Diwali Puja

(Italy)




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(11/2018 SOTTOTITOLI)

S H R I   M A T A J I   N I R M A L A  D E V I

Diwali Puja

Chioggia Sottomarina, Venezia, 21 Ottobre 1990


È stata una tale sorpresa vedervi tutti in quella processione! Infatti aspettavo e aspettavo pensando: “Perché non vengono ad invitarmi al Puja?”.

Ma è stata una bellissima sorpresa, qualcosa che dà molta gioia [A lato: “Datemi gli altri (occhiali), questi sono troppo sporchi. Va bene”].

La gioia danzava nei vostri occhi. Ho potuto vedere la luce nei vostri occhi ed è questo il vero Diwali.

La parola Diwali proviene da due parole: dipa, dipa, e awali. Dipa sapete che significa luce e awali vuol dire fila: file e file di luci.

Sembra essere un’idea molto, molto antica e, in tutto il mondo, sapete, ogniqualvolta si debba celebrare qualcosa si accendono molte luci perché la luce dà gioia, dà felicità.

Anche per superare l’oscurità dell’ignoranza dobbiamo illuminare noi stessi. Ed ecco perché è importante che tutti ottengano la realizzazione del Sé, per sentire la luce dentro se stessi.

E avrete notato che, dopo la realizzazione, anche gli occhi brillano, c’è luce negli occhi di ogni sahaja yogi.

Oggi è il giorno in cui adoriamo la Lakshmi, il principio di Lakshmi che è nel nostro Nabhi.

Il principio di Lakshmi è (ormai) compreso. Vi ho parlato e descritto molte volte Lakshmi, dicendo che Lei sta in piedi su un loto ed ha due loti nelle mani. Questo vuol dire che è così benevola, così gentile che non fa pressione su nessuno.

Normalmente, però, non è questo ciò che si vede. Chiunque abbia denaro cercherà di fare pressioni sugli altri o di dominare. Anche in Sahaja Yoga ho visto gente così. Se economicamente stanno un po’ meglio, cercano di spingere gli altri, di organizzarli, di controllarli come se ritenessero di avere questo potere in virtù del denaro che possiedono.

Lei, invece, è in piedi su un loto, cioè sulla bellezza. La bellezza del Suo essere si evidenzia nel fatto che non disturba nessuno. Lei riesce a stare in piedi su un fiore.

Quindi, innanzitutto, chi deve adorare Lakshmi deve ricordarsi di non dover fare pressioni su nessuno né spingere, controllare o distruggere nessuno. Anzi, Lei, tenendo i Suoi piedi sul loto, lo nutre.

Lei tiene dei loti nelle Sue due mani. Il loto è un simbolo di bellezza ed il suo colore rosa rappresenta l’amore. Che cosa simboleggia dunque? Che una persona che abbia Lakshmi, che abbia denaro, che abbia ricchezza, dovrebbe essere estremamente generosa, come un loto che permette anche ad un orribile insetto, ad un piccolo invadente scarafaggio nero di entrare a dormire.

E Lei prepara nel loto un bellissimo letto comodo anche per questo ospite. Vedete, esso è nero e pieno di aculei, però viene per riposare, arreso. Allora lo ricopre con i Suoi petali e lo fa sentire a proprio agio e protetto.

Dunque, per una persona ricca dovrebbe essere questo il temperamento, altrimenti perde molto rapidamente il suo denaro; oppure è sempre insicura riguardo al denaro, non sa cosa farne, vuole metterlo qui, nasconderlo là, là e là.

E non c’è alcuna grazia in una persona del genere. E la sua casa è siffatta che non vi sentite mai a vostro agio, perché costui è sempre preoccupato che si rovini il tappeto, che si rovini questa o quell’altra cosa, che non accada questo.

A che serve avere una casa così che vi dà solo preoccupazioni? Stando al buonsenso, una casa dovrebbe essere un luogo dove poter vivere liberamente. Almeno la casa dovrebbe essere così.

Ma appena si diventa materialisti, si esce dal principio di Lakshmi e tutta la bellezza della nostra ricchezza è finita.

Ho visto gente nella cui casa non entrerebbe nemmeno un ratto, figuriamoci gli esseri umani. Lucidano l’argenteria, lucidano gli ottoni, lucidano i mobili, le loro belle case hanno bellissime carte da parati, oggetti costosi, ma non ci entrerebbe neanche un ratto.

Questo è il materialismo occidentale: ci si preoccupa moltissimo di tutto. Ho chiesto: “Ma perché siete tanto preoccupati?”.

Hanno risposto: “Perché è un investimento e noi dobbiamo vendere la casa”.

Ogni cosa è un investimento, loro stessi sono un investimento, credo. Come potranno gioire? Non possono godere delle loro ricchezze perché ogni cosa sembra essere un investimento. La loro testa è un investimento, i capelli sono un investimento, il naso è un investimento, le orecchie sono un investimento; è tutto un investimento.

A che serve diventare esseri umani se non siete altro che un investimento? Non importa se la casa si vende a meno, se ne ricavate un po’ meno. Che importa?

Dopo tutto siete vissuti in quella casa. Ma ho visto che è un comportamento molto comune, se c’è un ospite e un bambino versa qualcosa (sul tappeto, ndt), mettersi immediatamente a pulirlo davanti all’ospite. È pessima educazione! Un tappeto vale forse più di un essere umano?

Quindi, il principio di Lakshmi consiste nel capire che la materia serve ad esprimere il vostro amore.

Quanto fate per gli altri? Quanto benessere riuscite a procurare agli altri? Ho visto alcune persone, sono stata ospite di alcune persone dove la Gruha Lakshmi, la donna di casa, non si cura nemmeno di offrire il tè, niente.

Bada soltanto a stare bene lei e a preoccuparsi dei tappeti o, non so, del sapone e così via. È un livello così basso. Un livello che non è neanche umano.

Il principio di Lakshmi significa amore. Questo lo capiscono in pochissimi. Per loro Lakshmi vuol dire soldi in banca. No, non significa questo. Significa denaro o qualunque altra cosa del genere che serva ad esprimere amore.

Un altro significato simbolico (di Lakshmi) è che Lei è una madre. E una madre dà e basta, Nirvaj; non addebita alcun interesse per ciò che dà, dà e basta. Lei gioisce nel dare.

Insomma, io penso sempre a cosa potrei cucinare per voi, se posso fare una cosa, se posso comprare qualcosa, se posso comprare un regalo per voi.

Intendo dire che per me il Diwali è un bel giorno, perché posso darvi tante cose che desidero darvi. E ciò mi piace moltissimo.

Niente eguaglia la gioia di dare. Possedere molte cose è un problema. È una preoccupazione. Ma se pensate: “Ora devo comprare questo. Per chi dovrei comprarlo? Oh, devo regalarlo a questo ragazzo, gli starà molto bene”, è qualcosa che attiene al sentimento collettivo, un sentimento bellissimo. Gli occidentali devono dunque capire che il materialismo è penetrato troppo nelle loro teste. Tutto deve essere assicurato: perché?!

In India, invece, se c’è gente così – conosco una o due persone così in una città, in una piccola città – se si incontra al mattino gente del genere, ci si andrà a fare il bagno (per purificarsi, ndt), oppure, se ci si accorge che sta arrivando qualcuno così, si cambierà strada.

Ho chiesto perché. “Perché quello che sta arrivando è un orribile materialista, meglio cambiare strada”. Ma qui in Occidente cosa si dovrebbe fare? Sono tutti così. Dove ci si dovrebbe nascondere?

Dobbiamo renderci conto, con un’approfondita introspezione dobbiamo renderci conto che ci siamo spinti troppo nel materialismo.

Ciò non vuol dire che non si debba guadagnare denaro, non vuol dire che non dovreste lavorare, che dovreste essere letargici, che dovreste dire: “Oh, ora Madre ha detto di essere dei mangiatori di loto[1]!”.

Non si tratta di questo. Cercate di capire. Se guadagnate denaro è solo per dare.

Diversamente la vostra situazione sarà negativa, sarete sempre insicuri riguardo al denaro. E ho visto che chi ha denaro, invece di sentirsi sicuro è sempre agitato, così. Allora a che serve averlo? È meglio non avere niente del genere che vi agiti; meglio andare a vivere in una piccola capanna da qualche parte a gioire di Sahaja Yoga.

Quindi, il Lakshmi tattwa (principio) non è finalizzato al denaro. Supponiamo di prendere un cane o un asino e ricoprirlo di banconote: lo definirete forse un Lakshmipati[2]?

Oppure prendete un essere umano che abbia dieci automobili per mettersi in mostra, che abbia una macchina vistosa e che sia nervoso e agitato: lo definirete forse un Lakshmipati?

Non c’è nessuna grazia in questo modo di avere denaro. Sono pazzi, non hanno alcuna tradizione, nessuna dolcezza, non c’è niente in loro. Sono aridi come una canna da zucchero da cui sia stato estratto tutto il succo. Sono così.

E nessuno vuole entrare nella casa di persone così. In tutta franchezza, se mi capita di mangiare in case così, vomito. Alla mia Lakshmi non piace.

Pertanto, dovreste sentirvi grati di poter dare agli altri, dovreste sentirvi grati di poter fare qualcosa per gli altri: è questo il primo segno di un sahaja yogi.

Non dovrei dirlo, ma ciò che ho sentito dire da molti è che alle persone non piace spendere denaro per Sahaja Yoga. Lo spenderanno per qualunque altra cosa. Acquisteranno – come chiamate (quei prodotti) per il viso…- cosmetici. Oppure gli uomini potranno comprare oggetti costosi, orologi e altro.

Ma per Sahaja Yoga non vogliono spendere. Ora dovete rendervi conto che Sahaja Yoga è per l’emancipazione di tutto il mondo. Che cosa faranno i cosmetici per il mondo intero?

O i vostri orologi, a cosa serviranno? Oppure il vostro modo di vestire o il modo in cui cercate di mettervi in mostra, aiuteranno forse il mondo?

Voi siete qui per aiutare il mondo, e non per agghindarvi e approfittare di Sahaja Yoga.

Sahaja Yoga dà grande beatitudine, dà grandissima beatitudine.

Per prima cosa vi fa intravedere Lakshmi nel senso che vi procura denaro, siete benedetti.

E allora questa è la prima tentazione, ne cadete preda e cadete. Quindi questo principio di Lakshmi deve essere compreso nel giusto modo. Per i sahaja yogi è fondamentale, perché non è qualcosa di così superficiale come si pensa. È qualcosa di molto più profondo in noi e, quando tocchiamo la nostra profondità, si mostra.

Ci sono poi altri due simboli che vediamo. Con la mano sinistra Lei dà (Shri Mataji mette la mano sinistra sul ginocchio con il palmo aperto e rivolto verso l’alto, ndt).

Vi ho fatto molte volte questa similitudine: se aprite una sola porta non entrerà aria, occorre aprirne un’altra, così (l’aria) circolerà.

Lei deve dare. Tutti quelli che hanno il Lakshmi tattwa sviluppato in sé, pensano a cosa dare. Ma non danno la cosa peggiore che possiedono, come se l’amico a cui la danno fosse un cestino per la cartastraccia: “Ah, questo è inutile, invece di buttarlo posso darlo a quell’amico”. E poi l’amico dice: “Bene, molto carino, lo darò ad un altro amico”. E tutti gli amici sono trattati come cestini per la cartastraccia. Si danno le cose peggiori. Come potete toccare la vostra profondità?

Se potete dare le cose migliori… se siete liberi di dare, dovreste dare le cose migliori.

Uno dei problemi è dunque che non abbiamo mai appreso l’arte di dare. Se impariamo l’arte di dare, tutto sarà bellissimo, colmo di gioia.

Poiché siamo molto orientati all’ego, capiamo ciò che dà gioia a noi, ma non comprendiamo ciò che darà gioia agli altri.

Ma quando comprendiamo cos’è che darà gioia agli altri, allora questa gioia si riflette su di noi molto di più, migliaia di volte.

Ma poi, come ho detto, c’è che alla periferia (ossia non al centro, ndt) agiscono entrambi gli aspetti: da una parte ci sono gli avari, dall’altra gli sfruttatori. Se diventate generosi, arrivano gli sfruttatori.

Allora si va all’estremo opposto, si diventa un’altra persona, ci si innervosisce e non si sa cosa fare, dove andare.

In Sahaja Yoga si ha sempre fiducia nella gente. Voi date. Naturalmente certe volte siete sfruttati, ma non fa niente, non vi riguarda, voi non avete commesso alcun peccato.

Chi vi ha sfruttato ha commesso il peccato e ne soffrirà lui, quindi perché dovreste preoccuparvi?

Con l’aiuto di questo Potere Divino, chi sfrutta soffrirà. E voi otterrete dieci volte di più di ciò che avrete perduto.

È questo che deve essere capito dai sahaja yogi, che noi siamo ora benedetti da questo Potere Divino. Non siamo soli. Esso ci benedice continuamente.

Dare significa che niente mi appartiene. “Mio, mio, mio, mio”, deve essere abbandonato.

In Sahaja Yoga mi ha anche sorpreso il fatto che gli occidentali, i quali non erano attaccati ai figli, si attaccano moltissimo ai propri figli e pensano solo a loro e a nient’altro.

Questo è un altro tipo di egoismo. Se pensate solo ai vostri figli e a nessun altro, questi stessi bambini diverranno demoni e vi daranno una lezione. Allora direte: “Oh Dio, nella prossima vita non darmi più figli, ne ho avuto abbastanza!”.

Se invece rendete il bambino collettivo e gli insegnate a dare agli altri e a gioirne, allora sin dall’infanzia diventa estremamente generoso. La generosità è la qualità di un’incarnazione. Aishwarya. Aishwarya non vuol dire solo denaro, ricchezza, ma generosità, che è superiore al denaro. Questo è Aishwarya, ed è il segno di un’incarnazione e di un sahaja yogi.

L’altra mano (di Lakshmi) è così (mano destra alzata, ndt) a significare che vi dà protezione. Se non vi sentite protetti dal denaro, gettatelo via, allontanatevene, è un problema.

Ma Lei dà anche protezione agli altri. Una persona che abbia Lakshmi, ha una famiglia, dei figli, tutti.

La cosa peggiore che ho visto in Occidente è che i genitori non danno soldi ai loro figli quando crescono. Non si occupano di loro, ma sono molto possessivi.

Al contrario in India noi dedichiamo tutta la vita ai nostri figli e non siamo assolutamente possessivi. Mentre (qui) sono possessivi persino con i nipoti! Ecco perché qui le famiglie sono in queste condizioni. Tutto il sistema è finito in un modo strano, caotico.

Pertanto è importante che i sahaja yogi capiscano innanzitutto di prendersi cura dei propri figli, dare loro tutto ciò di cui abbiano bisogno, nutrirli, guidarli, senza viziarli; e in secondo luogo, una volta che siano sposati e abbiano dei bambini, non cerchino di essere possessivi nei loro confronti né verso i loro figli e le loro mogli.

E questa protezione che si dà, è la protezione di una madre.

Che lavoriate in un ufficio, in un ospedale, in una fabbrica, ovunque lavoriate, tutte le persone che lavorano alle vostre dipendenze sono vostri figli, devono essere trattati così e devono sentirlo. Devono sentire che è una famiglia.

Provateci. Ho detto a mio marito: “Tratta il tuo ufficio come la tua famiglia”. La mattina presto arrivavano da Calcutta verso le cinque, con l’aereo, e io stessa preparavo e servivo loro la colazione. Ed erano semplici impiegati.

Perché è così che attraverso la protezione, la cura e l’amore potete rendere le persone molto dinamiche, ed è così che il Lakshmi tattwa si accrescerà.

Altrimenti ci saranno scioperi, lotte.

Questa è l’illuminazione. Ecco perché una persona che si ritiene capitalista deve comprendere che il capitale non serve a nulla se non si sa usare il principio di Lakshmi.

Ecco perché poi finiscono in prigione, in manicomio o diventano contrabbandieri o accade loro qualcosa. Impazziscono proprio, non sono mai rispettabili.

Non ho mai visto la statua di qualcuno che sia stato inghirlandato perché era ricco. Quindi, nessuno vi rispetterà perché siete ricchi, ma per la generosità; per qualcosa che avete realizzato di sostanziale, di sostanziale per gli altri, per la società, per Sahaja Yoga.

Adesso stiamo realizzando ashram, progetti, cose e via dicendo. Ma quando si tratta di soldi, i sahaja yogi pensano: “No, no, non è compito mio. Io posso solo mandare lì il mio bambino. Madre deve avere cura di tutti i bambini, Madre deve fare questo, deve trovare quello, deve provvedere a questo. Lei dovrebbe fare tutto. Ed io? Io metterò i soldi in banca, soprattutto se è una banca svizzera”.

Quindi si deve decidere: “Quanti dei miei soldi darò per il lavoro di Sahaja Yoga?”.

Io non voglio il vostro denaro, non si deve pagare per Sahaja Yoga, nel senso di ricevere la realizzazione. Ma se dovete avere una sala, se dovete avere un programma, un ashram, per qualunque cosa si debba fare, occorre denaro. Ma se si chiede di dare una sterlina ciascuno per questo, non la daranno: “No, perché dovrei dare una sterlina?”. E c’è una gara fra nazioni in questo, una gara fra nazioni.

Questo dimostra che non avete ancora toccato la vostra profondità. Se toccate la vostra profondità, darete e gioirete nel dare.

Dovete toccare la vostra profondità. Quindi l’illuminazione non è ancora completa. Ora sto dicendo a tutti voi, individualmente, di fare introspezione e valutare per conto vostro. “Vediamo, contiamo: quanto denaro ho dato per il lavoro di Sahaja Yoga?”. Facciamolo tutti individualmente. Ora, voi mi farete dei regali perché pensate che ciò vi procura benedizioni.

Non è questo il punto. Il punto è: “Quanto denaro del mio reddito ho destinato per Sahaja Yoga?”.

Questa è la prima domanda del principio di Lakshmi.

Ora, come subentra il principio di Mahalakshmi? Prima c’è la Lakshmi. Lakshmi è nata dal mare. Perché è nata dal mare? È nata dal mare perché Suo padre è una personalità generosa. Guardate il mare: allarga le sue braccia dappertutto. Si riscalda completamente perché si formino le nuvole. E queste nuvole vanno ad infrangersi sulle alte montagne dove piove. Formano i fiumi e poi tornano al mare.

Ma oltre a tutto ciò, il mare contiene in sé tutto il sale, in esso è contenuto tutto il sale: e quindi dà il sale.

Cristo ha detto: “Voi siete il sale”. Cos’è il sale? Il sale, che dà sapore al cibo, è il vostro principio del Guru. Non potete diventare un guru, non potete diventare un leader se siete avari. Non potete. Che cosa orribile, pensate!

Dunque Lei è nata dal principio del Guru. E questo principio del Guru comincia ad agire in voi quando avete il principio di Lakshmi risvegliato interiormente. Non il denaro, non sto parlando di soldi. È il principio di Lakshmi quando iniziate a pensare: “Che cosa dolce dovrei dare ad un altro?”, quando vi mettete a pensare: “Che cosa dovrei fare per gli altri?”. Dovete essere estremamente dolci, teneri, privi di aridità, non aridi: “In che modo esprimere il mio amore?”.

Per prima cosa, come il mare allarga le sue braccia e dice: “Bene, che il sole porti via la mia acqua, la faccia evaporare e la trasformi in nuvole”, nello stesso modo voi dovete capire che finché non consentirete al sole, cioè allo Spirito, di far evaporare quest’acqua da voi, nel senso di dare agli altri, come potrete sviluppare il principio del Guru in voi?

Non si può estrarre sale dall’acqua di mare se non la si fa evaporare. Pertanto non potete diventare dei guru finché non consentirete l’evaporazione di questa acqua, di questa ricchezza, del denaro che avete.

Ma se non siete abbastanza maturi, come lo è il mare, rimarrete al livello di raccogliere come matti tutte le porcherie del mondo e finire in qualche manicomio.

Perché tutte le maryada, tutto il dharma sono perduti. Senza il principio del Guru come potete avere il dharma?

Non vi curate di nessun altro, nemmeno di vostro padre, di vostra madre, di nessuno. Non vi curate del vostro lavoro collettivo, non vi curate del mondo. Questo è troppo. Così diventate piccoli, sempre più piccoli, sempre più piccoli, sempre più limitati.

Ma quando il Lakshmi tattwa inizia (a manifestarsi), è il primo accenno di amore, amore per gli altri. Io so che mi amate tutti moltissimo, ma questo non è un riflesso completo di vostra Madre.

Dovete amarvi l’un l’altro e condividere ogni cosa con gli altri, con amore. Allora Lakshmi comincia a manifestare in voi questa prima luce di amore. Quando vi muovete in quella luce diventate generosi molto profondamente, gioite della vostra generosità.

Ma ho visto che prima di Sahaja Yoga la gente non si cura dei propri figli, non si cura delle mogli, non si cura di nulla. Frequentano i pub o hanno altre donne o cose del genere. Ma una volta in Sahaja Yoga, come pendoli vanno all’altro estremo.

Allora la moglie diventa la cosa più importante. Anche se è un bhut, qualsiasi cosa sia, è la cosa più importante. Poi, i figli. Si avvinghiano come rapaci ai figli, alla moglie, alla casa, alle loro cose. Per loro questo diventa il dovere principale: “Madre ha detto che dovremmo avere belle famiglie”. Io però non ho detto di diventare schiavi delle vostre famiglie. Non dico di spezzare le vostre famiglie, ma non schiacciatele con la vostra limitatezza.

Lasciatele crescere, lasciate che si aprano.

Insomma, voi andate da un estremo all’altro. Dovete arrivare al centro.

Questo amore deve dunque cominciare ad esprimersi, a manifestarsi in tutta umiltà. Lo fate per voi stessi, non per gli altri.

Se io cerco di aiutare qualcuno con del denaro, sto cercando di aiutare me stessa perché non posso sopportare che quella persona sia nei guai. Quindi nessun obbligo. E lo faccio in segreto. Non voglio parlarne perché ne gioisco in segreto. Sono io che ne provo gioia. Non gioisco all’idea che sto facendo qualcosa per gli altri, ma lo faccio solo per me stessa.

Quindi, quella parte di ego che è dentro di noi, si gonfia di più col denaro. Potete riconoscere chi ha denaro. Si terrà lontano dagli altri; loro sono diversi, sapete. Allora pensate: “Ma costui è uscito da un manicomio?”.

“No, no, no, no: è molto ricco”. Sembra uscito da un manicomio, invece no, no, no, è una persona ricca, ricca, molto ricca. Se ne sta in disparte, guarda gli altri di traverso, è gente molto stupida.

Allora ciò che dobbiamo capire è che abbiamo superato un tipo di assurdità e non dobbiamo cadere in un altro. E dovremmo renderci conto che siamo qui per Sahaja Yoga. Noi siamo stati appositamente scelti per Sahaja Yoga. Dobbiamo far funzionare Sahaja Yoga e niente altro.

Tutta la nostra famiglia, tutta la nostra casa, qualsiasi cosa, ogni cosa è soltanto Sahaja Yoga. Infatti noi siamo dedicati, siamo profondamente immersi in esso.

Quindi, tutti questi problemi che trovo di donne che dominano gli uomini, di uomini che dominano le donne, spariranno tutti nel momento in cui deciderete che occorre risvegliare il principio di Mahalakshmi dentro di noi. E il principio di Mahalakshmi è quello per cui si inizia a cercare la verità e nient’altro.

Ma come potete ricercare la verità senza una luce nelle vostre mani? Non è qualcosa di astratto o una commedia: “Oh, sto cercando la verità! Cerco la verità con gli occhi chiusi e l’oscurità nelle mani”.

Come potete passare al principio di Mahalakshmi finché non sia stabilizzato il principio di Lakshmi? Se sentirete amore gli uni per gli altri, se avrete sentito questo amore, se avrete espresso questo amore, se sarete stati generosi godendo della vostra generosità, solo allora potrete ascendere al principio di Mahalakshmi che è il principio dello Spirito.

E, a ben vedere, questo principio spirituale è stato instaurato in noi grazie alle penitenze di tutte le Deità.

Prendiamo Sita. Nata come figlia di un grande re, sposandosi entrò in una famiglia molto ricca. Ma dovette andare a vivere nella giungla senza nemmeno le scarpe, digiunando per amor nostro. E poi, dopo aver sofferto tutto questo, dopo aver vissuto priva di ogni comodità, fu attaccata da questo orribile Ravana.

Visse con lui preservando la propria castità e purezza, poi superò questa terribile prova e creò anzitutto il principio di Mahalakshmi. Perché lo fece?

Avrebbe potuto soccombere a quell’orribile Ravana e vivere negli agi: insomma, normalmente la gente farebbe così.

Perché (invece) soffrì tanto? Perché doveva condurre una vita più nobile per il nostro bene. Dovette affrontare questa prova per noi.

E lo fece.

Perciò si può dire che Lei sia stata la prima incarnazione del principio di Mahalakshmi. Osservate la Sua storia e ciò che ha attraversato.

 Sakshat Mahalakshmi ha dovuto attraversare tutte queste cose per mostrarci che tipo di donne dovreste diventare se volete avere in voi il principio di Mahalakshmi. Lei è la prima; l’abbiamo vista sotto ogni aspetto.

Poi, Colei che venne dopo è Radha.

Venne Radha, Ra-dha. Ra è l’energia, dha è Colei che sostiene, Radha. Se osservate la sua vita, per tutta la Sua vita ha lavorato sulla nostra Kundalini. Ra-sa. Piena di dolcezza, colma di meravigliosa generosità, Ella danzava, danzava, danzava. I piedi le dolevano e Shri Krishna glieli massaggiava.

Ma Lei non seguì Shri Krishna. Quando Egli diventò re, Lei disse: “Vai tu, va bene così. Io non vengo, devo ancora instaurare il principio di Mahalakshmi tra i gopa e le gopi” (i giovani dei villaggi che erano guardiani delle mucche, ndt). Perciò rimase in un piccolo villaggio. Ma quanto era arresa a Shri Krishna! Quanto era arresa al lavoro del Virata! Infatti sapeva: “Io devo eseguire il lavoro del Virata”. Perciò rimase lì. Ci sono tante storie bellissime su di Lei.

In Radha riconosciamo dunque la seconda penitenza di Mahalakshmi.

Poi, la terza volta venne come Madre di Cristo. Offrì Suo Figlio perché fosse crocifisso.

Facciamo introspezione: quanto siamo attaccati ai nostri figli, come dei rapaci! Alla gente non piace che venga fatta qualche osservazione ai propri figli.

Mi hanno riferito che, in Svizzera, ai genitori non piace che qualcuno rimproveri i loro figli. No, nessuno dovrebbe dire niente ai loro figli. Mentre qui Lei offre il proprio Figlio affinché venga crocifisso per l’emancipazione dell’umanità.

Io non posso nemmeno guardare la croce.

Noi invece siamo così attaccati ai nostri figli. Che cosa stiamo insegnando loro? Insegniamo loro a sacrificarsi? Insegniamo loro a condividere le cose? Insegniamo loro ad essere tolleranti? Insegniamo loro a perdonare?

Al contrario, se qualcuno dice qualcosa al bambino non ci piace. Figuriamoci la crocifissione, o figuriamoci anche soltanto una piccola punizione.

I figli sono ormai diventati la più grande tribolazione per i sahaja yogi. Posso dirvi che posso vederlo molto chiaramente.

L’attaccamento ai figli è così grande in Occidente che ne sono sorpresa. Tutti hanno figli, che c’è di tanto eccezionale in questo? La grandezza sta in che tipo di bambini sono.

Domani questi bambini…

[Per favore, porta il bambino da questa parte, non fare così, esci. Per favore, esci e non fare così mentre parlo. Non mi piace che le donne se ne stiano in piedi qui e muovano i passeggini… Mostrate un po’ di rispetto. Potete forse fare così in una chiesa? Vedete, a volte non comprendo come le donne non capiscano neppure un certo protocollo.

Per favore, porta fuori il bambino e non tenere qui la carrozzina. Per favore, ditele di uscire. Voi non portate le carrozzine in una chiesa, dove non è seduta nessuna Adi Shakti; non è così?].

Perché la cosa principale è soprattutto vostro figlio. È qualcosa che vi cattura, vi dico, che vi avvinghia. Loro si attaccano a voi e voi a loro.

Quindi dobbiamo capire: stiamo permettendo ai nostri figli di crescere? Sono generosi? Sono dei santi? Sono belli? Come parlano agli altri? Hanno sicurezza? Domani saranno loro i leader dei sahaja yogi.

Prendete come esempio la madre di Shivaji, Jijamata: come rese grande suo figlio! È la madre a rendere grandi i figli; ma se cerca continuamente di stare aggrappata al figlio e lui alla madre, ebbene questo è suicida. È suicida per voi e suicida per i figli.

Cosa abbiamo fatto riguardo ai nostri figli? È dovere di ogni sahaja yogi far sì che i figli crescano, crescano come persone di grande calibro, più grandi di voi. Essi devono prendersi cura del mondo.

Se passate del tempo con i vostri figli fate in modo di plasmarli, di nutrirli con l’amore e dire loro che dovrebbero dare amore agli altri, che dovrebbero comportarsi in maniera tale che chiunque dovrebbe sentire quell’amore attraverso di loro.

Altrimenti diverranno demoni, come Ravana. Ravana era un’anima realizzata ma, viziato dalla madre, divenne un demone.

Se non volete che i vostri figli siano dei demoni, prima di tutto capite che non sono figli vostri, sono figli miei affidati a voi. E voi non dovete rendere i vostri figli piccoli e meschini.

Questa è una nuova tentazione che vedo si sta sviluppando in Sahaja Yoga, perciò state attenti. Ho voluto mettervi in guardia, perché dobbiamo rendere i nostri figli simili a luci. La luce arde per gli altri, non per se stessa.

Parliamo di luci, di Diwali, bene; ma queste luci (candele) bruciano ogni momento per gli altri. Stiamo imparando da loro? Ardiamo noi per gli altri? I nostri figli arderanno per gli altri? Li state rendendo molto egoisti!

Migliaia e migliaia di bambini arriveranno. Ma se anche nascono realizzati, ho visto che li rovinate. Voglio dire che se prendete un diamante e lo gettate in uno scarico andrà perso; è così.

Se anche avete i migliori bambini, potete rovinarli con stupide idee del tipo: “Questo è mio figlio, è mio”. Esponete i vostri figli a cose buone, spiegate loro ciò che è bene, insegnate loro ad essere buoni con gli altri, ad avere cura degli altri, a massaggiare loro i piedi, a pettinare i loro capelli, a dare da mangiare agli altri. Insegnateglielo.

Dite ai bambini di portare dei piccoli vassoi per offrire cibo agli altri, agli uccelli, fategli innaffiare i fiori. Non rendeteli limitati. Alcuni bambini sono grandi santi, molto dinamici, nati da voi.

Ma voi li state rovinando e io devo mettervi in guardia: nel tattwa (principio) di Mahalakshmi, se adesso dovete trasmetterlo a loro, ricordate per favore che tutte le grandi incarnazioni di Mahalakshmi hanno dovuto attraversare prove durissime.

Cosa ci insegna dunque l’incarnazione di Maria?

Molti dicono: “Beh, che cos’era Maria dopo tutto? Non era niente”. Guardate l’incarnazione di Maria. Cosa ci insegna?

Si pensa che voi siate cristiani, indù. Si suppone. Ma cosa ci insegnano questi principi di Mahalakshmi?

L’ultimo principio di Mahalakshmi venne come Fatima. Fatima, la Gruha Lakshmi, viveva in casa. Non si metteva in mostra, non era una che andava in giro. Stava in casa, si occupava della casa, dei figli e li fece diventare due grandi guerrieri. I Suoi figli e Suo marito combatterono per la giustizia, per la verità.

Lei era una Gruha Lakshmi.

Ho visto – restandone a volte anche molto, molto meravigliata – che se si vede in televisione che non si trova più un bambino, è la madre a parlare, non il padre. Lui sembra più scioccato della madre. La madre cerca di esibirsi, perché pensa che sarà vista in televisione. Ha dimenticato il suo dolore, ha dimenticato tutto. È lei a parlare, mentre il padre resta silenzioso. Lui è molto più scosso della madre. È una cosa comune che si vede.

Normalmente una madre dovrebbe essere sconvolta.

Qual è dunque il principio di Mahalakshmi? È per prima cosa quello del sacrificio, il sacrificio dei propri figli sull’altare della verità.

Naturalmente in Sahaja Yoga questo non è necessario. Siete tutte persone benedette, non dovete sacrificare assolutamente nulla. Ma se non fate sviluppare i vostri figli correttamente, loro vi riterranno responsabili e vi diranno: “Perché non ci avete dato una piena possibilità di crescere?”.

Se vedete che vostro figlio è ostinato, se vedete che è avaro, se vedete che non è capace di dare amore agli altri o è dominante, cercate immediatamente di correggerlo.

I bambini sono molto astuti, estremamente astuti. Non appena si accorgono che stanno per perdere il vostro amore, si comportano bene.

Ebbene, questo principio di Mahalakshmi deve crescere negli uomini quanto nelle donne. Adesso abbiamo delle famiglie e deve funzionare. Fate sì che tutta la famiglia si sieda a meditare.

Insegniamo ai nostri figli il corretto protocollo di Shri Mataji? Ad esempio, il fatto che una signora porti una carrozzina nella sala: è assurdo! Insomma, potete forse portare una carrozzina in chiesa? Questa è più di una chiesa. Vi rendete conto di chi avete di fronte?

E questo è ciò che dovete dire ai vostri figli perché questo è il momento più grandioso, è il momento più straordinario quello in cui siete qui; il periodo più grandioso della spiritualità, della completa manifestazione dei poteri della Dea, nel quale i vostri figli devono essere i veri fiori di bellezza.

Per favore, non cercate di soffocarli sopprimendo le loro anime sotto la cortina del cosiddetto amore per loro.

Ora dunque abbiamo visto tre (incarnazioni del) principio di Mahalakshmi.

E la quarta sono io. Il mio è un lavoro molto più profondo, molto più vasto ed è necessaria una pazienza straordinaria. Non funzionerebbe se sacrificassi qualcuno.

Io devo sacrificare me stessa. Devo sacrificare la mia cosiddetta famiglia, devo sacrificare il mio sonno, sacrificare le comodità. Devo sacrificare ogni cosa possibile sotto il sole per una sola ragione: che il vostro Mahalakshmi tattwa si manifesti, dia i suoi frutti.

Voi siete venuti in Sahaja Yoga come ricercatori della verità, già benedetti dal principio di Mahalakshmi. E se è così, pensiamo: “Noi amiamo nostra Madre. Perché? Perché l’amiamo? Perché l’amiamo? Perché Lei ama noi”.

Ma amare non significa senza sforzo, senza lavoro, senza sacrificio.

Io però non sento alcun sacrificio, non sento assolutamente niente del genere.

Tanti fanno delle considerazioni esteriori: “Madre, quanto viaggia! Madre, quanto si dà da fare!”. Io non me ne accorgo, perché ne provo gioia. Ed è questo l’importante.

Se dobbiamo sviluppare pienamente la nostra personalità, dobbiamo renderci conto che il nostro amore non dovrebbe essere soltanto a parole. Dobbiamo lavorare sodo.

Ho visto gente che, quando si tratta di lavorare per Sahaja Yoga, scappa. Dove sono? Nessuno è disponibile, sono tutti altrove. Solo cinque, sei persone lavorano. E dove sono gli altri? “Oh, Madre, verranno tutti soltanto quando verrà Lei”.

Quale lavoro avete fatto voi? Che sforzo ci abbiamo messo? “Noi siamo in gioia”. Va bene. Ma la gioia senza alcuno sforzo, senza alcun sacrificio, non può essere completa.

Se siete attaccati alle vostre comodità, alla vostra pigrizia, al vostro egoismo e via dicendo, certamente, ci sarà tutto questo ma voi non potrete gioire, non potrete gioire. Potrete gioire soltanto quando vi interesserà unicamente la gioia e tutto il resto non esisterà più.

Intendo dire che ora davanti a voi c’è vostra Madre.

Ho visto che ieri la gente dormiva. Anche oggi molti sono assonnati, qui seduti senza riuscire a tenere gli occhi aperti. Come mai? Perché non ci sono ancora immersi (nella gioia, ndt). Ma per quanto riguarda me, io posso stare sveglia per tre, dieci o dodici notti, oppure posso dormire per un’ora o per un anno, all’incirca; perché è tutto sotto controllo. E perché è sotto controllo?

Perché io amo. Questo è il potere dell’amore.

Il potere dell’amore vi dà il pieno controllo su qualsiasi cosa: sul corpo, sulla mente, sull’ego, su tutto.

Totale controllo (grazie a) la forza dell’amore.

Quando sono stata in Grecia, so ciò che ho portato da lì. Siamo entrati in un negozio di antiquariato per comprare alcune cose per il vostro puja del Diwali. Ma erano molto care e ho detto: “No, no, no, no, è troppo, troppo”.

Ma loro volevano comprare qualcosa. E abbiamo scoperto che era venduto qui in Italia. Ma riuscite a credere che si vende a Padova? Voi celebrate il vostro puja qui e i regali sono venduti lì (in una città vicina, ndt) ad un prezzo molto basso, a dieci volte meno! Ebbene, chi ha predisposto tutto questo?

Questo potere dell’amore. Se amate qualcuno senza aspettative, questo potere d’amore vi inonda proprio di cose, idee, di qualsiasi cosa.

Ma cercate di capire: dovrebbe essere amore puro, senza pensieri. Amore puro, la percezione di gioire di tutto.

Ho trascorso là (forse a Padova, ndt) tutto il giorno e Xavier era molto agitato perché Madre, poverina, era dovuta rimanere senza mangiare. Ma in realtà io ero in gioia! Lui aveva la sensazione che io lavorassi tantissimo. Per me non era così. Ero semplicemente in gioia.

Ma questa gioia non è possibile per chi non sia diventato puro amore. È questo il problema. La fonte della gioia è questo potere di amore. E (la gioia) non riempirà il cuore che sia privo di amore. È molto semplice.

Pertanto, mentre noi oggi siamo qui per questa celebrazione, cosa sono queste luci?

Esse amano; ardono solo per darvi gioia.

E così anche i fiori, la frutta, la natura intera. Che cosa può fare la frutta? Noi la mangiamo, ne gioiamo e questo a lei piace. E i fiori? Spuntano per poco tempo, vivono, li portiamo qui, li spargiamo dappertutto, ne gioiamo. Loro ne sono felici. Sono felici di toccare i piedi di Madre. Perché? Domani saranno spariti. Domani saranno morti. Non sono destinati a vivere a lungo. Ma questo è il più grande momento per loro.

È stato chiesto ad un fiore: “Che cosa vuoi?”. Ha risposto: “Io non voglio nessun regno, non voglio nulla se non la strada dove passerà l’Adi Shakti. Per favore, gettatemi lì. È tutto. È tutto ciò che voglio”.

Ma cos’è questa gioia per cui non si vuole nessun regno, non si vuole nulla, niente?

Che cosa c’è in essa? È il riversarsi di questo amore in voi che vi riempie completamente.

È così evidente: potete vederne un esempio vivente davanti a voi. È così che io ho vissuto tutta la mia vita. Non mi sento assonnata. Voi non mi avete mai vista dormire ad un programma, non è vero? Invece posso vedere molti che dormono persino ora. Insomma, dovete svegliarli. Non riesco a capire. È perché i loro cuori non sono aperti.

Se apriranno il cuore, non riusciranno a dormire neppure volendo. Sono seduti davanti a me, perché dopotutto dovrebbero chiudere gli occhi? La cosa più sorprendente è che andranno a toccare i piedi della mia fotografia e davanti a me dormiranno. È assurdo!

Dovete dunque sapere che avete tutti quella profondità in voi. Avete tutti quella bellezza dentro di voi, ma dovreste essere abbastanza intelligenti da capire questo: abbiamo toccato quel punto? Siamo persi in quel punto?

Ora fate introspezione. Ciò che dico è di non pensare agli altri, pensate a voi stessi. Abbiamo raggiunto questo? In questo giorno del Diwali, nel guardare queste belle luci (candele, ndt) che si consumeranno, anche se esistono per un solo istante sono molto felici.

Quindi, abbiamo toccato questo meraviglioso elemento eterno che è dentro di noi? L’abbiamo toccato?

Chiedete a qualcuno: “Mediti?”. (Shri Mataji fa un gesto con la mano che significa: “Così così”, ndt).

Mangiare va bene. Ma quando vi ho chiesto della meditazione… (Shri Mataji ripete nuovamente il gesto con la mano che significa: “Così così”, ndt). Perché è così?

“Avete cura di voi stessi?”. (Shri Mataji ripete il gesto con la mano che significa: “Così così”, ndt).

A che cosa mirate? State sprecando le vostre vite. Ogni momento è così prezioso, ogni giorno, ogni anno è così prezioso.

Sahaja Yoga sta evolvendo molto rapidamente e voi dovete decidere che ora il vostro Mahalakshmi tattwa deve dare i suoi frutti.

Vediamo! Sono stata felice di vedervi così lieti, gioiosi. Vorrei che poteste darvi questa gioia gli uni gli altri. È questo che mi dà il piacere più grande.

Naturalmente ormai fra voi non ci sono tante discordie e via dicendo; però ci sono alcune piccole, piccole cose da cui mi rendo conto che le persone hanno ancora strani sentimenti reciproci.

Dimenticatevene, dunque. Siete sahaja yogi. Dopotutto che cosa accadrà? Ognuno deve morire in ogni caso, ma almeno avrete vissuto una vita di spiritualità, di eternità.

Guardatele (le candele): sanno tutte di dover morire, ma: “Bruciamo il più possibile! Noi abbiamo la luce, non tutti hanno la luce. Bruciamo allora!”.

Questo deve essere capito; e allora gioirete. Anche la vita più breve, come una meteora, vale più della vita noiosa di una persona morta.

 [Dice a lato: “Quel bambino piange: ditele di portarlo fuori”.]

A tal fine occorre capire il protocollo.

È molto importante capire il protocollo, e il protocollo è che non dovete contestarmi. Non dovete contestarmi, non dovete dubitare di me. Questo è molto importante se dovete mantenere aperto il vostro Sahastrara.

Se avete dubbi sappiate che non ci siete ancora. Per favore, tenete aperto il vostro Sahastrara. Senza il Sahastrara aperto non potete fare nulla.

Arrendersi significa soltanto tenere il Sahastrara aperto. È così che crescerete.

Che cosa potrete mai arrendere a me?

Io posso creare il mondo intero così come creo mondi su mondi. Che mi darete voi se non la resa? Non dovete dare nulla a Madre.

Dovete essere una cosa sola con Lei, perdervi in Lei, gioire di Lei, conoscerla.

In quel giorno vi sarà un Diwali perfetto in tutto questo mondo. Io vedrò i miei figli diventare grandi luci di conoscenza, di verità, di pace e gioia. Sarà il giorno in cui sentirò che abbiamo veramente compiuto il lavoro.

Celebriamo dunque quel vero Diwali! E sono sicura che accadrà prestissimo.

Perché non competere in questo con altri Paesi come la Russia o la Bulgaria, invece di competere in sciocchezze? Mettiamoci a competere: quanti sahaja yogi abbiamo? Che cosa abbiamo da dare per Sahaja Yoga?

Tutto questo creerà una bellissima personalità, fondata sul rispetto di sé, poiché senza la conoscenza di se stessi non si può avere rispetto di nulla.

Ma ora voi conoscete voi stessi e così tutto cambierà.

Oggi ho voluto soprattutto parlarvi, più del puja. È un puja breve, non è un lungo puja per Lakshmi perché è già dentro di voi. Ma in questo breve puja ho voluto dirvi che ora dovete rispettare il tattwa (principio) di Mahalakshmi in voi.

Ora, il principio di Mahalakshmi ha quattro aspetti.

Il primo è il Lakshmi tattwa che, come vi ho detto, è l’amore che serve ad esprimere il vostro principio di Lakshmi, la generosità.

Poi abbiamo Raja Lakshmi. Il principio di Raja Lakshmi è che voi siete come dei re: “Io sono un’anima realizzata: e allora? Io sono come un re”. I re non chiedono l’elemosina, vi pare? Voglio dire che se chiedono l’elemosina sono dei mendicanti, non dei re.

Naturalmente non so cosa facciano i re oggigiorno. Ma noi siamo re, siamo regali, il nostro incedere è regale.

Insomma, a volte vedo gente che cammina in un modo che non si addice ad un sahaja yogi, che vive in un modo che non si addice ad un sahaja yogi.

Noi dobbiamo incedere con la dignità di un re. E il re è colui che dà senza prendere nulla.

È il principio di Raja Lakshmi in voi che deve svilupparsi in tutte le donne. Le signore, inoltre, non dovrebbero cedere alle mode. Se vi mettete a seguire le mode vuol dire che non provenite assolutamente dalla famiglia reale.

Sono stata in Giappone. Vi stupirà ma sono stati molto rispettosi con noi, estremamente rispettosi. Non riuscivamo a capire, sapete, io e le mie figlie, così abbiamo chiesto all’interprete. Ho chiesto: “Perché sono così pieni di rispetto nei nostri confronti? Ovunque siamo andati ci hanno offerto dei regali e si sono inchinati”. Lui ha risposto: “Perché pensano che apparteniate a una famiglia reale”.

Ed io: “Perché? Perché pensano che apparteniamo ad una famiglia reale?”. “Perché vi pettinate così bene senza andare dal parrucchiere. La famiglia reale non va mai dal parrucchiere a farsi i capelli. E dato che avete i capelli così ben pettinati, per questo pensano che dobbiate appartenere alla famiglia reale”.

Ci pensate? Se si assomiglia a dei bhut, come si può essere dei sahaja yogi? Domani dovrete cingervi della corona. Non dovremmo avere dei vestiti da mendicanti. Pensate che sia segno di un membro di una famiglia reale?

Dovete vestirvi bene, in maniera accurata, pulita, non come degli asceti, ma con abiti colorati, belli, dignitosi, fuori dai dettami della moda. È la gente ordinaria che segue la moda, la gente volgare. Un re non segue la moda, no? La crea. Non segue le mode. Voi siete schiavi delle mode e via dicendo.

Recentemente ho sentito che per le donne è di moda avere i capelli qui (sulla fronte). Ho detto: ma perché chiudere l’Agnya in questo modo?

Se fate il gioco di questi imprenditori moderni e delle idee moderne e via dicendo, sappiate che non avete la personalità di un sahaja yogi.

Un sahaja yogi ha una sua personalità, non cambia a seconda di quel che dice qualcuno: “Bene, sono tutti così, quindi anche tu dovresti essere in quel modo”.

Lui ha il suo stile, ha il suo modo di vestire.

Una persona regale è tale anche nella vita quotidiana, ha la piena dignità di una persona regale.

Voi non prendete soldi dagli altri, non prendete denaro in prestito dagli altri. Non pensate che un re, il giorno in cui cominciasse a prendere soldi a prestito, smetterebbe di essere un re?

Inoltre, una personalità regale parla sempre con dignità e rispetta la dignità degli altri. Non usa parolacce, gerghi, usa un linguaggio regale.

Ora, io non conosco questi gerghi, non ne so molto, ma è molto di moda parlare in gergo.

Se chiedete qualcosa a qualcuno: “Eeeh! Eeeh! (imita un modo di parlare sguaiato, ndt)”. (Risate, Shri Mataji ride). Parlerebbe così un re? Vi assicuro che, se vi rendete conto di essere un re o una regina, ogni comportamento, l’intera personalità cambierà.

Ma un mendicante, se prendete un mendicante e lo mettete sul trono di un re, chiederà ancora a chiunque arrivi: “Per favore, dammi qualcosa!”. Con la corona sul capo dirà: “Per favore, dammi qualcosa”. (Risate)

Voi ora siete assisi sul trono. In sanscrito, in hindi si dice viraj, viraji. Lasciate che questo regno si mostri nel vostro comportamento, che il regno di Dio appaia nel vostro comportamento.

Se siete una creatura miserevole, tubercolotica, come potete appartenere alla famiglia reale? Se siete magri e allampanati, come potrete impugnare la vostra spada?

L’altro giorno mi hanno dato da tenere una spada, vi assicuro che molti di voi non riuscirebbero ad alzarla, tanto era pesante.

Ma grazie al mio Spirito regale io posso farlo. Lo stesso vale per le donne se devono indossare gli abiti della famiglia reale. Anche per indossare la corona dovete avere una testa in grado di farlo. Dunque, questa natura regale deve subentrare nel vostro comportamento quando parlate agli altri e a chiunque.

I reali, ad esempio, non fanno mai domande, mai. Diranno: “Hm, hm” (senza parlare, tacendo in modo dignitoso, ndt). Un mendicante invece farà domande. Noi lo chiamiamo sawali, cioè uno che fa continuamente domande. Ma perché un re dovrebbe fare domande quando conosce tutte le risposte? Perché dovrebbe fare qualche domanda?

Conosco persone che sono proprio fastidiose. Diciamo, per esempio, che io sia in camera: “Desidera acqua bianca o blu?”. “Prenderò dell’acqua, che sia blu, bianca o altro, tutto qui”.

“Vuole un pettine rosso o bianco?”. “Ma datemene uno qualsiasi”. Con queste loro domande vi stufano soltanto, al punto da dover dire: “Non voglio nulla. Adesso per favore uscite dalla stanza!”.

Un altro modo di dire poi è: “Io ho un problema, un problema”. Non “problem” ma “problema”.

“Qual è il problema?”. “Non so come andare avanti con il mio lavoro”. È un problema in quanto voi siete un problema, per questo deve esserci questo problema. Ma Madre non lo dice; bene, darà un suggerimento.

“Sì, però allora c’è questo inconveniente…”. Allora Lei suggerisce un’altra soluzione. (E voi:) “Sì, però in questo c’è questo inconveniente…”. Allora Lei suggerisce una terza soluzione. Continuerà a suggerire dieci soluzioni, tuttavia voi dimenticherete che è un vostro problema e penserete che sia un problema di Madre quello di cui state discutendo.

Un re non è così. Il re dà soluzioni, non ne chiede: altrimenti perché dovrebbe essere re? E una volta che abbiate deciso che: “Io sono un re e risolverò i miei problemi”, questi problemi dovrebbero risolversi in un baleno.

Io vi parlo forse mai dei miei problemi? Io nemmeno uso mai questa parola, “problema”. È una parola moderna. Finora “problema” lo abbiamo usato solo in matematica o in geometria, penso. Davvero! Non sapevamo che fosse usato nella vita in generale.

Dunque, se siete i re risolvete voi il vostro problema. Se risolvete il vostro problema, siete un re. Se non sapete risolverlo, siete un mendicante.

Inoltre, le cose meschine: usare materiali, oggetti, linguaggio, tutto di basso livello non è segno di un re.

Io ero solita comprare un solo sari all’anno, ma di buona qualità. Ho dei sari che risalgono ai tempi del mio matrimonio ed anche a prima. Ho ancora tutti questi sari perché ne compravo uno solo all’anno ma di buona qualità, e basta; un sari tradizionale, non da quattro soldi.

Ma la gente vuole avere venti sari e poi non sa cosa indossare. Usciranno ancora fuori dicendo: “Ho un problema, non ho un sari”. Perché tutti i sari che avete acquistato sono molto scadenti. Lo stesso vale per gli uomini, proprio lo stesso. Cercano di risparmiare denaro. Taccagni per le piccole spese, spendaccioni nelle grandi spese (ossia pensano di risparmiare denaro evitando di spendere per cose utili e sperperandolo in cose inutili, ndt).

E se chiedete loro qualcosa, (diranno:) “Madre, sa cosa è successo? Non ho vestiti”.

“Va bene, allora venite senza vestiti, che si può fare?”.

“No, ma c’è questo…”.

“Va bene, allora fai una cosa… (Arrangiati, ndt)”.

È impossibile dir loro che tutto questo è stupido.

Voi siete un re anche nel modo di parlare tra voi. Un re non parla troppo, lo fa forse?

Se siete troppo chiacchieroni ricordatevi che non siete un re. Un re non parla troppo, ma pochissimo: sì o no. E ogni volta che deve parlare lo fa con saggezza. Inoltre non è tetro. Le persone così sono un altro estremo. Non si sa come comportarsi con loro.

Dunque deve essere chiaro che avete la responsabilità di voi stessi come un re o una regina e la vostra condotta deve essere ispirata a quella dignità.

Non gridate, né parlate così a bassa voce come se aveste il collo ostruito. Alcuni sahaja yogi parlano così. Pensano di essere molto gentili con me. No, parlate in piena libertà, ma senza gridarmi contro, e con dignità.

La dignità è qualcosa che non può essere insegnata, deve essere dentro di voi. Una persona così non è conscia di sé (con una opinione elevata di se stessa, ndt), ma è conscia della propria dignità. Non fa cose di basso livello, mai, mai cose volgari, sapete.

Una volta un signore incontrò mio marito e gli chiese: “Perché non viene a ballare?”. E lui: “No, io non ballo perché mia moglie non balla”. E quello: “La porti in Inghilterra, si metterà a ballare”.

E lui: “Portatela anche sulla luna ma non lo farà”. È stata questa la risposta di mio marito. “Lei non ballerà questi balli da sala. Non lo farà”.

Tanto gli uomini che le donne devono capire che non è dignitoso. Su questo punto dovreste decidere: “Se qualcosa non è dignitoso non lo faremo. Noi discendiamo dalla famiglia reale degli Shalivahana e non faremo nulla che non sia dignitoso”.

Tutte le donne, tutti gli uomini, tutte le sahaja yogini e i sahaja yogi sono molto diversi da tutti gli altri. Ed è questo che va capito, ossia quanto siamo dignitosi per una Raja Lakshmi.

Di Gruha Lakshmi e del Lakshmi tattwa vi ho già parlato.

Ma c’è un altro principio che si chiama alakshmi. E questo principio di alakshmi esiste quando, pur avendo tutto, si resta un mendicante: alakshmi. Ed è questo che deve essere evitato: alakshmi, ossia mancanza del principio di Lakshmi.

Poi c’è Kulakshmi. Kulakshmi è quando si usa il denaro per cose sbagliate; quando si usa il denaro per droghe o altro, per affari loschi.

Qualunque attività intraprendiate, dovreste sapere cosa state facendo, quale sia il fine. Kulakshmi: rubare denaro dei sahaja yogi o di Sahaja Yoga è il peggior tipo di alakshmi. È molto, molto grave.

Insomma, è così che si va giù. E ora, quando osservate in che condizioni sia il mondo intero, quando dovete salvarlo, dovete avere più forza. Più forza per tirarli fuori, la forza dell’amore.

Torniamo di nuovo al medesimo punto: forza d’amore. Questa è la forza che mi consente di ridere sempre, di gioire di me stessa. Non posso rinunciare nemmeno alla più piccola parte di questa gioia.

Allo stesso modo vi benedico con tutto il principio di Lakshmi e il principio di Mahalakshmi ma soprattutto con il principio dell’amore, del puro amore, privo di qualsiasi aspettativa: nirvaj.

Vi benedico tutti in questo giorno propizio.

Che Dio vi benedica.

Abbiate saggezza e capite che le parole di Madre vengono dal Suo cuore, dal Suo amore, dai Suoi sentimenti per noi.

Che Dio vi benedica.

Grazie infinite.

 

Si può recitare soltanto un (Ganesha) Atharva Shirsha e… è molto semplice il puja per il principio di Lakshmi, non è vero? E possono venire qui alcune signore e potremmo celebrare il puja. Bene. Potete chiamare i bambini, se volete, per lavare i miei piedi, recitando un Atharva Shirsha. Possiamo farlo. Dei bambini piccoli, se volete.

[Rivolta al pujari, indica forse un utensile per il puja:] È nuovo? Bello, vero?

[Viene recitato il Ganesha Atharva Shirsha. I bambini vanno a lavare i piedi di Shri Mataji. Shri Mataji distribuisce un po’ di cibo – forse dolcetti – ad alcuni bambini. Viene cantato il bhajan “Namami Shri Ganaraya Dayala”]

Shri Mataji: Mahalakshmi stotram. Ce n’è uno su… Mahalakshmi stotram… Mahalakshmi stotram. Lo conoscete? Va bene cantare Mahalakshmi stotram.

[Una sahaja yogini indiana canta una canzone indiana. Gli elementi vengono versati direttamente sulle mani di Shri Mataji].

Shri Mataji: Mahalakshmi.

[Viene cantato il Mahalakshmi stotram].

Guido (in italiano): Quattordici donne italiane. Quattordici donne italiane. Possibilmente che non siano mai state ai piedi di Shri Mataji. [Viene offerta frutta fresca direttamente sulle ginocchia di Shri Mataji, poi viene intonato il bhajan Isi Liye]

Yogi: (Il bhajan) Nirmala.

Shri Mataji: Questa canzone non è per il Diwali. Non è per il Diwali.

Pujari: Quale dovremmo cantare?

Shri Mataji: Intendo quello che hanno già… quello per il Diwali, “Ham Dhara Paara Dhala”. Quello.

Devo dirvene il significato?

Questo canto ha un grande significato per il Diwali. Dice “Ham Dhara Paara Dhala”, significa: “Qui è diventato molto buio ormai, e – Ham Dhara Paara – c’è molta oscurità, quindi [traduce a pezzi il testo della canzone, ndt] custodite le vostre luci con grande attenzione.

[Parole hindi] Conservate almeno una piccola luce dentro di voi.

[Parole hindi] Da ogni lato abbiamo adesso la grande tempesta che ci fa dimenticare tutto ciò che era tradizionale e buono.

[Parole hindi] Ricordate quindi le vostre relazioni reciproche [parole hindi]. Inoltre, queste luci che sono in noi si stanno raggelando a causa del materialismo.

Quindi, per favore, conservate i vostri cuori – hridaye significa cuori – custoditeli con cura perché ormai i cuori sono stati congelati dal materialismo. [Parole hindi] Nella nuvola scura c’è anche il fulmine in attesa di incenerirvi, per questo dovete conservare il vostro dharti, ossia la vostra qualità; per favore prendetevi cura della vostra qualità”.

È un ottimo avvertimento per tutti noi.

“[Parole hindi]: paradhi significa cacciatori, ossia coloro che sono alla ricerca – shodhat significa alla ricerca – del kasturi[3]. Quindi, per favore, abbiatene cura – il kasturi si trova nel Nabhi del cervo – dunque prendetevi cura del vostro cervo.

[Parole hindi] significa prendersi cura del proprio cervo – harane è il cervo – [parole hindi] la situazione è talmente brutta, per come siamo separati gli uni dagli altri, che persino il nostro stesso respiro potrebbe sembrare quello di qualcun altro, a causa dell’ignoranza, del materialismo.

Il materialismo si frappone tra una persona e l’altra e voi potreste persino avere l’impressione che questo vostro stesso respiro non sia neppure il vostro. [Parole hindi] Per questo tenetevi per mano. Hath significa mani”. [Parole hindi]

È un ottimo avvertimento per tutti i sahaja yogi. Nella situazione di materialismo in cui ci troviamo, occorre essere molto cauti. Le relazioni non nascono dalla materia ma dall’amore. È una bellissima canzone.

[Mentre i sahaja yogi cantano questa canzone, Shri Mataji prende il microfono e si mette a cantare con loro].

[Durante il puja alla Devi, gli yogi cantano “Hasat Ali Nirmala Ayi”. Durante l’aarti Shri Mataji tiene la mano sinistra in basso con il palmo rivolto verso l’alto e la mano destra alzata a benedire. Poi gli yogi recitano i tre grandi mantra].

 

Shri Mataji: Vi benedico tutti con tutto il mio cuore.

 

[Fine della registrazione video]


[1] Mangiatori di loto o Lotofagi: popolo della mitologia greca, menzionato da Omero nell’Odissea, che viveva su un’isola vicina all’Africa settentrionale (possibilmente Djerba), dominata dalle piante di loto. Su quell’isola i frutti e i fiori del loto costituivano l’alimento principale; tuttavia, il loro effetto narcotico induceva la popolazione locale a vivere in uno stato di oblio, sonno e pacifica apatia.

[2] Lakshmipati: definizione di chi è benedetto da Lakshmi.

[3] Il muschio bianco non è una pianta che esiste in natura, ma una fragranza utilizzata fin dall’antichità. Il muschio bianco, in realtà, è una secrezione prodotta dalle ghiandole odorifere del piccolo cervo muschiato (Moschus Moschiferus) originario dell’Asia centrale. Durante il periodo dell’accoppiamento, questo animale secerne delle piccole palline di muschio che vengono accumulate in due borsette attaccate sotto la sua pancia. Queste palline contengono il pregiato olio essenziale di ‘muschio bianco’. Per estrarlo, per centinaia di anni questi piccoli cervi sono stati uccisi. Nonostante i divieti di caccia, in alcune aree la mattanza avviene ogni anno, in quanto la ghiandola del cervo muschiato è particolarmente richiesta sia come profumo che come rimedio curativo. Fortunatamente, si è messo un freno a questa follia iniziando a produrre sinteticamente il profumo al muschio bianco.