Puja del 73° Compleanno, La mente è un mito (HindiI/Inglese)

New Delhi (India)

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S H R I   M A T A J I   N I R M A L A   D E V I

Puja del 73° Compleanno

“La mente è un mito”

Delhi (India), 21 Marzo 1996


Oggi vi parlerò della mente. La gente non sa cosa sia la mente. Per i sahaja yogi è molto facile capire che noi reagiamo, scattiamo a qualsiasi avvenimento esterno. La ragione è che abbiamo due orribili tendenze, una delle quali è l’ego, mentre l’altra è quella proveniente dal modo in cui veniamo educati, che possiamo chiamare superego o condizionamenti.

Entrambi, l’ego e i condizionamenti, agiscono sempre all’esterno. Questa reazione, che è innata in noi, è proprio come lo spumeggiare dell’oceano. E queste bolle ci tengono lontani dalla realtà. Sono bolle fatte di pensieri che esplodono continuamente nella vostra testa e non sapete perché arrivino.

Quando dipendete da questa vostra mente artificiale, non avete alcun discernimento per capire ciò che è buono e ciò che è cattivo.

Questa mente è quella in cui nascono tutti i tipi di cose malvagie, di contese, lotte e sentimenti di possesso. In conclusione anche la guerra nasce da qui.

È solo in questa mente, che è soltanto un mito, che in qualche modo emergono tutte queste idee concrete e distruttive, iniziando poi ad espandersi sempre più. Allora, si trovano persone influenzabili, nella cui testa si possono inculcare idee attraverso letture, insegnamenti, conferenze o ipnotismo; questa gente può fare di tutto. (I falsi guru) strutturano la vostra mente in modo da farvi accettare queste idee distruttive per voi stessi o, magari, per la collettività.

Questa mente è soltanto un mito e noi agiamo attraverso la mente. Ci convinciamo continuamente dicendo: “Oh, è la mia mente, è la mia mente che lo vuole”.

Come un sahaja yogi indiano, che andò in America e mi disse: “Gli americani sono contorti”. Per contorti s’intende che sono persi dietro la propria mente. Chiesi: “Che intendi dire?”, e lui rispose: “Ho dato a mia moglie del denaro per comprarmi una maglietta sportiva, e lei è andata a comprarsi delle gonne. Ne ha molte, ma ha comprato delle gonne. Allora le ho chiesto: “Perché hai comprato le gonne?” (Shri Mataji ride), e lei: “La mia mente mi ha suggerito di comprare gonne, così ho comprato gonne”.

È così. La mente può indurvi a qualsiasi tipo di cose sbagliate poiché essa, in primo luogo, non ha alcun contatto con la realtà, e, in secondo luogo, è qualcosa di mitico, assolutamente immaginario.

Vedete, la gente pensa che tutto ciò che è stato prodotto sia un derivato della mente. È un’idea sbagliata, assolutamente sbagliata. Tutti i grandi scienziati… Einstein, ad esempio, ha detto: “Ero stanco di tentare di scoprire la teoria della relatività, molto stanco” – egli aveva qualche idea, tutti gli scienziati si basano su qualche concetto su cui cercano di fondare la propria ricerca – “Poi ho pensato che quella che avevo preso in considerazione era un’idea sbagliata. All’improvviso sono andato in giardino e mi sono detto: proviamo a giocare con le bolle di sapone”. Stava giocando con le bolle di sapone come un bimbetto quando, “all’improvviso, da qualche luogo sconosciuto” dice lui, gli apparve la teoria della relatività. Molti scienziati hanno ammesso di non sapere da dove abbiano ricavato le loro idee. Da dove le hanno tratte? Attualmente è in corso uno studio specifico per scoprire in che modo questi scienziati abbiano avuto le ispirazioni.

Ed è molto Sahaj anche il modo in cui sono avvenute la scoperta la penicillina o altre scoperte, ossia non attraverso indagini o manipolazioni della mente, ma attraverso qualche forza sconosciuta penetrata nella mente degli scienziati, sebbene alcuni di essi abbiano pensato fosse un prodotto della propria mente. Alcuni. Ma in maggioranza si sono resi conto – anche Newton se ne è reso conto – che: “Proviene da qualcosa, da qualche sorgente sconosciuta”.

Essendo sahaja yogi, voi sapete che la sorgente è quella del Potere divino che tutto pervade, il Paramchaitanya. Voi lo sapete poiché potete percepirlo, sapete che esiste. Ma anche quando lo sapete, dovete rendervi conto che occorre andare oltre la mente, entrare in consapevolezza senza pensieri, come minimo. Vi ripeto sempre: “Meditate, meditate”, infatti dovreste essere in consapevolezza senza pensieri, laddove non reagite. Così, ciò che accade è che diventate testimoni, diventate testimoni dell’intera rappresentazione, di tutto lo spettacolo, e vi sentite del tutto a vostro agio con voi stessi, senza problemi. E ciò che fate è diventare strumenti di questo Paramchaitanya, di questo potere che tutto pervade. Vi limitate ad osservare, siete testimoni e, osservando tutto, vi rendete conto che tutto ciò che guardate non può provocare reazioni in voi. Ma voi sapete di che si tratta, e questo è lo stato in cui comprendete la realtà dell’intera situazione.

Vi ho ripetuto molte volte che, se siete in acqua, temete che le onde possano uccidervi. Se invece salite su una barca, a quel punto magari potete anche guardare le onde come qualcosa di meraviglioso. Se poi imparate a nuotare, potete tuffarvi e salvare chi sta per annegare.

Questo è esattamente ciò che avviene quando siete nello stato di poter dare la realizzazione agli altri. Potete metterli in connessione con il Potere divino. Prima di tutto, però, dovete sapere come diventare consapevoli senza pensieri. Taluni mi dicono: “Madre, lo diventiamo soltanto per uno, due secondi”; perché nella vostra mente, anche se entrate in Sahaja Yoga, avete innanzitutto moltissimi condizionamenti.

Prima di tutto, se siete nati indiani, vi identificate con l’India. Se siete nati in Inghilterra, vi identificate con l’Inghilterra. Una cosa che ho notato nei sahaja yogi è che, quando si liberano di questa assurdità della mente, per prima cosa si mettono a criticare l’ambiente e il modo in cui hanno vissuto, dicendo per esempio: “Ah, questo è indiano, questi sono gli indiani”. Poi direte: “La situazione è questa”. Se sono inglesi diranno: “Questi sono gli inglesi, vedete”. Saranno i migliori critici. Neppure gli altri sanno criticare quanto loro. Gli europei, ad esempio, criticheranno gli europei dicendo: “Ah, gli europei, sì, li conosco molto bene”; così.

La mente inizia a vedere; a quel punto si può dire che la mente stessa si accorga di essere un mito. E allora, il continuo inganno dell’intelligenza che raggira se stessa, ha fine.

Cominciate a vedere le cose in modo corretto, completo, poiché non reagite. Reagire è sintomo di una persona molto condizionata. Potete essere condizionati da molte altre cose come, ad esempio, essere nati in una certa religione. Al giorno d’oggi che rapporto ha la religione con gli esseri umani? Come sapete, non esiste da nessuna parte una religione autentica, bensì è diventata qualcosa di finalizzato al denaro o, diciamo, al potere.

È per questo motivo che combattono tutti tra loro. Voi sapete per certo che nessuna religione è privilegiata. Ma loro combattono. La ragione è che la mente è condizionata dal fatto di dover lottare per la propria religione.

In realtà non hanno alcuna religione interiore. Nessuna religione si manifesta nella loro vita. Potrebbero essere le persone più corrotte, più immorali, però appartengono ad una certa religione, come ad un club. E allora cominciano a identificarvisi arrogandosi il diritto di fare queste cose, perché appartengono ad una certa religione o culto e via dicendo.

Ora, esistono persone che possono usare davvero questa mente, sebbene sia artificiale. Nei tempi moderni, noi usiamo molte cose artificiali e questa artificialità può insinuarsi in tutto; come la plastica. Questa mente può penetrare in qualsiasi cosa, e si introduce nella mente della gente. È così che Hitler ha dominato tutti i giovani tedeschi. Persone di questo genere sono state in grado di distruggere il ragionamento logico, ma non quello che proviene dalla mente. Se proviene dalla mente non è logico. È semplicemente un ragionamento del quale si può vedere chiaramente la stupidità.

Infatti questa mente, che, come vi ho detto, è semplicemente una bolla, è così limitata che non sa comprendere la bellezza, la gloria, la portata della realtà. La mente è proprio una raccolta di rifiuti, diciamo, che, in qualche modo, dobbiamo ripudiare dicendo a noi stessi: “Devo andare oltre la mente. La mia cosiddetta mente non ha fatto niente di buono per me. E questa mia mente, che mi ha sempre controllato, è proprio come un orologio creato da noi che ci controlla, o come un computer che ci controlla”.

Quindi dobbiamo stare attenti, perché siamo noi ad avere creato la mente e questa mente non ha alcun diritto di controllarci.

Molte persone cercano di controllare la mente. Esiste un metodo per farlo, (decidendo): “Adesso controllerò la mia mente”. Ora, cercate di capire: in che modo controllerete la mente? Soltanto attraverso la mente stessa, ossia attraverso l’ego o attraverso i vostri condizionamenti. Non avete alcun mezzo per controllare la vostra mente poiché l’avete creata voi. Essa esiste, e voi non sapete controllarla, anche se potreste credere di riuscirci.

Dovete trascendere la mente. E, per andare oltre la mente, ciò che aiuta maggiormente è il risveglio della Kundalini. Infatti essa passa attraverso la vostra area limbica, attraversa l’area dell’osso della fontanella e vi conduce nel regno della realtà; e così ha luogo lo Yoga tra il vostro cervello, il vostro cuore e questo Potere che pervade ogni cosa. È lei che effettua la connessione, che fa questo.

Molte persone praticano Sahaja Yoga, lo so, ma a volte per loro è difficile meditare, stabilizzare questa consapevolezza senza pensieri che è uno stato estremamente importante che dovreste conseguire tutti.

Vi sono moltissimi sahaja yogi e sono lieta di sapere che stanno diventando sempre più profondi; ma finché rimarranno nel tumulto della loro mente, non potranno progredire. Tutto ciò che è creato dalla mente è privo di realtà, è molto limitato e, talvolta, è anche davvero detestabile: infatti, a causa della mente, ci si comincia a considerare chissà chi, sapete.

Supponiamo che diventiate, non so, il Governatore: allora penserete di poter agire come vi pare, perché siete diventati Governatore. La mente non capisce che siete diventati il Governatore, ma non siete il Governatore. È questo governatorato che domina voi, invece di essere voi a dominare la posizione di governatore. Una volta che queste idee vi entrano in testa, cominciate a comportarvi come non dovreste.

Anche tra i sahaja yogi vi sono i leader. A volte anche i leader cominciano a pensare: “Ah, sono leader”. È un mito, un mito assoluto. La leadership in Sahaja Yoga è un mito assoluto, e dovreste rendervene conto. Ma appena sanno di essere leader, diventano assolutamente dominati dalla mente e pieni di pensieri. Pensieri su come imporsi, su come esercitare controllo.

Quando cominciano a controllare gli altri, dovete sapere che è la mente a suggerire loro di farlo. Perché controllare qualcuno? Se siete veri sahaja yogi, non occorre controllare nessuno. Non occorre manovrare, manipolare.

Ora, quando la vostra attenzione trascende la mente – soltanto i sahaja yogi comprenderanno veramente con chiarezza questo punto – quando la mente trascende i pensieri, il controllo che si esercita sull’attenzione è molto importante. A quel punto, esercitando il controllo dell’attenzione, ovunque la indirizziate, sarete sorpresi di come diverrete dinamici, efficaci e pieni di conoscenza.

Infatti, una volta che riuscite a rivolgere l’attenzione verso qualunque cosa vogliate, immediatamente viene proiettata una luce su quella questione, su quella persona, su quel problema; e vi accorgete di come essa risolva, di quanto sia di aiuto. In Sahaja Yoga avete detto: “Madre, sono accaduti moltissimi miracoli grazie alla Sua attenzione”, o qualcosa del genere. D’accordo, ma anche la vostra attenzione è realmente in grado di fare cose che la gente comune non può fare; prima di tutto perché ormai la vostra attenzione è purificata, e poi perché, quando viene indirizzata ai vari problemi, essa agisce in sintonia col Potere divino, per cui manifesta i propri poteri.

Prima di questo, però, ho visto alcuni che vengono in Sahaja Yoga e mi inviano lettere di lamentele: “Madre, succede questo, succede quello, mio padre è ammalato, mi fanno male le gambe, mi dolgono le mani”. Cose di ogni genere, non solo di tipo fisico, ma anche di tipo mentale ed altro; e continuano così. A volte mi scrivono lettere lunghissime, non so come fare a leggerle. Non occorre scrivere tanto, ma lo fanno perché a quel livello ancora reagiscono e non sanno che fare. Arrivano al punto di considerare Sahaja Yoga come una sorta di contratto: “Ormai sono in Sahaja Yoga e devo avere questo, deve accadere quest’altro”. Solo perché frequentano Sahaja Yoga pensano che sia un contratto e debbano ottenere questo e quell’aiuto.

Tutti questi comportamenti non sono da sahaja yogi. Sahaja yogi in sanscrito è una bellissima parola: Tatastha. Davvero bellissima. Cercherò di spiegarvela, ma in realtà è impossibile tradurla.

Tatastha indica colui che sta sulla riva, sulla riva a guardare. È lo stato in cui voi dovete essere. Ma, come risultato, non diventate persone inefficaci. Diventate anzi estremamente efficaci. Se sono presenti persone di questo tipo, non immaginate quante cose possano accadere. Possono cessare le guerre, può diffondersi la pace, i malvagi saranno smascherati.

Ora, essendoci questo sviluppo di Sahaja Yoga a livello di massa, i sahaja yogi non dovrebbero in alcun modo essere in conflitto tra loro. Eppure a volte lo scopro. E sono sorpresa di come critichino altri sahaja yogi o leader, mentre loro stessi hanno problemi.

La ragione è che, appena si va oltre la mente, si diventa automaticamente introspettivi e si comincia a esaminare: “Cosa c’è che non va in me, nella mia mente, ora?”. Quindi è meglio mettersi davanti allo specchio, oppure si può anche chiudere gli occhi e dire: “Ora, signora Mente, che cosa fai? Che stai combinando?”. Affrontate voi stessi, prendete le distanze da voi stessi, osservatevi e chiedete alla mente: “Che cosa stai combinando?”. È questo il modo. Appena ve ne allontanate potete controllarla.

Sono felice che celebriate il mio compleanno. Ora, si suppone che io sia piuttosto anziana, sebbene io non lo pensi, infatti io non penso. Si deve essere oltre, al di là della mente. Sapete, pensare continuamente a voi stessi o a cose che talvolta neppure vi riguardano, e cercare di mettere la mente in agitazione, è molto pericoloso al giorno d’oggi. Per far cessare i vostri pensieri io penso che, per prima cosa, in Sahaja Yoga dovreste smettere di leggere. Infatti, se vi mettete a leggere, quel che accade è che ricominciate a ricevere pensieri dai libri. Ho visto molte persone la cui mente è infarcita di libri, parole o citazioni altrui. Loro non ci sono (nel senso che non hanno opinioni personali, ndt). Non riuscite a trovarli. Sono tutte persone smarrite: “Lui dice così e quell’altro dice così”.

Quando scrivevo il libro che conoscete, dicevano: “Madre, però Platone ha detto questo e Rousseau ha detto quest’altro”. Io ribattevo: “Lasciate che dicano ciò che volevano dire, io parlerò di ciò che so. Perché mai dovrei rifarmi a loro? Io non devo andare nelle librerie e consultare ciò che ha detto Rousseau, ciò che ha detto Platone, niente affatto”. Scriverò ciò che conosco, tutto ciò di cui sono stata testimone nel corso della mia vita. In modo chiaro, senza pensare a ciò che altri hanno da dire o hanno raccontato.

Questa mente ha anche un altro enorme problema: qualsiasi cosa scritta nero su bianco diventa una Bibbia. E qualsiasi cosa del passato è considerata importante. Ora, ad esempio, non c’è più Cristo, non c’è Maometto e non c’è Abramo. Oggigiorno non c’è Krishna, non c’è Rama. Ma penseranno a ciò che ha detto Rama, e poi a ciò che ha detto Krishna, a ciò che Egli ha affermato nella Gita. “Nella Gita Egli non ha detto una parola sulla Kundalini, perché allora Madre parla della Kundalini?”.

Potrebbe averlo detto; non si può dire. Chi ha scritto la Gita? Non Shri Krishna. Cristo non ha mai scritto la Bibbia. Il Corano non fu scritto da Maometto. Perché, quindi dovreste preoccuparvi di ciò che loro hanno detto?

Sperimentate, invece, ciò di cui hanno parlato tutti, ossia che dovete rinascere. L’hanno detto tutti. “Dovete andare oltre la mente”, anche questo l’hanno detto tutti.

Perché non fare questo e poi decidere da soli? Ma alla gente piace (rifarsi ai testi) e si identifica. Ora, se i cristiani entrano in Sahaja Yoga, sono ancora felici se si parla di Cristo, poiché sono molto identificati. Se sono indù dovrebbe essere Krishna o magari Rama. Se sono musulmani dovrebbe essere Maometto, Fatima o qualcun altro. Diversamente non riescono a venirne fuori, è molto difficile. La mente è così condizionata perché fin dall’infanzia vi ripetono: “Sei musulmano, sei musulmano”. Oppure: “Sei cristiano, sei cristiano”. Così ci credono.

Se foste nati in qualche altra religione, che cosa sarebbe accaduto? Avreste creduto in qualcosa di diverso. Ma la mente è stata infarcita di idee che sono penetrate nella vostra testa, ed è per questo che siete assolutamente privi di libertà. Siete vincolati da questi condizionamenti. E ciò che riscontro anche tra i sahaja yogi, è un enorme condizionamento in base al quale decidono se qualcosa è giusto o sbagliato. Pensate per voi.

Se, ad esempio, parlo di Guru Nanak, i sikh saranno molto contenti, ma se parlo di Cristo non lo saranno. A Puna ho parlato di Cristo e loro hanno detto: “Sta cercando di convertire tutti al Cristianesimo”. E quando, a Londra, parlavo di Krishna, hanno detto: “Sta facendo diventare tutti indù”. (Shri Mataji ride).

Queste identificazioni così forti ci vengono fin dalla nascita, direi. Sussistono ancora tutte queste idee e noi non siamo liberi.

Questo non significa che non dobbiate avere fede in tutte queste Personalità. Esse sono state tutte straordinarie, noi abbiamo per loro grande rispetto e capacità di comprensione. Per prima cosa, però, siate liberi, siate liberi, per conoscerli. La vostra mente dovrebbe essere libera. Non dovrebbe identificarsi con i concetti che vi sono stati messi in testa e che vi impediscono di afferrare l’essenza. Ecco perché neppure gioiscono. Ho visto che in parte gioiscono e in parte no. Si deve quindi diventare persone libere, perché Sahaja Yoga esiste per darvi totale libertà ed anche un senso assoluto di libertà, affinché rispettiate la libertà degli altri e comprendiate, in generale, cos’è la libertà. Se questo non avviene, direi che Sahaja Yoga non serve a niente, poiché esso dovrebbe agire in modo che vi liberiate di tutti i condizionamenti che avete avuto.

Ora, veniamo al secondo nemico che abbiamo: il signor Ego. Esso è un altro grattacapo ed entra in funzione con grande rapidità in molti Paesi in cui è già stato gonfiato. Osservate questi palloni. Se sono stati gonfiati, bene, è molto semplice renderli ancora più grandi; ma se non sono mai stati gonfiati è difficile, dovete estrarli, gonfiarli con la pompa, diversamente non si gonfieranno.

Ora, l’ego proviene da varie e diverse angolazioni e (Shri Mataji ride) per la verità – vi sorprenderà – dalla deformità dei nostri chakra.

Per alcuni, il denaro è molto importante. In qualche modo dobbiamo procurarci denaro. “Se non riusciamo a ricavarne denaro, a che serve essere in Sahaja Yoga?”. Il denaro è molto importante. Viviamo, indubbiamente, in un mondo che ha come obiettivo il denaro. Ma, come vi ho detto, a che serve avere del denaro che vi rende folli, che vi porta… Guardate i Paesi molto orientati al denaro, che sono considerati molto ricchi, come tutti i paesi scandinavi e la Svizzera – qualunque cosa abbiano fatto per procurarsi quel denaro, non importa, ma hanno denaro – lì la gente si suicida, i giovani si suicidano, è una continua gara (per il maggior numero di suicidi, ndt) e sono molto infelici.

Perché? Questo significa che il denaro non può procurare la felicità. Denaro, denaro, denaro, denaro. Se vi entra questa idea in testa, non potete essere sahaja yogi. Il denaro deve essere usato soltanto per esprimere il vostro amore. Ad esempio, entrate in un negozio, vedete qualcosa e: “Ah! È un bellissimo regalo per quella persona”. Pensate così. Provate una dolcissima sensazione. Potete regalarlo a qualcuno che ne ha molto bisogno.

Quando la vostra mente si trasforma, intendo dire quando è consapevole senza pensieri, comprerete qualcosa che dà gioia, qualcosa di artistico, qualcosa di bello, qualcosa di utile per quella persona. Sarà una mente traboccante di generosità, che gode della propria generosità. E vi guiderà sempre a proiettare la vostra attenzione su cose con le quali poter rendere felici gli altri. Piccole, piccole cose, non necessariamente costose.

Se avete denaro è meglio spenderlo per comprare cose da poter regalare agli altri, cose con le quali poter esprimere il vostro amore, la vostra gratitudine, la vostra Shraddha (fede).

È molto significativo come le persone diano denaro per migliaia e migliaia e milioni a questi sadhu e baba (falsi guru, ndt). Penso infatti che siano convinti di doverlo fare per soddisfare la propria Shraddha, e così lo donano. E costoro hanno continuato ad accumulare tantissimo denaro senza capirne il senso. Non ne capiscono il valore. Per loro non è che denaro.

Al giorno d’oggi ritengo quindi che il peggiore problema dell’ego sia il denaro. Ho visto persone ricchissime, ritenute grandi uomini d’affari e qualcosa del genere, che devono incontrarmi separatamente: “Dobbiamo venire a trovarla, Madre”. Ma sono persone inutili, assolutamente inutili. Verranno a dirmi: “Sa, sto subendo una perdita in questo e in quello, può aiutarci in qualche modo?”. Io semplicemente non rispondo, ma loro hanno detto: “Madre, ci siamo ripresi grazie alle Sue benedizioni”. Può essere. Ma è stupido.

Lao Tze narrava che attraversare il fiume Yangtse è bellissimo. Sulle rive si vedono scene meravigliose, ma è meglio rimanere sulla barca e raggiungere l’oceano. Allo stesso modo, supponiamo di dover prendere un aereo e di vedere, strada facendo, qualcosa di molto bello: ma se scendiamo, come faremo a prendere l’aereo?

Questi sono effetti collaterali della mente che ci inducono a spostare la nostra attenzione su cose sbagliate e a disperdere in esse la nostra energia. Alla fine non siamo felici, infatti, come sapete, in generale i desideri non possono essere soddisfatti. Il più grande dono del Divino è l’amore che date e quello che ricevete, un amore che non è subordinato a qualche scopo, a qualche idea, ma che consiste proprio nel sentire quell’amore, quell’amore puro in voi stessi e negli altri.

Tutte le altre cose sono inutili. Ve ne accorgerete. Ve ne accorgete ogni giorno. Oggi volete avere un’automobile, bene, prendetela. Poi volete una casa, prendetela. Non vi preoccupate più dell’auto, ora volete la casa. Ora avete la casa, ma non siete soddisfatti. Allora volete sempre qualcos’altro e qualcos’altro ancora. Allora qual è questo desiderio che dà soddisfazione? È l’amore puro, l’amore sincero che provate per gli altri e che gli altri provano per voi.

Abbiamo molti altri condizionamenti dell’ego. Specialmente nel nostro Paese, nel continente indiano, in India. Vedete, dominare la moglie è una delle maggiori manifestazioni di ego. Ho visto come taluni tormentano le donne, la propria moglie e i figli degli altri, solo perché pensano: “Io sono un uomo”.

Che cosa ottenete? Non ottenete nessuna gioia, non potrete mai essere felici. Se tentate di dominare un’altra persona, non potrete mai essere in gioia. Mai. Soltanto attraverso l’amore, l’affetto e la premura potete sentire la gioia; infatti la gioia è accompagnata da questi sintomi. La gioia non risiede nella dominazione o nelle pretese o rivendicazioni. Questi non sono segni di una persona gioiosa. La persona gioiosa è quella che gioisce dell’altruismo, dell’amore, dei rapporti gentili. E un altro punto che ho notato è che, specialmente gli uomini indiani, nel Nord in particolare, a causa dell’influenza musulmana o comunque sia, sono estremamente dominanti con le mogli. E insultano anche molto pesantemente la moglie.

Ora anche qui le donne sono diventate molto dominanti, ovviamente un’azione comporta una reazione. Anche questa reazione è un’idea errata e dovrebbe dissolversi nel sentimento dell’amore puro, dell’Oceano di Compassione. Per esempio, nelle strade di Delhi vedo moltissimi mendicanti, ci sono bambini piccoli e così via. Ed ora il sentimento che provo non è di rimproverarli o di adirarmi con loro. Magari imbrogliano, magari fanno di tutto. D’altra parte, vi imbrogliano tutti, anche chi è pieno di denaro vi imbroglia; perciò che importa se lo fa questa povera gente? Non ha importanza.

Ma la compassione è talmente connaturata in me, che fatemi trovare un lotto di terreno da qualche parte e creerò un luogo in cui tutti questi orfani possano essere accolti e ricevere ogni aiuto (applauso).

E può darsi che da questo bacino di miseria e povertà possiate veder spuntare molti fiori di loto. Ma il sentimento deve essere collettivo. Io sento che così risolveremo il problema di Delhi, ma ciò non significa essere come gli altri operatori sociali. Io sono stata in contatto con alcuni operatori sociali e mi ha sorpreso che non fossero altro che organizzazioni volte a lusingare l’ego. Questo sentimento non ha niente a che fare con gli assistenti sociali, che operano a casaccio e senza la profonda attenzione necessaria per prendersi cura di questa gente.

Si può fare soltanto con un forte sentimento di amore e compassione; noi tutti possiamo farlo, e può funzionare. Questo è uno dei miei desideri. Se è un desiderio di tutti voi, allora funzionerà. È molto importante perché anche loro sono esseri umani e dobbiamo occuparci di loro. Per questo, però, non si dovrebbe pensare: “Io sarò il tesoriere, io sarò il presidente ed io sarò quest’altro”. Tutte queste gerarchie clericali dovrebbero scomparire dalla mente, diversamente non siete liberi. Non siete liberi. Sapete, c’è una bella barzelletta su questo: qualcuno era andato a trovare il ministro, ma al suo posto ha trovato il segretario privato che riceveva le persone e si arrabbiava moltissimo con loro e così via. Allora, alcuni abitanti del villaggio gli dissero: “Ma tu chi sei?”. E lui: “Non lo sai? Io sono l’Assistente Personale” (P.A.., ndt). “Ah, pa? Significa che sei ubriaco, bene, non abbiamo niente da dire”.

Chi ha ego si comporta da persona con l’ego. È qualcuno simile, diciamo, a un ubriaco, o a volte simile a un matto, proprio come un matto. Certe volte dovete andargli incontro muniti di una pertica da barcaiolo, vi ho già detto. Con alcune di queste persone che hanno ricevuto riconoscimenti per la pace, si deve parlare muniti di una pertica, infatti potrebbero saltarvi addosso proprio come un gatto, o magari un leopardo, non si sa come sono fatti. Io non so come abbiano fatto ad ottenere questi premi per la pace, ma li hanno ricevuti.

La pace è dentro di noi e va conservata, e analizzata mediante l’introspezione: siamo pacifici o reattivi? Se reagiamo non siamo in pace. Ma la gente dirà: “Sì, sì, io sono molto in pace, ma devo reagire”. Allora significa che non siete in pace. Affrontate lealmente voi stessi e rendetevi conto che, se siete in pace, questa pace si diffonderà ovunque, aiuterà gli altri. Darà loro pace fisica, mentale, emozionale e spirituale.

Voi, dunque, avete una grande responsabilità entrando in Sahaja Yoga. Non è con un certificato o portando la mia spilla che diventate sahaja yogi. Vorrei che anche le donne capissero questo punto, infatti ciò che ho visto delle donne è che si preoccupano soprattutto dei figli, del marito, del lavoro e cose del genere. Però non si preoccupano degli altri, delle persone intorno; quindi anch’esse devono adottare uno stile di vita Sahaja, volto ad espandere il loro amore, la loro attenzione agli altri e a capire come possono compiacere gli altri. Questa situazione è… non era mai esistita nei Paesi occidentali. Credo che non si siano mai resi conto che si dovrebbe compiacere qualcuno in maniera disinteressata e senza secondi fini. Se fate un regalo a qualcuno, diranno: “Oh, che cosa vuoi? Vuoi un caffè o qualcos’altro?”. Subito. Per loro è impensabile che qualcuno desideri esprimere il proprio amore, no, non è possibile. Adesso questa mentalità è cambiata, poiché ci sono i sahaja yogi, e loro sono diversi. Ma quel che ho visto prima era davvero sorprendente, poiché lo consideravano una debolezza, ossia pensavano che gli altri stavano facendo loro dei regali perché li consideravano deboli.

Tutte queste idee sono cambiate in Occidente. E noi non dovremmo neppure adottare le loro sciocche idee secondo le quali si può controllare la gente con doni o promesse.

In realtà, noi dobbiamo controllare noi stessi; e questo controllo si può ottenere se non permettete alla mente di controllarvi. Questo controllo è libertà assoluta. Per esempio, un aereo potrà volare soltanto se è costruito perfettamente, se è assolutamente a posto. Allo stesso modo, se siete sahaja yogi perfetti, non avrete difficoltà ad affrontare qualsiasi problema, qualsiasi circostanza, qualsiasi persona.

Ho visto molti sahaja yogi, in Occidente, che mi hanno detto: “Madre, non vogliamo svolgere nessun lavoro attivo poiché svilupperemo il nostro ego”. Pensano che il loro pallone sia già gonfio e facendo qualche lavoro il loro ego crescerà, così dicono: “Non vogliamo farlo”. Non è così. È amore. Voi lavorate per amore. C’è un tale Oceano di amore in voi. Come potete farne a meno? E questo deve agire ad ogni livello, che sia la vostra famiglia, la vostra città, la vostra nazione o il mondo intero.

Questa è la nuova generazione che dobbiamo creare, di gente che crede nell’amore che è verità. Che è verità. Senza amore non potete avere verità. Infatti, quando amate qualcuno sapete tutto di quella persona. Allo stesso modo, quando amate il vostro Paese, conoscete tutto di quel Paese. Prima di tutto, però, dovete amare.

Perché oggi la gente ha problemi? Perché non ama il proprio Paese. Se lo amate, saprete qual è l’essenza del vostro paese, quali sono i suoi problemi, che cosa sta attraversando.

E questo intenso sentimento di unione funzionerà di per sé, perché, dopo tutto, voi siete connessi con il Divino. Ma dovreste provare questo sentimento intenso per (neutralizzare) tutto ciò che è davvero così distruttivo e problematico in questi tempi moderni.

Desidero ancora ringraziarvi per aver celebrato questo compleanno e per tutta la dolcezza che avete profuso su di me. Per me siete proprio come questi fiori meravigliosi, sempre ansiosi di rendervi felici, di farvi piacere. Proprio così vi vedo davanti a me, bellissimi fiori, fragranti di divinità. Spero che comprenderete tutti il vostro valore e vi darete da fare.

Che Dio vi benedica!