Puja di Capodanno (Marathi/Hindi/Inglese)

(India)

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Puja di Capodanno (riassunto), Kalwe (India), 31 Dicembre 1998.

Mi è stato chiesto di parlare della cultura indiana di oggi perché sembra che proprio Bombay sia il luogo dove la cultura indiana comincia a scomparire. Personalmente non credo che sia così: le radici di questa cultura sono tanto profonde che non la si può abbandonare tanto velocemente.

Chi viene da un altro paese deve comprendere che l’India non possiede una religione vera e propria, perché non c’è un solo libro sacro, non si segue una persona, non esiste alcuna specifica organizzazione preposta all’esercizio della spiritualità, cosa che invece accade per le altre religioni; né abbiamo mai avuto il sacerdozio con tutto il suo apparato gerarchico. Tutto è sempre avvenuto molto spontaneamente.

Questo è dovuto, come vi ho detto altre volte, al modo di essere degli indiani, al nostro stile, che é quello di non dubitare mai di ciò che é stato rivelato dai grandi santi. Noi abbiamo sempre accettato la loro santità, il fatto che fossero personalità più alte, che in un certo senso fossero esseri superiori. Dunque non li abbiamo mai messi in discussione. Di conseguenza questa é diventata una condotta, un modo di essere, uno stile di vita. Come struttura religiosa non abbiamo mai avuto niente, almeno fino a quando, piuttosto tardi, non si sviluppò il sistema delle caste. Un tempo il sistema delle caste non c’era, e infatti non erano certo bramini quelli che scrissero di Shri Rama o Shri Krishna. È sorprendente come si siano accettate tante cose senza verificare se provenissero da chi bramino lo era veramente o no.

Si definisce bramino chi conosce il principio di Brahma, il principio dell’Amore Divino Onnipervadente. Bramino non poteva esserlo chiunque a prescindere dalle sue vere qualità spirituali; ma, con il passare del tempo fu invece stabilito che chiunque fosse nato in una famiglia bramina, lo fosse anche lui di conseguenza, e chi fosse nato in una famiglia che faceva parte di un’altra casta, a quella dovesse appartenere. I mestieri, le professioni, le attività venivano tramandate di padre in figlio; di conseguenza è diventato via via un fatto socialmente accettato che anche l’attività religiosa si potesse ereditare, come fosse una professione. Certo la qualità spirituale non c’entrava più nulla, si ereditava solo la casta.  Ma ecco perché, costruite sulle tante divisioni proprie delle attività e dei mestieri, in India abbiamo tanta varietà di caste.

Più tardi, oltre a servire a passare in eredità una professione, il sistema delle caste diventò una ben consolidata idiozia. In seguito gli inglesi ne hanno fatto largo uso per separarci gli uni dagli altri. Quindi anche l’esistenza di una casta come quella degli Shedule (la più bassa dell’India) non ha nulla a che fare con la religiosità. Abbiamo avuto santi come Chokamela, Ekenath e Namadeva, che erano estremamente rispettati e che hanno sempre cercato di essere un tutt’uno con tutte le caste, specialmente con quella degli Shindoor (bassa).

Si potrebbe dire che la santità é stata considerata come una casta a parte: quella di chi non credeva in nessuna casta. I santi erano gente senza casta e senza religione. Comunque il fine ultimo di ogni casta era quello di avere la Realizzazione del Sé. E tutti i santi sono stati messi in un solo clan, in quello che si può definire ‘il gruppo dei santi’, che fossero musulmani, indu, giainisti o sufi, erano messi tutti sullo stesso piano.

Voi siete Sahaja Yogi, avete perso la vostra religione, la vostra casta, avete perso… tutto! (sorride) Siete Sahaja Yogi. Uno Yogi è colui che crede nell’aspetto spirituale della vita. In questo paese si é fatto uso e abuso di ciò, per ragioni politiche, per dividere e sottomettere in tutti i modi la gente. L’idea della casta era diventata una cosa talmente rigida che – ora non più, ma nel passato sì – la prima cosa che si era soliti chiedere ad una persona era: “Tu a quale casta appartieni?” Grazie a Dio adesso c’é quel tanto di buon senso in più per cui si è smesso di porre domande sulla casta e sulla religione prima di un esame o di un concorso.

I politici cercano di utilizzare il sistema delle caste come metodo per calcolare maggioranze e opposizioni; per fortuna però questo fenomeno sta scomparendo. Ritengo che l’attuale concetto di democrazia non sia molto utile, perché in un regime democratico chiunque voglia può creare un’organizzazione sulla base delle caste.

É inoltre sorprendente che quando in India é stata approvata la Costituzione, l’America sia stata tra quelli che volevano attribuire dei privilegi, per quarant’anni, alla casta degli Shedule (la più bassa). Mio padre faceva parte della Costituente e intervenne dicendo: “Non sono d’accordo: ci possono essere solo due diversi tipi di cittadini, quelli che possiedono qualcosa e  quelli che non hanno niente”. Avrebbe fatto un gran differenza se l’unico criterio di distinzione fosse stato questo. Anche in altre nazioni, invece di creare caste, é stato fatto qualcosa di analogo per permettere di aiutare chi non ha nemmeno il minimo per vivere. Invece a causa della creazione arbitraria di caste e dei problemi che ne son derivati, questo paese soffre moltissimo. E la casta dei guru, quella dei – per esempio – sufi, o dei ‘santi’ è inquinata quanto non si può credere. E quanti ce ne sono di guru improvvisati o roba del genere!

Però l’etica è sempre stata la cosa principale in questo paese, è stata la sua cultura, l’etica come dharma. Era pensiero comune che senza etica l’essere umano potesse essere peggiore degli animali. L’etica era importantissima per ogni casta, per ogni persona. Quand’ero giovane io era ancora così; ora, certo, la confusione è così grande che, se Sahaja Yoga non si diffonderà veramente, non credo che la condizione di questo paese possa migliorare. Voglio dire che quando l’attenzione é indirizzata solo verso l’etica e l’Antharatma (l’anima), allora si comincia a scoprire il significato più profondo della vita, e tutto si risolve in modi completamente diversi. Se si trattasse solo di un guadagno materiale, allora si potrebbe diventare come l’America; se si trattasse di seguire una sorta di infimo desiderio, non si sarebbe nemmeno in grado di sopportarlo. I principi di vita indiani erano radicati nella morale e nella spiritualità. Una persona immorale era considerata di bassissimo livello, non riusciva a sposarsi, non ricopriva alcun ruolo nella società e nemmeno nella propria famiglia; era allontanata da tutti.

Simili restrizioni consentivano di conservare la società pulita. Persino chi beveva vino o alcolici, pensate!, era considerato adharmico, come è in realtà. Era raro vedere degli ubriaconi, e capitava solo per strada. Quando sono andata in Russia mi é stato chiesto come si dicesse da noi “Alla salute!” (in Russia si dice ‘Cheerio!’). Io ho risposto: “Salute per che cosa?”  “Per bere! Che cosa si dice a tavola quando si beve alcol?”   Ho risposto: “In India non si beve mai alcol a tavola!” O, almeno,  non so se qualcuno tra noi lo faccia, ma é un’abitudine molto, molto occidentale quella di bere normalmente a tavola, davanti ai propri figli e dire: “Salute!”  Ma salute per che cosa? Perché si perde coscienza? Perché si diventa stupidi e poi ci si caccia nei guai? Ma ormai in occidente è una abitudine comune. Pensate, persino quando qualcuno muore o nasce, lì si beve! Questa cultura é considerata tanto cattiva nel nostro paese che non é stata assorbita nemmeno nelle regioni peggiori.

Poi é subentrata la cultura islamica. E, sorprendentemente, mentre nell’Islam bere era una cosa proibita, per reazione tutti cominciarono a farlo. Ma quello di bere per festeggiare qualcosa non è ancora un vero e proprio costume sociale. Per esempio, i cristiani danno alcolici persino nelle chiese e addirittura un ordine sacerdotale produce una bevanda alcolica detta Benedectine. È proprio una perversione religiosa! Anche gli indiani fanno cose prive di senso; la filosofia indiana, però, lascia completa libertà all’individuo e ognuno può fare quello che vuole. Ma non in nome di Dio, no, non in nome di Dio, non in un tempio! Altrimenti i responsabili vengono buttati fuori e citati in giudizio. É in questo modo che si mantiene l’integrità.

Abbiamo avuto un’orribile quantità di gente che si é comportata in modo adharmico. Abbiamo dovuto cancellare tutto, perché alla gente non sarebbe piaciuto nemmeno parlarne. Mi hanno detto che a Ganapatipule cercano di vendere una specie di birra. Se lo viene a sapere il governo, sicuramente vieta questa bevanda. Voglio dire, tutto ciò che é puro deve essere mantenuto tale. Persino Gesù Cristo, per preservare la purezza di quel luogo sacro, picchiò con una frusta chi aveva osato mettersi a vendere degli oggetti in un tempio. Insomma, la purezza di una chiesa, o comunque di un luogo religioso, doveva essere preservata. La prima cosa, penso, è sempre stata la purezza.

L’altro giorno é successo che un ragazzo doveva sposarsi. Apparteneva ad una famiglia molto ricca, davvero non gli mancava nulla. Ma si é venuto a sapere che era già stato fidanzato e il fratello della ragazza aveva tentato di pugnalarlo. Per lui é finita, gli sarà impossibile sposarsi in questo paese e dovrà trovarsi una ragazza straniera. Non so cosa farà la famiglia. Le restrizioni, insomma, vengono dalla società stessa, i cui principi sono basati sull’etica, tutti valori che stanno scendendo a livelli più bassi, ovunque. Sfortunatamente oggi altre culture stanno penetrando in India e siamo tacciati di rigidità, eccessiva rigidità (ride). Dovremmo rilassarci un po’ ed aprirci alle… novità!

Devo dirvi che quando si oltrepassano i limiti della morale, l’unica via di salvezza per tornare alla normalità é Sahaja Yoga, e una volta entrati in Sahaja Yoga non ci si deve più allontanare  dal sentiero del dharma. Non c’é altro modo. É semplice, chi se ne allontana viene mandato fuori. Non si può pensare che non importa quello che si fa, “…tanto poi Madre perdona tutto!” Io perdono, d’accordo, perdono perché ancora ci sono delle debolezze umane che vi portate dietro. Io perdono. Ma Sahaja Yoga deve mantenere la sua purezza, la sua integrità.

Una cosa davvero sorprendente per me é come gli yogi occidentali abbiano abbracciato Sahaja Yoga così scrupolosamente, eppure sapete bene che io non sono un guru tanto severo. Ma loro hanno perfettamente capito una cosa: “Per il nostro miglioramento, per la nostra crescita personale l’etica é una parte importantissima della vita!” E deve essere così. É assai sorprendente vedere che, una volta che se ne rendano conto, questi occidentali che hanno visto i loro genitori bere e altra gente, anche i loro amici più cari, far cose di tutti i tipi, smettono tutto, completamente. Io vado molto orgogliosa di loro.

Per noi indiani é naturale essere dharmici, perché siamo stati cresciuti così. I comportamenti adharmici sono stati sempre corretti (naturalmente il bere é sempre stato fuori discussione): è il padre stesso che, se un figlio guarda con occhi impuri, lo rimprovera dicendo: “Ti cavo gli occhi se lo fai ancora!”  Ecco perché gli occhi di un indiano normalmente non corrono freneticamente di qua e di là ma sono disciplinati, calmi e tranquilli, e noi non conosciamo quell’agitazione continua che c’è da altre parti. Certo, c’è magari qualcuno, tra quelli che sono stati all’estero e ne ha subito un certo fascino, che pensa: “Che gente libera! Perché non facciamo così anche noi?” Ma è raro: di norma tutti gli indiani la pensano diversamente. Naturalmente anche in India abbiamo delle cosiddette elite, che credono in comportamenti elitari (che non so proprio in che cosa consistano!).

Forse, specialmente a Bombay. alcuni hanno iniziato a seguire dei comportamenti insensati. Ora si stanno diffondendo anche a Puna. Ci sono a Puna delle ragazze che si comportano da matte, roba da non crederci: bevono, fumano, diventeranno ragazze squillo. Dio mio! Tutto questo sta accadendo perché… Non so che strana idea si siano fatte della vita, magari cercano di imitare un’attrice o chi sa chi…Ma che c’è di speciale nella vita di un’attrice? Quando si scende a compromessi rispetto al proprio sistema di valori, dove si va a finire? I risultati si vedono: si é diffuso l’aids e tante altre malattie che si contraggono proprio a causa di una vita insignificante e immorale. Sta succedendo ovunque, a dimostrazione della necessità per tutti di ricondursi ad una vita normale, ad una vita familiare bella, fatta di obbedienza e di comprensione.

In occidente, a causa dell’eccessiva libertà di cui si gode, é difficile accettare regole morali; ma una volta che un occidentale entri in Sahaja Yoga é stupefacente – credetemi, è stupefacente – vedere quanto la sua adesione sia completa. Questa gente ha avuto libertà completa, libertà completa di fare tutto ciò che a loro piacesse. In India, non è affatto così: ai bambini non è permesso andare ovunque vogliano, fare tutto ciò che a loro vada, senza poter essere corretti dagli insegnanti. Ma grazie a questa libertà in occidente qualcosa di straordinario é successo: é vero, tanti si sono persi, ma quelli che ce l’hanno fatta sono persone di rara bellezza interiore.

Grazie a questa libera crescita sono in grado di imparare la musica indiana in soli cinque mesi, o quattro addirittura – nessun indiano potrebbe farcela perché è stato sempre limitato, è stato sempre controllato, è stato ‘tenuto’ sulla via della religione. Mentre la libertà di cui alcuni di voi occidentali avete beneficiato alla fine vi ha conferito un personalità del tutto speciale, che vi consente di apprendere senza sforzo cose anche molto difficili. Ora, sta a voi scegliere se avere o meno tanta libertà; io, dal canto mio, penso che non sia positivo imporre troppe restrizioni ai bambini.

E proprio per quanto riguarda la musica, so che quando Ravi Shankar era un giovane studente, il suo guru gli ruppe la tampura in testa perché aveva sbagliato una nota. Vi immaginate, sottoponevano i discepoli ad ogni tipo di disciplina, addirittura li picchiavano, li legavano a testa in giù, li calavano nei pozzi. E loro niente, accettavano tutto. Credo però che tutto questo abbia frenato e represso la capacità di assorbire cose difficili. Dunque, questa è una delle ragioni per cui gli occidentali hanno imparato questa musica così complicata addirittura in quattro mesi, in tre mesi! Sembra un miracolo. Qualunque cosa gli si fa fare, la fanno propria così velocemente! Perché questo non succede anche agli indiani? Ritengo che sia necessario dare piena libertà a chi é nato in e con Sahaja Yoga. A questi bambini bisognerebbe dare piena libertà, perché non faranno mai niente di sbagliato e impareranno tutto assai velocemente. Gli occidentali non sono più intelligenti o più pronti, quei risultati dipendono dalla libertà che hanno ricevuto, da come sono cresciuti, dal modo in cui hanno potuto sviluppare la personalità. A dire il vero talvolta mi sembrano dei vagabondi, e le ragazze dei maschiacci, e persino volgari, ma se con tutta quella libertà arrivano alla Realtà, risplendono.

Perciò chiederei anche agli indiani di non reprimere troppo i loro figli. In India ci godiamo molto i bambini, ma li reprimiamo anche molto: “Perché stai in piedi? Perché non ti siedi?”  E i bambini non si lamentano perché qui questo é il modo comune di comportarsi. Ho però scoperto che l’eccessiva severità può persino arrivare a frenare lo sviluppo della loro personalità. Gli occidentali passano all’inizio attraverso esperienze così infernali, affrontano talmente tanti problemi che, alla fine, o devono essere rigettati perché sono individui ignobili oppure, se sopravvivono, diventano persone meravigliose. Tutta la libertà di cui hanno goduto prima mostra i risultati; altrimenti non ci si spiegherebbe come mai un simile miracolo sia potuto loro accadere.

Il problema é ora: concedere o no libertà? Con tutta l’esperienza che ormai abbiamo del fenomeno della realizzazione, possiamo affermare che, certo, un bambino anche se nato realizzato, all’inizio non è in grado di capire. Gradualmente però mostrerà grandi risultati, una enorme capacità di assorbimento, un’enorme capacità di espressione.

Oggi vi ho parlato di libertà, che è la libertà dello spirito. Dovremmo capirli veramente questi bambini che hanno in loro innata una così grande spiritualità. Hanno il dharma dentro. Cercate di non forzarli e di non tormentarli. Lasciateli liberi di fare ciò che vogliono. Non faranno mai niente di sbagliato, perché sono nati realizzati. Sto parlando degli indiani di domani; alcuni di loro, oggi bambini di sei o otto anni, sono dei geni, vi assicuro. Quando cantano sembra che degli antichi musicisti abbiano ripreso nascita, tanto é il loro talento. Sono sorprendenti. In un programma televisivo ho visto dei bambini sotto gli otto anni e una bambina di tre cantare proprio come Hirabaypotekar. Ero stupefatta. Sono nati realizzati é vero, ma si portano anche dietro il talento delle loro vite passate. Dovremmo dunque cercare di non controllare troppo i nostri bambini, e questo non controllo fa parte della cultura Sahaj. Devo ammettere che questo atteggiamento non è troppo consono alla cultura indiana, ma va perfettamente con quella Sahaj e ci permette di capire il valore dei nostri figli, che sono anime realizzate. Amo la loro compagnia, parlano in modo così dolce di tutto e di tutti…Date loro la libertà di parlare e vi diranno cose bellissime.

Oggi ho lodato molto voi stranieri, voi che non siete indiani. Di fatto é straordinario il modo con cui loro hanno abbracciato Sahaja Yoga, ma come stiano imparando la musica e l’arte indiana, questo davvero faccio fatica a crederlo. Avete dunque la libertà, ora usatela per esprimere tutto quello che avete raggiunto grazie a Sahaja Yoga. Dato che siete cresciuti in libertà, se non utilizzate questo aspetto della vostra personalità per diffondere Sahaja Yoga nella vostra lingua, non riuscirete ad aiutare la gente delle vostre parti. La dovete aiutare perché in percentuale siete ancora davvero pochi, mentre le qualità che avete sono grandi. Dovete raggiungerli e portarli tutti in Sahaja Yoga, dovete far loro comprendere cosa possano ottenere e cosa sono veramente. E questo, credo, è un vostro dovere.