Puja, Come ottenere le Punya

(India)

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Puja, India Tour. Puna (India), 17 Dicembre 1988.

Benvenuti tutti a Puna. Negli Shastra è descritta come Punya Patana, che significa la città delle Punya. Per questo motivo ho desiderato restare a Puna pensando che la gente è molto auspichevole e ricca di punya, e sono sicura che molto presto scoprirò che tutti coloro i quali sono venuti in questo luogo, saranno a disposizione di Sahaja Yoga.

Ieri dovete aver visto che sono intervenute moltissime persone per Sahaja Yoga e sono rimaste molto colpite dalla vostra splendida musica e dall’esecuzione in lingua marathi. Ciò che hanno provato si chiama kautuk. Non esiste nessuna parola inglese per kautuk, ma è ciò che provano un padre o una madre nel vedere i talenti dei propri figli. Questo sentimento è kautuk, ed è ciò che hanno provato tutti, affascinati dal modo in cui avevate adottato la lingua marathi, e ne erano molto felici. Sui loro volti potevo vedere la gioia ed una specie di tenerezza, per loro era qualcosa di irresistibile; prima di tutto per la lingua, poi per la musica, poiché sapete che la gente del Maharashtra è molto appassionata di musica indiana. Di conseguenza erano davvero sorpresi che sapeste cantare così bene le melodie e i diversi tala che usate. Erano molto sorpresi e davvero molto affascinati.

Per il puja di Puna non c’è niente di speciale ad eccezione del fatto che noi celebriamo qui il puja per le nostre punya, per chiedere punya. Ora, che cosa sono le punya? Come si ottengono? Dobbiamo saperlo. Noi abbiamo in noi alcuni dharma e questi dharma devono essere osservati per ottenere le punya. Per un Sahaja yogi, il primo dharma è essere una persona innocente e santa. Egli non dovrebbe avere l’attenzione su cose sbagliate, non dovrebbe essere distratto da cose errate, non dovrebbe tentare di giustificare niente di infausto. E dovrebbe percepire le vibrazioni di un’altra persona e sentire il rapporto (di parentela) con i Sahaja yogi e non con chi non lo è. Tra chi è un Sahaja yogi e chi non lo è, un Sahaja yogi deve sempre stare dalla parte di un Sahaja yogi e mai con chi non è un Sahaja yogi, anche se quest’ultimo ha ragione.

Anche se un’altra persona ha ragione rispetto ad un Sahaja yogi, non dovreste stare dalla sua parte.

Il secondo dharma consiste nell’apprezzare e comprendere la bellezza della natura, vivere in armonia con la natura. Sono molto felice che amiate vivere con la natura e che non desideriate cose artificiali; che comprendiate la creatività degli esseri umani e che tentiate di creare con loro altri bellissimi oggetti. Per questo non occorre spendere molto denaro. Non si dovrebbe comprare qualcosa soltanto per rivenderla o qualcosa del genere, ma si dovrebbe acquistarla per trarne gioia e dovrebbe essere conservata come un’opera d’arte. Ma tutto questo deve essere di buon auspicio, deve essere santo.

Ogni cosa profana non è arte. È … Io sento sempre che se ci fosse arte, non si sarebbe fatto ricorso a cose insensate. Quando si cerca di esprimere qualcosa con manifestazioni riprovevoli, state pur certi che non è arte. Diversamente perché ricorrere a queste cose sgradevoli? Occorre comprendere che se si deve apprezzare l’arte, si deve proprio evitare tutto ciò che profano, evitare tutto ciò che è abietto. Qualsiasi cosa suggerisca una certa oscenità non può essere arte, poiché si deve ricorrere all’oscenità per interessare la gente che ha un debole per ciò che è indecente.

Sono andata ad una mostra con un signore di mia conoscenza. C’erano molti dipinti in vendita. L’autore era un noto ubriacone ed anche sua moglie lo era; lo erano entrambi. Si diceva che ogni volta che partecipavano ad una festa, non l’avrebbero abbandonata se non dopo tutti gli altri.

Io ero molto sorpresa che la gente volesse acquistare certi quadri e che comprasse tutti quei quadri di ubriaconi, sapete.

È davvero sorprendente questa grande fraternità tra alcolizzati, io non riuscivo a capire come potessero simpatizzare con gli ubriachi. E la gente comprava tutte le fotografie che li ritraevano seduti in un pub o a casa a bere, e tutte queste cose insulse.

E noi due ci guardavamo: “Questi ubriaconi hanno un aspetto proprio orrendo, si possono contare una ad una tutte le loro rughe”. E poi (erano ritratte) le cadute per la strada e nelle vie e smorfie di ogni tipo.

Non erano belli per niente, nessuno di loro, né le donne, né gli uomini. Sembravano fuori dal mondo, ma tutti (i visitatori della mostra, ndt) apprezzavano molto ognuna di queste cose. Noi pensavamo che anche se (i visitatori) non erano ubriachi, c’era una sorta di ubriachezza in loro. Diversamente come avrebbero potuto apprezzare cose tanto assurde?

La fraternità di cose riprovevoli e la fraternità della bruttezza agiscono con persone abiette. La gente turpe ama sempre la bruttezza, e chi è violento interiormente dirà: “Noi vogliamo apparire violenti e selvaggi, vogliamo apparire aggressivi, dobbiamo avere…”.

Oggigiorno in India reclamizzano che indossando un certo tipo di abbigliamento, il vostro ego si esprimerà. Almeno, in Occidente la gente si vergogna del proprio ego, ma in India dicono che se si fuma, l’ego si esprime meglio. Noi stiamo seguendo i vostri passi finché non cadremo ciecamente nello stesso baratro.

Ora, venendo al dharma del Nabhi, esso è molto importante. Per il dharma del Nabhi, come sapete, dovete essere innanzi tutto un buon capofamiglia. Dovete essere un gentiluomo, nel senso che dovete essere una personalità gentile, dovreste trattare la vostra famiglia, i vostri figli, con gentilezza. Per un uomo, diventare gentile non significa lasciarsi dominare dalla moglie, diventare una specie di appendice della moglie, come si suole dire. Abbiamo avuto delle esperienze molto negative con uomini di questo tipo che danno davvero ascolto alle mogli. Per loro Sahaja Yoga non è nulla, la loro famiglia è tutto, le loro mogli sono tutto. È troppo.

Una cosa riguardo al dharma è che esso ha i suoi limiti, la sua grazia ed il suo stile. Per esempio, un uomo dovrebbe comportarsi da uomo, non come un demone, naturalmente, ma neppure lasciarsi dominare dalla moglie. Ci sono dunque delle maryada per tutti i dharma, tra i quali questo è un dharma molto importante da seguire. Conosco molte persone che una volta sposate si perdono. Dove sono? In un anno non si vedono mai.

“Madre, sono ancora in luna di miele”. Questo non è indice di uno yogi; non è indice di una persona che ha ottenuto l’illuminazione. In India invece è proprio l’opposto. Appena arriva la moglie pensano: “Adesso abbiamo qualcuno che può fare da bersaglio”. I mariti non parleranno con le mogli; non avranno niente a che fare con loro. Scapperanno proprio, oppure se devono parlare o fare qualcosa, sapete, lo diranno in modo molto duro – o lo farà la suocera o il suocero, se non tutti gli altri. Le mogli allora diventano molto astute e cercano di abbindolare e giocare trucchi con i mariti. È tutto assurdo; non ha niente a che fare con grahasta dharma, con il dharma del capofamiglia. Dobbiamo rispettarci reciprocamente, dovete rispettare i vostri figli, dovete rispettare la vostra famiglia, i vostri familiari. Con il rispetto potete seguire egregiamente il dharma.

Un altro dharma è il Raja dharma, in base al quale non dovreste comportarvi illegalmente, non dovreste infrangere le leggi. Non occorre. La gente lo fa solo per il gusto di farlo, proprio per il solo gusto di farlo. Non bisogna infrangere le leggi. Come sapete, i doganieri non disturbano i Sahaja yogi, gli addetti ai dazi doganali non vi disturbano mai. Non dovete preoccuparvi molto di niente, ma non provate a creare problemi a Sahaja Yoga. Ci sono molte persone che infrangono le leggi e ci creano problemi. Dovete essere persone rispettose della legge, dovete pagare le tasse sul reddito, dovete pagare le vostre cose in modo corretto e non metterci nei guai, poiché domani la gente dirà: “Questi imbroglioni sono Sahaja yogi”.

Per quanto riguarda il denaro dovete rendervi conto che tutto il denaro (raccolto, ndt) appartiene a vostra Madre, sebbene lei possa non averne bisogno e non prenderlo, e dovrebbe essere conservato per l’uso di Sahaja Yoga ogni volta sia possibile e non per altre debolezze che abbiamo. Poiché qualsiasi somma di denaro diate per Sahaja Yoga, aiuterà gli altri a svilupparsi in Sahaja Yoga. Inoltre, donare o essere generosi in vari modi è qualcosa che procura molte punya.

A dire il vero, io gioisco della mia generosità più di qualsiasi altra cosa. E di questa generosità si deve gioire completamente, diversamente non

stiamo seguendo il dharma del nostro Lakshmi Tattwa. Quindi essere generosi, essere amichevoli, usare la materia per donare agli altri in molti modi, talvolta anche cose piccolissime, è bellissimo, sapete, e vi conferisce una splendida personalità, tanto amore.

Una volta venne a trovarmi una signora. Era una inglese sposata ad un ragazzo indiano e si sentiva molto infelice nella sua famiglia perché non volevano accettarla. Così venne a trovarmi a Bombay ed io le regalai ben poco, una collana, una collana di perle. E per molti anni non la incontrai più. Poi lei venne a sapere che io sarei intervenuta ad una festa e così indossò quella collana. Io avevo dimenticato tutto l’episodio.

Lei arrivò: “Riconosce questa collana?”

Io risposi: “No, di che si tratta?”. Non riuscivo a capire. E lei: “Sa, quando venni per la prima volta a casa sua, lei mi dimostrò amore e mi donò questa collana. Io la porto sempre con me e quando ho sentito che lei stava arrivando, me la sono messa. Diversamente non la indosso mai”.

Questo toccò profondamente il mio cuore. Io avevo fatto una piccola cosa per lei. La generosità, di qualsiasi tipo, è molto utile, dà molta forza.

Una volta, stavo seduta fuori a fare una maglia di lana per le mie bambine, quando arrivò una signora dal Pakistan – le bambine non erano ancora nate, ma io lavoravo a maglia.

Dissero: “Madre ci darebbe un…. Loro non sapevano che io ero Mataji e così dissero: “Per favore ci darebbe ospitalità nella sua casa?”

Mio padre aveva una grande casa a Delhi dotata di una stanza esterna.

Io risposi: “Va bene, potete venire a stare qui”. Lo dissi subito. Loro spiegarono: “Siamo profughi dal Pakistan”.

E poi arrivò mio fratello e disse: “Che vuol dire? Conosci questa gente? Potrebbero essere dei ladri…”.

Ma io risposi: “Che cosa potrebbero rubarti? La stanza è completamente all’esterno; non hanno nessun contatto con noi. Che c’è? Povera gente, ha bisogno, pensa se domani noi diventassimo profughi”

Lui non voleva accettarlo; mi sgridava. Poi chiamò mio marito e lo disse anche a lui e gli fece il lavaggio del cervello, e tutti e due ce l’avevano con me.

Io dissi: “Niente da fare, resteranno qui e questa è la casa di mio padre ed io ho intenzione di farmi valere”.

E loro non sapevano che fare e scrissero a mio padre. E mio padre rispose: “Qualsiasi cosa lei dica va bene, non seccatela”.

Così rimasero: quei tre rimasero a casa mia. Uno di loro era musulmano. C’era stata una violenta reazione a ciò che era accaduto in Pakistan e la gente si era messa ad uccidere tutti i musulmani. E vennero davanti alla porta di casa mia a dire: “C’è un musulmano che abita da lei e vogliamo vederlo”.

Io dissi: “Non c’è nessun musulmano”. Gli dissi una bugia. E lui: “Come sarebbe?”

Risposi: “Vede questo mio segno? (il bindi sulla fronte, che è il segno delle donne indù sposate, ndt). Perché dovrei dirle una bugia? Dopo tutto, se ci fosse un musulmano, non lo terrei in casa mia”. E in qualche modo con la mia furbizia li convinsi, loro se ne andarono e quell’uomo si salvò.

In seguito, parecchio tempo fa, seppi che la donna era diventata un’attrice molto famosa e l’uomo che avevo salvato era diventato un poeta molto importante. E volevano vedermi ed incontrarmi, ma io ne ero spaventata, sapete, era un po’ troppo. Potevano pensare… voglio dire che è piuttosto imbarazzante per me.

Un giorno, inaspettatamente, alcune persone avevano fondato un istituto cinematografico e mi chiesero. “Per favore, venga, perché desideriamo che lei sia il vice presidente”. E aggiunsero: “Se può chieda a quelle due persone (l’attrice ed il poeta, ndt), ci aiuteranno”.

Ma io dissi: “Non dite loro che questo è un nostro progetto, altrimenti sarò molto in imbarazzo, e loro si sentiranno in obbligo di lavorare per noi, non ci sarà libertà”. Poi, vedete, inaspettatamente arrivarono e iniziarono le riprese. E lei continuava a guardarmi, guardava solo me, non riusciva a credere che io fossi lì. Si avvicinò, mi abbracciò e si mise a piangere.

Mi disse: “Come mai è qui?”

Le chiesero: “La conosce?”

Lei rispose: “Certo, la conosco benissimo”.

E loro: “Questo è un suo progetto (di Shri Mataji, ndt)”.

“Perché non me lo ha detto? Io non voglio nessun compenso. Farò qualsiasi cosa per lei”. E tutto (il ricordo dell’episodio passato, ndt) ritornò, sapete. Anch’io avevo le lacrime agli occhi.

La generosità vi aiuta sempre. Questo è il dharma da seguire per ottenere le punya. Un altro è che dovete avere un cuore molto gentile e sensibile, è molto importante. È così che il dharma del mana[1] funziona. Dovete essere molto gentili. Non dovete mai essere duri, mai punire, mai giudicare, ma dovete essere molto gentili e delicati con gli altri. Se talvolta è proprio necessario dire qualcosa, dovreste farlo. Altrimenti, di solito, dovreste essere molto gentili con le persone.

Poi viene il dharma della collettività. In collettività dovreste capire come comportarvi. Dovete capire come comportarvi con la collettività. Dovete anche capire come rendere tutti felici. Mai parlare male degli altri. Mai venire da me a parlare male degli altri. Io conosco tutti benissimo, ma se lo farete, subito conoscerò meglio voi. Non mi piace chi sparla di qualcuno con me. Mi piace chi parla sempre bene degli altri. Perciò, se provate qualche trucco del genere con me, io saprò subito ciò che non va in quella persona, ma forse qualcuno penserà: “Qualcuno ha detto a Madre qualcosa contro di me, ecco perché è accaduto questo”. Nessuno può prendermi in giro su questo punto.

Perciò dovete stare attenti a come vi comportate con gli altri. Se siete duri o se siete intriganti o subdoli, se siete malvagi, fate dei trucchi e cose del genere, la cosa peggiore che vi può accadere è che non riceverete amore da nessuno. Nessuno avrà fiducia in voi.

Ho visto che alcune persone, se trovano qualcuno che è volenteroso o disponibile a fare qualche lavoro per loro, hanno l’abitudine di schiavizzarlo. Sono venuta a conoscenza di questo episodio. Alcune ragazze lo hanno fatto con un’altra ragazza rendendola proprio una schiava: “Fai questo per i miei figli, fai questo per il mio bambino, fai quest’altro per…” – così. Se la ragazza non ha figli le capiterà questo.

Queste cose sono assolutamente anti-Sahaj. Tutti dovreste svolgere il vostro lavoro e ogni volta che sia possibile dovreste prodigarvi per gli altri, invece di dire alla gente: “Fai questo e quello”, schiavizzandola. Questo è uno dei dharma del mana e occorre capire che deve essere seguito in modo corretto. Inoltre, se anche in collettività usate la stessa comprensione di amore e le maryada di amore, potete fare un gran bene agli altri ed a voi stessi. È qualcosa che dà molta gioia, molta gioia. Amare gli altri, dà di per sé molta gioia, e rendersi conto di amare gli altri ne dà ancora di più. E se li amate anche quando sono duri e molesti con voi, è ancora meglio. È molto meglio perdonare gli altri, e questo perdono dovrebbe nascere in noi spontaneamente, poiché significa proprio che dimenticate, che dimenticate davvero.

Talvolta le persone mi dicono certe cose e il giorno dopo dicono: “Madre, per favore ci perdoni per aver detto certe cose”.

Io rispondo: “Ho dimenticato. Quando è accaduto?”. “Ieri”.

“Ieri? Ora è passato; ieri è scomparso dalla mia memoria. Non ricordo tutto questo”.

Io dimentico, semplicemente, ed è così che ci si può sentire felici. Se seguitate a ricordare e a rimuginare: “Oh, lui ha detto questo, ora vado a morderlo”, siete dei serpenti, quindi è meglio dimenticare e perdonare, perdonare e basta.

Il perdono è il miglior modo in cui potete punire gli altri e metterli in riga poiché saranno corretti da questo. Dovete imparare a perdonare. La correzione è per loro la maggiore punizione ed il maggior bene.

Ora così si arriva al Sahasrara. Nel Sahasrara sapete che dovete rinunciare al vostro ego ed al vostro super ego, in Sahaja Yoga. Se questa resa avviene senza pensare, in modo automatico, allora siete a posto. Dovrebbe avvenire in modo automatico, spontaneo. All’inizio dovrete sforzarvi. Dovete osservarvi allo specchio, dovete capire perché avete una così grande opinione di voi stessi, che cosa c’è di così grande in voi. Confrontatevi con qualcuno di illustre e chiedetevi: “Sono forse più grande di questa persona? Per quale motivo penso di essere così importante?”. Il secondo punto sono i condizionamenti che avete. Contateli: “Che cosa faccio dalla mattina alla sera, che condizionamenti ho?”

Alcuni hanno dei condizionamenti molto bizzarri, ridicoli. Se per esempio danno un po’ della loro crema in prestito, poi se la riporteranno a casa. Oppure se portano un cucchiaino o qualcosa di simile, chiederanno: “Dov’è il mio cucchiaino? Devo riaverlo”. O può trattarsi persino di una scatola o di un sacchetto. “Quando sei venuto l’ultima volta ti abbiamo dato una scatola o un sacchetto – che sta da qualche parte fra le cianfrusaglie, sapete – devi trovarlo”.

Ci sono queste assurdità, e ricordo un episodio a Delhi in cui due signore avevano portato del ghee in un barattolo Dalda[2] – quando capirete la ridicolaggine, vi renderete conto di quanto sia stupido – e vennero a chiedere indietro questo barattolo Dalda. E io vidi il signor Pai accorrere da dietro e mi seccai con lui.

Gli chiesi: “Perché sei venuto da questa parte?”.

Rispose: “Madre, vede, queste signore sono venute per il loro barattolo Dalda”.

Allora dissi: “Bene, dì che daremo loro un barattolo Dalda pieno”.

“No, loro vogliono lo stesso Dalda che hanno portato”. Dissi: “Dagliene uno qualsiasi, come faranno a riconoscerlo?”

“Lo hanno contrassegnato”.

Guardate quanto è stupida la gente, dimostra la propria natura meschina, la propria educazione di infimo livello. Pensate, sono proprio come dei vermi per il modo in cui si affannano dietro ai barattoli Dalda, è…pensateci! E lo giustificano anche: “Sì, sì, lo abbiamo portato, ma sa, ci serve”.

Vi parlo ora dell’altro estremo. L’altro estremo è regalare tutto ciò che avete. Se mi viene in mente di dover regalare qualcosa, lo farò subito, poiché se non lo faccio continuerà a preoccuparmi: “Perché non l’ho dato? Avrei dovuto darlo via”.

Vedete la mente è così: “Ciò che mi darà felicità è aver donato; grazie a Dio me ne sono liberata”. Perché questa sensazione di aver dato è di per sé una gioia, e dopo aver dato, la gioia inizia a traboccare.

Come un peso sulla testa che se ne va. Non é quell’oggetto il peso, ma è quella sensazione di doverlo fare, di dover dare. Se non riesco a fare un regalo a qualcuno, continuo a ricordarmi: “Non ho dato questo oggetto a quella persona. L’ho dato a tutti, ma perché non dovrei darlo a tutti?” Ed è una vera gioia dare; è bellissimo, e per questo motivo riesco a procurarmi le cose giuste al momento opportuno e a prezzo molto conveniente, poiché sono per fare doni.

Così arrivano da una parte ed io le regalo; arrivano da un’altra ed io le regalo. E la gente dice: “Madre, lei trova delle cose così belle. Come fa?”.

Io rispondo: “Non lo so, erano là e le ho trovate, proprio qui vicino”. Non devo preoccuparmi: al momento giusto ho le cose adatte, del giusto valore, proprio così. Talvolta si trovano nella mia casa, scopro che sono lì: “Da dove l’ha preso?”. Dio solo lo sa.

Questo nasce dalla vostra generosità per gli altri, dal sentimento per gli altri. E fatelo con grazia. Dopo aver dato qualcosa a qualcuno, non dite: “Oh, ti ho dato una certa cosa dieci anni fa”. Si ricordano pure di una tazza di tè; a volte è orribile il modo in cui la gente parla delle cose. Dopo tutto, sapete, se avete dato qualcosa a qualcuno…  in realtà devo dire che a volte io regalo bellissime cose.

Poi dico: “Che bella cosa indossi!”

“Madre, me lo ha dato lei!”.

Allora mi sento piuttosto imbarazzata (risate). Così adesso non dico neppure questo. Ho paura di me perché se dico che qualcosa è bello, in qualche modo risulta essere qualcosa che ho donato io. Mi sento molto a disagio e poi ritengo molto imbarazzante dire cose del genere.

Perciò dovrebbe esserci una specie di timida, modesta comprensione di se stessi. Questa modestia è una delle bellezze dell’essere umano. Chi non possiede questa modestia, chi è proprio… persino gli animali sono modesti. Qualsiasi animale prendiate è modesto, persino il leone è un animale modesto. Se non avete questa modestia in voi, non so a che cosa assomigliate. Non c’è niente al mondo di paragonabile. Io non riesco a pensare a qualcosa che manchi di modestia. Quindi dovrebbe esserci una certa dose di modestia che vi conferisca una splendida continenza e un bellissimo temperamento.

Al Sahasrara dunque avviene proprio la resa. Ciò che noi chiamiamo “Islam”, significa arrendersi. Ma arrendere che cosa? Arrendere il vostro ego e i vostri condizionamenti sbagliati è il punto che occorre raggiungere e, quando ciò avviene siete liberi. Ve ne siete sbarazzati, siete liberi, ed ha inizio l’ascesa. A quel punto, l’ascesa è molto più rapida. La smettete con: “Mia sorella, mio fratello, mio figlio, mio questo, mio quello” – tutto se ne va e voi diventate completamente liberi e cominciate a comprendere.

Quindi è così che dobbiamo sorvegliare i nostri dharma e dobbiamo acquistare le punya, e queste sono le punya. C’è una bella storia su Namadeva, mi pare, non so… oppure Eknath. C’è l’usanza di dover riempire d’acqua un grosso vaso come questo e portarlo a Dwarika. Lui ci andò portandolo per tutto il tragitto e, quando ebbero raggiunto il tempio, sulla strada ai piedi del tempio lui vide un asino molto assetato che stava morendo di sete. Allora prese il suo taavar, portò il suo vaso all’asino e gli fece bere tutta l’acqua.

Allora tutti dissero: “Lo hai portato per tutta la strada e che cosa stai facendo ai piedi del tempio, invece di andare al tempio a fare Abhisheka?(le abluzioni?) Hai finito qui?”

Egli rispose: “Voi non capite, Dio stesso è disceso ed ha sete. È meglio che io la dia a Lui”.

Questa capacità di comprendere che occorre fare cose per Sahaja Yoga, cose per gli altri e gioirne, è la punya più eccelsa.

Che Dio vi benedica.


[1] Termine dai vari significati, fra i quali c’è anche ‘rispetto.’

[2] Marca di ghee prodotto in India.