Shri Mahavira Puja, L’inferno esiste

Barcelona (Spain)


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S H R I   M A T A J I   N I R M A L A   D E V I

Shri Mahavira Puja

“L’inferno esiste”

Barcellona (Spagna), 17 Giugno 1990


Oggi celebreremo un puja a Shri Mahavira. Non abbiamo mai celebrato questo puja prima d’ora, perché la vita di Mahavira fu ascetica proprio come quella di Buddha. Anzi, anche più di quella di Buddha, perché ai tempi della loro nascita (di Buddha e Mahavira, ndt), il bramanesimo aveva assunto, nell’induismo, una forma davvero strana. La gente era diventata molto ritualistica. Si veneravano pietre e cose di ogni genere invece di venerare soltanto gli swayambhu[1].

La vita ascetica di Mahavira fu di natura davvero, davvero estrema. Egli nacque nella casta dei guerrieri kshatriya. Poi si sposò ed ebbe una figlia ma, in seguito, sapendo di dover compiere il lavoro del Divino, decise di diventare un sannyasi[2]. Così, essendo morti i suoi genitori, chiese l’autorizzazione al fratello.

Era un re, ma abbandonò tutte le sue ricchezze materiali, ogni cosa, e divenne un perfetto sannyasi. Lasciò la propria famiglia, la propria casa e tutto il resto e se ne andò da solo, con una piccola ciotola per chiedere l’elemosina. Si unirono a lui pochissime persone, alle quali egli chiese di diventare anch’esse asceti, muni.

Mahavira era la reincarnazione di San Michele. Egli dimora nel lato sinistro, nell’Ida Nadi. Controlla tutto questo lato, dal Muladhara fino al Sahastrara. San Michele nacque dunque come Mahavira, che significa il guerriero più valoroso. E al momento della sua nascita, l’intera regione acquisì molta prosperità; per questo motivo all’inizio fu chiamato Vardhaman. Il suo ascetismo fu dovuto al fatto che, a quel tempo, il bramanesimo era dominante e le persone ne erano completamente imbevute.

Dopo Shri Krishna, Buddha e Mahavira si incarnarono ambedue in India. Come sapete la loro origine è molto remota, poiché essi erano stati i figli gemelli di Shri Rama che si chiamavano Lav e Kush. Rama condusse una vita da gran re, da re benevolo, e piena di restrizioni, Maryada Purushottama.

Per questo motivo, seguendo Rama, la gente divenne estremamente seria ed anche molto rigida. Naturalmente, dopo la venuta di ogni incarnazione, la gente, poiché non aveva ottenuto la realizzazione, si sviava andando agli estremi di ogni cosa. Ed anche qui andarono agli estremi diventando molto, molto silenziosi; non volevano parlare con nessuno, erano molto formali, perché quella era la vita che Shri Rama dovette condurre. E dal momento che Shri Rama aveva lasciato la propria sposa, all’epoca molti pensarono di non doversi curare molto della propria moglie.

Così venne Shri Krishna. In realtà, Shri Rama si incarnò come Shri Krishna allo scopo di superare tutti questi condizionamenti. E disse: “È tutto lila, non è che un gioco”. È un gioco, e dovreste avere un cuore puro per potervi partecipare. Se avete un carattere puro, non potrà accadere niente di male nel frequentare liberamente le persone.

Invece, dopo la venuta di Shri Krishna, la gente cominciò a diventare molto licenziosa e permissiva e scrisse poemi sulle storie d’amore di Shri Krishna; tutti assolutamente falsi, poiché egli era vissuto a Gokul con Radha da quando aveva cinque o sei anni. Quindi, tutte queste storie false su di lui furono utilizzate per (giustificare) i comportamenti licenziosi della gente.

La situazione era tale che tutta la regione sprofondò completamente nell’immoralità. I preti, i bramini stessi, erano divenuti estremamente immorali e si dedicavano a pratiche corrotte di ogni genere e anche al tantrismo, a manifestazioni tantriche, servendosi di spiriti di defunti. E divennero molto indulgenti con se stessi.

A quel tempo nacquero il Signore Buddha e Mahavira, per decondizionare la persone da questi comportamenti estremi, perché, malgrado tutti i tentativi delle incarnazioni divine, la gente andava sempre agli estremi. Così, essi si resero conto che la gente si dedicava moltissimo alla caccia di animali e mangiava sempre carne. Se si mangia troppa carne, si diventa persone di lato destro e, di conseguenza, si diventa molto aggressivi e ci si mette ad uccidere gli altri. Inoltre, le persone che erano molto attaccate alla famiglia, ai figli e a tutto il resto, non svolgevano il lavoro del Divino. Così, (Mahavira) dovette svolgere un lavoro molto intenso.

Instaurò dunque regole molto severe, come aveva fatto Mosè. Egli dichiarò innanzi tutto che nessuno dovrebbe uccidere e mangiare animali. Chi diventava muni o rishi (?) non doveva neppure viaggiare su un carro trainato da buoi, ma doveva camminare a piedi nudi, scalzo. Doveva rasarsi completamente la testa e non avere che tre abiti di ricambio, tre grandi tuniche. Che splendesse il sole o piovesse, non dovevano utilizzare l’ombrello. Erano tenuti a mangiare prima delle sei, prima del tramonto del sole. Dovevano dormire soltanto cinque ore e meditare in continuazione, ascendere e, a quel punto, cercare di eseguire il lavoro di Dio. Soltanto allora potevano mettersi a svolgere il lavoro del Divino. Poi, ricevevano la realizzazione che (Mahavira) chiamava Kevalagyan, cioè soltanto la conoscenza, la sola conoscenza, la pura conoscenza. Avrebbero sviluppato così Samwakdarshan, ossia una personalità integrata e tutta la consapevolezza collettiva.

Egli ha parlato di tutte queste cose, ma poiché apparteneva al lato sinistro, ha descritto anche l’inferno con molta chiarezza. Fondamentalmente, secondo lui, esistono quattordici inferni, ed è orribile leggere tutto ciò che egli ha raccontato dell’inferno; poiché voleva avvertire la gente che, commettendo tutte queste azioni sbagliate, sarebbe andata all’inferno. E parlò, non della forma, non di un Dio con una forma, ma di un Dio senza forma, poiché non voleva che la gente ricominciasse con il ritualismo, ma che raggiungesse direttamente la condizione in cui poter ricevere la realizzazione del Sé per purificarsi.

Potete dunque immaginare quanto fosse difficile ai tempi di Mahavira persino essere un candidato alla realizzazione del Sé. È terrificante per voi. Ecco perché non ho mai celebrato questo puja. Perché prima di tutto si dovevano fare tutte queste cose e si doveva diventare assolutamente puri. Soltanto dopo, egli (Mahavira) avrebbe dato la realizzazione. Mi chiedo in quanti l’abbiano ricevuta; ma le regole che aveva introdotto erano molto severe. Nessuno lo avrebbe seguito; ma egli parlò dell’inferno in cui sarebbero finiti se non lo avessero seguito. Così si spaventarono talmente che si unirono a lui ed iniziarono a seguire il giainismo. Jain significa sapiente, illuminato, gnya. La parola gnya significa “conoscere”. Ja significa “conoscere”.

Proprio come per i giudei: anche la  parola Jew (giudeo, ebreo in inglese, ndt), significa “sapiente”. Anche Mosè fece lo stesso. Non disse di non mangiare carne, ma che se qualcuno fosse stato trovato con un’altra donna sarebbe dovuto essere ucciso. La sharia (legge, ndt) seguita dai musulmani era stata introdotta da Mosè per gli ebrei che erano divenuti molto dediti ai piaceri. La sharia seguita dai musulmani, è stata creata da Mosè per gli ebrei, poiché quando egli portò i dieci comandamenti si rese conto che essi si abbandonavano ad ogni genere di cose insensate. Ma gli ebrei la accantonarono ben bene e venne adottata dai musulmani.

Così, adesso, lo stile di Mahavira, come al solito, è stato portato all’estremo; e lo stesso è accaduto per il Signore Buddha. Fu Mahavira a dire che non si dovrebbero uccidere gli animali, così adesso in India abbiamo gente che si astiene persino dall’uccidere cimici e zanzare. Da ciò si può vedere a che punto di stupidità possano arrivare gli esseri umani. Oggigiorno c’è un’usanza, molto comune in India, per cui prendono un bramino, lo mettono in una capanna e la riempiono di cimici. E quando queste cimici sono completamente gonfie del sangue del bramino, cadono. A quel punto i giainisti, che sono molto ricchi, pagano al bramino una grossa somma di denaro. Loro sono vegetariani a tal punto che non vogliono andare in bagno, ma andranno in qualche specie di spazio aperto affinché nessun animale muoia. Fanno queste cose ridicole, e nonostante tutta questa astinenza e tutto il resto, sono persone molto attaccate al denaro.

In India, i giainisti sono proprio come gli ebrei. Giainisti ed ebrei sono uguali per quanto riguarda l’attaccamento al denaro. I giainisti non uccideranno neppure una cimice o una zanzara, ma non si faranno scrupoli di tormentare un uomo fino alla morte, per due rupie.

Questo temperamento estremo si ritrova in ogni religione e ciò avviene perché gli esseri umani oscillano come pendoli da una parte all’altra. Un’incarnazione arriva per cercare di portarli al centro, ma loro ricominciano a muoversi dall’altro lato. Non riescono a restare al centro. È questo il problema degli esseri umani ed il motivo per il quale tutte le religioni appaiono così strane. Quando si vede come sono i giainisti, si resta sorpresi e increduli che siano così stupidi. Sono persone istruite, laureati, ma non si rendono mai conto, non si accorgono mai di essere stupidi.

Questa dunque è la storia di Mahavira, in cui egli ha cercato di introdurre una sorta…

(per favore, vuoi sederti? Chi è questa signora? Non andare in giro. Non dovresti alzarti e passeggiare quando io parlo. Va bene? Diteglielo. Mangiano, passeggiano. Volete dire agli spagnoli di comportarsi come si deve?)…

Quando ho iniziato Sahaja Yoga, se avessi fatto come Mahavira quanti si sarebbero uniti a me? Anche se abbiamo alzato la Kundalini e avete avuto la realizzazione, non c’è molto distacco. Per sannyasi si intendeva qualcuno che non aveva alcun rapporto con la propria moglie, con i figli, con la famiglia, la casa, e che non aveva possedimenti. Non possedeva nulla. Ma gli era dato pochissimo cibo senza niente, soltanto cibo bollito, soltanto bollito e questa disciplina molto rigida.

Ma in Sahaja Yoga io, per prima cosa, ho alzato la vostra Kundalini senza richiedervi alcun rituale, nessuna di quelle che voi chiamate austerità o altro. Comunque siate, bene, prendete la realizzazione. E pensavo che alzando la Kundalini, con la realizzazione, non avrei avuto bisogno di parlarvi dell’inferno. Solo con quella, sareste diventati del tutto distaccati e saggi. Ma anche adesso ciò che si scopre è che ci sono persone che si sposano in Sahaja Yoga e si perdono. O è la moglie ad essere dominante, oppure è il marito, oppure si perdono entrambi completamente. Di solito, nei paesi occidentali, appena si sposano il primo o secondo giorno cominciano a bisticciare, e nel giro di una settimana iniziano a parlare di divorzio.

Ma in Sahaja Yoga, quando si sposano, diventano attaccati l’uno all’altra come la colla, sapete. A quel punto non esiste altro interesse, pensano continuamente alla moglie, alla moglie, alla moglie, oppure al marito, al marito, al marito. Qualcuno pensa di partire in luna di miele, altri di celebrare il matrimonio con un grande ricevimento e cose del genere. Si dà una tale importanza a tutto questo, che è incredibile come tutte le cose che ci siamo lasciati alle spalle per entrare in Sahaja Yoga, ritornino fuori moltiplicate; e questa organizzazione di matrimoni che abbiamo iniziato in India, ormai sta diventando per me una seccatura. O litigano abitualmente e divorziano, oppure diventano incollati. Non esiste una via di mezzo. Non capiscono che si sono sposati per Sahaja Yoga e che devono utilizzare il matrimonio soltanto per Sahaja Yoga.

Ma questa attitudine dei sahaja yogi è molto sorprendente, poiché io ho sempre pensato che dopo la realizzazione sarebbero diventati automaticamente sannyasi da dentro. Che sarebbero stati come i discepoli di Mahavira. Ciò che invece scopro è che continuano a ricadere sempre nello stesso oceano dal quale sono usciti per salire sulla barca.

Per esempio, qualcuno che era appassionato di cinema o di calcio – di calcio, fra tutte le cose – è ancora occupato con il calcio. È diventata una mania quella del calcio o del picnic o delle vacanze o dei soggiorni al mare. Dopo la realizzazione, come potete amare così tanto queste cose? Denota che non avete ancora toccato quella profondità dentro di voi. Non avete ancora toccato la profondità della vostra gioia. Dovete ancora raggiungerla. Una volta toccata quella, non vi importa davvero di nulla. Non vi preoccupate proprio di nulla. Siete così intimamente soddisfatti da gioire soltanto del vostro Sé. Io non so se dovrei parlarvi dell’inferno e spaventarvi, o se dovrei imporvi delle restrizioni, ma questo puja a Mahavira è l’unico che finora ho evitato.

(Ai tempi di Mahavira, ndt) anche le signore dovevano rasarsi la testa e indossare soltanto un sari bianco e una blusa, e basta. E dovevano camminare anche senza scarpe. Mai viaggiare su un carro tirato da buoi, figuriamoci in auto. Dovevano alzarsi alle quattro, mangiare solo fino alle sei e poi andare a dormire. C’era poi un periodo di quaranta giorni nel quale si doveva vivere di sola acqua, di acqua soltanto.

Ora, in Sahaja Yoga è l’opposto, è tutta gioia. Gioite di tutto. Gioite della compagnia reciproca. Gioite della musica. È tutta gioia per voi. Ma se non toccate la vostra gioia interiore non potete, non potete ascendere. Dovete toccare la vostra gioia più profonda e poi gioire di ogni altra cosa.

 Inoltre, (ai tempi di Mahavira, ndt) se dicevano una parola dura, anche una sola parola dura, dovevano fare penitenza e digiunare per giorni e giorni. Per aver detto una sola parola dura.

Qui invece la gente va, cammina tranquillamente e all’improvviso scopro che salta a cavallo dell’ego mettendosi a dominare gli altri. È tutto così ridicolo, vi dico. Proprio ora ho visto una bella persona che camminava. E all’improvviso cosa gli è successo? D’un tratto ha iniziato a comportarsi così. Non ho mai voluto spaventarvi con l’inferno, ma devo dirvi che l’inferno esiste. Di conseguenza occorre entrare più in profondità nella vostra gioia per avere una soddisfazione completa.

Ciò che si dice a proposito di Mahavira è estremizzato. Un giorno, stava meditando con addosso soltanto un pezzo di stoffa avvolta come un dhoti. Si era coperto soltanto con un pezzo di stoffa. Quando uscì dalla meditazione, il suo pezzo di stoffa rimase impigliato in un cespuglio. Allora dovette staccarne metà.

A quel punto Krishna, travestito da mendicante, arrivò a stuzzicarlo. E gli disse: “Tu sei un re e puoi sempre procurarti qualche abito, ma io sto tremando, perché dunque non mi dai questo pezzo di stoffa che hai?”. Allora (Mahavira) gli diede la stoffa e si coprì con alcune foglie, entrò nel suo palazzo e si cambiò. Entrò in casa e si cambiò d’abito.

E questi orribili giainisti fanno enormi fotografie di lui nudo. Le hanno fatte alte centocinquanta piedi (ca. 46 metri, ndt), di lui nudo, assolutamente nudo, fino nei minimi dettagli. Cose stupidissime. E ci sono dei suoi seguaci – si fa per dire, perché egli non ebbe mai simili seguaci, ma questi si fanno chiamare Degambaras. Significa che non hanno vestiti, ma i loro vestiti sono tutte le direzioni – Degambar. I loro vestiti sono le direzioni e camminano per strada, vanno dappertutto, nei villaggi, completamente nudi. Tutto questo per dire che la gente fa cose orribili in nome di Mahavira.

Ora, poiché avete avuto la realizzazione, sono sicura che voi non andrete agli estremi. Ancora però dovete imparare ad avere autodisciplina. Se non avete autodisciplina, non potete tuffarvi in quella profondità in cui vi è completa Kevalgyan, ossia conoscenza assoluta, amore assoluto e gioia assoluta. Questa autodisciplina è dunque molto importante. Certo, ora non dovete raggiungere gli estremi (di rigida disciplina, ndt) di Mahavira, perché fortunatamente vi ho dato la realizzazione, ma non ricadete nelle cose che vi siete lasciati alle spalle.

Anche in Sahaja Yoga gli uomini fanno cose stupide. E anche le donne. È sorprendente. Mi è stato riferito che le donne si portano molti cosmetici in India. A che servono? Non capisco proprio. Insomma, per le indiane è inutile, ed è assolutamente inutile anche per voi. Voi siete santi, non occorre caricarsi di tante cose inutili. Se cadete ancora nelle stesse sciocchezze che facevate prima, come andare dal parrucchiere, acconciarsi i capelli in modo bizzarro, se fate tutte queste cose, a che serve venire in Sahaja Yoga? Oppure seguire qualche moda e cose del genere. Se dovete continuare a fare le medesime cose, è meglio che non veniate in Sahaja Yoga. Questo è tutto ciò che posso dire. Io non posso dire come Mahavira: “Rasatevi la testa”, oppure: “Indossate soltanto un sari bianco”. Ma posso dire soltanto: “Cercate di diventare distaccati”.

Ero certa, con il mio esperimento, che ottenendo la realizzazione la gente si sarebbe distaccata gradualmente. E voi tutti dovete collaborare con me per vedere dov’è la vostra attenzione. Che cosa facciamo tutto il giorno? Che cosa abbiamo fatto per Sahaja Yoga? A quante persone abbiamo dato la realizzazione? Sembra che tutto sia importante tranne Sahaja Yoga. Ma ai tempi di Mahavira la gente non faceva nessun lavoro, niente. Dovevano vivere nelle giungle, dovevano mendicare il cibo ed è così che il giainismo si è diffuso. Ma che razza di giainismo sia, ve l’ho già detto. Quindi, se non toccherete la vostra profondità, diverrete come qualsiasi altra religione, perché non sarete veramente dei sahaja yogi, ma solo di nome. Perciò dobbiamo lavorare in modo tale da comprendere noi stessi e la nostra attenzione e cercare di ascendere. Non devo dirvelo. Voi stessi dovete fare in modo di toccare la vostra profondità e divenire asceti interiormente. Soltanto allora starete facendo il lavoro del Divino davvero in modo corretto, con la giusta comprensione.

Sahaja Yoga è l’integrazione di tutti i grandi profeti e di tutte le incarnazioni. Quindi devo dirvi di liberarvi dei vostri condizionamenti e quant’altro, qualunque essi siano. Dovete uscire da questo oceano di illusione. Quindi, per ora posso dirvi soltanto questo riguardo a Mahavira, ma si potrebbero dire molte cose poiché egli ha a che fare con il passato. Tutte le sue vite passate ed ogni cosa sono descritte, ma questo non è molto importante. Ciò che è importante è l’oggi, il presente.

Spero che il mio discorso entri nella vostra testa e si fissi nel vostro cuore, e che comprendiate ciò che dovete fare riguardo a voi stessi, per la vostra ascesa. Dovete essere persone genuine. Soltanto allora si vedranno i risultati in tutto il mondo. Spero che passerete questa registrazione a tutti, affinché sappiano perché in tutti questi anni non ho mai celebrato un puja a Mahavira.

Dio vi benedica tutti.


[1] Pietre che si sono autogenerate dalla Madre Terra e che emanano vibrazioni.

[2] Penitente che rinuncia alla vita materiale; asceta.