Shri Virata Puja

(Australia)

1991-04-10 Virata Puja Talk: Appreciation Should Be Practiced, Melbourne, Australia, DP-RAW, 42' Download subtitles: BG,CS,DE,EL,EN,ES,FA,FI,FR,HU,LT,NL,PL,PT,RO,SK,TH,TR,ZH-HANS,ZH-HANTView subtitles: Add subtitles:
Download video (standard quality): Download video (full quality): View and download on Vimeo: View on Youku: Listen on Soundcloud: Transcribe/Translate oTranscribe


1991-04-10 Virata Puja Talk after Puja, Melbourne, Australia, DP-RAW, 3' Add subtitles:
Download video (standard quality): Download video (full quality): View and download on Vimeo: View on Youku: Listen on Soundcloud: Transcribe/Translate oTranscribe


S H R I  M A T A J I  N I R M A L A  D E V I

Shri Virata Puja

Melbourne (Australia), 10 Aprile 1991


A causa delle distanze ed anche perché per tutto questo tempo non abbiamo avuto un ashram a Melbourne, mi sono accorta che qui la collettività non è ancora ben integrata, perciò penso che oggi la cosa migliore sia dover rendere omaggio al Virata.

Il Virata è il Padre Primordiale, si può dire, o Colui il quale risiede nel nostro cervello, che agisce per la nostra collettività. Quando la Kundalini sale, alla fine culmina nell’attraversamento dell’osso dell’area della fontanella. Prima di entrare in esso, penetra nel Sahasrara. Il Sahasrara è l’area circondata da mille nervi che, secondo la terminologia medica, è chiamata area limbica.

I mille nervi sono tutti collegati con i sedici importanti nervi del Vishuddhi. Per questo motivo si dice che Shri Krishna ebbe sedicimila mogli, aveva cioè tutti i Suoi poteri come mogli, ed io ho tutti i miei poteri come miei figli.

Quando progrediamo nella nostra ascesa, nel nostro dhyana, dobbiamo arrivare al nostro Sahasrara. Se il Sahasrara non fosse stato aperto, non avremmo potuto operare questa realizzazione a livello di massa.

Che connessione, che connessione esiste fra la collettività ed il Sahaja Yoga odierno!

Prima di questo, (la Kundalini) arrivava solo fino all’Agnya chakra; ma quando raggiunge il Sahasrara, illumina tutti i nervi, e tutti questi nervi assomigliano a fiamme molto silenziose, meravigliosamente colorate di tutti colori dell’arcobaleno. Il loro aspetto è così rasserenante, così bello che ritengo non esista in tutto il mondo visione più bella per gli esseri umani.

Prima dell’apertura del Sahasrara – come sapete ora celebreremo un puja (del Sahasrara) a Roma – è stato necessario affrontare la collettività, io ho dovuto cioè mettere l’attenzione sulla collettività. Ho dovuto osservare la gente, i loro diversi problemi, le permutazioni e le combinazioni a causa delle quali soffrono tutti.

Essi possono essere tutti ricondotti alle sette note principali, diciamo, ma si dividono anche in ventuno: infatti, un aspetto è sul lato sinistro, uno sul destro ed uno al centro (per ciascuno dei sette chakra, ndt). Quindi, abbiamo in noi complessivamente ventuno problemi realmente basilari, fondamentali, da risolvere.

All’inizio di Sahaja Yoga ho cercato unicamente di curare la gente dai problemi fisici, mentali, familiari, finanziari. Problemi di ogni genere sono stati risolti in Sahaja Yoga e, nel frattempo, abbiamo avuto qualche grave inconveniente.

Come sapete, alcuni, una volta arrivati a livello dell’Agnya, hanno iniziato ad assumere il controllo di tutta la situazione con una sorta di autorità che non era l’autorità di Dio.

Di conseguenza, molte persone se ne sono andate, a livello dell’Agnya. Ma quelle che sono arrivate al Sahasrara devono comprendere che la collettività è la base della vostra ascesa. Se non siete collettivi, se non frequentate il centro, se non vi incontrate, siete come un’unghia tagliata dal dito e il Divino non ha niente a che fare con voi – siete lontani dall’albero, come i fiori che, staccati dall’albero, possono esistere per qualche tempo, certo, ma dopo un po’ sono morti e distrutti. Quindi è importante che tutti voi comprendiate che se la collettività non è stabilizzata in Sahaja Yoga, Sahaja Yoga scomparirà.

Adesso sto per andare in America dove la collettività dovrebbe essere del massimo livello, ma non è così. Vi sono molti problemi di collettività in America; eppure direi che si rendono conto di dover essere molto collettivi. I problemi sono, ad esempio, che là ci sono pochissimi sahaja yogi; ma tra loro si rendono conto della responsabilità.

Lavorano tutti con grande impegno.

Diffondono Sahaja Yoga. Ora, vedete, hanno avviato da lì questo “Cool Breeze”. Sono così numerose le attività che svolgono in America pur con un numero di persone così esiguo, che è incredibile come facciano a gestire tutte queste cose; e lo fanno egregiamente, perché si sentono legati gli uni agli altri. Sono lontanissimi – da Honolulu a New York è una tale distanza! – ma c’è una così grande comprensione, così tanto amore e senso di responsabilità. Essendo pochi, si sentono molto responsabili di dover essere assolutamente collettivi – è fuori discussione formare gruppi.

Anche se qualcuno fa errori o altro, non ne parlano a nessuno se non a me. Non discutono mai l’uno dell’altro, non parlano mai male l’uno dell’altro. Non formano mai gruppi.

I bambini che sono fuori possono venire qui. C’è posto. Potete spostarvi un po’ verso il centro nel… lì. Fate spazio per loro dentro con voi. Avanti.

[Marathi: Venite avanti. Venite avanti. Baba vieni avanti quanto vuoi, vieni e siediti da questa parte. Eh Hari, mettiti qui. Vieni avanti. Baba, spingili un po’].

I bambini possono sedersi davanti, non occupano molto spazio. I bambini possono anche sedersi sulle vostre ginocchia.

[Marathi: Quante persone ci sono fuori?]

Potete spostarvi? Potete lasciare uno spazio in mezzo… sì.

Ora, questa è una questione di collettività.

[Yogi: Madre sta dicendo…]

Fate salire i bambini qui. Tutti i bambini posso venire. Possono aiutarmi per il puja. Sono bravissimi ad aiutare. Sì.

[Marathi: Possiamo accenderle dopo, adesso non ci servono.]

Sì, sì, venite. Poveri bambini, erano tenuti fuori. Pensate un po’.

[Marathi: Venite, venite. ]

Hmm, sedetevi, sedetevi, sedetevi.

[Marathi: Fate attenzione, fate attenzione; allontanateli. ]

Siediti, siediti, siediti. Qui, siediti. Così. Venite avanti, venite, venite qui, venite qui.

[Marathi: Si può fare posto spontaneamente, ci occorre semplicemente avere un cuore grande].

Ora chi è rimasto fuori?… ci sono i bambini piccoli?

[Yogi: Solo i bambini molto piccoli. I neonati].

Venite, venite. Penso che se poteste sedervi un po’… non in questa posizione così ampia, ma in un asana più contenuto, la gente potrebbe entrare. Alzatene uno (ginocchio) e penso sia importante aprire una finestra.

[Marathi: Aprite la finestra].

Sì, c’è un po’ di posto. Se ci sono tre cineprese come può esserci posto? Credo che potremmo tenere una sola cinepresa e così potranno sedersi dentro. Bene. Dovreste sedervi tutti con un ginocchio su, così c’è più spazio. Proprio come è seduto Baba Mama.

[Marathi: Sedetevi con un ginocchio su. Così andrà tutto a posto].

Mettetelo sulle ginocchia di Chaya.

Non allargatevi. Alzate un po’ una gamba, così, sopra l’altra. Sì, una dritta (col ginocchio in alto e il piede poggiato a terra, ndt) e una (gamba) così, poggiata a terra (di lato). È anche più facile sedersi così. È più facile stare seduti.

È questo il senso della collettività: stare tutti insieme in una piccola sala – non importa – e farci entrare tutti, perché non potete gioire se non siete tutti insieme.

Ora, tutti devono stare zitti, d’accordo bambini? Tutti, eh? Altrimenti vi chiederanno un’altra volta di uscire.

Adesso vediamo come manchiamo riguardo alla collettività. È una comprensione molto pratica, concreta. Per prima cosa dobbiamo capire che senza collettività non possiamo esistere. Come il corpo deve essere connesso con il cervello, analogamente senza collettività Sahaja Yoga non può esistere. Una volta capito questo, dovete far sì che la collettività sia assolutamente stabilita, dentro e fuori. È più interiormente che esteriormente che dovete stabilirla: tutto ciò che avete interiormente si manifesta all’esterno. Bene, come stabilirla dentro di noi?

Prima di tutto dobbiamo comprendere che adesso siamo i parenti gli uni degli altri. Gyaneshwara disse: “Techi Soyarik hoti.” (Loro saranno i nostri parenti).

 Chi piange? Bene. Portatela fuori.

[Marathi: Fatela uscire. Si sta ricordando della mamma].

Bene. Dunque, la prima cosa è che dentro di noi, dobbiamo capire, con l’introspezione, che cosa facciamo contro la collettività con la nostra mente, in che modo la nostra mente lavora.

Io non so quale sia il primo pensiero che entra nella mente umana riguardo ad un’altra persona, ma la cosa principale è che i sahaja yogi sono i vostri veri parenti e nessun altro è vostro parente. Questi bambini sono figli vostri, questi uomini sono vostri fratelli e queste signore sono vostre sorelle e, tutti insieme, formiamo un’unica grande famiglia. Siamo parte integrante di un unico corpo e questa mano non può colpire l’altra mano: grazie a Dio esse non pensano; diversamente potrebbero, come gli esseri umani, mettersi a pensare una contro l’altra, ma non lo fanno perché le mani sono connesse all’attività di un solo cervello.

La prima cosa da capire è dunque di cercare non i difetti, ma le virtù degli altri.

Questo è ciò che veramente vi aiuterà di più. In India, ad esempio – non so, forse è così anche qui – se voi… se, supponiamo, vi conoscono, immediatamente cercheranno di scoprire: “Che lavoro posso far fare a questa persona?”. Se qualcuno è fratello di un ministro, immediatamente avvicineranno il fratello del ministro: “Bene, farai questo lavoro per me?”.

Poi qualcuno dice: “Io sono il tal dei tali…”, e immediatamente la gente penserà: “Oh, allora che lavoro possiamo far fare a questa persona?”.

Allo stesso modo anche voi potete spingervi un po’ in là nel linguaggio di Sahaja Yoga. Appena venite a conoscenza di qualcuno, non dovreste pensare a quale affare poter fare con lui. Ho visto che se qualcuno ha denaro, la gente gli salterà subito addosso: “Bene, facciamo affari insieme”, anche in Sahaja Yoga. Oppure, se c’è qualcosa del genere, iniziano subito ad usare quella persona per i loro scopi.

Invece, ciò che dovete fare appena conoscete qualcuno è pensare a quale virtù possieda e a come poter assorbire questa qualità dentro di voi. Infatti, noi siamo qui per arricchirci spiritualmente. Quindi, come cosa principale dovete pensare: “Che cosa posso fare per assorbire in me la qualità di questa persona?”.

Così cercherete di individuare le virtù di quella persona piuttosto che cercarne i difetti, perché i difetti non vi nutriranno affatto. Anche se qualcuno ha difetti, non serve pensarci perché, se cominciate a pensarci, loro non miglioreranno, è un problema di qualcun altro.

La cosa migliore è guardare l’altro con adorazione e comprensione, con amore, poiché è uno di noi e chiederci che cosa possiamo assimilare da lui. Ora, se ho le mani non devo pensarci (a come usarle) perché siamo programmati in questo modo. Se devo tenere questo (microfono), uso automaticamente la mano, non i piedi, so che lo faranno le mani.

Ma quando devo camminare, non cammino con le mani perché so che sono i piedi a dover camminare. Ugualmente, voi dovete capire quale sahaja yogi vi aiuterà a nutrire il vostro Sé. Immediatamente la vostra mente acquisirà grande chiarezza.

Adesso, ad esempio, in Nuova Zelanda ho visto un ragazzo che stava proprio per morire e, quando è tornato a casa, ho scoperto che l’atteggiamento nei suoi confronti non è stato benevolo come sarebbe dovuto essere. Ma questa è la migliore opportunità per vedere come sapete mettere in pratica la vostra compassione. Si parla di compassione, compassione. Vediamo adesso come possiamo esercitare la nostra compassione, dal momento che questo ragazzo è (stato) così malato.

Invece sono stati tutti duri con lui, gli facevano osservazioni, facevano cose così. Dobbiamo avere compassione, Madre ha detto che dobbiamo avere compassione: bene, allora a cosa riserviamo la nostra compassione? Ai muri? Dove usiamo la nostra compassione?  Dove usiamo la nostra compassione?

Sahaja Yoga deve dunque essere messo in pratica, e ciò non consiste nello stare seduti continuamente davanti alla mia fotografia; non significa questo. Significa praticare la compassione; mettetela in pratica.

Poi dovete praticare l’amore. Come mettete in pratica l’amore per gli altri? Se amate qualcuno che cosa fate? Cercate di far piacere a quella persona. Piccole cose possono rendere molto felici le persone. Lo so, voi tutti cercate di compiacermi moltissimo, mi offrirete regali, troverete cose adatte a me, vi prenderete ogni disturbo di comprare dolci fiori per me, cose bellissime per farmi piacere. Io sono fin troppo compiaciuta, devo dirvelo. Ma sono più compiaciuta, molto più soddisfatta, se capite la collettività e cercate di compiacervi a vicenda. Una persona così è quella che mi rende più felice, poiché la sua attenzione è maggiormente tesa al compiacimento reciproco.

Appena deciderete di dover compiacere gli altri, la vostra lingua cambierà. Diventerà qualcosa di dolce. La lingua che era simile ad un paio di forbici diventa splendidamente simile a miele. A quel punto parlate poco ma riversate proprio del miele sull’altra persona, e lei ne gioisce veramente.

Dunque l’esercizio dell’amore, dove lo praticate? Chiedetevi: “Dove pratico l’amore? Che cosa amo?”. Noi amiamo la nostra casa, amiamo le nostre fotografie, le nostre decorazioni, ogni cosa, ma mettiamo in pratica questo amore con nostra moglie, con nostro marito o con gli altri sahaja yogi?

Nella nostra cultura sahaj dobbiamo praticare compassione ed amore, e, come terza cosa, dobbiamo praticare la pazienza. So che alcuni bambini magari sono un po’ più birichini ed altri meno. Forse alcune persone sono molto chiacchierone, a volte veramente provocano anche a me il mal di testa; continuano a parlare, parlare, parlare, parlare, tantissimo! Talvolta penso che sia una cosa positiva perché è un riposo per la mia bocca – è un modo di considerare la cosa. Un altro modo di considerarla è proprio spegnere la mente, lasciarli parlare, che tirino fuori tutto ciò che vogliono. Una volta che abbiano finito e si siano stancati non vi seccheranno più tanto, e si sentiranno anche soddisfatti che qualcuno abbia ascoltato le loro chiacchiere.

Quindi occorre pazienza, e la pazienza è necessaria affinché gli altri vedano la vostra pazienza. Ieri, ad esempio, sono rimasta seduta per quasi tre ore, credo, a stringere la mano a gente di ogni genere e con problemi di ogni genere, e la persona arrivata per ultima ha detto: “Guardando la Sua pazienza, io sviluppo la mia pazienza”.

E l’amore vi conferisce pazienza. Questo amore vi nutre. Vi dico, è un metodo assolutamente pratico: qui non ho parlato di aver fiducia in Dio, dico solo di aver fiducia in voi stessi, è assolutamente pratico perché stiamo parlando del vostro cervello.

Ora, abbiamo detto che dobbiamo perdonare tutti, ma non lo mettiamo in pratica.

Ricordiamo come pazzi cose insignificanti. Insomma, ho sentito che solo il serpente ha questa capacità di ricordare se qualcuno gli ha fatto del male, ma qui scopro che gli esseri umani non sono da meno. Qualsiasi cosa accaduta tredici, quindici anni prima la ricordano tutti, in ogni minimo particolare, qualsiasi cosa li abbia offesi; ma non si ricordano di come loro hanno offeso gli altri; non si ricordano di come sono stati sgradevoli con gli altri, perché una mente umana piena di ego può continuare ad offendere gli altri senza sentire alcun rimorso, mentre il superego continua ad incassare tutti i colpi e a lamentarsene sempre.

Dovete dunque rendervi conto che siete voi a distruggere la collettività.

Innanzitutto, qui abbiamo avuto leader orribili, è per questo che la nostra collettività è stata molto scarsa; ma ormai abbiamo persone più equilibrate, migliori. Inoltre, per Melbourne sto pensando di incaricare una persona anziana come vostro leader. Penso infatti che Greg sia carico di responsabilità. Quindi ho pensato a (John) Henshaw, gliel’ho chiesto e lui ha accettato.

Quindi, adesso, a Melbourne avremo qualcuno che vivrà nell’ashram, un uomo in pensione che si prenderà cura di voi, che farà tutto il possibile per prendersi cura della collettività di Melbourne. Ma voi dovete rendervi conto che io sono connessa con voi attraverso il vostro leader. Questo non significa che voi non possiate connettervi con me: supponiamo, ad esempio, che ci sia uno spillo e voi mi pungiate, immediatamente la mia mano si ritirerà; significa che esiste anche un’azione riflessa, ma per lo più tutto è riportato al cervello.

Allo stesso modo, ogni cosa dovrebbe essere riportata al cervello; ma se, fin dall’inizio, sviluppate un qualche atteggiamento critico nei confronti del vostro leader, allora diventa molto difficile, per il leader come per voi.

Per prima cosa non dovreste criticare. Non usate il vostro cervello per criticare. La critica è già stata eccessiva in Occidente. Intendo dire che ora hanno adottato una tecnica per criticare. Tutta l’arte è distrutta a causa dei critici. Gli artisti hanno paura di esporre le proprie opere, gli artisti hanno paura di esporre le proprie creazioni perché saranno criticati. Ora, la sola cosa rimasta sono critici su critici su critici; e i critici criticano altri critici. Tutto qui. Non esiste creatività, niente.

Cercate dunque di apprezzare qualsiasi cosa. I bambini, comunque, fanno disegni, dipinti ed altro. A volte disegnano il mio viso in modo molto buffo; non solo i bambini, anche gli adulti. Non importa, io lo apprezzo, dico che è molto bello, magnifico, fantastico, per incoraggiare chi lo ha fatto.

La critica dovrebbe scomparire dalla nostra mente, mentre si dovrebbe praticare l’apprezzamento. L’apprezzamento dei figli altrui, l’apprezzamento degli altri è importantissimo; ma ciò non significa apprezzare tutti gli altri e tormentare vostra moglie o vostro marito, anche questo è uno squilibrio. La prima responsabilità è la vostra famiglia, ma dovreste apprezzare gli altri e questo avviene quando non nutrite gelosie per nessuno. Questa gelosia non so da dove provenga, non conosco questa particolarità della gelosia, non so perché esista la gelosia. Così, anche se provate gelosia, dovete usarla per lo scopo giusto; e il giusto scopo è che dovreste essere gelosi di chi è superiore a voi spiritualmente e praticarla per diventare migliori. Se la gelosia è per competizione, allora competete con la persona che è più compassionevole, più amorevole, più disposta a sacrificarsi, più paziente. Questa competizione allora diventa molto salutare e la collettività ne risulta molto nutrita.

Ora cercate di sentire che siete tutti parte integrante di un’unica personalità. Cercate di comprendere questo e mettetelo in pratica. Vi aiuterà moltissimo. Piccole cose quali acquistare un regalino per qualcuno… vedete qualcosa e: “Oh, questo sarà molto carino per questa persona”. Noi abbiamo deciso ufficialmente che gli uomini non dovrebbero fare regali alle donne e le donne non dovrebbero fare regali agli uomini; ma se si tratta di vostra sorella, sorella rakhi, potete farglielo e la sorella rakhi può farlo al fratello, diversamente non si dovrebbe fare. Lo abbiamo fatto perché ho visto che crea problemi, ma ciò non significa odiare le donne o gli uomini. Ma una distanza di purezza va mantenuta. Finché non diventerete completamente innocenti è meglio mantenere questa distanza. Questa purezza deve essere praticata, e questa pratica di purezza consiste nel cercare di sviluppare sentimenti innocenti nei confronti degli altri. Nello stato di l’innocenza arriva tutto; tutto viene nello stato di innocenza. Se siete innocenti diverrete immediatamente ottimi sahaja yogi, ma vi sono moltissime sfaccettature.

L’altro giorno, ad esempio, c’era una ragazza che stava lottando per avere un dolce mentre stavano distribuendo il prasad. Allora le ho dato un piattino e ho detto: “Distribuiscilo”. Ha dimenticato subito ciò che voleva e si è messa a distribuire con molta dolcezza, con le sue mani piccolissime il prasad a tutti. Questo deve essere praticato fin dall’infanzia con i vostri figli, dovete dire loro: “Bene, facciamo queste cose, distribuiamo questo alle persone, andate a mettere il kumkum sulla loro fronte”; magari non lo faranno bene, ma non importa. Impareranno ad incontrare gli altri, a parlare con loro, a stare con gli altri.

Il peggior nemico della collettività è l’aggressività. Alcune persone sono fondamentalmente aggressive, il loro modo di parlare è estremamente aggressivo, il modo in cui dicono le cose è aggressivo. Può essere a causa di qualsiasi cosa, magari sono più istruiti, magari provengono da una famiglia molto aggressiva, magari hanno un qualche complesso di superiorità o di inferiorità o qualche insicurezza; o forse sono posseduti. Cercano di dominare e mostrano il loro fortissimo sentimento di superiorità nei confronti della gente, o magari sono inferiori; non è necessario, ma lo fanno e questo è qualcosa che deve essere frenato. Quindi ciò che dovete praticare qui è l’umiltà. Cercate di essere umili.

C’era, a questo proposito, la storiella di un signore che stava salendo le scale e di un altro che scendeva. Il signore che saliva disse all’altro: “Per favore si sposti”. E quello rispose: “Non mi sposto per i matti”. Allora la persona che stava salendo replicò: “Io sì”, e si spostò.

È così che agisce l’umiltà. Voi dovete essere umili nel vostro approccio con gli altri. Intendo dire che, esteriormente, la lingua inglese è molto umile; ad esempio dovete dire “per favore”, dovete dire “grazie” dieci volte, “per favore, per favore, per favore, grazie, grazie, grazie”; ma non viene dal cuore.

Se qualcuno ad esempio non dice grazie, l’altro può anche picchiarlo: “Perché non mi hai detto grazie?”. Questa non è umiltà.

L’umiltà consiste nel non aggredire gli altri in alcun modo, e se gli altri sono aggressivi accettatelo come una cosa infantile, come una cosa stupida, una cosa sciocca, una cosa insignificante. Infatti, voi siete così potenti che potete sopportarla.

Questa è l’umiltà che dovete praticare e, se avrete tutte queste qualità, sarete davvero sorpresi che perderete il vostro egoismo.

Il vostro egoismo inizierà a scomparire poiché iniziate a rendervi conto molto presto di quanto sia sgradevole l’egoismo, quando diventate generosi. Quindi praticate la generosità.

Voi siete tutti pronti a spendere molto denaro per me, lo so. Volete offrirmi regali – adesso l’ho fermato, nel senso che non potete offrirmi regali o altro individualmente – ma generosità è un termine generico: generosità di gentilezza, generosità di compassione, generosità di pazienza e generosità di cose materiali. Io, se vedo qualcosa, penso immediatamente: “Oh dovrei prendere questo perché so che posso regalarlo a questa signora o a questo signore, o potrei darla per questo scopo o per questa organizzazione o per questo tipo di lavoro che stiamo facendo”. Immediatamente mi viene questo pensiero.

Vi sorprenderà, ma se sono al mercato e ho sete non penso neppure che dovrei andare a comprarmi una bibita, non mi viene in mente. In vita mia non ho neppure mai aperto il frigorifero, vi sorprenderà. Per gli altri correrò qua e là, cucinerò per loro, ma se sono a casa e non c’è il cuoco, non cucinerò per me, va bene lo stesso. Se a casa non c’è nessuno e mio marito non c’è, io posso non mangiare per due, tre giorni; allora i domestici, il domestico protesterà con mio marito, e a quel punto mi ricordo davvero che non ho mangiato, non me ne ero accorta. Se mangio è solo perché c’è mio marito e quindi devo mangiare con lui. Non ho mai avuto l’abitudine di prendere il tè, ma poiché lui è molto amante del tè, ho cominciato, così ne faccio una regola per non doverla abbandonare. Dopo sarebbe difficile.

Si tratta semplicemente di adattarsi agli altri, non è difficile. Dovreste fare poche cose qua e là che facciano piacere. Non c’è niente di male nel cercare di compiacere gli altri. Ma non deve farlo solo la moglie, anche il marito deve fare qualcosa per accontentare la moglie; e non è solo tra marito e moglie, sarà tra i figli e voi; all’interno dell’intera famiglia di Sahaja Yoga, si dovrebbe fare in modo di adattarsi. Praticate dunque i vostri adattamenti come dovete adattare le vostre telecamere (indica la telecamera, ndt). Se non regolate la telecamera, non ottenete l’immagine corretta. Allo stesso modo, se non vi adattate all’atmosfera complessiva, ad una persona, non potete ottenere l’immagine reale, e allora vi mettete a lottare. In effetti la lotta deve aver luogo dentro di voi. È proprio una lunga, lunga storia, insomma, per quel che conosco gli esseri umani e i problemi della collettività. E certi problemi ormai si stanno risolvendo, ne sono felice, la gente non si innamora, insomma non cade procurandosi bernoccoli in testa.

Adesso va meglio, se la prendono con calma riflettendoci sopra e sposano una persona per il matrimonio e non per innamorarsi.

È qualcosa di molto grande ciò che sta accadendo perché vi darà la purificazione della mente e una mente che non indulge in cose senza senso.

Quindi, come ho già detto, mettete in pratica tutte queste cose e la vostra collettività sarà bellissima e la cosa migliore è praticare la meditazione insieme. A Delhi abbiamo aperto un ashram, ogni mattina trovo gente che arriva e si siede insieme agli altri a meditare: è come un tempio, come una chiesa. Arrivano lì e molti di loro si siedono a meditare insieme.

Meditare insieme è il modo migliore per sentire la collettività. Potete meditare a casa, certo, e inoltre vi purificate per la vostra profondità; ma dovete anche meditare insieme e, quando meditate insieme, la forza che avete rafforza gli altri, e la forza dell’intera collettività migliora molto.

Meditare insieme è un grandissima cosa.

Tutti devono capire, ogni volta che avete tempo, trovatelo ad esempio nelle ore del mattino, di andare all’ashram a meditare.

Per esempio, domenica mattina andremo a meditare all’ashram. Dovete venire solo per la meditazione, meditate e andate via; infatti, io risiedo nell’ashram, sono qui, perciò lasciate le vostre case, venite qui e meditate. La meditazione vi aiuterà grandemente. Ovunque siate insieme io sono con voi, ma quando siete lontani gli uni dagli altri, io non sono con voi.

Soltanto nelle difficoltà, quando siete spinti in certi posti dove io non sono – dove voi pensate che io non sia – io ci sono. Ma se deliberatamente vi tenete fuori dalla collettività, io non sono con voi; quindi cercate di espandere la vostra collettività, diversamente non potete immergervi nella vostra profondità, non potete diventare grandi sahaja yogi, non potete essere chiamati davvero sahaja yogi. Soltanto quelli che hanno un senso di collettività possono diventarlo.

Qui a Melbourne abbiamo dinanzi a noi tantissime persone; e, quando la quantità aumenta, la qualità non dovrebbe scadere. E la qualità della collettività deve essere molto forte, creando legami molto forti. Mi piace quando lodate qualcuno. Ho visto che ogni volta che mi trovo da qualche parte, di solito mi parlano soltanto delle persone negative, nessuno parla delle persone positive, così non le conosco, conosco soprattutto quelle negative. Pertanto mi piacerebbe avere notizie di persone che sono molto positive, grandiose, che fanno buone cose, e dimenticatevi di quelle negative: esse se ne andranno comunque. Quindi, la cosa migliore è parlare delle persone che sono positive, che fanno un buon lavoro, che sono veri sahaja yogi.

Vi benedico tutti a Melbourne affinché abbiate una bellissima collettività, gioiate di voi stessi ed ogni, ciascun incontro sia per voi una festa e una gioia.

Che Dio vi benedica tutti.

Perciò oggi dovete venerare il Virata. Egli non è altri che Akbar, il quale è Shri Krishna stesso che diventa il Virata. Quindi possiamo cantare una canzone, prima di tutto la canzone di Ganesha per lavare i miei piedi e alcune canzoni su Krishna.

[Marathi: Avete i canti? Noi abbiamo tutti i canti di Vitthala, in Maharashtra avete tutte le canzoni su Vitthala. Per prima cosa cantate il Ganesh Sthuti e poi lavate i piedi e dopo cantate una canzone].

Bene, adesso i bambini devono lavare i miei piedi. D’accordo?