Shri Vishumaya Puja

(Inghilterra)

1988-08-20 Vishnumaya Puja Talk: Cure That Left Vishuddhi, UK, DP-RAW, 44' Download subtitles: EN,ES,PL,RO,TRView subtitles: Add subtitles:
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Shri Vishumaya Puja (curare il Vishuddhi sinistro), Shudy Camps (Inghilterra), 20 Agosto 1988.

Non ci si aspettava minimamente di celebrare qui un Puja o che avremmo avuto qualche programma del genere, ma credo che qualcosa sia stato omesso nel corso di tutto l’intenso programma che, come sapete, dovevo svolgere. Sono dovuta andare da Londra a Francoforte, in America, a Bogotà, per poi tornare indietro, poi ad Andorra e in tutti quei posti. Pensavo che ora fosse terminato, così sono tornata qui a Londra e mi sono resa conto che non era stato celebrato un puja: quello del Vishuddhi sinistro che coincide con il Raksha Bandhan poiché indica il rapporto tra sorella e fratello.

Se esaminate la storia, Shri Krishna nacque lo stesso giorno di sua sorella e Vishnumaya fu successivamente trasformata in un fulmine, ma fu lei che a quel tempo annunciò l’esistenza di Shri Krishna, che era nato ed era vivo, che si era manifestato. È questo il compito del Vishuddhi sinistro, del fulmine, e voi avete visto che ogniqualvolta io mi sto recando da qualche parte o sto per tenere un programma, subito prima, il fulmine, il tuono, tutto questo appare nel cielo per fare questo annuncio. È dunque uno degli elementi usati per annunciare gli eventi.

Per rendere il concetto più pratico e comprensibile, diciamo che noi ora usiamo l’elettricità per la televisione, per i nostri annunci, per comunicare messaggi o qualcosa di grande importanza – non so se lo facciano, forse no. Allo stesso modo dovremmo usare il nostro Vishuddhi sinistro per annunciare l’avvento dell’Adi Shakti; invece la gente si mette ad usarlo come una tasca in cui riporre l’ego in eccesso.

Noi ci sentiamo colpevoli, innanzi tutto, quando il nostro senso delle relazioni non è corretto. Non comprendiamo, ad esempio, che la relazione tra fratello e sorella è purissima e al di sopra di ogni contaminazione. Ma come sapete, in Occidente, forse per il fatto di bere e di commettere qualsiasi azione contro la consapevolezza, la gente ha perso il sistema di valori e, con questo, anche il criterio per comprendere che cos’è una sorella e che cos’è un fratello. Vishnumaya è molto importante, estremamente importante, perché grazie a lei avviene l’annuncio di un’incarnazione. Si può dire che, nel cosmo, sia la televisione che dà gli annunci, che se ne occupa, ma nel nostro essere, Vishnumaya risiede nel Vishuddhi sinistro e mi rendo conto di come Vishnumaya soffra maggiormente, soprattutto in Occidente, a causa della moda di sentirsi colpevoli per ogni cosa.

Secondo la logica, allorché Vishnumaya annunciò la nascita di Shri Krishna e la sua esistenza sulla Terra, da un punto di vista pratico si potrebbe pensare che abbia fatto una cosa sbagliata poiché, dire a Kamsa che Egli (Krishna) esisteva ed era vivo, era ancora vivo, equivaleva a metterlo in pericolo. E uno poi, avrebbe potuto sentirsi in colpa: “Oh, perché l’ho fatto? Se non lo avessi detto, non lo avrebbe saputo”. Ma questa era la cosa giusta da fare perché era il mandato che essi dovevano svolgere.

Dobbiamo capire da soli che ciò che ci fa sentire colpevoli per piccole cose insignificanti, in realtà è il nostro ego che reagisce contro di noi e vuole che ci riconciliamo con gli errori che abbiamo commesso. Alcuni, per esempio, si sentono in colpa per aver detto qualcosa che non avrebbero dovuto dire o magari perché hanno fatto qualcosa che normalmente non avrebbero dovuto fare. Magari non riguardo a Sahaja Yoga, ma a qualcos’altro di molto superficiale. Per esempio, qualcuno rovescia il caffè e si sente colpevole, oppure mette il coltello dalla parte sbagliata, a sinistra, e allora si sente colpevole. Intendo dire che cose così stupide sono considerate regole nella società, e la gente inizia a pensare che siano norme molto importanti, come se fossero una specie di dharma da osservare.

Ma queste norme sono, per lo più, fatte dagli uomini. Alcune sono così stupide e orripilanti che io penso che in Inghilterra ce ne siano alcune che debbano davvero essere del tutto stroncate ed eliminate, come stringere la mano. Ritengo sia una pessima abitudine stringere la mano a chiunque perché Dio sa che genere di mani ha la gente, che razza di vibrazioni ha. Quando mio marito dà un ricevimento, talvolta devo stringere la mano a settecento ospiti al loro arrivo e poi, alla fine della serata, a settecento ubriachi. Quella di stringere la mano è una pessima abitudine. Va bene tra i Sahaja yogi stringersi la mano, ma con gli altri è meglio fare Namasté. Potrebbe sembrare un’usanza indiana molto umile, ma penso che sia meglio dire Namasté, perché stringere la mano può causare molti problemi agli esseri umani ed ora, con tutte queste malattie che stanno venendo fuori, penso che si debba stare molto attenti a stringere la mano.

Ritengo che il peggio avvenga in Francia dove quando incontrate qualcuno dovete baciarlo. Vi assicuro che è l’abitudine peggiore, orribile, ma loro vi baciano in continuazione se andate laggiù. All’inizio ho avuto un terribile shock nel vedere che chiunque vuole prendervi, baciarvi qui, baciarvi lì, e voi state a guardare quella persona. Ora forse, con la paura dell’AIDS e cose del genere potrebbero porre fine a tutta quest’assurdità. Non è necessario farlo, non è un buon sistema per fare un augurio a qualcuno, non si dimostra alcun rispetto in nessuno dei due casi. Quando stringete la mano non c’è rispetto e neanche quando baciate qualcuno. Ma se dite Namasté significa mi inchino a te; Namasté significa mi inchino a te, è una forma di rispetto, e questa è l’unica cosa che dobbiamo fare: rispettarci l’un l’altro.

Se però non lo facciamo ci sentiamo in colpa, e così avviene con tutti questi ‘grazie’. Se non si dice grazie si pensa di aver commesso un gravissimo errore. Mi riferisco alla quantità di ‘grazie’ che diciamo. Siamo talmente abituati che anche se vedete una statua dite “grazie molte per la tua presenza (darshan)”. Va avanti così, è un po’ troppo, sapete. Ripetere troppo spesso ‘grazie’ o ‘scusa’, diventa un’espressione insincera. Ai nostri tempi, al telefono usavamo dire: “Prego?”, ma adesso la gente dice: “Scusa, scusa, scusa”, ma scusa di che? Non si può, questo ‘scusa’ finisce nel Vishuddhi sinistro. Se non sentite, non è colpa vostra, può essere colpa del telefono, o magari dell’altra persona. Così, senza sapere che cosa ci sia da sentirsi spiacenti, si continua a dire: “Scusa, scusa, scusa”, rammaricarsi per qualcosa è proprio seccante e una persona così diventa molto seccante, poiché dalla mattina alla sera dice: “Mi spiace per questo, mi dispiace per quello, mi spiace per quest’altro”, e voi vi dispiacete per quella persona che è sempre dispiaciuta per qualcosa.

Si deve essere in uno stato d’animo allegro e non importa, se qualcuno non dice “scusa”, non ha importanza. Ma alcuni potranno trovare molto da ridire se non dite grazie. C’è una cosa molto divertente che ho sperimentato una volta in Inghilterra. Stavo uscendo – c’era John – John guidava l’auto e mia figlia stava uscendo di casa, così lui lasciò la porta aperta e, appena lei si sedette – non ci vollero nemmeno cinque, sei secondi – lui chiuse la porta e fece il giro, ma non disse grazie al tipo che stava dietro – sapete, si suppone che siano tutte persone molto ricche, colte, istruite. Allora questo personaggio uscì dalla sua vettura, afferrò la cintura di sicurezza e non voleva permettere all’auto di muoversi, mentre l’auto si stava movendo. Io non riuscivo a capire che cosa stesse accadendo. Allora dissi a John: “Ferma, ferma la macchina”. E chiesi: “Che succede?” “Lei non mi ha detto grazie”. Questo tipo sarebbe potuto rimanere ucciso o gli sarebbe potuta capitare qualsiasi cosa, ma non ha importanza, dovevate dirgli grazie.

Queste sono le tante regole ridicole che abbiamo. Talvolta non cogliamo il punto, a volte non afferriamo l’essenziale perché diventa tutto molto meccanico. Non è una cosa meccanica dire grazie. È un modo, accompagnato anche da un’espressione, o un sorriso o semplicemente un gesto, con cui si può esprimere riconoscenza per ciò che la gente ha fatto per voi. Ma è una regola creata tanto tempo fa, sapete. Hanno abolito tante di quelle cose, hanno abolito il frac, ogni cosa, e ritengo che ringraziare troppo e sentirsi troppo dispiaciuti dovrebbe essere eliminato. Andate a finire sul lato sinistro, oppure sul destro.

La cosa migliore, se qualcuno fa qualcosa per voi, è sorridere semplicemente; qualche volta dite grazie, certo, ma non in continuazione: “Hai detto grazie?”. Un bambino mi ha detto: “Non voglio andare a casa di quelle persone”, chiesi: “Perché?”- “Perché devo dire grazie, grazie, grazie, grazie in continuazione”.

Anche i bambini in qualche modo lo trovano molto artificiale; diventa un modo di dire e questo modo di dire può estendersi a qualsiasi cosa, anche ai cartoncini di Natale, così si sentono dispiaciuti. Le cartoline natalizie non sono importanti. Dobbiamo capire perché dobbiamo spedire una cartolina di Natale: è per inviare un augurio al destinatario. Lo sentite nel cuore? Vi è venuto dal cuore? Quando inizierete a sentire col cuore, non avrete mai più blocchi al Vishuddhi sinistro. È un modo molto superficiale per non affrontare gli errori che avete commesso.

Supponiamo di non aver fatto qualcosa che andava fatto – a volte capita – allora lo sento nel mio cuore, sapete, si sente proprio. Avrei dovuto farlo e, se non l’ho fatto, allora deve essere corretto. Non solo, ma per un Sahaja yogi funziona. Dovete sentirlo nel cuore, altrimenti non dovreste preoccuparvi di tutto ciò che è superficiale.

Non dovreste preoccuparvi, siete tutti yogi, dovete rendervi conto che ora siete tutti santi, quindi non dovete preoccuparvi di piccole cose insignificanti. Anche se schiaffeggiate qualcuno va bene, se è necessario potete schiaffeggiare le persone. C’erano yogi che avevano l’abitudine di scagliare pietre addosso agli altri solo per difendersi dalla loro molestia, dalla loro aggressività, quindi va bene, siete tutti santi, i santi possono fare così.

Ho letto una storiella molto divertente di un re che era un monaco, e doveva essere re. Non voleva diventare re perché diceva: “Sono un santo, non mi va”. Era un santo, ma fu costretto a diventare re perché non c’era nessun altro; erano tutti felici ed egli diede a tutti il permesso di fare tutto ciò che volevano. Ma i notabili di quel paese, tutti i cortigiani ecc., divennero potentissimi poiché essendo lui molto mite e gentile, loro sfruttavano tutti gli abitanti del paese, la povera gente e tutti gli agricoltori, li derubavano delle loro cose, li saccheggiavano e li torturavano, molestavano le loro donne e infliggevano mostruosità d’ogni sorta ai suoi sudditi. Ma alla fine lui ne fu informato, allora pensò: “Ora occupo la posizione di re e, anche se sono un santo, come santo ho un dovere da compiere”. Così ordì un bellissimo complotto, radunò delle persone molto fidate, un gruppetto di persone che gli erano molto, molto vicine, sulle quali poteva contare, e chiamò a corte tutti i notabili dicendo loro di non portare armi con sé e poi li decapitò tutti. Lui restava un santo, anche se li aveva decapitati, poiché erano persone orribili. Punirli era un suo dovere e lo fece senza sentirsi in colpa, senza che gli si bloccasse il Vishuddhi sinistro.

Qualunque cosa si debba fare, va fatta, non c’è da dispiacersene. Non dovete esserne affatto dispiaciuti ma, qualsiasi cosa sentiate, se questo sentimento non è espresso a dovere, dovete sentirlo nel vostro cuore affinché agisca e funzioni – questo naturalmente è per il Vishuddhi sinistro, ma dobbiamo chiederci come liberarci del nostro Vishuddhi sinistro. E quando inizierete a chiedervi: “Perché ho il Vishuddhi sinistro?”; (la risposta) è come vi ho detto l’eccesso del vostro ego.

Cercate perciò di osservare ciò che avete fatto, cercate di osservare ciò che avete detto e perché. Poi affrontatelo e la prossima volta non ripetetelo, così non avrete sensi di colpa perché la colpa non è altro che un accumulo di errori. Si va da un prete a dire: “Mi dispiace, ho fatto questo, ho fatto quello” e si rifà la stessa cosa. È lo stesso, perché non vi correggete.

Si tratta unicamente di capire quali errori avete commesso, di che cosa il vostro ego vuole rammaricarsi e, quindi, di non accumularlo, affrontarlo e non farlo mai più. Decidiamo: “Non lo farò più”. È tutto. Dovete dire soltanto: “Non lo farò più”. Di qualsiasi cosa si tratti, affrontatela e dite: “Non la rifarò”. Questo è il modo migliore per controllare il Vishuddhi sinistro.

Un’altra cosa è l’annuncio. Se usate il Vishuddhi sinistro per annunciarmi, non dovrebbe esserci alcun senso di colpa. Dovete continuare a parlarne, senza provare sensi di colpa, senza sentirvi nervosi, senza sentirvi ridicoli per questo. E funziona! Funziona benissimo. Ora non occorre più aver paura, Io sono in questo Paese da quattordici anni, lavoro in Occidente da quattordici anni – potete parlarne molto liberamente.

Proprio oggi me ne hanno dato un esempio. Mentre i musicisti stavano venendo quaggiù, a uno di loro cui era capitato di andare avanti, hanno chiesto: “Perché state andando a Londra?”. Lui ha risposto: “Stiamo andando a cantare canti devozionali per Shri Mataji”. “Chi è Shri Mataji?”. Lui ha mostrato la mia fotografia. Fine. (Il funzionario) non ha chiesto niente, non ha chiesto i passaporti; non li ha fermati per il controllo o altro.

Un’altra cosa fu quando arrivarono e il personale della dogana chiese loro: “Dove andate a cantare? Dove avete organizzato?”. Loro risposero: “Non abbiamo organizzato da nessuna parte, stiamo soltanto andando a cantare i nostri canti, la nostra devozione in musica per Madre e stiamo andando a cantare canzoni per Lei, per Mataji Nirmala Devi”. Il funzionario era inglese, ma disse in hindi: “Tik ahe. Tik ahe”. (Va bene, va bene)

In queste cose, una dichiarazione esplicita è di grandissimo aiuto. Per esempio, portare una spilla o una collana come questa, o un anello, è di per sé un annuncio che voi avete trovato la Verità. Non solo ma, se vi va, qualche volta potreste anche indossare un sari, qualche volta un kurta: se camminate per strada la gente se ne accorgerà.

Ora qualcuno afferma che Madre ha detto di non indossare questi abiti. Io non ho mai sostenuto che non potete indossarli. Se vi va, potete metterveli: è una libera scelta. Se volete potete indossarli, se non volete, non è necessario. Il guaio è che a volte le donne degli Hare Rama, Hare Krishna si mettevano questi abiti e andavano in giro, ma erano donne sporche, indecenti, sudice. Se indossate il sari nel modo appropriato, tradizionale, la gente l’apprezzerà moltissimo. Perché no? Gradiranno di vedervi in sari. Se volete potete mettervelo. Sarà una buona idea andare in giro con il sari. Non vi è niente di male a indossare il sari. Io lo ritengo un abito molto decente e fa apparire femminile una donna, molto più dei pantaloni e dei jeans e cose del genere. Quindi non importa, ma poi non sentitevi in colpa per questo. Se volete indossarlo fatelo con audacia e coraggio; siate coraggiose. Soltanto le persone coraggiose possono liberarsi del proprio Vishuddhi sinistro. Lo fate poiché siete coraggiose. È questa la cultura che deve instaurarsi. Amiamo i sari e li indosseremo; ci piacciono i kurta.

Ora con questo caldo, è il caso di indossare un abito a tre pezzi? Ma voi indosserete un abito a tre pezzi con la cravatta, sudando, specialmente in India. Non capisco come gli inglesi possano destreggiarsi con l’abbigliamento inglese, indossando un abito a tre pezzi e la cravatta. Certo, alcuni possono, ma non tutti; chi ha molto freddo può riuscirci, ma non tutti possono farlo. Perché dovreste indossare questi abiti che non sono adatti a voi? Ma non significa, come ho visto in India, che la gente debba indossare calzoncini corti e maglietta corta e andarsene in giro. È stupido perché è sconveniente. Noi non dovremmo indossare abiti indecenti, dobbiamo indossare abiti decenti con i quali sentirci a nostro agio e decorosi.

Non è questione di essere inglesi, indiani eccetera, siamo tutti esseri universali e, una volta accettato questo, improvvisamente entrate nello stato di consapevolezza collettiva, nello stato del Virata. Una volta che il Virata si apre, il Vishuddhi sinistro scompare. Se siete parte integrante del Virata, come potete commettere errori? Come potete essere colpevoli? Perché subentra il Virata, Lui è l’Unica Realtà Assoluta. Supponiamo che vi sia qualcosa che non va nella vostra mano: non ne incolpate la mano, ma ne incolpate il corpo. Il corpo ha il problema e il corpo deve occuparsene. Subentra il corpo; arriva, ripara, se ne occupa, circola. Qualunque cosa sia, dolore o quant’altro, il suggerimento proviene dal complesso del corpo. Non è un solo dito a sentirsi colpevole, ma tutto il corpo.

Allo stesso modo, una volta entrati nel regno del Virata, nello stato in cui sentite di essere parte integrante del tutto, il Vishuddhi dovrebbe scomparire. Il Vishuddhi sinistro dovrebbe scomparire del tutto. Non ha spazio, non ha posto. Come potete anche solo sentirvi colpevoli quando siete parte integrante del tutto? Che logica c’è? Non potete sentirvi colpevoli. Se siete parte integrante del tutto, il tutto subentra ed è qui che potete ridurre molto bene il vostro Vishuddhi sinistro.

Ora, occorre arrivare al punto in cui vedere qual è il nostro destino. I Sahaja yogi hanno un loro destino. Avete compiuto il vostro destino? Non siete venuti in Sahaja Yoga per una qualche moda. Non siete venuti in Sahaja Yoga per una specie di fanatismo verso Shri Mataji Nirmala Devi; ci siete venuti per essere santi – bene – e allora qual è il vostro destino? Il destino è diventare parte integrante del tutto. Siete diventati parte integrante del tutto?

Per quanto riguarda la collettività, se siete ancora coinvolti con i vostri problemi: “Avrei dovuto dire questo a mia moglie, ai miei figli, per la mia casa”, non siete parte integrante del tutto. Ma se pensate agli altri Sahaja yogi, a quanto sono cari, “Sono tutti miei fratelli e sorelle, apparteniamo ad una sola famiglia, dobbiamo stare insieme, è tutto un’unica cosa”, allora ciò che accade è che tutte le idee insignificanti, come sentirsi colpevoli e tutto il resto, svaniranno come neve al sole. È come una goccia che cade nell’oceano, Dio sa dov’è finita. È diventata una macchiolina talmente piccola che neppure vedete, neppure sentite cosa sia. Quindi ciò che occorre capire è che dobbiamo adempiere il nostro destino, e qual è il nostro destino? Il nostro destino è diventare parte integrante del tutto.

È così che Vishnumaya si fa valere, risplende e annuncia. Quando diventate parte integrante del tutto, che c’è da sentirsi timidi a parlarne? Siamo santi, lo siamo di sicuro. “Siete santi?”- “Sì, lo siamo”. Dovete parlare di Sahaja Yoga, dovete parlare di Me in modo molto chiaro, senza reticenze.

Abbiamo fatto una specie di corteo, in India. Ma qui non osiamo fare nessun corteo. In Inghilterra è fuori questione, non so, la gente si sente timida a fare una processione. Ma supponiamo che si faccia, che accadrà? Appena fate una processione apparite in televisione. Per fare un corteo dovete diramare un annuncio e compiere uno sforzo collettivo per annunciarlo, allora ci siete. Ma direi che dobbiamo attendere ancora uno o due anni al massimo, ancora un anno al massimo e poi dovremo procedere con manifestazioni, parlando alla gente, annunciandolo, parlandone. È questo il significato di Vishnumaya, e se stasera vi mettete a pensare a ciò che avete intenzione di fare al riguardo, il vostro Vishuddhi sinistro si purificherà. È così forte che sono diventata sorda dall’orecchio sinistro a causa della vostra tendenza a sentirvi talvolta in colpa per qualsiasi cosa.

Adesso non sentitevi colpevoli, per non aver realizzato il nostro destino. È questo il problema. Pensateci in modo positivo. Quando vi sentite colpevoli, non pensate in modo positivo: “Che cosa avrei dovuto fare, di cosa mi sarei dovuto occupare, come avrei dovuto procedere, come avrei dovuto proseguire”.

È importante capire queste cose: se dovete adempiere il vostro destino, in primo luogo dovete riflettere e comprendere qual è il vostro destino. Che cosa dovete diventare? Adesso siete Sahaja yogi, avete dei poteri: anche se avete dei blocchi, qualsiasi difetto possa esserci, adesso potete dare la realizzazione agli altri, potete compiere molte meraviglie, potete mostrare molte cose attendibili mai realizzate, e la gente può scoprire da sola che è così, la gente può notare che il vostro sé è come una scatola magica che può creare tantissime cose; è vero. Ma non è questo il vostro destino, il destino è diventare parte integrante del tutto. È questo il vostro destino, e per essere molto più efficaci – in quanto parti integranti del tutto – la prima cosa che dovreste iniziare a fare è l’annuncio.

Mi è dispiaciuto sentire che quando hanno voluto organizzare un programma e tutto il resto, siano stati soltanto pochi ad affiggere i poster. In Inghilterra dovrebbe esserci un metodo. L’Inghilterra, in particolare, essendo un’isola è un luogo in cui la gente ha le proprie isolette. Penso che qui ognuno abbia un’isola e viva nella propria isoletta, ‘la mia famiglia, la mia casa, mio, mio, i miei libri, questa mia cosa, mio, mio, mio, quella mia cosa, quell’altra mia cosa’. Vivono in un’isola. Se dite loro che avete intenzione di organizzare un programma: “Non ho tempo, mi dispiace, sono molto impegnato”, o qualcosa del genere. Poi si sentono colpevoli: “Oh, sarei dovuto andare dopo tutto, ecc. ecc.”

Adesso avete aderito ad un movimento, una sorta di rivoluzione divina, che deve realizzare l’emancipazione dell’umanità intera. Adesso i vostri sforzi non possono essere così mediocri, e a causa di questo soffrite in ogni modo. Tutti quei Paesi in cui la gente ha compiuto enormi progressi, hanno ottenuto qualsiasi cosa, hanno denaro, hanno tutto. Ma se ancora vi preoccupate di una cosa o di un’altra, accade che il vostro progresso si blocca, in un certo senso viene scoraggiato. Vi chiederei quindi di non preoccuparvi di niente; pensate soltanto: “Devo diventare parte integrante del tutto.”

È per questo che l’ultima volta ho chiesto a tutte le donne di abbandonare il loro atteggiamento possessivo nei confronti del marito, dei figli, di ogni cosa. Non devono possedere nessuno. Ciò che devono fare è stare attente a non farsi dominare da idee così strane, e di non cercare di distruggere la collettività. La collettività deve essere favorita in modo che si senta dentro di sé l’unione, si percepisca di essere una cosa sola, vivendo insieme come parti integranti del tutto.

Se ora, ad esempio, questo dito commette un errore, nel senso che si fa male, il dito non si metterà a chiedere scusa, non vi pare? Oppure, se per sbaglio questa mano urta l’altra, non dirà: “Scusa, ti ho urtato”. Perché chi è l’altro con cui scusarsi? Chi è l’altro verso cui sentirsi colpevoli? Siamo tutti uno. Che c’è da rammaricarsi? Fra noi non ci sono stranieri, siamo tutti insieme e così occorre comprendere che non c’è niente di cui dispiacersi o altro.

Molto francamente, io non mando mai cartoline a nessuno, davvero, né biglietti né fiori, perché non ho un Guru né Mataji cui inviare fiori. Se avessi avuto qualcuno, glieli avrei mandati, ma non ho nessuno, a chi dovrei inviarli? Adesso appartengono tutti a Me; perché dovrei mandarglieli? Sono parte integrante del mio essere; perché dovrei inviarglieli? Però posso nutrirli, faccio loro dei doni perché sono parte integrante del mio essere. Faccio loro dei regali così come il cuore nutre certe parti del corpo, come la testa nutre alcune parti del corpo o svolge certe funzioni nutritive. Si può fare lo stesso, farsi dei regali a vicenda. Pensateci. Cose piccolissime, vi ho detto di pensare a come farle. A volte è così. Una volta cantavo una canzone in marathi e (poi) smisi per un po’. Non so da dove l’abbiano imparata, ma un giorno me ne stavo tranquillamente seduta quando si misero a cantarla. Mi vennero le lacrime agli occhi, dissi: “Guarda, che considerazione da parte loro sapere che mi piace questa canzone”. Ma quando non siete parte integrante del tutto, potete commettere errori madornali nel cercare di compiacere gli altri. Vi racconterò un esempio.

Al Sahasrara Puja c’era una signora che si occupava di Me; era piccola, non so che dire ma per due giorni e mezzo non mi ha dato da mangiare altro che mozzarella. Mozzarella al mattino, mozzarella il pomeriggio, mozzarella la sera. Ho detto: “Forse sono a corto di soldi, ecco perché qui non c’è niente da mangiare”. Io non ho mai detto niente, mangiavo tranquillamente, non mi sono seccata. Poi è arrivato qualcuno e ha detto: “Oh, che scelta abbiamo qui”. “Avete scelta?” “Sì, molte cose da mangiare”. Io ho risposto: “Mio Dio, Io ho mangiato soltanto mozzarella!” Allora Mi hanno detto: “Mi hanno riferito che a Lei piace la mozzarella….”. Ho replicato: “D’accordo, la mozzarella mi piace, ma non significa che Io non mangi nient’altro!”

Questo comportamento che cosa dimostra? Denota che non mi avete compresa per niente. Non mi avete capita, se non parzialmente. Sapete che una volta ho detto che mi piace la mozzarella, e allora soltanto mozzarella, mozzarella, mozzarella.

Direi che per comprendermi, per studiarmi, per capire Me, chi è Madre, che cosa le piace e cosa non le piace… se volete davvero saperlo, sappiate che mi piace praticamente tutto, mangio di tutto, non sono selettiva con il cibo, in niente. Mi piace la musica inglese, la musica occidentale, mi piace persino certa musica pop, qualsiasi cosa, qualsiasi cosa buona, che abbia buone vibrazioni, mi piace tutto. Non sono esigente nelle cose. Invece, dire che a Madre piace qualcosa, e poi fissarsi su questo, dimostra che non si è collettivi. Collettività significa comprendermi pienamente.

Mettiamo che qui ci sia un problema: tutte le cellule del sangue sapranno che qui c’è un ostacolo; sanno tutto in proposito, conoscono tutto il corpo, non conoscono soltanto quella cellula in particolare. Allo stesso modo, se conoscete di Me soltanto questo o un altro aspetto in particolare, o un altro ancora, credo che morirò di fame! Cercate quindi di comprendermi in ogni aspetto e, per questo, ritengo che la cosa migliore sia conoscere i mille nomi della Dea. Lei è molto gentile, è Sharm, è assoluta tranquillità, pace.

L’altro suo aspetto è …(termine sanscrito), Colei che può uccidere, che può distruggere. Lei è assolutamente adirata. È vero, lo ammetto, è così. È così, e basta. Ma dovete comprendermi sotto ogni aspetto. Se mi capite da un’unica angolazione, se ad esempio, mi considerate solo una Madre molto gentile, compassionevole, capace di perdonare, allora siete tristemente in errore, perché potreste dover pagare per qualche grave errore che commettete nei confronti di Sahaja Yoga, nei confronti dei vostri fratelli e sorelle, magari verso voi stessi, o magari verso di Me. L’altro aspetto vi punirà sicuramente.

Dovete capire che Sahaja Yoga ha molte sfaccettature e, tutte queste sfaccettature, devono essere comprese adeguatamente. Anche in Sahaja Yoga molti si sentono in colpa. Supponiamo che, seduti in mia presenza, si mettano a darsi bandhan; Io dirò: “Mentre sono seduta qui, non datevi bandhan”, e loro si sentiranno in colpa. Cercate di capire l’essenza di ogni cosa; dovete addentrarvi in profondità in una comprensione più sottile. Allora non avrete più questo problema di Vishnumaya. La comprensione più sottile dovrebbe significare saper vedere – mediante la nostra discriminazione, discriminazione divina – tutto ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Non è necessario giudicare a livello mentale. Ecco perché vedo gente sedere in meditazione per tre ore: che bisogno c’è? Dieci minuti sono sufficienti. Quando non si comprendono gli aspetti sottili di Sahaja Yoga, ci si comporta in un modo talmente buffo, grossolano, esasperante che qualcuno ha affermato e riferito che Sahaja Yoga rende la gente pazza, la fa comportare in modo strano, le fa fare cose strane, e cose del genere. Ogni aspetto sottile di Sahaja Yoga deve essere compreso: è così che diverrete parte integrante del tutto.

Gli aspetti sottili di Sahaja Yoga….Molti neanche conoscono le corrispondenze dei chakra sui piedi! Non sanno in che modo ci si debba comportare in Sahaja Yoga per esprimere al massimo il nostro amore. Ci sono così tanti modi di gestire le cose. Se accettate davvero di dover essere creature più sottili, vi sorprenderete: sarete dotati di capacità tali che potrete trattare con qualsiasi numero di persone, di qualsiasi nazionalità, in qualsiasi momento; saprete tutto al riguardo.

Sottigliezza, significa andare all’essenza di ogni cosa; se raggiungete l’essenza delle cose, iniziate a vedere ciò di cui quest’essenza è composta. Se cogliete l’essenza di tutto, è molto facile trattare con una persona. Per Sahaja Yoga è importante rendersi conto che il Vishuddhi sinistro significa evitare gli argomenti, non affrontarli; in secondo luogo, non potete cogliere l’aspetto più sottile.

Un’altra cosa che blocca il Vishuddhi sinistro è ovviamente il fumo; come sapete, le droghe ed anche il tabacco sono pessimi per il Vishuddhi sinistro. Ma la cosa peggiore in assoluto per il Vishuddhi sinistro, sono i mantra dati dai falsi guru, perché quella è l’essenza. I mantra sono l’essenza di ciò che si dice, quindi vi accade che se il vostro Vishuddhi sinistro non è a posto, anche se recitate i mantra, essi non hanno efficacia. Qualunque mantra pronunciate con il vostro Vishuddhi sinistro, essi sono ancora imperfetti, non sono completamente vibrati a causa del vostro problema di Vishuddhi sinistro. Se invece dite i mantra senza problemi di Vishuddhi sinistro, essi diventano completi, perfettamente efficaci, oppure – come dite voi – Purnatwa, completi, sortiscono pieno effetto.

Quindi occorre fare in modo che tutti comprendano che siamo tutti connessi collettivamente; a quel punto non vi verrà voglia di ferire o tormentare nessuno, né di dire cose sgradevoli. Se invece non siete consapevoli collettivamente, lo farete: ferirete gli altri, li tormenterete, approfitterete di loro, potreste sfruttarli, potreste fare qualsiasi cosa.

Ma se siete consapevoli di essere parte integrante del tutto – nel senso che lo conoscete sul vostro sistema nervoso centrale – quando questa conoscenza diventa parte integrante del vostro essere, è una sorta di consapevolezza in voi che vi fa percepire di essere parte integrante del tutto, che non potete commettere errori e a quel punto non vi sentite colpevoli.

Oggi è il giorno della grandissima relazione tra fratello e sorella, in cui la sorella non si sente mai in colpa e il fratello non si sente mai in colpa. Sorelle e fratelli non dovrebbero mai sentirsi colpevoli e dovrebbero sempre dire apertamente tutto ciò che considerano sbagliato o tutto ciò che considerano giusto. Non c’è niente di male, una sorella può sempre andare dal fratello a correggerlo e un fratello può sempre andare dalla sorella a correggerla. Questo è il rapporto in cui nessuno dovrebbe sentirsi ferito e mortificato, perché è la relazione più pura che possa venirvi in mente.

Se è la Madre a dire qualcosa, la differenza d’età è tale che potreste non capire. Se il padre dice qualcosa, i figli possono non capire, c’è troppa differenza d’età; inoltre abbiamo creato la regola di dire che c’è un divario generazionale e tutte queste assurdità; c’è anche questo in testa. Ma se un fratello e una sorella comprendono Sahaja Yoga, hanno ogni diritto di dire qualsiasi cosa non vada fra loro e lavorarci sopra, senza accumularlo come senso di colpa.

Adesso il fatto di avere sorelle rakhi è ancora meglio. Ora, con le sorelle rakhi, abbiamo instaurato una meravigliosa atmosfera in cui il fratello non può avere alcuna strana relazione con questa persona. Tutta la vostra civetteria, tutte le relazioni strane che sviluppate, tutti i problemi di crisi matrimoniali, di gente che si perde, sono eliminati una volta che comprendiate il principio secondo il quale dobbiamo prima stabilizzare rapporti reciproci davvero sacri.

È così che in Sahaja Yoga instauriamo questa relazione santa. Occorre notare inoltre che questo rapporto sacro vi procura gioia, felicità e soddisfazione. Non si tratta solo di una relazione santa di una certa forza o qualcosa del genere. Anche se non potete dare niente a vostra sorella, o il fratello non può fare niente per la sorella, non importa, il rapporto è di cuore ed è molto sentito; quando sentite questa relazione, fluisce la dolcezza della purezza, della santità. So di molte persone che hanno sacrificato moltissimo per i fratelli e per le sorelle.

È importante capire che questa relazione deve rimanere purissima, meravigliosa e assolutamente aperta, non dovrebbero esserci formalità. Un fratello dovrebbe chiedere scusa, e la sorella dovrebbe chiedere scusa. Dovete essere aperti e dirlo, non dovreste mai sentirvi feriti da vostro fratello o sorella.

Ma può essere il contrario. Ho visto gente….Ad esempio c’era una donna bhutish, che si è rivelata molto bhutish, e qualcuno allora ha detto: “Lei è mia sorella rakhi”. E allora? Non appena diventa bhutish, non c’è rakhi. Se c’è impurità, se entra qualche impurità, non esiste più nessun rakhi, è finito, è interrotto da molto tempo.

Dovete avere relazioni pure fra personalità pure. Non potete avere personalità impure del tipo: “Devo aiutare…ho un debole per …” Questa questione delle sorelle rakhi mi ha dato molti problemi in America. Una sorella rakhi si è messa a creare un problema, potremmo definirlo un intrigo; ha iniziato a telefonare a tutti i suoi fratelli rakhi, e sono stati coinvolti tutti in quella macchinazione. La vostra discriminazione non dovrebbe essere offuscata in nessun caso; ecco perché la discriminazione si trova nel mezzo.

Quando una sorella rakhi vi dice qualcosa, occorre capire se va contro Sahaja Yoga o se è a favore di Sahaja Yoga; questa discriminazione sta nel mezzo. Prima di arrivare a questi punti, dovete avere discriminazione per vedere da soli che questo rapporto rakhi sia nutriente, sia di sostegno, di aiuto a Sahaja Yoga. Se non è così, non esiste. Siamo fratelli e sorelle in Sahaja Yoga, se c’è qualcosa che infrange questa relazione, essa non esiste affatto, in ogni caso. Se comprendete questo semplice punto, ritengo che oggi avremo fatto un buon lavoro.

Che Dio vi benedica!