Shri Devi Puja, L’essenza dell’autostima

Carla's House, Istanbul (Turkey)

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(01/2020 SOTTOTITOLI REVISIONATI, traduzione revisionata)

S H R I   M A T A J I   N I R M A L A   D E V I

Shri Devi Puja 

“L’essenza dell’autostima”

Casa di Carla, Istanbul (Turchia), 27 Maggio 1989


Ho sempre desiderato recarmi in Turchia o in Tunisia per poter avere accesso al mondo islamico, poiché era stato promesso loro che sarebbero risorti e la resurrezione deve aver luogo.

Per questo devo arrischiarmi a dare loro la resurrezione promessa da Maometto.

Insomma, è mio dovere; e non solo un dovere ma sono tenuta a farlo, devo parlare loro della resurrezione e salvarli.

Senza dubbio lo meritano.

Quando tutte le religioni si sono sviluppate in modo molto strano, separato, direi, ciascuna nella convinzione di essere la migliore, la prescelta, la più elevata, la più grande, credendo in se stesse, hanno iniziato a deteriorarsi sempre più.

Il motivo è che non vi è alcun rispetto reciproco. E non vi è rispetto perché non vi è rispetto per se stessi. Se si rispetta se stessi, si rispetteranno anche gli altri. Quando invece non si ha rispetto per se stessi, non si possono rispettare gli altri, bensì si sente di dover affermare enfaticamente di essere questo, quello e quest’altro; qualsiasi religione (lo fa). Allora è il vostro ego ad agire e l’ego fa di voi persone che non conoscono se stesse.

Chi ha rispetto per se stesso non si farà mai avanti, non cercherà mai di prevalere né di mettersi in mostra; al contrario esiterà a fare qualcosa fuori luogo, qualcosa di arbitrario, qualcosa di appariscente, poiché è assurdo e stupido.

Fare qualcosa di stupido è segno di ego; l’ego rende decisamente stupidi e, alla fine, si diventa idioti.

Pertanto occorre sviluppare il rispetto per se stessi e, come sahaja yogi, dovete rispettare voi stessi: “Siamo sahaja yogi, come possiamo comportarci così?”. Come vi ho detto, se insegnate costantemente ai vostri bambini che sono dei sahaja yogi, che sono qualcosa di speciale, essi avranno rispetto di se stessi, autostima.

“Rispetto di sé” è una bellissima espressione, non so quante persone la conoscano.

Solo quando vengono insultate o disturbate pensano al rispetto di sé, diversamente pèrdono il controllo e si comportano come se non avessero alcun tipo di autostima.

Pertanto, come sahaja yogi dobbiamo avere rispetto di noi stessi. E dal momento che dobbiamo avere Sahaja Yoga come nostra manifestazione, come nostra personalità, in quanto yogi, dobbiamo avere il senso dell’autostima. Ed anche adesso ai margini (di Sahaja Yoga) si trovano persone che mancano di autostima e capacità di comprensione.

Alcuni sono ancora delle specie di parassiti. Altri stanno aggrappati alle cose, e quando si dice loro di non farlo, di lasciar perdere, di risolvere le cose, cercano di farsi valere: “No, noi ci staremo, resteremo lì, ce la vedremo noi!”.

Questo non si addice ad una persona dotata di autostima; è sciocco fare così. C’è l’esempio di due persone, una che sale e l’altra che scende da una scalinata. Quella che sale, spinta dall’ego, dice: “Spostati, io non mi sposto per (lasciar passare) uno sciocco!”. Allora l’altra risponde: “Io sì!”. E si sposta (risate).

Questo è segno di una persona assennata, saggia, dotata di autostima. Non cerca la lite, non entra in discussioni, polemiche e rivendicazioni inutili, ma valuta: “Un momento, ne vale la pena?”.

Quando però si tratta di difendere la verità, si erge e trova tutto il coraggio necessario.

Penso che il rispetto di se stessi sia il primo inizio per Sahaja Yoga. Occorre sviluppare l’autostima nel proprio essere interiore così come nella propria manifestazione.

Ciò si vede molto bene nel (rispetto del) protocollo. Ho visto gente che, se ad esempio io devo andare a Brighton, (dirà): “Madre sta andando, bene, andremo con Lei nella Sua auto”. Se fosse per amor mio sarebbe diverso, ma è soltanto per risparmiare un po’ di denaro: “Saltiamo nell’auto (di Shri Mataji)”. Questo non è sintomo di un bravo sahaja yogi.

Questo accade anche riguardo al potere, quando si vuole esprimere il proprio potere. L’altro giorno, ad esempio, è venuta da me una ragazza che aveva dato la realizzazione ed era a posto.

Il giorno successivo però è tornata dicendo: “Madre, ho perso le mie vibrazioni”.

Le ho chiesto: “Perché, cos’è successo? Con chi hai parlato?”. E mi ha detto il nome di una signora alla quale era stato chiesto di uscire da Sahaja Yoga, Alice, e lei aveva parlato con Alice. Questa Alice era stata autorizzata a partecipare al programma, però si era comportata come se fosse una grande sahaja yogini, spiegando Sahaja Yoga a questa ragazza e rovinandole le vibrazioni.

E questa ragazza è molto importante, perché stava per andare in Florida (probabilmente per Sahaja Yoga, ndt).

Essendole stato permesso di intervenire al programma, (Alice) ha pensato di essere una grandissima sahaja yogini e di poter parlare a chiunque di quel che le pare, danneggiando così le vibrazioni degli altri.

Se ho scelto qualcuno come leader non è sulla base del suo aspetto o della sua istruzione o altro, ma sulla base delle vibrazioni e della dedizione.

I sahaja yogi devono riflettere seriamente su questo punto. Personaggi del genere arrivano sempre per far sfoggio della loro conoscenza.

In Sahaja Yoga la parte che riguarda la conoscenza è molto semplice, è molto semplice. Chiunque sia sufficientemente intelligente sarà in grado di leggere tutto quello che riguarda i chakra e il resto. Potrà tenere grandi conferenze, spiegare le Deità che risiedono nei vari chakra. È molto semplice.

Ma sono la compassione e la conoscenza unite insieme a fare un sahaja yogi.

Ora, alcune persone hanno un altro stile: quello della compassione. Come vi ho già detto, naturalmente compassione è sempre simpatia. Quando si accompagna alla conoscenza, va bene, ma se c’è soltanto compassione (senza conoscenza, ndt), attraverso questa compassione si avrà sempre simpatia per tutta la gente piena di bhut.

Se in Sahaja Yoga c’è una persona piena di bhut, questa me ne porterà altre dieci: “Madre, si occupi di questa persona, si occupi di quella persona e di quest’altra ancora…”.

Questo perché, prima di tutto, questa persona è danneggiata e poi perché una personalità danneggiata, se vede un’altra persona danneggiata, vuole salvarla.

Ebbene, se è così, dovreste prima di tutto essere a posto voi e dire a queste persone di lavorare su se stesse, poiché se cercate di aiutarle (senza essere voi a posto, ndt), la vostra negatività aumenterà. Andrete di male in peggio.

Si direbbe che le simpatie vadano sempre a chi non è a posto. Quindi dite ad una persona del genere: “Bene, lavora in questo modo, ma io non ho nulla a che fare con te”. Oppure mandatela da qualcuno pieno di ego, così condivideranno meglio (risate). C’è complementarità fra i due (Shri Mataji ride), funzionerà meglio e ciò mi risparmierà un po’ di preoccupazioni.

Ma a prescindere da tutto questo, la combinazione di questi due elementi in realtà deve emettere vibrazioni. Il punto da capire è quante vibrazioni avete in voi.

Innanzitutto, quando ci sono vibrazioni, come facciamo a capire se siamo a posto per quanto riguarda le vibrazioni?

Il segno di un buon sahaja yogi, o meglio, che siamo davvero sahaja yogi, è che sviluppiamo una sorta di distacco. Per prima cosa il distacco arriva in modo naturale in quanto vi separate dal vostro corpo, non vi preoccupate del vostro corpo, non ci pensate.

Questo non vuol dire non occuparsene, non vuol dire non avere cura del vostro aspetto e di come andate in giro, perché dovete anche essere vestiti decorosamente.

Attaccamento, però, è stare tutto il tempo a pensare: “Questo chakra è bloccato, quell’altro chakra è bloccato, la mia testa è bloccata, il mio Agnya è bloccato, succede questo”. È il modo più sottile in cui Sahaja Yoga può rovinarvi, questo pensare di continuo: “Questo non va bene, quest’altro non va bene…”, condannandovi.

Quindi deve esserci questo distacco nei confronti di voi stessi: “No, non ha importanza, e allora? Io sono come un barometro. Se mi avvicino a qualcuno e prendo un blocco, va bene, lo sto aiutando, va bene”. Oppure datevi un bandhan e poi avvicinate qualcuno.

Preoccuparsi troppo dei propri chakra non è molto positivo per il progresso di Sahaja Yoga. Al contrario, dovreste cercare di meditare: non pensate ai vostri chakra personali, meditate con il cuore. Ora, ciò che capirete dal mio discorso, o comunque lo chiamiate, è che dovete avere un cuore aperto per Sahaja Yoga.

Quando il vostro cuore è aperto, prima di tutto perdonate voi stessi e perdonate gli altri, non vi preoccupate dei vostri chakra individuali né vi preoccupate degli altri, nel senso che non vi preoccupate di un singolo individuo bensì guardate al tutto nella sua totalità.

Allora vi metterete a parlare di Sahaja Yoga: “Come si sta espandendo Sahaja Yoga, quanti ottengono la realizzazione, quante responsabilità mi sono assunto e dovrei (assumermi)?”.

“Mi sono assunto” non significa ego, bensì (domandarsi): “Che cosa dovrei fare? Quale lavoro posso svolgere qui? Quali errori abbiamo fatto noi sahaja yogi a causa dei quali le cose non hanno funzionato? Qual è la situazione? Come posso essere di aiuto?”.

È come se diventiate veramente la luce e vogliate dare luce.

Cosa c’è dunque che non va in una lampada che non dà luce?

Però non pensate a voi stessi, considerate tutto come un unico corpo.

La prima cosa è aprire il cuore. Appena aprirete il cuore vi espanderete, crescerete.

Per questo non dovete condannare voi stessi, ma aprire il cuore è… guardate questo oceano, come tocca tutte le sponde rimanendo però in se stesso, entro le sue maryada. Se cercate di spingere l’oceano da un qualsiasi lato si mostrerà dall’altro, non potete spingerlo: esso ha la sua profondità, ha i suoi limiti e rimane entro i suoi limiti.

Ebbene, una persona dal cuore aperto è così, tocca ogni riva ma si attiene ai suoi limiti, alle sue maryada. Dunque, se subentra questa consapevolezza, anche l’espansione è tale che non ci si rinchiude in angoli e luoghi individuali, ma si rimane nei propri limiti e si raggiunge tutti. Questo è quel che chiamiamo l’apertura del cuore.

Allora un sahaja yogi avrà automaticamente un corretto discernimento, discernimento su cosa dire, cosa non dire, fin dove arrivare, come comportarsi. Si può individuare subito un sahaja yogi che tenti di mettersi in mostra, che voglia parlare di qualcosa che non conosce e si circonda di dieci persone per parlare di Sahaja Yoga. Non avvicinatevi mai a chiunque si comporti così.

In Inghilterra ho scoperto una donna orribile che faceva queste cose e che poi aveva creato un gruppo in opposizione a tutta l’organizzazione. Aveva però irretito anche il leader ed hanno dovuto lasciare tutti Sahaja Yoga.

Occorre dunque comprendere che dobbiamo essere persone semplici, non complicate. Per questo il cuore deve essere aperto; questo è tutto ciò che posso dire: aprite il cuore. Non è qualcosa di immaginario, ritengo sia uno stato nel quale dovete stabilizzarvi per essere soddisfatti di voi stessi.

Questo è un ottimo approccio nei confronti di Sahaja Yoga, per voi stessi e per gli altri.

Se volete che ve lo dica – è piuttosto imbarazzante, ma se mettete me nel vostro cuore, esso deve espandersi a causa delle mie dimensioni (Shri Mataji ride, ndt). Esso deve espandersi.

Questo è il modo migliore e più semplice per farlo, capite? Voi siete sahaja yogi molto fortunati che io sia qui con voi. Non dovete fare nulla, mettetemi nel vostro cuore, e basta. Adesso siete a posto, senza problemi (risate). Non si tratta di: “Madre, io ti amo”, ma il punto è: “Ti metto nel mio cuore”.

Però non pensate mai: “Madre mi ama perché io posso cucinare per Lei, perché posso occuparmi dei Suoi sari, posso stirare i Suoi sari”: in quel caso è ego. In quel modo diventa subito ego, vi assicuro. Non lo sapevo, ma ci sono casi di questo tipo. Diventa subito ego.

Ma se dite: “Quanto amo Madre” – ammirate voi stessi – “Oh, amo tanto Madre”, allora vi sentirete davvero bene nel vostro cuore, poiché dà tanta gioia. Pensate alle persone venute su questa terra che non mi hanno mai avuto con loro e che dovettero combattere per il dharma, dovettero lottare per la virtù e per la verità, a come abbiano dovuto combattere.

Io invece sono qui davanti a voi. Quindi (il punto) è: “Quanto amo mia Madre”. È un metodo molto semplice, elementare per ogni sahaja yogi per scoprire se stesso e svilupparsi.

Allora il discernimento, la luce, tutto inizia ad emanare. Vedete voi stessi in questa luce, camminate in questa luce e la gente vede che voi avete la luce.

Voi ormai siete convinti di me, avete visto le fotografie, avete visto il sole, le reazioni e tutto il resto. Quindi, ora, il fatto di poter amare una persona così, di amare Madre è di per sé una grandissima grazia per noi.

Anche se pensate che non vi abbia ancora salutato, o che magari qualche volta non vi guardo, può essere; però non dipende da me, ma da voi. In ogni caso io amo il mondo intero, è fuori questione!

Nessuno di più, nessuno di meno. Ma quanto mi siete vicini dipende da voi, in quanto io sono un’entità fissa. Il punto è quanto voi vi avvicinate a me. Io sono un’entità fissa e certe volte la gente si chiede con stupore: “Perché Madre questa volta non è stata contenta di noi?”. In realtà io sono ferma dove sono, ma siete voi ad esservi allontanati.

Ogni forma di discernimento comincia dunque a fluire in voi. Anche se siete convinti che io sono l’Adi Shakti, e ci sono molti fatti convincenti come fotografie, tutti gli avvenimenti, miracoli e tutto il resto, voi continuate a galleggiare, a fluttuare sulla superficie di queste idee: “Oh, guarda, questa è una fotografia di Madre, è accaduto questo” (Shri Mataji dice queste parole mimando un tono superficiale, ndt). Siete ancora in superficie.

Se davvero volete entrare in profondità, dovete semplicemente sentire il vostro cuore. Lì troverete il miracolo. Questi miracoli esteriori servono a spingervi all’interno e lì crescerete, vi svilupperete in maniera migliore.

Questa è la sola cosa che dovete scoprire e trovare. Questo aiuterà davvero i nuovi sahaja yogi, sapete, quando vedranno quanto voi amate Madre.

Proprio ieri abbiamo parcheggiato la nostra auto magari in modo forse irregolare, e stavano tutti per mettersi a litigare e venire alle mani con Guido. Avrebbero potuto anche malmenarlo, picchiarlo, ma quando qualcuno gli ha chiesto: “Perché ha parcheggiato qui?”, lui ha risposto: “Perché è arrivata mia Madre e ho parcheggiato qui perché mia Madre non può farcela (a venire fin qui; ndt)”; ed è finito tutto.

Di fatto chiunque ami la propria madre è considerato molto bravo. Anche nel caso in cui la madre sia orribile, se dite: “Mia madre è orribile”, alla gente non piacerà.

Ma voi dite: “Io amo l’Adi Shakti”.

[Shri Mataji: Chi è?

Yogi: Oh. Buttatelo fuori.

Shri Mataji: Chi è lui?

Yogi 2: Cosa fa?

Yogi: Il sig. Mauro (non chiaro, ndt) dalla Svizzera, Shri Mataji.

Shri Mataji: Come?

Yogi: Il sig. Mauro dalla Svizzera.

Shri Mataji: Chi?

Yogi: Il sig. Mauro dalla Svizzera.

Shri Mataji: Come?

Alcuni yogi: Dalla Svizzera…

Yogi: Sono venuti senza chiedere.

Shri Mataji: Mettigli la mano sul cuore, dottore. Vedi, questo è il modo in cui aiutiamo noi. Lui non ha capito ciò che ho detto. Mettigli la mano sul cuore.

Yogi: Non dovrebbe mai venire senza chiedercelo.

Shri Mataji: No, va bene, andrà bene.

Yogi: Non dovrebbe mai venire senza chiedercelo.

Shri Mataji: Va bene. (A lato) Che fare… aprite la finestra. Magari aprite la finestra.

Yogi: Sì. Ci sono certe modifiche?

Shri Mataji: Come? (Segue conversazione non udibile) (Anche Shri Mataji dice qualcosa che non si capisce. Poi:) Esatto, ci sei. È Nicholas, no?

Gli yogi: Sì.

Shri Mataji: È bravissimo.

Stai bene adesso?

Se selezionate le persone, all’inizio dovete assolutamente dire loro che al puja le vibrazioni sono troppe e sono troppe perché le assorbano. Quindi dovete stare attenti.

Ma Nicholas va bene, lui ha sofferto così tanto che gli ha fatto bene venire al puja, deve essere per lui (Shri Mataji ride).

Però ora dovete soltanto scegliere le persone che possono venire al puja; non tutti sono in grado di sopportarlo, vedete, ci sono troppe vibrazioni.

Però, vedete, io so chi di loro può venire senza problemi. Poveretti, alcuni ricercatori hanno sofferto così tanto che un puja può assestarli completamente. Adesso va bene, vedete. Stai bene ora?

Uomo: Sì.

Yogi: Non lo farà più.

Shri Mataji: Come?

Yogi: Non lo farà più.

Shri Mataji: Lui non fa domande. Lo sai, lo sai che ne hai il diritto. Sei sulla strada giusta.]

Ritorniamo così al punto dell’autostima. Quando raggiungete questo stato di amore, rispettate voi stessi, e allora non condannate.

“Se amo Madre, come posso fare qualcosa che le procurerebbe una cattiva reputazione? Non si addice a ciò che dovrei essere. Devo comportarmi in un modo che sia gradito a mia Madre”.

L’intero problema è risolto perché avete davanti a voi “Qualcuno” e sapete cosa mi piace e cosa non mi piace. Quindi cercherete sempre di fare cose che mi siano gradite; non si tratta però di un piacere materiale, ma dell’essenza, dell’essenza del piacere, e se sapete cosa mi fa piacere… In realtà io mi smarrisco quando penso a cos’è che mi compiace; credo non ci sia nulla che mi piaccia o non mi piaccia (Shri Mataji ride).

Ma riguarda forse le Deità, forse riguarda quell’aspetto di me, può essere questo; infatti loro fanno sempre cose che mi compiacciono. Loro lo sanno.

Quindi, se riuscirete davvero a fare lo stesso, otterrete quell’ispirazione e comprensione interiori. (Noi cogliamo) l’essenza di ogni cosa, noi siamo nel principio, nel Tattwa.

Se dunque cogliete l’essenza di ogni cosa… “Qual è l’essenza di questo?”. Ora fate questo test per qualsiasi cosa. Se cercate di vivere nell’essenza, il resto viene accudito.

Per quanto riguarda l’autostima, l’essenza del rispetto di sé è: “poiché io sono un sahaja yogi, poiché ho ottenuto la realizzazione del Sé e amo mia Madre”. Questa è l’essenza.

Se possiamo considerare l’essenza dei fiori, perché ce ne sono così tante varietà? Tante varietà di fiori, guardate. Proprio straordinario. E perché? Perché l’essenza della bellezza, l’estetica della bellezza, è la varietà. Se prendete una foglia, nessuna foglia assomiglia ad un’altra in tutto il mondo, non sarà esattamente uguale.

Dunque l’essenza dell’estetica è la varietà. Pertanto dobbiamo avere sahaja yogi di differenti varietà, di differente natura, di diverso umorismo, per darci umorismo. Non dobbiamo essere tutti uguali.

Ma nella loro essenza tutti devono amare la Madre. Allora, la cosa migliore per voi, ciò che vi farà gioire maggiormente non saranno tanto i fiori o la natura, quanto gli altri sahaja yogi.

Quando cominciate a gioire degli altri sahaja yogi e della loro compagnia, ci siete arrivati. Insomma, immaginate: gioire di ogni essere umano che sia un sahaja yogi e della sua compagnia è più che sufficiente. Cosa volete di più?

Non gioite così tanto delle altre persone, delle altre cose; ma trovarsi in un bel posto e in belle occasioni, e per di più con altri sahaja yogi, è ineguagliabile. Diventa doppiamente piacevole, direi, ed ogni istante diventa un’esperienza, ogni persona diventa un’esperienza; è come un’onda di gioia.

Ogni persona, ogni collettività incontriate, ogni ashram nel quale vi rechiate, crea una stupenda onda di gioia nel vostro cuore. La mia gioia è silenziosa, ma quando incontro qualcuno, si palesa all’esterno. Emerge come un’onda o, a volte, come queste gocce, queste bellissime gocce dell’oceano che vedete infrangersi sulle sponde. Noi le chiamiamo tushhaar – in sanscrito esiste un bellissimo nome per questo, tushhaar – e poi le onde tornano indietro al vostro cuore.

La relazione è bellissima e voi assistete a tutto questo da testimoni e ne cogliete la gioia. Allora tutto si scioglie: tutta la vostra cosiddetta conoscenza, tutte le vostre pene, tutti i vostri problemi, tutto il vostro passato, tutto il futuro, e voi rimanete nel presente, in meditazione, osservando tutto questo meraviglioso avvenimento.

Possiate tutti voi comprendere Dio.

Possa Dio, in tutti voi come Spirito, emanare sempre questa esperienza a tutti voi.

Che Dio vi benedica.

Questo è il sari proveniente dalla Grecia. Notate l’espressione dell’arte greca. Splendido.

Gregoire: È come il mar Egeo.

Shri Mataji: Come?

Gregoire: È come l’acqua del mar Egeo.

Shri Mataji: (Ridendo) È bellissimo. Così come avete nel mare il blu e lo smeraldo, entrambi i colori, è uguale.

Sappiate che oggi, poiché siamo venuti per la prima volta in Turchia, avremo l’instaurazione di Ganesha e, se possibile, lavate soltanto i miei piedi; portate un piatto, il nostro piatto è lì.

Gregoire: Shri Mataji, potrei leggere una preghiera all’inizio del puja?

Shri Mataji: Va bene.

Gregoire: Recitiamo per tre volte il mantra di Shri Ganesha e poi leggerò una preghiera per iniziare questo puja.

[I sahaja yogi recitano per tre volte il mantra di Shri Ganesha]

Gregoire: Shri Mataji, ci inchiniamo a Lei ancora e ancora. Celebriamo questo puja nella antica città imperiale di Costantinopoli, Bisanzio e Istanbul, dove l’Islam e il Cristianesimo si confrontarono, sulle sponde del Bosforo, il passaggio tra la Russia e il Mar Mediterraneo, tra nord e sud, nel punto di incontro tra Asia ed Europa, tra est ed ovest.

E come questi due continenti si incontrano qui, possano due potenti desideri di noi, Suoi figli, incontrarsi in questo puja.

Un desiderio è per la salvezza dei ricercatori e la redenzione di questo mondo. Un desiderio è per la Sua prosperità, il benessere e la buona salute della Sua incarnazione terrena.

Come l’Asia è più vasta dell’Europa, il secondo desiderio degli yogi è molto più intenso del primo. Shri Mataji, noi sappiamo che Sahaja Yoga è scaturito dal fuoco delle Sue tapasya, è sostenuto dal fuoco delle Sue tapasya. Sappiamo che il fuoco fresco della Kundalini è alimentato dal fuoco delle Sue tapasya e sappiamo, come sanno tutti i mondi e i quattordici universi, che Shri Shiva stesso fu completamente conquistato e sopraffatto dalle Sue tapasya.

Ma, Shri Mataji, adesso è troppo. Il lavoro straziante e gli sforzi a cui Lei sottopone il Suo corpo fisico sono disumani. E poiché Lei fa tutto questo per noi, adesso preghiamo che, come Sahaja Yoga è nato dal fuoco delle Sue penitenze, esso possa essere adesso irrorato dalla pioggia fresca della Sua soddisfazione. (Shri Mataji ride)

Che Sahaja Yoga possa ora crescere rendendola Prasanya (soddisfatta, ndt). Shri Mataji, nell’ultima decade di questo secolo, preghiamo che Sahaja Yoga si espanda da solo nelle numerose nazioni del mondo. Potremmo ad esempio organizzare due o tre importanti campi internazionali di Sahaja Yoga in cui la gente affluisca da ogni parte, come in pellegrinaggio, verso il luogo in cui Lei risiederà, così che questa punitiva tabella di viaggio venga decisamente alleviata; e chiediamo questo in quanto siamo sahaja yogi, abbiamo la nostra realizzazione e amiamo tantissimo nostra Madre (Gregoire si mette a piangere).

Shri Mataji: Lui sta piangendo perché ora il suo potere del desiderio è maggiore. Adesso guardiamo che cosa realizzerà il nostro potere dell’azione. Rivolgetevi al potere dell’azione.

Vedete, quando il potere dell’azione prende il sopravvento, può essere conquistato dal potere del desiderio.

A volte io vengo pervasa moltissimo dal potere del desiderio, poiché c’è ancora così tanto da fare; e se volete che ve lo dica, dovete sapere che tutti questi rakshasa venuti su questa terra sono noti in tutto il mondo. Tutti hanno sentito parlare di meditazione trascendentale. Tutti hanno sentito parlare di ogni genere di truffe. Pensateci. La gente non ha nemmeno sentito parlare di vostra Madre.

Ora abbiamo deciso di pubblicare la nostra dichiarazione, lo abbiamo deciso, ma nessun giornale la pubblicherà. Mentre qualsiasi cosa dica quell’orribile Rajneesh che ha dichiarato apertamente di essere un truffatore, di aver capito come guadagnare denaro, di essere un falso e un uomo d’affari, appare ogni giorno sui giornali in India.

Così, quando mi metto dall’altra parte, sento che sono necessarie ancora molte azioni.

Innanzitutto lui ha alcune persone sorprendentemente molto devote e anche pagate da lui perché ha guadagnato denaro, quindi è un circolo vizioso. Lui ha accumulato un mucchio di denaro e può pagare la gente, può pagare i giornalisti, può pagare i suoi cosiddetti discepoli e farli lavorare per lui. Quindi è un lavoro retribuito. Mentre i sahaja yogi devono lavorare per conto proprio.

Per questo, dire che il mio potere dell’azione dovrebbe fermarsi o riposarsi, ciò avverrà, quando il mio desiderio sarà giunto a compimento.

Quindi (Sahaja Yoga) deve essere stabilizzato.

In Turchia siamo ancora un po’ timorosi. Nessuno lo pubblicherebbe sui giornali, quindi dobbiamo fare qualcosa in merito, affinché tutti coloro che sono persi con altri guru, con altri individui, ci si tuffino (in Sahaja Yoga, ndt).

La gente non sa neanche il nostro nome! Va bene, voi avete avuto molti vantaggi, avete tutta la gioia, tutti voi fate ogni cosa; però non è ancora documentato. Dobbiamo renderlo pubblico, e per questo non possiamo rinunciare a tutto ciò che va fatto, a nessun costo. Questo è il problema.

Pertanto io devo lavorare molto per almeno altri quattro anni, lo so.

Per quanto riguarda il mio corpo io non ho problemi. Sono eternamente rifornita di energia, non ho problemi, non preoccupatevi per me. Io sembro un normale essere umano, ma non lo sono. Quindi non preoccupatevi. Siate soddisfatti.

Io non sono danneggiata in alcun modo, nessuno può nuocermi, nessuno può uccidermi, niente.

Ma voi dovete stabilizzarlo (Sahaja Yoga, ndt), questo è importante. Persino una persona molto ordinaria proveniente dall’India che non ha fatto nessun lavoro, che sta sospesa per aria diventa molto nota in campo spirituale, pensate.

Quindi direi anche che dobbiamo fare dei sacrifici. Per quanto riguarda i vostri sentimenti per me, non dovete preoccuparvi, vi state occupando tutti molto bene di me. Sono super nutrita (risate) non solo con il cibo ma con amore e affetto. Però dobbiamo ancora fare moltissimo, ciò funzionerebbe.

Dunque non preoccupatevi per me. Io sto perfettamente bene, vi sembro stanca?

Gregoire: No, Shri Mataji, adesso no.

[Shri Mataji conversa con gli yogi prima dell’inizio del puja]

Yogi: Gregoire, Gregoire.

Shri Mataji: Questo non è registrato, vero?

Yogi: È su quella, Shri Mataji.

Shri Mataji: D’accordo, la telecamera accesa è questa. [Hindi] Ora, oggi [Hindi]. Oggi, sapete, secondo Hersh in India non lavano le mie mani bensì i miei piedi.

Yogi: Ci meritiamo di venerare i Suoi piedi, Shri Mataji; fanno così tanto lavoro…

Shri Mataji: (Shri Mataji ride) No, oltretutto le vibrazioni lì sono molto più forti (indica i Suoi piedi), non so.

Yogi: Sì.

Shri Mataji: Si dice (segue detto in sanscrito): dai piedi di una Persona così scorre il fiume Gange, o il fiume degli Dei.

Dunque i piedi hanno questa particolarità. Pensate, l’altro giorno non avevamo fatto questo lavaggio, allora Hersh mi ha detto: “Laviamo i Piedi”. E lo abbiamo fatto in questo recipiente di rame.

E c’era un po’ di rame anche all’interno. È rimasto con il rame tutta la notte, così è diventato velenoso. Ma nessuno ha sentito il veleno. Al contrario le vibrazioni sono migliorate (risate). Così il veleno è stato neutralizzato (Shri Mataji ride). Proprio come quando Shiva bevve tutto il veleno e non accadde niente; proprio allo stesso modo [lo yogi indiano commenta: “Una volta lo avevamo preparato a Madras, insomma, in tre ore… (non udibile)… e poi Madre lo ha ripetuto” – Shri Mataji ride – “Madre lo ha ripetuto” (non chiaro)].

Un po’… (non udibile).

Adesso potete recitare il Ganesha Atharva Shirsha. Atharva Shirsha.

Se cercherete di ricordare le cose a memoria, anche alcuni canti, sarà una buona idea, così non vi serviranno i libri.

 

(Il puja continua con il “Ganesha Atharva Shirsha”)

 

Shri Mataji: Potete cantare quella canzone.

Yogi: “Ganesha Sthuti”.

(I sahaja yogi cantano il “Ganesha Sthuti”)

 

Shri Mataji: Dunque, “Ai Giri Nandini”.

Yogi: “Ai Giri Nandini”.

Shri Mataji: Le vibrazioni sono troppe… Ci sono tantissime vibrazioni.

(Gli yogi cantano “Ai Giri Nandini”)

 

Shri Mataji: Canterete “Jogawa”?

Yogi: “Jogawa”.

(Viene cantato il bhajan “Jogawa”. Poi, durante il puja alla Devi:)

Shri Mataji: Questo canto è stato composto da Rajesh.

(Viene cantato il bhajan “Chalat Musafir”)