Puja del 75° Compleanno (Inglese/Hindi)

New Delhi (India)


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S H R I   M A T A J I   N I R M A L A   D E V I

Puja del 75° Compleanno

Nuova Delhi (India), 21 Marzo 1998


Sono stata felicissima di vedere il modo in cui avete organizzato questa magnifica accoglienza.

Devo dire che è il vostro amore a trovare tutte le forme di espressione per gioire di Sahaja Yoga. Non riesco proprio a capire come vi vengano in mente queste idee uniche (una sfilata con le bandiere delle varie nazioni, ndt). E voi rappresentate le diverse nazioni dalle quali provenite.

Desidero che riportiate queste bandiere nei vostri paesi, portando loro il messaggio che il tempo della nostra resurrezione è arrivato, e dobbiamo elevarci. Dobbiamo elevarci oltre questo livello umano di esistenza, verso uno più elevato.

E se ciò accade, allora, come questo trasforma la vostra vita, come vi rende felici, come perdete tutte le idee assurde di odiare e danneggiare e ferire gli altri; tutte queste idee che hanno agito per procurare una specie di piacere sadico a molti individui, i quali hanno gioito del loro desiderio di distruggere la gioia degli altri, la felicità degli altri.

Lo so che, per mantenere la felicità, essendo voi sahaja yogi, dovete sopportare e tollerare una quantità di cose senza senso.

Lo avete già fatto e, una volta che Sahaja Yoga si sia gradualmente stabilizzato nei vostri paesi come qualcosa di così bello, puro, importante, anche tutti i vostri connazionali cercheranno di seguire la strada che avete intrapreso voi.

Soltanto le vostre vite rifletteranno la bellezza del vostro essere interiore e di Sahaja Yoga.

Ieri vi ho spiegato che cosa mancava nella consapevolezza umana, e che l’attenzione non era sullo Spirito. Quando però è sullo Spirito, che cosa vi accade?

Per prima cosa diventate, come si dice in sanscrito, guna-atit, andate oltre i tre guna (canali, qualità, ndt). Ciò significa che non siete più tamo-guni, cioè persone che indulgono a desideri di ogni tipo.

Da lì la vostra attenzione passa alla seconda tipologia, nella quale si è rajo-guni, cioè di lato destro; per cui si vuole fare qualcosa, si vuole esibire qualcosa, diventare qualcosa, competere con gli altri. (Quando l’attenzione è sullo Spirito, ndt), tutta questa serie di sforzi scompare. Atit significa ‘oltre’.

Poi, i sattva-guni: è quando si ricerca, quando si vede ciò che è sbagliato in questi comportamenti estremi, allora si detesta quel genere di vita e si vuole uscirne; e, a quel punto, inizia la ricerca. Anche questo viene superato. Tutti i guna sono superati e voi diventate guna-atit.

Questo accade nel momento in cui la vostra attenzione si sposta sul vostro Spirito, perché ormai l’attenzione non è (più) su nessuna delle vostre caratteristiche innate, diciamo, o meglio, influenzate dai condizionamenti o dall’ego. Diventate così persone che trascendono tutto questo.

Per (chi conduce) una vita normale questo è qualcosa di davvero straordinario; ma per voi non è così, accade semplicemente. Gioite semplicemente di essere il vostro Sé. Non vi preoccupate più delle vostre comodità, comfort e di cose insignificanti.

Ciò che invece accade è che semplicemente andate oltre tutti questi tre guna che vi hanno dominato in vari modi. Così, per prima cosa, oltrepassate il limite della consapevolezza umana.

Poi, come seconda cosa, diventate kala-atit: andate oltre il tempo.

So che oggi per qualche motivo ero in ritardo, (ma) funziona così. Voi però non avete sprecato questo tempo, eravate in gioia. Ho potuto vedere, seduta in casa, che eravate tutti in uno stato di grande gioia, eravate tutti piacevolmente in gioia. Anche se io non ci sono, voi siete in gioia. Questo è oltre il tempo. Voi non siete vincolati dal tempo. Qualunque sia il momento, è vostro, perché vivete nel presente, non state qui pensando al futuro. Non avete pensato a quel che accadrà domani o a come farete a prendere il vostro aereo o a come fare qualcosa.

Eravate qui in gioia, godendovi il presente, e il presente è la realtà.

Se pensate al futuro o al passato, non siete nella realtà. Ho già ripetuto molte volte che il passato è finito e il futuro non esiste. Quindi, in questo momento voi siete qui seduti, magari ad aspettarmi, magari semplicemente godendovi ogni istante del vostro soggiorno qui, della vostra connessione con gli altri.

E questo piacere, questa vostra gioia, non possono essere descritti. Diversamente le persone si sarebbero messe a guardare l’orologio chiedendosi: “Perché Madre non è (ancora) arrivata? Qual è il problema? Perché non è venuta?”. Possono nascere idee di ogni genere. È di grande aiuto essere kala-atit.

Ricordo che a Nasik ho dovuto lavorare molto intensamente perché nessun sahaja yogi si offriva per fare qualcosa; erano tutti molto timidi e preoccupati. Così accadde, fortunatamente o sfortunatamente, diciamo (Shri Mataji ride), che un giorno la mia auto si guastasse per strada ed io fossi in ritardo.

Trascorse circa un’ora, da lì non passava una macchina, non c’era nessun posto dove andare ed eravamo bloccati per strada. Ebbene, sorprendentemente, quando poi raggiunsi il luogo del programma, (vidi che) erano subentrati i sahaja yogi, si erano assunti loro la responsabilità ed erano molto impegnati a dare la realizzazione e a far funzionare tutto.

Di solito non volevano (farlo): non riuscivano a credere di avere il potere di dare la realizzazione. Potevo anche dirglielo ma loro non si facevano avanti.

E (quel giorno, ndt), proprio perché era arrivata l’ora, avevano pensato: “C’è tanta gente, Madre non arriva o potrebbe arrivare (più tardi, ndt): quindi è nostra responsabilità”. E così si assunsero la responsabilità.

Ebbene, quando siete oltre il tempo, diventate responsabili di quel momento. È una responsabilità anche di tipo collettivo, nel senso che diventate tutti responsabili.

È decisamente sorprendente che qui siamo così tanti ma non ci siano discussioni né litigi, nulla. Siamo seduti molto comodi e tranquilli, al di là di qualsiasi stupida idea di attaccarci a vicenda.

Questo succede perché non siete coinvolti dal tempo, il tempo non può dominarvi.

Forse, se al posto vostro ci fossero state altre persone, avrebbero preso a sassate la mia macchina pensando: “Lei è arrivata tardissimo, mentre noi siamo qui a morire di caldo”. Si sarebbero risentite.

Ma non coloro i quali sono oltre il tempo. Loro stanno seduti tranquillamente e gioiscono di se stessi. Non ha importanza, il tempo passa.

Poi diventate dharma-atit: trascendete il dharma, la vostra natura umana.

Questo significa che qualsiasi cosa facciate è religiosa, qualunque vostra iniziativa è religiosa. Se, per esempio, avete una attività commerciale, desiderete condurre gli affari secondo princìpi religiosi; questo perché voi siete oltre la religione. Non vi preoccupate di seguire uno schema o un rituale particolare di qualche religione, ma siete al di là di questo.

Mentre, sapete, le persone che non sono oltre la religione devono alzarsi presto al mattino, sono vincolate dai loro rituali, svolgono questi rituali e, se un rituale non viene eseguito, sono molto infelici e scossi.

Ma non voi. Voi siete sempre in dhyana, sempre in uno stato meditativo; e se qualcosa va storto, semplicemente vi tuffate in questa consapevolezza in cui ricevete la soluzione. E non siete turbati, affatto turbati quando le cose vanno male.

Una natura ritualistica vi rende molto vincolati, molto docili, ma a volte si può anche essere aggressivi. Si creano molti fastidi agli altri con il proprio ritualismo.

Ad esempio, una signora che consideravamo nostra amica, venne a casa mia e disse: “Io sono vegetariana”.

Ed io: “E allora?”.

“Non posso mangiare cibo cucinato in pentole in cui sia stato cucinato cibo non vegetariano”. (Risposi:) “Va bene. Allora dovremo procurarci utensili nuovi”. Così andai a comprare nuove pentole per lei. Poi disse: “Dovete stare attenti che anche il cucchiaio non sia stato usato”. Così dovetti andare a comprare un cucchiaio per lei.

Poi disse: “(Anche) i bicchieri, perché qui c’è gente che mangia cibo non vegetariano, quindi è meglio procurarcene di assolutamente nuovi”.

Insomma, dovetti affrontare tutti questi problemi. E poi andò in cucina e non volle permettere al nostro cuoco di cucinare nulla per noi. Disse: “Prima cucinerò io, poi potrai cucinare tu”.

E si rese talmente insopportabile che anziché essere un’ospite (in inglese “guest”, ndt) divenne una peste (n inglese “pest”, ndt) (Risate). E questo è ciò che succede alle persone ritualistiche perché sono molto pretenziose, continuano a pretendere, perché: “Questo è il nostro dharma”.

Conosco un’altra storia che mi è stata raccontata da (una signora) di Bombay.

Disse: “Una signora che venne ospite a casa mia, poiché era imparentata con una persona molto importante, fu peggiore della mia bis-bis-bis-bisnonna”.

Io risposi: “Davvero?”.

E lei: “Non capisco come in India esista ancora gente del genere. Arrivò qui e disse, ‘Io non posso bere acqua del rubinetto, dovete attingerla da qualche pozzo’. Ora, a Bombay ci sono soltanto due pozzi, e così dovettero andare a prendere l’acqua. Ma il cuoco dovette immergersi completamente nell’acqua e solo dopo poté cucinare. (Infatti questa ospite aveva detto:) ‘Se cucina senza averlo fatto, non mangerò’. E continuò così finché il cuoco si ammalò di polmonite. Venne un altro cuoco e prese l’influenza, sa? A quella signora non importava, diceva che quello era il suo modo di vivere”.

Allora mi chiese: “Che cosa si deve fare con gente così, Madre?”.

Io risposi: “Avresti dovuto dirle: Noi abbiamo questo. Se ti va, benissimo; diversamente non mangiare. Va bene, è giusto, digiunare è un’ottima cosa”. (Risate) Questa è l’unica soluzione per gente del genere tanto egocentrica e seccante.

Questo egocentrismo si sviluppa in noi perché pensiamo: “Questa cosa è il nostro dharma, è un nostro diritto, ogni cosa appartiene a noi: e come osano costoro non farlo?!”.

Non pensiamo mai a quanto infastidiamo gli altri, quanto siamo loro di disturbo né a come si cerchi di tormentare la loro vita. Continuiamo a pretendere: “Questo è il mio dharma, cosa posso farci? Questo è ciò che devo fare”.

Ma diventa un tale condizionamento mentale che ho visto molti casi (anche) in Sahaja Yoga di persone così condizionate.

Venne in Sahaja Yoga una signora francese, la cui madre era molto ritualistica, per cominciare, e molto seccante perché doveva andare a messa tutte le domeniche.

Si vestiva elegantemente, andava in chiesa e poi tornava a casa. Un giorno sparì, così si rivolsero alla polizia per trovarla. I poliziotti andarono a cercarla ma poi dissero: “Non riusciamo a trovarla, Dio solo sa dove sia sparita”.

Allora (la yogini) suggerì: “D’accordo, andate a cercarla in chiesa”: lei era ancora seduta in chiesa.

Poi scomparve di nuovo; accadde tre o quattro volte. Allora i poliziotti dissero: “Spiacenti, ma con lei abbiamo finito. Adesso se vuole può metterla in un ospizio, basta”. Così la misero in una casa per anziani.

Questa sahaja yogini mi disse: “Madre, è davvero sorprendente: normalmente sono persone molto stupide, stanno sempre sedute a rimuginare, a parlare di assurdità come matte, sono diventate tutte mentalmente confuse e si può vedere benissimo la loro decadenza senile. Ma la domenica, ciò che accade è che si vestono bene e vanno in chiesa. È l’unico momento in cui sono sane di mente” (Shri Mataji ride). È molto sorprendente come agisca il condizionamento.

Ho avuto un dipendente che venne a stare da noi e diceva di essere un bravissimo autista. Io dissi: “Va bene”.

Ma sapeva solo guidare, non sapeva nulla di Londra, che posto fosse Londra. Sapeva guidare molto bene ma, se dovevo andare a nord, lui mi portava a sud. Se dovevo andare ad est, mi portava ad ovest.

Chiesi: “Che cosa succede? Sai guidare?”.

“Sì, so guidare, quello lo so fare; ma non capisco nulla di strade, non ho alcun senso dell’orientamento”.

Un giorno la polizia lo fermò. Ero anch’io nell’auto. Uno gli chiese: “Dove sta andando?”.

E lui: “Sto andando nel tal posto”.

Allora (il poliziotto) disse: “Ormai è passato di qui già sei volte. Sono sei volte che torna sempre allo stesso punto”.

Mi sono resa conto che nella vecchiaia queste cose formano una specie di abitudine, ma anche tra giovani potete trovare persone già tanto condizionate dalle loro consuetudini. Questo è dunque quel che potete chiamare l’elemento umano, a causa del quale ci si attacca o ci si preoccupa di qualcosa.

La definirei una forma di pazzia per cui uno pretende una cosa, un altro ne vuole un’altra: “Non mi piace questo, non mi piace quello”, e via di seguito. È molto comune dire “non mi piace, mi piace”. È davvero sorprendente che dicano sempre così.

Vanno a casa di qualcuno: “No, no, non mi piace questo tappeto”. Insomma, non è vostro il tappeto, non l’avete comprato voi, lo ha comprato quella persona, cosa c’entrate voi? Perché dovreste dire che non vi piace? Chi siete voi? Non l’avete pagato voi; a chi lo ha acquistato piace, basta! Perché volete fare le vostre osservazioni e dire che non vi piace? Siete forse degli intenditori per criticare gli altri?

Qualcuno, ad esempio, ha un certo tipo di acconciatura e voi: “Non mi piace questa acconciatura”. “Perché?”. “Non mi piace e basta”. Si passa poi da lì agli esseri umani e a tutti.

Chi siete voi per apprezzare o non apprezzare? Qual è la vostra posizione? Perché dovreste dire mi piace o non mi piace? Ma è molto comune, specialmente in Occidente fare simili osservazioni: “Non mi piace. Non mi piace l’India”. Va bene, se non vi piace allora restatevene a casa. Perché ci siete venuti?

“Non mi piace la Turchia”. “Perché?”.

Perché, se qualcuno indossa una gonna lunga diranno: “No, non mi piace perché è (la moda) turca”. Dovreste, quindi, mettere solo gonne corte. Insomma, magari a noi non piacciono le gonne corte. Però non si dovrebbe dire “non mi piace”, perché è offensivo, è umiliante per l’altra persona.

Ora, quando siete in Sahaja Yoga, dovete rendervi conto che non siete comuni esseri umani, secondo gli standard normali, vedete; ma siete oltre.

Ciò che a voi piace o non piace è diverso da quello degli altri e tutta la vostra attitudine è cambiata.

A volte ho visto che siete proprio come bambini, parlate molto innocentemente come bambini piccolissimi, e talvolta dite cose molto profonde.

Ora, questo è sconosciuto alle persone considerate ‘normali’; infatti, sapete, le persone ‘normali’ sono molto boriose e ripetono continuamente: “Io… io… io…”.

Kabir ha detto che, quando la capra è viva, ripete continuamente: “Meh, meh, meh”, cioè: “Io, io, io”. Ma quando è morta, ed il suo intestino viene tirato per formare una specie di corda – noi la chiamiamo dhunak – che serve a separare i semi dal cotone, allora fa: “Tu hi, tu hi, tu hi”, ovvero: “Tu sei, Tu sei, Tu sei; Tu sei ogni cosa”.

Quando lo dite, immediatamente la vostra attenzione si distoglie dagli altri, dal cercare i loro difetti, quel che non va in loro, dall’usare continuamente il cervello per criticare o prendere in giro gli altri, addirittura certe volte per parlarne male.

Si gode nel fare pettegolezzi. Perché? Si gode nel fare pettegolezzi perché non si capisce che gli altri e noi siamo la stessa cosa e non si ha alcun diritto di sparlarne.

Ecco, questa capacità di comprensione, questa amorevole saggezza, direi, non esiste quando siete normali esseri umani. Alla minima provocazione potete infuriarvi, vi mettete a fare cose di ogni genere proprio come un toro in un negozio di porcellane, potete comportarvi in qualsiasi modo. Si vedono alcuni diventare improvvisamente così. Il motivo è che non siete ancora sahaja yogi.

Un sahaja yogi è invece una persona che gioisce di ogni cosa. Diciamo che qualcuno si adiri e vada molto in collera: lui osserva anche questo, ciò che accade, come si comporta.

In realtà non è un dharma il fatto di arrabbiarsi con qualcuno. No. È qualcosa di bassissimo livello arrabbiarsi con gli altri, stare sempre a inveire contro gli altri, pretendere cose o criticarli pensando di essere qualcosa di straordinario. E questo non paga: quando arriverete al termine della vita, vi accorgerete di non avere neanche un amico, nessuno vicino.

Un altro atteggiamento è quello di essere molto egoisti, pensare di essere chissà chi e parlare in continuazione, chiacchierare, parlare, chiacchierare; l’altro si annoia a morte, ma voi continuate a parlare, parlare, parlare di voi stessi: “Ho fatto questo, ho fatto quello, sono andato là. Io, io, io”. Si arriva a qualsiasi limite, senza vergognarsi di ciò che si dice.

Ho visto persone assumere atteggiamenti strani di ogni genere nei confronti degli altri, quando sono al livello di comuni esseri umani.

Se qualcuno esprime un giudizio negativo su un’altra persona, dicendo: “Lui è così, io lo so, vedi, ha fatto questa cosa …”, immediatamente questo si insinua nella loro mente: “Sì, è vero”.

Ora, questo fa ammalare la vostra mente: possiamo dire vikrudh, quando la mente non è normale. Vi ammalate, accettate tutta questa malattia e continuate ad accettarla, ad accettarla, finché non vi ammalate; e questa malattia è estremamente pericolosa, non tanto per gli altri quanto per voi stessi, poiché nessuno può sopportare una personalità tanto disturbata.

Ora, potreste dire di aver visto, ad esempio, persone che si sono dedicate alla religione (e dicono): “Adesso io sono una persona religiosa”, diciamo.

Ebbene, farete meglio ad essere religiosi: e allora?! “Non si può fare questo, non si può fare quest’altro, non ci si può sedere qui, non si può mangiare questo, questo è importante…”. Stanno sempre a disciplinare gli altri anziché disciplinare se stessi.

Infatti, quando si è persone normali non si vede se stessi, si vedono solo gli altri; ma quando diventate anime realizzate cominciate ad osservare voi stessi, e a vedere voi stessi ciò che è sbagliato. Ora, dopo essere diventati lo Spirito, alla luce dello Spirito vedete voi stessi. Vedete da soli ciò che accade, come vi comportate e come gioite di voi stessi quando sapete correggervi. È molto dolce.

Fate piccole, piccole cose in modo meraviglioso e dite cose bellissime.

Certo, vi sono persone che non possono essere corrette, che sono incorreggibili. In questo caso si dovrebbe semplicemente capire che sono incorreggibili e non ci si può fare niente.

In Sahaja Yoga abbiamo, ad esempio, persone che cercano sempre di aiutare la gente sbagliata, come se avessero assunto il ruolo di procuratore; questo in Sahaja Yoga.

Così, se qualcuno prova ad essere strano, ci si aspetta una telefonata da questi procuratori.

In capo a due ore dirà: “Ora, per favore, dite a Madre che bisogna occuparsi di quella persona e che si deve fare questo e quello”.

Per loro è cosa del tutto abituale informarmi: “No, deve aiutarla, deve fare qualcosa”. Ma ormai è diventata una pratica corrente e sappiamo che costui adesso arriverà per tenere una grande conferenza su questo argomento.

Vedete, è una caratteristica di un essere umano che ha attraversato diverse complicazioni nella vita, o anche che è nato con alcuni geni o qualcosa per cui non è una persona molto normale, sebbene si dica che è normale; infatti, il modo in cui reagisce, la reazione che mostra è totalmente assurda.

Non occorre che qualcuno mi telefoni per dirmi: “Vede, questa persona è così e così, sarebbe meglio che se ne occupasse”, interferendo inutilmente nelle faccende degli altri quando non ne avete l’autorità, quando non avete niente a che fare con quella persona.

Posso assicurarvi che schemi di ogni genere sono stati creati nella mente degli esseri umani; e questi schemi scompaiono tutti, scompaiono proprio. Non so per quale motivo abbiano tutti questi schemi, da dove li prendano: magari dal loro paese, magari dalla famiglia o magari dai geni. Ma di qualunque cosa si tratti sparisce totalmente, ed anche i vostri geni si modificano.

Questo è Sahaja Yoga: quando diventate lo Spirito, ogni cosa si trasforma. E ciò che vi accade è che diventate persone che sanno cos’è la gioia, che gioiscono della gioia, che gioiscono dell’esistenza, che danno gioia agli altri, li rendono felici e pensano sempre a come rendere felici gli altri.

Accade proprio così; sebbene siate stati educati come gli altri, sebbene magari siate stati formati allo stesso modo, tutto questo scompare e voi diventate persone sagge, belle e gioiose.

È qualcosa che avete raggiunto (ma) di cui potreste non essere consapevoli, il modo in cui gioite in questo campo scout[1]; nessun altro gruppo avrebbe potuto gioire come avete fatto voi. Posso vedere ciò che fate qui e come gioite; il modo in cui godete della reciproca compagnia è davvero degno di nota. E questo avviene perché il vostro cuore è colmo della gioia dello Spirito che risplende in voi. Potete esaminarvi e capire per conto vostro se quello che dico è vero o no.

Certo, vi sono persone che credono di essere chissà chi e stanno in un albergo o in qualche alloggio o qualcosa di simile. Loro non gioscono. Pensano ancora di essere qualcosa di speciale, quindi devono alloggiare in qualche struttura del genere. Ho visto con grande sorpresa che, specialmente gli indiani, quando vengono a Cabella, vogliono alloggiare tutti in albergo. Magari a casa loro hanno un solo bagno, ma quando vengono a Cabella vogliono stare in albergo in una camera con bagno e questo e quello; gente giovane, è molto sorprendente.

Questo accade perché penso che non abbiano mai visto un buon albergo o magari abbiano vissuto in pessime condizioni. Ma una persona che sia un sahaja yogi può vivere ovunque, può dormire ovunque. L’unica cosa è che c’è il suo Spirito che lo rende felice. Nient’altro. È questo che vi dà felicità.

Tutte le altre idee degli esseri umani hanno creato un problema dopo l’altro.

Ora, vedete, (secondo loro) se si appartiene ad una religione diversa si è cattivi. Se volete sapere qualcosa sui cristiani, meglio andare a chiederlo agli ebrei; se volete sapere qualcosa sugli ebrei, meglio andare a chiederlo ai musulmani; e se volete sapere qualcosa sui musulmani, andate a chiederlo agli induisti.

Rimarrete stupiti di come tutti parlino degli altri come se fossero tutti cattivi e loro i migliori.

Ecco, tutto questo atteggiamento cambia completamente. Dimenticate chi siano, a quale religione appartengano, da quale tipo di famiglia o estrazione provengano.

Si diventa un tutt’uno con gli altri e ciò di cui si gioisce è la compagnia di tutti i sahaja yogi.

(Se) ci sono tutti i sahaja yogi, è tutto. Ci saranno moltissimi sahaja yogi ed è questa la Mecca, è questo il Kumbha Mela[2], potete chiamarlo come preferite.

La gioia collettiva che sentite vi è derivata dal fatto che avete superato, avete oltrepassato quella barriera che vi impediva di vedere la verità.

La verità è, come ho detto ieri, che voi siete lo Spirito e, quando diventate lo Spirito, diventate gunatit, kalatit e dharmatit.

Una volta superati questi limiti diventate come una goccia nell’oceano. Se la goccia è al di fuori dell’oceano, teme sempre che il sole possa asciugarla e non sa cosa fare, dove scivolare, dove andare.

Ma quando diventa tutt’uno con l’oceano, si muove e gioisce perché non è sola. Non è sola. Si muove con le onde di quel bellissimo Oceano di gioia. E questo è ciò che avete raggiunto e di cui siete consapevoli; lo sapete, ma non vi rendete conto che lo avete raggiunto perché siete lo Spirito.

Adesso, qualche volta, dovreste osservare voi stessi; e vi stupirete di vedere come siete cambiati, quanto siete diventati semplici, assennati e saggi.

Vi sono tanti problemi in Occidente perché sono ancora stupidi, penso, molto stupidi.

Infatti, persino un vecchio di ottant’anni vorrebbe sposare una signora di vent’anni, diciamo, senza capirne il motivo: è perché non accetta la sua età, non accetta che: “Sono un uomo anziano, devo comportarmi come un uomo anziano”. Vuole sposare una ragazza che potrebbe essere sua nipote. Questo è più comune in Occidente; lì pensano sempre in questi termini. Pensano di dover sposare ogni giovane donna che vedono. Magari sono già con un piede nella fossa, ma non ha importanza, vogliono avere una moglie così. È questo il problema dell’Occidente.

Ora, perché accade? Perche non capiscono di essere anziani e che si deve essere fieri di essere anziani.

Quando avevo cinque anni, non avrei potuto immaginare che un giorno tante persone sarebbero venute ad augurarmi buon compleanno. Nemmeno quando ne compii cinquanta c’erano tante persone così. Ora che ne ho settantacinque, guardate quanta gente c’è ad augurarmi buon compleanno.

Quando si è anziani si dovrebbe essere orgogliosi della propria età, se si è vissuto saggiamente. Ma se siete stati stupidi, allora naturalmente nessuno può aiutarvi. Tutti rideranno di una persona simile; però poi faranno altrettanto.

In Occidente è una consuetudine avere una moglie dopo l’altra, divorziare e così via.

In India è l’opposto, direi. Gli indiani non hanno molto rispetto per le donne.

Si pensava che avessero grande rispetto per le donne; si pensava che avessero posto le loro donne sul piedistallo di una Sati[3]. Invece, qualsiasi qualità la donna possa avere, loro non la rispettano. Non so da dove abbia origine questo (atteggiamento), qualcuno dice che qualche poeta abbia scritto che le donne debbano essere picchiate. Ma dico, chi è questo poeta? Ritengo che prima di tutto dovrebbe essere picchiato lui. È nato da una donna e scrive così.

Quindi vedete, ci piace seguire qualcosa che è sbagliato, che è assolutamente assurdo. Questo avviene perché non siete saggi. Una persona saggia accetterà tutto ciò che è di buon senso. Non accetterà nulla di insensato.

Voi continuate a leggere un libro dopo l’altro, uno dietro l’altro. Leggete tutti questi libri, ma dove approdate facendo così?

Vi accorgete di leggere libri che non vi fanno bene, che sono inutili, ma se siete amanti della lettura continuerete a leggere.

La mancanza di saggezza vi dà l’incapacità di discriminare. E voi giustificate, giustificate tutto dicendo: “No, questo è ottimo, ogni cosa che faccio è la migliore”. Direi che non è ego, ma una stupida concezione umana: “Qualunque cosa io faccia è giusta. Qualunque sia il mio atteggiamento è corretto. Come osa qualcuno dirmi che questo o quello è sbagliato?”.

Tutti rideranno e si prenderanno gioco di persone del genere, e queste soffriranno moltissimo, (accadrà di) tutto; ma non ammetteranno mai di aver fatto qualcosa di sbagliato.

Ebbene, quando andate oltre il dharma, diventate dharmatit. Allora ciò che accade è che il dharma diventa parte integrante di voi. Non fate cose sbagliate, non le fate proprio.

Non perché c’è qualcuno che ve lo dica, o che volete seguire, o perché ci sono obblighi o disciplina. È che proprio non vi piace fare cose sbagliate, dire cose irrispettose, che non siano di aiuto, che non siano amorevoli.

Questa è la qualità di un sahaja yogi, in cui divenite lo Spirito. Se diventate lo Spirito non dovete dirlo a nessuno, è così chiaro, così evidente e si può vedere; e più entrate in profondità in voi stessi, più scoprite di essere dotati interiormente di una tale grandezza, di sentimenti così belli, di cose così meravigliose che superate l’ego degli altri.

Devo raccontarvi una storia. Una volta andai a trovare un santo. I sahaja yogi mi avevano detto: “Madre, Lei non va mai a trovare questi guru, perché allora ci va?”.

Io dissi: “Venite con me”. Dovemmo arrampicarci parecchio. (Poi) aggiunsi: “Da qui sentite le sue vibrazioni, per prima cosa sentite le sue vibrazioni”.

Arrivavano moltissime vibrazioni. Risalimmo dunque il pendio, ci arrampicammo. E questo signore era considerato in possesso di poteri con i quali riusciva a controllare la pioggia. Ma iniziò a piovere, a piovere a dirotto, ed io mi inzuppai completamente di pioggia. Quando arrivai lassù lo vidi seduto su una pietra che scuoteva la testa con ira, o non so cosa. Entrai nella sua grotta e mi sedetti.

Lui tornò indietro, tornò indietro e mi disse: “Madre, perché non mi ha permesso di fermare la pioggia? L’ha fatto per vincere il mio ego?”.

Io dissi: “No, non è questo, non volevo, non ho visto il tuo ego da nessuna parte. Ma il problema è un altro: tu sei un sannyasi, un asceta, ed hai comprato un sari per me. Ora, se tu hai comprato un sari per me io non posso accettarlo, perché sei un sannyasi. Allora mi sono dovuta bagnare completamente, in modo da dover prendere in prestito un sari da te”.

Allora tutto si sciolse ed egli divenne molto diverso.

Ebbene, con la saggezza sapete come trattare diversi tipi di persone, dite cose con le quali sciogliere il loro ego. Anche i loro condizionamenti con questo hanno una sorta di nuovo risveglio.

Si vede in voi quella saggezza, quell’amore, quell’espressione del vostro Spirito, direi. Ed è questo il motivo per cui tanti santi, sebbene siano stati maltrattati e tormentati da molti, sono stati indubbiamente (anche) molto rispettati e amati.

Tuttavia devo dire che i santi di un tempo erano certamente persone molto buone e belle, ma c’era una cosa: erano molto rigidi nel disciplinare i loro discepoli.

Il motivo è che i loro discepoli non erano anime realizzate e questi guru ritenevano che, se non li avessero disciplinati, non si sarebbero mai elevati, non sarebbero mai diventati qualcosa di grande, quindi dovevano essere disciplinati.

E quanti erano ricercatori della verità lo accettarono: “Va bene, qualunque cosa tu dica lo faremo. Anche se ci dirai di digiunare, lo faremo”. Stavano a testa in giù: “D’accordo, staremo a testa in giù. Faremo ciò che dici, e saremo disposti a farlo. Non devi preoccuparti di questo”. Ecco perché erano molto rigidi in fatto di disciplina.

In Sahaja Yoga, invece, non si insegna alcuna disciplina. La ragione è che voi siete anime realizzate, il vostro Spirito è lì e lo Spirito vi dà la luce. In quella luce vedete voi stessi con grande chiarezza e potete disciplinarvi da soli. Non devo dirvelo io. Sapete che tante persone hanno abbandonato la droga dalla sera alla mattina, senza che io abbia mai detto loro nulla. Non ho neppure mai parlato di droghe o altro. Come hanno fatto? È perché hanno avuto la luce. Ed è quello che voi avete oggi: la luce dello Spirito. Diventate assolutamente indipendenti e assolutamente liberi. Libertà completa, perché avete la luce.

Non potete, non riuscite proprio a fare cose sbagliate. Supponiamo che ora ci sia un bagliore e avvenga una specie di forte esplosione: io non correrò in direzione dell’esplosione, no. E neppure voi lo farete, perché avete gli occhi (per vedere, ndt).

Ebbene, lo Spirito, la Sua luce è il massimo fattore guida grazie al quale diventate, come ho detto, gunatit, diventate kalatit e diventate dharmatit. Non siete schiavi di niente, non siete schiavi del vostro orologio, non siete schiavi del tempo e non siete schiavi di come sono i vostri guna.

Non volete vedere se siete di lato destro, di lato sinistro o sul canale centrale: voi siete sahaja yogi ed un sahaja yogi è oltre tutto questo, pertanto siete gunatit.

Siete dharmatit, poiché il dharma diventa parte integrante di voi e non dovete seguire nessuna disciplina del dharma.

Ho visto che in qualche ashram di Sahaja Yoga sono molto rigidi: non dovrebbe essere così. Ho raccomandato di non essere mai rigidi.

Se qualcuno non si alza alle quattro, diciamo, non importa. Lasciate che si alzi alle dieci.

Dopo un certo periodo si alzerà da solo alle quattro, ma non tentate di disciplinare troppo le persone.

Neanche i bambini dovrebbero essere disciplinati troppo. Di certo, se sono anime realizzate sono già molto bravi, meravigliosi.

Se però non lo sono, cercate di dar loro la realizzazione. Quando vi rendete conto che chi non è realizzato fa tutti questi errori perché brancola nel buio, il vostro atteggiamento verso di lui cambierà. Cercherete di essere estremamente pazienti, gentili, affettuosi e amorevoli poiché vi renderete conto che quella non è una persona realizzata, non ha occhi, non può vedere, è cieca; non può sentire né può percepire la realtà (Shri Mataji tende le mani aperte, ndt).

Perciò, per prima cosa, fate in modo che percepiscano la realtà. A che serve fare un sermone e imporre una disciplina? Continueranno a commettere errori e a creare problemi a se stessi o agli altri.

Questo è dunque ciò che avete raggiunto con la vostra illuminazione: siete oltre tutto questo.

E diventate persone dotate di un temperamento molto amorevole e che infonde tanta gioia. Insomma, vi sono molti esempi che posso elencare di fatti accaduti in Sahaja Yoga, dove ho visto la bellezza dell’amore e dell’affetto (dei sahaja yogi), non solo nei miei confronti, ma anche nei confronti degli altri.

Se fosse solo verso di me potrei spiegarmelo, ma non posso spiegare la gentilezza che hanno verso gli altri: ieri, ad esempio, vi ho detto che (alcuni sahaja yogi) sono andati in Israele e adesso in Egitto, in Russia. Chi glielo ha chiesto?

Io non ho mai chiesto a nessuno di andare da nessuna parte. Loro, di propria iniziativa, hanno sentito di dover andare a svolgere questo lavoro e di dover aiutare altre persone ad uscire dalla propria ignoranza.

Oggi, quindi, in questo giorno in cui celebrate il mio settantacinquesimo compleanno con tutti questi palloncini notevolmente pittoreschi e variopinti, con i quali esprimete il vostro amore per me, in ogni cosa scorgo il vostro amore.

In tutto ciò che avete fatto qui, in ogni vostra decorazione, in ogni cosa, sento che i miei figli sono tanto amorevoli.

Io non ho fatto nulla per voi, non so cosa vi faccia sentire tutta questa gratitudine. Vorrei ancora sapere cosa ho fatto. Non ho fatto nulla. Ma il modo in cui volete esprimere il vostro amore è davvero sorprendente. Ad eccezione del fatto, direi, che avete ricevuto la luce del vostro Spirito. In questa luce, è possibile che vediate in me qualcosa di diverso, ma il modo in cui esprimete la vostra gratitudine va realmente oltre la mia comprensione.

L’altro giorno, qualcuno di quelli che hanno preso la parola ha detto: “Non ringraziate vostra Madre, datela per scontata”.

È vero. Non occorre ringraziarmi, dovete darmi per scontata. Ma nel vedere il modo in cui volete ringraziarmi, proprio come bambini piccoli che vogliono esprimere la loro gratitudine, voi diventate proprio simili a bambini.

Siete così entusiasti da non accorgervi che normalmente nessuno fa così da nessuna parte. Nessuno cerca di essere proprio come bambini che esprimono il loro bellissimo amore. Questa che si può vedere è una cosa assolutamente nuova.

Una tale pace, tutto questo amore, tutta questa gioia tutto intorno, in un luogo così lontano… Come avete fatto? Come ci siete riusciti? Non è facile da capire. È incomprensibile per gli esseri umani; loro non capiscono proprio come queste persone possano essere così e perché vivano così felicemente.

Ora, voi avete ogni comfort nelle vostre case, ci state molto bene, avete tutto, mentre questo campo scout non è un luogo molto comodo in cui vivere.

Ma voi riuscite a vivere ovunque, lo so, l’ho visto: ovunque siate, purché intorno a voi ci siano sahaja yogi, non vi preoccupate di nulla.

E questa capacità di gioire collettivamente gli uni degli altri, senza aspettative, senza critiche, senza pettegolezzi o sciocchezze del genere, è meravigliosa.

Ed anche quando vi prendete in giro fra voi, sapete, mi divertono i vostri scherzi, e capisco che si tratta di amicizia, di bellissima amicizia.

Che proveniate dall’India, dall’Inghilterra, dall’America o da qualunque altro posto, si trova questa unità di comprensione, unità di movimento, come un’onda che sale, poi un’altra e poi un’altra ancora. È (un flusso) continuo, eterno, ed è ciò che si deve raggiungere anche per gli altri.

Anche per questo dovete ricordare che voi avete la luce, gli altri non ce l’hanno. Perciò dovete essere molto premurosi, tolleranti, comprensivi riguardo ai loro problemi e ascoltarli, qual è il loro problema. Per prima cosa vi diranno: “I miei affari vanno male”; oppure potrebbero dire: “Mia moglie non è una brava moglie…”; oppure: “Mio figlio non ha lavoro, non lavora”.

Potrebbero parlarvi di qualsiasi cosa. Ascoltateli, ascoltateli. Per loro è importante. Bene. Vedrete che, dopo, poco a poco si tranquillizzeranno, perché voi emettete amore, emettete gioia, emanate sicurezza; grazie al vostro risveglio spirituale avete questi poteri.

Ovunque siate potete creare pace, potete creare felicità.

Abbiate perciò sicurezza, non perdete la vostra sicurezza.

Anche la vostra saggezza nel comprendere gli altri sarà molto convincente per far capire agli altri che: “Sono qualcosa di eccezionale: non si arrabbiano, non vanno in collera, non sono dei matti, non seguono qualche mania, sono proprio persone molto, molto equilibrate”.

E questo non è qualcosa che dobbiate mettere in pratica; è lì, è dentro di voi e dovreste esserne fieri.

Non dovreste pensare che sia qualcosa che dovete conquistare o diventare: lo avete, lo avete dentro di voi.

L’unica cosa è che dovete osservare voi stessi alla luce dello Spirito. È molto semplice e funziona.

Non è facile per gli altri capirvi, ma dovrebbe essere molto facile (per voi) capire loro.

Questo perché, prima, (anche) voi eravate così, e adesso essi vi vedono e diventeranno come voi.

È molto semplice. Potete vedere come io abbia iniziato Sahaja Yoga con una signora, ed ora guardate quante persone ci sono oggi.

Ora, cosa io abbia fatto, davvero non lo so. Che cosa ho fatto? Non ne ho idea. E (neppure di) cosa pensiate voi, (perché sentiate) tanta gratitudine, esultanza e gioia.

Quindi, con tutto ciò che vi ho detto, dovete essere consapevoli del vostro Essere, del vostro Sé, del vostro Spirito, di essere lo Spirito.

E, poiché siete lo Spirito, siete oltre tutte queste cose. Quando questo accadrà, vi stupirete della personalità che siete.

[Shri Mataji continua in hindi per circa sei minuti poi conclude il discorso dando le Sue benedizioni. Applausi]

[Il puja ha inizio con il puja a Ganesha celebrato dai bambini. Viene cantato il “Ganesha Sthuti”.

Segue il Devi puja. Bhajan: “Tujhya Pujani”. “Jago Savera”. “Jab.se hum sahajyogi bane”.

“Vishwa Vandita”. Aarti. Tre Mahamantra.

Al termine, una serie di yogi e bambini, vestiti come deità, vanno ad offrire ciascuno un fiore ai Piedi di loto di Shri Mataji.

Infine vengono offerte a Shri Mataji due grandi torte di compleanno].


[1] Campo Scout “Nizamuddin”, luogo a Delhi della celebrazione del Compleanno di Shri Mataji.

[2] Kumbha Mela è un pellegrinaggio indù di massa nel quale i fedeli si ritrovano per immergersi in un fiume sacro.

[3] La dea Satī, sposa devota di Shri Shiva.