Puja di Natale

(India)


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S H R I   M A T A J I   N I R M A L A   D E V I

Puja di Natale

Ganapatipule (India), 27 Dicembre 1994


Buon Natale e tutte le benedizioni per il prossimo anno.

Oggi non celebreremo un puja molto lungo, ma ci sono alcune cose che dobbiamo comprendere dalla vita di Cristo. Cristo nacque in condizioni di grande povertà, proprio per dimostrare che la spiritualità può vivere in qualsiasi circostanza e in qualsiasi condizione problematica. E dovette affrontare una forte opposizione da parte del proprio popolo. Egli era nato in una famiglia ebraica, ma a quell’epoca il popolo ebraico non volle accettarlo. Ma il punto principale da comprendere è che non furono loro ad ucciderlo. Non lo uccisero loro. In nessun ordinamento giuridico è permesso ad una folla di uccidere. È un giudice (a farlo); e in realtà fu un giudice romano, dell’Impero Romano, a decretare la Sua morte.

La Sua vita è molto difficile da seguire, poiché Egli era una personalità assolutamente divina, assolutamente. Ed è per questo che tutte le norme e regole che Egli promulgò per i cristiani sono davvero molto difficili, molto difficili da seguire. Non credo vi sia qualcuno in grado di seguire l’esempio della Sua vita. È molto difficile, perché Egli disse che, se si commette adulterio con gli occhi, è meglio cavarseli. Se si commette un crimine con la mano, è meglio tagliarsela. Per Lui, anche il crimine era qualcosa di molto sottile. Se qualcuno vi schiaffeggia sulla guancia destra, porgetegli la sinistra. Seguire queste difficili, difficilissime indicazioni, era impossibile. Egli affermò, inoltre, che siete voi a doverle mettere in pratica, non gli altri.

Egli visse per un tempo brevissimo. Visitò l’India e si fermò lì. Ho letto un libro al riguardo; e sono rimasta sorpresa che, nei Purana, sia descritto molto chiaramente in sanscrito – lingua forse non compresa dall’autore – che i miei antenati, gli Shalivahana, lo incontrarono e gli chiesero quale fosse il Suo nome, ed Egli rispose: “Mi chiamo Issa Massih, e sono venuto in questo Paese (India) perché il mio Paese è pieno di mlecchas.” Mleccha viene da mal ich, ossia coloro la cui unica tendenza è quella di raccogliere sporcizia. Allora (Shalivahana) ribatté: “Ma che cosa ci fai qui? Torna al tuo Paese ad insegnare il Nirmala Param Tattwam[i]”. È davvero sorprendente che abbia utilizzato parole tanto chiare.

Tutto questo è stato descritto in sanscrito. Forse l’autore non capiva queste parole scritte in sanscrito. E poi (Shalivahana) gli disse: “Soltanto Tu puoi andare a correggerli e a purificarli”. Ma riflettete: Egli provò a fare il bene, ma la gente lo crocifisse.

Se osservate adesso la religione cristiana, non sapete che cosa dire. Si sono sempre opposti a Sahaja Yoga e non hanno nemmeno mai provato a capire la frase pronunciata da Cristo: “Io vi invierò lo Spirito Santo”. Anche alcuni sahaja yogi che si suppone provengano dai condizionamenti del Cristianesimo, vi rimangono attaccati. Ora basta. Non c’è più Cristo. Certo, accettiamo l’enorme importanza della Sua venuta su questa Terra e dell’aiuto che ci ha fornito. Ma il gradino sul quale vi trovate adesso, presuppone che dobbiate abbandonare quel gradino per salire al piano superiore. Ciò non significa che voi non dobbiate venerare Cristo: dovreste farlo, ma non come fa certa gente, che con molto compiacimento vi rimane ancora attaccata. Egli è colui che vi ha preparati per l’avvento di Sahaja Yoga.

Non so in che modo possiate adattarvi alla Sua vita. Egli è stato il Sahaja Yogi supremo, ma era dotato di così tanti poteri che sono difficili da acquisire per gli esseri umani. Ma Egli accettò il proprio sacrificio, accettò di adattarsi, accettò tutto ciò che gli fu detto. Ma il Suo amore per Sua Madre era tale che sulla croce proclamò: “Contemplate la Madre!”. Disse proprio: “Contemplate la Madre!”.

Comunque sia, dobbiamo renderci conto che, così come è avvenuto con ogni scrittura, neanche la Bibbia offre una rappresentazione completa di Cristo. Pertanto ci sono problemi e, come in ogni religione, la gente ha deviato dalla retta via e sta infangando il nome delle personalità divine che hanno ispirato queste religioni. È accaduto anche nelle nazioni cristiane. Fanno esattamente l’opposto di ciò che ha detto Cristo.

Per quanto riguarda noi, occorre comprendere che Egli venne su questa Terra per aprire il nostro Agnya chakra, il che è una cosa molto difficile. Il Sahastrara non è difficile quanto l’Agnya. L’Agnya, nel quale Egli risiede, è un chakra molto stretto. E Lui ha detto: “Dovete perdonare voi stessi e perdonare gli altri”. Questo è il mantra dell’Agnya chakra. Con i bijakshara (mantra seme, ndt), diciamo Ham Ksham. Ksham significa perdonare gli altri. Ham significa perdonare voi stessi. Questi sono i due bijakshara usati per aprire l’Agnya chakra. Per aprire l’Agnya chakra, la cosa migliore è entrare in consapevolezza senza pensieri. In consapevolezza senza pensieri l’Agnya può aprirsi. Ma l’Agnya, se è chiuso, può essere molto pericoloso, molto pericoloso, e può danneggiare voi o gli altri. A volte, chi è posseduto ha anche delle possessioni nell’Agnya chakra, ed inizia a comportarsi secondo le mutazioni di queste orribili forze negative che ha dentro di sé. Di conseguenza, queste forze negative prendono il sopravvento e non capiamo perché qualcuno si comporti in un certo modo.

Ora sappiamo che in America hanno effettuato molte ricerche sui geni. Parlano di molte cose di cui non avevano mai parlato prima. Nonostante ciò, tutte le orribili, terribili malattie stanno tornando in modo massivo. E non riescono a capire perché ciò stia accadendo. Con tutta questa ricerca, con tutto questo lavoro, la gente si sta ammalando gravemente, e non si riesce a capire perché stia accadendo tutto questo. La cosa principale è che dovete essere sotto la protezione della spiritualità, sotto la protezione della moralità, sotto la tutela delle leggi divine. Se non siete sotto questa protezione, potete essere coinvolti in qualsiasi cosa.

Trovo che specialmente l’America sia davvero impazzita per quanto riguarda la religione. Ne hanno di ogni genere, hanno persino religioni del diavolo, della stregoneria. Hanno ogni sorta di religione. Malgrado siano così progrediti in ambito scientifico, vivono continuamente nel terrore. Per prima cosa, si deve accettare che ciò che Cristo ci ha insegnato è una moralità di una natura ed essenza profonde, molto profonde. Egli ha detto: “Non dovrai avere occhi adulteri”. Persino negli occhi non dovrebbe esservi adulterio. Se guardate una donna va bene, ma se la guardate una seconda volta siete adulteri. Egli ha fissato standard tanto severi riguardo alla Sua concezione di una personalità morale.

Ora, essendo voi sahaja yogi, siete già ben equipaggiati, lo siete, e potete seguire i Suoi principi più facilmente delle altre persone. Tuttavia, devo dirvi alcune cose, poiché Cristo ha detto: “Io tollererò qualsiasi cosa contro di me, ma niente contro lo Spirito Santo”. È una cosa davvero notevole da dire. Egli è l’oceano di perdono, però ha detto: “Tollererò ogni cosa, ma niente contro lo Spirito Santo”.

Stanno accadendo così tante cose, stanno succedendo così tante cose, che la gente ne è sgomenta. Ad esempio, proprio qui a Ganapatipule, c’era uno strano individuo che venne fuori opponendosi in qualche modo a Sahaja Yoga. E si è messo in contatto con il mamlatdar, ossia il funzionario del villaggio, e tutti e due insieme hanno iniziato a procurarci fastidi. Proprio dieci giorni prima del nostro arrivo, questo mamlatdar è stato sospeso. Nessuno riusciva a capire: perché è stato improvvisamente sospeso? In che modo? Cos’è successo? È così, è Cristo, è opera di Cristo, opera di Ganesha. (Suddivide, sistema) così tanta gente, a destra e sinistra… Io non me ne occupo. Io non voglio che nessuno sia distrutto, ma sono loro (Deità, ndt) a cercare di distruggere tutti coloro che ostacolano Sahaja Yoga ed è davvero stupefacente come le cose accadano e come funzioni.

Pertanto, se qualcuno ci ostacola, qualsiasi cosa tentino di fare, non dovremmo temere niente. All’improvviso noterete come verrà fuori una soluzione e ne rimarrete stupiti. Tante di queste cose accadono e sono accadute ovunque, ed io ricevo moltissime lettere da persone che mi dicono come siano state aiutate da nostro Signore Gesù Cristo.

Io non devo dir loro niente, conoscono benissimo il loro lavoro. Ma noi, in quanto sahaja yogi, quale codice di condotta dovremmo adottare? È molto importante, è chiamato acharsahita.

La prima cosa è che, nel moderno Sahaja Yoga, dovete rendervi conto che dovete riconoscermi. È molto importante. Devo dirvi molto umilmente che dovete riconoscermi e dovete rispettarmi ed amarmi. Spero, con queste parole, di riuscire a spiegarvi che non potete avere una doppia vita. Non potete ostentare amore e dall’altra parte tentare di crearmi problemi. Per prima cosa, finora non vi era mai stata una realizzazione a livello di massa, nessuna realizzazione di massa; e, se in precedenza non c’era, non possiamo biasimare la gente per non aver riconosciuto le incarnazioni: infatti, senza realizzazione, come avrebbero potuto riconoscerle?

Ma dopo la realizzazione di massa, se non riconoscete, è una cosa seria. Non dovreste dipendere dalle assurdità che avevate prima. Allo stesso modo, ci sono indù che, se dico loro di smetterla con tutti questi templi e il digiuno e tutte queste assurdità dei bramini, non lo gradiscono. Dovete farlo. Ora siete divenuti santi. Per i santi non esistono caste, comunità, razze. Però, a chiunque lo diciate, non lo gradisce nessuno. Se andate a dirlo ai giainisti, non gradiranno. Se andate a dirlo ai buddisti, non apprezzeranno. Vogliono soltanto attenersi al vecchio stile degli antenati degli antenati dei loro antenati, adottato fino ad ora.

Riconoscimento significa soltanto… non significa riconoscere me come Adi Shakti, bensì riconoscimento vuol dire che, in ogni momento della vostra vita, dovreste sapere che io sono con voi.

La disciplina in Sahaja Yoga deve essere automatica. Io non devo dirvi di disciplinarvi, ma se non funziona devo dirvelo. La prima forma di disciplina è che dovete riconoscermi e rispettarmi.

Poi, il secondo aspetto della disciplina è che dovete imparare ad essere sahaja yogi. Pensate a Cristo: se fosse seduto qui, come si comporterebbe nei miei confronti, o nei confronti degli altri presenti? È molto difficile per Lui accettare qualsiasi assurdità da chiunque. Non potrebbe tollerarle. Io non bado a molte cose, mi limito a dire: “Bene, gradualmente si risolverà. Andrà tutto bene”.

Ma ciò che trovo è che ci sono ancora molti sahaja yogi che non si rendono veramente conto della responsabilità che hanno. Lui ha portato la croce. In Sahaja Yoga voi non dovete portare la croce. Dovete soltanto indossare ghirlande, ma dovete essere degni delle ghirlande. Nessuno deve soffrire. Tutto è predisposto molto bene per voi, la strada è, come si suol dire, lastricata d’oro; ma l’unica cosa che dovreste comprendere è come percorrerla.

Il secondo punto, come ho detto, è che non dovreste avere una doppia personalità, ma una dedizione autentica. Non è necessario immergervisi ventiquattro ore al giorno. Avete le vostre famiglie, avete i vostri figli, avete la vostra vita, e con queste cose dovete essere sempre connessi; ma non tanto coinvolti da danneggiare la collettività di Sahaja Yoga. Le vostre relazioni – fratelli, sorelle, madre, padre – è giusto mantenerle, ma la vostra principale responsabilità è Sahaja Yoga. Invece, se vi fate coinvolgere da queste cose, danneggerete sicuramente la collettività di Sahaja Yoga facendola diventare una politica.

Il secondo aspetto della disciplina è che il vostro rapporto è soltanto con i sahaja yogi e con nessun altro. È molto importante. Devo dirvi molto chiaramente che nessuno è importante tranne i sahaja yogi. Certo, dovete incontrare gli altri, dovete parlare loro, dovete avere a che fare con loro, dovete portarli in Sahaja Yoga. Sicuramente c’è questo aspetto, ma non potete tradire un sahaja yogi. Se fra voi vi sono delle differenze, risolvetele, e, quando vi trovate all’esterno, dovreste apparire come un tutt’uno. Se conoscete la verità, non dovrebbero esservi differenze. Perché dovrebbero esisterne? Se ve ne sono, dovreste rendervi conto che sicuramente qualcosa non va in voi, e il difetto è che siete egocentrici oppure preoccupati di qualcosa, il che non è Sahaja.

Anche seguire il mio esempio può essere difficile. Io ho figli e nipoti, ma non telefono mai. Di fatto non li chiamo mai. Non sono mai preoccupata. Vedo mio marito preoccuparsi tanto per loro che li chiama sempre. Io mai. Per prima cosa, so che stanno bene. Innanzitutto, so di aver fatto il mio dovere e che non sprecherò la mia vita soltanto per i miei figli o per mio marito o per la mia famiglia, perché la mia famiglia è l’universo intero.

Dovete dunque espandervi. I sahaja yogi devono espandersi. Se sono soltanto interessati alla famiglia, ai figli, alle proprietà, sarà difficile. Pertanto, questo egocentrismo deve sparire. Questo egocentrismo deve assolutamente sparire e dovete avere una visione molto più ampia della vita.

Questo è un grande obbligo per noi sahaja yogi, perché apparteniamo alla famiglia universale. Lo stesso vale per i matrimoni. Abbiamo iniziato a dire: “Non mi piace, non voglio sposare un indiano”. Alcuni indiani dicono: “Io non voglio sposare una straniera”. Se avete una mentalità tanto ristretta, non dovreste fare domanda di matrimonio. Non dovreste chiedermi di sposarvi, perché dobbiamo trascendere completamente tutte queste idee meschine riguardanti la religione, la razza, il Paese di appartenenza. Se non riuscite a farlo, non siete sahaja yogi. Dovete espandervi dal cuore. Questo è molto importante.

Il problema dell’India, ad esempio, è il sistema delle caste, che è qualcosa che io non capisco. Ho detto cento volte che, nella (Bhagavad) Gita, si afferma che in ciascuno risiede lo Spirito. Come potete dunque avere le caste? Potete essere suddivisi a seconda delle vostre attitudini – questo è diverso – ma non potete appartenere ad una casta in base alla nascita. Ci sono molti esempi che lo provano, ma in India abbiamo questa maledizione del sistema delle caste. E in Occidente qualcosa di ancora peggiore, ossia il razzismo. Questa cosa orribile chiamata razzismo.

Ad esempio, sono andata in Romania, dove ho visto molti zingari. Sono trattati proprio come cani. Erano considerati con grande disprezzo. Questi zingari sono persone davvero carine, non hanno niente di male. Almeno hanno un buon carattere. Hanno certi principi per quanto riguarda le loro donne e conducono una vita retta improntata alla moralità. Sono persone collettive, ma sono trattate così male, in maniera così ignobile, che non trovo niente del genere nemmeno in India.

È il razzismo. I rumeni non appartengono ad una razza particolare; non si può dire che siano tedeschi, inglesi o anglosassoni, niente del genere. Lì sono rimasta sorpresa più che in qualsiasi altro luogo. La stessa cosa anche in Inghilterra. (Gli zingari) sono trattati malissimo pur essendo persone dotate di grande senso artistico e molto amorevoli. E mi ha sorpreso che siano anche intervenuti così numerosi al nostro programma.

L’attenzione dovrebbe, dunque, essere su una visione più ampia della vita e rivolta a chi soffre. È molto importante. Dovete prendervi cura di chi soffre, di chi è in difficoltà, di chi ha bisogno del vostro aiuto. Non stringere amicizia con chi vi aiuterà con il denaro o in altro modo, ma essere amici di chi è oppresso.

Siamo diventati sahaja yogi per aiutarli ad emergere. Dobbiamo fare qualcosa per loro, ed io sto avviando a Vashi un centro dove i poveri saranno curati gratuitamente.

Anche se noi siamo nel mezzo (sentiero centrale, ndt), dobbiamo aiutare le persone che non godono di alcun vantaggio nella vita. Dobbiamo portarli in Sahaja Yoga, dobbiamo aiutarli in ogni modo possibile.

Ora avrete notato che, nelle liste per i matrimoni, ciò che ho fatto è stato creare un equilibrio fra i Paesi in via di sviluppo e i Paesi sviluppati, perché vi sia uno scambio corretto. Poi però trovo che vi sono persone molto arroganti al riguardo. Si suppone che le ragazze inglesi siano cristiane, si suppone che le ragazze francesi siano cristiane, e così molte altre. Ma Cristo fece moltissimo per gli oppressi, mentre queste persone, quando si sposano, cercano di ostentare superiorità e guardano dall’alto in basso i coniugi nonostante siano anch’essi sahaja yogi; ed ora abbiamo rifiutato tutte le ragazze cristiane dall’Inghilterra per lo stesso motivo. Se sviluppate questo strano complesso di superiorità, non siete affatto cristiani. Ed è per questo che, in quanto sahaja yogi, dobbiamo capire che uno dei princìpi di Sahaja Yoga è che dovreste superare tutte queste cose senza importanza e tutte queste limitazioni per cui abbiamo sofferto noi e per cui hanno sofferto anche gli altri.

Quando interveniamo a questo evento collettivo, dobbiamo capire che si deve essere collettivi. Infatti, dovremmo forse avere enormi palazzi o grandi luoghi dove poter andare a meditare? Non è necessario. Per pregare e meditare va bene qualsiasi posto. Ovunque vi troviate, potete gioire, dovreste gioire. Non dovreste pretendere qualcosa. Come quando venite a Ganapatipule: so che non è molto confortevole, non è una sistemazione neppure da albergo a tre stelle, ma voi gioite gli uni degli altri e vi amate, ed è la compagnia di ciascuno di voi che dà comfort. Ciò che vi dà benessere è l’amore, l’affetto, l’unione, l’unità fra voi. A quel punto non vi importa, non vi interessa delle comodità che avete, della felicità che vi procurano. Questa volta, sapete, sono arrivate inaspettatamente duecentocinquanta persone in più: per questo abbiamo dovuto allestire per voi questi alloggi provvisori, ma voi non ve ne siete preoccupati. Vi sono molto grata di questo.

È necessaria, dunque, una completa tolleranza. Non è importante la comodità del corpo, ma il comfort dello Spirito. Se il vostro corpo vuole comodità, cercate di istruirlo a farne a meno. Cercate di rendere schiavo il vostro corpo e non di essere voi schiavi del corpo.

Se non ci provate, in Sahaja Yoga siete ad un punto morto, perché allora ricomincerete a dire: “Devo avere una bella macchina, poi una casa, poi questo, poi quello”. Se prestate troppa attenzione al corpo, allora lo Spirito, la luce dello Spirito si affievolisce. Non vi è radiosità sul volto né pace nella mente, perché siete continuamente preoccupati del corpo, delle comodità, del cibo, di una cosa, di un’altra. Potete affidare tutte queste cose al Divino. Ciò che dovete fare è osservare voi stessi, affinché nel vostro comportamento siate onesti, spirituali e arrendevoli. Questo è il vostro compito.

Dovete valutare: “Mi sto arrendendo o no? Sono completamente in Sahaja Yoga o no? Che cosa ho fatto per Sahaja Yoga? Che cosa dovrei fare per Sahaja Yoga?”. Se non lo fate, la mente lavorerà in senso contrario, ed inizierà a pensare: “Oh, questo non va bene per mio figlio. Quello non va bene. Questo è così”.

Quando inizierete a pensare: “Che cosa devo fare per Sahaja Yoga? Che cosa devo realizzare per Sahaja Yoga? In che modo devo diffondere Sahaja Yoga?”, vi sorprenderete che la vostra mente entrerà nell’aura della spiritualità e nessuno dovrà dirvi niente, funzionerà automaticamente. Voi avete il potere, avete tutto, avete la sorgente, che deve aprirsi.

Arriviamo quindi ad un altro punto: dovremmo renderci conto di ciò che siamo. Questo è molto importante per Sahaja Yoga. Cristo ha detto: “Io sono il Figlio di Dio”. Bene. Egli lo ha detto apertamente. Nonostante l’abbiano crocifisso per questo, Egli lo ha detto comunque. Ha detto apertamente: “Io sono il Figlio di Dio. Fate quel che volete”. Questo era un dato di fatto, era la verità ed Egli era tenuto a dirlo.

Adesso, quindi, i sahaja yogi devono dire: “Io sono il figlio o la figlia dell’Adi Shakti”. Quando lo direte a voi stessi, improvvisamente inizierete a cambiare, perché è una posizione molto elevata. È una posizione davvero consacrata. Quando inizierete a dirlo, comincerete a capire qual è la vostra responsabilità. Sarete stupiti. Chi è stato da falsi guru, quando entra in Sahaja Yoga, diventa estremamente generoso, estremamente dedicato ed estremamente umile, perché ha sofferto moltissimo. A volte, chi arriva direttamente non ha questa sensibilità. Ci si rende conto meglio di ciò che si è ottenuto, se si sono affrontate prima delle prove durissime; mentre, se si ottiene in modo Sahaja, non lo si comprende.

Dobbiamo quindi fare continuamente introspezione. La prima introspezione è: “Sono umile? Riesco ad essere umile con chiunque?”. Ciò è molto importante. Ma la collera è il difetto peggiore. Krishna ha detto: “Ogni cosa negativa ha origine dalla collera”. E l’ira nasce dal fegato; perciò potete curarvi il fegato. Ma la collera potete vederla da soli, potete osservare quanto sia forte la vostra ira e quanto volete liberarvene. L’ira distruggerà l’intera collettività, offuscherà tutta la bellezza della spiritualità. Se una persona molto collerica parla di Dio, la gente dirà: “Fuggiamo via da quest’uomo”.

Dovete quindi liberarvi della collera. È molto importante fare introspezione per capire quali sono i punti che vi fanno arrabbiare. Alcuni pensano che sia un loro diritto arrabbiarsi. Va bene, ma non in Sahaja Yoga. Voi non dovete adirarvi. Non dovete gridare contro nessuno. Non dovete picchiare nessuno. Se c’è qualche problema, potete dirmelo. Ma a volte ho visto gente litigare, lottare, e sono stupita di come costoro litighino.

Sono sicura che gradualmente, man mano che crescerete in spiritualità, tutte queste liti, queste lotte e le idee di formare gruppi separati scompariranno. Sahaja Yoga non vi permetterà di rimanere. Sarete subito smascherati. La gente saprà chi siete. Cercate dunque di comprendere perché siete adirati, perché siete collerici, qual è il motivo: ciò che non vi piace negli altri potrebbe essere dentro di voi. La stessa cosa potrebbe esistere dentro di voi.

Questo processo di purificazione in Sahaja Yoga è molto importante, e per questo abbiamo un grandissimo bisogno dell’aiuto di Cristo. Poiché c’è la razionalità a ricoprire il vostro Agnya, voi potete razionalizzare ogni cosa. Qualsiasi cosa. Persino se uccidete qualcuno, potete trovare giustificazioni razionali.

Anche l’Agnya è dunque nostro nemico, se non riusciamo a tenerlo aperto. Assolutamente. Noi infatti possiamo giustificare noi stessi. Possiamo dire: “Che ci posso fare? È successo così e così”. Quando cominciate (a giustificarvi), prendetevela con voi stessi, e tutte queste cose svaniranno. Se vi state arrabbiando molto, mettetevi davanti allo specchio e cercate di adirarvi con voi stessi.

Poi, gli attaccamenti. Gli attaccamenti sono molto sottili. Avevo saputo che i sahaja yogi occidentali, prima, non amavano molto i loro figli. Invece, ora scopro che sono incollati ad essi, e vogliono far ruotare l’intero Sahaja Yoga attorno ai capricci dei loro figli. Anche i sahaja yogi indiani sono così. Sono molto attaccati ai propri figli. Lo sono, sono sempre stati molto attaccati ai propri bambini.

Vi ho già spiegato che l’attaccamento è la morte dell’amore. Se amate qualcuno, amatelo secondo le sue necessità.

Dovete muovervi, non potete semplicemente rimanere incollati in un punto. Questa non è la vostra responsabilità. È responsabilità del Divino, lasciatela al Divino, e vedrete. I vostri figli miglioreranno, i vostri rapporti miglioreranno, tutto migliorerà; perché non è una vostra responsabilità. Le vostre limitazioni danneggeranno tutti questi rapporti e, in effetti, direi che queste relazioni limitate potrebbero anche soffocare le relazioni stesse.

Io ho una visione molto più ampia ed una comprensione più vasta del livello che avete raggiunto. Se vi avvicinate alla natura, potete capirlo molto bene. Guardate l’acqua: raggiunge tutti gli alberi. Ognuno ne è benedetto. Non si attacca a nessun albero, né da nessun’altra parte. Se lo facesse, tutto sarebbe distrutto. Se dovete pensare alla collettività, dovete essere molto distaccati, e non spinti o persuasi a qualche rapporto stretto e limitato. Seguire Sahaja Yoga è molto più facile per voi che per chiunque altro al mondo in passato, perché gli altri (ricercatori del passato, ndt) non erano anime realizzate. Voi siete tutti anime realizzate.

Vi sono anche altri attaccamenti, come l’attaccamento al denaro. È molto sorprendente vedere come, a volte, trattino Sahaja Yoga come un negozio o un mercato. Diranno: “Madre, può fare metà prezzo? Può fare un quarto del prezzo? Può farci qualche concessione? Sa, qualche saldo”. Almeno il trentacinque per cento delle persone partecipa gratuitamente (al seminario a Ganapatipule, ndt). E quelli che possono pagare vogliono avere metà prezzo, o meno di metà, ma io non so cosa rispondere. Insomma, questa è l’unica occasione in cui potete davvero offrire del denaro che, ovviamente, è condiviso, sono d’accordo. Non è che quel denaro sia necessario per un’unica persona; bensì per voi è una possibilità di condividerlo molto facilmente con altri che non hanno molti soldi per venire in questo Paese (India), che non hanno molti soldi per venire a stare qui.

Poiché parliamo di una vita globale, occorre capire che dobbiamo condividere con loro il denaro. Se inizieremo a capire questa piccola cosa, vi assicuro che il vostro attaccamento al denaro svanirà. Dovete condividere. Voi non volete condividere nulla. Potete avere milioni e milioni, ma non volete condividere. In Sahaja Yoga, tante persone sono diventate molto ricche, ma non vogliono dare. Non sto dicendo che siamo qui per i soldi o altro, ma il punto principale, fondamentale, è che l’attitudine dovrebbe essere di condividere con gli altri. Sahaja Yoga ci ha dato così tanto: che cosa abbiamo fatto noi per Sahaja Yoga? In che modo condividiamo?

Dall’altra parte, abbiamo gente molto, molto avida, che vuole di più. Alcuni continuano a prendere in prestito denaro, altri seguitano ad usare le persone per i propri scopi. Tutte queste cose meschine, insensate non sono per i sahaja yogi. Non ne avete bisogno. Qualsiasi cosa vi occorra, chiedete e l’avrete. Invece, taluni cercano di sfruttare alcune persone, e alcune persone cercano di salvare se stesse. Dovrebbe esserci una mente aperta. Così come il vostro Sahastrara, qui, è aperto; sapete che qui si trova il chakra del Cuore, e quando si apre il chakra del Cuore, si apre il Sahastrara. Aprite i vostri cuori, aprite i vostri cuori: soltanto allora potrete gioire di voi stessi.

Ora, supponiamo che io voglia vedere qualcosa con i miei occhi ma questi siano chiusi: potrò forse vedere quella cosa e gioirne? Se dovete sentire qualcosa con il cuore ma esso è chiuso, come ci riuscirete? In che modo potrete sentire?

Aprite dunque il vostro cuore. Aprite il cuore. In questo modo, vi renderete conto che le cose non sono così difficili. Per noi è tutto molto semplice, ma dobbiamo aprire il cuore e rispettarci a vicenda. I sahaja yogi devono rispettarsi a vicenda. Qualcuno è nero, qualcuno è bianco, qualcuno è alto, qualcuno è basso, qualcun altro è così. Dio ha creato una varietà, diversamente saremmo stati tutti come irreggimentati. Dovremmo dunque gioire della varietà che crea la bellezza, la bellezza della creazione.

Tutte queste caratteristiche esteriori non dovrebbero in alcun modo impressionarvi. Si dovrebbe essere puliti, ordinati, curati, questo è diverso; ma è sbagliato pensare che tutti dovrebbero essere come voi. Specialmente in India, se non parlate inglese molto correttamente, allora siete condannati come una casta di intoccabili. È una mentalità molto servile, molto servile. Che conosciate o meno la vostra lingua madre, ossia l’hindi, non conta nulla: dovete sapere l’inglese. Se qualcuno parla male l’inglese, è finito.

Io ho visto giapponesi, cinesi, francesi e chiunque altro parlare un inglese orribile, strano; ma, direi, i peggiori sono gli inglesi stessi. Gli inglesi hanno perso completamente il senso della propria lingua. Ma che cosa c’è di tanto importante in questo? Non è altro che una mentalità servile ad un regime che è rimasto qui per trecento anni senza riuscire a fare niente di buono per se stesso, e che se n’è andato da qui a mani vuote. In India, persino i cristiani pensano che Cristo sia nato in Inghilterra, riuscite a crederci? La maggior parte di loro lo pensa.

L’essenza della vita è quella di essere fieri di qualsiasi Paese in cui siano nati. Dobbiamo amare il nostro Paese, senza però identificarci con esso. Dovremmo criticare e vedere tutti i difetti di quel Paese. Non dovremmo accettarli e amalgamarci con quella gente assurda e piena di limiti. Se trascendete il vostro Paese, trascendete tutte le limitazioni. Adesso siete diventati grandiosi: come potete rimanere in un piccolo stagno angusto? Avete bisogno di un oceano, o soffocherete.

Un’altra cosa è che non dovreste usare così tanto oggetti fatti dalle macchine. Cercate di evitarli il più possibile. Queste macchine ci hanno creato molti problemi. Dovremmo indossare cose fatte a mano o da persone che usano piccole macchine ordinarie, che non costringono all’emissione di molti fumi. In quanto sahaja yogi, dovremmo essere molto consapevoli dei problemi ecologici. Ma una cosa la so: laddove vi sono sahaja yogi, anche i problemi ecologici si risolvono, a causa delle vibrazioni. Però le vibrazioni lotteranno soltanto quando voi sarete disposti a combattere per l’ecologia. Ovunque andiate, trovate un grandissimo inquinamento, così tanto inquinamento. Come combatterlo? Prestando attenzione all’ecologia. Produciamo tutte cose che danneggiano l’atmosfera? Noi ne siamo responsabili, dobbiamo agire. Chi lo farà?

Da un lato, quindi, come vi ho detto, dobbiamo prenderci cura delle persone più povere di noi, sfortunate. Dobbiamo prenderci cura dell’atmosfera che è piena di cose assurde, e adottare uno stile di vita più semplice, per cui non usiamo troppo i veicoli e le cose che creano problemi. Ad esempio, mi hanno riferito che a Dehradun (in India, ndt) hanno tanti di questi veicoli a tre ruote che sono spariti gli autobus. E perché? Perché sui veicoli a tre ruote si spende un po’ meno, così scelgono di viaggiare su quei veicoli, che emettono fuliggine nera dappertutto. Un sahaja yogi non dovrebbe mai sedersi su un veicolo a tre ruote per risparmiare un po’ di denaro: è meglio camminare o usare un mezzo di trasporto che non provochi tutto questo. Ci sono molti modi con cui poter dare un vero sostegno per il problema ecologico, poiché è una delle nostre responsabilità.

Fino all’età di quarantasette anni, io ho indossato soltanto puro khadi, puro khadi – neanche la seta – fino a quarantasette anni[ii]. Poi, una volta aperto il Sahastrara, ho iniziato ad indossare altri tessuti.

La nostra vita dovrebbe essere tale da sentirci sensibili a qualsiasi crescita intorno a noi. È soltanto la nostra attenzione, il modo in cui si mette l’attenzione alle cose. Ora, ad esempio, stanno spuntando molte cose nuove in India e ovunque. Un giorno ho detto a qualcuno: “Perché non avete portato delle quaglie dalla Germania?”. E lui: “Non so, ci sono quaglie in Germania?”. Ho detto: “Ma cosa dici? C’è una grande industria di quaglie”. “Madre, come lo sa?”. Ed io: “Lo so!”. Quando mi reco in un Paese, lo conosco a fondo, ne conosco ogni dettaglio. Sono rimasta sorpresa che, pur avendo un’industria così grande, non ne fossero nemmeno a conoscenza.

Allo stesso modo, nel nostro Paese noi non conosciamo ciò che abbiamo, quali opere artistiche abbiamo, e che cosa potrà aiutare i poveri. Non ne sappiamo nulla.

Perché Cristo è nato in quelle condizioni? Perché voleva dare benedizioni ai poveri, aiutarli con la spiritualità. Ma noi non ce ne curiamo, non ci curiamo di capire dov’è la povertà e come possiamo dare aiuto. Voi potete farlo, con ogni mezzo, potete aiutarli in ogni situazione, in ogni modo.

È molto semplice capire dov’è il problema del vostro Paese, perché la gente è povera; e noi non possiamo aiutarli! Dobbiamo dedicarci a questo. Se la vostra luce non splende nella società, non stiamo facendo niente. Noi ci godiamo il nostro Sahaja Yoga, Ganapatipule e tutto il resto. Ma gli altri?

Dunque, sensibilità all’arte, sensibilità alla musica, sensibilità a tutte le capacità creative che esistono e a ciò che possiamo fare con queste capacità creative. L’attenzione dovrebbe essere rivolta maggiormente a queste piuttosto che a cose inutili.

Non dovreste preoccuparvi troppo della politica. Tutto sarà smascherato e finirà, andrà tutto bene. Lasciate che litighino, lasciate che facciano quello che vogliono. È gente stupida. La vostra attenzione dovrebbe essere rivolta a come poter essere creativi, a come poter aiutare gli altri, a ciò che potete fare.

C’è, in tutto, un’unica cosa: l’amore, ciò che chiamate compassione, anukampa, (fare le cose solo per) amore e affetto; e questa dovrebbe essere una espressione veramente innata di ogni sahaja yogi in ogni ambito della vita. “Questo non mi piace, quest’altro non mi piace”… Un sahaja yogi non è mai una persona così, bensì chi dice: “Mi piace”.

La mia gola non era a posto, ma qualcuno mi ha portato della frutta. L’ho mangiata soltanto per fargli piacere. Non importa cosa, ne ho mangiata un po’. È solo per farvi piacere che ho indossato un sari così pesante. Nessuno di voi può indossarlo, posso assicurarvelo. È solo per fare piacere a voi. Ma noi, che cosa stiamo facendo per compiacere gli altri?

Dovreste essere personalità amabili. Invece di pensare a come dovreste essere compiaciuti voi – “questo non mi piace, io non faccio così” – dovreste pensare: “Che cosa ho fatto per far piacere agli altri?”.

Per compiacere il Divino, il nostro carattere, il nostro comportamento dovrebbero essere assolutamente puri. So che i sahaja yogi hanno fatto meraviglie e stanno lavorando benissimo, ma so che possono fare molto, molto, molto più di quanto stanno facendo.

Pertanto, in questo giorno del compleanno di Cristo, devo dirvi che non è possibile seguire l’esempio della Sua vita, sono d’accordo. È molto difficile. Ma occorre almeno imparare da Lui poiché Egli è dinanzi a noi; cerchiamo quindi di procedere verso di Lui, con la Sua semplicità, la Sua onestà, e i sacrifici che Egli ha saputo compiere.

Che Dio vi benedica.


[i] Nirmal: puro, purezza. Param = supremo. Tattwam: principio.

[ii] Khadi: tessuto filato con le proprie mani, secondo l’usanza lanciata da Gandhi per boicottare l’uso dei filati inglesi in India durante la guerra per l’indipendenza.