Puja di Pasqua

Istanbul (Turkey)


Send Feedback
Share

Puja di Pasqua (riassunto), Istanbul, 23 aprile 2000.

Oggi siamo qui per celebrare quel grande evento che è stata la resurrezione del Cristo, sul cui modello è stata possibile anche la vostra. Voi infatti siete ascesi a quella nuova vita che è la vita dell’amore divino. Tutti quanti avevate la consapevolezza che doveva accadere qualcosa di più alto, di più grande, che dovevate nascere di nuovo. Ma nessuno sapeva come poteva avvenire questa seconda nascita, nessuno aveva la conoscenza dell’aspetto sottile del vostro essere. I santi del passato avevano detto che bisognava condurre una vita pura, una vita sincera, ma non vi avevano detto come arrivarci. Certo, in India c’era chi lo sapeva, ma erano veramente in pochi; ora invece è una conoscenza diffusa in tutto il mondo grazie a voi.

Quando la kundalini sale lei è la vostra Madre individuale, ed è lei che vi dà la seconda nascita, ed è così che diventate connessi al paradiso divino. Parlare di queste cose senza la realizzazione non ha senso. Nei tempi antichi erano state fatte delle promesse, c’erano state delle profezie a riguardo, era stato detto che, un giorno, sarebbe  venuto il momento della resurrezione, l’avvenimento più grande che si possa immaginare, il più grande evento della vita di un essere umano. Dobbiamo considerarci molto fortunati per averlo potuto sperimentare. Il che è successo perché tutti voi avevate desiderato una vita più alta, avevate desiderato questo paradiso celeste.

Nei tempi antichi la gente si aggirava per il mondo ricercando in tutti i modi. Tutte queste cose voi le avete già fatte, quindi adesso non dovete rinunciare a niente, non c’è più bisogno di abbandonare nulla. È un’idea sbagliata, non in accordo con i tempi. Questo è il tempo in cui dovete ottenere la resurrezione sahaj, la resurrezione spontanea, non dovete fare niente di speciale per averla. È semplice, ed ha funzionato sempre così bene e sono stata via via sempre più piena di gioia nel veder arrivare così tanta gente. Specialmente nel vedere i musulmani, a proposito dei quali sono stata molto preoccupata. Come salvarli? Sono così perduti nella confusione provocata da tante concezioni sbagliate. Bisogna capire che il Corano fu scritto quarant’anni dopo la morte di Mohamed, e quindi, forse, alcune parole saranno state cambiate, e anche il significato potrebbe essere stato distorto, reso ambiguo.

Nello stesso periodo, poi, è venuto fuori un altro libro che si chiama la Sunnah [i detti e i fatti di Maometto, una delle fonti della legge islamica], messo insieme da una persona che non era poi una così grande anima, e che, comunque, non era un’anima realizzata. Non capisco, quando un testo poetico – con tutto quello che contiene – viene intepretato da un punto di vista religioso, non capisco come si possa esser certi delle intepretazioni che vengono date. Questa è la ragione per cui… Insomma, sono anch’io una poetessa, avrei potuto scrivere testi poetici sugli argomenti di cui parlo, ma non ho osato, perché una poesia può facilmente essere male interpretata e la gente può farne un cattivo uso.

Questo è un problema che c’è spesso con la poesia. Mi sono resa conto che se avessi scritto sul Divino in forma poetica, le mie parole avrebbero potuto essere da più d’uno distorte secondo le sue esigenze. Queste distorsioni si sono comunque puntualmente verificate in tutte le religioni. Nella Bibbia, per esempio, ad un certo momento venne supinamente accettato che Paolo potesse gestire la pubblicazione delle informazioni riguardanti il Cristo, ma lui non volle scrivere né della resurrezione né dell’Immacolata Concezione, perché aveva tutti i suoi secondi fini in mente. A causa dei quali Tommaso dovette fuggire in India, e Giovanni non volle scrivere nulla per tanto tempo.

Perché ad un certo punto salta sempre fuori qualcuno che si sente ‘incaricato’ di un compito, ne sente la responsabilità, mentre non né la capacità né il diritto di assumerla. Come risultato di tutto di questo la cristianità ha assunto da sempre  un’attitudine sbagliata riguardo a quello che deve essere la crescita interiore, e ne vedete tutti  le conseguenze. Quando si vede quello che succede nella chiesa cattolica si rimane sconcertati e ci si chiede: come è possibile che sia considerata una organizzazione religiosa, quando fanno un sacco di cose insensate? Anch’io sono nata in una famiglia cristiana ed ero scioccata da bambina nel sentire come veniva interpretata la vita di Cristo.

E ne parlavano facendo sfoggio di grande autorità, c’erano libri su libri, lunghe e grandi prediche, e io pensavo: “Ma non c’è alcuna verità in quello che dicono!” Anche mio padre la pensava allo stesso modo. Ma questo è accaduto perché tutti questi libri sono venuti fuori molto più tardi [delle Personalità divine cui fanno riferimento], quindi quelli che li hanno scritti in realtà non erano autorizzati a farlo, non erano persone spirituali, volevano solamente il potere, il potere religioso. Nella religione il potere è interiore, ed è quello che deve essere risvegliato.

Devo dire che grazie ai Sufi di questo e altri paesi si è conservata la percezione che esista qualcosa al di là di tutte queste parole, di tutti questi discorsi, e di tutti questi libri, ed è una benedizione che in ogni paese ci sia stato qualcuno che ha parlato della realtà. Naturalmente erano persone che sono state condannate, torturate, e spesso uccise.Questo accade anche oggi. Mi rendo conto che la gente non vuole sentire parlare della realtà, della verità. Ieri sono stata veramente felice nel vedere che anche tutti quei musulmani abbiano compreso che c’è una vita più alta di quella legata a dei rituali quotidiani. In realtà in nome di questi ritualismi, tanti hanno compiuto anche dei grandi sacrifici: digiuni di quaranta giorni, pellegrinaggi…  Ma fra di loro non c’era mai unità, ed in certi posti si sono ammazzati l’uno con l’altro. Come è possibile questo? Perché queste pratiche in realtà non li hanno mai resi collettivi, e quindi si son create tutte queste sette divise, tutte queste identità separate composte da gente completamente ignorante.

Dobbiamo quindi celebrare l’unità, la natura collettiva di queste persone che erano perse alla verità, che non ne avevano alcuna idea. Del resto, non c’è cosa che possa accontentare un ricercatore, che cerca, cerca, cerca la verità, finché non la trova. Ci sono molti che ricercano, ma tanti smarriscono la strada, nella loro ricerca si perdono. É difficile convincere qualcuno del fatto che ha perduto la strada. Deve vederlo da solo osservando la propria vita, ciò che gli accade, deve chiedersi cosa, dopo tutto, ha ottenuto; deve chiedersi se ha avuto qualche esperienza che gli consenta di verificare, di convincersi di quello che ha ottenuto. Verificarlo mettendosi a confronto con altre persone ed anche osservando se stesso. Voi quello che siete lo sapete sulla punta delle dita.

Nel Corano è detto: “Quando verrà il tempo della resurrezione…”  La resurrezione si dice kayamat. In realtà le parole sono due ma non molti capiscono la differenza: una è kayamat e l’altra è kyama, una vuol dire il tempo della resurrezione, e l’altra il tempo della distruzione. La resurrezione degli esseri umani è kyama: “…in quell’epoca – è detto – le vostre mani parleranno”, ciò significa che sentirete le vibrazioni sulla punta delle dita. Direi che quelli che sono veramente musulmani, che sono arresi, che sono le persone scelte per fare parte del regno di Dio, devono avere queste mani che parlano, altrimenti non si possono chiamare ‘musulmani’, cioè ‘coloro che hanno l’arrendevolezza’. Saranno esseri umani ma non sono ‘musulmani’. È fuor di discussione che ogni musulmano che voglia sentirsi tale, debba avere la capacità di sentire le vibrazioni e le senta. Le sue mani devono parlare nel tempo della resurrezione. Che è kyama.

Ma nessuno ha detto queste cose alla gente, cosicché non le sanno e sembra loro sufficiente andare alla Mecca in pellegrinaggio. C’è anche un’altra domanda che bisogna porsi ed è molto importante: perché Maometto, che era contro l’adorazione di pietre, chiedeva alla gente di andare intorno alla Pietra Nera? Perché? Perché quella pietra è considerata così importante? Se ponete una domanda del genere a un cosiddetto musulmano, lui vi risponderà che questo è il comando del profeta. Però questa domanda ce la possiamo porre noi. Anche quella è una pietra, ma è uno swayambu [pietra emersa dalla terra già con una sua forma significativa, e che emette forti vibrazioni].

Nelle scritture indiane si parla di Makker-Shivail, e di pietre connesse a Shiva ce ne sono dappertutto, ci sono dodici jother lingas. Non dovete credere a me, andate a vederle, prendete le vibrazioni e verificate se quelle pietre emettono o no le vibrazioni di Shiva. È proprio quello che accade con la Pietra Nera. Maometto scoprì che quella pietra aveva questa qualità, e consigliò dunque di girarci attorno per ricevere le benedizioni di Shiva. Ma poi è diventato un rituale, solo un rituale, e nessuno è stato più capace di andare oltre questo livello. La stessa cosa è accaduta poi nel cristianesimo. Questo è il giorno in cui tutti parlano e spendono parole grosse sul pentimento e sulle colpe commesse nel passato. Ma perché le hanno commesse?

Proprio loro, che dovrebbero essere i depositari della bontà, delle virtù, perché hanno fatto le cose sbagliate di cui adesso chiedono perdono a Dio? Perché non erano anime realizzate, non erano sahaja yogi. Se un sahaja yogi si mette a fare qualcosa di sbagliato, lo sa dalle vibrazioni che sente sulle mani. Certo, possiamo chiedergli di andar via, ma questa sembra essere considerata la più grande punizione per un sahaja yogi. Se gli dite di andar via da sahaja yoga, a lui non piace davvero. Perché? Perché si sentirebbe separato dalla Realtà. Sente di perdere le benedizioni della Realtà. Di fatto la punizione non è nulla, perché gli chiediamo solo di uscire da sahaja yoga, dunque a ben vedere non c’è. Ma sahaja yoga è completa libertà, sahaja yoga è totale benedizione, sahaja yoga è completa pace e gioia.

Sorprendentemente, se leggete il Corano, vi accorgerete che Maometto voleva portare la pace. Ora non è così, però! Ho incontrato un signore del Kashmir che mi diceva: In India si sente che c’è pace, ma questo Kashmir è un posto di matti, stanno sempre a litigare e a sfidarsi proprio nel nome dell’Islam!” Io gli ho detto: “Quello non è Islam, perché Islam significa arrendevolezza”. E lui: “Se lei si arrende la uccidono! Non c’è alcuna protezione!”. È una piacevole sorpresa vedere che anche i musulmani si stanno accorgendo che questa non è una vita divina, non può esserlo, perché in una vita divina le persone sono sempre le stesse, hanno sempre lo stesso tipo di comportamento con tutti.

Per esempio, guardiamo i Sufi che si sono sparsi nel mondo. Ho letto gli scritti dei Sufi turchi, e di altre parti del mondo; anche in India ce ne sono, anche se non si sono fatti chiamare così. Non so come  traduciate la parola ma, secondo la conoscenza indiana, sufi vuol dire saf, cioè pulito, puro, quindi quelli che sono puri sono Sufi. Nella purezza non si vede altro che la grazia divina, la pace divina, l’amore divino. Ebbene, loro hanno parlato soltanto di pace, non sapevano parlare di guerra. Chi parla di guerra non ha diritto di professare l’Islam. La guerra è un’assoluta pazzia, nemmeno gli animali combattono così. Siamo peggio degli animali quando pensiamo di ucciderci l’uno con l’altro. Non si deve fare così, bisogna assolutamente smetterla, nessuno ha il diritto di uccidere nessun’altro, a meno che non venga attaccato.

A proposito della resurrezione, si può descriverla come uno stato in cui si è al di sopra di tante cosee si son perduti gli aspetti distruttivi della personalità. In sanscrito si afferma che abbiamo sei nemici. Il primo è Kama, che significa perversione sessuale; poi c’è Kroda, che è l’ira; poi c’è Moha, che significa attrazione, Madha è l’orgoglio, Matzara la gelosia, l’invidia e poi il sesto è l’avidità. Tutti questi aspetti negativi erano presenti nella nostra mente, a causa dell’ignoranza, dell’educazione ricevuta, delle letture fatte, di quello che vi pare. Ma qualunque cosa avevamo sviluppato e stavamo portando con noi, ce ne siamo liberati! Quando la Kundalini sale voi e diventate uno con il Divino, allora scoprite di essere poggiati sulla roccia, avete trovato la Verità e non potete più gioire degli aspetti distruttivi. Ve ne liberate, ed entrate in una nuova dimensione interiore, quella della costruttività divina.

Questa è la vera Resurrezione degli esseri umani. Sapete che alcune conoscenze sottili ci sono rimaste, nonostante ci sia stata gente che ha distrutto testi sacri, o corrotto dei significati originari. Ma certe cose ci sono rimaste. Per esempio durante la Pasqua si offrono delle uova: qual è il significato? Prima di tutto perché un uovo può trasformarsi, può diventare un pulcino, può nascere di nuovo; ed è una capacità insita nell’uovo. Si può diventare una persona diversa, una persona trasformata, una persona di grandi doti spirituali. È possibile. Questo è il significato. Ho chiesto anche a dei preti, gente che crede di avere grande autorità nel campo del cristianesimo, e non mi hanno saputo dare una risposta: non sanno perché si dona un uovo.

Se leggete la storia della nascita di Shri Ganesha, ad un certo punto egli viene chiamato Brahamman, che significa l’uovo di Brahama. Quando gli fu data esistenza, questo uovo venne diviso in due, metà divenne MahaVisnu – cioé il Cristo – e l’altra metà rimase come Ganesha. E si racconta che quando MahaVisnu si manifestò, cominciò a piangere che voleva suo padre. Pensateci! Chiedeva di suo padre! Avrete visto che in tante raffigurazioni il Cristo ha sempre alzate queste due dita, l’indice e il medio. Nessun’altra incarnazione è ritratta in questa posizione, che mette in evidenza il vishuddi e il nabhi. Attraverso questo gesto lui parla di suo padre, il re del nabhi, Vishnu, e di quell’altra incarnazione di Vishnu che fu shri Krishna. Insomma quello che indica è: “Questi sono mio Padre!”.

Pensateci: perché non qualche altra posizione ma proprio questa? Perché lui indica suo padre che era Vishnu e Krishna. Nella storia di Shri Krishna si afferma:  “MahaVisnu sarà tuo figlio!”. Tutte queste notizie non sono mai messe insieme come ve le sto raccontando adesso, ma vengono conosciute e raccontate separate. Ma se conoscete tutte queste cose e le comprendete, potete afferrare la connessione che c’è tra loro, e potete capire che Cristo era figlio di shri Vishnu e di shri Krishna. E gli fu detto, come benedizione: “Tu sarai Adhara” ossia ‘il sostegno dell’intero universo’. Quindi una metà dell’uovo di Brahama è Shri Ganesha, che è il supporto che sostiene la kundalini, e che si prende cura di lei, si prende cura della castità della madre. L’altra metà dell’uovo, che ha preso forma visibile, è Gesù Cristo, sostegno dell’intero universo. Poiché è la manifestazione di Shri Ganesha, egli è la base morale dell’essere umano, e soltanto su delle basi morali può esserci sostegno.

Nient’altro può fungere da supporto, e sono proprio quelle che mancano nella vita della cristianità.Tutto è permesso, potete fare quello che vi pare, basta – per la chiesa cattolica- che non divorziate. Ma anche nelle altre chiese – al plurale, perché son molte – non cattoliche, anche se siete sposati, potete fare come vi pare. Anche in Vaticano, mi hanno detto, ci sono tutti quelli che chiamiamo ‘problemi morali’. Ma come può essere!? Se siete gente che ritiene di essere battezzata…Certo, questi preti fanno la cerimonia del battesimo e ad essa danno molta importanza, ma dove è il Sahastrara? Dove è la kundalini? E come si ottiene la seconda nascita? Che ne sanno!

Non avviene nessuna seconda nascita, c’è soltanto un prete che vi mette la mano sulla testa, creando così, di fatto,  un problema specialmente alle anime nate realizzate. Ho visto molti bambini mettersi a piangere forte e agitarsi quando son benedetti da un un prete che non è realizzato e che mette loro una mano sulla testa. Loro sono anime realizzate e i preti no. Molto interessante!C’è chi dice: “Sì, i preti saranno cattivi, ma non il Cristo!” Certo, e la domanda è proprio:  qual’è la relazione fra loro e Lui? Il Cristo lottò e affermò la moralità. Addirittura, recentemente sono state dette delle sporche sul Cristo. Non si riesce più a capire cosa voglia dire un ‘carattere morale’, questo è il punto cui siamo arrivati. La moralità sembra in fondo non essere importante: fate quello che volete, basta che poi andiate in chiesa e vi confessiate, e tutto va a posto. Questa è l’assurdità di queste religioni moderne, e ognuna di esse ha dei problemi.

Ma chi è riconosciuto come leader, e riceve perciò il sostegno del mondo, come può consentire alla gente di condurre una vita così immorale? Come si può tollerare l’immoralità, se si segue l’esempio del Cristo? È fuori discussione: egli è l’incarnazione della moralità, egli è Shri Ganesha. Come potete consentire alla gente di andare nelle chiese, nei templi continuando a condurre una vita immorale? Tutta la base della vita del Cristo, tutto il suo Essere è moralità. Lui è perfetta purezza. Shri Ganesha è stato il primo essere creato, fu creato dall’Adi Shakti, fu creato perché Lei desiderava che per prima cosa ci fosse la purezza. Voleva che gli esseri umani potessero gioire prima di tutto della propria purezza, gioire di una personalità che potesse emettere luce agli altri.

Se su un vetro c’è dell’impurità, quando viene messo davanti ad una luce, come fa la luce a filtrare? Una vita impura non può dare luce agli altri, e impedisce anche alla vostra luce interiore di manifestarsi. Ma la gente per giustificarsi dice: “Se si vuole che in una religione vengano molte persone, bisogna accettare tante cose, ed una di queste è proprio l’impurità!” Pensano propio così! Ora a livello dell’Agnya, risiede il Cristo e se i vostri occhi sono impuri, pieni di lussuria, di avidità, voi siete contro il Cristo, siete anticristo. Insomma, soltanto se i vostri occhi sono puliti, puri potete gioire dell’amore di Dio, altrimenti non potete. Ed anche dell’amore di un altro sahaja yogi o sahaja yogini, potrete gioirne nella completezza soltanto se i vostri occhi sono puri. Ma se avete gli occhi che vagano di qua e di là, non so come potete chiamarvi cristiani. Non potete, qualunque documento o certificato vi portiate appresso.

Coloro che seguono il Cristo devono condurre una vita assolutamente morale, questo è un obbligo che vi impone il vostro essere interiore, dovete gioire della moralità e gioire, al di sopra di tutto, dei vostri occhi puliti. Quello che ho imparato della vita occidentale è che gli occhi della gente non sono puliti. Vanno anche in chiesa, ma gli occhi se ne vanno in giro. Come è possibile una cosa del genere? Se il Cristo è risorto e se voi dovete risorgere, dovete far sì che ci sia purezza nei vostri occhi. Un amore puro non è connesso con nessuno in particolare, e non può essere contaminato. Gli occhi non possono esprimere avidità né lussuria: queste due cose devono andar via completamente dalla mente.

In questi tempi la gente è piena di desideri dentro di sé. Non è che io sappia molto dell’argomento, non è che abbia studiato molto l’immoralità degli esseri umani, perché quello che vedo intorno a me sono queste belle persone come voi che ho qui davanti. Ma quando cerco di capire la cosiddetta cultura occidentale, rimango sorpresa nel constatare che anche quando vogliono rappresentare la vita di qualcuno, per esempio la vita di Shakespare che ho visto ultimamente [il film Shakespare in love]… Secondo me Shakespare era un avdhuta, che vuol dire ‘una persona andata al di là di tutte le abitudine distruttive umane’. Un avhduta è uno yogi di alta qualità, e lo rappresentano invece come un uomo stupido che  corre dietro a una donna. Non riescono neanche ad immaginare la possibilità dell’esistenza di un essere umano moralmente perfetto, che abbia un senso morale. Non lo possono neanche immaginare, quelli che producono queste storie, perché non sono anime realizzate. Non sono sahaja yogi.

Quindi non passa nemmeno per l’anticamera del loro cervello la concezione della moralità, anzi pensano che tutti siamo fatti, come loro, all’opposto della moralità: cercano di giustificare se stessi. È veramente brutto che certe grandi personalità vengano raccontate in questi termini. Pensano che parlare di una personalità simile sia parlare di qualcuno di irreale, perché non conoscono la realtà. Ieri, nella rappresentazione che avete dedicato ai Sufi, sono rimasta molto colpita a proposito dei quattro stadi evolutivi descritti e dell’ultimo, denominato ‘della realtà’. Dovete entrare nella realtà. Che cos’è la realtà? La realtà non è una percezione, non è vedere qualche cosa, ma esserci dentro.

Se vedete qualcosa – potete vedere qualcosa di bianco, di rosso o di giallo – non ‘siete’ quella cosa; quando voi siete – siete! – la realtà, allora emettete realtà, vedete realtà, gioite della realtà, vivete nella realtà, e questa è la vita reale e non state a indulgere in cose irreali, immaginarie. Non lo fate, siete la realtà ed emettete realtà. Il vostro comportamento, il modo in cui parlate, tutto nella vostra vita veicola la più grande forza della spiritualità. Tutto quel che è sbagliato e distruttivo scapperà via in una persona che si erge nella realtà. É automatico. Questo automatismo è parte integrante della personalità di un’anima realizzata.

La vostra resurrezione ha dunque avuto certamente luogo, e le vostre mani parlano. Io non vi voglio dare dei comandamenti fissi, voi ora siete liberi perché avete la luce, perciò seguite da soli il sentiero illuminato dalla vostra stessa luce, e non c’è bisogno che qualcuno vi dica: “Non fate questo, non fate quest’altro!” Fate spontaneamente quello che è giusto. Ma se fate qualcosa di sbagliato, sappiate che dovete ancora ascendere. Voi siete i nabhis, coloro che sono descritti nel Corano, siete coloro che faranno risorgere il mondo intero, siete coloro che aiuteranno le persone che sono cadute nella sporcizia dell’immoralità. Attraverso le vostre vite mostrerete una strada. Guardate  i Sufi, che erano persone così pure, come sono state brave a canalizzare altri verso una  vita migliore.

Voi siete così: dovete canalizzare la vita degli altri, questo è il vostro lavoro. Non pensate a quello che sta succedendo, a come la gente sia stupida e immorale. Non fa niente, non ve ne  preoccupate: dovete soltanto essere coscienti di ciò che siete voi, consapevoli di voi stessi e della vostra responsabilità di essere i più puri dei puri. Voi siete i miei figli, e il mio nome, Nirmala, indica la purezza. La purezza è la base della vostra esistenza. Dovete cercare di accorgervi in quale aspetto della vostra vita siete impuri. Non è certo un errore apprezzare l’arte e tutto ciò che è bello,  nel godere di tutto ciò che è creato da menti belle. Ma non ci deve essere nessuna bramosia o lussuria nell’apprezzare queste cose, deve essere un godimento puro.

La purezza è il messaggio, e una volta che avete la purezza in voi, vi amate: come io vi amo, anche voi amate voi stessi, e allora comprendete questa parola amore, che viene dalla purezza. Provate una continua gioia mentre la purezza dentro di voi si dischiude e fiorisce, emette la sua fragranza e l’amore fluisce verso coloro che vi sono intorno. Non preoccupatevi delle persone distruttive, lasciate che lo siano:  stanno solo distruggendo se stessi. Perché preoccuparsi di loro? Mettete l’attenzione solo su voi stessi. Voi siete responsabili della costruzione del mondo intero. Siete tutti intelligenti, capaci, pieni di conoscenza. Non come i discepoli del Cristo, che erano ignoranti, e non capivano tanto bene. Certo, ricevettero la realizzazione, ma non erano alla vostra altezza.

Quello che hanno fatto è andato poi a finire in questo disastro che chiamiamo cristianità! Voi non potete creare una cosa del genere: voi creerete una nuova, vibrante religione che sarà qualcosa di globale. E sono molto felice di vedere che provenite da tutte le parti del mondo! È proprio un movimento globale, che viene da ogni dove e non ha niente a che vedere con la dimensione piccola e limitata delle idee delle cosiddette religioni, che hanno rovinato il cristianesimo, l’islamismo e buddismo.

Quest’ultimo poi è la cosa peggiore. Nel buddismo bisogna dar via tutte le proprietà, tutti i possedimenti, e bisogna darli al guru, e magari il guru è un tizio orribile e avido: come fa a darvi la resurrezione? È lui stesso tutto preso dall’avidità, e porta chi lo segue verso posizioni sbagliate. La stessa cosa succede anche con la cristianità: si diventa suore, ‘padri’ così detti, ‘fratelli’ ma dentro non cambia niente. C’è stato uno che è venuto da me e gli ho chiesto: “Ma perché ti sei fatto prete?” E lui mi ha risposto: “Ero senza lavoro e così mi sono messo a fare questo”

Vi rendete conto? Era disoccupatoe allora, come ultima e più bassa possibilità di lavoro, fa il prete. Gli chiesi di spiegare ancora: “Mi hanno detto cosa dovevo dire nelle prediche. Poi ho dovuto fare pratica e ho imparato delle prediche a memoria, e le ripeto e ripeto…” Ho replicato: “Ma così devi essere proprio posseduto!” Non aveva una mente sua, non sapeva di che stesse parlando, prendeva una frase dalla Bibbia e cominciava a parlare, annoiando tutti. Non mi meraviglia che dopo quindici minuti, appena possibile, la gente se ne scappava dalla chiesa: non appena il sermone finiva,  correvano fuori tirando un sospiro di sollievo: “Grazie, Dio!”

E questo è quello che vi dà la religione? Questo è quello che dovrebbe accadervi? No, non è questo! Quando c’è veramente connessione col Divino, gioite di voi stessi, gioite della collettività, della bontà, della moralità, tutto questo diventa il nettare della vostra esistenza. E il quadro della vostra vita cambia completamente. Nella religione indù c’è veramente troppo ritualismo. Siedi a destra, siedi a sinistra; questa cosa va fatta in un certo momento, quest’altra in un altro; se muore tua sorella devi digiunare per tanti giorni, se muore tuo marito invece per tanti altri…

Quando uno è morto è morto, punto e basta, il corpo è finito, e invece vi mettete a digiunare. È sbagliato! Perché mentre digiunate potrebbe entrarvi dentro un bhut. Il punto è che tutti questi ritualismi sono stati creati da esseri umani che proclamavano di essere chissà chi, e invece non lo erano e non lo sono, assolutamente! Non sono in grado di tutelare la moralità né di indicare una vita più alta. Conducono una vita terra terra e inutile. Sono stata una volta ad uno degli otto templi di Shri Ganesha famosi perché costruiti attorno a degli swaiambu, e sono rimasta sorpresa nel vedere che il prete di turno soffriva di paralisi, suo fratello era morto paralizzato e anche suo figlio era paralitico. Mi chiese: “Ma che cosa ci sta facendo Ganesha, Madre?”

Risposi: “Cosa voi state facendo a Ganesha!? Quanti soldi fate con questo affare? Disse: “Un bel po’…” Chiesi ancora: “E che ci fate con questi soldi! Fate qualcosa per la società, per migliorare la vita della gente, o semplicemente pensate a voi stessi?” Questo è il punto, e il risultato è che è rimasto paralizzato, e come lui anche il fratello e il figlio. E incolpava Ganesha per questo. Poi mi chiese: “Ma è veramente uno swaiambu di shri Ganesha?” E io gli ho detto: “Sì, lo è, sei tu che non sei vero! Non meriti nulla!” Gli ho parlato così, e allora lui: “Dimmi quello che devo fare, ma curami!”. Gli ho detto: “Prima prometti che i soldi che guadagni con la gestione del Tempio, li spenderai per migliorare la vita della gente”. Ma come faranno, non sono anime realizzate!

E ce ne sono tanti di questi preti che hanno tutti questi vestiti strani, che sono come dei morti che camminano, con cattivissime vibrazioni. É incredibile! E la gente sempliciotta gli va dietro dicendo: “Ah sì! sono dei preti, sono dei bramini, devono essere rispettati!” Ma non vuole verificare quale sia il valore spirituale di chi si fa chiamare ‘prete’.

Questo è il vostro lavoro: non dovete mettervi a combattere questa gente, non dovete denunciarli, niente di tutto questo, non dovete neanche mettervi a descrivere tutto quello che fanno o non fanno, dovete solo capire che siete diversi. Voi siete coloro che hanno il diritto, voi siete l’autorità, e con questa autorità e fiducia dovete andare in giro a salvare la gente. Siete anime realizzate, avete ricevuto la vostra resurrezione, siete yogi. Benissimo! Ma qual’è il vostro lavoro? Perché vi è accaduto tutto questo? Dovete prendere per mano questi ciechi e portarli alla luce, è per questo che vi è stata data la resurrezione. Non solo per la vostra ricerca.

La Grazia del divino vi è stata data per far sì che tutto il mondo diventi divino. Quanto è possibile. A quante persone avete dato la realizzazione? A quante avete parlato? Una volta stavo viaggiando in aereo e accanto a me c’era una signora che si mise a raccontarmi della sua religione: me ne ha parlato per tutto il viaggio senza alcuna timidezza o ritrosia. Ho pensato: “I Sahaja Yogi non lo farebbero!” Tutti i sahaja yogi dovrebbero parlare di sahaja yoga, non dico con le persone sbagliate, ma con quelle giuste.

È questo che dovete fare ed è per questo che vi è stata data la luce. Non siete stati illuminati per rimaner nascosti nella foresta, o segregati dal mondo. Voi siete risorti per illuminare altre persone. E per questo ci siete, tanti lo hanno già fatto o lo stanno facendo. Ma voglio dire che tutti voi, uomini o donne, dovete farlo. Questa è la richiesta di vostra Madre: fate buon uso della vostra realizzazione! E l’attenzione deve essere solo sulla realizzazione. A quante persone darete la realizzazione? Quante persone salverete? È un lavoro molto semplice per voi: dovete semplicemente alzare la kundalini. Vedete quanto è facile, basta che con la mano alzate ad altri la kundalini, e date loro la resurrezione! Non dovete fare nient’altro. Questa vita non è poi così difficile per voi, e questo lavoro è il più semplice che ci sia! Solo alzare le mani. Nelle mani, nelle vostre mani, avete il potere. Alzate la mano e date la realizzazione. Invece di sentirvi timidi e diffidenti, fatelo! Perciò voglio dirvi ancora che siete tutti risorti, siete tutte anime realizzate e dovete creare il paradiso divino su questa terra.

Che Dio vi benedica!