Guru Puja

Nirmal Temple, Cabella Ligure (Italia)


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S H R I  M A T A J I  N I R M A L A  D E V I

Guru Puja[1]

Cabella Ligure, 28 Luglio 1991


Oggi siete tutti qui per venerare il vostro Guru. È una pratica comune, specialmente in India, quella di dover venerare il proprio guru, e il guru deve avere un’autorità assoluta sui propri discepoli.

Il principio del guru è estremamente severo, e la severità ha fatto sì che molti non siano riusciti a conformarsi agli ideali di un discepolo.

In passato il guru doveva rappresentare, in modo assoluto, l’autorità, ed era il guru a decidere quali discepoli avrebbe avuto. E occorreva affrontare  grandi tapasya, grandi penitenze, persino per diventare un discepolo. E queste dure prove erano l’unico mezzo che il guru utilizzava per scegliere.

I guru vivevano sempre nella giungla e sceglievano pochissimi, pochissimi discepoli i quali dovevano andare ad elemosinare il cibo nei villaggi vicini, cucinarlo per il guru con le proprie mani e nutrire il guru.

In Sahaja Yoga quel tipo di guru non esiste. Dobbiamo infatti comprendere che la differenza fondamentale fra quello stile di guru e quello che abbiamo ora è che a pochissimi individui era concessa l’opportunità di diventare guru, a pochissimi. E, inoltre, quei pochi venivano scelti tra moltissime persone e si sentivano veramente speciali per essere stati selezionati, prescelti; pertanto, tutto ciò che avrebbero dovuto affrontare era benvenuto. Con questa idea diventavano discepoli.

Ma Sahaja Yoga è molto diverso. Direi proprio l’opposto. Innanzitutto, il vostro Guru è una Madre che soffre di sandra karuna[1]. Qualsiasi minima cosa vi accada, i miei occhi si riempiono di lacrime. Quindi, in qualità di Madre, è molto difficile essere un guru.

Allo stesso tempo, anche per voi è difficile ascendere; infatti, poiché io vi amo così tanto, voi vi smarrite e, in quell’amore, a volte dimenticate che il vostro progresso interiore è molto lento.

In Sahaja Yoga è importante dover essere severi con se stessi. Ecco perché ho detto che dovete essere guru di voi stessi, ma la gente non capisce cosa voglia dire.

Dover essere guru di se stessi significa dover guidare se stessi, dover trattare se stessi come il proprio discepolo e doversi correggere da soli. Se non capite la responsabilità, in qualità di sahaja yogi, di lavorare su voi stessi e far funzionare ogni cosa, non potete avanzare molto rapidamente, perché questa è una relazione tra Guru e discepoli di tipo diverso.

Per prima cosa, quindi, vi ho sempre detto di diventare guru di voi stessi.

Dovete dunque fare molta introspezione e prefiggervi i vostri ideali. Io sono seduta di fronte a voi. Avete visto come sono. Posso mangiare di tutto come non aver bisogno di mangiare nulla per giorni. Posso dormire ovunque o non dormire affatto. Viaggio instancabilmente per chilometri e chilometri. Ho questa energia perché sono anche il Guru di me stessa.

La prima cosa che dovrebbe esserci è dunque molta introspezione: “Cosa c’è che non va in me?” – non negli altri – “Cosa c’è che non va in me? Cerco forse il comfort per il mio corpo? L’attenzione è sul mio corpo o sul mio Spirito? Se è così, cosa sto facendo?”. Penso che la cosa migliore sia scriverlo: “Riesco a dormire sull’erba? Riesco a stare seduto sulla pietra?”. Dovete far funzionare questo corpo. (Domandatevi:) “Riesco a dormire quando voglio e a rimanere sveglio quando voglio?”. Ho visto gente assopirsi. Non perché siano persone cattive o in nessun caso indisciplinate, ma perché sono stanche interiormente.

Se siete stanchi interiormente vi sentite sempre stanchi. Lo vedrete alla televisione: se ci fate caso, la gente in Occidente si siede sempre così (Shri Mataji emette un sospiro), perché è molto stanca. Perché è così stanca? Non lavorano poi così duramente. Esaminate dunque con l’introspezione il vostro comportamento. Ora, quando iniziate a fare introspezione, inizierete anche ad esaminare l’ambiente circostante, i vostri stili, i vostri metodi e quel che state facendo a voi stessi a causa dei condizionamenti esterni. I condizionamenti esterni, in Occidente, sono di natura psicologica.

Gli indiani – o dovremmo dire gli orientali – hanno altri condizionamenti, anche questi molto sorprendenti: devono lavarsi le mani dieci volte, anche se viene via loro la pelle continueranno a lavarsele come matti. Devono avere sempre accanto una stanza da bagno, devono fare il bagno; se non lo fanno non si sentono a proprio agio. Hanno anche altri condizionamenti, hanno stupidi condizionamenti di ogni tipo. Ma i condizionamenti che abbiamo in Occidente sono più di natura psicologica, ecco perché non riuscite a scoprire ciò che non va in voi.

I condizionamenti fisici non sono così pericolosi, possono essere superati o controllati. Ma quando avete un condizionamento psicologico, non riuscite a capire cosa non va in voi.

Ora, se osservate, se fate introspezione, quel che scoprirete è una cosa molto sottile.

Prima di tutto, forse a causa delle guerre, non so perché, ma tutti hanno paura di tutti.

Specialmente (a causa di) Freud, penso. Infatti, a causa di Freud, anche la madre ha paura del figlio; e tutte queste cose per gli indiani sono assolutamente incomprensibili. Ma voi le conoscete molto bene. Non si toccherà nessuno, non si abbraccerà nessuno. Inizialmente, quando giocavano a calcio, erano soliti abbracciarsi, ma ho visto che adesso non si abbracciano, si toccano solo le mani, così (gesto di “battere il cinque”, ndt). Penso che fra qualche tempo potrebbero soltanto far così (“battere il cinque” senza però arrivare a toccarsi le mani, ndt), o qualcosa del genere. Sono così spaventati che nessuno… ho visto che persino i bambini hanno paura di abbracciare i propri genitori.

Manca dunque l’espressione dell’amore. E quando non vi è alcuna espressione, non vi è amore in una persona; ed è così che tutto continua ad inaridirsi, ad inaridirsi sempre più.

In Sahaja Yoga c’era una ragazzina ed io avevo un regalo per lei; era molto giovane, avrà avuto circa dieci anni. Così lo diedi ad un sahaja yogi, un sahaja yogi occidentale, dicendogli di andare a portarglielo da parte mia. (Lui disse:) “No Madre, non glielo porterò”. Chiesi: “Perché?”. “Perché mi fraintenderebbe”. Ed io: “Che cosa fraintenderebbe?”.

Questo è penetrato moltissimo nella testa della gente ed ha creato realmente in voi l’insicurezza psicologica. Questa insicurezza agisce fin dalla prima infanzia ed è per questo che avete timore gli uni degli altri; persino dei vostri genitori, dei vostri fratelli, delle vostre sorelle. Soffrite psicologicamente. E quando arrivai per la prima volta in Inghilterra dicevano che era insicurezza. Io dissi: “Ma quale insicurezza? Tutto il mondo ha paura del mondo occidentale”. E perché soffrono di insicurezza? Hanno reso insicuri tutti, in tutto il mondo. E perché, per cosa sono insicuri? Sono insicuri interiormente, all’interno della loro società, della loro famiglia, dei loro stessi gruppi. Hanno moltissima paura gli uni degli altri.

Per prima cosa, dunque, dovreste essere privi di paure. Voi siete sahaja yogi. Non siete più immorali, non potete essere immorali. Se vi mettete sempre a pensare di essere immorali, che se fate qualcosa è immorale e dovete andare a confessarvi da qualche parte, che cosa vi accadrà? Che tipo di personalità avrete? Dobbiamo cambiare tutto questo trasformando noi stessi.

Tra sahaja yogi non dovrebbero esserci insicurezze, ma maryada. Dovete sapere come rispettare la sfera privata reciproca.

La seconda cosa molto comune che si riscontra nella mentalità occidentale, è che sono bombardati dalla critica. Ci sono così tanti critici che ormai non ci sono più artisti: solo critici che criticano critici. Tutti gli artisti sono distrutti, vengono criticati in continuazione.

Arriverà qualcuno…. vi è un’educazione alla critica. Magari non sanno suonare nessuno strumento, non sanno cantare, ma sanno criticare benissimo. Così, nella vostra mente, avete continuamente la sensazione che, se fate qualcosa, qualcuno vi criticherà sempre. Vi è sempre il timore che qualcuno critichi. Di conseguenza (ci si domanda): “Dovrei dirlo oppure no?”. In quanto sahaja yogi, non dovreste preoccuparvi di queste persone stupide, perché sono cieche. E se vogliono criticare, criticarvi, lasciateli criticare. Che importanza ha? Non fa differenza. Ma questo dovete costruirlo in voi stessi (la sicurezza).

La terza cosa è ancora peggiore, non so se ve ne siate accorti o no. Non capisco come sia entrata nelle menti occidentali l’idea che per essere corretti si debba sempre considerare anche la sponda opposta a quella dove ci si trova (ossia considerare il punto di vista opposto, ndt), e non affermare mai niente con sicurezza.

Ad esempio, se chiedete a qualcuno “Come stai?”, risponderà [Shri Mataji fa “così-così” con la mano]. Sempre. Nessuno dirà: “Sto benissimo, non c’è niente che non vada. Che c’è che non va? Sto perfettamente bene, molte grazie”.

Ma non accade mai. Non hanno fiducia in se stessi, tremano sempre. E questo tremito interiore vi procura una personalità che non può mai progredire.

Il progresso avviene quando fate un passo avanti, poggiate con fermezza il piede in quel punto e poi fate il secondo passo avanti, come quando scalate una montagna. Ma se dopo aver fatto il primo passo pensate ancora di essere (già) a metà, come potrete progredire? Muoverete solo due passi, così o così (fa un gesto a mimare un movimento tremolante, incerto, ndt). Questo è un altro enorme deterrente psicologico, lo definirei, o un atteggiamento nocivo per il vostro progresso.

Ora, la terza cosa che avete imparato – che forse è anche la terza o quarta – è che dovete discutere. Per esempio se avete un problema, verrete a dirmi: “Madre, ho questo problema”. Questo è molto comune con tutti: “Ho questo problema”. Io risponderò: “Bene, la soluzione è questa”. A quel punto ve ne uscirete così: “No, no, no. In questo modo accadrà questo”. Allora suggerite un’altra soluzione (ma risponderanno): “No, no, no, no, no Madre, potrebbe accadere così”.

Bene, offrite una terza soluzione: “No, Madre, così facendo potrebbe accadere questo”.

Date la quarta (e risponderanno): “Può accadere questo”. Siete sempre contro voi stessi.

A quel punto devo dire: “Questo è un tuo problema, non mio; io ti sto dando le soluzioni e, se vuoi risolvere il tuo problema, è meglio tu adotti un atteggiamento positivo”.

Il cervello è così (capovolto, ndt). Nella nostra lingua hindi si dice ulti khopdi. State sempre a discutere contro voi stessi. Come potete dunque progredire?

Questo è un altro grosso problema della mente occidentale: non cerca di affrontare un problema come proprio, ma continua a discutere con se stessa, come un avvocato, sapete. Vi sono due avvocati: voi stessi e un altro che continuano a discutere. Nel corpo, nell’essere, esiste dunque una doppia personalità, non una sola.

Come ho detto, è davvero molto psicologico che la gente debba compiere questa svolta improvvisa senza rendersi conto di quanto sia pericolosa. Con l’illuminazione del vostro cervello, questo dovrebbe scomparire.

Invece in Sahaja Yoga è molto pericoloso – poiché se voi dite qualcosa, essendo tutti voi sahaja yogi ed essendo collegati con l’Energia Onnipervadente, qualsiasi cosa diciate si connette e agisce – per voi è molto pericoloso non rendervi conto di essere anime realizzate e non assumere i vostri poteri.

Ad esempio, vedete, se devo dire qualcosa in segreto, devo mettere la mano qui e poi dirlo (Shri Mataji copre il microfono con la mano), perché è connesso alla corrente. Ma se lo lascio scoperto così e parlo, arriva a tutti. Allo stesso modo, qualsiasi cosa i sahaja yogi dicano, desiderino o vogliano, ci sono entità spirituali sedute qui, vedete, qui e lì – ce le avete messe voi – che vi ascoltano sempre. Sono molto ansiose di compiere il vostro lavoro: “Bene, hai detto così, fatto!”. Quindi, qualsiasi cosa pensiate, desideriate o diciate, dovete stare estremamente attenti. E quando adesso… insomma, va bene per le persone anziane, posso capire che siano molto condizionate, che abbiano problemi e così via. Ma voi della generazione presente, per la maggior parte siete tutti in grado di migliorarvi e rimettere a posto il cervello raddrizzandolo nel verso giusto. Voi non avete questo problema psicologico.

L’altro problema psicologico di cui molto sorprendentemente non vi rendete conto, è che dovete conformarvi a qualsiasi idea degli imprenditori. Infatti, tutto il fondamento della vita occidentale consiste nel vedere e nell’essere visti.

Pertanto: “Oh, questa è la moda, quindi dovremmo fare così. Questa è la moda, dunque facciamo così”. L’altro giorno, anzi circa un anno fa, arrivai in Inghilterra e trovai tutte le sahaja yogini con i capelli così (Shri Mataji indica l’Agnya coperto, ndt). Domandai: “Cos’è questo?”. Chiesi ad una ragazza indiana: “Cosa sarebbe?”. “È una nuova moda”. Dissi: “Quale nuova moda?”.

In marathi è detta ziprya, la chiamiamo moda ziprya (folle). Solo la gente del Maharashtra può avere… (Shri Mataji ride). E avevano tutte i capelli qui, sapete, in questo modo, tutte. Dissi: “Mio Dio! Qui c’è l’Agnya e lo tengono coperto, i loro occhi diventeranno strabici!”.

Ma se nasce una moda e tutta la moda si concentra solo sui capelli… Non capisco perché vi sia tanto interesse per i capelli. E perdono i capelli così presto in questi Paesi! Senza usare l’olio, che invece dovrebbero usare, perdono i capelli molto velocemente, a cominciare da quelli nella zona del Sahasrara.

Che significato ha la moda? Se questi imprenditori, questi stupidi individui creano idee, perché dovremmo seguirli? Io non dico che i sahaja yogi dovrebbero apparire tutti uguali, assolutamente no. Potete vestirvi come volete, vivere come volete; ma non dovreste diventare schiavi di nessuno di questi imprenditori. Siete persone libere, adesso, rendetevene conto molto bene. Rendetevi conto che siete persone assolutamente libere e la vostra libertà è assolutamente alla luce della vostra illuminazione; non potete mai sbagliare.

Per prima cosa, però, abbiate in voi stessi quella sicurezza mediante la quale, qualsiasi cosa dobbiate fare, non diventerete schiavi degli imprenditori, di ciò che la gente ha da dire riguardo a come dovete apparire, come dovete presentarvi. Questo è un punto molto importante: passiamo la metà del tempo ad affannarci per assomigliare a molti altri. È molto sorprendente il modo in cui questi imprenditori hanno ingannato gli occidentali. In India non funzionerebbe, non funzionerebbe, specialmente con le donne indiane. Nel frattempo è spuntato un mini-sari; ha fatto la sua comparsa a Bombay per quattro o cinque giorni, mi pare, poi è sparito. Nessuna donna indiana avrebbe indossato un mini-sari, tutto qui. Niente da fare.

Qualsiasi moda nasca adesso in India non resiste, perché tutti i vestiti che indossiamo in India sono tradizionali, sono stati collaudati e, dopo tentativi ed errori, tentativi ed errori, ormai sappiamo che questo è il migliore, ora basta. Ad una certa età ci si ferma. Questo è lo stile che ci si addice meglio.

Ma tutto va avanti e gli stili continuano a cambiare. Ed è a questo che dovete prestare molta attenzione: a fare in modo di non adottare le stupidaggini create dagli imprenditori, bensì cose sensate, adatte a voi.

Ho la sensazione che una delle schiavitù sia che dovete fare il gioco degli imprenditori; ma è una schiavitù molto radicata e psicologica, in molti modi è estremamente nascosta e talmente sottile che non riuscite a rendervene conto.

Con l’introspezione scoprite ciò che è andato storto in voi, come mai siete fatti in questo modo: “Ciò che non va nella mia personalità è dovuto all’intero ambiente circostante ed alle idee che mi hanno messo in testa”.

Dovreste avere idee vostre; non dovreste preoccuparvi di ciò che hanno detto Platone, Socrate e altri. Cosa pensate voi? Dopotutto siete persone illuminate.

A quel punto, però, c’è un altro ostacolo psicologico, che è anche il peggiore: “Madre, se siamo molto sicuri, accresciamo il nostro ego”. Hanno tantissima paura del loro ego, come se dopo un po’ prendessero il volo: “L’ego si gonfierà talmente che prenderemo il volo”.

Questa è un’altra paura che ha la gente, ossia che se si afferma: “Bene, questo è ciò che voglio, questa è la cosa giusta da fare”, si prenderà il volo; perciò non si vuole dire una cosa del genere, (in quanto) è (considerata) indice di ego.

Anche in Sahaja Yoga si sono dunque insinuate certe paure. Una di queste è: “Madre, non dovrei avere ego”.

Ma, ora, qual è il problema dell’ego? È anche sorprendente che, nonostante tutte le paure e tutto il resto, per reazione a ciò, la gente abbia sviluppato un’indole contestatrice. Ma ancora questi imprenditori hanno lusingato il vostro ego.

Ad esempio, la mattina si chiede al proprio figlio: “Cosa vuoi mangiare?”. Allora il bambino dirà: “Voglio questo!”, e la madre deve correre a comprarlo, oppure deve tenere tutto nel frigorifero. In India non è così: è meglio mangiare quel che viene cucinato in casa. Se non c’è sale, va bene senza sale, avanti: altrimenti non mangiate, non importa. Comunque mangerete.

Quando dunque nasce in voi la disciplina e capite questo, non dite più: “Desidero solo questo, voglio solo quello”, bensì dite a voi stessi: “Che cosa desideri? Bene, non lo avrai per un mese, vediamo!”.

Per quanto mi riguarda, devo dirvi che qualche volta credo di aver ceduto a qualche piccola comodità. Ebbene, una volta dovemmo trasferirci e la mia famiglia non era con me a quel tempo. Avevamo soltanto un letto piccolissimo in cui dormiva mio marito, mentre io dormivo per terra, sul nudo cemento. E il giorno successivo iniziai ad avere dolori nel corpo, così dissi: “Ah sì?”. E dormii per un mese intero sul cemento. Dissi (al corpo): “Ti vengono i dolori (a dormire) sul cemento? Bene. Ora dormici per un mese. Dormirò sul cemento”. Così il cemento perse il suo potere su di me. A quel punto forse potrebbe essere stato il cemento a provare dolore! (Madre ride, risate).

Ciò che dovete fare è quindi dominare la vostra mente. A quel punto nascerà solo il problema di cosa sia il discernimento: “L’ego si gonfierà, Madre”. Infatti l’ego, come ho detto, si sviluppa a causa delle reazioni, quando protestate contro qualcosa ed anche quando viene lusingato dagli imprenditori.

Bene, qualunque sia il motivo non psicanalizzeremo noi stessi. Ma il fatto è che abbiamo anche un problema di ego. Perché? Vi ho già detto che se si gonfia un pallone molte volte, poi si può gonfiare facilmente. Basta pochissima aria e si gonfia. Ecco perché temete così tanto che il vostro ego possa gonfiarsi improvvisamente, facendovi diventare come palloni ondeggianti da qualche parte in aria. Ma il modo per sbarazzarvene è capire che siete anime illuminate.

Rispettate voi stessi! Una volta che inizierete a rispettare voi stessi, non cadrete più in alcuna trappola dell’ego. È molto semplice. Rispettate voi stessi. Dovete dire: “Sono un sahaja yogi, come posso comportarmi così? Dopo tutto sono un sahaja yogi”. Si sviluppa questa dignità e, allora, comincerete a vergognarvi di fare qualcosa di stupido. Infatti l’ego vi rende stupidi, assolutamente, è questo il punto. Se ora sviluppate questo rispetto per voi stessi: “Sono un sahaja yogi, non posso comportarmi così, sono un sahaja yogi”, se dite così a voi stessi, sarete sorpresi di come questa dignità di sahaja yogi vi terrà sicuramente con i piedi per terra. Non cadrete nella trappola del vostro ego.

Da una parte ci sono quindi i condizionamenti, dall’altra c’è questo ego. È semplice (risolvere) l’ego: occorre sviluppare questa dignità. Vi sorprenderà, ma tra gli animali vi sono maryada: una tigre non si comporterà come un serpente e un serpente non si comporterà come una tigre.

Dunque adesso noi siamo sahaja yogi. Siamo tigri fra gli esseri umani, siamo leoni fra gli esseri umani; i più elevati, siamo gli esseri umani più elevati. Non è necessario avere sul petto dieci medaglie, come si dice, per mostrare che siete qualcosa di grande; ma voi siete sahaja yogi, siete mahayogi.

Sviluppate dunque questo rispetto e sarete sorpresi di come immediatamente nascerà in voi l’umiltà. Insomma, l’umiltà si farà strada in voi. Ho visto alcuni sahaja yogi sedere in questo modo (impettiti, ndt), a volte in questo modo (abbattuti, ndt). Se è presente il Vishuddhi sinistro staranno in questo modo (con la testa reclinata e poggiata sulla spalla destra, ndt), se c’è il Vishuddhi destro, in quest’altro (con la testa reclinata e poggiata sulla spalla sinistra, ndt).

Ma a quel punto vedete voi stessi.

Uno sposo, ad esempio, deve vestirsi elegantemente e ricordare: “Io sono lo sposo, non posso comportarmi come gli altri ragazzi più giovani che saranno lì. Devo avere una mia personalità, sono lo sposo, sto per sposarmi, non posso comportarmi come tutti gli altri miei amici presenti”. Dobbiamo comportarci in un certo modo. Quindi assumete questo (ruolo, posizione, ndt). Ancora non ci rendiamo conto di essere sahaja yogi.

Quando ci rendiamo conto di essere sahaja yogi, quella dignità si svilupperà in noi e, con quella dignità, sarete stupiti di vedere anche ciò che non va nella vostra nazione, ciò che manca di dignità.

Ora, con tutto ciò che è accaduto in Francia, potete capire ciò che non va nelle leggi francesi. Ma i francesi sono più interessati al bere, al cibo e altro, per cui non ci hanno mai badato: “Oh, va bene, che ci importa delle leggi, siano come siano, non importa, chi dovrebbe preoccuparsi di queste cose? Non sono niente di importante. In fondo, se si può avere qualcosa da bere….”. Se andate in un paesino francese, alle sette non riuscite ad incontrare nessuno, nemmeno un ubriacone. Sono tutti seduti dentro a bere e bere. Insomma, è la religione principale, il principale passatempo. Il giorno dopo arrivano con i postumi della sbornia e vedono tutto al contrario.

Come questi tizi, questi giornalisti che sono andati in India[2], hanno visto un cancello di ferro e hanno pensato fosse la cortina di ferro di Hitler. Tutto viene ampliato, ingigantito, distorto, sapete, a causa dei postumi della sbornia.

La vita intera in Occidente è quindi simile ai postumi di una sbornia: vedono le cose o troppo grosse o troppo piccole. Non le vedono come sono. Ora, la maggior parte di questi testi di psicologia e di tutti questi libri che leggerete, sono per lo più scritti da ubriaconi. Se guardate le loro vite, sono stati degli ubriaconi. Perché dunque dovremmo prendere così sul serio tutto ciò che hanno scritto?

Ad eccezione di pochissimi che erano anime realizzate, erano quasi tutti ubriaconi. Quelli che hanno scritto le tragedie greche devono essere stati veri ubriaconi, dovevano bere moltissimo e poi scrivere qualcosa così (mima una mano tremolante, ndt).

Infatti, la maggior parte degli ubriaconi, quando scrive, dice: “Perché, perché dovrei vivere? Devo morire”. Anche in India abbiamo molte persone così, che hanno scritto dei ghazal[3] e che dicono sempre: “Perché dovremmo vivere? Dovremmo morire!”. C’è stato un poeta che ha detto: “Parlate tanto di morire, perché non morite una buona volta?”.

Vi renderete conto che ciò che scriverete voi, ciò che direte voi, è superiore a quello di tutta questa gente. Ma Sahaja Yoga ha lavorato in modo così delicato in voi che non vi rendete conto di ciò che siete.

Oggi, in occasione del Guru puja, venerate il vostro Guru. Allo stesso tempo io mi inchino al vostro guru dentro di voi. Lasciate che il vostro guru emerga e si manifesti.

Specialmente il tipo di Guru che avete voi – io non sono severa con voi, sono molto gentile; perché, come vi ho detto, è qualcosa di fondamentalmente diverso, non è per un individuo, ma per la collettività. E se qualcosa deve diffondersi collettivamente, dovete comprendere che deve essere solo l’amore a farlo funzionare. Non esiste altro modo in cui poter diffondere Sahaja Yoga. Infatti noi non possiamo essere come Hitler che diffondeva idee errate di odio. Potrebbe essere odio o amore. Se insegnate alla gente a odiare, con il fondamentalismo e quant’altro, troverete migliaia di persone pronte a combattere. Potete stuzzicare la loro indole più vile e dire: “Bene, avanti, combattiamo!”. Razzismo, questo, quello, qualsiasi cosa, anche il nazionalismo. Bene, ci sono persone così.

Ma quando parlo di amore è molto diverso. Cercate di comprendere. E, per il nostro lavoro collettivo, dobbiamo sapere che l’amore è una sorgente di energia che fa crescere le cose in un processo vivente; è un’energia viva. Adesso cercate di capire. Questo la gente non lo capisce. Amore non significa abbracciare qualcuno o fare qualcosa, ma è un’energia vivente che comprende, che vi fa crescere. Spero che abbiate visto i miei libri e li abbiate letti: in essi vi ho spiegato molto chiaramente cos’è l’energia vivente dentro di noi che agisce. E il funzionamento di ogni cosa – osservate ad esempio questo fiore; non posso ordinargli di crescere dritto, si muove a modo suo, lasciamolo stare. È bello così, perché nessun fiore dovrebbe essere uguale ad un altro fiore. L’energia vivente non crea mai una cosa esattamente uguale ad un’altra, si può fare solo con la plastica. E quando (questo fiore) cresce, cresce a modo suo.

Quindi, ciò che è innato in voi, che è un’energia vivente – un’energia innata ma viva, una cosa viva che agisce – fiorisce da sé. Occorre darle l’acqua del puro amore.

Nel puro amore, ciò che vedete in voi stessi, come guru, è: “Cosa c’è che non va in me che mi impedisce di progredire?”. E in quanto guru, guardando un’altra persona capite come trattarla, con amore, in modo che si avvicini alla realtà.

È un processo molto gentile, molto amorevole, e non c’è niente di meglio del gioire realmente del proprio amore. Sapere che io amo così tante persone è di per sé grandioso. Ed anche voi, vedete, sentite di amare tante persone.

Ma dovrebbe essere samadrishti: dovreste, cioè, vedere tutti con gli stessi occhi. Voi vedete tutti con gli stessi occhi, no? Ci sono solo due occhi.

Ma, pur guardando tutti con gli stessi occhi, si vedono le persone in modo diverso. Le si vedono in modo diverso. Invece, i vostri occhi non fanno distinzioni, non vedono qualcuno nero, qualcuno bianco, qualcun’altro blu; vedono le persone per quello che sono.

Quando iniziate ad osservare con samadrishti, ossia con gli stessi occhi, con lo stesso sguardo, non cambiate le vostre idee. Perché, diversamente, ciò che accade è che la vostra mente distorce tutto e voi iniziate a vedere ogni persona diversa dalle altre.

Ora, con gli occhi vedo il ventilatore; ma se la mia mente non è a posto, potrei vedere un essere umano. Se siete persone sane di mente, vedrete tutti esattamente come sono. Samadrishti è avere occhi uguali per tutti. Non siete alterati, così che non potete considerare qualcuno un amico speciale, un altro come l’amico numero due, un altro come l’amico numero dieci e qualcun altro un nemico. Quando inizierete a guardare le cose in quel modo, tutto assumerà la forma corretta. Diversamente, si può impazzire.

Inoltre, (la conoscenza) dovrebbe essere samyak, cioè integrata. Dovrebbe esserci una conoscenza integrata. Quando gli occhi osservano, vedono dove siete seduti, dove siete, dov’è questa persona, dov’è quell’altra, che relazione c’è.

La conoscenza degli altri è nelle relazioni reciproche. Supponiamo che ci sia un uomo che abbia un figlio, e vi sia un problema tra lui e il figlio.

Per avvicinare quella persona dovete sapere che ha un figlio; non considerarlo separato dagli altri, isolandolo. Prendiamo, ad esempio, qualcuno dell’Inghilterra o dell’Italia, e poi cerchiamo di comprenderlo basandoci sul fatto che proviene da un certo ambiente e che questo ambiente lo influenza rendendolo in un certo modo.

Se riuscirete ad avere questa completa conoscenza degli altri non vi saranno problemi, conflitti, niente. Altrimenti ci sono sempre discussioni, e per questo ci si sente molto stanchi.

Gli occhi non reagiscono; vedono semplicemente, vedono tutto ciò che c’è. Gli occhi non reagiscono mai; ma la mente reagisce. E questa reazione è responsabile di rovinare il vostro atteggiamento nei confronti della gente.

Pertanto adesso dovreste adottare uno stato di testimonianza, come disse Gyaneshwara: “niranjana pahane, niranjana pahane”, guardare qualcuno senza reagire. Osservate semplicemente e saprete ogni cosa riguardo a quella persona appena la vedete, niranjana pahane. Infatti, finché è presente il vostro cervello, non vedete la persona così com’è. Ma (in niranjana pahane), appena vedete una persona, saprete di cosa si tratta, e conoscerete subito i suoi chakra, la sua Kundalini; penetrerete tutto.

Ma la vostra mente, carica di assurdità, non vi permetterà di raggiungere quel livello. Quindi niranjana pahane, dobbiamo sviluppare questo tipo di occhio con cui semplicemente vedete le cose (così come sono).

In questo modo nasce dunque il distacco e smettete automaticamente di criticare chiunque, perché è la vostra mente ad essere contro quella persona; non amate qualcuno soltanto perché è la mente a pensare così, non formate neppure gruppi, non potete avere qualcuno che vi è caro e qualcuno che non lo è.

A volte, se non sorrido a qualcuno, questi si lamenta dicendo: “Stavolta Madre non mi ha sorriso”. Insomma, non posso avere sempre il sorriso, sapete, dovete pensare anche ai miei muscoli! Come posso sorridere continuamente? Eppure c’è gente che ci rimane molto male: “Stavolta Madre non ha sorriso”. Così devo sempre continuare a sorridere a tutti. Ci provo (risate).

L’atteggiamento verso gli altri deve essere basato su niranjana, poiché è un lavoro collettivo.

Non è rigoroso, non blocca niente in alcun modo, poiché è un lavoro vivente, assolutamente vivente; non possiamo (essere rigidi, severi). Ma è sicuramente il lavoro che crea armonia, amore, affetto, sentimento di unione.

Provate a pensare a qualcuno che non sia gentile con voi oppure… è una cosa orribile! È meglio pensare a come potreste essere gentili voi con quella persona. L’atteggiamento dovrebbe essere: “Quanto sarò gentile con quella persona?”.

Se qualcuno è arrabbiato con voi, è facile lottare: “Fatti sotto, tu sei arrabbiato, io sono arrabbiato!”. No. Andate a fargli il solletico – è molto semplice – e gioite. Infatti non potete gioire dell’odio, della rivalità, della separazione. Come questa mano deve gioire dell’altra, allo stesso modo voi dovete gioire gli uni degli altri. Se non riuscite a gioire avete mancato il punto, non lo avete colto.

Dobbiamo dunque renderci conto che, nel progresso collettivo, non possiamo progredire se non abbiamo senso della collettività, di essere parte integrante di un unico organismo. Se mi tiro un orecchio, l’orecchio non verrà via, ma procurerà dolore a tutto il corpo. Ecco perché dico che è meglio tirarle tutte e due. E quando inizierete a vedere voi stessi in questo modo, vi stupirà (notare) che si svilupperà un dolce senso dell’umorismo nei confronti di voi stessi. E diverrete davvero personalità molto interessanti, magnetiche e molto gradevoli, estremamente piacevoli. Tutti cercheranno la vostra compagnia. Questo è il segno che il vostro principio del Guru è illuminato.

Naturalmente essi (i guru, ndt) hanno detto che dovreste acquisire il distacco, non dovreste avere attaccamenti a niente e quant’altro. Queste sono tutte soltanto parole: ma in realtà, solo l’introspezione e l’assunzione, o meglio, la conoscenza della vostra profondità vi darà di per sé quella sensazione.

Se avete questa consapevolezza di essere sahaja yogi e che la vostra profondità della divinità è così grande, questo sarà di per sé più che sufficiente perché siate il guru più elevato.

In realtà io non sono più un Guru, non sono mai stata un Guru; io sono una Madre, sono un Guru senza speranza. Infatti, un Guru che non sappia essere severo è inutile, ed io devo prepararmi per dire le cose, sapete. Se c’è un problema tra due persone, e c’è un po’ di tempo prima di dover parlare loro, mi dico: “Come faccio a diventare severa?”. Se mi viene qualcosa di spontaneo, allora dico: “Perché vi comportate così?”, al massimo, in modo spontaneo. Quindi dovete sviluppare in voi questo speciale stile di guru, che è per il funzionamento collettivo. Ancora una volta ricordate che è per il lavoro collettivo.

Oggi, dunque, nel venerare me, venerate il principio del guru in voi. Non direi che dovreste cercare di seguirmi, poiché io sono senza speranza in molte cose. Non mi intendo, ad esempio, di operazioni bancarie, di denaro, insomma,sono molte le cose che non so, davvero.

Sono veramente senza speranza, non capisco la legge. Insomma, non dovreste essere come me, d’accordo; però dovreste essere in grado di dire come dico io: “Vedete, ho questi problemi”. Ma di sicuro dovete avere una cosa: la conoscenza completa di Sahaja Yoga, o il desiderio di sapere tutto su Sahaja Yoga. Se questo funzionerà, nuoterete in questo oceano di conoscenza alla velocità di un jet, saprete tutto quello che vorrete sapere.

Ma dovrebbe esservi un desiderio di conoscere. Non sentitevi mai soddisfatti (pensando) di saperne abbastanza su Sahaja Yoga, no, mai. Potete essere soddisfatti di tutte le altre cose eccetto una: “Devo ancora conoscere Sahaja Yoga attraverso il mio cervello, e il mio cuore dovrebbe avere quella conoscenza. Essa dovrebbe essere nel mio cuore, non solo nel mio cervello. Dovrei conoscere attraverso il cervello, (ma la conoscenza) dovrebbe essere nel mio cuore”. Ad esempio, quando vedete King Kong in un film, sapete che è King Kong, d’accordo, ma è un film, quindi non importa.

Di solito la nostra conoscenza è così. Ma se vedete King Kong qui in piedi: “Oh, mio Dio, è già qui!”. (Risate).

Allo stesso modo, quando la nostra conoscenza è nel cervello, è proprio come un film: è lontana, non è nel cuore. Ma quando è nel cuore, è attiva, agisce. Non agisce attraverso il cervello. Nel cervello semplicemente risiede, mentre nel cuore agisce. E nel cuore risiede lo Spirito. È molto semplice: noi siamo persone che vivono maggiormente con il cervello, non con il cuore. Ma rendetevi conto che viviamo nella realtà, sapete, King Kong è davanti a noi. Non stiamo vedendo un film, è nella realtà.

E nella realtà è il cuore che deve lavorare, non il cervello; infatti la realtà esiste solo attraverso il cuore, non attraverso il cervello. Quando comprenderete questo, aprirete il cuore, lo espanderete: “Ora questo è nel mio cuore”. Allora tutto sarà ben chiaro nella vostra testa, saprete tutto chiaramente: ciò che si deve fare, come reagire, come risolvere le cose. Se ponete tutta la conoscenza di Sahaja Yoga nel vostro cuore, prima di tutto dovrete espanderlo, altrimenti non potete metterci questo oceano. E allora vedrete: “Questo è Sahaja Yoga”.

A me ogni cosa sembra Sahaja Yoga: comprare questa casa, venire qui, tutto questo è Sahaja Yoga. Posso vederlo chiaramente. Collego tutto ciò che vedo con Sahaja Yoga, immediatamente: “Questo è Sahaja Yoga”. Perché è così? A causa di Sahaja Yoga. Questo è Sahaja Yoga.

Così, quando il vostro cuore sa ciò che sa il vostro cervello, iniziate a vedere Sahaja Yoga ovunque. Ho conosciuto persone che conoscono benissimo tutti i mantra, tutto molto bene, ma: (la conoscenza deve essere) nel cuore. Mettete dunque tutto nel cuore. In Sahaja Yoga non si è guru con il cervello, ma con il cuore.

 

Che Dio vi benedica tutti.

Per il Guru puja… (Hindi: “Rajesh, l’hai portato?”), prima lui leggerà ad alta voce. Vedete, a nessuno di voi ho mai dato da leggere questa Guru Gita. Non perché non sia la verità, dice la verità, è la descrizione del Guru fatta da Shiva a Parvati. Ma il motivo per cui non ve l’ho data è che tutti questi guru sulla piazza dicono: “Bene, io sono il vostro guru, e questa è la Guru Gita”. Nella Guru Gita c’è scritto di consegnare tutto il vostro denaro, tutti i vostri averi, tutti voi stessi – tana, mana, dhana – il vostro corpo, la vostra mente, ogni cosa al guru e diventare uno stupido pazzo. Così (i falsi guru) la danno loro (ai discepoli).

Ecco perché non ve l’ho mai data (la Guru Gita). Oggi però, per la prima volta, ho detto a Rajesh di leggerla, ma questo non significa che dovreste seguire questa modalità descritta da Shiva.

Rajesh: OM TWAMEVA SAKSHAT SHRI ADI GURU SAKSHAT SHRI ADI SHAKTI SAKSHAT SHRI DAKSHINAMURTI SHRI MATAJI SHRI NIRMALA DEVYAI NAMO NAMAH

Nella Guru Gita, Shri Shiva, conosciuto anche come Shri Dakshinamurti, Colui che guarda verso sud, su richiesta di Shri Parvati, le spiega cos’è il Guru….

Shri Mataji: Riuscite a sentire tutti?

Rajesh: (ripete) chi è il Guru.

Shri Mataji: [Hindi: “Per favore, stai qui in piedi”]… e ad alta voce. Alzalo.

Rajesh: E Shri Shiva spiega a Shri Parvati, nella Guru Gita, chi è il Guru. E all’inizio dice che la parola guru, la prima sillaba, “gu”, evidenzia gli attributi di maya, mentre la seconda sillaba “ru” distrugge l’illusione causata dalla maya. Quindi Egli è anzitutto Colui che distrugge le illusioni causate dalla maya. Le crea e le distrugge anche.

Lui solo ha quella posizione e, pertanto, la posizione del Guru è la più elevata e inaccessibile persino a tutte le deità, e Guru è venerato da tutte loro.

Omaggi a Guru che salva chi è caduto nell’oceano dell’inferno, stando seduto sull’albero del mondo terreno.

Omaggi a Guru che è Shri Brahmadeva, Shri Vishnu e Shri Shiva e il solo Brahma supremo.

Omaggi a Guru che ha creato tutta la conoscenza per il bene delle persone, affinché abbiano il ponte per attraversare l’oceano del mondo terreno.

Omaggi a Guru che apre gli occhi di chi è diventato cieco a causa dell’oscurità dell’ignoranza, ungendoli con il kajal della conoscenza.

Omaggi a Guru per aver realizzato l’illuminazione del mondo. Tu sei mio Padre, Tu sei mia Madre, Tu sei mio Fratello e sei il mio Dio.

Omaggi a Guru che è la verità, e alla luce di questa verità il mondo diviene manifesto, e Tu sei la gioia che incanta quel mondo.

Omaggi a Guru che è Sat, l’esistenza pura, la verità. E dopo averla conosciuta, il mondo di varietà di forme e oggetti cessa di apparire reale.

Omaggi a Guru la cui forma è causa dell’azione e che è presente come causa in tutte le azioni.

Omaggi a Guru la cui presenza, essendo la causa delle azioni in ogni cosa, porta unità, porta la collettività, porta l’integrazione della varietà di forme e oggetti.

Omaggi a Guru i cui due piedi di loto disperdono il calore della dualità e ci salvano da ogni calamità.

Omaggi a Guru con la nostra parola, con la nostra mente, con la nostra attenzione, con i nostri occhi, perché il Guru in realtà è Shri Shiva e Shakti insieme e i Suoi due piedi di loto sono rossi e bianchi e splendenti.

Io medito su Guru, sulla lettera “gu” che indica lo stato oltre i tre guna, e “ru” che indica le forme senza forma, e che ci concede la forma che è oltre i tre guna.

Ci inchiniamo ripetutamente a Guru poiché ha distrutto, mediante la Realizzazione del Sé, i karma accumulati nel corso di tutte le nostre vite precedenti.

Ci inchiniamo ripetutamente a Guru poiché non esiste alcun principio al di sopra di quello di Guru. Non esistono penitenze che si possano eseguire, in quanto la penitenza suprema deve essere fatta per realizzare Guru e nessuna conoscenza può esistere al di là del principio che è Guru.

Ci inchiniamo ancora e ancora a Guru che ci ha mostrato la forma di una volta ininterrotta che ha pervaso tutte le cose animate e inanimate.

Omaggi ancora a Te, Guru, i cui piedi di loto sono adorni di diamanti che sono le shruti (conoscenze) e i loti lucenti dei Veda.

Omaggi a Guru che spontaneamente risveglia in noi tutta la pura conoscenza.

Omaggi e ancora omaggi a Guru che è Chaitanya, eternamente sereno, oltre la confusione, estremamente puro, oltre naad[4], bindu[5] e kala[6].

L’origine dalla meditazione è la forma di Guru, l’origine del puja sono i piedi di loto di Guru. Il primo puja è il puja ai piedi di loto di Guru. Il primo mantra, l’origine stessa del mantra è la parola di Guru.

La prima liberazione, l’origine di ogni liberazione esiste solo per grazia di Guru.

SAKSHAT SHRI MATAJI SHRI NIRMALA DEVYAI NAMO NAMAH

Shri Mataji: Ah, penso che dovrebbero venire su tutti i leader. Penso, ah… voglio dire che anche se ci sono due leader, dovrebbero venire due leader.

Dio vi benedica.

Si potrebbe dire una volta il mantra a Ganesha, il mantra a Ganesha. Si può recitare L’Atharva Shirsha – sì, perché no? Potete recitare Atharva Shisha una volta e tutti dovrebbero lavare, versare l’acqua sui miei piedi.

[Viene recitato il Ganesha Atharva Shirsha]

[Yogi: Centootto nomi di Shri Adi Guru Dattatreya: “Om twameva sakshat Shri Sattwaya namaha: omaggio a colui che è sattwa”. Vuole che diciamo il mantra? Vuole che si dica il mantra?].

[Yogi: Leggiamo questi nomi e dobbiamo cercare di metterli nel nostro cuore poiché li stiamo rivolgendo al nostro Guru. Non dovrebbero essere detti con il cervello ma dovrebbero essere nel nostro cuore].

[Yogi: Prima in inglese].

[Yogi: Rivolgiamo questi mantra al nostro Guru che è seduto qui davanti a noi e che è il Guru di tutti i Guru. E dobbiamo sentirlo dalla profondità del nostro cuore, con la shraddha, che è una devozione arresa, e dobbiamo recitare tutti i mantra con questi sentimenti nei nostri cuori].

[Traduzione in francese e italiano]

[108 nomi di Shri Adi Guru]

Puja


[1] Uno dei nomi di Shri Mataji che significa: “Intensamente compassionevole nei confronti dei Suoi devoti”.

[2] A vedere la scuola di Dharamshala.

[3] Ghazal, componimento poetico nato nel VI secolo, comune nella poesia urdu e persiana. Gli argomenti affrontati sono quelli amorosi, specialmente legati al tema dell’amore proibito, ma anche quelli erotici, naturalistici (amore, vino, feste, natura).

[4] Suono cosmico.

[5] Punto centrale di tutta la conoscenza.

[6] Tempo.