Shri Buddha Puja

Barcelona (Spain)


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Shri Buddha Puja, Barcellona (Spagna), 20 Maggio 1989.

Oggi ci siamo qui riuniti per venerare Buddha. Il Signore Buddha, come sapete, era Gautama, era nato in una famiglia reale. In seguito divenne un asceta, perché soffriva  molto nel vedere tre tipi di problemi che affliggevano gli esseri umani. Giunse alla conclusione che tutti questi tre tipi di problemi insorgono perché abbiamo desideri. Egli disse quindi che se diventate privi di desideri, non avrete più alcun problema. Studiò i Veda, studiò le Upanishad, studiò cose di ogni tipo, si recò da molti santi e da molte persone, ma non riusciva ad ottenere la realizzazione. In realtà egli era un’incarnazione. Ma un’incarnazione deve giungere al punto della realizzazione in un modo diverso; cioè tutto il potenziale deve manifestarsi;  l’incarnazione ha un potenziale straordinario, ed esso si esprime una volta che la porta si sia spalancata verso l’esterno.

Buddha si rese conto che il più grosso problema degli esseri umani è l’ego. Con l’ego vanno agli estremi, da un estremo all’altro, così lui lavorò per noi attraverso Pingala Nadi (lato destro) e si stabilì nel nostro ego per controllarlo. Se osservate l’Agnya chakra, al centro c’è Cristo, dalla parte sinistra c’è Buddha e dalla parte destra Mahavira. Sono chiamati tutti ‘Signori’, perché governano queste tre zone. L’area dell’Agnya è la zona delle tapas, delle penitenze, perché essi hanno fatto delle penitenze per noi. Noi non dobbiamo fare alcuna penitenza perché hanno già fatto loro per noi ogni cosa possibile. È per questo che i Sahaja yogi non hanno bisogno di farle. Essi si trovano in un luogo meraviglioso e ricevono belle vibrazioni, non devono andare nella giungla, fuggire dalla società e nascondersi in posti dove potrebbero esserci scorpioni, tigri, qualsiasi pericolo letale. Quindi, la parte delle penitenze è finita e anche Buddha, quando era ancora in vita, ripeteva che non sono necessarie austerità di alcun tipo. Non ve n’è affatto bisogno.

Se leggete Buddha, i suoi primi insegnamenti, vi sorprenderete che lui abbia detto che non dovrebbero esserci austerità. Lui stesso ne attraversò molte, ma quello era il tempo in cui occorrevano persone che facessero di tutto per diffondere le sue idee. Quindi la maggior parte di loro si dedicò a una vita di questo tipo, ma lui non ha mai creduto alle austerità. Inoltre, non era vegetariano. Morì perché una volta giunse affamato in un villaggio, e chiese ad uno dei cacciatori, noi li chiamiamo giratas: “Vorrei mangiare, devo dedicarmi  al mio lavoro.” Il cacciatore rispose: “Stamattina ho ucciso un cinghiale selvatico, ma occorre aspettare un po’ di tempo, perché il sangue è troppo caldo.” Lui disse: “Non importa.” Questo è significativo: il lato destro che consuma la carne rossa di un cinghiale selvatico senza lasciarla raffreddare. Lui la mangiò e così facendo morì. Tutto ciò che fanno le incarnazioni ha un significato. Così come scopriamo il significato nella vita di Cristo, lo scopriamo anche nella vita del Buddha. Questo è il motivo per cui i buddisti sono diventati vegetariani: perché Buddha morì mangiando quella carne calda. Loro sono diventati vegetariani, ma non significa che tutti debbano diventarlo. Coloro che hanno ego, è meglio che diventino vegetariani. Per le persone di lato destro è più indicato il cibo vegetariano, mentre per quelle di lato sinistro sono più indicate le proteine, questo lo sappiamo molto bene.

Buddha cercava di controllare le persone che erano con lui in un modo molto amorevole e affettuoso. Ma occorre comprendere l’essenza del suo messaggio. Un ragazzo si recò da lui e gli chiese: “Signore, vuole iniziarmi al buddismo?” Anzi – a quell’epoca non c’era l’‘ismo’- “Vuole iniziarmi?” – Egli rispose: “Figlio mio, solo i Brahmini possono essere iniziati (intendeva le anime realizzate). Da chi sei nato?” – Il ragazzo rispose: “Non lo so, Signore.” – Allora si recò da sua madre e le chiese: “Da chi sono nato, madre? Chi era mio padre?” – Lei rispose: “Figlio mio, ero molto povera e non avevo di che vivere, quindi vivevo con molti signori, non so chi sia tuo padre.” – “Non sai chi sia mio padre?” – “No.” – Quindi tornò da Buddha e il Signore gli chiese: “Allora, chi è tuo padre? A che casta appartieni?” – Lui rispose: “Signore, non ho casta, perché mia madre mi ha detto di aver avuto molti uomini e non sa da chi io sia nato, quindi non conosco mio padre.” – Allora Buddha lo abbracciò e disse: “Sei un Brahmino, perché hai detto la verità.”

L’essenza della vita è la verità. Prima di tutto dobbiamo essere onesti con noi stessi, ma noto che alcuni trovano molto difficile essere onesti con se stessi. Sanno sfuggire alla verità, ci riescono. Per sfuggirla, troveranno argomentazioni, daranno spiegazioni. Ma a chi date spiegazioni? Solo a voi stessi! Lo Spirito risiede in voi, è illuminato nella vostra attenzione, allora a chi date spiegazioni? Al vostro Spirito? Il messaggio di Cristo può anche essere che dobbiamo resuscitare noi stessi, ma cosa dire della Resurrezione? Che dovete essere in primo luogo onesti con voi stessi. La cosa principale è rendervi conto di appartenere alla casta dei Brahmini, che conoscete il Brahma, conoscete il potere onnipervadente, l’avete percepito. Siete voi i veri Brahmini e, in quanto tali, dovete essere acuti. In India ad esempio abbiamo i brahmini; possono non essere brahmini veri, ma solo nati in una famiglia di brahmini. I loro antenati possono essere stati brahmini o qualcosa del genere, e loro si definiscono brahmini. Bene, qual è la loro specialità? Tutti i brahmini si alzeranno alle quattro. È da questo che si riconoscono –  In questo senso lo sono anch’io – Poi faranno il bagno, si laveranno tutti e si metteranno a pregare, a fare il puja o a meditare. È da questo che si riconosce un brahmino. Tuttavia non sono brahmini, se non per tradizione.

Invece uno shudra[1], in India, per tradizione si alzerà alle nove, indosserà abiti sporchi, si metterà le mani in bocca, sarà un tipo pidocchioso, circondato dall’immondizia. Non sente nemmeno l’odore della sporcizia! Questo perché per tradizione hanno sempre fatto quel tipo di lavoro. Ma non sono così! Abbiamo scoperto che ci sono molti brahmini che sono nati in famiglie shudra. Quindi, in realtà, nelle famiglie shudra, ci sono brahmini che sono tali non per nascita, ma per l’atteggiamento, per la loro jati. Ma nella loro società per tradizione avranno i capelli tutti arruffati. Potete individuarli subito, per prima cosa non mettono olio nei capelli che sono tutti arruffati.

In secondo luogo non sono interessati alla vita sessuale. Secondo loro equivale ad essere rakshasa. Sono solo i rakshasa ad interessarsi alle donne degli altri, a guardare le donne e tutto il resto. In effetti, mi spiace dirlo, secondo i Purana si tratta di una caratteristica dei rakshasa. Perché quando  ebbe luogo il Sagar Manthan, il ribollire dell’oceano, e l’amrut, l’ambrosia, emerse dall’acqua – Shri Vishnu conosceva il punto debole dei rakshasa – avevano preso con la forza la Kumbha, la brocca dell’ambrosia; i rakshasa, che erano più forti, più egoisti, più bravi ad ingannare, ebbero la meglio sui Deva ai quali sottrassero l’ambrosia. Stavano per berla, ma Shri Vishnu, che conosceva il loro punto debole, si travestì da donna e si mise nome Mohini. Mohini significa colei che attrae grazie ai suoi vestiti, al fisico e assurdità varie. Immediatamente tutti i rakshasa si innamorarono di lei, anzi, di lui! Si potevano distinguere i Deva dai rakshasa. Ma in Grecia, ad esempio, per risolvere i propri problemi, hanno trasformato i Deva in rakshasa. Appena lui (Vishnu nella forma di Mohini) scoprì che uno di loro aveva sottratto l’ambrosia, così si dice in mitologia, andò da lui (il rakshasa) facendogli risatine sciocche e cercando di fargli il solletico. Questo è il metodo dei rakshasa: un orgoglioso asura e una bella donna che arriva e gli fa il solletico! Era tanto stupido che si sentì così solleticato da vomitare, e secondo la mitologia l’aglio nacque da quell’ambrosia.

Perciò, quando vedo in Sahaja Yoga persone che non sono oneste con se stesse, la prima cosa di cui devono rendersi conto è che l’ego è una cosa molto, molto subdola. Vi rende tuttavia schiavi di un altro ego. Guardate, ad esempio, le donne che vanno negli istituti di bellezza: si vestono elegantemente, indossano di tutto, fanno di tutto. Non so cosa facciano, ma quando ne escono dopo tre o quattr’ore mi sembrano tutte uguali. Non so quanto denaro sborsino, ma è sorprendente che ogni volta i capelli siano tagliati in modo diverso. Chiedete: “Perché ora li hai tagliati così?” “È la moda!” Significa che non avete idee vostre, non avete concetti vostri, qualsiasi sia la moda vi limitate a seguirla. Non capite nemmeno se sia adatta a voi o no. Così l’ego viene dominato. Supponiamo che ci sia un imprenditore molto abile e subdolo più di chiunque altro; ovviamente ce ne sono molti. Vi dice di mettervi in testa un barattolo di marmellata e di legarvi i capelli in un certo modo, dicendo che starete molto bene. Fa anche molta pubblicità: riesce a vendere tutti i suoi barattoli di marmellata! Senza pensarci indosseranno i barattoli! Significa che non avete personalità!

Cos’è l’ego? L’ego dovrebbe darvi una personalità, un carattere, un temperamento. Invece quando guardate queste persone, non riuscite a distinguerle una dall’altra, come dei malati. Come non riuscite a distinguere un malato dall’altro perché hanno tutti barba e baffi, non riuscite a distinguere una donna da un’altra, perché hanno tutte la stessa acconciatura, gli stessi abiti, tutte uguali, perché è la moda. Chi ha lanciato la moda? Qualche individuo molto furbo che vuole accumulare denaro! In India abbiamo un dalia, che è una specie di cestino, un cestino piccolo. Improvvisamente è sparito dal mercato; non sapevamo dove fosse finito. È impossibile, che ci si può fare? Invece è molto semplice, era andato a finire in America. Perché? Le donne lo usano per i capelli. Mi sono chiesta come facessero. Erano diventate tutte calve? Diventerete calve, senza dubbio, se non mettete l’olio, vi dico che lo diventerete! Siamo persone austere, sapete, non possiamo mettere l’olio; ma quando diventiamo calvi possiamo automaticamente aderire a qualsiasi organizzazione buddista. Che bellezza, non c’è neanche bisogno di radersi. Così adesso dicono: “Ora che siamo diventate calve, dobbiamo fare qualcosa”. Allora si mettono in testa questi cestini con sopra quelle che chiamate parrucche. Meraviglioso! Ma perché? Perché non ve le siete messe in testa? No, si deve avere una capigliatura bella vaporosa. A che scopo? Perché è la moda! Un giorno una signora mi ha raccontato che il suo cestino è caduto e con esso anche la parrucca. Ecco come l’ho saputo!

Quindi si tratta di comprendere che se avete davvero ego, nel senso reale, dovreste avere una personalità, un carattere, una capacità di comprendere, una specialità, un temperamento che siano vostri. Cosa fece Buddha? Disse: “Liberatevi di tutto, dei capelli, persino delle ciglia, di tutto quello che si può radere, mani, piedi, tutto rasato”. Immaginate se avessimo seguito il buddismo, cosa ci sarebbe accaduto. Disse anche: “D’accordo, indossate solo un garua, cioè abiti color zafferano. Andate in giro con la veste zafferano, tutti rasati”. Le donne potevano indossare soltanto due indumenti. Uno era la blusa, l’altra il sari, niente sottogonna, niente, che foste regine o spazzine. Dovevano avere tutte lo stesso aspetto, quindi niente più mode. Eppure i buddisti sono in assoluto le persone che seguono maggiormente le mode. Se andate in Giappone, impazzirete nel vedere le loro mode. È così artificiale. Non so dove sia andato a finire il buddismo, con Buddha che lodava sempre le persone naturali! Tutto il buddismo si è perso così, in una specie di giungla.

Un’altra cosa è che le persone di lato destro hanno un problema, perché se diventate troppo di lato destro trascurate il sinistro, trascurate il Muladhara. Perché dite: “Che c’è di male, che c’è di male?” Finché non si è preso l’Aids non c’è stato niente di male, adesso sì. Finché non ci si ammala di cancro, che c’è di male a fumare? Che c’è di male? Persino in India, nelle pubblicità, si dice che avete un aspetto davvero importante se tenete in mano un sigaro o una sigaretta. Sembrate delle ciminiere, ma va bene lo stesso. Vi gonfiano l’ego dicendovi tutte queste cose, e voi le fate. Così facendo vi dimenticate che siete degli stupidi pazzi. Perderemo tutta la nostra bellezza se diamo ascolto a tutti questi furbi imprenditori, credetemi. Abbiamo avuto Monna Lisa (la Gioconda), ma in questi giorni non la trovate da nessuna parte, no! Avete delle zanzare, orribile! Pensano di essere molto belle ma non emettono vibrazioni; non sono belle da nessun punto di vista estetico, e quando hanno quarant’anni, ne dimostrano almeno ottanta.

Ciò che è accaduto è che abbiamo fatto il gioco del nostro ego e il Muladhara si è perso. Il Muladhara è il freno, è come un freno. Il lato destro è l’acceleratore e il lato sinistro, cioè il Muladhara, è il freno. “Che c’è di male?” È per questo che Buddha predicava Brahmacharya, il celibato; perché se andate troppo sul lato destro insorgono molte complicazioni. Sento dire da molti che le persone iperattive non possono avere bambini. La prima cosa è: “che c’è di male?”. Allora diventano completamente aridi, non riescono ad avere bambini e, se per caso li hanno, possono rivelarsi solo dei rakshasa. Quindi troppo ascetismo può portarvi troppo verso destra. È per questo che Buddha diceva che non c’è alcun bisogno di ascetismo. Lo disse anche se si preoccupava che le persone che aveva intorno, di cui si prendeva cura, rimanessero celibi; era lui che dava loro equilibrio e li controllava.

Una volta che iniziate a spostarvi verso il lato destro, finite automaticamente per diventare come cavoli. Automaticamente, non riuscite a generare figli, non potete vivere a lungo, si può dire che equivalga a consumare cocaina. Accelerate molto, diventate molto veloci. Quando si deve vivere con queste persone è molto difficile, molto difficile, perché si muovono alla velocità dei jet, mentre io mi muovo alla velocità di un elefante. Mi limito ad osservarli andare e venire. Non so come rapportarmi a loro. Quindi, per eliminare questo ego, dobbiamo venerare Buddha. Ma il primo principio da rispettare è la castità. Rispettare Buddha significa rispettare la propria castità. Non dovete rinunciare a vostra moglie come avete fatto, a meno che lei non sia orribile. Non dovete abbandonare i vostri mariti. Nessuno di loro aveva moglie: Buddha l’aveva e l’abbandonò. Mahavira non l’aveva, Cristo non si sposò mai. In Sahaja Yoga però vi sposate, avete bambini, non c’è dubbio.

Come stavamo dicendo, con l’ego diventiamo in un certo senso molto incentrati su noi stessi. Possiamo dire che a questo mondo ci siano tre tipi di persone: al primo tipo non importa degli altri, al secondo importa solo degli altri, al terzo importa solo di se stessi.

Il primo messaggio di Buddha è l’onestà verso se stessi, e il primo campo in cui si deve vedere l’onestà è la vostra castità. Potete sposarvi, potete avere una moglie, un marito, dei bambini. Questo ego che è lì da prima, crea una persona di un certo tipo, a cui importa solo di se stessa, delle proprie ambizioni, dei propri progetti, del proprio lavoro, al massimo della propria moglie, oppure dei figli, della casa, della macchina, magari del cane. Questo è il massimo a cui può arrivare. Se dite ad una persona così: “Sono un po’ preoccupato per qualcuno,” vi risponderà: “Hai fatto il tuo dovere, se non vuole darti ascolto perché ti preoccupi? Dovresti essere contento”. “Ma come posso essere contento? Non sono mica un tipo come te!” Una persona del genere vi dirà anche: “Questa è casa mia, perché dovrei preoccuparmi di chi non ha una casa? Questa è casa mia, questo è il mio tappeto”. A chiunque entri in casa sua dirà: “Siediti qui, quello mettilo là”. Una persona così orribilmente dura. ‘Io’ e ‘mio,’ ‘io’ e ‘mio,’ continuano ad agire.

E questo ego si diffonde sempre e sempre più, sempre più, e si finisce col credere in qualche ideologia come accadde ad Hitler. Deve essere stato ferito da qualche ebreo e quel dolore è stato trasformato dal suo ego in una grande, orribile prigione, per cui voleva uccidere tutti gli ebrei. Una persona così è molto incentrata su se stessa: “Io; mio; me; io sono il migliore; gli altri sono tutti pazzi e stupidi; io sono il più intelligente; sono il più bravo; so tutto io. Camminavo per la strada come un santo quando ho visto un Daku (?), allora mi sono arrampicato su un albero e mi sono nascosto: che grande persona che sono! Poi il Daku mi ha raggiunto e minacciato, allora gli ho dato tutto ciò che avevo: che grande persona che sono! Poi il Daku è venuto a portarmi via la moglie, che grande persona che sono!” Questa è un’autocertificazione, e questa persona è molto contenta. Tutti si stancano di un individuo del genere, tutti sono scontenti di una persona così, non piace a nessuno. Se un tipo del genere verrà in questa direzione, la maggior parte della gente fuggirà dicendo: “Oh, sta arrivando!” Abbiamo in India alcune persone di questo genere, in ogni città; sono ben note, le conoscono tutti. La mattina, se la gente esce in giardino per una passeggiata e vede una di queste persone: “Oddio, oggi non mangeremo.” Io chiedo: “Perché?” “Perché oggi abbiamo incontrato questo, la persona più inauspichevole.” Ma lui va avanti in questo modo, come se non ci fosse niente di sbagliato. A nessuno piace un individuo così. Potete anche pensare di essere chissà chi, ma non piacete a nessuno.

In tutti i Paesi ci sono state persone che erano completamente prive di sensibilità collettiva. Quando a volte si vede come, in America, molte persone siano state uccise dagli spagnoli che ora sono diventati Sahaja yogi, non riesco a credere che siate figli di quegli stessi spagnoli, voglio dire che voi siete così diversi, così belli. Cos’è stato a renderli così crudeli? L’ego, l’ego che si è gonfiato talmente da impedire loro di rendersi conto che stavano uccidendo esseri umani. “Abbiamo aggredito il loro Paese, siamo qui, li stiamo uccidendo. Non abbiamo alcun diritto di stare lì”. La stessa cosa per i portoghesi; sono spariti tutti in Brasile mentre il loro Paese è il Portogallo, e in Portogallo è rimasto solo il cinque per cento delle persone. A loro non importa del Portogallo che è molto povero, lo stesso vale per gli spagnoli che sono andati in America: “E allora! Ci siamo conquistati l’America, siamo qui, abbiamo fatto questo, abbiamo fatto quest’altro, abbiamo ucciso così tanta gente mentre gli spagnoli non hanno ucciso nessuno, perché dunque preoccuparsi degli spagnoli?” È così che il loro ego ha provocato una simile distruzione.

Quando andai in Colombia per la prima volta, non so come, un signore sapeva di me e chiese: “Madre, è lei la nota guida spirituale?” Io dissi: “Sì, perché?” Mi incontrò ad una festa, e mi sorpresi che mi chiamasse Madre. Allora lui disse: “Può benedire il nostro Paese con qualcosa con cui possiamo superare in astuzia questi americani? Faccia in modo che sia qualcosa di naturale. Abbiamo il grano, lo produciamo qui e questa gente lo vuole acquistare ad un prezzo così basso che non possiamo nemmeno mantenere le nostre famiglie. È un prezzo così stracciato che davvero non ce la facciamo economicamente. Moriamo di fame e vendiamo loro il grano.” Ora in Colombia, Bogotà, la baraccopoli della Colombia, è diventata la città più sviluppata. Viaggiano tutti in prima classe, gli americani prendono cocaina (dalla Colombia) e lavano loro i piedi: questa è la ricompensa dell’ego. Dovete pagare il dividendo, dovete pagare per il vostro ego, e molto caro: se cercate di fare trucchi col vostro ego, vi si ritorcono contro. Ovviamente in Sahaja Yoga è peggio, è peggio. Mi spavento quando vedo qualcuno cavalcare il cavallo (dell’ego).

Devo anche parlare di un altro tipo di persone, cioè quelle di lato sinistro, che si lamentano sempre: “Ho mal di testa, mi fa male qui, mi fa male là, ho questo”, avranno malattie di tutti i tipi. Ho letto un libro di Jerome (- )spero che non abbiate fretta (risate) – in cui descrive un uomo che era andato dal medico dicendogli: “Dottore, ho tutte le malattie citate in ‘Materia (forse una specie di Enciclopedia, N..d.T) Medica’ tranne una, il ginocchio della casalinga.” E lui: “Come mai non lo ha?” “Perché non sono una casalinga.” Allora il medico disse: “Come ha fatto a prendere tutte le malattie e come lo sa?” L’altro rispose: “Perché ho letto ‘Materia Medica’ e ho riscontrato in me tutte le malattie.” E il medico: “D’accordo, le darò una medicina, ma non la prenda subito. Deve allontanarsi circa cinque miglia di distanza da qui, poi potrà prenderla.” E mise la medicina in un pezzo di carta. Lui si allontanò e aprì un foglio dopo l’altro ma non trovò nessuna medicina. Sull’ultimo pezzo di carta trovò scritto: “Stupido, non leggere ‘Materia Medica’, non hai niente che non va.”

Quindi le persone che si lamentano sono un’altra categoria, a volte sono davvero bhutish, danno un sacco di problemi. Se solo chiedete loro come stanno, se per sbaglio glielo chiedo, faranno tutta una lista di cose – “Oddio, ma perché gliel’ho chiesto?” – Tutto un elenco di cose, una dopo l’altra, “Stamattina mi è successo questo, stasera quest’altro, è successo questo e quest’altro”. Succede tutto a loro. “Il cibo era pessimo; mi hanno trattato malissimo; i Sahaja yogi sono stati molto cattivi, non mi hanno portato là, mi hanno dato un sacco di problemi, mi hanno lasciato solo, nessuno si è occupato di me, sono molto crudeli con me; questo leader è molto duro con me, non mi tratta bene e tutto il resto; per favore gli tolga la carica di leader perché mi ha fatto questo”. “Che cosa ha fatto?” – “Non mi ha permesso di bere acqua”. – “Perché? Perché non ti permette di bere acqua?” – Sciocchezze di questo tipo.

A volte mi chiedo dove siano andati a finire i grandi santi. Appartenevano alla terza categoria di persone a cui non importava di se stesse, che non si preoccupavano di se stesse, anzi si interessavano degli altri, si preoccupavano degli altri. “Che problema ha l’altro? Che problema ha quel leader? Come mi comporto con il leader, cosa faccio? Gli sono di aiuto? Ho dato la realizzazione? Gli ho dato del denaro? Ho buon senso oppure gli do problemi in continuazione e poi vado a lamentarmi da Madre?” Queste persone non possono mai essere soddisfatte. Uno è troppo soddisfatto, l’altro non lo è per niente. Chi è al centro, non è interessato a scoprire se è soddisfatto o no; vuole soltanto vedere la soddisfazione degli altri. È questo che si deve osservare nella vita di Buddha: il suo modo di essere e avere rispetto.

Coloro che oggi venerano Buddha, dovrebbero rendersi conto che il suo messaggio di verità, che conosciamo attraverso il nostro lato destro, attraverso la nostra attenzione, deve essere applicato soprattutto a noi stessi. Verranno a dirmi: “Madre, questa persona non ha buone vibrazioni. Questa casa non ha buone vibrazioni, quest’altra cosa nemmeno.” Ed è questo stesso individuo a tremare di fronte a me in questo modo. Gli chiedo: “Cosa mi dici delle tue vibrazioni?” “Oh, ne sto ricevendo troppe!” Ma anch’io ne sto ricevendo troppe, quindi per favore! Il problema dei Sahaja yogi è che a volte non si rendono conto della loro importanza. Non sono consapevoli se il loro ego è a posto.

L’essenza di questo Ahamkara, ego, è Ahambhava, cioè: “Io sono un Sahaja yogi.” Ora siate onesti in questo. Onestamente sono un Sahaja yogi, seguo la Religione Universale che significa essere me stesso in modo innato, non c’è imbroglio in questo. È la mia esperienza e ci credo pienamente. Ciò è innato in me; questo è Ahambhava. Non so come potremmo esprimerlo, forse con grandezza: ora sono su questa terra e questa vita è dedicata  al lavoro di Dio. Per questo devo essere puro, devo ottenere la mia purezza attraverso la meditazione, in ogni modo, osservando me stesso; devo essere una persona pura. Se sono un Sahaja yogi, se sono connesso al potere onnipervadente d’amore, dovrei essere un tramite con cui dare questo amore e compassione agli altri, e non ho tempo per altre cose. Le altre cose non hanno alcun valore. La mia attenzione deve essere pura, la mia vita deve essere pura.

Dico una cosa e ne faccio un’altra? Inganno me stesso dalla mattina alla sera? In questo modo non ho grandezza, non ho dignità. Se possibile, perché non cercare di avere cose gratis? Ad esempio se c’è una casa di Madre, andiamo lì a divertirci, dopo tutto è una Nirmala House, possiamo avere qualcosa gratis; ma questa non è dignità. Se ci riusciamo, cerchiamo di risparmiare qua e là; ma questa non è dignità. Conosco persone di questo tipo. Supponiamo di andare a Ganapatipule per due giorni: “Madre, ci farà pagare un giorno soltanto?” È molto comune chiedere, ‘Chi paga?’ Ma devo pagare almeno il mio cibo, il mio soggiorno. Devo pagare.

Non è come al tempo di Buddha in cui si doveva rinunciare al regno, dare tutto al Dharman (religione), ogni centesimo e tutto ciò che si aveva, penso anche i capelli. Davano tutto al Dharman e non possedevano più niente. Niente figli, moglie, padre, niente. Questo era il buddismo, lo stile di Buddha. Fece diventare così i suoi discepoli, e loro percorrevano  miglia per predicare da un luogo all’altro, in migliaia. Che impressione deve fare alla gente vedere tutto questo!

Il puja di oggi è molto importante perché sento che i Paesi occidentali sono andati oltre i limiti dell’ego e hanno molto bisogno di Buddha. A loro piace molto anche questo cosiddetto buddismo, perché possono nascondersi dietro questa finzione. Dicono, ‘Siamo buddisti,’ e si preoccupano dell’Afghanistan, si preoccupano del Lama, si preoccupano degli altri perché ‘siamo buddisti’. Ma non c’è nessuna verità, nessuna. I Sahaja yogi devono stabilire questa verità, questa dedizione.

Buddha ha detto: “Buddham sharanam gacchami,” mi inchino alle anime realizzate. “Dharman sharanam gacchami,” mi inchino al mio Dharma, Vishwa Nirmala Dharma. L’ultima cosa è “Sangham sharanam gacchami,” mi inchino alla collettività. Con queste tre cose ha risolto i problemi di tutte e tre le categorie di persone, se notate. Il primo è il Buddham, l’anima realizzata. Tutte le anime realizzate devono essere rispettate, bisogna arrendersi ad esse. Vedo i Sahaja yogi parlare degli altri in modo strano senza motivo, senza rispetto. “Buddham sharanam gacchami”: mi arrendo a tutti i Buddha. Ne ho contati otto, ma ora ne abbiamo così tanti, sono tutti Buddha quelli che sono seduti qui. Coloro che hanno avuto la conoscenza, gli gnostici, gli Widhnas, sono tutti seduti dinanzi a me. Io mi arrendo a loro. Così come egli disse, ‘Buddham sharanam gacchami”: dobbiamo rispettare ogni Sahaja yogi, che sia di razza bianca, nera o blu; che provenga dalla Spagna, dall’Italia, dall’India o da qualsiasi altro luogo; che sia di religione ebraica, musulmana o qualsiasi altra; che sia figlio legittimo o illegittimo; che provenga da una famiglia aristocratica, ricca o reale oppure dalla più povera di tutte; che abbia denaro o non ce l’abbia; che stia poco bene o benissimo; che abbia avuto un passato pessimo. Il passato deve essere completamente dimenticato. Sono tutti Buddha, e tutti i Buddha devono essere rispettati e bisogna arrendersi a loro, ai loro desideri. Arrendendomi sempre ai vostri desideri, sono diventata in un certo senso priva di desideri, così devo dirvi che è meglio che desideriate voi, altrimenti io sono inutile. Non ho desideri, come se il mio potere di desiderare fosse finito nelle vostre teste e a me non ne fosse rimasto niente, quindi dovete desiderare voi.

Poi il ‘Dharman sharanam gacchami’ è molto importante. Cosa abbiamo fatto per Vishwa Nirmala Dharma? Tutto è necessario per Vishwa Nirmala Dharma; può essere denaro, casa vostra, qualsiasi tipo di proprietà, lavoro di qualsiasi genere. Vedo che c’è gente che lavora, in ogni modo, e gente che non fa mai niente. Quindi dovremmo organizzare una specie di shramdaan: ad esempio un giorno tutti i leader devono pulire, il giorno dopo tutte le donne devono pulire, o fare qualcosa del genere, così che abbiate un’idea completa di come rispettarvi l’un l’altro. Quando iniziate a darvi da fare, allora avete davvero rispetto.

È molto facile criticare, è facilissimo criticare gli altri. Ho visto gente che non sa scrivere nemmeno due righe, criticare Shakespeare, Tukarama, Gyaneshwara. Non sapete scrivere nemmeno due versi di una poesia, come potete criticare? Non sanno dipingere nemmeno con un colore, eppure criticano tutto. Come possono criticare chiunque? Persone che non hanno mai dato la realizzazione a nessuno, che non hanno mai fatto nulla, criticano i leader che hanno dato la realizzazione a moltissime persone! A quanti avete dato la realizzazione? Per favore, comportatevi un po’ come loro, dopo potrete criticare. Si fa tutto criticando, ma penso che sia la cosa peggiore che possiamo fare a noi stessi, perché la critica è solo il vostro ego degenerato che si impossessa di voi. Non c’è Ahambhava, non c’è grandezza. Capito? Si dovrebbe dire: “Lui ha scritto poesie bellissime, le scriverò anch’io.” Invece si dice: “Sì, le ha scritte ma ci sono degli errori. Sarebbe meglio se tu scrivessi in questo modo le prime due frasi. Madre, lui ha un inglese discreto, però…” E il vostro inglese, il vostro spagnolo? Sapete parlare voi lo spagnolo? E allora? Se lui non parla inglese, perché dovreste criticarlo? La critica ha ucciso l’arte così come vi ho detto che ha ucciso tutto, tutta la nostra creatività, la nostra personalità, e stiamo sempre a tremare. Non ci sarà nessuno come Rembrandt o Michelangelo, perché qualsiasi cosa si faccia viene criticata.

In Australia hanno fatto una cosa molto bella, molto dolce, hanno costruito il loro teatro dell’opera all’interno di una nave. Ancor oggi la criticano. Ogni volta che si deve mostrare una foto dell’Australia, si mostra quest’immagine. È come la regina Maria Antonietta; se dovete andare a vedere qualcosa di bello, andate a visitare il suo palazzo. La critica va bene se siete esperti o maestri. Capito? Ovviamente un maestro ne ha il diritto. Ma voi, che non avete nemmeno la minima parvenza di questa arte, come potete criticare? Questa degenerazione dell’ego diventa evidente osservando la vita di Buddha che era luce, illuminazione, compassione, conoscenza, gioia. In vita sua lui non ha mai criticato nessuno. Ha lasciato a me l’orribile compito di criticare tutti i bhut, i rakshasa e i demoni. Lui ha ingranato una marcia tranquilla: “Perché combattere tutti? Lasciamoli fare”. Avrei voluto poter fare anch’io così, ma non ho potuto. Ci ho provato per i primi tre anni; ma non se ne può fare a meno, occorre combattere. Ma voi non criticatevi a vicenda. Sono io a sentirmi ferita, come se una mia mano criticasse l’altra.

Potrei continuare a parlare di Buddha per giorni, è un argomento inesauribile. Lui, con la sua vita ci ha portato moltissime cose meravigliose, e noi dobbiamo davvero assorbire in noi il suo Spirito, dobbiamo avere quel distacco interiore. Ogni religione viene rovinata dai suoi seguaci. Buddha diceva di non adorare, di non parlare nemmeno di Dio, di parlare solo della realizzazione; che prima di tutto bisogna ottenere quella. Disse di non adorare niente, perché sapeva che non c’era niente da adorare. Invece i buddisti hanno gli stupa e venerano questo, quello, senza fine. Dicono di avere i denti di Buddha; come potete avere i denti di Buddha? Vuole forse dire che quando Buddha è morto qualcuno gli ha tolto via i denti o qualcosa del genere? Adorano i denti di Buddha! Ho visto che erano assolutamente privi di vibrazioni. Posso capire i capelli, le unghie, ma ora adorano ovunque i denti!

So che i miei Sahaja yogi non possono danneggiare molto Sahaja Yoga. Se lo fanno perderanno le vibrazioni. Quindi state attenti. Ma a causa dell’ego ho visto gente che anche se perde chaitanya, le vibrazioni, dice: “Sono a posto! Sento le vibrazioni, va tutto bene”. Ecco un’enorme bugia! Ingannare voi stessi è il lavoro dell’ego. Quindi state attenti a dire: “Sono a posto, non ho niente che non va”.

Nella grande occasione di oggi, pensiamo all’epoca pericolosa di Buddha e a come egli abbia creato per noi Sahaja Yoga; pensiamo che ci stiamo immergendo nella luce della sua compassione; pensiamo al suo duro lavoro, alla dedizione, ai sacrifici e tutto il resto. La verità ci renderà bellissimi.

Che Dio vi benedica tutti.

Sto pensando che tutte queste cose meravigliose che avete voi, Buddha non le ebbe mai, egli non visse mai nelle comodità. Ora dobbiamo dimostrare che siamo degni, questo è il termine che adoperò lui: Pranidhan, degni, siete degni di Sahaja Yoga? Dobbiamo essere degni di Sahaja Yoga.

NOTE:

[1] Appartenente alla quarta casta.