio, siete in consapevolezza senza pensieri. Allora la vostra consapevolezza cresce e si dilata. Se però continuate a pensare, è come se vi fosse un lago in completo fermento. Nulla può crescervi. Ma se invece è tranquillo, allora i fiori di loto possono crescervi, qualsiasi cosa può svilupparsi in esso. Allo stesso modo, se la vostra mente è agitata e la vostra crescita non si esprime ancora interamente, si crea un circolo vizioso per il quale voi siete agitati e la vostra ascesa è quindi ostacolata; di conseguenza vi agitate ancora e la crescita è ulteriormente impedita.

La soluzione migliore è quindi dedicarsi alla meditazione. Entrando in meditazione, l’agitazione si placherà. E quando si sarà placata, avverrà la vostra crescita. Dopo la meditazione, vi accorgerete sicuramente di essere cresciuti molto, di aver fatto grandi progressi. Ma per questo occorre essere molto onesti. Non si possono forzare le persone ad esserlo. Non si può fare. Siete voi a dover essere onesti. Non dovete essere ipocriti. Dovete rendervi conto da soli che quello che fate è per il vostro bene, è a vostro vantaggio, e che dovete farlo per il vostro bene, tanto per cominciare. E poi, è per il bene dell’umanità. Lo state facendo per il bene dell’umanità.

Ora, alcune delle persone che vengono per la prima volta avranno parecchi dubbi a causa dell’ego. Hanno moltissimi dubbi a causa dell’ego: “Com’è possibile questo? Com’è possibile quello?” Fanno domande di ogni tipo. Dovete rispondere: “Per prima cosa sviluppate la vostra intuizione, sviluppate la vostra illuminazione, poiché la vostra luce non è sufficiente”. Soltanto nella luce scompaiono i dubbi. Se siete nell’oscurità potete immaginare che questo tavolo sia senza tovaglia. Bene, potete pensare quello che volete, ma quando vi è luce, vedete con i vostri occhi che è coperto da una bella tovaglia.

La stessa cosa ci accade quando cerchiamo di acquisire uno stato. E quando poi lo raggiungiamo, non esistono domande, non esistono dubbi, non esiste niente, e diventate molto potenti. È una reazione simultanea. Funziona, scatta appena raggiungete quello stato. E quando funziona, allora siete convinti. Direi che una nuova e meravigliosa catena ha inizio in voi e iniziate veramente ad assaporare la gioia del vostro Sé.

Ma questa posizione (intermedia, prima di raggiungere quello stato, ndt) è un po’ pericolosa per chiunque. Se l’avete già superata, ne siete ormai al di sopra; ma se vi trovate ancora in una posizione un po’ intermedia, fate attenzione. Potete essere indotti in errore, potete essere ingannati, perché abbiamo gente di ogni tipo in Sahaja Yoga. La porta è aperta a tutti. Riceviamo anche molte persone negative, che indugiano ancora alla periferia. E se anche voi siete alla periferia, quando le incontrate pensate: “Com’è possibile? Questa persona è pessima. Sostiene di essere un sahaja yogi ma è così, così e così”. Questo mostra sicuramente che, se notate qualcuno di quel genere, con una mentalità per nulla sahaja, che non è a quel livello (elevato, da sahaja yogi, ndt), che si comporta in maniera molto mondana o magari del tutto ridicola, sappiate che non è un sahaja yogi.

Voi, però, dovete essere sahaja yogi. Non giudicate Sahaja Yoga dal comportamento di altre persone. Giudicate secondo la vostra ascesa personale e la vostra illuminazione. Se non siete illuminati non potete vedere nulla. Ma se anche siete illuminati leggermente, non completamente, allora vi mettete ad osservare gli altri. Non guardate le altre persone, guardate voi stessi! Esaminando voi stessi diverrete più consapevoli e consci e, con l’aumentare della consapevolezza, comincerete a vedere la Verità cosi com’è. Per i sahaja yogi è importante, prima di tutto, osservare se stessi.

Sapete, ora abbiamo scoperto che nei gruppi che formano una collettività, e quando cominciamo a vivere insieme, alcune delle vecchie abitudini persistono. La caratteristica comune è il pettegolezzo. Gesù Cristo disse di guardarsi dalle anime mormoranti. Sapeva che sarebbero tornate nuovamente alla ribalta quando io fossi venuta per parlarvi di Sahaja Yoga; così aveva già ammonito: “Diffidate delle anime mormoranti”.

Innanzitutto, l’attenzione di queste anime mormoranti non è a posto, ma fluttua qua e là. Perciò, cercano di scoprire qualcosa e poi cominciano a parlarne e a creare problemi. E, in qualche modo, desiderano distruggere la vostra realizzazione. Vogliono impedirvi di raggiungere ciò che state conquistando, perché loro non possono ottenerlo.

Perciò, poi pensano che in qualche modo dovreste essere distrutti, così vi parlano in una maniera tale che iniziate a dubitare di voi stessi. Cominciate a dubitare di Sahaja Yoga. Oppure, iniziano a parlare degli altri e cercano di crearvi problemi.

Per evitare questo, direi che nessuno dovrebbe parlare a nessun altro di altre persone. È uno dei trucchi che (le anime mormoranti, ndt) possono fare, come si vede nel Ramayana, dove si racconta di una domestica chiamata Manthara[3].

Ecco perché in India si dice: “Non parlate alle persone di livello inferiore.” Non intendo il termine ‘inferiore’ nel senso che comunemente gli viene attribuito, bensì per quanto riguarda la spiritualità. Quella donna (Manthara) si recò dunque dalla matrigna di Shri Rama – la quale amava molto Rama – e le disse: “Quando Rama diventerà re, non ci sarà più posto per tuo figlio (Bharat, ndt)”. E riuscì a convincerla. Da questo ebbe origine tutto il Ramayana, e Rama fu costretto ad andare (in esilio, ndt) nella giungla.

Tutte queste persone (anime mormoranti, ndt), dunque, iniziano a parlare, e lo fanno in modo tale da farvi pensare: “Oh, siamo molto importanti, questa signora o signore si interessa così tanto a noi, poiché ci racconta queste cose…”; e così questa forza negativa comincerà a formare un gruppo fra di voi. E quando si forma un gruppo del genere, esso diventa un nucleo anti-Dio, anti-Sahaja Yoga. Nasce così un grosso problema, poiché si generano correnti sotterranee che tentano di distruggere la vostra collettività. Perciò, a chiunque si metta a parlar male di un’altra persona, dite soltanto: “Taci. Non voglio sentire niente contro nessuno. Se hai qualcosa da dire, vai a parlare al leader, non a me. Non mi interessa”. Voi interessatevi della vostra ascesa. Se non siete interessati alla vostra ascesa, comincerete a guardare gli altri, ad occuparvi degli altri, guarderete come sono gli altri invece di voi stessi.

Siete venuti in Sahaja Yoga per il vostro vantaggio, non per quello di qualcun altro; innanzitutto per il vostro. E quando ne ottenete i benefici, soltanto allora potete aiutare gli altri a fare qualcosa al riguardo. È dunque importante capire che la prima regola di Sahaja Yoga consiste nell’osservare se stessi. Come state? State progredendo veramente? Oppure vi preoccupate di altre cose quali i vostri affari, o altro? O vi preoccupate della vostra ascesa? Di che cosa vi preoccupate? Della vostra ascesa? Se è così, che cosa fate per realizzarla? Questo deve essere l’obiettivo principale della vita, il resto viene dopo. Quando ascendete, l’intero cosmo può prendersi cura dei vostri problemi. Ma dovete ascendere al Regno di Dio. Questa è la cosa principale. Quindi, dovete innanzitutto esaminare voi stessi: sto crescendo? Mi sto trasformando? Sto abbandonando tutte le mie cattive abitudini? Mi sto liberando dall’ira? Sto diventando pacifico? Adesso sono dolce, oppure sono ancora il solito orribile individuo che critica gli altri? Mettete proprio l’attenzione su di voi e giudicate da soli. È come uno specchio: iniziate a vedere allo specchio voi stessi e ciò che non va in voi. E, a quel punto, cercate di correggerlo.

Il secondo punto è che dovete controllare le vostre vibrazioni, quali dei vostri centri sono bloccati. Per farlo dovete darvi un bandhan. Datevi un bandhan e controllate per conto vostro quello che non va. Dandovi un bandhan, conoscerete lo stato dei vostri chakra e vi sorprenderete. Ho conosciuto persone che si sono accorte di avere un cancro. Controllando i propri centri sono stati in grado di dire: “Madre, probabilmente abbiamo il cancro”. Lo hanno scoperto in tempo e così abbiamo potuto risolvere il problema molto bene, perché se ne sono accorti da soli. Allora sono venuti a chiedermi cosa fare, io gliel’ho detto e sono guariti. Quando poi sono andati dai medici, hanno detto di avere il cancro. E dopo essersi curati, si sono perfettamente ristabiliti.

Quindi, per prima cosa, rivolgete l’attenzione verso voi stessi. Scoprite che cosa non va in voi. Alcuni di voi potrebbero avere un ego terribile; potreste quindi avere un pessimo Agnya chakra. Perciò dovreste verificare: avete un blocco all’Agnya chakra? Allora si tratta di ego. In Sahaja Yoga esiste un ottimo rimedio, che può sembrare ridicolo ma che è sicuramente efficace: consiste nel battere voi stessi con le scarpe. Come tutti sanno, questo metodo si chiama trattamento della scarpa (shoebeat, ndt).

Poi dovete continuare. Se per esempio vi accorgete che il lato destro è caldo, ciò che dovete fare è rivolgere la mano destra verso la fotografia e la mano sinistra in alto, verso l’etere. L’etere assorbe il calore. Ma ciò che accade in realtà è che il lato destro riceve le vibrazioni, così il calore è spinto verso il lato sinistro e passa nell’etere. Ora, questo calore deriva da un modo di vivere eccessivamente futuristico. La gente troppo proiettata verso il futuro ha un calore esagerato. Questo eccesso deve scomparire e, quando inizia a disperdersi, vi sorprendete di come funzioni.

Per questo esistono vari elementi che dobbiamo usare; ma soprattutto chi è di lato destro non dovrebbe assolutamente utilizzare la luce. Non dovrebbe sedersi al sole, ma al chiaro di luna. Dovrebbe leggere poesie. Non dovrebbe portare l’orologio. Non dovrebbe controllare continuamente l’ora, ma lasciare scorrere il tempo e diventare una persona molto emotiva. Dovrebbe cantare canti di devozione e non praticare Hatha Yoga. Ci sono moltissime cose da evitare se si è di lato destro. Sarete meravigliati di sapere come la gente sia stata aiutata da questo tipo di terapia che cura un lato del vostro essere.

Le persone di lato sinistro sono quelle che, come sapete, sono docili, che sopportano molte cose inflitte dagli altri, che piangono e si lamentano e che rivestono sempre il ruolo di perdenti. Queste persone hanno problemi anche perché tutti i loro organi sono letargici. Soffrono di cuore letargico, di fegato e di intestini letargici, tutto diventa molto letargico. Tutti questi disturbi di lato sinistro possono essere curati. Inoltre, potrebbero avere in sé qualche specie di baddha, nel senso di una possessione da parte di un entità. Naturalmente anche alcune persone di lato destro sono possedute. Le possessioni non sono soltanto tipiche del lato sinistro, ma sono anche di lato destro. Le possessioni di lato sinistro sono particolari poiché vi provocano dolori fisici, avvertite dolori nel corpo. Chi è di lato destro non prova alcun dolore, ma fa soffrire gli altri. È molto sarcastico, molto aggressivo, tormenta il prossimo. Le persone di lato sinistro invece soffrono; hanno dolori qua, là, dappertutto.

Il lato sinistro deve essere purificato, come sapete molto bene, con la luce. Si mette la luce davanti alla fotografia, la mano sinistra rivolta verso la foto e la mano destra su Madre Terra. Così, la mano sinistra riceve la luce, che la attraversa; in questo modo la negatività del lato sinistro passa verso la mano destra, che è sopra Madre Terra. E Madre Terra assorbe tutte le forze negative del lato sinistro.

Questi sono dunque i due lati che noi purifichiamo. Ma una volta ripuliti, potete usare la fotografia. Sedete con tutte e due le mani rivolte verso la foto e immergete entrambi i piedi in acqua, mettendo nell’acqua un po’ di sale; e per cinque – dieci minuti, dovete permettere alle vibrazioni di pulirvi. Poi asciugatevi i piedi, gettate l’acqua laddove può essere eliminata, e sedetevi a meditare. Se potete farlo ogni giorno, anche solo dieci minuti sono più che sufficienti. Non dovete fare niente di estremo.

Al mattino dovete darvi un bandhan prima di uscire. Non uscite senza darvi un bandhan. E l’attenzione dovrebbe sempre rimanere all’interno, poiché quando si cammina per la strada si è abituati a guardare questo, quello e quell’altro, disperdendo l’attenzione. Ciò che dovreste fare è tenere lo sguardo a circa un metro da terra al massimo, non oltre; perché lì potete ammirare tutti i meravigliosi bambini, fiori e tutto il resto. Non esiste nulla di veramente bello al di sopra di quell’altezza. È meglio dunque rimanere con lo sguardo a circa un metro da terra, se possibile, fissare l’attenzione, affinché diventi concentrata. Così vi sentirete molto rilassati e sollevati dall’eccessivo vagare qua e là dei vostri occhi. Gli occhi sono molto importanti, estremamente importanti; e come noterete, essendo tutti voi anime realizzate, ora i vostri occhi possiedono uno scintillio, negli occhi vi è una certa luce. E quella luce dimostra che siete anime realizzate. Ma per mantenerla accesa, non dovete guardare cose che siano contro Dio, che siano impure, che siano empie, che siano contro la religione Sahaja, contro la cultura Sahaja. Se ci riuscirete, ne trarrete un beneficio enorme.

Occorre rendersi conto che ormai ci siamo liberati da tutte le creazioni dell’uomo, come il concetto di nazionalità. Noi non apparteniamo all’America, all’Inghilterra o all’India. Apparteniamo al Regno di Dio. Siamo giunti nella nazione universale; adesso siamo diventati esseri universali. Ed essendo diventati esseri universali, non abbiamo nemmeno tutti quegli elementi di separazione che dividono gli esseri umani, quali le razze o le caste superiori o inferiori. Non esistono più.

Inoltre, abbiamo abbandonato tutte le religioni create dagli uomini. Siamo entrati nella religione che chiamiamo Religione Universale, Pura Religione Universale, e dovremmo essere fieri di essere riusciti a farne parte, in un modo o nell’altro. Quindi dovreste conoscere i contenuti di questa Pura Religione. Che cosa ci ha dato questa Pura Religione Universale? Prima di tutto ci ha concesso la realizzazione del Sé.

Di conseguenza, ci ha dato la consapevolezza collettiva. Ci ha dato i poteri per risvegliare la Kundalini degli altri. Ci ha donato la sorgente di compassione e amore, che opera, che funziona, ed un’attenzione in grado di agire. Ci ha concesso tantissime cose. Perciò, quando seguiamo questa religione, non siamo come i discepoli di qualsiasi altro culto, ma abbiamo certi poteri. E questi poteri aumentano quando diventiamo umili, non con l’arroganza. Con l’arroganza si può solo diventare stupidi. È questo il solo risultato dell’arroganza e dell’ego. Con questa umiltà, dovreste rendervi conto di appartenere adesso alla cultura Sahaja, e la cultura Sahaja è quella dell’umiltà. Se non siete umili, allora non avete ancora raggiunto il vostro Sahaja Yoga.

Quando parlate con gli altri, so che ci sono persone orribili, malvagie e che sembrano assolutamente sataniche; ma non è necessario arrabbiarvi o gridare. So io che cosa devo fare e come occuparmi di questo aspetto. Voi non dovete preoccuparvi. Mantenete la calma, l’equilibrio, il sorriso e gestite semplicemente lo spettacolo. Non fatevi coinvolgere da un’altra persona. Non lasciatevi coinvolgere in litigi e discussioni. Anche solo il vostro silenzio può migliorare la situazione.

Ora, con la vostra crescita progressiva, svilupperete la discriminazione e l’idea giusta di come reagire, come fare. Ma dovete permettere a questa crescita di manifestarsi. Grazie ad essa, potrete alzare la Kundalini di molti. Dico sempre che si deve dare il certificato di sahaja yogi a quelli che hanno alzato la Kundalini a cento persone, almeno a cento. Questo per quanto riguarda l’India. Ma qui direi che (è sufficiente, ndt) se avete dato la realizzazione a dieci persone. È gente molto difficile, innanzitutto, e uno di loro equivale a cento. Perciò manteniamoci sulle dieci persone. Se avete dato la realizzazione ad almeno dieci persone, allora possiamo affermare che siete sahaja yogi. E continuando a dare la realizzazione, ne gioirete. Ne trarrete gioia. E così i vostri poteri aumenteranno, aumenteranno ulteriormente, e la vostra comprensione aumenterà.

Quindi la cosa migliore è che cerchiate di portare all’interno la vostra attenzione, per verificare da soli fin dove siete arrivati e, mediante le vibrazioni, conoscere voi stessi e che cosa manca in voi. La cosa più importante è che la luce deve essere pura. Poi rendetevi conto fino a che punto potete estendere la vostra luce, fino a che punto potete aumentare la vostra portata, fino a che punto potete spingervi con gli altri. Spero che questa piccola, breve spiegazione della meditazione e del metodo per innalzarvi e ascendere, vi aiuterà a crescere ancora di più. Ma se avete domande non mi dispiace, vorrei rispondere.

Dio vi benedica. Dio vi benedica. Dio vi benedica.

Domande e risposte

 Domanda: Nella mia vita di ogni giorno mi imbatto in persone che sono villane con gli altri e anche con me, senza neppure una ragione plausibile. Allora, come reazione, mi viene una gran voglia di ricambiare quell’atteggiamento villano, o di alzare la voce con questa persona, e so che questo non è positivo per me. Che cosa potremmo fare tutti noi, quando qualcuno è villano con noi o con altri, per andare oltre? O che cosa possiamo sapere in merito per poter risolvere la situazione con grazia?

Shri Mataji: Credo di avervi raccontato la storia del saggio cinese (probabilmente, la storia del saggio cinese che addestrò un gallo da combattimento a prevalere sugli altri semplicemente evitando ogni reazione, ndt). Allo stesso modo, cercate di osservare da testimoni. Qualcuno urla e grida contro qualcun altro? Si tranquillizzerà. Limitatevi a guardarlo. Aprite gli occhi, oppure potete spalancarli così. Costui capirà immediatamente di essere uno sciocco. Vedete, dovete restare al di sopra di tutto. È molto semplice. Se qualcuno si comporta in quel modo, osservate soltanto quello che sta facendo. Non lasciatevi coinvolgere.

Domanda: Madre, anni fa ho preso l’herpes e non sono ancora riuscito a liberarmene. Ha qualche suggerimento su come potrei farlo?

Shri Mataji: Penso che dovresti mettere… ti dirò (poi) che cosa si deve fare. Funzionerà. Qualcuno è guarito e credo che possiamo risolverlo. Va bene? Dio ti benedica.

Domanda: Shri Mataji, mediante la meditazione e l’uso del fuoco cerchiamo di stare in consapevolezza senza pensieri e cerchiamo di controllare i nostri pensieri. Molte volte, però, mi capita che, malgrado io mediti, mi arrivino in testa dei pensieri. Giungono all’improvviso e so che non fanno parte di me. Esiste un metodo per controllare questi pensieri così da poter meditare?

Shri Mataji: Vedi, devi alzarti la Kundalini. Prova ad alzarla. Porta l’attenzione al Sahastrara e dì: “Madre, vieni nella mia testa”. Appena la Kundalini attraversa l’Agnya, non puoi più avere questi pensieri. Dovresti adottare anche questo semplice metodo per cui, se ti accorgi che arriva qualche pensiero, dovresti dire: “Io perdono”. “Io perdono” è un mantra potentissimo. Ripetilo, e il pensiero si fermerà.

Domanda: Shri Mataji, che cosa significa se una casa è colpita dal fulmine?

Shri Mataji: Una casa colpita dal fulmine? La casa di chi?

Yogi che ha fatto la domanda: La casa è mia e di mia moglie, e la stiamo affittando ad un’altra persona.

Shri Mataji: Quella persona potrebbe non essere a posto. Potrebbe fare un cattivo uso della vostra casa. Deve esserci qualcosa che non va in lei. Il fulmine è un elemento che capisce ogni cosa. È meglio liberarsi di quell’individuo.

Domanda: Shri Mataji, questa settimana stavamo parlando di un’esperienza comune a molti di noi quando ascoltiamo i Suoi discorsi, soprattutto quando ascoltiamo le cassette o guardiamo i video. Se – quelle volte in cui siamo abbastanza fortunati da non essere né a sinistra né a destra, ma centrati per quanto possiamo – ascoltiamo attentamente ogni parola che Lei dice, perché, se subito dopo qualcuno ci fa qualche domanda sul discorso, spesso non riusciamo a ricordare consciamente neppure una parola di ciò che abbiamo ascoltato? E non perché fossimo persi nei pensieri o stessimo male, anzi, ascoltavamo attentamente, ma dopo non riusciamo a ricordarlo o a parlarne. Ne discutevamo proprio questa settimana.

Shri Mataji: Che cosa succede? Che succede?

Una signora: Dopo avere ascoltato uno dei Suoi discorsi registrati, a volte non riusciamo a ricordare ciò che Lei ha detto, anche se siamo centrati. Ci sembra che siamo relativamente…

Shri Mataji: Sortisce ugualmente effetto, produce un effetto. Ma penso che dopo dovreste tutti entrare in meditazione per un po’. Dopo avere ascoltato il mio discorso, entrate in  meditazione. In realtà, i miei discorsi non devono essere capiti dal cervello, ma attraverso la Kundalini e attraverso il cuore. Perciò non ha importanza se dimenticate qualcosa. Va bene lo stesso. Ho tenuto tantissimi discorsi, come potreste ricordarli? Neppure io me ne ricordo molti. Ma torneranno utili ogni volta che vorrete utilizzarne parole o frasi. Saranno a vostra disposizione e voi non saprete da dove arrivano. È tutto registrato. È tutto registrato (dentro di voi, ndt).

E riguardo ai bambini? Niente problemi? Domande?

Domanda: Posso fare una domanda?

Shri Mataji: Prego, prego.

Domanda: Riguardo alla collera, Lei ha detto sempre…. Io credo che se qualcuno si comportasse male con Lei, mi infurierei moltissimo. È giusto o sbagliato?

Shri Mataji: È giusto. Quella è l’unica volta in cui dovreste veramente arrabbiarvi. È una collera spontanea, ma non è necessario che facciate nulla. Io so badare a me stessa. Ma la reazione è corretta. La reazione è giusta.

Domanda: Shri Mataji, quando si dice ai bambini di meditare e loro dicono di non volerlo fare, o dicono di non voler fare il pediluvio, io non so cosa fare. Non voglio costringerli, perché non sarebbe (il modo migliore, ndt). Qual è dunque il miglior approccio?

Shri Mataji: Oh, va bene. Lasciateli stare. Sono a posto. Nessun problema. Non ne hanno poi così bisogno. Alcuni di loro sono veramente nati realizzati e lo faranno più avanti, nel caso gli capitasse di assorbire qualcosa di strano.

Domanda: Significa che dobbiamo continuare a farglielo fare? So che vi si dedicheranno più avanti, ma dovremmo far sì che loro (…). Per noi è una gioia. Devono farlo, non dovrebbe essere così?

Shri Mataji: I bambini? No, no, no. Non siate duri, non siate duri con loro. Vedete, non si dovrebbero obbligare i bambini a fare qualcosa in questo modo. Incominceranno da soli, dopo un certo tempo, quando lo vedranno fare a voi. Però non viziateli, questo è il punto. Dobbiamo imparare ad avere discriminazione al riguardo. A volte noi viziamo moltissimo i figli. Incoraggiateli a essere generosi, incoraggiateli a condividere. Stimolateli ad essere compassionevoli e gentili con gli altri. Ma se sono sgarbati, arroganti o se li trovate a litigare, allora potete schiaffeggiarli. È giusto. Sì, dovete farlo. Per cinque anni, dovete farlo. Insomma, non è un dovere religioso, ma…

Domanda: Madre, Lei ha parlato dell’importanza di stabilizzarci nella società con carriere e professioni. Come possiamo capire fin dove spingerci nelle nostre professioni, nella nostra carriera? E quanto sono importanti? E quando dobbiamo dire basta e vivere la nostra vita da sahaja yogi? Perché a volte ho l’impressione che le cose che dobbiamo fare come sahaja yogi entrino in conflitto con quelle legate alla professione.

Shri Mataji: No, non può essere. Prendiamo la vostra professione, qualunque sia. Voi dovete svolgerla in modo Sahaj, ossia senza pianificare e pensarci troppo. Tutto vi verrà incontro. Se credete che l’intero cosmo sta cercando di aiutarvi, l’universo intero vi metterà tutto davanti e funzionerà. Non dovete fare molto sforzo, o pensarci, come ad esempio: che cosa dovrei scegliere? Dovrei optare per questa o un’altra soluzione? L’unica cosa che dovete fare è prestare attenzione alle opportunità che possono presentarvisi davanti. E permettere a queste occasioni di manifestarsi dinanzi a voi. Accade davvero. Non dovete assillarvi apposta la testa riguardo a cosa scegliere o cosa fare. Non sarà necessario, perché semplicemente arriverà. Sarete meravigliati di come funziona.

Vi farò un esempio recente. C’è un certo signor Hari Jayaram. È una persona mediocre, direi, non è un grande scienziato o altro. Ma ha studiato fisica, ha fatto un master o qualcosa del genere. E non andava molto bene. Di fatto era proprio un mediocre. Improvvisamente ha scoperto un commutatore grazie al quale è riuscito a trasformare le onde del forno a microonde.  E non ha capito come ha fatto. Era proprio sbalordito. Gli hanno dato una promozione, di tutto. E poi gli hanno chiesto di andare a tenere una conferenza sull’argomento. Lui non sapeva come vi fosse riuscito, così mi ha telefonato: “Madre, per favore, mi dica come ha fatto”. Io gli ho risposto: “Chiudi gli occhi, pensa a me e fai la conferenza”. E si è stupito di come sia riuscito a spiegare ogni cosa.

È questione di quanto siete arresi, fino a che punto siete una cosa sola con il Divino. E tutto funziona. Non dovete prendere troppe decisioni. Non dovete preoccuparvi troppo delle cose. Le soluzioni vi verranno tutte incontro, perché adesso siete entrati nel Regno di Dio. Capito? Ogni cosa viene accudita. Non potete neppure immaginare come agisca nelle piccole, minuscole cose, nei dettagli. È davvero sorprendente, non per me ma per tutti, per chiunque. E mi dicono: “Madre, non so come sia accaduto”. Una volta dissolti in quell’oceano, è l’oceano che vi porta in alto o in basso. E voi gioite, questo è tutto. Lasciate quindi che sia l’oceano a decidere per voi.

Domanda: Shri Mataji, sembra che a Boston specialmente, o sulla costa orientale, la gente abbia il cuore chiuso e non sia molto espansiva. Pare sia l’ostacolo maggiore per parlare alla gente di Sahaja Yoga. Come mai? Che cosa possiamo fare?

Shri Mataji: Non lo so. In realtà, di solito, l’oriente dovrebbe essere migliore dell’occidente, ma in America ogni cosa è al contrario. Gli abitanti dell’Est (nel senso di America orientale, ndt) sono sempre sotto il bombardamento (ideologico) dei giapponesi o  altri tipi di persone come gli industriali o  simili, e considerano il denaro una priorità assoluta. E vivono come fosse in atto una grande competizione per ogni cosa e la gente è costretta a lottare.

Sono felice che abbiate trovato questo luogo (ashram) un po’ lontano dalla folla esasperante. Se si vive a New York si ha davvero l’impressione di impazzire. È un ambiente così strano. Sempre di corsa, sia in strada che in ufficio, e non si sa dove ci si trova. L’impatto di tutto questo antagonismo, di tutta questa competizione e di tutte queste idee che provengono dall’esterno, agiscono facendoci sentire piuttosto strani.

Ma il cuore può essere aperto da Sahaja Yoga, dicendo soltanto: “Madre, vieni nel mio cuore”. Ripetetelo dodici volte e funzionerà. E per il cervello potete dirlo sette volte, funzionerà. Io sono a vostra disposizione. È molto importante, per voi che abitate su questa costa (orientale, ndt), ripetere questa affermazione e aprire i vostri cuori.

Domanda: ….quando diventiamo troppo di lato destro…. (parole non udibili)?

Shri Mataji: Nella ricerca spirituale? Vedete, nella ricerca spirituale voi non sentite la rapidità, ma soltanto il vostro stato. Voi percepite il vostro stato, non la velocità. Non  sentite di dover fare come certe persone che ho visto, le quali, perfino mentre io parlo, fanno una cosa o un’altra. Questa follia non è necessaria. Restate tranquilli. Rimanere quieti è il metodo migliore per ascendere.

Ho detto che si dovrebbe essere in consapevolezza senza pensieri. Fatelo con tranquillità. La vostra velocità, in effetti, si ridurrà, e si arriverà ad una posizione nella quale la vostra quiete è al massimo. Quiete interiore, pace interiore. Questo è molto importante. Se c’è pace  crescerete, non esiste altro modo. Ma vedete, tutto questo ritualismo – a volte si danno bandhan in continuazione o si alzano continuamente la Kundalini e vorrebbero perfino sentire se il tavolo emette vibrazioni – è esagerato. Non c’è bisogno di fare tutte queste assurdità. Sahaja Yoga è buon senso, non assurdità.

Domanda: Madre, posso fare una domanda intellettuale?

Shri Mataji: Va bene.

Domanda: C’è qualche differenza fra il rimanere testimoni, in meditazione, e prestare attenzione, rivolgere l’attenzione a qualcosa?

Shri Mataji: Oh, essere testimoni è molto diverso dal rivolgere l’attenzione. Prestare attenzione a qualcosa è un fatto intenzionale: noi mettiamo l’attenzione su qualcosa deliberatamente. Mentre vi sto parlando, che siate realizzati o no, potete prestarmi attenzione.

Invece, la testimonianza è uno stato. Per esempio, ho provato io stessa che cosa accade: se si verifica un problema, una calamità o qualsiasi cosa, improvvisamente mi ritrovo ad osservare tutto da testimone, come una rappresentazione teatrale. Si tratta di uno stato, ma potete svilupparlo se riuscite a ricordarvene. Intendo dire che, in quei momenti, la gente neppure se ne ricorda. Supponete di vedere una qualche calamità dirigersi verso di voi: in quel momento, cercate solo di esserne testimoni.

Vi farò alcuni esempi. Mi recai, una volta, a una conferenza stampa, da alcuni giornalisti marathi che volevano incontrarmi. Fra di loro c’era un certo signor Kelkar, che mi disse: “Madre, io so tutto di Lei”. Io gli chiesi: “Come?”. E lui spiegò: “Ho un amico, il signor Marathe, con il quale un giorno stavo scendendo in auto lungo i ghat – sapete cosa sono i ghat, quelle strade collinari – quando si ruppe il freno, e l’auto iniziò a scivolare verso il basso. All’improvviso vedemmo arrivare un grosso autocarro in senso opposto. Non sapevamo che cosa fare, non potendo fermare l’auto di lato. Pensammo proprio che ormai fosse giunta la nostra fine, ma all’improvviso (il mio amico) mi disse: “Kelkar, chiudi gli occhi e dì soltanto: ‘Shri Mataji’.” Tutto qui. E improvvisamente ci accorgemmo che eravamo finiti dall’altra parte, mentre l’autocarro procedeva nella stessa corsia”.

Dopo tutto si tratta di Dio. È Dio, sapete; e che cos’è Dio?

Vi ho già raccontato la storia che avevo sentito dalla zia di mio padre. Una volta mi raccontò una storia bellissima su Dio. È come una favola delle nonne, così da poter comprendere. Mi narrò che c’era un signore che stava andando a trovare Dio. Si mise in cammino e, strada facendo, incontrò un uomo che compiva molte tapasya (penitenze), rimanendo immobile su una gamba, su un piede o sulla testa. E lo faceva ininterrottamente. “Stai andando da Dio?” gli chiese. “Sì”. “Potresti riferire a Dio che desidero avere il suo darshan (apparizione) e chiedergli quando arriverà? Sto lavorando sodo, faccio tutti questi sacrifici, ho praticato tutti i rituali, ogni cosa. Quando lo vedrò?”. L’altro rispose: “Va bene, glielo dirò”.

Poi si imbatté in un altro che se ne stava sdraiato vicino a un albero, lungo la strada, e che gli disse: “Ehi, avvicinati, vieni qui! Stai andando a trovare Dio?” “Sì.” “Per favore, digli che non mi ha ancora mandato da mangiare e io sono qui che aspetto”. L’uomo rimase alquanto sbalordito nel vedere quel pigrone, seduto lì e che dava ordini a Dio. Giunse infine da Dio e lo incontrò. E a quel punto realizzò il suo scopo, qualunque esso fosse.

E quando fu arrivato, disse: “Signore, ho un problema che riguarda due persone. La prima sta faticando duramente, digiuna, fa ogni sorta di penitenze e vorrebbe sapere quando andrai da lui”. Il Signore rispose: “Digli che deve lavorare ancora un po’, ha bisogno di impegnarsi ancora”. E l’uomo continuò: “La seconda persona che ho incontrato è un pigrone che si lamenta di non avere ancora avuto da mangiare e vuole saperne la ragione”. E il Signore: “Non l’ha ancora avuto? Oh, Dio!”. E chiamò gente: “Venite, venite! Dovete provvedere immediatamente! Come mai non ha ancora avuto da mangiare?”.

L’uomo era davvero stupito. Dio spiegò: “Adesso non comprenderai perché sono preoccupato, ma fai una cosa. Quando torni giù, racconta a quei due uomini una storia. Dì loro che, quando sei andato da Dio, Lui ha fatto passare un cammello attraverso la cruna di un ago. E vedrai che avrai la risposta alle tue domande.”

Costui tornò giù. Incontrò per primo l’uomo che praticava esercizi e tutto il resto, che gli chiese: “Che cosa ti ha detto Dio?”. “Mi ha detto che devi lavorare ancora un po’ e impegnarti ancora duramente, non sei ancora a posto”. Allora l’altro gli domandò: “Ma che cosa hai visto, quando sei stato lì?” E lui rispose: “Ho assistito a un grande miracolo. Dio ha fatto passare un cammello attraverso la cruna di un ago”. “Ha fatto passare un cammello attraverso la cruna di un ago? Com’è possibile? È impossibile! Che dimensioni aveva l’ago?”. “Era un ago normale”. “Ma come può essere? Com’era grande il cammello?” “Assolutamente normale”. Come è potuto passare?” “È passato.”

Andò poi dal secondo uomo che gli disse: “Ho avuto il cibo. Volevo solo metterti alla prova. Va tutto bene. So che Dio provvederà a me.” E aggiunse: “Che cosa hai visto?”. Lui rispose: “Ho assistito a un miracolo, Dio ha fatto passare un cammello attraverso la cruna di un ago”. “Perché dovrebbe essere un miracolo? È Dio. Tu sai che lo è. È Dio Onnipotente. Che cosa vuoi che sia un cammello? Lui può farci passare un universo dopo l’altro. Dopotutto è Dio”.

È questo: è Dio. È Dio Onnipotente, e ogni cosa è possibile.

Non è solo per me, ma vi dirò che c’è un sahaja yogi che viene da una famiglia di pescatori ma che esercita anche una professione, è laureato e lavora in banca. È una persona meravigliosa. Un giorno decise di andare su un’altra isola per parlare di me e di Sahaja Yoga. Ma, uscendo di casa, si accorse che stava proprio per scoppiare una bufera. Allora si alzò in piedi e disse (agli elementi): “Guardate, adesso sto andando a svolgere il lavoro di mia Madre, che è anche la vostra, perciò per favore, comportatevi bene. Fino al mio ritorno non osate fare nulla”. Si rivolse direttamente a loro. Prese la barca, andò sull’altra isola, tenne il discorso e diede la realizzazione ai presenti. Poi ritornò a casa e, quando ormai era sul punto di addormentarsi, cominciò a tuonare. Allora disse: “Adesso va bene. Fate pure”.

Abbiamo persone di questo tipo, di questo livello, di questa levatura. Voi potete controllare ogni cosa perché, dopo tutto, siete entrati nel Regno di Dio. Tutto è possibile. Egli è Dio. È Onnipotente. Può fare qualunque cosa. Anche solo sentire questo, vi fa salire in alto. Stabilizza (la vostra ascesa, ndt).

Dio vi benedica.


[1] Consapevolezza senza pensieri.

[2] Consapevolezza senza dubbi.

[3] Manthara: Nel Ramayana, è una domestica che convinse Kaikeyi (la seconda delle tre mogli del re Dasharatha, padre di Shri Rama) che il trono del regno di Ayodhya apparteneva al figlio di lei, Bharat, e che per questo Shri Rama doveva essere mandato in esilio.